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Esperienze

Se stai attraversando un momento di difficoltà, di ansia o di cambiamento, potresti sentire il bisogno di uno spazio in cui fermarti, comprendere cosa sta succedendo e ritrovare un equilibrio più soddisfacente nella tua vita.


Sono Virginia La Mendola, psicologa psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Piemonte (n. 8544). Nel mio lavoro accompagno bambini, adolescenti, adulti e famiglie in percorsi di sostegno psicologico e psicoterapia, individuale, di coppia e familiare.


L’approccio sistemico-relazionale pone particolare attenzione alle relazioni, ai contesti di vita e alle risorse della persona, considerando il disagio non come un problema isolato, ma come parte di una storia più ampia che può essere compresa e trasformata.


Mi occupo in particolare di disturbi d’ansia, disturbi del comportamento alimentare e difficoltà emotive e relazionali. Nella terapia individuale lavoro prevalentemente con giovani adulti e adulti, pur avendo una formazione ed esperienza che mi permettono di seguire anche altre fasce d’età.


Credo nel valore della relazione terapeutica come spazio sicuro, non giudicante, in cui poter dare significato alle proprie esperienze, sviluppare nuove modalità di affrontare le difficoltà e favorire un cambiamento autentico e condiviso.

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia

Aree di competenza principali:

  • Psicologo clinico
  • Psicoterapia sistemico relazionale

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  • Psicoterapia individuale

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  • Superamento di eventi traumatici

    70 €

  • Sostegno psicologico adolescenti

    70 €

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Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino

Via Bernardino Drovetti, 8, Torino 10138

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  • G

    Nei momenti di difficoltà sono stata fortunata ad aver incontrato questa dottoressa, con la quale mi sono sempre sentita a mio agio e rassicurata. È un’eccellente professionista che sa guidarti con grande sensibilità e professionalità!

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino psicoterapia  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie, Giulia per il suo cortese rimando. Felice di poterle essere stata d'aiuto e mi auguro che la sua vita prosegua al meglio. Un caro saluto


  • A

    È una professionista molto attenta e preparata. Mi sono rivolta alla dottoressa in un momento di difficoltà nella mia relazione di coppia e ci è stata molto di aiuto. La consiglio vivamente!

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Moncalieri psicoterapia di coppia  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie mille del cortese rimando. E' stato un piacere poter lavorare con voi.


  • L

    Mi sono trovata molto bene con la dottoressa. L'accoglienza è stata molto attenta e delicata, ha avuto l'attenzione e la partecipazione giusta che mi ha fatto sentire compresa, ascoltata e soprattutto non a disagio. Tornerò sicuramente!

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino colloquio psicologico individuale  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie mille per la recensione. L'aspetto presto, buona giornata.


  • A

    Ho trovato una professionista estremamente competente, empatica e preparata.Mi sono sentita ascoltata e compresa fin dal primo incontro.Il suo approccio è delicato ma efficace, e il percorso che sto facendo con lei è davvero prezioso.La consiglio sinceramente a chi cerca una psicoterapeuta seria e attenta.

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino psicoterapia individuale  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    La ringrazio per la sua cortese recensione. A presto!
    Virginia La Mendola


  • V

    Molto professionale in un clima accogliente e affabile. Fin dal primo incontro il colloquio è stato ricco di emozioni positive e nei successivi incontri i riscontri sono stati molto positivi.

     • Studio Dott.ssa Virginia La Mendola Torino psicoterapia individuale  • 

    Dott.ssa Virginia La Mendola

    Grazie Vincenzo per la gentile recensione. A presto!


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Risposte ai pazienti

ha risposto a 5 domande da parte di pazienti di MioDottore

Questi sbandamenti possono dipendere dall'ansia? Temo che posso avere qualcosa. Più ci penso e più mi sento male, paura di svenire. Ho attraversato un periodo non bello, la morte a distanza di tre anni l'uno dall'altro dei miei genitori e una sorella.che rimasta sola soffre un po' di uno stato depressivo. Ho cercato sempre di dare supporto psicologico e fisico ma ora ho questi sintomi e temo che anche a me possa succedere qualcosa.

Buongiorno,
da ciò che descrive si percepisce un periodo di grande carico emotivo, che va ben oltre il singolo sintomo. Le perdite che ha attraversato – a distanza di pochi anni – e il ruolo di sostegno che ha assunto nei confronti di sua sorella rappresentano eventi molto intensi, che possono lasciare un segno profondo, anche quando si cerca di “tenere tutto insieme”.
Gli “sbandamenti”, la paura di svenire, il sentirsi peggio più ci pensa, sono sintomi che spesso possono essere associati a stati d’ansia. In particolare, quando l’attenzione si concentra sul corpo e sulle sensazioni fisiche, può attivarsi un circolo in cui la preoccupazione aumenta i sintomi e i sintomi aumentano la preoccupazione. Questo però non significa che “lei abbia qualcosa di grave”, ma piuttosto che il suo organismo potrebbe essere in una condizione di forte attivazione e stress.
Allo stesso tempo, è importante non ridurre tutto solo all’ansia in senso stretto. In una prospettiva più ampia, quello che sta vivendo sembra inserirsi dentro una fase di vita segnata da lutti importanti e da una posizione di responsabilità emotiva verso sua sorella. A volte, quando si è molto impegnati a sostenere gli altri, si rischia di mettere in secondo piano il proprio vissuto, finché questo non trova altre vie per emergere, anche attraverso il corpo.
La paura che “possa succedere qualcosa anche a lei” è comprensibile, soprattutto considerando le esperienze che ha vissuto. Quando si attraversano perdite così significative, il senso di vulnerabilità personale può aumentare, e il corpo può diventare un luogo in cui questa paura si esprime.
Detto questo, è sempre opportuno, in presenza di sintomi fisici come quelli che descrive, effettuare anche un confronto con il medico curante, così da escludere eventuali cause organiche e poter poi inquadrare con maggiore tranquillità la componente ansiosa.
Accanto a questo, potrebbe essere molto utile considerare uno spazio psicoterapeutico per sé. Non tanto perché “c’è qualcosa che non va”, ma perché ha attraversato esperienze importanti e sta sostenendo un carico emotivo significativo. Un percorso potrebbe aiutarla a dare spazio anche al suo vissuto, a elaborare i lutti e a comprendere meglio il legame tra ciò che sente emotivamente e ciò che il corpo sta esprimendo.
Online è possibile solo offrire qualche spunto, ma i sintomi che descrive e la storia che porta meritano uno spazio di ascolto più continuativo. Prendersi cura di sé, in questo momento, non significa togliere qualcosa agli altri, ma permettersi di avere un sostegno adeguato per ciò che sta vivendo.

Dott.ssa Virginia La Mendola

Ciao a tutti,da circa un anno soffro di bournout/depressione in Germania.
In posso trasferito quattro anni fa dalla Sicilia per lavoro è devo dire che a parte le difficoltà iniziali (linguistiche e culturali)mi sono trovato molto bene e addirittura mi sentivo realizzato .lavoravo in un’azienda dove c’erano tantissimi italiani e gente che proveniva da tutto il mondo,quindi diciamo che l’integrazione non è stata difficilissima.
Adesso andrò al punto cruciale della storia,quasi due anni fa conosco una ragazza italiana in una città a 2 ore e mezza distante da me.all’inizio ci siamo fidanzati a distanza,vedendoci una o massimo due volte a settimana finì a quando non nasce un desiderio (o esigenza d’affetto?) dentro di me per cui le propongo di trasferirmi io da lei e quindi andare a convivere.ovviamente così facendo dovevo anche cambiare lavoro dal quale mi trovavo benissimo.all’inizio quando era solo un’idea il mio entusiasmo era alle stelle,poi quando dopo una ricerca lunghissima abbiamo trovato casa,ho avuto una paura enorme ed è da lì che sono iniziati i sintomi depressivi e mi sono sentito sempre peggio .prima di trasferirmi da lei sono andato per tre giornati in Italia perché sentivo la necessità di staccare mentalmente e andai a visita da uno psichiatra,il quale mi prescrive brintellix al mattino e adesso sono arrivato a raddoppiare la dose. Pensavo fosse solo paura di una decisione grande e una volta tornato in Germania e iniziata la convivenza le cose sarebbero andate meglio,niente di più sbagliato!la situazione si è aggravata sempre di più,sia con la mia ormai ex compagna che con il nuovo lavoro che ho iniziato forse in un momento della mia vita sbagliato.al lavoro nonostante ho esperienza nel mestiere mi sono trovato male sin dall’inizio,ho trovato colleghi (quasi tutti tedeschi)scortesi e addirittura alcuni razzisti ma io mi promettevo di resistere perché era il mio dovere.nel frattempo il rapporto con lei va sempre peggio fino a quando non entro in crisi e decido di comunicarle di cercarsi casa sua perché io tornerò in Italia.ovviamente lei era incredula perché ero stato io a prendere la decisione di convivere ma dopo battibecchi continui e un periodo trascorso da separati in casa accetta e si trova l’appartamento.adesso mi ritrovo per l’ultimo mese in Germania da solo ed ho deciso di mettermi in malattia per bournout,ho deciso di ripartire da me e tra un mese tornerò in Italia,chissà magari lì potrò fare luce dentro di me e capire realmente cosa mi è successo!

Buongiorno,
dal suo racconto emerge un passaggio di vita molto intenso, fatto di cambiamenti importanti concentrati in un tempo relativamente breve: un trasferimento, una relazione significativa, la scelta della convivenza, un cambio di lavoro, un contesto nuovo anche dal punto di vista relazionale e culturale. Sono tutti elementi che, anche presi singolarmente, richiedono un grande adattamento; insieme possono rappresentare un carico emotivo davvero rilevante.
Colpisce come lei descriva un iniziale entusiasmo molto forte, seguito però da una paura altrettanto intensa nel momento in cui la decisione è diventata concreta. Questo passaggio è spesso significativo: quando qualcosa rimane sul piano dell’idea può essere carico di aspettative e desideri, ma quando diventa realtà attiva anche timori più profondi legati al cambiamento, alla perdita di equilibri precedenti, al senso di stabilità.
In una prospettiva sistemico-relazionale, è utile osservare come i suoi sintomi non compaiano “dal nulla”, ma sembrino inserirsi proprio in questo snodo: lasciare un lavoro in cui si sentiva realizzato, cambiare ambiente, ridefinire la relazione di coppia attraverso la convivenza, trovarsi in un contesto lavorativo meno accogliente. È come se, contemporaneamente, venissero meno diversi punti di riferimento importanti.
Anche l’esperienza lavorativa che descrive – con difficoltà relazionali e vissuti di esclusione – può aver inciso molto sul suo benessere. Il lavoro non è solo una funzione pratica, ma spesso rappresenta anche un luogo di appartenenza e riconoscimento. Quando questi aspetti vengono a mancare, soprattutto in un contesto già fragile, il senso di smarrimento può aumentare.
Rispetto alla relazione, è comprensibile che la convivenza, invece di rappresentare un consolidamento, abbia portato alla luce difficoltà che forse prima erano meno visibili. Non è raro che il passaggio dalla distanza alla quotidianità renda più evidenti bisogni, aspettative e fragilità reciproche.
La scelta di interrompere la relazione e di tornare in Italia sembra essere, in questo momento, un tentativo di ritrovare un equilibrio e di “tornare a sé”. Non necessariamente come una fuga, ma come un bisogno di ristabilire delle basi più familiari da cui poter ripartire.
Allo stesso tempo, quello che lei si chiede – “cosa mi è successo?” – è una domanda molto importante. Ridurre tutto a “burnout” o “depressione” rischia di non cogliere pienamente il significato di quello che ha vissuto. I sintomi, in questo senso, possono essere letti anche come un segnale di un sovraccarico emotivo e di cambiamenti che forse sono arrivati troppo rapidamente o senza uno spazio sufficiente per essere elaborati.
Il rientro in Italia potrà sicuramente offrirle un contesto più familiare e forse più contenitivo, ma difficilmente, da solo, potrà chiarire fino in fondo ciò che è accaduto dentro di lei. Per questo motivo, potrebbe essere molto utile affiancare a questo cambiamento anche un percorso psicoterapeutico, in cui poter rileggere con calma questa fase della sua vita: le scelte fatte, le aspettative, le paure emerse, il modo in cui ha vissuto la relazione e il lavoro.
Un percorso del genere non serve a “trovare subito risposte”, ma a costruire nel tempo una maggiore comprensione di sé, che le permetta in futuro di fare scelte più in linea con i suoi bisogni profondi, senza trovarsi nuovamente travolto da situazioni simili.
Online è possibile solo offrire alcune chiavi di lettura, ma la complessità della sua esperienza merita uno spazio di ascolto più continuativo. Il fatto che lei abbia deciso di fermarsi e di rimettere al centro se stesso è già un passaggio importante: con il giusto supporto, può diventare anche un’occasione per ripartire con maggiore consapevolezza.

Dott.ssa Virginia La Mendola
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