Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare

26 risposte
Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare ubriaco.
Una volta al mese circa capita che dopo essere uscito con gli amici del calcio rientri a casa ubriaco, a me questo turba perchè sono astemia e non mi piace vederlo ubriaco.
Mi ha promesso che non avrebbe più guidato ubriaco, ma mi chiede di concedergli quest'uscita mensile per divertirsi.
Considerando che i suoi amici li vede ogni giorno per una birra al circolo, questa sua richiesta è normale o sono io esagerata?
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, quello che porta è più che comprensibile. Non sta parlando solo di “un’uscita al mese”, ma di come si sente quando lo vede rientrare ubriaco e di quanto questo entri in contrasto con i suoi valori, il suo modo di vivere e il suo bisogno di sentirsi serena e al sicuro nella relazione.

Spesso in queste situazioni il punto non è stabilire chi è “esagerato” e chi è “normale”, ma capire cosa rappresenta davvero quel comportamento per ciascuno dei due.

Le farei alcune domande per aiutarla a mettere meglio a fuoco la situazione.

Quando lui rientra ubriaco, cosa prova esattamente? È fastidio, paura, delusione, senso di distanza? Oppure si attivano più emozioni insieme?

Il fatto che abbia promesso di non guidare ubriaco le dà una minima rassicurazione, oppure sente che questo non è sufficiente rispetto a ciò che le crea disagio?

Come si comporta lui quando rientra? Diventa diverso nel modo di parlare, di relazionarsi con lei, oppure il problema per lei è principalmente il fatto in sé che sia ubriaco?

Un altro punto importante: quando gli ha espresso il suo disagio, si è sentita compresa oppure ha avuto la sensazione che per lui sia “solo un problema suo” da tollerare?

E ancora: questa “uscita mensile” è davvero qualcosa di circoscritto e prevedibile, oppure teme che possa nel tempo aumentare o sfuggire di mano?

Lei dice una cosa molto significativa: è astemia e non le piace vederlo ubriaco. Questo non è un dettaglio, è una differenza di stile di vita e di valori. La domanda allora diventa: quanto questa differenza è negoziabile per lei senza stare male?

Allo stesso tempo, può essere utile chiedersi: lui sta cercando un compromesso reale o sta chiedendo che sia lei ad adattarsi a qualcosa che per lui è importante ma che per lei è difficile da tollerare?

Se vuole, possiamo anche provare a capire insieme quale potrebbe essere un compromesso che non faccia sentire nessuno dei due “costretto”, ma che tenga conto sia del suo bisogno di tranquillità sia del suo bisogno di svago. Perché la questione non è tanto la quantità (una volta al mese), ma il significato che questo ha per entrambi.

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Dr. Alfredo Ciriello
Psicologo
Varese
Gentile utente, mi soffermerei più su cosa prova lei quando il suo compagno ritorna a casa ubriaco. Si sente svalutata? Non rispettata? Ha provato a parlare col suo compagno sul perché non vuole prendere un taxi o farsi accompagnare invece di guidare ubriaco? Sarebbe opportuno parlarne in modo più rilassato in seduta.
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno a lei.
Lei sceglie la parola «ubriaco», una parola che mi porta in un'unica direzione. Non ha attenuanti questa parola, nemmeno l'attenuante di uscire una volta al mese con gli amici, con i quali non è necessario ubriacarsi. Ma questi aspetti riguardano il suo compagno.
L'elemento secondo me più importante è la sua inquietudine, che ha un valore, ha diritto di cittadinanza, e deve essere ascoltata.
Gentile utente, lei sta esprimendo un limite legato ai suoi valori e al suo benessere. Il punto non è stabilire cosa sia “normale” in assoluto, ma se questo comportamento è compatibile con la relazione e con il rispetto reciproco. Può essere utile parlarne in modo chiaro, senza accusare, spiegando come le fa sentire e cercando un compromesso concreto.
Dott. Marco Lenzi
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno,
Grazie per la domanda.
Emerge una preoccupazione legata al consumo eccessivo di alcol da parte del suo compagno. Si comprende come, l'alterazione dello stato di coscienza le generi apprensione e, inoltre, metta a rischio la salute del suo compagno quando è alla guida.
Premesso che anche una piccola quantità di alcol è dannosa per il nostro corpo, la tendenza ad esagerare e a provare ubriachezza una volta al mese è pericolosa per la sua salute. Penso che sarebbe utile parlare con il suo compagno esprimendogli i motivi della sua preoccupazione e di quanto la sua condotta gli stia facendo male a livello fisico e psicologico. Può dirgli che può uscire una volta al mese quando gioca a calcio con gli amici ma che non può guidare se intende bere. Inoltre, gli proponga un limite razionale di alcol da assumere: non è necessario essere ubriachi e nemmeno bere alcol per divertirsi con gli amici. Si può bere qualcosa di diverso. Anche perché, se beve alcol ogni giorno, deve cercare di ridurre il consumo di questa sostanza in quanto appare come una dipendenza.
Si evince come ci sia una tendenza al bere in eccesso da parte del suo compagno.
Provi a parlargli, e, se vede un'apertura, gli proponga un percorso terapeutico con uno specialista. Il suo compagno ha bisogno di un accompagnamento psicologico e farmacologico.
Resto a disposizione per ulteriori informazioni e domande nell'eventualità di un colloquio psicologico di approfondimento.
Cordiali saluti
Buongiorno,da quello che descrive la situazione merita di essere letta su più piani, senza ridurla solo al “sono io esagerata o è lui che sbaglia”.

C’è un primo aspetto oggettivo: il bere fino a ubriacarsi e mettersi alla guida è un comportamento rischioso, per sé e per gli altri, e su questo è importante che ci sia chiarezza e responsabilità.

Allo stesso tempo, nel suo racconto non è del tutto chiaro cosa significhi per lei “ubriaco”: quanto accade, in che modo si presenta, e quanto questo incide concretamente nella relazione. Questo fa la differenza nel comprendere meglio la situazione.

Un altro punto riguarda lei: il fatto di essere astemia e di vivere con disagio queste situazioni. Qui non si tratta tanto di stabilire chi ha ragione, ma di capire quanto questo comportamento del suo compagno per lei sia tollerabile o meno, e che significato assume.

Infine, vale la pena chiedersi se la difficoltà della coppia sia legata solo a quell’episodio mensile o se questo stia diventando il punto su cui si concentrano tensioni più ampie nella relazione.

In concreto, più che discutere solo sul permesso o sul divieto, potrebbe essere utile parlare insieme di alcuni punti precisi: cosa intende lui per “divertirsi”, cosa intende lei per “ubriaco”, quale limite per entrambi è accettabile e soprattutto come garantire che non si rimetta alla guida in quelle condizioni. A volte il problema non è solo l’episodio in sé, ma il modo in cui la coppia lo affronta, lo minimizza o ci litiga attorno. Mettere meglio a fuoco questo può aiutarvi a capire se siete davanti a un comportamento circoscritto o a una difficoltà relazionale più ampia.

Se questa situazione continua a creare tensione o fatica a trovare uno spazio di confronto efficace tra voi, potrebbe essere utile un percorso di coppia. Non tanto per stabilire chi ha ragione, ma per aiutarvi a capire come gestire questa differenza in modo più chiaro e condiviso, evitando che diventi un punto di scontro ricorrente.
Dott.ssa Flora Bacchi
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno,
quello che porta non è un dettaglio da poco, e non riguarda solo “una sera al mese”, ma come lei si sente dentro questa dinamica
Da una parte c’è il suo compagno che le chiede uno spazio di libertà, qualcosa che per lui rappresenta svago e appartenenza al gruppo. Dall’altra ci sei lei, che non è semplicemente “astemia”, ma che si sente turbata, a disagio e probabilmente anche poco al sicuro nel vedere il partner rientrare ubriaco.
La domanda “sono io esagerata?” rischia di metterla contro se stessa. In realtà non è una questione di giusto o sbagliato in assoluto, ma di compatibilità tra bisogni e limiti. Per lei quella situazione non è neutra, le crea un impatto emotivo reale, e questo merita di essere preso sul serio.
C’è anche un altro elemento importante: il fatto che lui veda già quotidianamente questi amici. Questo rende quella “uscita mensile” meno una necessità sociale e più una modalità specifica di consumo (bere fino a ubriacarsi), che per lei è il vero punto critico.
Il nodo quindi non è impedirgli di uscire, ma capire se nella relazione c’è spazio per un accordo che tenga conto anche del suo vissuto. Ad esempio: lui è disposto a interrogarsi sul perché abbia bisogno di arrivare all’ubriachezza? È disposto a modulare questo comportamento, non solo a promettere di non guidare?
Allo stesso tempo, per lei può essere utile chiedersi: qual è il limite oltre il quale questa cosa diventa per me non accettabile?
Perché l’unica area su cui ha davvero potere è questa: definire cosa per lei è sostenibile e cosa no
Una relazione sana non è quella in cui uno dei due si adatta in silenzio, ma quella in cui entrambi riescono a trovare un equilibrio senza ignorare ciò che sentono.
Buongiorno,
quello che descrive tocca un punto molto delicato nella vita di coppia: il problema, spesso, non è soltanto “quante volte beve”, ma il significato che quel comportamento assume dentro la relazione e ciò che suscita emotivamente nell’altro partner.

Da una parte, il suo compagno sembra vivere quell’uscita come uno spazio di svago e leggerezza, qualcosa che associa al divertimento e alla libertà. Dall’altra, per lei il suo rientrare ubriaco rappresenta qualcosa di disturbante, che genera disagio e probabilmente anche preoccupazione. Nessuna di queste due percezioni è “sbagliata”: il punto è che i due vissuti si scontrano e rischiano di trasformarsi in una lotta tra chi ha ragione e chi torto, quando invece sarebbe importante comprendere cosa c’è dietro.

Talvolta l’alcol viene usato anche come modalità per lasciar andare tensioni, per allentare fatiche o per coprire aspetti emotivi che si fa più fatica a sentire o a esprimere. Non significa necessariamente che vi sia un problema di dipendenza, ma può essere utile interrogarsi su quale funzione abbia, per lui, quel bisogno di “sbronzarsi” periodicamente. Per alcune persone è un rito di appartenenza al gruppo, per altre un modo per staccare, per altre ancora uno spazio in cui concedersi una parte di sé che nella quotidianità resta trattenuta. Comprendere questo significato è più utile che fermarsi alla sola frequenza dell’episodio.

Allo stesso tempo, anche il suo disagio merita spazio: non si tratta di essere “esagerata”, ma di riconoscere che quel comportamento tocca dei suoi valori, dei suoi limiti e forse anche il bisogno di sentirsi sicura e rispettata. Il rischio, però, è che il confronto si sposti sul piano delle imposizioni — “tu non devi farlo” oppure “tu devi accettarlo” — e che questo irrigidisca la relazione. In coppia, quando si entra nella logica delle concessioni o dei divieti, spesso si apre una dinamica di potere che incrina il legame invece di rafforzarlo.

Più che stabilire chi abbia ragione, può essere molto più utile aprire un dialogo autentico su ciò che questo comportamento rappresenta per entrambi: che cosa significa per lui quella serata, che cosa significa per lei vederlo rientrare in quello stato, quali emozioni emergono da entrambe le parti. È in questo spazio di confronto che la coppia può trovare un equilibrio condiviso, non imposto.

La questione quindi non è se la sua richiesta sia “normale” o se lei stia esagerando, ma se entrambi riuscite a comprendervi e a trovare un accordo rispettoso dei bisogni reciproci. Quando il dialogo sostituisce il controllo, il rapporto si fortifica; quando invece prevalgono imposizioni e rigidità, anche un comportamento occasionale può diventare terreno di conflitto e distanza.

Forse la domanda più utile non è “chi dei due ha ragione?”, ma: “riusciamo a parlare di questo senza sentirci uno contro l’altra?”. È da lì che può nascere un cambiamento reale, perché in una relazione la comprensione reciproca è molto più trasformativa di qualsiasi divieto.
Dott.ssa Nicole Nanni
Psicologo, Psicologo clinico
Cagliari
Salve, capisco che la questione del guidare dopo aver bevuto possa turbarla: è una preoccupazione più che legittima, perché si tratta di un comportamento oggettivamente pericoloso per la sua sicurezza e per quella degli altri. Allo stesso tempo, è anche vero che uscire con gli amici, ritagliarsi momenti settimanali o mensili di svago, e in certi contesti lasciarsi andare un po’ di più fa parte della normalità. Anche il desiderio di divertirsi e condividere esperienze leggere con il proprio gruppo è normale. Più che concentrarci solo sul comportamento del suo compagno, potrebbe essere utile esplorare cosa questo suscita in lei. Il fatto che lui si ubriachi, mentre lei è astemia, sembra toccare qualcosa di più profondo. Capire l’origine di questa reazione può aiutarla a dare un senso più chiaro alle sue emozioni e a trovare un modo più efficace per affrontare la situazione, sia dentro di sé sia nella relazione. Un caro saluto
Dr. Vittorio Penzo
Psicologo, Psicologo clinico
Parma
La ringrazio per aver condiviso questa situazione. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, non esiste una risposta univoca su cosa sia "normale" o "eccessivo" in una relazione: ciò che conta è la comunicazione dei bisogni e il rispetto reciproco dei valori personali.

Il suo disagio è comprensibile e legittimo. Essere astemia e sentirsi a disagio di fronte al consumo di alcol del partner sono reazioni emotive valide, non esagerazioni. In ottica CBT, è utile identificare i pensieri automatici che emergono in queste situazioni – come "sto esagerando?" o "sono io il problema?" – per valutarli in modo più equilibrato e realistico.

La questione centrale non è se la sua richiesta sia "normale", ma se la coppia riesca a negoziare le reciproche esigenze in modo rispettoso e soddisfacente per entrambi. Strumenti come la comunicazione assertiva e il problem-solving strutturato, tipici dell'approccio CBT, possono aiutare a trovare un accordo condiviso. Un supporto psicologico di coppia potrebbe facilitare questo processo.

Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Dott. Giuseppe Maria Veneziano
Psicologo clinico, Psicologo
Messina
Gentile utente,

Comprendo il suo disagio: trovarsi di fronte a comportamenti che non si condividono, soprattutto quando riguardano l’uso di alcol e la sicurezza, può generare preoccupazione e distanza nella coppia. Il punto centrale, più che stabilire se la richiesta del suo compagno sia “normale” o meno, riguarda come questo comportamento impatta su di lei e sulla relazione.
Un’uscita mensile in sé può rientrare nella sfera della libertà personale, ma il fatto che lui rientri ubriaco e che questo la faccia stare male è un elemento importante da non minimizzare. Inoltre, la questione della guida in stato di ebbrezza non è solo un tema relazionale, ma anche di responsabilità personale e sicurezza.
In una relazione sana è fondamentale trovare un equilibrio tra i bisogni individuali e quelli di coppia. Può essere utile parlarne in modo aperto, non tanto in termini di “giusto o sbagliato”, ma esprimendo come lei si sente e quali sono i suoi limiti, cercando insieme una soluzione che tenga conto di entrambi (ad esempio modalità diverse di uscita o di rientro).
Magari un percorso psicologico di coppia potrebbe offrirvi uno spazio neutrale per affrontare questo tema, comprendere meglio i reciproci bisogni e trovare un equilibrio più sereno, soprattutto quando alcune abitudini diventano difficili da accettare.
Resto a disposizione se desidera approfondire questo tema o intraprendere un percorso di esplorazione personale.

Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe M. Veneziano – Psicologo Clinico
Dott.ssa Cristiana Punzi
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
Magari potrebbe essere utile parlargli sinceramente e dirgli che è preoccupata per quanto succede e valutare insieme se sia una cosa ancora sotto controllo o se necessità di un aiuto in più
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
le sue preoccupazioni sono più che legittime ed i suoi bisogni relazionali anche.
Credo che un sostegno psicologico per affrontare questa dinamica relazionale potrebbe servire a scardinare l'empasse che si è venuto a creare.
Un saluto cordiale
dott.ssa Marzia Sellini
Gentile Signora,
comprendo il turbamento che descrive: quando un comportamento ricorrente del partner tocca un proprio limite personale, soprattutto legato all’alcol, è naturale chiedersi se si stia esagerando o se la richiesta dell’altro sia equilibrata. Credo che sia necessario considerare che esistono confini individuali che meritano ascolto e rispetto.
Il punto non è tanto l’uscita mensile in sé, quanto l’effetto che ha su di Lei: sentirsi a disagio nel vedere il partner ubriaco è un vissuto legittimo, così come è legittimo per lui desiderare momenti di svago, anche se mi chiederei se non fosse utile approfondire le motivazioni che lo spingono ad avere questi agiti. La questione diventa allora come trovare un accordo che non la faccia sentire svalutata e che allo stesso tempo non trasformi il tema in un braccio di ferro.
Un confronto chiaro, in un momento tranquillo, può aiutarVi a distinguere il bisogno di libertà dal bisogno di sicurezza, e a definire insieme un limite che tuteli entrambi. Potreste magari considerare di rivolgervi ad una terapia di coppia atta ad agevolare tali processi. Resto a disposizione e porgo i miei migliori saluti. Dott.ssa Michelle Borrelli
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, non mi sembra una questione di essere “esagerata”, ma di un limite che per Lei ha un peso reale. Se una volta al mese rientra ubriaco e questa cosa La turba, il problema non è solo quanto spesso accada, ma il significato che ha nella vostra relazione e il senso di sicurezza che Le toglie. Il fatto che abbia già promesso di non guidare ubriaco fa pensare che anche lui riconosca che ci sia un aspetto problematico. Più che chiedersi chi dei due abbia ragione, forse può domandarsi se questo compromesso oggi sia davvero sostenibile per Lei. Se questo tema continua a creare tensione nella coppia, un supporto psicologico può aiutarvi a chiarire meglio bisogni, limiti e modalità di convivenza.
Le auguro una buona giornata.
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Buon pomeriggio,
il disagio che lei descrive è comprensibile. Vedere il proprio partner rientrare ubriaco, anche se solo una volta al mese, può risultare disturbante, soprattutto se si è astemi o se l’alcol non fa parte del proprio stile di vita. Questo rientra nei suoi confini personali, che meritano ascolto e rispetto.
La richiesta del suo compagno – una serata mensile con gli amici in cui può capitare di bere di più – non è insolita in sé. Tuttavia, ciò che conta non è la “normalità” statistica, ma l’impatto emotivo che questo comportamento ha su di lei, su di voi. In una relazione non si tratta di stabilire chi abbia torto o ragione, ma di trovare un equilibrio sostenibile per entrambi.
il disagio che prova quando lui rientra in quello stato.
Il bisogno che i suoi limiti personali vengano riconosciuti
La volontà di trovare un compromesso che tenga conto di entrambi le esigenze legate allo stile di vita.

Un confronto basato su questi elementi può aiutarvi a comprendere meglio le rispettive esigenze e a definire un accordo che tuteli il benessere della coppia.
Augurandole una serena giornata, resto a disposizione in modalità flessibile online.
Un saluto,
Dr.ssa Manuela Valentini
Dott.ssa Ilaria Padoin
Psicologo, Psicologo clinico
Conegliano
Buongiorno, non è una questione di “essere esagerata” o meno, ma di come questa situazione fa stare lei. Se vederlo rientrare ubriaco la turba, è un aspetto importante e merita ascolto.
Allo stesso tempo, il suo compagno esprime un bisogno di svago che per lui ha un significato. Il punto quindi non è stabilire chi ha ragione, ma trovare un equilibrio che sia rispettoso per entrambi.
Può essere utile parlarne in modo aperto, chiarendo cosa la mette a disagio (non solo il fatto in sé, ma come si sente) e valutare insieme dei limiti condivisi, soprattutto su aspetti importanti come la sicurezza.
Se questo tema continua a creare tensione, un confronto con un professionista può aiutarvi a comunicare meglio e a trovare un punto d’incontro che tenga conto dei bisogni di entrambi.
Dott.ssa Giulia Pirotta
Psicologo, Psicologo clinico
Sommariva del Bosco
Buongiorno signora, comprendo il suo o stato d’animo in quanto vivere con il timore di veder rientrare il partner "cambiato totalmente" dall'alcol crea un senso di insicurezza e frustrazione, a maggior ragione per il fatto che lei ha un rapporto di totale distanza con le sostanze.
Come psicologa, vorrei aiutarla a osservare la situazione da una prospettiva sistemica, analizzando non solo il comportamento di lui, ma le dinamiche di confine e di sicurezza della vostra coppia. Se vuole mi posso rendere disponibile per un primo colloquio. Buona giornata
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Quello che descrive non sembra un problema di alcolismo strutturato, ma di comunicazione e di bisogni che faticano a incontrarsi.

Lei si sente turbata da qualcosa che per lui è normale divertimento e questa asimmetria, se non viene nominata apertamente, rischia di trasformarsi in conflitto ricorrente.
Vale la pena chiedersi: avete mai parlato di come lei si sente in quei momenti e non solo di cosa fa lui? La richiesta di "concedergli l'uscita mensile" suggerisce che il dialogo sia ancora centrato sulla negoziazione di comportamenti, più che sulla comprensione reciproca dei bisogni sottostanti (creando una dinamica madre-figlio che affievolisce sul lungo termine l'attrazione reciproca). Lui ha bisogno di spazio e leggerezza con gli amici, il che è comprensibile. Lei ha bisogno di sentirsi al sicuro e rispettata, altrettanto comprensibile.

Sul non guidare ubriaco: più che una concessione verso di lei, dovrebbe essere una scelta di cura verso se stesso e verso chiunque si trovi sulla stessa strada. Riformularlo a questo modo toglie il carico dalla dinamica del "lo devi fare per me" e pone la questione sotto la giusta luce.

Una riflessione in più, potendomi basare solo su quello che leggo: essendo astemia, la sua percezione dello stato di lui potrebbe essere amplificata rispetto alla realtà oggettiva, non perché le sue preoccupazioni non siano valide, ma perché vale la pena distinguere tra "è pericoloso" e "mi mette a disagio". Entrambe sono ragioni legittime per parlarne, ma richiedono conversazioni diverse.
Non è esagerata nel sentirsi turbata. Il passo successivo è trasformare quel turbamento in un dialogo che lui possa davvero ricevere.
Se desidera, possiamo lavorare proprio su questo in un percorso di supporto.
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno. Comprendo quanto possa essere logorante questa sensazione di malessere che si trascina nel tempo, lasciandola in uno stato di sospensione dove anche le piccole azioni quotidiane richiedono uno sforzo smisurato. Quello che Lei sta sperimentando è un fenomeno noto con il metadone: proprio a causa della sua natura farmacologica, ha tempi di smaltimento molto lunghi da parte dell'organismo. Anche se le quantità erano irrisorie, il corpo ha bisogno di un tempo fisiologico e psicologico per ritrovare un proprio equilibrio che non sia mediato dalla sostanza.

Il fatto che questa astinenza Le sembri meno violenta rispetto ad altre vissute in passato, ma più persistente, è una caratteristica tipica di questo processo. È come se il corpo stesse attraversando una convalescenza lenta, in cui la sintomatologia simile all'influenza è il segnale di un sistema che sta cercando di tornare a funzionare in autonomia. La stanchezza e la necessità di ricorrere ad altri farmaci per affrontare la giornata testimoniano quanto la Sua matrice biologica sia ancora impegnata in questo lavoro di pulizia e riassestamento.

Nelle prossime giornate, è probabile che questa sensazione di "pochissimo meglio" che avverte quotidianamente continui a progredire, seppur lentamente. È importante, in questa fase, non lasciarsi scoraggiare dalla durata del sintomo: la tentazione di interrompere questa fatica tornando a vecchie abitudini è spesso forte quando ci si sente fragili, ma questo tempo di attesa è anche un tempo di riappropriazione di sé.

Tuttavia, poiché il Suo corpo sta compiendo uno sforzo notevole, sarebbe opportuno non attraversare questo deserto in totale solitudine. Rivolgersi a una struttura specializzata o a un medico che conosca bene queste dinamiche non significa necessariamente tornare a un protocollo rigido, ma permettersi di avere un supporto che monitori i sintomi fisici e la aiuti a gestire questa fase di passaggio in sicurezza. Avere un confronto professionale Le permetterebbe di non dover misurare ogni giorno il Suo malessere solo con la forza della volontà, offrendole una cornice di cura più solida entro cui far nascere questo Suo nuovo capitolo di libertà.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buongiorno,
quello che descrive non riguarda tanto “chi ha ragione”, ma un tema molto importante nelle relazioni: la compatibilità dei valori e dei limiti personali.

Il fatto che il suo compagno desideri concedersi un’uscita più “libera” una volta al mese può, in sé, rientrare nelle abitudini di alcune persone. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti da non sottovalutare:

Il suo disagio è legittimo: essere turbata nel vedere il partner ubriaco, soprattutto se lei è astemia, non è un’esagerazione. Ognuno ha una propria sensibilità rispetto all’uso di alcol.
La sicurezza: il fatto che lui abbia guidato dopo aver bevuto è un elemento serio. La promessa di non farlo più è importante, ma va verificata nel tempo con comportamenti coerenti.
La frequenza e il contesto: se già vede gli amici quotidianamente, è comprensibile che lei si chieda perché sia necessario arrivare all’ubriachezza per “divertirsi”.
Il significato dell’alcol: a volte l’ubriacarsi può essere solo un’abitudine sociale, altre volte può avere un valore più profondo (evasione, gestione dello stress, bisogno di appartenenza).

La questione centrale diventa quindi: riuscite a trovare un accordo che rispetti entrambi?
Una relazione funziona quando i bisogni di entrambi trovano spazio, senza che uno dei due debba “subire” qualcosa che lo fa stare male.

Potrebbe essere utile parlarne in modo aperto, non tanto sul “vietare o concedere”, ma su:

cosa rappresenta per lui quella serata,
cosa prova lei in quelle situazioni,
quali compromessi concreti possono tutelare entrambi (ad esempio limiti nel bere, modalità di rientro sicure, ecc.).

Se però questo tema genera tensioni ripetute o fatica a trovare un equilibrio, può essere molto utile approfondire con un professionista, anche come spazio di confronto individuale o di coppia, per comprendere meglio i bisogni reciproci e trovare strategie più efficaci.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buongiorno, quello che descrive tocca un punto molto delicato nelle relazioni, cioè l’incontro tra due sensibilità e due modi diversi di vivere alcune esperienze. Da una parte c’è il suo disagio, che appare molto chiaro e coerente con i suoi valori e con il suo modo di stare al mondo, dall’altra c’è il comportamento del suo compagno, che per lui sembra avere un significato diverso, legato probabilmente al divertimento, alla socialità o a un momento di “stacco”. La domanda che si pone, se sia normale o se sia esagerata, è comprensibile, ma rischia di portarla su un terreno poco utile, perché non esiste una misura oggettiva valida per tutti. Ciò che per qualcuno può essere accettabile, per qualcun altro può risultare difficile da tollerare. Il punto centrale, più che stabilire chi ha ragione, riguarda quanto questa situazione sia sostenibile per lei e che significato assume dentro la vostra relazione. Dal suo racconto emerge che non è tanto la frequenza in sé a pesare, quanto l’impatto emotivo che ha su di lei vedere il suo compagno in quello stato. Probabilmente questo attiva pensieri e sensazioni che vanno oltre il singolo episodio, come una perdita di sicurezza, di stima o di connessione. È importante dare valore a questo, perché non è un capriccio, ma una reazione che ha radici più profonde. Allo stesso tempo, dal punto di vista cognitivo comportamentale, può essere utile osservare anche come i pensieri che accompagnano queste situazioni possano amplificare il disagio. Per esempio, se l’episodio viene letto come un segnale di mancanza di rispetto o come qualcosa che mette in discussione la relazione, l’impatto emotivo tende a crescere. Comprendere quali significati attribuisce a questi comportamenti può aiutarla a fare maggiore chiarezza su cosa la ferisce davvero. Un altro elemento importante è il modo in cui state cercando di gestire questa differenza. Il fatto che lui abbia accolto almeno in parte la sua preoccupazione, ad esempio sulla guida, indica una certa disponibilità. Tuttavia, resta una distanza su ciò che per lei è accettabile e su ciò che per lui è importante mantenere. In queste situazioni, il rischio è che si entri in una dinamica di reciproca invalidazione, dove uno cerca di convincere l’altro di essere nel giusto. Più che convincersi a vicenda, può essere utile capire se esiste uno spazio di compromesso che non faccia sentire nessuno dei due forzato o non rispettato. E soprattutto, può essere utile per lei chiedersi quali sono i suoi limiti personali, quelli oltre i quali inizia a stare male in modo significativo. Se questa situazione continua a generare tensione o dubbi, potrebbe essere molto utile avere uno spazio in cui esplorare meglio questi aspetti, comprendere i suoi bisogni relazionali e il modo in cui reagisce a determinati comportamenti del partner. Un percorso di supporto può aiutarla a leggere con maggiore chiarezza queste dinamiche e a prendere decisioni più consapevoli, non basate solo sul momento ma su una comprensione più profonda di sé e della relazione. Non si tratta tanto di essere esagerata o meno, ma di riconoscere cosa per lei è importante e trovare un modo di stare nella relazione che non la faccia sentire in conflitto con se stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Roberta Buono
Psicologo, Tecnico sanitario, Neuropsicologo
Boscotrecase
Guarda, non sei affatto esagerata: in una relazione è normale che il benessere di uno non debba dipendere dal "chiudere un occhio" su un comportamento rischioso o disturbante dell'altro.

Dal punto di vista psicologico, il problema non è la frequenza (una volta al mese), ma il significato che date all'alcol: per lui è uno sfogo necessario, per te è una minaccia alla sicurezza e ai tuoi valori di persona astemia. Inoltre, la promessa di "non guidare" è fragile, perché l'alcol altera proprio la capacità di giudizio.
Non si tratta di "concedere permessi", ma di capire se lui è disposto a rispettare il tuo bisogno di serenità senza sentire che il suo divertimento debba per forza passare per l'eccesso. È una questione di confini e rispetto, non di esagerazione. Se ne hai bisogno ne possiamo parlare. Buona giornata.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, capisco il suo disagio nello stare in questa situazione ma per aiutarla avrei bisogno di maggiori informazioni. Quanti anni avete? Da quanto tempo il suo compagno beve regolarmente? Cosa fa quando rientra a casa ubriaco? Queste sono alcune delle domande che ci terrei a farle.

Rimango a disposizione

Dott. Federico Bartoli

Rimango a disposizione
Capisco bene il tuo disagio, e no, non stai esagerando. Se per te vedere il tuo compagno ubriaco è qualcosa che ti fa stare male, questo è già un motivo sufficiente per prenderlo sul serio. Non serve che sia “oggettivamente grave” per gli altri: nella relazione conta come lo vivi tu.

Allo stesso tempo, la sua richiesta non è così fuori dal mondo: per lui probabilmente è un momento di svago e leggerezza con gli amici. Il punto è che i vostri bisogni sono diversi, non che uno dei due sia sbagliato.

La questione vera quindi non è stabilire chi ha ragione, ma capire se riuscite a trovare un equilibrio che non faccia stare male nessuno dei due. Tu puoi dirgli chiaramente che non vuoi impedirgli di uscire, ma che il fatto che torni ubriaco ti mette a disagio. E da lì vedere se è disposto a venirti incontro in qualche modo concreto.

Una cosa però è importante: sul non guidare ubriaco non ci dovrebbero essere compromessi, quello è un limite fondamentale.

In sintesi: non sei esagerata, ma siete diversi su questo punto. Serve più dialogo che giudizio.
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Buongiorno,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
Capisco il suo disagio: vivere accanto a qualcuno che rientra ubriaco può essere destabilizzante, soprattutto se lei è astemia e ha una sensibilità diversa rispetto all’alcol. Le sue emozioni sono quindi comprensibili e meritano ascolto.
Allo stesso tempo, non si tratta tanto di stabilire se la richiesta del suo compagno sia “normale” o se lei stia esagerando, quanto piuttosto di capire come questa situazione impatta su di lei e sulla vostra relazione. Ogni coppia ha equilibri e limiti diversi, e ciò che conta è trovare un punto di incontro che non faccia sentire nessuno dei due a disagio o non rispettato.
Un aspetto importante è distinguere tra il diritto di ognuno di avere spazi personali e il rispetto dei confini dell’altro. Il fatto che lui abbia accettato di non guidare dopo aver bevuto è sicuramente positivo, ma resta da comprendere quanto questa “uscita mensile” sia compatibile con il suo benessere emotivo.
Potrebbe essere utile parlarne con lui in un momento di calma, esprimendo non tanto un giudizio sul suo comportamento, quanto l’effetto che questo ha su di lei (ad esempio: come si sente quando lo vede rientrare ubriaco). Questo può favorire un dialogo più aperto e meno difensivo.
Se sente che la situazione continua a crearle disagio o fatica a trovare un punto di equilibrio, un percorso di supporto psicologico (individuale o di coppia) potrebbe aiutarla a fare chiarezza e a individuare modalità più efficaci di comunicazione e gestione del problema.
Resto a disposizione se desidera approfondire.
Un caro saluto
Filomena Guida

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