Buongiorno Cari Dottori, Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiuto" d
22
risposte
Buongiorno Cari Dottori,
Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiuto" da quando ho rincontrato il mio ex dopo un anno dalla rottura, il quale ha avuto verso di me un comportamento che mi ha ferita; lui, rivedendomi, non mi ha neanche detto "ciao", mi ha evitata, e mentre parlavo con un collega che abbiamo in comune, lui si e' avvicinato per salutare il collega, facendo finta che io non fossi presente o come se fossi una estranea per lui..eppure è un uomo di 50 anni, dovrebbe avere un comportamento maturo..è come se lo facesse di proposito ad evitarmi...e' come se con questo suo evitamento, lui volesse dirmi "io non ti voglio ", facendomi capire di non illudermi che possa ritornare tutto come prima..è stato lui a lasciarmi senza sapere il vero motivo..perché dalla sua bocca sono uscite queste parole "è stato tutto solo un impulso per me"..ed in quel momento trattenevo le lacrime ed avevo la voce rotta e non ho potuto replicare.. e' come se provasse rancore verso.di me senza che io sia stata insensibile verso di lui, non l'ho mai tradito, mai preso in giro..io sono arrabbiata con me stessa perché mi sono confidata con lui, è stato il primo uomo con cui mi sono lasciata andare sia a livello verbale sia fisico, intimo..avendo io un carattere introverso, riservato, sensibile, mi lascio andare solo quando provo qualcosa di importante..io non instauro con una persona un rapporto verbale e intimo e di confidenza solo per passatempo come evidentemente ha fatto lui..io ci metto il cuore, i sentimenti..anche se lo salutassi, gli chiedessi una spiegazione credo che lui avrebbe una reazione di fastidio, si altererebbe dato il suo comportamento attuale di evitamento..da questa situazione però, purtroppo, ho capito che è meglio evitare di confidarmi per non dare il peso di miei problemi, forse non è destino che io sia amata da un uomo..non so se devo rassegnarmi. Vi ringrazio e Vi auguro una buona giornata.
Ho 38 anni e Vi scrivo per chiederVi un consiglio: mi sento un "rifiuto" da quando ho rincontrato il mio ex dopo un anno dalla rottura, il quale ha avuto verso di me un comportamento che mi ha ferita; lui, rivedendomi, non mi ha neanche detto "ciao", mi ha evitata, e mentre parlavo con un collega che abbiamo in comune, lui si e' avvicinato per salutare il collega, facendo finta che io non fossi presente o come se fossi una estranea per lui..eppure è un uomo di 50 anni, dovrebbe avere un comportamento maturo..è come se lo facesse di proposito ad evitarmi...e' come se con questo suo evitamento, lui volesse dirmi "io non ti voglio ", facendomi capire di non illudermi che possa ritornare tutto come prima..è stato lui a lasciarmi senza sapere il vero motivo..perché dalla sua bocca sono uscite queste parole "è stato tutto solo un impulso per me"..ed in quel momento trattenevo le lacrime ed avevo la voce rotta e non ho potuto replicare.. e' come se provasse rancore verso.di me senza che io sia stata insensibile verso di lui, non l'ho mai tradito, mai preso in giro..io sono arrabbiata con me stessa perché mi sono confidata con lui, è stato il primo uomo con cui mi sono lasciata andare sia a livello verbale sia fisico, intimo..avendo io un carattere introverso, riservato, sensibile, mi lascio andare solo quando provo qualcosa di importante..io non instauro con una persona un rapporto verbale e intimo e di confidenza solo per passatempo come evidentemente ha fatto lui..io ci metto il cuore, i sentimenti..anche se lo salutassi, gli chiedessi una spiegazione credo che lui avrebbe una reazione di fastidio, si altererebbe dato il suo comportamento attuale di evitamento..da questa situazione però, purtroppo, ho capito che è meglio evitare di confidarmi per non dare il peso di miei problemi, forse non è destino che io sia amata da un uomo..non so se devo rassegnarmi. Vi ringrazio e Vi auguro una buona giornata.
Buonasera,
da quello che racconta si percepisce molta sofferenza e forse anche la convinzione di non valere abbastanza o di non meritare l'amore.
Questi sentimenti possono essere molto angoscianti. Le vorrei consigliare di iniziare un percorso di psicoterapia per poter ristrutturare queste convinzioni disfunzionali.
Cordiali saluti,
dott.ssa Marianna Mansueto
da quello che racconta si percepisce molta sofferenza e forse anche la convinzione di non valere abbastanza o di non meritare l'amore.
Questi sentimenti possono essere molto angoscianti. Le vorrei consigliare di iniziare un percorso di psicoterapia per poter ristrutturare queste convinzioni disfunzionali.
Cordiali saluti,
dott.ssa Marianna Mansueto
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua storia.
Ciò che descrive è un vissuto di forte dolore e svalutazione, comprensibile dopo un’esperienza affettiva in cui si è esposta con autenticità.
Il comportamento dell’altro può riattivare ferite profonde, ma non definisce il suo valore né la sua capacità di essere amata.
Sarebbe importante poter distinguere ciò che questa relazione ha lasciato in lei da ciò che lei è, dando spazio alle emozioni senza trasformarle in giudizi su se stessa.
Un percorso di ascolto potrebbe aiutarla a rielaborare questa esperienza e a ritrovare fiducia nei propri sentimenti. Se vuole sono disponibile per aiutarla a vivere con più serenità questo momento, mi può mandare un messaggio oppure prenotare direttamente un incontro dall'agenda. Sono qui per lei, Dott.ssa Alessandra Corti
Ciò che descrive è un vissuto di forte dolore e svalutazione, comprensibile dopo un’esperienza affettiva in cui si è esposta con autenticità.
Il comportamento dell’altro può riattivare ferite profonde, ma non definisce il suo valore né la sua capacità di essere amata.
Sarebbe importante poter distinguere ciò che questa relazione ha lasciato in lei da ciò che lei è, dando spazio alle emozioni senza trasformarle in giudizi su se stessa.
Un percorso di ascolto potrebbe aiutarla a rielaborare questa esperienza e a ritrovare fiducia nei propri sentimenti. Se vuole sono disponibile per aiutarla a vivere con più serenità questo momento, mi può mandare un messaggio oppure prenotare direttamente un incontro dall'agenda. Sono qui per lei, Dott.ssa Alessandra Corti
Buonasera, quello che descrive è un dolore profondo e comprensibile. L’incontro con il suo ex ha riattivato ferite che probabilmente non erano mai del tutto chiuse, e il modo in cui lui si è comportato è stato oggettivamente freddo e svalutante. È normale che un atteggiamento di evitamento così netto venga vissuto come un rifiuto, soprattutto quando non c’è mai stata una spiegazione chiara e rispettosa della fine della relazione.
Il punto importante, però, è che il comportamento di quest’uomo parla molto più di lui che di lei. Il fatto che lei si sia aperta, che abbia provato sentimenti, fiducia e intimità non è una colpa, né un errore. Al contrario, è il segno di una persona capace di legami autentici.
Comprendo la tentazione di chiudersi per proteggersi dal dolore, ma trasformare questa esperienza nella convinzione di “non essere destinata ad essere amata” rischia di farle portare un peso che non le appartiene.
È possibile che oggi, più che una risposta o un confronto con lui, lei abbia bisogno di prendersi cura di sé e di rimettere al centro il proprio valore, che non dipende dallo sguardo o dal comportamento di un’altra persona. Lavorare su queste ferite, magari con un supporto psicologico, può aiutarla a distinguere ciò che è stato un legame sbilanciato da ciò che lei è e merita.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Il punto importante, però, è che il comportamento di quest’uomo parla molto più di lui che di lei. Il fatto che lei si sia aperta, che abbia provato sentimenti, fiducia e intimità non è una colpa, né un errore. Al contrario, è il segno di una persona capace di legami autentici.
Comprendo la tentazione di chiudersi per proteggersi dal dolore, ma trasformare questa esperienza nella convinzione di “non essere destinata ad essere amata” rischia di farle portare un peso che non le appartiene.
È possibile che oggi, più che una risposta o un confronto con lui, lei abbia bisogno di prendersi cura di sé e di rimettere al centro il proprio valore, che non dipende dallo sguardo o dal comportamento di un’altra persona. Lavorare su queste ferite, magari con un supporto psicologico, può aiutarla a distinguere ciò che è stato un legame sbilanciato da ciò che lei è e merita.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso questo suo momento così difficile in ambito sentimentale. Senza dubbio, aver rivisto dopo un anno il suo ex partner ha riportato alla sua mente ricordi e sentimenti contrastanti: da un lato l'affetto e la parte positiva della vostra esperienza insieme che fa emergere il bisogno di vivere ancora quel tipo di emozioni; dall'altro lato tutte le emozioni difficili vissute durante e dopo la separazione, con un carico di pensieri intrusivi e di minacce alla sua autostima.
Probabilmente, però, la cosa che le sta causando più dolore è stato osservare il suo comportamento distaccato e, a dirla tutta, maleducato nei suoi confronti. Rabbia, delusione, disillusione sul fatto che potesse essere cambiato, sono sentimenti che la stanno travolgendo e che la fanno essere estremamente pessimista per il futuro.
Gentile utente, la verità è che lei non ha controllo sul pensiero e il modo di comportarsi delle altre persone e ruminare continuamente sul ciò che è stato o che poteva essere non le porterà nessun vantaggio. Non si può negare la sofferenza, né tantomeno subirla passivamente, ma si può imparare a conviverci quel tanto che serve per capire davvero cosa si desidera, di cosa si sente il bisogno e quali sono le priorità del suo benessere. Si tratta di guardarsi dentro e riscoprire i suo valori fondamentali, quelli che le diranno come vuole sentirsi in una qualsiasi relazione, come le piacerebbe essere trattata e come potrà sempre difendere la sua dignità e e le sue qualità morali.
La sua mente potrebbe sabotarla in questo tentativo di resettare e ripartire con nuove motivazioni verso il futuro. In realtà, la mente intende solo proteggerla da ulteriori dolori e insidie nascoste in un futuro incerto. Ecco il perché del suo pessimismo e della sua disperazione. Ma c'è anche un'altra parte della mente, legata alle emozioni più profonde, che le dirà di amare sé stessa con tutta la sua forza e di voltare finalmente pagina rispetto a questa situazione recente. Si chiama auto-compassione ed è un'incredibile risorsa a nostra disposizione per accettare la fragilità e trasformarla in forza resiliente, in agilità cognitiva e in saggezza.
Valuti l'opportunità di un affiancamento da parte di un professionista per non essere da sola in questo momento così complesso emotivamente. Avere degli strumenti concreti per raggiungere una buona consapevolezza è fondamentale per uscirne più robusta psicologicamente. Inoltre, potrà lavorare concretamente sulla sua autostima, sulla scoperta dei valori fondamentali, sulle strategie principali per arginare la ruminazione sul passato e il pensiero negativo sul futuro. Potrà anche assimilare metodi per generare auto-compassione quando ne ha bisogno.
Se lo desidera, posso aiutarla in un percorso psicologico di questo tipo. Anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
grazie per aver condiviso questo suo momento così difficile in ambito sentimentale. Senza dubbio, aver rivisto dopo un anno il suo ex partner ha riportato alla sua mente ricordi e sentimenti contrastanti: da un lato l'affetto e la parte positiva della vostra esperienza insieme che fa emergere il bisogno di vivere ancora quel tipo di emozioni; dall'altro lato tutte le emozioni difficili vissute durante e dopo la separazione, con un carico di pensieri intrusivi e di minacce alla sua autostima.
Probabilmente, però, la cosa che le sta causando più dolore è stato osservare il suo comportamento distaccato e, a dirla tutta, maleducato nei suoi confronti. Rabbia, delusione, disillusione sul fatto che potesse essere cambiato, sono sentimenti che la stanno travolgendo e che la fanno essere estremamente pessimista per il futuro.
Gentile utente, la verità è che lei non ha controllo sul pensiero e il modo di comportarsi delle altre persone e ruminare continuamente sul ciò che è stato o che poteva essere non le porterà nessun vantaggio. Non si può negare la sofferenza, né tantomeno subirla passivamente, ma si può imparare a conviverci quel tanto che serve per capire davvero cosa si desidera, di cosa si sente il bisogno e quali sono le priorità del suo benessere. Si tratta di guardarsi dentro e riscoprire i suo valori fondamentali, quelli che le diranno come vuole sentirsi in una qualsiasi relazione, come le piacerebbe essere trattata e come potrà sempre difendere la sua dignità e e le sue qualità morali.
La sua mente potrebbe sabotarla in questo tentativo di resettare e ripartire con nuove motivazioni verso il futuro. In realtà, la mente intende solo proteggerla da ulteriori dolori e insidie nascoste in un futuro incerto. Ecco il perché del suo pessimismo e della sua disperazione. Ma c'è anche un'altra parte della mente, legata alle emozioni più profonde, che le dirà di amare sé stessa con tutta la sua forza e di voltare finalmente pagina rispetto a questa situazione recente. Si chiama auto-compassione ed è un'incredibile risorsa a nostra disposizione per accettare la fragilità e trasformarla in forza resiliente, in agilità cognitiva e in saggezza.
Valuti l'opportunità di un affiancamento da parte di un professionista per non essere da sola in questo momento così complesso emotivamente. Avere degli strumenti concreti per raggiungere una buona consapevolezza è fondamentale per uscirne più robusta psicologicamente. Inoltre, potrà lavorare concretamente sulla sua autostima, sulla scoperta dei valori fondamentali, sulle strategie principali per arginare la ruminazione sul passato e il pensiero negativo sul futuro. Potrà anche assimilare metodi per generare auto-compassione quando ne ha bisogno.
Se lo desidera, posso aiutarla in un percorso psicologico di questo tipo. Anche tramite consulenza online.
Le auguro il meglio. Un caro saluto, Dott. Antonio Cortese
Salve.
L’incontro con il suo ex sembra aver riattivato vissuti di rifiuto, dolore e svalutazione che risultano oggi molto intensi. Il comportamento evitante da lei percepito ha avuto un forte impatto emotivo, portandola a mettere in discussione il proprio valore, il modo di vivere le relazioni e la possibilità di essere amata.
È importante distinguere tra ciò che l’altro fa o non fa e il significato che questo assume per lei: le reazioni emotive che descrive parlano di una ferita affettiva ancora aperta, non di una “colpa” o di un limite personale.
Più che trarre conclusioni definitive su se stessa o sul futuro, potrebbe essere utile dare spazio all’elaborazione di questa esperienza, per comprenderne l’impatto e recuperare un senso di stabilità emotiva. Un percorso psicologico può aiutarla a farlo in modo graduale e rispettoso dei suoi tempi, resto a disposizione!
Dott.ssa Farese Lucrezia
L’incontro con il suo ex sembra aver riattivato vissuti di rifiuto, dolore e svalutazione che risultano oggi molto intensi. Il comportamento evitante da lei percepito ha avuto un forte impatto emotivo, portandola a mettere in discussione il proprio valore, il modo di vivere le relazioni e la possibilità di essere amata.
È importante distinguere tra ciò che l’altro fa o non fa e il significato che questo assume per lei: le reazioni emotive che descrive parlano di una ferita affettiva ancora aperta, non di una “colpa” o di un limite personale.
Più che trarre conclusioni definitive su se stessa o sul futuro, potrebbe essere utile dare spazio all’elaborazione di questa esperienza, per comprenderne l’impatto e recuperare un senso di stabilità emotiva. Un percorso psicologico può aiutarla a farlo in modo graduale e rispettoso dei suoi tempi, resto a disposizione!
Dott.ssa Farese Lucrezia
Gentile Utente,
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dal suo racconto emerge un dolore profondo, legato non solo al comportamento del suo ex partner, ma anche al significato che lei attribuisce a ciò che è accaduto.
Vorrei partire da un punto importante: il modo in cui lui si è comportato non parla del suo valore come persona, ma delle difficoltà, dei limiti e forse dell’immaturità emotiva di lui nel gestire una situazione che evidentemente non sa affrontare in modo adulto. L’evitamento, il non salutarla, il fingersi indifferente sono modalità che molte persone utilizzano quando non sanno reggere il confronto con le proprie responsabilità o con le emozioni che una relazione passata può riattivare.
Capisco quanto possa essere stato doloroso per lei, soprattutto considerando che si era lasciata andare in modo autentico e profondo. Tuttavia, il fatto che lei abbia amato con sincerità non è una debolezza, ma una risorsa. Il suo essere introversa, sensibile e selettiva nelle relazioni non la rende fragile: la rende capace di legami veri, e questo è un valore.
In questo momento, però, noto che sta traendo una conclusione molto pesante:
“Forse non è destino che io sia amata da un uomo.”
Questa è una conclusione emotiva, non un dato di realtà. Quando viviamo un rifiuto o un comportamento ingiusto, la mente tende a generalizzare e a trasformare un episodio doloroso in una verità assoluta. È un meccanismo comune, ma può diventare molto ingiusto verso se stessi.
Un altro pensiero che merita attenzione è:
“È meglio evitare di confidarmi per non dare peso ai miei problemi.”
Questo è un altro esempio di pensiero che nasce dalla ferita, non da un’analisi oggettiva. Lei non ha sbagliato a confidarsi: ha fatto ciò che si fa in una relazione sana. Il fatto che l’altra persona non abbia saputo accogliere questo dono non significa che nessuno lo farà.
l comportamento del suo ex non è una misura del suo valore, né un’indicazione del suo futuro affettivo. È semplicemente il comportamento di una persona che, per motivi suoi, non ha saputo esserci.
Se posso offrirle una prospettiva diversa:
– Lei non si è “sbagliata” ad aprirsi;
– Non ha perso dignità;
– Non ha dato “troppo”;
– Non è stata rifiutata come persona, ma ha incontrato qualcuno che non era in grado di ricambiare allo stesso livello.
Il lavoro che potrebbe esserle utile ora è proprio quello di distinguere i fatti dai pensieri, e i pensieri dalle interpretazioni dolorose che la sua mente sta costruendo.
resto a disposizione,
saluti
la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dal suo racconto emerge un dolore profondo, legato non solo al comportamento del suo ex partner, ma anche al significato che lei attribuisce a ciò che è accaduto.
Vorrei partire da un punto importante: il modo in cui lui si è comportato non parla del suo valore come persona, ma delle difficoltà, dei limiti e forse dell’immaturità emotiva di lui nel gestire una situazione che evidentemente non sa affrontare in modo adulto. L’evitamento, il non salutarla, il fingersi indifferente sono modalità che molte persone utilizzano quando non sanno reggere il confronto con le proprie responsabilità o con le emozioni che una relazione passata può riattivare.
Capisco quanto possa essere stato doloroso per lei, soprattutto considerando che si era lasciata andare in modo autentico e profondo. Tuttavia, il fatto che lei abbia amato con sincerità non è una debolezza, ma una risorsa. Il suo essere introversa, sensibile e selettiva nelle relazioni non la rende fragile: la rende capace di legami veri, e questo è un valore.
In questo momento, però, noto che sta traendo una conclusione molto pesante:
“Forse non è destino che io sia amata da un uomo.”
Questa è una conclusione emotiva, non un dato di realtà. Quando viviamo un rifiuto o un comportamento ingiusto, la mente tende a generalizzare e a trasformare un episodio doloroso in una verità assoluta. È un meccanismo comune, ma può diventare molto ingiusto verso se stessi.
Un altro pensiero che merita attenzione è:
“È meglio evitare di confidarmi per non dare peso ai miei problemi.”
Questo è un altro esempio di pensiero che nasce dalla ferita, non da un’analisi oggettiva. Lei non ha sbagliato a confidarsi: ha fatto ciò che si fa in una relazione sana. Il fatto che l’altra persona non abbia saputo accogliere questo dono non significa che nessuno lo farà.
l comportamento del suo ex non è una misura del suo valore, né un’indicazione del suo futuro affettivo. È semplicemente il comportamento di una persona che, per motivi suoi, non ha saputo esserci.
Se posso offrirle una prospettiva diversa:
– Lei non si è “sbagliata” ad aprirsi;
– Non ha perso dignità;
– Non ha dato “troppo”;
– Non è stata rifiutata come persona, ma ha incontrato qualcuno che non era in grado di ricambiare allo stesso livello.
Il lavoro che potrebbe esserle utile ora è proprio quello di distinguere i fatti dai pensieri, e i pensieri dalle interpretazioni dolorose che la sua mente sta costruendo.
resto a disposizione,
saluti
Gentilissima, l’incontro che descrive è comprensibilmente molto doloroso. L’evitamento, il non essere salutata, il sentirsi trattata come un’estranea possono riattivare con forza vissuti di rifiuto e farla sentire svalutata, soprattutto dopo una relazione vissuta con coinvolgimento e autenticità. È naturale che lei abbia dato a quei gesti il significato di un “non ti voglio”, ma è importante ricordare che il comportamento dell’altro parla soprattutto dei suoi limiti nel reggere il confronto emotivo e la separazione, non del suo (mi riferisco a lei) valore come persona.
Il senso di colpa per essersi confidata e l’idea che sia stato un errore aprirsi rischiano di diventare una conclusione molto severa verso di sé. Il dolore che prova oggi non penso nasca dall’essersi mostrata, ma dal fatto che dall’altra parte non c’è stata la capacità di accogliere e restituire quell’intimità in modo rispettoso.
Forse, piuttosto che cercare spiegazioni da lui o rassegnarsi all’idea di non poter essere amata, può essere utile prendersi uno spazio per comprendere cosa questa esperienza ha toccato dentro di lei: il bisogno di essere riconosciuta, la ferita del rifiuto, la paura di esporsi emotivamente. Un percorso psicologico può offrire un luogo in cui dare senso a questi vissuti, separare il comportamento dell’altro dalla sua identità e ritrovare una posizione più tutelante verso di sé. Da qui, con il tempo, può riaprirsi anche la possibilità di relazioni più rispettose e reciprocamente nutrienti.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Il senso di colpa per essersi confidata e l’idea che sia stato un errore aprirsi rischiano di diventare una conclusione molto severa verso di sé. Il dolore che prova oggi non penso nasca dall’essersi mostrata, ma dal fatto che dall’altra parte non c’è stata la capacità di accogliere e restituire quell’intimità in modo rispettoso.
Forse, piuttosto che cercare spiegazioni da lui o rassegnarsi all’idea di non poter essere amata, può essere utile prendersi uno spazio per comprendere cosa questa esperienza ha toccato dentro di lei: il bisogno di essere riconosciuta, la ferita del rifiuto, la paura di esporsi emotivamente. Un percorso psicologico può offrire un luogo in cui dare senso a questi vissuti, separare il comportamento dell’altro dalla sua identità e ritrovare una posizione più tutelante verso di sé. Da qui, con il tempo, può riaprirsi anche la possibilità di relazioni più rispettose e reciprocamente nutrienti.
Un caro saluto, Dott. Marco Squarcini
Gentile,
da ciò che descrive emerge un dolore molto profondo legato non solo alla fine della relazione, ma soprattutto al modo in cui è avvenuto il distacco e al comportamento successivo del suo ex compagno. Essere ignorata, evitata, trattata come se non esistesse può colpire duramente l’autostima e riattivare sentimenti di rifiuto e di svalutazione, soprattutto quando lei si è messa in gioco con autenticità, sensibilità e fiducia. Il suo modo di amare, riservato ma intenso, non è una debolezza, ma una caratteristica preziosa, anche se espone maggiormente al dolore quando dall’altra parte non c’è la stessa profondità emotiva. Il comportamento di evitamento che descrive parla più delle difficoltà dell’altro nel gestire le emozioni, la responsabilità affettiva e il confronto, che di un suo presunto “valore” come persona o come partner.
È comprensibile che questa esperienza l’abbia portata a chiudersi e a pensare che sia meglio non confidarsi più, ma questa è spesso una conclusione difensiva che nasce dalla ferita, non dalla realtà. Il fatto che una persona non sia stata in grado di ricambiare o di affrontare la relazione in modo maturo non significa che lei non sia degna di essere amata, né che non lo sarà in futuro. In questo momento può essere utile lavorare su di sé, sul senso di rifiuto che sta vivendo e sul dolore non elaborato della rottura, per restituire dignità a ciò che ha provato e rafforzare la fiducia nei propri bisogni affettivi. Prendersi cura di sé e delle proprie emozioni è il primo passo per non trasformare una ferita in una rinuncia definitiva all’amore.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
da ciò che descrive emerge un dolore molto profondo legato non solo alla fine della relazione, ma soprattutto al modo in cui è avvenuto il distacco e al comportamento successivo del suo ex compagno. Essere ignorata, evitata, trattata come se non esistesse può colpire duramente l’autostima e riattivare sentimenti di rifiuto e di svalutazione, soprattutto quando lei si è messa in gioco con autenticità, sensibilità e fiducia. Il suo modo di amare, riservato ma intenso, non è una debolezza, ma una caratteristica preziosa, anche se espone maggiormente al dolore quando dall’altra parte non c’è la stessa profondità emotiva. Il comportamento di evitamento che descrive parla più delle difficoltà dell’altro nel gestire le emozioni, la responsabilità affettiva e il confronto, che di un suo presunto “valore” come persona o come partner.
È comprensibile che questa esperienza l’abbia portata a chiudersi e a pensare che sia meglio non confidarsi più, ma questa è spesso una conclusione difensiva che nasce dalla ferita, non dalla realtà. Il fatto che una persona non sia stata in grado di ricambiare o di affrontare la relazione in modo maturo non significa che lei non sia degna di essere amata, né che non lo sarà in futuro. In questo momento può essere utile lavorare su di sé, sul senso di rifiuto che sta vivendo e sul dolore non elaborato della rottura, per restituire dignità a ciò che ha provato e rafforzare la fiducia nei propri bisogni affettivi. Prendersi cura di sé e delle proprie emozioni è il primo passo per non trasformare una ferita in una rinuncia definitiva all’amore.
Resto a disposizione,
Dottoressa Gloria Giacomin
Buonasera, le relazioni nel bene e nel male includono il provare fiducia nell altro sperando e aspettandosi di essere ricambiati. Questo però ci espone ad eventuali fragilità e rotture che ci rimangono dentro e ci fanno soffrire.
Mi dispiace molto per la situazione ma sono quasi certa sia stata responsabilità di questa persona che ha sottovalutato il coinvolgimento e non ha dato peso a parole o tempo passato insieme. È stata una sua scelta mentre tu ti sei aperta e lasciata andare da quello che pensavo giusto. Non hai colpe o non ti sei tirata indietro. Comprendo bene la rassegnazione, sarà un periodo di chiusura ma piano piano il tempo aiuterà con calma a lasciare andare e a vedere cosa può accadere in futuro.
Nel frattempo se ha piacere rimango disponibile per un confronto o per parlare.
Dott.ssa Casumaro Giada
Mi dispiace molto per la situazione ma sono quasi certa sia stata responsabilità di questa persona che ha sottovalutato il coinvolgimento e non ha dato peso a parole o tempo passato insieme. È stata una sua scelta mentre tu ti sei aperta e lasciata andare da quello che pensavo giusto. Non hai colpe o non ti sei tirata indietro. Comprendo bene la rassegnazione, sarà un periodo di chiusura ma piano piano il tempo aiuterà con calma a lasciare andare e a vedere cosa può accadere in futuro.
Nel frattempo se ha piacere rimango disponibile per un confronto o per parlare.
Dott.ssa Casumaro Giada
Buongiorno,
da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda, comprensibile e legittima. Il comportamento del suo ex, fatto di evitamento e mancanza di riconoscimento, è stato oggettivamente doloroso e può riattivare sentimenti di rifiuto, svalutazione e vergogna, soprattutto quando si è investito affettivamente in modo autentico e vulnerabile, come lei descrive.
È importante però sottolineare un punto centrale: il modo in cui lui ha scelto di comportarsi parla di lui, delle sue modalità emotive e relazionali, non del suo valore come persona o come donna. Il fatto che lei si sia aperta, fidata e abbia messo il cuore non è una colpa né un errore, ma un segno di capacità affettiva, sensibilità e profondità. Rinunciare a queste parti di sé per paura di soffrire significherebbe proteggersi a caro prezzo, rischiando di confermare un’idea ingiusta: quella di non meritare amore.
L’evitamento che ha sperimentato può essere vissuto come un messaggio di rifiuto, ma non sempre è così lineare: spesso è una modalità difensiva di chi non sa o non riesce a confrontarsi con le proprie responsabilità emotive. Questo, però, non toglie nulla al dolore che lei prova.
Il rischio ora è che un’esperienza relazionale ferente venga generalizzata (“non è destino che io sia amata”, “è meglio non confidarsi”), trasformandosi in una convinzione su di sé e sul futuro. Proprio per questo, sarebbe molto utile poter elaborare quanto accaduto in uno spazio protetto, per distinguere ciò che appartiene a questa relazione da ciò che riguarda la sua storia personale, la sua autostima e il suo modo di legarsi.
Le consiglio quindi di approfondire questi vissuti con uno specialista: un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a ciò che prova, a ricostruire fiducia in sé e a non rinunciare alla possibilità di relazioni affettive sane e rispettose.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da ciò che racconta emerge una sofferenza profonda, comprensibile e legittima. Il comportamento del suo ex, fatto di evitamento e mancanza di riconoscimento, è stato oggettivamente doloroso e può riattivare sentimenti di rifiuto, svalutazione e vergogna, soprattutto quando si è investito affettivamente in modo autentico e vulnerabile, come lei descrive.
È importante però sottolineare un punto centrale: il modo in cui lui ha scelto di comportarsi parla di lui, delle sue modalità emotive e relazionali, non del suo valore come persona o come donna. Il fatto che lei si sia aperta, fidata e abbia messo il cuore non è una colpa né un errore, ma un segno di capacità affettiva, sensibilità e profondità. Rinunciare a queste parti di sé per paura di soffrire significherebbe proteggersi a caro prezzo, rischiando di confermare un’idea ingiusta: quella di non meritare amore.
L’evitamento che ha sperimentato può essere vissuto come un messaggio di rifiuto, ma non sempre è così lineare: spesso è una modalità difensiva di chi non sa o non riesce a confrontarsi con le proprie responsabilità emotive. Questo, però, non toglie nulla al dolore che lei prova.
Il rischio ora è che un’esperienza relazionale ferente venga generalizzata (“non è destino che io sia amata”, “è meglio non confidarsi”), trasformandosi in una convinzione su di sé e sul futuro. Proprio per questo, sarebbe molto utile poter elaborare quanto accaduto in uno spazio protetto, per distinguere ciò che appartiene a questa relazione da ciò che riguarda la sua storia personale, la sua autostima e il suo modo di legarsi.
Le consiglio quindi di approfondire questi vissuti con uno specialista: un percorso psicologico può aiutarla a dare senso a ciò che prova, a ricostruire fiducia in sé e a non rinunciare alla possibilità di relazioni affettive sane e rispettose.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
quello che descrive è profondamente doloroso, e il senso di rifiuto che sente è comprensibile. Quando una persona che ha avuto accesso alla nostra intimità emotiva e fisica si comporta come se non esistessimo, la ferita non riguarda solo la relazione, ma il valore che sentiamo di avere come persone.
È importante però fare una distinzione: il comportamento del suo ex parla di lui e del suo modo di gestire le relazioni, non di ciò che lei vale o merita. Evitare, non salutare, far finta di non vedere l’altro è una modalità immatura di prendere distanza, non una verità su di lei. Il messaggio che arriva è doloroso, ma non è detto che sia quello che lei sta leggendo (“io non ti voglio”): spesso è semplicemente l’incapacità di reggere un confronto o una responsabilità emotiva.
La rabbia che prova verso sé stessa per essersi aperta è comprensibile, ma rischia di diventare un’ingiustizia ulteriore. Il fatto che lei viva l’intimità con profondità, rispetto e sentimento non è un errore, è una sua qualità. Il problema non è essersi lasciata andare, ma averlo fatto con una persona che non era in grado di stare allo stesso livello.
La domanda forse più utile ora non è se salutarlo, chiedere spiegazioni o rassegnarsi, ma:
che tipo di relazione voglio per me?
con chi posso sentirmi al sicuro nel mostrare ciò che sono, senza poi sentirmi colpevole?
Proteggersi non significa chiudersi o smettere di credere nell’amore, ma imparare a scegliere contesti e persone che possano accogliere la sua sensibilità, non usarla o respingerla. Da questa esperienza non emerge che lei non sia destinata a essere amata, ma che merita qualcuno capace di reggere la sua autenticità.
Il dolore che sente oggi non è la prova di un fallimento personale, ma il segnale che ha messo il cuore in qualcosa che per lei era vero. E questo, anche se fa male, resta un valore, non una colpa
Dott.ssa Melania Monaco
quello che descrive è profondamente doloroso, e il senso di rifiuto che sente è comprensibile. Quando una persona che ha avuto accesso alla nostra intimità emotiva e fisica si comporta come se non esistessimo, la ferita non riguarda solo la relazione, ma il valore che sentiamo di avere come persone.
È importante però fare una distinzione: il comportamento del suo ex parla di lui e del suo modo di gestire le relazioni, non di ciò che lei vale o merita. Evitare, non salutare, far finta di non vedere l’altro è una modalità immatura di prendere distanza, non una verità su di lei. Il messaggio che arriva è doloroso, ma non è detto che sia quello che lei sta leggendo (“io non ti voglio”): spesso è semplicemente l’incapacità di reggere un confronto o una responsabilità emotiva.
La rabbia che prova verso sé stessa per essersi aperta è comprensibile, ma rischia di diventare un’ingiustizia ulteriore. Il fatto che lei viva l’intimità con profondità, rispetto e sentimento non è un errore, è una sua qualità. Il problema non è essersi lasciata andare, ma averlo fatto con una persona che non era in grado di stare allo stesso livello.
La domanda forse più utile ora non è se salutarlo, chiedere spiegazioni o rassegnarsi, ma:
che tipo di relazione voglio per me?
con chi posso sentirmi al sicuro nel mostrare ciò che sono, senza poi sentirmi colpevole?
Proteggersi non significa chiudersi o smettere di credere nell’amore, ma imparare a scegliere contesti e persone che possano accogliere la sua sensibilità, non usarla o respingerla. Da questa esperienza non emerge che lei non sia destinata a essere amata, ma che merita qualcuno capace di reggere la sua autenticità.
Il dolore che sente oggi non è la prova di un fallimento personale, ma il segnale che ha messo il cuore in qualcosa che per lei era vero. E questo, anche se fa male, resta un valore, non una colpa
Dott.ssa Melania Monaco
Buonasera gentile paziente, mi dispiace molto per ciò che ha vissuto e sta vivendo, dovrebbe essere fiera di ció che ha fatto, ha amato senza vergogna, senza limiti provando un amore puro. Anche se ad oggi il dolore c'è e lei lo sta attraversando, la invito a notare i tuoi progressi poiché e' riuscita ad andare oltre la timidezza ed a sperimentare una relazione, ad emozionarsi. Questo lo porterà sempre nel cuore. Sono certa che lei meriti un amore degno di questo nome, si dia del tempo e vedrà che arriverà il sereno. Le auguro il meglio
Buongiorno la ringrazio per il quesito da lei esposto.
Le posso dire che da quanto scrive emerge una sofferenza comprensibile, ma anche una lettura molto dura e definitiva di sé (“sono un rifiuto”, “non è destino che io sia amata”). Nel modello strategico breve non ci fermiamo tanto a spiegare perché l’altro si comporti così, quanto a osservare che effetto ha su di lei continuare a darsi questa spiegazione.
Il comportamento del suo ex parla di lui, non del suo valore. Il rischio, però, è che questo episodio stia diventando una prova “assoluta” per confermare una convinzione dolorosa su se stessa e sulle relazioni. È qui che la situazione merita attenzione: non tanto per ciò che è accaduto, ma per come lo sta interiorizzando.
Le suggerisco di valutare un confronto con un professionista, per capire se questo modo di vivere il rifiuto e la chiusura emotiva possa trasformarsi in un problema più ampio o, al contrario, diventare un’occasione di cambiamento.
Le auguro che trovi delle risposte il prima possibile
Le posso dire che da quanto scrive emerge una sofferenza comprensibile, ma anche una lettura molto dura e definitiva di sé (“sono un rifiuto”, “non è destino che io sia amata”). Nel modello strategico breve non ci fermiamo tanto a spiegare perché l’altro si comporti così, quanto a osservare che effetto ha su di lei continuare a darsi questa spiegazione.
Il comportamento del suo ex parla di lui, non del suo valore. Il rischio, però, è che questo episodio stia diventando una prova “assoluta” per confermare una convinzione dolorosa su se stessa e sulle relazioni. È qui che la situazione merita attenzione: non tanto per ciò che è accaduto, ma per come lo sta interiorizzando.
Le suggerisco di valutare un confronto con un professionista, per capire se questo modo di vivere il rifiuto e la chiusura emotiva possa trasformarsi in un problema più ampio o, al contrario, diventare un’occasione di cambiamento.
Le auguro che trovi delle risposte il prima possibile
Buongiorno, grazie per aver scritto e per aver condiviso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo. Dalle sue parole si sente quanto l’incontro con il suo ex abbia riattivato un dolore profondo, legato non solo alla fine della relazione, ma anche al modo in cui si è sentita trattata e “cancellata” come persona. Essere evitati, ignorati apertamente o trattati come estranei può ferire molto, soprattutto quando non c’è mai stato un chiarimento e quando il legame, per lei, è stato vissuto con autenticità e coinvolgimento emotivo. È comprensibile che un comportamento così freddo e svalutante venga interiorizzato come un rifiuto personale, anche se spesso parla più delle modalità dell’altro di gestire la distanza e il conflitto che del valore di chi lo subisce. Il fatto che lei si descriva come una persona riservata, sensibile, che si apre solo quando sente qualcosa di importante, non è una debolezza ma una caratteristica profonda del suo modo di stare nelle relazioni. Mettere il cuore, dare fiducia e concedere intimità non sono errori, anche se purtroppo non sempre trovano dall’altra parte la stessa responsabilità emotiva. La sofferenza che prova oggi sembra nascere proprio dallo scarto tra ciò che lei ha investito e ciò che ha ricevuto. È comprensibile anche la rabbia verso se stessa e il pensiero di “chiudersi” per proteggersi da nuove ferite. Tuttavia, il rischio è che da un’esperienza dolorosa si arrivi a conclusioni molto dure su di sé, come l’idea di non essere destinata a essere amata. Pensieri di questo tipo spesso emergono quando l’autostima è stata colpita e il dolore non ha ancora trovato uno spazio di elaborazione. Il suo vissuto merita rispetto e non va minimizzato. Prendersi del tempo per riconoscere ciò che questa relazione ha lasciato, senza colpevolizzarsi per la propria sensibilità, può essere un passo importante per ritrovare un senso di dignità emotiva e di fiducia in sé. La capacità di sentire profondamente non è ciò che l’ha ferita: semmai è ciò che rende possibile, in futuro, un legame più autentico e reciproco. Un saluto, Dottoressa Chiara Venitucci.
Gentile Signora,
la sofferenza che descrive è comprensibile e legittima. Il comportamento del suo ex compagno, per quanto doloroso, parla di lui e delle sue modalità emotive, non del suo valore come persona o come donna. Essere evitati e non riconosciuti può riattivare vissuti di rifiuto, ma questo non significa che lei “sia un rifiuto”, né che il suo modo di amare sia sbagliato.
Il fatto che lei viva le relazioni con profondità, rispetto e coinvolgimento emotivo è una risorsa, non una colpa. La delusione nasce dall’asimmetria tra ciò che lei ha investito e ciò che l’altro era realmente in grado di offrire. Proteggersi non significa chiudersi o rinunciare all’amore, ma imparare a riconoscere gradualmente chi può accogliere la sua autenticità.
Un percorso di consulenza psicologica potrebbe aiutarla a elaborare questa esperienza, a ridare senso a quanto accaduto e a rafforzare la fiducia in sé e nelle relazioni future. Non è necessario rassegnarsi: è possibile stare meglio e costruire legami più coerenti con i suoi bisogni.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Filomena Anna Ascente
la sofferenza che descrive è comprensibile e legittima. Il comportamento del suo ex compagno, per quanto doloroso, parla di lui e delle sue modalità emotive, non del suo valore come persona o come donna. Essere evitati e non riconosciuti può riattivare vissuti di rifiuto, ma questo non significa che lei “sia un rifiuto”, né che il suo modo di amare sia sbagliato.
Il fatto che lei viva le relazioni con profondità, rispetto e coinvolgimento emotivo è una risorsa, non una colpa. La delusione nasce dall’asimmetria tra ciò che lei ha investito e ciò che l’altro era realmente in grado di offrire. Proteggersi non significa chiudersi o rinunciare all’amore, ma imparare a riconoscere gradualmente chi può accogliere la sua autenticità.
Un percorso di consulenza psicologica potrebbe aiutarla a elaborare questa esperienza, a ridare senso a quanto accaduto e a rafforzare la fiducia in sé e nelle relazioni future. Non è necessario rassegnarsi: è possibile stare meglio e costruire legami più coerenti con i suoi bisogni.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Filomena Anna Ascente
Buongiorno, la ringrazio molto per la sua condivisione. Quello che descrive è un vissuto molto doloroso e comprensibile. Il senso di “rifiuto”, di "non essere vista" che sente non nasce probabilmente solo dal comportamento attuale del suo ex, ma soprattutto dal fatto che quel comportamento va a toccare una parte molto profonda e vulnerabile di lei: quella che si è affidata, che ha investito emotivamente e che si è mostrata senza difese. Quella parte quindi che ha concesso l'intimità.
Quello che mi sento di dirle è che l'approccio evitante che il suo ex sembra attuare parla di lui, non del suo valore. Ignorare, non salutare, fare “come se lei non esistesse” non è un atto di maturità né una comunicazione chiara; è spesso una modalità difensiva per non entrare in contatto con il proprio disagio, con il senso di colpa, con emozioni che non si sanno o non si vogliono gestire. Questo non la rende un “rifiuto”, ma una persona che ha amato in modo autentico.
Lei descrive se stessa come introversa, riservata e sensibile. Ne parla però come se fossero aspetti negativi, ma queste non sono fragilità da correggere, ma caratteristiche relazionali preziose. Il problema non è essersi confidati o essersi lasciati andare: il problema è averlo fatto con una persona che non era in grado di reggere quella profondità. Quando due persone investono con livelli emotivi molto diversi, chi sente di più rischia di restare ferito, ma non per questo ha sbagliato.
Il pensiero che emerge ora: “meglio non confidarsi”, “forse non è destino che io sia amata”, come a voler rinunciare all'altro, è una comprensibile reazione difensiva al dolore, ma rischia di trasformarsi in una rinuncia a sé.
Non è detto che parlarci o chiedere spiegazioni oggi sarebbe utile: a volte il silenzio dell’altro è già una risposta, per quanto frustrante. Il lavoro più importante, ora, potrebbe non essere convincere lui o ottenere chiarimenti, ma ricostruire un confine interno: separare ciò che è stato un suo investimento sincero da ciò che è stata l’incapacità dell’altro di stare in una relazione autentica.
Quello che mi sento di dirle è che l'approccio evitante che il suo ex sembra attuare parla di lui, non del suo valore. Ignorare, non salutare, fare “come se lei non esistesse” non è un atto di maturità né una comunicazione chiara; è spesso una modalità difensiva per non entrare in contatto con il proprio disagio, con il senso di colpa, con emozioni che non si sanno o non si vogliono gestire. Questo non la rende un “rifiuto”, ma una persona che ha amato in modo autentico.
Lei descrive se stessa come introversa, riservata e sensibile. Ne parla però come se fossero aspetti negativi, ma queste non sono fragilità da correggere, ma caratteristiche relazionali preziose. Il problema non è essersi confidati o essersi lasciati andare: il problema è averlo fatto con una persona che non era in grado di reggere quella profondità. Quando due persone investono con livelli emotivi molto diversi, chi sente di più rischia di restare ferito, ma non per questo ha sbagliato.
Il pensiero che emerge ora: “meglio non confidarsi”, “forse non è destino che io sia amata”, come a voler rinunciare all'altro, è una comprensibile reazione difensiva al dolore, ma rischia di trasformarsi in una rinuncia a sé.
Non è detto che parlarci o chiedere spiegazioni oggi sarebbe utile: a volte il silenzio dell’altro è già una risposta, per quanto frustrante. Il lavoro più importante, ora, potrebbe non essere convincere lui o ottenere chiarimenti, ma ricostruire un confine interno: separare ciò che è stato un suo investimento sincero da ciò che è stata l’incapacità dell’altro di stare in una relazione autentica.
Gentile utente, da ciò che descrive emerge quanto l’incontro con il suo ex abbia riattivato un vissuto di forte svalutazione e rifiuto, legato più al significato che lei ha attribuito ai suoi comportamenti che ai comportamenti in sé. È comprensibile che l’evitamento e la mancanza di riconoscimento abbiano toccato aspetti molto sensibili della sua storia affettiva, soprattutto considerando quanto per lei l’intimità e la fiducia siano legate a un investimento emotivo profondo. È importante però distinguere tra ciò che l’altro ha scelto o saputo fare e ciò che questo dice del suo valore come persona. Le conclusioni a cui sta arrivando, come l’idea che sia meglio non confidarsi o che forse non sia destinata a essere amata, sembrano nascere dal dolore attuale, più che da una verità su di lei. In questo momento, più che cercare risposte da lui, potrebbe essere utile ascoltare cosa questa esperienza ha riattivato dentro di lei e come sta influenzando il modo in cui guarda a sé stessa e alle relazioni. Se sente che questi vissuti continuano a pesarle, un percorso di confronto e riflessione potrebbe aiutarla a dare un senso più articolato a quanto accaduto, senza che questo definisca chi è o ciò che potrà vivere in futuro. Un caro saluto
Il comportamento dell’ex può essere doloroso, ma non definisce il valore personale né la capacità di essere amati.
Aprirsi emotivamente non è un errore, è una qualità relazionale, anche se a volte viene data alla persona sbagliata.
È comprensibile che l’incontro abbia riattivato ferite non ancora chiuse, ma questo non significa che il futuro affettivo sia compromesso.
Più che cercare spiegazioni da chi si è sottratto, può essere utile lavorare su come proteggere sé stessi e ricostruire fiducia nei propri bisogni e nel proprio modo di amare.
Aprirsi emotivamente non è un errore, è una qualità relazionale, anche se a volte viene data alla persona sbagliata.
È comprensibile che l’incontro abbia riattivato ferite non ancora chiuse, ma questo non significa che il futuro affettivo sia compromesso.
Più che cercare spiegazioni da chi si è sottratto, può essere utile lavorare su come proteggere sé stessi e ricostruire fiducia nei propri bisogni e nel proprio modo di amare.
Gentile utente, quello che sta vivendo è una reazione comprensibile ad una ferita che non ha avuto spazio per essere spiegata né riparata. Quando una persona a cui si è voluto bene ci evita, il dolore non riguarda soltanto la perdita di un legame, ma può toccare direttamente la percezione del nostro valore personale. Il rischio che può comportare questa esperienza relazionale è che si trasformi in una chiusura totale, che però nel tempo non l'aiuterebbe a stare meglio. La sofferenza che prova non definisce chi è né le sue possibilità future, ma segnala un bisogno di comprensione. Mi sento di consigliarle l'avvio di un percorso di supporto psicologico, che possa aiutarla a recuperare serenità e fiducia.
Dott.ssa Giuseppina La Pietra
Dott.ssa Giuseppina La Pietra
Cara, leggo con coinvolgimento le parole preziose di cui ci rende partecipi. Colgo come il rapporto che ha vissuto l'abbia presa tanto, e come in questo lei abbia dato molto della sua persona. Confidando all'altro le sue parti più sensibili e delicate. Le rotture rappresentano sempre una rinuncia - scelta o non decretata da noi - e lasciano spazio al dispiacere, che il lavoro della perdita ci impone di svolgere.
Lei ci racconta come si sia affiancata a questa persona, che è stata supporto, ma anche persona desiderata. Raccontandoci appunto di un discorso insaturo, che è proprio la dimensione di chi desidera il proprio partner. Di chi si riconosce mancante di qualcosa, e che ama desiderare dall'altro.
Si è aperta e ha condiviso, donato molto. Ora, nonostante la sofferenza, faccia tesoro di ciò di cui ha potuto fare una buona esperienza. Gli aspetti di crescita che ha incontrato, che probabilmente sono maggiori dei motivi, forse non fondati, per sentirsi in colpa. Un'esperienza autentica chiede di poter essere, con il tempo, mano mano, elaborata. Così che possa giungere ad una elaborazione buona per ripartire.
Un caro saluto e un imboccallupo per tutto.
Lei ci racconta come si sia affiancata a questa persona, che è stata supporto, ma anche persona desiderata. Raccontandoci appunto di un discorso insaturo, che è proprio la dimensione di chi desidera il proprio partner. Di chi si riconosce mancante di qualcosa, e che ama desiderare dall'altro.
Si è aperta e ha condiviso, donato molto. Ora, nonostante la sofferenza, faccia tesoro di ciò di cui ha potuto fare una buona esperienza. Gli aspetti di crescita che ha incontrato, che probabilmente sono maggiori dei motivi, forse non fondati, per sentirsi in colpa. Un'esperienza autentica chiede di poter essere, con il tempo, mano mano, elaborata. Così che possa giungere ad una elaborazione buona per ripartire.
Un caro saluto e un imboccallupo per tutto.
Cara, ho letto bene il tuo racconto. Comprendo la tua sofferenza. Tu ti sei fidata e sei stata ferita. Parto col dirti che non sei sbagliata, che non è vero che non sei destinata ad essere amata, hai solo avuto un'esperienza negativa. Probabilmente ti sei fidata di una persona che non ti ha compreso ed apprezzato nel profondo.
Non sentirti un rifiuto perché non lo sei. Sei una giovane donna che ha sogni, desideri e passioni e che attende di sentire qualcosa di profondo e vero per lasciarsi andare.
Da ciò che scrivi sembra che lui abbia vissuto la vostra storia con più superficialità e si sia tirato indietro quando ha sentito che richiedeva impegno. L'età non è sempre equivalente al livello di maturità.
Se hai bisogno puoi valutare un percorso psicologico anche breve che ti aiuti a superare le tue insicurezze e le tue paure e ad affrontare le relazioni dosando tempi e passaggi in modo da equilibrare ciò che dai e ciò che ricevi.
Ti porgo un caro saluto ed un abbraccio e ti ripeto che non sei un rifiuto, che vali e che ogni esperienza, anche negative, può essere funzionali per raggiungere qualcosa di bello.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Non sentirti un rifiuto perché non lo sei. Sei una giovane donna che ha sogni, desideri e passioni e che attende di sentire qualcosa di profondo e vero per lasciarsi andare.
Da ciò che scrivi sembra che lui abbia vissuto la vostra storia con più superficialità e si sia tirato indietro quando ha sentito che richiedeva impegno. L'età non è sempre equivalente al livello di maturità.
Se hai bisogno puoi valutare un percorso psicologico anche breve che ti aiuti a superare le tue insicurezze e le tue paure e ad affrontare le relazioni dosando tempi e passaggi in modo da equilibrare ciò che dai e ciò che ricevi.
Ti porgo un caro saluto ed un abbraccio e ti ripeto che non sei un rifiuto, che vali e che ogni esperienza, anche negative, può essere funzionali per raggiungere qualcosa di bello.
Dott.ssa Mazzilli Marilena
Cara,
quello che descrivi è un vissuto molto doloroso e comprensibile, e prima di tutto merita di essere accolto senza ridurlo o sminuirlo. Sentirti un “rifiuto” dopo quell’incontro non è un’esagerazione né una fragilità eccessiva: è l’effetto psichico di uno sguardo che ti ha negata, di un evitamento che ha riattivato una ferita profonda, probabilmente non solo legata a lui, ma anche a ciò che per te ha rappresentato quel legame.
Il comportamento del tuo ex — il non salutarti, il fingere che tu non esistessi — è stato vissuto da te come un messaggio molto chiaro e violento sul piano emotivo, quasi una cancellazione. Ed è comprensibile che questo abbia fatto vacillare non solo il ricordo della relazione, ma anche l’immagine che hai di te stessa. In questi momenti spesso il dolore non riguarda solo “lui”, ma il modo in cui quell’episodio sembra dire qualcosa su chi sei tu, sul tuo valore, sulla tua possibilità di essere scelta e amata.
Forse vale la pena chiedersi se ciò che oggi ti fa così male non sia tanto il fatto che lui non ti voglia più, quanto il modo in cui la sua distanza sembra confermare una paura già presente: quella che aprirsi, affidarsi, mostrarsi vulnerabile porti inevitabilmente a essere umiliata o lasciata. Tu stessa dici che con lui ti sei concessa come mai prima, verbalmente ed emotivamente. È possibile che oggi la rabbia verso te stessa non riguardi tanto “l’errore” di esserti fidata, ma il dolore di aver messo in gioco parti molto intime senza averle sentite riconosciute.
L’idea che da questa esperienza tu debba imparare a non confidarti più, a non “dare peso” ai tuoi sentimenti, suona più come una difesa che come una reale conclusione. Forse è una forma di protezione dal rischio di soffrire ancora, ma al tempo stesso rischia di trasformarsi in una rinuncia anticipata al legame. Vale la pena domandarsi se davvero il problema sia la tua sensibilità, o se invece il nodo stia nell’incontro con una persona che non ha potuto o saputo reggere quella profondità.
Non è detto che il suo evitamento parli di te o del tuo valore. Potrebbe parlare dei suoi limiti, delle sue paure, o del modo in cui ha gestito — forse malamente — una relazione che per te è stata autentica. E forse il lavoro ora non è capire cosa dire o fare con lui, ma prenderti sul serio tu: ascoltare questa ferita senza trasformarla in una sentenza definitiva su chi sei o su ciò che meriti.
Il fatto che tu soffra così dice che sai amare, che sai legarti, che non vivi le relazioni come passatempi. Questa non è una colpa né una debolezza, anche se oggi fa molto male. Forse il punto non è rassegnarsi all’idea di non essere amata, ma interrogarsi su che tipo di legame possa davvero incontrare la tua sensibilità senza annullarla.
Con rispetto e vicinanza,
Raffaella Pia Testa
quello che descrivi è un vissuto molto doloroso e comprensibile, e prima di tutto merita di essere accolto senza ridurlo o sminuirlo. Sentirti un “rifiuto” dopo quell’incontro non è un’esagerazione né una fragilità eccessiva: è l’effetto psichico di uno sguardo che ti ha negata, di un evitamento che ha riattivato una ferita profonda, probabilmente non solo legata a lui, ma anche a ciò che per te ha rappresentato quel legame.
Il comportamento del tuo ex — il non salutarti, il fingere che tu non esistessi — è stato vissuto da te come un messaggio molto chiaro e violento sul piano emotivo, quasi una cancellazione. Ed è comprensibile che questo abbia fatto vacillare non solo il ricordo della relazione, ma anche l’immagine che hai di te stessa. In questi momenti spesso il dolore non riguarda solo “lui”, ma il modo in cui quell’episodio sembra dire qualcosa su chi sei tu, sul tuo valore, sulla tua possibilità di essere scelta e amata.
Forse vale la pena chiedersi se ciò che oggi ti fa così male non sia tanto il fatto che lui non ti voglia più, quanto il modo in cui la sua distanza sembra confermare una paura già presente: quella che aprirsi, affidarsi, mostrarsi vulnerabile porti inevitabilmente a essere umiliata o lasciata. Tu stessa dici che con lui ti sei concessa come mai prima, verbalmente ed emotivamente. È possibile che oggi la rabbia verso te stessa non riguardi tanto “l’errore” di esserti fidata, ma il dolore di aver messo in gioco parti molto intime senza averle sentite riconosciute.
L’idea che da questa esperienza tu debba imparare a non confidarti più, a non “dare peso” ai tuoi sentimenti, suona più come una difesa che come una reale conclusione. Forse è una forma di protezione dal rischio di soffrire ancora, ma al tempo stesso rischia di trasformarsi in una rinuncia anticipata al legame. Vale la pena domandarsi se davvero il problema sia la tua sensibilità, o se invece il nodo stia nell’incontro con una persona che non ha potuto o saputo reggere quella profondità.
Non è detto che il suo evitamento parli di te o del tuo valore. Potrebbe parlare dei suoi limiti, delle sue paure, o del modo in cui ha gestito — forse malamente — una relazione che per te è stata autentica. E forse il lavoro ora non è capire cosa dire o fare con lui, ma prenderti sul serio tu: ascoltare questa ferita senza trasformarla in una sentenza definitiva su chi sei o su ciò che meriti.
Il fatto che tu soffra così dice che sai amare, che sai legarti, che non vivi le relazioni come passatempi. Questa non è una colpa né una debolezza, anche se oggi fa molto male. Forse il punto non è rassegnarsi all’idea di non essere amata, ma interrogarsi su che tipo di legame possa davvero incontrare la tua sensibilità senza annullarla.
Con rispetto e vicinanza,
Raffaella Pia Testa
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.