Buongiorno a tutti. Diversi mesi fa feci una domanda dove ricevetti tantissime risposte da parte vos
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Buongiorno a tutti. Diversi mesi fa feci una domanda dove ricevetti tantissime risposte da parte vostra e, oltre che esserne estremamente grata perchè mi hanno aiutata a sentirmi meno sola, ho poi effettivamente iniziato un percorso terapeutico (che ho al momento messo in pausa dopo molte sedute perchè sto cercando lavoro).
Ero la ragazza di 29 anni che si era innamorata del collega, un cliché. Da un lato il collega mi chiedeva cosa volessi fare e dell’altro il mio partner da 4 anni e mezzo era rimasto scosso da questo turbinio di emozioni a cui l’avevo sottoposto.
Ho seguito il consiglio della mia psicoterapeuta e ho preso le cose con calma. Ho detto al collega che non ci saremmo più potuti sentire perchè stavo scegliendo di sistemare la mia relazione a lungo termine, sia perchè non penso sia giusto saltare da una relazione ad un’altra e sia perchè non sono il tipo di persona che vuole trattare le altre persone come pezze. Il mio partner mi è sempre stato vicino in ogni momento, anche nel mio anno all’estero, portando pazienza. Ho però posto al mio partner dei problemi davanti, perchè penso che se io stavo iniziando a cercare emozioni in un altro uomo qualcosa che manca dev’esserci. Difatti lamentavo il sentirmi spesso sola con lui, non mi racconta mai niente e tutti i suoi pensieri sono gelosamente custoditi nella sua testa… un posto da cui mi sento molto esclusa. Spesso le mie parole vanno al vento, o non mi sento ascoltata, oppure mi sento sempre corretta e osservata e poco apprezzata. Gli ho anche detto che non ha mai saputo prendermi bene a livello sessuale… ma lui rimprovera me di non essere mai stata chiara in quell’ambito. Io e il mio partner abbiamo iniziato a smettere di andare a letto 3 anni nella relazione… la convivenza ha sicuramente peggiorato la situazione. Un evento scatenante che mi ha fatto chiudere molto fu quando mi disse che il vicino si era lamentato dei nostri “rumori” e questo mi fece sentire molto violata in un certo senso perchè è un argomento delicato. Ho smesso di voler avere rapporti nella stanza da letto… ma lui questo non lo sa e penso che se mai glielo dicessi direbbe che sono esagerata.
C’è qualcosa che lui non riesce a raggiungere o che non ha capito di me, non capisco cosa e non capisco come sia possibile ma lui non mi eccita. All’inizio della relazione sì, poi rapidamente no.
E il collega è rimasto un pensiero fisso nella mia testa, a volte lo vedo in foto di altri e mi si chiude lo stomaco e divento immediatamente triste perchè mi manca la sua voce e il modo in cui mi faceva ridere. Ma non gli ho mai dato la chance di amarmi e lui ha mollato il colpo molto in fretta… forse. Chi sono io per giudicare la sua scelta di non sentirmi mai più. Probabilmente non vuole avere a che fare con me perchè sono fidanzata. Ma non posso fare a meno che essere triste perchè se davvero i suoi sentimenti erano forti come professava, perchè non ha insistito un po’ di più? Ma poi mi “sveglio” e mi dico che non è quello che voglio. Vorrei avere io la forza di fare ciò che voglio… lasciare il mio partner però avrebbe conseguenza che forse non sono pronta ad accettare perchè posso dire di tutto del mio partner ma non che non mi ami. Anche io lo amo, ma forse più come si ama un fratello a volte. Siamo amici, sappiamo come parlare e intrattenerci, ma a volte mi sento così sola. La mia psicoterapeuta dice che esisto anche io… che sono severa con me stessa e che anche io merito di sentirmi amata. Ma il mio ragazzo mi ama sono io che non lo apprezzo abbastanza. E ora sono in questo loop di tristezza dove a volte spero che il collega mi scriva e mi dica che anche lui mi pensa, solo per sentirmi meno sola.
Ero la ragazza di 29 anni che si era innamorata del collega, un cliché. Da un lato il collega mi chiedeva cosa volessi fare e dell’altro il mio partner da 4 anni e mezzo era rimasto scosso da questo turbinio di emozioni a cui l’avevo sottoposto.
Ho seguito il consiglio della mia psicoterapeuta e ho preso le cose con calma. Ho detto al collega che non ci saremmo più potuti sentire perchè stavo scegliendo di sistemare la mia relazione a lungo termine, sia perchè non penso sia giusto saltare da una relazione ad un’altra e sia perchè non sono il tipo di persona che vuole trattare le altre persone come pezze. Il mio partner mi è sempre stato vicino in ogni momento, anche nel mio anno all’estero, portando pazienza. Ho però posto al mio partner dei problemi davanti, perchè penso che se io stavo iniziando a cercare emozioni in un altro uomo qualcosa che manca dev’esserci. Difatti lamentavo il sentirmi spesso sola con lui, non mi racconta mai niente e tutti i suoi pensieri sono gelosamente custoditi nella sua testa… un posto da cui mi sento molto esclusa. Spesso le mie parole vanno al vento, o non mi sento ascoltata, oppure mi sento sempre corretta e osservata e poco apprezzata. Gli ho anche detto che non ha mai saputo prendermi bene a livello sessuale… ma lui rimprovera me di non essere mai stata chiara in quell’ambito. Io e il mio partner abbiamo iniziato a smettere di andare a letto 3 anni nella relazione… la convivenza ha sicuramente peggiorato la situazione. Un evento scatenante che mi ha fatto chiudere molto fu quando mi disse che il vicino si era lamentato dei nostri “rumori” e questo mi fece sentire molto violata in un certo senso perchè è un argomento delicato. Ho smesso di voler avere rapporti nella stanza da letto… ma lui questo non lo sa e penso che se mai glielo dicessi direbbe che sono esagerata.
C’è qualcosa che lui non riesce a raggiungere o che non ha capito di me, non capisco cosa e non capisco come sia possibile ma lui non mi eccita. All’inizio della relazione sì, poi rapidamente no.
E il collega è rimasto un pensiero fisso nella mia testa, a volte lo vedo in foto di altri e mi si chiude lo stomaco e divento immediatamente triste perchè mi manca la sua voce e il modo in cui mi faceva ridere. Ma non gli ho mai dato la chance di amarmi e lui ha mollato il colpo molto in fretta… forse. Chi sono io per giudicare la sua scelta di non sentirmi mai più. Probabilmente non vuole avere a che fare con me perchè sono fidanzata. Ma non posso fare a meno che essere triste perchè se davvero i suoi sentimenti erano forti come professava, perchè non ha insistito un po’ di più? Ma poi mi “sveglio” e mi dico che non è quello che voglio. Vorrei avere io la forza di fare ciò che voglio… lasciare il mio partner però avrebbe conseguenza che forse non sono pronta ad accettare perchè posso dire di tutto del mio partner ma non che non mi ami. Anche io lo amo, ma forse più come si ama un fratello a volte. Siamo amici, sappiamo come parlare e intrattenerci, ma a volte mi sento così sola. La mia psicoterapeuta dice che esisto anche io… che sono severa con me stessa e che anche io merito di sentirmi amata. Ma il mio ragazzo mi ama sono io che non lo apprezzo abbastanza. E ora sono in questo loop di tristezza dove a volte spero che il collega mi scriva e mi dica che anche lui mi pensa, solo per sentirmi meno sola.
Buongiorno leggendo quanto scrive mi arriva una grande stanchezza emotiva.
Sente di dover restare perché il partner è stato un luogo sicuro e presente, ma sembra che il suo corpo le segnali mancanza di desiderio.
Quando dice che lo ami "come un fratello", stai già dando una risposta: l'amore sentimentale richiede una connessione intima e una complicità che in questo momento sembrano mancare.
Il pensiero per il collega non è necessariamente grande amore per lui ma per ciò che lui rappresentava: la possibilità di essere compresa, ascoltata e desiderata. Il fatto che lui non abbia "insistito" può essere un atto di rispetto verso il confine che lei stessa hai tracciato.
Non trovo nulla di sbagliato se non riesce a stare in una relazione che non la soddisfa più.
Restare per non ferire lui, è quello di annullare se stessi, alimentando quel la tristezza che descrive.
Appena ne avrà la possibilità, sarebbe utile riprendere lo spazio terapeutico per esplorare il motivo per cui resta in una relazione: forse non perché ama, ma perché teme il vuoto che segue una fine.
Un cordiale saluto
Sente di dover restare perché il partner è stato un luogo sicuro e presente, ma sembra che il suo corpo le segnali mancanza di desiderio.
Quando dice che lo ami "come un fratello", stai già dando una risposta: l'amore sentimentale richiede una connessione intima e una complicità che in questo momento sembrano mancare.
Il pensiero per il collega non è necessariamente grande amore per lui ma per ciò che lui rappresentava: la possibilità di essere compresa, ascoltata e desiderata. Il fatto che lui non abbia "insistito" può essere un atto di rispetto verso il confine che lei stessa hai tracciato.
Non trovo nulla di sbagliato se non riesce a stare in una relazione che non la soddisfa più.
Restare per non ferire lui, è quello di annullare se stessi, alimentando quel la tristezza che descrive.
Appena ne avrà la possibilità, sarebbe utile riprendere lo spazio terapeutico per esplorare il motivo per cui resta in una relazione: forse non perché ama, ma perché teme il vuoto che segue una fine.
Un cordiale saluto
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Buongiorno, grazie per aver condiviso ancora una volta qualcosa di così personale. Da quello che racconti emerge quanto questa situazione sia complessa e quanto tu stia cercando di muoverti con molta responsabilità verso tutte le persone coinvolte, compresa te stessa. Non è semplice stare dentro emozioni così contrastanti: l’affetto e la storia con il tuo partner, il senso di solitudine che a volte senti nella relazione, e allo stesso tempo il pensiero del collega che rappresenta qualcosa che ti ha fatto sentire viva, vista o compresa.
Mi colpisce quanto tu sembri essere molto severa con te stessa: spesso ti chiedi se stai sbagliando, se non stai apprezzando abbastanza ciò che hai, o se stai chiedendo troppo. Allo stesso tempo però nel tuo racconto emergono bisogni importanti: sentirti ascoltata, condividere i pensieri, sentirti desiderata e coinvolta anche sul piano emotivo e sessuale. Questi bisogni sono legittimi.
A volte, quando ci sentiamo molto soli dentro una relazione, è facile che la mente torni verso chi in un momento ci ha fatto sentire più visti o più leggeri. Non significa necessariamente che quella persona fosse “la scelta giusta”, ma può essere un segnale di qualcosa che dentro di te sta chiedendo attenzione.
Forse in questo momento non è necessario trovare subito una risposta definitiva su cosa fare o su chi scegliere. Potrebbe essere più utile continuare ad ascoltare con curiosità ciò che senti: la tristezza, il senso di solitudine, ma anche ciò che desideri davvero per la tua vita affettiva.
Il lavoro che avevi iniziato in terapia andava proprio in questa direzione: dare spazio anche a te, ai tuoi bisogni e alla tua voce. Anche se ora il percorso è in pausa, quello spazio di riflessione che hai iniziato a costruire dentro di te può continuare ad accompagnarti.
Nel frattempo prova a trattarti con un po’ più di gentilezza: non sei sbagliata perché ti senti confusa o triste. Stai cercando di capire cosa è importante per te, e questo richiede tempo.
Sperando di essere stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Mi colpisce quanto tu sembri essere molto severa con te stessa: spesso ti chiedi se stai sbagliando, se non stai apprezzando abbastanza ciò che hai, o se stai chiedendo troppo. Allo stesso tempo però nel tuo racconto emergono bisogni importanti: sentirti ascoltata, condividere i pensieri, sentirti desiderata e coinvolta anche sul piano emotivo e sessuale. Questi bisogni sono legittimi.
A volte, quando ci sentiamo molto soli dentro una relazione, è facile che la mente torni verso chi in un momento ci ha fatto sentire più visti o più leggeri. Non significa necessariamente che quella persona fosse “la scelta giusta”, ma può essere un segnale di qualcosa che dentro di te sta chiedendo attenzione.
Forse in questo momento non è necessario trovare subito una risposta definitiva su cosa fare o su chi scegliere. Potrebbe essere più utile continuare ad ascoltare con curiosità ciò che senti: la tristezza, il senso di solitudine, ma anche ciò che desideri davvero per la tua vita affettiva.
Il lavoro che avevi iniziato in terapia andava proprio in questa direzione: dare spazio anche a te, ai tuoi bisogni e alla tua voce. Anche se ora il percorso è in pausa, quello spazio di riflessione che hai iniziato a costruire dentro di te può continuare ad accompagnarti.
Nel frattempo prova a trattarti con un po’ più di gentilezza: non sei sbagliata perché ti senti confusa o triste. Stai cercando di capire cosa è importante per te, e questo richiede tempo.
Sperando di essere stata d'aiuto,
Dott.ssa Elisa Folliero
Buongiorno. Da quello che scrivi si sente che hai fatto un gesto molto adulto: hai tolto il collega dalla scena per non usare nessuno e per provare a capire davvero cosa non funziona nella tua relazione. Il fatto che oggi tu sia ancora in loop non significa che hai sbagliato, significa che hai tolto un “anestetico” e adesso senti in pieno i vuoti che c’erano già.
Due cose possono essere vere insieme: il tuo partner può amarti davvero, e tu puoi sentirti sola con lui. L’amore non basta se mancano ascolto, presenza emotiva e un’intimità sessuale che ti faccia sentire desiderata e libera. E non è “ingratitudine” riconoscerlo. È onestà.
Sul collega: spesso diventa il simbolo di ciò che ti manca, leggerezza, rispecchiamento, desiderio, curiosità. Non è necessariamente “l’uomo giusto”, è l’immagine di una te più viva. Per questo ti fa male vedere foto e ti chiude lo stomaco. E sul “perché non ha insistito”: può darsi che si sia protetto, o che abbia rispettato il confine, o che non volesse entrare in un triangolo. Non prenderlo come misura del tuo valore.
La parte più importante del tuo messaggio, però, è il sesso e la sicurezza. Tu descrivi un episodio (il vicino che si lamenta) che ti ha fatto sentire esposta e violata, e da lì il corpo ha chiuso. Questo non è capriccio: è un’associazione tra intimità e vergogna/controllo. Se lui tende a correggerti e tu temi che minimizzi, è normale che il desiderio non si accenda: il desiderio ha bisogno di libertà e di sentirsi “al sicuro”, anche nel giudizio.
Cosa puoi fare adesso, senza strappi e senza restare in attesa.
Smetti di misurare tutto in base al collega. Ogni volta che lo usi come metro, ti perdi. Riporta il focus su di te: “Di cosa ho bisogno per sentirmi in una relazione piena?”
Porta un tema alla volta col partner, in modo concreto. Non “mi sento sola da anni”, ma: “Per me è importante che tu mi chieda come sto e che tu mi racconti cosa succede dentro di te. Possiamo dedicarci 20 minuti due volte a settimana senza telefoni per parlarci davvero?” Se lui ci sta e prova, è un segnale. Se si chiude o svaluta, è un altro segnale.
Sul sesso: invece di partire da “non mi ecciti”, partire da sicurezza e contesto. “Mi è rimasta addosso vergogna dopo l’episodio del vicino. Vorrei ricostruire senza pressione: coccole, baci, gradualità, e scegliere insieme un modo che mi faccia sentire tranquilla.” È un tema che spesso si lavora molto meglio con una terapia di coppia o una consulenza sessuologica, anche breve.
Se puoi, riprendi la terapia appena riesci, anche con cadenza più diradata. Questo è un momento in cui hai bisogno di sostegno, non di fare tutto da sola.
E un criterio semplice per uscire dal loop: se nei prossimi mesi il tuo partner mostrasse un cambiamento reale su presenza emotiva e intimità, tu sentiresti di poter tornare a desiderarlo e a scegliere la relazione? Se la risposta è sì, vale la pena investire con strumenti giusti. Se la risposta è no, allora il dolore che senti è già una risposta, e va ascoltata con rispetto, non con colpa.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro su ambivalenza, desiderio e solitudine in coppia, e puoi valutare un colloquio.
Due cose possono essere vere insieme: il tuo partner può amarti davvero, e tu puoi sentirti sola con lui. L’amore non basta se mancano ascolto, presenza emotiva e un’intimità sessuale che ti faccia sentire desiderata e libera. E non è “ingratitudine” riconoscerlo. È onestà.
Sul collega: spesso diventa il simbolo di ciò che ti manca, leggerezza, rispecchiamento, desiderio, curiosità. Non è necessariamente “l’uomo giusto”, è l’immagine di una te più viva. Per questo ti fa male vedere foto e ti chiude lo stomaco. E sul “perché non ha insistito”: può darsi che si sia protetto, o che abbia rispettato il confine, o che non volesse entrare in un triangolo. Non prenderlo come misura del tuo valore.
La parte più importante del tuo messaggio, però, è il sesso e la sicurezza. Tu descrivi un episodio (il vicino che si lamenta) che ti ha fatto sentire esposta e violata, e da lì il corpo ha chiuso. Questo non è capriccio: è un’associazione tra intimità e vergogna/controllo. Se lui tende a correggerti e tu temi che minimizzi, è normale che il desiderio non si accenda: il desiderio ha bisogno di libertà e di sentirsi “al sicuro”, anche nel giudizio.
Cosa puoi fare adesso, senza strappi e senza restare in attesa.
Smetti di misurare tutto in base al collega. Ogni volta che lo usi come metro, ti perdi. Riporta il focus su di te: “Di cosa ho bisogno per sentirmi in una relazione piena?”
Porta un tema alla volta col partner, in modo concreto. Non “mi sento sola da anni”, ma: “Per me è importante che tu mi chieda come sto e che tu mi racconti cosa succede dentro di te. Possiamo dedicarci 20 minuti due volte a settimana senza telefoni per parlarci davvero?” Se lui ci sta e prova, è un segnale. Se si chiude o svaluta, è un altro segnale.
Sul sesso: invece di partire da “non mi ecciti”, partire da sicurezza e contesto. “Mi è rimasta addosso vergogna dopo l’episodio del vicino. Vorrei ricostruire senza pressione: coccole, baci, gradualità, e scegliere insieme un modo che mi faccia sentire tranquilla.” È un tema che spesso si lavora molto meglio con una terapia di coppia o una consulenza sessuologica, anche breve.
Se puoi, riprendi la terapia appena riesci, anche con cadenza più diradata. Questo è un momento in cui hai bisogno di sostegno, non di fare tutto da sola.
E un criterio semplice per uscire dal loop: se nei prossimi mesi il tuo partner mostrasse un cambiamento reale su presenza emotiva e intimità, tu sentiresti di poter tornare a desiderarlo e a scegliere la relazione? Se la risposta è sì, vale la pena investire con strumenti giusti. Se la risposta è no, allora il dolore che senti è già una risposta, e va ascoltata con rispetto, non con colpa.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro su ambivalenza, desiderio e solitudine in coppia, e puoi valutare un colloquio.
Si faccia aiutare dalla psicoterapeuta a farsi indirizzare nelle sue decisioni dal suo VERO SE, cioè dalla sua parte più autentica. Un caro saluto.
Buonasera,
da quello che racconti si sente quanto tu stia cercando di muoverti con molta responsabilità e rispetto verso le persone coinvolte, ma anche quanto questa situazione ti faccia sentire confusa, sola e divisa tra parti diverse di te. Sono vissuti molto comprensibili quando ci si trova tra un legame importante e il bisogno di sentirsi davvero visti, ascoltati e desiderati nella relazione.
A volte l’incontro con un’altra persona non riguarda solo quella persona in sé, ma può portare alla luce bisogni emotivi, di vicinanza, di riconoscimento o di vitalità che dentro la relazione attuale faticano a trovare spazio. Non significa necessariamente che tu stia “sbagliando”, ma può essere un segnale prezioso che parla di te, dei tuoi bisogni e della qualità della relazione che stai vivendo.
Mi sembra molto significativo che tu abbia già iniziato un percorso terapeutico e che lì sia emerso il tema del dare spazio anche a te stessa. In momenti come questo, più che trovare subito una risposta definitiva, può essere utile continuare ad ascoltarti con gentilezza: cosa desideri davvero? cosa ti fa sentire viva, vista, accolta? quali parti di te nella relazione si sentono nutrite e quali invece restano sole?
La terapia può essere proprio lo spazio in cui mettere ordine tra queste emozioni, senza giudizio e senza fretta, così che le tue scelte possano nascere da una maggiore consapevolezza e non solo dal senso di colpa o dalla paura delle conseguenze.
Se ti sarà possibile, potrebbe essere molto utile riprendere il percorso che avevi iniziato: sembra che ti stesse aiutando a dare voce anche ai tuoi bisogni, che meritano ascolto quanto quelli delle altre persone coinvolte.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
da quello che racconti si sente quanto tu stia cercando di muoverti con molta responsabilità e rispetto verso le persone coinvolte, ma anche quanto questa situazione ti faccia sentire confusa, sola e divisa tra parti diverse di te. Sono vissuti molto comprensibili quando ci si trova tra un legame importante e il bisogno di sentirsi davvero visti, ascoltati e desiderati nella relazione.
A volte l’incontro con un’altra persona non riguarda solo quella persona in sé, ma può portare alla luce bisogni emotivi, di vicinanza, di riconoscimento o di vitalità che dentro la relazione attuale faticano a trovare spazio. Non significa necessariamente che tu stia “sbagliando”, ma può essere un segnale prezioso che parla di te, dei tuoi bisogni e della qualità della relazione che stai vivendo.
Mi sembra molto significativo che tu abbia già iniziato un percorso terapeutico e che lì sia emerso il tema del dare spazio anche a te stessa. In momenti come questo, più che trovare subito una risposta definitiva, può essere utile continuare ad ascoltarti con gentilezza: cosa desideri davvero? cosa ti fa sentire viva, vista, accolta? quali parti di te nella relazione si sentono nutrite e quali invece restano sole?
La terapia può essere proprio lo spazio in cui mettere ordine tra queste emozioni, senza giudizio e senza fretta, così che le tue scelte possano nascere da una maggiore consapevolezza e non solo dal senso di colpa o dalla paura delle conseguenze.
Se ti sarà possibile, potrebbe essere molto utile riprendere il percorso che avevi iniziato: sembra che ti stesse aiutando a dare voce anche ai tuoi bisogni, che meritano ascolto quanto quelli delle altre persone coinvolte.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Buongiorno,
dal suo racconto emerge chiaramente quanto questa situazione sia emotivamente complessa e quanto lei stia cercando di affrontarla con molta responsabilità. Non è semplice trovarsi nel mezzo di sentimenti diversi, a volte anche contrastanti, e allo stesso tempo cercare di fare scelte che tengano conto non solo dei propri bisogni ma anche delle persone coinvolte.
Nel suo messaggio si percepisce un grande sforzo di “fare la cosa giusta”: non passare da una relazione all’altra, non ferire il partner, cercare di capire cosa stia succedendo dentro di sé. Questo è un atteggiamento molto riflessivo, ma allo stesso tempo può diventare pesante se ogni emozione viene immediatamente messa sotto giudizio. Non sempre ciò che proviamo è lineare o immediatamente comprensibile, e spesso i sentimenti che emergono nelle relazioni ci parlano di bisogni più profondi che meritano di essere ascoltati con calma.
L’esperienza con il collega, per esempio, sembra aver avuto la funzione di portare alla luce qualcosa che già da tempo nella relazione di coppia le provocava fatica: il senso di solitudine, la sensazione di non essere davvero ascoltata o raggiunta emotivamente, e anche una distanza che si è creata nel tempo sul piano dell’intimità. Non è raro che l’interesse verso un’altra persona compaia proprio nei momenti in cui alcune parti della relazione di coppia sono in difficoltà. In questi casi, più che essere il “problema”, quella esperienza può diventare una sorta di segnale che invita a interrogarsi su ciò che manca o su ciò che nel tempo si è trasformato.
Nel suo racconto emergono anche alcuni momenti che sembrano aver avuto un impatto significativo, come quello legato al commento del vicino sui “rumori”. A volte episodi che dall’esterno potrebbero sembrare piccoli possono invece toccare aspetti molto intimi e delicati, influenzando profondamente il modo in cui una persona vive il proprio corpo, la propria intimità e il rapporto con il partner. Quando queste esperienze rimangono poco condivise o non trovano uno spazio di comprensione reciproca, possono contribuire a creare distanza nel tempo.
Allo stesso tempo, appare molto forte il conflitto interno che sta vivendo: da una parte il riconoscimento dell’affetto e della storia costruita con il suo partner, dall’altra il sentirsi a tratti sola o emotivamente poco raggiunta. È una tensione che molte persone incontrano nelle relazioni di lunga durata, soprattutto quando amore, abitudine, amicizia e desiderio iniziano a prendere forme diverse.
Mi colpisce anche un altro passaggio del suo messaggio: quando dice di desiderare, a volte, che il collega la contatti solo per sentirsi meno sola. Questo sembra parlare di un bisogno di riconoscimento e di essere vista emotivamente, più che necessariamente della persona specifica in sé. Spesso il dolore più grande non riguarda tanto la scelta tra due persone, ma il sentirsi poco incontrati nei propri bisogni affettivi più profondi.
Il fatto che lei abbia iniziato un percorso psicoterapeutico e che ne parli con questa consapevolezza è molto importante. Da ciò che riporta, sembra che il lavoro fatto con la sua terapeuta stesse andando proprio nella direzione di dare spazio anche ai suoi bisogni e alla sua esperienza emotiva, cosa che a volte può risultare difficile quando si è molto severi con se stessi o quando si tende a dare priorità soprattutto agli altri.
Comprensibilmente in questo momento il percorso è in pausa, ma la complessità dei temi che porta — il rapporto con il partner, il desiderio, il senso di solitudine nella relazione, il modo in cui giudica se stessa — sono aspetti che difficilmente possono trovare una vera elaborazione in uno spazio come questo. Spesso hanno bisogno di tempo, continuità e di uno spazio protetto in cui poter essere esplorati senza la pressione di dover arrivare subito a una decisione.
Se le sarà possibile, potrebbe essere utile riprendere il percorso terapeutico quando le condizioni lo permetteranno. La terapia può aiutarla non tanto a dirle cosa scegliere, ma a comprendere più profondamente cosa sente, cosa desidera davvero e quali dinamiche si sono costruite nella sua relazione nel tempo. A volte, quando questi aspetti diventano più chiari, anche le decisioni che sembravano impossibili iniziano a prendere forma con maggiore naturalezza.
Nel frattempo, forse può provare a concedersi un po’ più di gentilezza verso se stessa. Essere in dubbio, provare nostalgia, sentirsi divisi tra più emozioni non significa essere incoerenti o sbagliati: spesso è semplicemente il segnale che una parte importante della propria vita affettiva sta chiedendo di essere ascoltata più a fondo.
Le auguro di poter riprendere in tempi brevi un percorso che possa aiutarla. Buona giornata
dal suo racconto emerge chiaramente quanto questa situazione sia emotivamente complessa e quanto lei stia cercando di affrontarla con molta responsabilità. Non è semplice trovarsi nel mezzo di sentimenti diversi, a volte anche contrastanti, e allo stesso tempo cercare di fare scelte che tengano conto non solo dei propri bisogni ma anche delle persone coinvolte.
Nel suo messaggio si percepisce un grande sforzo di “fare la cosa giusta”: non passare da una relazione all’altra, non ferire il partner, cercare di capire cosa stia succedendo dentro di sé. Questo è un atteggiamento molto riflessivo, ma allo stesso tempo può diventare pesante se ogni emozione viene immediatamente messa sotto giudizio. Non sempre ciò che proviamo è lineare o immediatamente comprensibile, e spesso i sentimenti che emergono nelle relazioni ci parlano di bisogni più profondi che meritano di essere ascoltati con calma.
L’esperienza con il collega, per esempio, sembra aver avuto la funzione di portare alla luce qualcosa che già da tempo nella relazione di coppia le provocava fatica: il senso di solitudine, la sensazione di non essere davvero ascoltata o raggiunta emotivamente, e anche una distanza che si è creata nel tempo sul piano dell’intimità. Non è raro che l’interesse verso un’altra persona compaia proprio nei momenti in cui alcune parti della relazione di coppia sono in difficoltà. In questi casi, più che essere il “problema”, quella esperienza può diventare una sorta di segnale che invita a interrogarsi su ciò che manca o su ciò che nel tempo si è trasformato.
Nel suo racconto emergono anche alcuni momenti che sembrano aver avuto un impatto significativo, come quello legato al commento del vicino sui “rumori”. A volte episodi che dall’esterno potrebbero sembrare piccoli possono invece toccare aspetti molto intimi e delicati, influenzando profondamente il modo in cui una persona vive il proprio corpo, la propria intimità e il rapporto con il partner. Quando queste esperienze rimangono poco condivise o non trovano uno spazio di comprensione reciproca, possono contribuire a creare distanza nel tempo.
Allo stesso tempo, appare molto forte il conflitto interno che sta vivendo: da una parte il riconoscimento dell’affetto e della storia costruita con il suo partner, dall’altra il sentirsi a tratti sola o emotivamente poco raggiunta. È una tensione che molte persone incontrano nelle relazioni di lunga durata, soprattutto quando amore, abitudine, amicizia e desiderio iniziano a prendere forme diverse.
Mi colpisce anche un altro passaggio del suo messaggio: quando dice di desiderare, a volte, che il collega la contatti solo per sentirsi meno sola. Questo sembra parlare di un bisogno di riconoscimento e di essere vista emotivamente, più che necessariamente della persona specifica in sé. Spesso il dolore più grande non riguarda tanto la scelta tra due persone, ma il sentirsi poco incontrati nei propri bisogni affettivi più profondi.
Il fatto che lei abbia iniziato un percorso psicoterapeutico e che ne parli con questa consapevolezza è molto importante. Da ciò che riporta, sembra che il lavoro fatto con la sua terapeuta stesse andando proprio nella direzione di dare spazio anche ai suoi bisogni e alla sua esperienza emotiva, cosa che a volte può risultare difficile quando si è molto severi con se stessi o quando si tende a dare priorità soprattutto agli altri.
Comprensibilmente in questo momento il percorso è in pausa, ma la complessità dei temi che porta — il rapporto con il partner, il desiderio, il senso di solitudine nella relazione, il modo in cui giudica se stessa — sono aspetti che difficilmente possono trovare una vera elaborazione in uno spazio come questo. Spesso hanno bisogno di tempo, continuità e di uno spazio protetto in cui poter essere esplorati senza la pressione di dover arrivare subito a una decisione.
Se le sarà possibile, potrebbe essere utile riprendere il percorso terapeutico quando le condizioni lo permetteranno. La terapia può aiutarla non tanto a dirle cosa scegliere, ma a comprendere più profondamente cosa sente, cosa desidera davvero e quali dinamiche si sono costruite nella sua relazione nel tempo. A volte, quando questi aspetti diventano più chiari, anche le decisioni che sembravano impossibili iniziano a prendere forma con maggiore naturalezza.
Nel frattempo, forse può provare a concedersi un po’ più di gentilezza verso se stessa. Essere in dubbio, provare nostalgia, sentirsi divisi tra più emozioni non significa essere incoerenti o sbagliati: spesso è semplicemente il segnale che una parte importante della propria vita affettiva sta chiedendo di essere ascoltata più a fondo.
Le auguro di poter riprendere in tempi brevi un percorso che possa aiutarla. Buona giornata
Buongiorno,
dal suo racconto emergono diversi livelli emotivi e relazionali che meritano attenzione e comprensione, senza giudicarsi con troppa severità.
Prima di tutto, è importante riconoscere che ciò che ha vissuto non è affatto raro nelle relazioni di lunga durata. Dopo alcuni anni, soprattutto quando subentrano convivenza, routine e cambiamenti personali, può accadere che emergano dubbi, bisogni inespressi o la sensazione di sentirsi meno visti e meno ascoltati. L’infatuazione per un’altra persona spesso non nasce “dal nulla”, ma può rappresentare un segnale di bisogni emotivi non soddisfatti: desiderio di essere riconosciuti, ascoltati, desiderati o emotivamente coinvolti.
Nel suo caso sembra esserci un tema centrale: il sentirsi sola all’interno della relazione. Lei descrive un partner che fatica a condividere il proprio mondo interno e questo può far sentire esclusi o non realmente connessi. Quando in una coppia manca lo scambio emotivo profondo, è facile che si crei distanza, anche se l’affetto e il legame restano.
Un altro aspetto importante riguarda la dimensione sessuale. La sessualità nella coppia è spesso molto sensibile alla qualità della comunicazione e alla sicurezza emotiva. Eventi che possono sembrare “piccoli” dall’esterno – come il commento del vicino sui rumori – possono invece generare vissuti di vergogna o violazione dell’intimità, che col tempo portano a evitare il contatto. Se questi episodi non vengono condivisi o elaborati insieme, il partner difficilmente può comprenderne l’impatto.
Rispetto al collega, è possibile che quella relazione abbia rappresentato uno spazio in cui si è sentita più leggera, vista o stimolata. Non è necessariamente la persona in sé ad avere tutto questo significato, ma l’esperienza emotiva che ha generato. Il fatto che il pensiero torni spesso può indicare che quella parte di sé – quella che desidera leggerezza, complicità, entusiasmo – sta chiedendo attenzione.
Allo stesso tempo, lei mostra molta responsabilità e rispetto nelle relazioni: ha scelto di non iniziare una nuova storia prima di capire cosa stesse accadendo nella sua relazione principale. Questo è un segnale di grande consapevolezza.
Il conflitto che descrive (“lo amo ma a volte come un fratello”, “mi ama ma io mi sento sola”) è abbastanza tipico nelle fasi in cui una relazione sta attraversando un momento di ridefinizione. In questi momenti non è raro entrare in un “loop” di pensieri: senso di colpa, nostalgia, dubbi sul futuro, paura delle conseguenze di una scelta.
Un punto fondamentale che la sua psicoterapeuta sembra averle già restituito è questo: anche i suoi bisogni contano. Riconoscere di avere bisogno di vicinanza emotiva, ascolto, desiderio e connessione non significa essere ingrati o non apprezzare l’amore del partner. Significa semplicemente riconoscere ciò che per lei è importante in una relazione.
In alcune situazioni può essere utile lavorare anche sul dialogo di coppia, perché spesso i partner non riescono a vedersi davvero finché certe dinamiche non vengono esplicitate in modo chiaro e sicuro. A volte la coppia può ritrovare nuovi equilibri, altre volte ci si rende conto che i bisogni sono cambiati. Entrambe le possibilità fanno parte dei percorsi di crescita relazionale.
Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso terapeutico è un passo molto importante. Comprendere meglio i suoi bisogni, i suoi modelli relazionali e ciò che desidera davvero per il suo futuro può aiutarla a uscire da questo senso di blocco e a fare scelte più serene.
Proprio per la complessità delle emozioni che descrive, il consiglio è di riprendere, quando possibile, un confronto con uno specialista, così da poter approfondire questi aspetti in uno spazio protetto e senza giudizio.
Un caro saluto.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dal suo racconto emergono diversi livelli emotivi e relazionali che meritano attenzione e comprensione, senza giudicarsi con troppa severità.
Prima di tutto, è importante riconoscere che ciò che ha vissuto non è affatto raro nelle relazioni di lunga durata. Dopo alcuni anni, soprattutto quando subentrano convivenza, routine e cambiamenti personali, può accadere che emergano dubbi, bisogni inespressi o la sensazione di sentirsi meno visti e meno ascoltati. L’infatuazione per un’altra persona spesso non nasce “dal nulla”, ma può rappresentare un segnale di bisogni emotivi non soddisfatti: desiderio di essere riconosciuti, ascoltati, desiderati o emotivamente coinvolti.
Nel suo caso sembra esserci un tema centrale: il sentirsi sola all’interno della relazione. Lei descrive un partner che fatica a condividere il proprio mondo interno e questo può far sentire esclusi o non realmente connessi. Quando in una coppia manca lo scambio emotivo profondo, è facile che si crei distanza, anche se l’affetto e il legame restano.
Un altro aspetto importante riguarda la dimensione sessuale. La sessualità nella coppia è spesso molto sensibile alla qualità della comunicazione e alla sicurezza emotiva. Eventi che possono sembrare “piccoli” dall’esterno – come il commento del vicino sui rumori – possono invece generare vissuti di vergogna o violazione dell’intimità, che col tempo portano a evitare il contatto. Se questi episodi non vengono condivisi o elaborati insieme, il partner difficilmente può comprenderne l’impatto.
Rispetto al collega, è possibile che quella relazione abbia rappresentato uno spazio in cui si è sentita più leggera, vista o stimolata. Non è necessariamente la persona in sé ad avere tutto questo significato, ma l’esperienza emotiva che ha generato. Il fatto che il pensiero torni spesso può indicare che quella parte di sé – quella che desidera leggerezza, complicità, entusiasmo – sta chiedendo attenzione.
Allo stesso tempo, lei mostra molta responsabilità e rispetto nelle relazioni: ha scelto di non iniziare una nuova storia prima di capire cosa stesse accadendo nella sua relazione principale. Questo è un segnale di grande consapevolezza.
Il conflitto che descrive (“lo amo ma a volte come un fratello”, “mi ama ma io mi sento sola”) è abbastanza tipico nelle fasi in cui una relazione sta attraversando un momento di ridefinizione. In questi momenti non è raro entrare in un “loop” di pensieri: senso di colpa, nostalgia, dubbi sul futuro, paura delle conseguenze di una scelta.
Un punto fondamentale che la sua psicoterapeuta sembra averle già restituito è questo: anche i suoi bisogni contano. Riconoscere di avere bisogno di vicinanza emotiva, ascolto, desiderio e connessione non significa essere ingrati o non apprezzare l’amore del partner. Significa semplicemente riconoscere ciò che per lei è importante in una relazione.
In alcune situazioni può essere utile lavorare anche sul dialogo di coppia, perché spesso i partner non riescono a vedersi davvero finché certe dinamiche non vengono esplicitate in modo chiaro e sicuro. A volte la coppia può ritrovare nuovi equilibri, altre volte ci si rende conto che i bisogni sono cambiati. Entrambe le possibilità fanno parte dei percorsi di crescita relazionale.
Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso terapeutico è un passo molto importante. Comprendere meglio i suoi bisogni, i suoi modelli relazionali e ciò che desidera davvero per il suo futuro può aiutarla a uscire da questo senso di blocco e a fare scelte più serene.
Proprio per la complessità delle emozioni che descrive, il consiglio è di riprendere, quando possibile, un confronto con uno specialista, così da poter approfondire questi aspetti in uno spazio protetto e senza giudizio.
Un caro saluto.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate i temi qui riportati. Provi a parlarne anche con il suo compagno, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia, ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate i temi qui riportati. Provi a parlarne anche con il suo compagno, sarebbe una occasione evolutiva per entrambi.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso un vissuto così personale e complesso. Le situazioni che riguardano i sentimenti e le relazioni di lunga durata possono generare una grande quantità di emozioni contrastanti e spesso non è semplice trovare uno spazio in cui poterle esprimere e comprendere fino in fondo.
Nelle relazioni affettive che durano molti anni può accadere che emergano momenti di ridefinizione. La convivenza, il passare del tempo, i cambiamenti individuali e le diverse modalità di comunicazione tra i partner possono modificare gli equilibri iniziali. In queste fasi non è raro che alcune persone inizino a interrogarsi sulla qualità del proprio benessere emotivo all’interno della relazione, sulla sensazione di vicinanza con il partner e sul modo in cui i bisogni affettivi vengono riconosciuti e condivisi.
Dal suo racconto emergono alcuni temi che in psicologia delle relazioni vengono frequentemente esplorati... il bisogno di sentirsi ascoltati e compresi, la difficoltà di condividere pensieri più profondi con il partner, la sensazione di solitudine pur all’interno di una relazione stabile e la trasformazione del desiderio nel tempo. Molte coppie sperimentano momenti in cui l’intimità cambia forma e questo può generare domande, dubbi e talvolta frustrazione.
Anche l’esperienza di provare un coinvolgimento emotivo verso un’altra persona può risultare molto destabilizzante. In alcuni casi, queste emozioni non parlano soltanto dell’altra persona in sé, ma possono entrare in relazione con bisogni personali di riconoscimento, di complicità o di sentirsi visti e compresi in modo diverso. Comprendere il significato di queste emozioni richiede spesso tempo e uno spazio di riflessione protetto.
Nel suo racconto emerge inoltre un aspetto molto umano.. la presenza di sentimenti ambivalenti. Da un lato l’affetto e la storia costruita con il partner, dall’altro la sensazione di mancanza o di distanza emotiva. Quando queste dimensioni coesistono, è comprensibile sentirsi confusi o intrappolati in pensieri ricorrenti, come se si fosse sospesi tra diverse possibilità. Il fatto che lei abbia intrapreso un percorso psicoterapeutico rappresenta un passo importante. La psicoterapia può offrire uno spazio in cui esplorare con maggiore profondità il proprio mondo emotivo, i bisogni relazionali e il modo in cui si vivono l’intimità e la vicinanza nella coppia. In molti casi non si tratta tanto di individuare rapidamente una decisione, quanto di comprendere meglio se stessi e il significato delle emozioni che emergono. Nei percorsi psicologici legati alle difficoltà di coppia, ai dubbi sentimentali o alla sensazione di solitudine nella relazione, diventa spesso centrale il riconoscimento dei propri bisogni emotivi. Per molte persone è la prima occasione in cui si concedono lo spazio per ascoltarsi con maggiore attenzione, senza sentirsi giudicate o costrette a trovare subito una risposta definitiva. Quando si attraversano momenti di questo tipo, il confronto con uno psicologo o uno psicoterapeuta può rappresentare un’opportunità per esplorare con maggiore consapevolezza le dinamiche relazionali, la comunicazione di coppia e i cambiamenti che possono emergere nel tempo nelle relazioni affettive.
Le auguro di poter continuare a prendersi il tempo per ascoltare e comprendere il suo vissuto. Un cordiale saluto, AM
Nelle relazioni affettive che durano molti anni può accadere che emergano momenti di ridefinizione. La convivenza, il passare del tempo, i cambiamenti individuali e le diverse modalità di comunicazione tra i partner possono modificare gli equilibri iniziali. In queste fasi non è raro che alcune persone inizino a interrogarsi sulla qualità del proprio benessere emotivo all’interno della relazione, sulla sensazione di vicinanza con il partner e sul modo in cui i bisogni affettivi vengono riconosciuti e condivisi.
Dal suo racconto emergono alcuni temi che in psicologia delle relazioni vengono frequentemente esplorati... il bisogno di sentirsi ascoltati e compresi, la difficoltà di condividere pensieri più profondi con il partner, la sensazione di solitudine pur all’interno di una relazione stabile e la trasformazione del desiderio nel tempo. Molte coppie sperimentano momenti in cui l’intimità cambia forma e questo può generare domande, dubbi e talvolta frustrazione.
Anche l’esperienza di provare un coinvolgimento emotivo verso un’altra persona può risultare molto destabilizzante. In alcuni casi, queste emozioni non parlano soltanto dell’altra persona in sé, ma possono entrare in relazione con bisogni personali di riconoscimento, di complicità o di sentirsi visti e compresi in modo diverso. Comprendere il significato di queste emozioni richiede spesso tempo e uno spazio di riflessione protetto.
Nel suo racconto emerge inoltre un aspetto molto umano.. la presenza di sentimenti ambivalenti. Da un lato l’affetto e la storia costruita con il partner, dall’altro la sensazione di mancanza o di distanza emotiva. Quando queste dimensioni coesistono, è comprensibile sentirsi confusi o intrappolati in pensieri ricorrenti, come se si fosse sospesi tra diverse possibilità. Il fatto che lei abbia intrapreso un percorso psicoterapeutico rappresenta un passo importante. La psicoterapia può offrire uno spazio in cui esplorare con maggiore profondità il proprio mondo emotivo, i bisogni relazionali e il modo in cui si vivono l’intimità e la vicinanza nella coppia. In molti casi non si tratta tanto di individuare rapidamente una decisione, quanto di comprendere meglio se stessi e il significato delle emozioni che emergono. Nei percorsi psicologici legati alle difficoltà di coppia, ai dubbi sentimentali o alla sensazione di solitudine nella relazione, diventa spesso centrale il riconoscimento dei propri bisogni emotivi. Per molte persone è la prima occasione in cui si concedono lo spazio per ascoltarsi con maggiore attenzione, senza sentirsi giudicate o costrette a trovare subito una risposta definitiva. Quando si attraversano momenti di questo tipo, il confronto con uno psicologo o uno psicoterapeuta può rappresentare un’opportunità per esplorare con maggiore consapevolezza le dinamiche relazionali, la comunicazione di coppia e i cambiamenti che possono emergere nel tempo nelle relazioni affettive.
Le auguro di poter continuare a prendersi il tempo per ascoltare e comprendere il suo vissuto. Un cordiale saluto, AM
Ciao, comprendo la tua difficoltà e il tuo sentirti in un loop. Dal ciò che racconti emerge un forte conflitto tra il legame stabile con il tuo partner e il bisogno di sentirti più vista, ascoltata e coinvolta emotivamente nella relazione. L’interesse per il collega sembra aver acceso proprio questi bisogni rimasti insoddisfatti. Più che giudicarti, potrebbe essere utile continuare a esplorare (consiglio di farlo anche con un terapeuta quando avrai modo) cosa desideri davvero da una relazione e quanto oggi ti senti autenticamente presente e riconosciuta nella tua. Non sempre il punto è stabilire subito se lasciare o restare, ma capire più a fondo che cosa stai provando davvero dentro quella relazione e quali parti di te stanno cercando spazio. A volte la solitudine che si sente in coppia non riguarda solo l’altro, ma anche la difficoltà di portare pienamente se stessi nella relazione. In bocca al lupo per tutto!
Cara, è stata una scelta importante aver iniziato a lavorare su di sè in terapia, prendendosi tempo per ascoltare le sue emozioni invece che agirle impulsivamente. Ho letto con attenzione il suo scritto e mi sembra che tutte le sue parole siano pregne di un forte senso di solitudine. In queste situazioni, può succedere di cercare altrove ciò che manca: comprensione, ascolto, desiderio, il sentirsi vista più profondamente. La figura del collega sembra aver avuto la funzione di offrire queste esperienze emotive ed è quindi comprensibile che ne resti il ricordo unitamente alla speranza che lui la ricontatti. Comprendo il desiderio di trovare una soluzione a questo conflitto faticoso ma queste decisioni maturano nel tempo, ascoltando i propri bisogni e desideri. Per questo, quando le sarà possibile, sarebbe importante riprendere il percorso di psicoterapia, che ha proprio l'obiettivo di mettere luce sulle aree confuse e oscure dentro di noi. Guardare dentro questo senso di solitudine e le emozioni associate, potrebbe essere l'occasione di lasciar emergere la sua strada, una scelta sentita e funzionale profondamente a sè. I miei migliori auguri!
Salve,
È davvero brava a provare a ritentare il rapporto di lungo tempo com il suo fidanzato, ma ritengo anche che da ciò che descrive il desiderio sia molto diminuito tanto che il collega compensi certe mancanze. Penso che degli incontri di coppia potrebbero sboccare, il tentativo va fatto prima di arrendersi all'evidenza che il rapporto c'è ma non è quello di coppia appagante.
Buon lavoro
È davvero brava a provare a ritentare il rapporto di lungo tempo com il suo fidanzato, ma ritengo anche che da ciò che descrive il desiderio sia molto diminuito tanto che il collega compensi certe mancanze. Penso che degli incontri di coppia potrebbero sboccare, il tentativo va fatto prima di arrendersi all'evidenza che il rapporto c'è ma non è quello di coppia appagante.
Buon lavoro
Buongiorno, dalle sue parole si evince un certo malcontento e un senso di solitudine. La sua terapeuta la spinge a guardarsi dentro riconoscendosi come individuo: con dei desideri e dei bisogni che possono cambiare nel tempo. Anche le relazioni cambiano e si modificano nel tempo e l'amore non è l'unico elemento necessario affinché una relazione funzioni. Spesso rimaniamo bloccati in situazioni conosciute solo per la paura di quel che potrebbe riservarci il futuro, ma sembra che questo presente che lei sta vivendo, non la faccia sentire una persona piena, felice e appagata, pertanto ascolti la sua terapeuta e analizzi ciò che le serve oggi per sentirsi appagata e felice. Stare con qualcuno solo per il bisogno di sentirsi amati e considerati, non la renderà serena, ma rischierà di farla sentire più vuota e sola..
Buonasera, nella confusione è difficile ascoltarsi. Dovrebbe continuare il percorso perché nessuno può dare risposte se non lei stessa. Prima però deve fare luce sui suoi veri bisogni, sulle risorse che ha e su ciò che, del passato, deve essere risanato.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Ciao, ti lascio qui una risposta che spero possa essere uno spunto su cui riflettere in mezzo a questo mare di emozioni e di cose non dette. Penso che una relazione lunga meriti cura, anche nel momento in cui si comprende che non ci sono più i presupposti per andare avanti in quella modalità. Penso anche che sia tu sia il tuo partner meritiate di comunicare con fiducia e onestà. Spesso le cose nella nostra testa sono più ingombranti di quando riusciamo a esprimerle e metterle finalmente fuori da noi. per questo motivo: hai pensato a intraprendere un percorso di coppia mirato che vi aiuti a lavorare sui punti della vostra coppia e che magari vi supporti nel fare chiarezza senza colpevolizzarvi? Spero tu possa ritrovare la meritata felicità,
Dr.ssa Fabrizia Agnesone
Dr.ssa Fabrizia Agnesone
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