Buongiorno a tutti, chiedo scusa in anticipo per la lunghezza del mio messaggio, ma mi è impossi
25
risposte
Buongiorno a tutti,
chiedo scusa in anticipo per la lunghezza del mio messaggio, ma mi è impossibile riassumere ulteriormente quello che è accaduto, pena la perdita di dettagli a mio avviso importanti.
Sono un ragazzo di quasi 32 anni che sta attraversando un momento piuttosto difficile della sua vita, in quanto si è ritrovato a dover chiudere una relazione durata 7 anni con il proprio partner. Una relazione fatta di alti e bassi, di difficoltà ma anche di momenti indimenticabili. Sono cresciuto con questa persona, emotivamente e caratterialmente. O è meglio dire che insieme abbiamo fatto un percorso in cui entrambi abbiamo aiutato l'altro a migliorare su alcuni propri aspetti personali e abbiamo condiviso le nostre prime volte in molte cose. Io all'inizio della nostra relazione ero sicuramente più immaturo nell'affrontare le sfide della vita, e grazie a lui che mi ha spronato, ho avuto la forza di affrontare grandi temi personali come l'accettazione (alla fine positiva) della mia sessualità da parte della mia famiglia e nell'uscire dal guscio domestico per andare a vivere insieme al mio compagno. Dal mio lato invece, ho dato tutto me stesso per aiutarlo nei suoi tanti momenti bui, in quanto prima ha perso la madre a cui era molto legato e poi anni dopo il padre, e ha sempre avuto difficoltà anche in ambito lavorativo, il che non gli ha dato molta stabilità emotiva negli anni, anzi. Per questi motivi, ha sempre avuto un carattere particolare che ho dovuto imparare a gestire nel tempo, lunatico ed altanelante, come su una montagna russa. Ma c'è da riconoscere anche che è sempre stato un ragazzo solare, dolce e forte, che si è sempre fatto voler bene da tutti, che nonostante le difficoltà della vita ha sempre trovato il modo di rialzarsi. Tuttavia, io avevo una visione romantica dell'amore che negli anni ha dovuto combattere con la cruda realtà dei fatti della vita (soprattutto la sua). Ma questo fa parte di un percorso di crescita e non dico che sia stato negativo, anzi, ha aiutato anche a me ad evolvere. Tuttavia, dopo diversi anni, anche il più instancabile degli ottimisti (io) si è ritrovato a cedere le armi, perchè si era raggiunto un limite in cui ho cominciato a sentirmi anche male fisicamente per via dei pensieri e delle ansie collegate al mio stato d'animo non più sereno da tempo. Purtroppo devo riconoscere di aver avuto sempre un carattere piuttosto chiuso ed ermetico, nell'esprimere le mie emozioni e i miei desideri, soprattutto nei confronti del mio compagno, che era spesso giù di corda, arrabbiato con la vita e senza aspirazioni forti. Questo perchè di base sono sempre stato piuttosto timido, anche in famiglia, e ho sempre tenuto dentro le mie emozioni, soprattutto quelle più scomode, per paura delle conseguenze. Paura di non essere visto come prima, di essere lasciato o di non piacere più. In questi mesi di riflessione, ho capito anche di aver avuto sempre l'indole, passatemi il termine, della "crocerossina", soprattutto nei confronti del mio compagno, che nel tempo ne ha viste davvero tante. Lui l'ho sempre visto, erroneamente, come un bambino da proteggere. Perchè così mi è sempre parso, nelle situazioni più difficili. E l'ho fatto anche con piacere e con amore, donandomi completamente. Ma ho capito solo dopo la nostra rottura di aver sbagliato, perchè aveva invece bisogno di paletti da parte mia, di capire quando esagerava con me, di sentirsi dire da me quando qualcosa mi faceva star male o non mi andava bene. Ovvero di un compagno e non di un genitore. Ma io, purtroppo, per via della mia indole altruista e del voler piacere sempre a tutti, ho sotterrato questi miei stati d'animo nel profondo per diverso tempo fino a quando, circa 6 mesi fa, è venuto tutto fuori, dietro sua insistenza per via di miei atteggiamenti freddi e distaccati da giorni. E' stato devastante lasciarlo, ma in quel momento ho sentito di doverlo fare, per il suo bene ma soprattutto per il mio. Sono dovuto tornare dai miei genitori e lasciare quella che era stata la mia vita per sette anni. Mi sono ritrovato, lentamente ho capito e analizzato diversi aspetti sia miei personali che della relazione avuta con lui, ho iniziato per la prima volta un percorso psicologico con un terapeuta che mi ha aiutato a focalizzare diverse questioni e mi sono riavvicinato alla mia famiglia. Nel frattempo, ho conosciuto per caso un altro ragazzo con cui ho instaurato un bel rapporto. Sarebbe meglio dire che questo ragazzo ha creato la "scintilla" che mi ha dato la forza nel tirare fuori tutto con il mio ex. Questa nuova persona mi ha mostrato subito la maturità e tutte quelle qualità che ricercavo nel mio ex compagno. Ci siamo trovati molto simili sotto tanti aspetti, mentre con il mio ex eravamo i classici opposti caratteriali che hanno dovuto imparare a combaciare, acqua e fuoco, anche se abbiamo sempre condiviso i valori della vita che contavano per entrambi. Mentre con questo ragazzo tutto è stato molto naturale, come se lo conoscessi da tempo. E questo mi ha mandato fuori di testa. Sebbene sia stato molto male nel lasciare il mio ex, ho deciso di continuare a frequentare questa nuova persona credendo di non amare più il mio ex ma di volergli solo un gran bene. Il mio ex ha tentato in tutti i modi di riavvicinarmi, a volte anche in maniera insistente, ma nonostante questo in lui ho sempre letto la purezza dei suoi gesti. Mi ha distrutto perchè ha cercato in tutti i modi di dimostrarmi che era cambiato e che poteva migliorare insieme a me. Ma io dal mio lato non sono tornato indietro perchè non riuscivo a sentire quel trasporto che si dovrebbe sentire per una persona che ami, soprattutto sotto il profilo sessuale. Troppe cose si sono sedimentate nel tempo e nel mio cuore. E non volevo mentirgli. Con questo nuovo ragazzo per i primi tempi ho creduto di essere innamorato, ma ad oggi mi ritrovo a domandarmi che cosa voglio; un mese fa, dopo una ventina di giorni di silenzio assoluto con il mio ex (con cui dopo la rottura avvenuta 6 mesi fa ci siamo comunque sentiti e visti più volte) in cui ho pensato continuamente a lui e mi veniva da piangere, abbiamo poi ripreso a sentirci e vederci saltuariamente per scambiarci pensieri e opinioni su di noi e il nostro passato, oltre che per questioni di circostanza (convivevamo e alcune cose mie sono rimaste a casa da lui). Ho capito che mi manca, e non credo che mi manchino solo i momenti passati insieme e la nostra vita, ma lui come persona. E sebbene i suoi problemi e il modo sbagliato in cui li riversava su di me, una voce dentro di me dice che forse avrei potuto lottare ancora una volta per dare una svolta alla nostra relazione. Crederci ancora. Portarla su altro livello. Ma ammetto che ho paura, di ricadere in vecchi errori e dinamiche, di non essere di nuovo felice. Di non riprovare attrazione completa per lui. Di illuderlo. Dall'altro lato, sento che questo nuovo ragazzo mi dà pace, mi fa sentire capito, mi da stabilità e anche sessualmente mi appaga.. ma sento come una morsa sullo stomaco, come se qualcosa non andasse come dovrebbe. Che mi manca qualcosa, non sono sereno al 100%. In questo momento non sento di dire che sono innamorato perdutamente di questa persona, anche se ammetto che da lui sono preso; è come se sulla carta tutto funzionasse, ma poi nella pratica sento che il mio pensiero e il mio cuore è altrove. Lui è molto dolce e mi dispiacerebbe molto ferirlo. Ma mi trovo in un momento in cui ho molta confusione dentro e forse non voglio sentire quello che il mio cuore mi sta indicando, nonostante la mia testa mi dica altro.
Paradossalmente, in alcuni momenti è come se volessi entrambi questi ragazzi nella mia vita, ma so che non è possibile.
Nonostante tutto questo, rimango uno spirito romantico che crede nella forza dei sentimenti e nel valore di un legame, e che quindi lotta fino all'ultimo per preservarlo.
Per questo ho scritto questo messaggio, nella speranza di ricevere un punto di vista esterno, e un aiuto.
Grazie a chi vorrà dedicarmi del tempo.
chiedo scusa in anticipo per la lunghezza del mio messaggio, ma mi è impossibile riassumere ulteriormente quello che è accaduto, pena la perdita di dettagli a mio avviso importanti.
Sono un ragazzo di quasi 32 anni che sta attraversando un momento piuttosto difficile della sua vita, in quanto si è ritrovato a dover chiudere una relazione durata 7 anni con il proprio partner. Una relazione fatta di alti e bassi, di difficoltà ma anche di momenti indimenticabili. Sono cresciuto con questa persona, emotivamente e caratterialmente. O è meglio dire che insieme abbiamo fatto un percorso in cui entrambi abbiamo aiutato l'altro a migliorare su alcuni propri aspetti personali e abbiamo condiviso le nostre prime volte in molte cose. Io all'inizio della nostra relazione ero sicuramente più immaturo nell'affrontare le sfide della vita, e grazie a lui che mi ha spronato, ho avuto la forza di affrontare grandi temi personali come l'accettazione (alla fine positiva) della mia sessualità da parte della mia famiglia e nell'uscire dal guscio domestico per andare a vivere insieme al mio compagno. Dal mio lato invece, ho dato tutto me stesso per aiutarlo nei suoi tanti momenti bui, in quanto prima ha perso la madre a cui era molto legato e poi anni dopo il padre, e ha sempre avuto difficoltà anche in ambito lavorativo, il che non gli ha dato molta stabilità emotiva negli anni, anzi. Per questi motivi, ha sempre avuto un carattere particolare che ho dovuto imparare a gestire nel tempo, lunatico ed altanelante, come su una montagna russa. Ma c'è da riconoscere anche che è sempre stato un ragazzo solare, dolce e forte, che si è sempre fatto voler bene da tutti, che nonostante le difficoltà della vita ha sempre trovato il modo di rialzarsi. Tuttavia, io avevo una visione romantica dell'amore che negli anni ha dovuto combattere con la cruda realtà dei fatti della vita (soprattutto la sua). Ma questo fa parte di un percorso di crescita e non dico che sia stato negativo, anzi, ha aiutato anche a me ad evolvere. Tuttavia, dopo diversi anni, anche il più instancabile degli ottimisti (io) si è ritrovato a cedere le armi, perchè si era raggiunto un limite in cui ho cominciato a sentirmi anche male fisicamente per via dei pensieri e delle ansie collegate al mio stato d'animo non più sereno da tempo. Purtroppo devo riconoscere di aver avuto sempre un carattere piuttosto chiuso ed ermetico, nell'esprimere le mie emozioni e i miei desideri, soprattutto nei confronti del mio compagno, che era spesso giù di corda, arrabbiato con la vita e senza aspirazioni forti. Questo perchè di base sono sempre stato piuttosto timido, anche in famiglia, e ho sempre tenuto dentro le mie emozioni, soprattutto quelle più scomode, per paura delle conseguenze. Paura di non essere visto come prima, di essere lasciato o di non piacere più. In questi mesi di riflessione, ho capito anche di aver avuto sempre l'indole, passatemi il termine, della "crocerossina", soprattutto nei confronti del mio compagno, che nel tempo ne ha viste davvero tante. Lui l'ho sempre visto, erroneamente, come un bambino da proteggere. Perchè così mi è sempre parso, nelle situazioni più difficili. E l'ho fatto anche con piacere e con amore, donandomi completamente. Ma ho capito solo dopo la nostra rottura di aver sbagliato, perchè aveva invece bisogno di paletti da parte mia, di capire quando esagerava con me, di sentirsi dire da me quando qualcosa mi faceva star male o non mi andava bene. Ovvero di un compagno e non di un genitore. Ma io, purtroppo, per via della mia indole altruista e del voler piacere sempre a tutti, ho sotterrato questi miei stati d'animo nel profondo per diverso tempo fino a quando, circa 6 mesi fa, è venuto tutto fuori, dietro sua insistenza per via di miei atteggiamenti freddi e distaccati da giorni. E' stato devastante lasciarlo, ma in quel momento ho sentito di doverlo fare, per il suo bene ma soprattutto per il mio. Sono dovuto tornare dai miei genitori e lasciare quella che era stata la mia vita per sette anni. Mi sono ritrovato, lentamente ho capito e analizzato diversi aspetti sia miei personali che della relazione avuta con lui, ho iniziato per la prima volta un percorso psicologico con un terapeuta che mi ha aiutato a focalizzare diverse questioni e mi sono riavvicinato alla mia famiglia. Nel frattempo, ho conosciuto per caso un altro ragazzo con cui ho instaurato un bel rapporto. Sarebbe meglio dire che questo ragazzo ha creato la "scintilla" che mi ha dato la forza nel tirare fuori tutto con il mio ex. Questa nuova persona mi ha mostrato subito la maturità e tutte quelle qualità che ricercavo nel mio ex compagno. Ci siamo trovati molto simili sotto tanti aspetti, mentre con il mio ex eravamo i classici opposti caratteriali che hanno dovuto imparare a combaciare, acqua e fuoco, anche se abbiamo sempre condiviso i valori della vita che contavano per entrambi. Mentre con questo ragazzo tutto è stato molto naturale, come se lo conoscessi da tempo. E questo mi ha mandato fuori di testa. Sebbene sia stato molto male nel lasciare il mio ex, ho deciso di continuare a frequentare questa nuova persona credendo di non amare più il mio ex ma di volergli solo un gran bene. Il mio ex ha tentato in tutti i modi di riavvicinarmi, a volte anche in maniera insistente, ma nonostante questo in lui ho sempre letto la purezza dei suoi gesti. Mi ha distrutto perchè ha cercato in tutti i modi di dimostrarmi che era cambiato e che poteva migliorare insieme a me. Ma io dal mio lato non sono tornato indietro perchè non riuscivo a sentire quel trasporto che si dovrebbe sentire per una persona che ami, soprattutto sotto il profilo sessuale. Troppe cose si sono sedimentate nel tempo e nel mio cuore. E non volevo mentirgli. Con questo nuovo ragazzo per i primi tempi ho creduto di essere innamorato, ma ad oggi mi ritrovo a domandarmi che cosa voglio; un mese fa, dopo una ventina di giorni di silenzio assoluto con il mio ex (con cui dopo la rottura avvenuta 6 mesi fa ci siamo comunque sentiti e visti più volte) in cui ho pensato continuamente a lui e mi veniva da piangere, abbiamo poi ripreso a sentirci e vederci saltuariamente per scambiarci pensieri e opinioni su di noi e il nostro passato, oltre che per questioni di circostanza (convivevamo e alcune cose mie sono rimaste a casa da lui). Ho capito che mi manca, e non credo che mi manchino solo i momenti passati insieme e la nostra vita, ma lui come persona. E sebbene i suoi problemi e il modo sbagliato in cui li riversava su di me, una voce dentro di me dice che forse avrei potuto lottare ancora una volta per dare una svolta alla nostra relazione. Crederci ancora. Portarla su altro livello. Ma ammetto che ho paura, di ricadere in vecchi errori e dinamiche, di non essere di nuovo felice. Di non riprovare attrazione completa per lui. Di illuderlo. Dall'altro lato, sento che questo nuovo ragazzo mi dà pace, mi fa sentire capito, mi da stabilità e anche sessualmente mi appaga.. ma sento come una morsa sullo stomaco, come se qualcosa non andasse come dovrebbe. Che mi manca qualcosa, non sono sereno al 100%. In questo momento non sento di dire che sono innamorato perdutamente di questa persona, anche se ammetto che da lui sono preso; è come se sulla carta tutto funzionasse, ma poi nella pratica sento che il mio pensiero e il mio cuore è altrove. Lui è molto dolce e mi dispiacerebbe molto ferirlo. Ma mi trovo in un momento in cui ho molta confusione dentro e forse non voglio sentire quello che il mio cuore mi sta indicando, nonostante la mia testa mi dica altro.
Paradossalmente, in alcuni momenti è come se volessi entrambi questi ragazzi nella mia vita, ma so che non è possibile.
Nonostante tutto questo, rimango uno spirito romantico che crede nella forza dei sentimenti e nel valore di un legame, e che quindi lotta fino all'ultimo per preservarlo.
Per questo ho scritto questo messaggio, nella speranza di ricevere un punto di vista esterno, e un aiuto.
Grazie a chi vorrà dedicarmi del tempo.
Buongiorno,
Le sue parole trasmettono una grande capacità di introspezione e sensibilità. Sta attraversando un momento complesso, in cui si intrecciano la fine di una relazione lunga e significativa e l’inizio di un nuovo legame, che inevitabilmente risvegliano emozioni e domande profonde su di sé, sull’amore e su cosa desidera davvero.
È naturale sentirsi confusi dopo una storia così importante: quando una relazione termina, non si chiude solo un capitolo di vita, ma anche una parte della propria identità costruita insieme all’altro. La comparsa di una nuova persona può portare luce e sollievo, ma anche riattivare ciò che non è stato ancora del tutto elaborato.
Da ciò che racconta, sembra che lei stia già compiendo un lavoro prezioso di consapevolezza anche grazie al percorso psicologico intrapreso e, forse, ora la sfida è non cercare subito risposte definitive, ma darsi il permesso di restare nel dubbio, di ascoltare ciò che davvero prova, senza giudicarsi.
A volte non si tratta di scegliere “chi”, ma di comprendere come si vuole stare in una relazione, e chi si è diventati dopo la fine di quella precedente.
Le consiglierei di continuare a condividere questi pensieri con il suo terapeuta, che potrà aiutarla a distinguere il bisogno di protezione e stabilità dal desiderio autentico e reciproco. Con il tempo, questa chiarezza arriverà e sarà più solida perché maturata dentro di sé.
Sta già facendo qualcosa di molto importante: fermarsi, riflettere e cercare di capire, invece di agire d’impulso. Un caro saluto
Le sue parole trasmettono una grande capacità di introspezione e sensibilità. Sta attraversando un momento complesso, in cui si intrecciano la fine di una relazione lunga e significativa e l’inizio di un nuovo legame, che inevitabilmente risvegliano emozioni e domande profonde su di sé, sull’amore e su cosa desidera davvero.
È naturale sentirsi confusi dopo una storia così importante: quando una relazione termina, non si chiude solo un capitolo di vita, ma anche una parte della propria identità costruita insieme all’altro. La comparsa di una nuova persona può portare luce e sollievo, ma anche riattivare ciò che non è stato ancora del tutto elaborato.
Da ciò che racconta, sembra che lei stia già compiendo un lavoro prezioso di consapevolezza anche grazie al percorso psicologico intrapreso e, forse, ora la sfida è non cercare subito risposte definitive, ma darsi il permesso di restare nel dubbio, di ascoltare ciò che davvero prova, senza giudicarsi.
A volte non si tratta di scegliere “chi”, ma di comprendere come si vuole stare in una relazione, e chi si è diventati dopo la fine di quella precedente.
Le consiglierei di continuare a condividere questi pensieri con il suo terapeuta, che potrà aiutarla a distinguere il bisogno di protezione e stabilità dal desiderio autentico e reciproco. Con il tempo, questa chiarezza arriverà e sarà più solida perché maturata dentro di sé.
Sta già facendo qualcosa di molto importante: fermarsi, riflettere e cercare di capire, invece di agire d’impulso. Un caro saluto
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Caro,
si percepisce con chiarezza quanta cura e profondità ci siano nel modo in cui racconti la tua storia. Le parole che usi rivelano non solo la sofferenza di un momento di passaggio, ma anche una grande consapevolezza di te, maturata attraverso l’esperienza, il dolore e l’onestà con cui ti stai interrogando.
Sette anni di relazione non si dissolvono semplicemente: restano dentro come una parte viva della propria storia, e anche quando la mente è convinta di aver scelto per il meglio, il cuore impiega tempo a riorganizzarsi. È naturale che oggi tu ti senta sospeso tra due direzioni: da un lato il passato che continua a muoverti dentro, dall’altro una nuova possibilità che sembra “giusta” ma non completamente abitata.
Non credo che la tua difficoltà parli solo di scegliere tra due persone, ma piuttosto di un dialogo profondo con te stesso: con la parte che ha imparato ad amare prendendosi cura dell’altro, e quella che oggi desidera essere amato in modo più leggero, più reciproco. È una tensione comune a chi, per anni, ha costruito il proprio modo di amare sul dare, sul proteggere, sul “reggere”, e che ora, di fronte a una relazione più stabile e serena, fatica a riconoscersi in quel tipo di quiete.
A volte, la “morsa sullo stomaco” non parla di una persona sbagliata, ma del bisogno di rallentare, di lasciare sedimentare tutto ciò che è accaduto prima di riempire nuovamente il silenzio. Hai appena concluso una storia che ha segnato la tua crescita personale, e stai iniziando un’altra mentre stai ancora elaborando la prima: è normale che emozione e lucidità si mescolino.
In questi momenti è facile che il cuore confonda la mancanza con il bisogno di tornare indietro: quando una relazione lunga e significativa finisce, il cuore e la mente procedono con tempi diversi e il primo tende a cercare ciò che conosce, anche se sa che non gli faceva più bene. È normale quindi che oggi tu senta nostalgia e confusione: il tuo sistema emotivo si era abituato a quella persona, a quei ritmi, a quel modo di stare insieme. Non perché fosse necessariamente il posto giusto, ma perché era familiare.
Questo significa che una parte di te sta ancora disimparando vecchi automatismi affettivi e imparando a sentire la sicurezza in forme nuove. Il cuore non sempre distingue tra ciò che è conosciuto e ciò che è sano: per questo, nei momenti di passaggio, è importante rallentare e lasciare che la mente e il corpo si riallineino. Non serve decidere tutto subito. Puoi concederti di restare nell’incertezza, di ascoltare il corpo e le sensazioni; ciò che conta ora è non tradire te stesso, né per paura di ferire qualcuno, né per nostalgia.
Forse la vera domanda ora non è chi scegliere, ma come vuoi amare e come vuoi essere amato. Darsi tempo per ascoltare questo è già un atto di coraggio e di maturità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Adele Bernardi
si percepisce con chiarezza quanta cura e profondità ci siano nel modo in cui racconti la tua storia. Le parole che usi rivelano non solo la sofferenza di un momento di passaggio, ma anche una grande consapevolezza di te, maturata attraverso l’esperienza, il dolore e l’onestà con cui ti stai interrogando.
Sette anni di relazione non si dissolvono semplicemente: restano dentro come una parte viva della propria storia, e anche quando la mente è convinta di aver scelto per il meglio, il cuore impiega tempo a riorganizzarsi. È naturale che oggi tu ti senta sospeso tra due direzioni: da un lato il passato che continua a muoverti dentro, dall’altro una nuova possibilità che sembra “giusta” ma non completamente abitata.
Non credo che la tua difficoltà parli solo di scegliere tra due persone, ma piuttosto di un dialogo profondo con te stesso: con la parte che ha imparato ad amare prendendosi cura dell’altro, e quella che oggi desidera essere amato in modo più leggero, più reciproco. È una tensione comune a chi, per anni, ha costruito il proprio modo di amare sul dare, sul proteggere, sul “reggere”, e che ora, di fronte a una relazione più stabile e serena, fatica a riconoscersi in quel tipo di quiete.
A volte, la “morsa sullo stomaco” non parla di una persona sbagliata, ma del bisogno di rallentare, di lasciare sedimentare tutto ciò che è accaduto prima di riempire nuovamente il silenzio. Hai appena concluso una storia che ha segnato la tua crescita personale, e stai iniziando un’altra mentre stai ancora elaborando la prima: è normale che emozione e lucidità si mescolino.
In questi momenti è facile che il cuore confonda la mancanza con il bisogno di tornare indietro: quando una relazione lunga e significativa finisce, il cuore e la mente procedono con tempi diversi e il primo tende a cercare ciò che conosce, anche se sa che non gli faceva più bene. È normale quindi che oggi tu senta nostalgia e confusione: il tuo sistema emotivo si era abituato a quella persona, a quei ritmi, a quel modo di stare insieme. Non perché fosse necessariamente il posto giusto, ma perché era familiare.
Questo significa che una parte di te sta ancora disimparando vecchi automatismi affettivi e imparando a sentire la sicurezza in forme nuove. Il cuore non sempre distingue tra ciò che è conosciuto e ciò che è sano: per questo, nei momenti di passaggio, è importante rallentare e lasciare che la mente e il corpo si riallineino. Non serve decidere tutto subito. Puoi concederti di restare nell’incertezza, di ascoltare il corpo e le sensazioni; ciò che conta ora è non tradire te stesso, né per paura di ferire qualcuno, né per nostalgia.
Forse la vera domanda ora non è chi scegliere, ma come vuoi amare e come vuoi essere amato. Darsi tempo per ascoltare questo è già un atto di coraggio e di maturità.
Un caro saluto,
Dott.ssa Adele Bernardi
Gentile utente, ho letto con attenzione e rispetto il suo racconto, che trasmette un profondo bisogno di comprendere se stesso e di dare senso a un momento di grande cambiamento. La sua capacità di analisi e la lucidità con cui descrive il suo percorso emotivo testimoniano un lavoro interiore già molto importante: lei non si limita a raccontare i fatti, ma prova a coglierne il significato e l’impatto sulla propria crescita personale.
La fine di una relazione lunga e significativa rappresenta sempre una “soglia” delicata, in cui si intrecciano nostalgia, senso di perdita e – al tempo stesso – desiderio di rinascita. Nel suo caso, la storia con il suo ex compagno sembra aver avuto un ruolo fondamentale nel suo sviluppo emotivo e identitario: attraverso quella relazione ha imparato a conoscersi, a prendersi cura, a mettersi in discussione. È quindi naturale che la separazione risvegli sentimenti ambivalenti, come la paura di perdere una parte di sé o il dubbio di non aver fatto abbastanza.
D’altra parte, l’incontro con una nuova persona, in un momento così complesso, può suscitare inizialmente una sensazione di “respiro”, di leggerezza e di possibilità. Tuttavia, quando non si è ancora del tutto elaborata la fine del legame precedente, è frequente che emerga confusione emotiva: il cuore sembra diviso tra ciò che si è vissuto e ciò che si sta costruendo, tra il bisogno di sicurezza e quello di autenticità.
Il punto centrale, più che scegliere tra due persone, sembra essere la necessità di ritrovare un equilibrio dentro di sé, comprendere cosa davvero desidera e quali bisogni affettivi e personali desidera vedere riconosciuti in una relazione. Talvolta, prima di “decidere” sul piano sentimentale, è utile sostare in questo spazio di incertezza senza forzarlo, accogliendo il tempo dell’elaborazione come parte del processo.
Il percorso terapeutico che ha già intrapreso può essere un valido sostegno per esplorare questi aspetti, imparando a distinguere tra il bisogno di “salvare” l’altro e la volontà di costruire un legame reciproco, paritario e consapevole. Riconoscere la propria “indole di crocerossina”, come lei stesso la definisce, non è una colpa: è un segnale di grande sensibilità e empatia, che però può diventare più funzionale se integrato con la capacità di porre limiti e ascoltare i propri bisogni.
Si conceda il diritto di non avere risposte immediate. Le emozioni, quando sono autentiche, hanno bisogno di tempo per sedimentare e trasformarsi in consapevolezza.
Resto a disposizione,
Dott. Luca Rochdi
La fine di una relazione lunga e significativa rappresenta sempre una “soglia” delicata, in cui si intrecciano nostalgia, senso di perdita e – al tempo stesso – desiderio di rinascita. Nel suo caso, la storia con il suo ex compagno sembra aver avuto un ruolo fondamentale nel suo sviluppo emotivo e identitario: attraverso quella relazione ha imparato a conoscersi, a prendersi cura, a mettersi in discussione. È quindi naturale che la separazione risvegli sentimenti ambivalenti, come la paura di perdere una parte di sé o il dubbio di non aver fatto abbastanza.
D’altra parte, l’incontro con una nuova persona, in un momento così complesso, può suscitare inizialmente una sensazione di “respiro”, di leggerezza e di possibilità. Tuttavia, quando non si è ancora del tutto elaborata la fine del legame precedente, è frequente che emerga confusione emotiva: il cuore sembra diviso tra ciò che si è vissuto e ciò che si sta costruendo, tra il bisogno di sicurezza e quello di autenticità.
Il punto centrale, più che scegliere tra due persone, sembra essere la necessità di ritrovare un equilibrio dentro di sé, comprendere cosa davvero desidera e quali bisogni affettivi e personali desidera vedere riconosciuti in una relazione. Talvolta, prima di “decidere” sul piano sentimentale, è utile sostare in questo spazio di incertezza senza forzarlo, accogliendo il tempo dell’elaborazione come parte del processo.
Il percorso terapeutico che ha già intrapreso può essere un valido sostegno per esplorare questi aspetti, imparando a distinguere tra il bisogno di “salvare” l’altro e la volontà di costruire un legame reciproco, paritario e consapevole. Riconoscere la propria “indole di crocerossina”, come lei stesso la definisce, non è una colpa: è un segnale di grande sensibilità e empatia, che però può diventare più funzionale se integrato con la capacità di porre limiti e ascoltare i propri bisogni.
Si conceda il diritto di non avere risposte immediate. Le emozioni, quando sono autentiche, hanno bisogno di tempo per sedimentare e trasformarsi in consapevolezza.
Resto a disposizione,
Dott. Luca Rochdi
Ciao, ti ringrazio innanzitutto per aver condiviso con tanta apertura e profondità la tua storia, si percepisce quanto tu abbia riflettuto su ciò che è accaduto e quanto ci sia dentro di te il desiderio autentico di capire, di dare senso e di agire con rispetto per te e per le persone coinvolte.
Da ciò che racconti emerge un percorso di grande crescita personale: sei passato dal cercare di “salvare” l’altro al cominciare a riconoscere i tuoi bisogni, i tuoi limiti e il tuo diritto a stare bene. È un passaggio importante e spesso doloroso, perché comporta lo smettere di occupare un ruolo di cura per assumere quello più complesso — ma anche più sano e soddisfacente — di un partner alla pari. Ti consiglierei di continuare il tuo percorso terapeutico per imparare a distinguere i tuoi bisogni autentici dalle paure (come quella di deludere, di essere lasciato o di ricadere in certi meccanismi). Forse più che scegliere qualcosa o qualcuno in questo momento potrebbe essere utile focalizzarti su di te e su quelli che sono i tuoi bisogni, desideri e valori. Non c’è fretta: a volte la chiarezza arriva solo quando smettiamo di forzarla e ci concediamo di restare, per un po’, nel dubbio in modo consapevole e gentile verso noi stessi.
Da ciò che racconti emerge un percorso di grande crescita personale: sei passato dal cercare di “salvare” l’altro al cominciare a riconoscere i tuoi bisogni, i tuoi limiti e il tuo diritto a stare bene. È un passaggio importante e spesso doloroso, perché comporta lo smettere di occupare un ruolo di cura per assumere quello più complesso — ma anche più sano e soddisfacente — di un partner alla pari. Ti consiglierei di continuare il tuo percorso terapeutico per imparare a distinguere i tuoi bisogni autentici dalle paure (come quella di deludere, di essere lasciato o di ricadere in certi meccanismi). Forse più che scegliere qualcosa o qualcuno in questo momento potrebbe essere utile focalizzarti su di te e su quelli che sono i tuoi bisogni, desideri e valori. Non c’è fretta: a volte la chiarezza arriva solo quando smettiamo di forzarla e ci concediamo di restare, per un po’, nel dubbio in modo consapevole e gentile verso noi stessi.
Carissimo,
le tue parole trasmettono con chiarezza quanto tu stia vivendo un passaggio intenso, pieno di emozioni, riflessioni e contraddizioni. Si sente che hai amato profondamente, che ti sei donato, e che stai cercando ora di capire dove sei, chi sei diventato e che cosa desideri davvero.
Mi ha colpito molto la lucidità con cui osservi la tua storia: riconosci le tue parti più accudenti e timorose, la tendenza a trattenere per paura di perdere, il bisogno di proteggere e al tempo stesso di essere visto e accolto. Sono consapevolezze preziose, che spesso emergono proprio quando una relazione finisce o cambia forma.
A volte, quando amiamo qualcuno per tanto tempo, le nostre identità si intrecciano al punto che separarsi significa anche ritrovarsi. Non solo lasciare l’altro, ma scoprire dove finiamo noi e dove inizia l’altro.
In quello che racconti, sembra che oggi tu ti trovi tra due movimenti opposti: da un lato il bisogno di pace, stabilità e leggerezza; dall’altro il legame profondo, complesso e ancora vivo con una parte della tua storia e del tuo cuore.
Non è raro sentirsi così: una parte di te guarda avanti, l’altra resta in ascolto di ciò che non è ancora del tutto compiuto. Spesso la mente vorrebbe “capire” e scegliere, ma il cuore procede con un tempo suo, più lento, che chiede di essere rispettato.
Credo che la vera domanda, forse, non sia solo “chi dei due voglio”, ma “chi sto diventando in questa esperienza”.
Quali bisogni stanno cercando voce in te?
Cosa desidera la parte di te che si sente confusa, o quella che cerca pace?
Uno spazio terapeutico può essere un luogo sicuro dove esplorare queste domande, non per trovare subito risposte, ma per stare nell’ascolto profondo di ciò che ti muove.
La chiarezza, di solito, arriva quando smettiamo di forzarla — quando ci permettiamo di sentire tutto ciò che c’è, anche la confusione, senza giudicarla.
Ti auguro di attraversare questo momento con gentilezza verso te stesso. Le relazioni, anche quando finiscono, possono continuare a insegnarci molto su chi siamo e su come vogliamo amare.
Un caro saluto,
Veronica De Iuliis
le tue parole trasmettono con chiarezza quanto tu stia vivendo un passaggio intenso, pieno di emozioni, riflessioni e contraddizioni. Si sente che hai amato profondamente, che ti sei donato, e che stai cercando ora di capire dove sei, chi sei diventato e che cosa desideri davvero.
Mi ha colpito molto la lucidità con cui osservi la tua storia: riconosci le tue parti più accudenti e timorose, la tendenza a trattenere per paura di perdere, il bisogno di proteggere e al tempo stesso di essere visto e accolto. Sono consapevolezze preziose, che spesso emergono proprio quando una relazione finisce o cambia forma.
A volte, quando amiamo qualcuno per tanto tempo, le nostre identità si intrecciano al punto che separarsi significa anche ritrovarsi. Non solo lasciare l’altro, ma scoprire dove finiamo noi e dove inizia l’altro.
In quello che racconti, sembra che oggi tu ti trovi tra due movimenti opposti: da un lato il bisogno di pace, stabilità e leggerezza; dall’altro il legame profondo, complesso e ancora vivo con una parte della tua storia e del tuo cuore.
Non è raro sentirsi così: una parte di te guarda avanti, l’altra resta in ascolto di ciò che non è ancora del tutto compiuto. Spesso la mente vorrebbe “capire” e scegliere, ma il cuore procede con un tempo suo, più lento, che chiede di essere rispettato.
Credo che la vera domanda, forse, non sia solo “chi dei due voglio”, ma “chi sto diventando in questa esperienza”.
Quali bisogni stanno cercando voce in te?
Cosa desidera la parte di te che si sente confusa, o quella che cerca pace?
Uno spazio terapeutico può essere un luogo sicuro dove esplorare queste domande, non per trovare subito risposte, ma per stare nell’ascolto profondo di ciò che ti muove.
La chiarezza, di solito, arriva quando smettiamo di forzarla — quando ci permettiamo di sentire tutto ciò che c’è, anche la confusione, senza giudicarla.
Ti auguro di attraversare questo momento con gentilezza verso te stesso. Le relazioni, anche quando finiscono, possono continuare a insegnarci molto su chi siamo e su come vogliamo amare.
Un caro saluto,
Veronica De Iuliis
Gentile utente, mi colpisce la lunghezza del messaggio, a testimonianza del fatto che questo conflitto le dà molto da pensare, oltre che al desiderio di un confronto per mettersi alla ricerca di soluzioni, di un rimedio all'indecisione che descrive. Ho tuttavia l'impressione che nel suo messaggio manchi cosa di preciso le iniziava a stare così stretto del suo precedente rapporto, e mi chiedo se non si tratti proprio di un aspetto importante da andare a mettere a fuoco, cosa di cui potrebbe proficuamente occuparsi in un percorso di psicoterapia con un collega.
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
Cordiali saluti
Dott. Daniele Gallucci
Buon pomeriggio tra le righe leggo alcuni elementi di cambiamento e ancora tanto da affrontare ed essendo in terapia da non molto credo che lei possa valutare inopportuna una scelta di cosa fare ora. Mi piace proporre la metafora della nebbia quando ci si trova in mezzo alle montagne e non è mai saggio prendere una direzione qualsiasi anche se ci sembra piu opportuna o giusto per prenderne una. Dal mio punto di vista sospenderei il dover assumere delle decisioni e fare delle scelte proprio ora che da un lato riemergono vecchi schemi e dall'altro si è attratti da una persona che ha caratterstiche differenti. Affronti questi argomenti in profondità con il suo terapeuta e abbia la accortezza di non fare una scelta ora in quanto non vede lucidamente cio che vuole. Tra le righe leggo che lei stà ancora affrontando il problema del confine di contatto con l'altro e appare molto importante sapere e comprendere cosa la puo far stare bene e in pace. Affronti con coraggio questo momento.
Gentile utente,
dal suo racconto emerge una grande capacità di introspezione e di consapevolezza emotiva: lei ha analizzato con profondità la sua storia, i ruoli che ha assunto, le motivazioni delle sue scelte e anche le dinamiche che si sono intrecciate tra amore, paura, responsabilità e desiderio di proteggere l’altro. È evidente che la relazione con il suo ex compagno ha rappresentato per lei un percorso di crescita importante, tanto da lasciare un segno profondo non solo affettivo ma anche identitario.
Quello che sta vivendo adesso — la confusione, il senso di colpa, il confronto tra ciò che “funziona sulla carta” e ciò che sente nel cuore — è una fase molto comprensibile dopo una relazione così significativa. Quando un legame dura anni e si intreccia con momenti formativi della propria vita, la separazione non è mai netta: si resta legati non solo alla persona, ma anche alla versione di sé che si era in quel rapporto.
Nel suo racconto si nota un punto chiave: lei ha spesso assunto un ruolo di cura, mettendo da parte i propri bisogni per proteggere l’altro. È possibile che ora, davanti a una persona più stabile e accogliente, fatichi a ritrovare quella stessa intensità emotiva a cui era abituato, proprio perché la nuova relazione non le richiede di “salvare” nessuno. Questo non significa che manchi l’amore, ma che l’amore maturo e l’amore “salvifico” possono avere colori emotivi molto diversi.
Potrebbe essere utile, nel percorso psicologico che ha già iniziato, esplorare due direzioni:
la differenza tra amore e bisogno di appartenenza, e come questa si è manifestata nelle sue relazioni;
la possibilità di riconoscere e legittimare i propri bisogni affettivi, senza che debbano passare sempre attraverso la mediazione della cura dell’altro.
Non si tratta ora di scegliere in fretta tra due persone, ma di concedersi tempo per capire quale tipo di relazione rispecchi davvero chi lei è oggi — non chi era anni fa, né chi pensa di “dover” essere.
Prendersi questo spazio di chiarezza, anche sospendendo temporaneamente qualsiasi decisione definitiva, può aiutarla a comprendere se il sentimento che prova verso il suo ex è nostalgia o ancora amore, e se ciò che vive con la nuova persona è un affetto in crescita o un tentativo di colmare un vuoto.
Dott.ssa Sara Petroni
dal suo racconto emerge una grande capacità di introspezione e di consapevolezza emotiva: lei ha analizzato con profondità la sua storia, i ruoli che ha assunto, le motivazioni delle sue scelte e anche le dinamiche che si sono intrecciate tra amore, paura, responsabilità e desiderio di proteggere l’altro. È evidente che la relazione con il suo ex compagno ha rappresentato per lei un percorso di crescita importante, tanto da lasciare un segno profondo non solo affettivo ma anche identitario.
Quello che sta vivendo adesso — la confusione, il senso di colpa, il confronto tra ciò che “funziona sulla carta” e ciò che sente nel cuore — è una fase molto comprensibile dopo una relazione così significativa. Quando un legame dura anni e si intreccia con momenti formativi della propria vita, la separazione non è mai netta: si resta legati non solo alla persona, ma anche alla versione di sé che si era in quel rapporto.
Nel suo racconto si nota un punto chiave: lei ha spesso assunto un ruolo di cura, mettendo da parte i propri bisogni per proteggere l’altro. È possibile che ora, davanti a una persona più stabile e accogliente, fatichi a ritrovare quella stessa intensità emotiva a cui era abituato, proprio perché la nuova relazione non le richiede di “salvare” nessuno. Questo non significa che manchi l’amore, ma che l’amore maturo e l’amore “salvifico” possono avere colori emotivi molto diversi.
Potrebbe essere utile, nel percorso psicologico che ha già iniziato, esplorare due direzioni:
la differenza tra amore e bisogno di appartenenza, e come questa si è manifestata nelle sue relazioni;
la possibilità di riconoscere e legittimare i propri bisogni affettivi, senza che debbano passare sempre attraverso la mediazione della cura dell’altro.
Non si tratta ora di scegliere in fretta tra due persone, ma di concedersi tempo per capire quale tipo di relazione rispecchi davvero chi lei è oggi — non chi era anni fa, né chi pensa di “dover” essere.
Prendersi questo spazio di chiarezza, anche sospendendo temporaneamente qualsiasi decisione definitiva, può aiutarla a comprendere se il sentimento che prova verso il suo ex è nostalgia o ancora amore, e se ciò che vive con la nuova persona è un affetto in crescita o un tentativo di colmare un vuoto.
Dott.ssa Sara Petroni
Buonasera, dopo sette anni di storia importante è normale oscillare tra sollievo e nostalgia, soprattutto quando, chiusa la relazione, entra nella sua vita una persona che le porta conforto e stabilità. Le ragioni che l’hanno portata alla rottura, tuttavia, non sono marginali: rigidità crescenti, distanza sul piano fisico/affettivo per lei centrale, e un carico emotivo che l’ha condotta all’esaurimento. Oggi sente che l’ex le manca “come persona” e, insieme, riconosce che la nuova relazione la fa stare più serena ma non le dà ancora una chiarezza piena sul piano del cuore: questa è l’ambivalenza tipica delle separazioni complesse.
Per orientarsi, può essere utile spostare la domanda da “ho sbagliato?” a “quali condizioni devono essere vere, in concreto, perché io stia bene?”. E, dall’altra parte, ciò che oggi sento con la nuova persona è pace che mi aiuta a guarire o è un modo per non sentire il lutto? Rispondere onestamente a queste domande riduce il rumore e permette decisioni fondate sui bisogni non negoziabili, più che sulla paura della perdita.
Non c’è una risposta “giusta” in assoluto, c’è la risposta coerente con la sua salute e i suoi valori. La strada che sceglierà sarà la migliore se, guardandola dopo un po' di tempo, potrà dire: “ho deciso in base a ciò che per me conta davvero, non per paura, non per senso di colpa".
Se ne sente il bisogno non esiti a chiedere di nuovo aiuto!
Per orientarsi, può essere utile spostare la domanda da “ho sbagliato?” a “quali condizioni devono essere vere, in concreto, perché io stia bene?”. E, dall’altra parte, ciò che oggi sento con la nuova persona è pace che mi aiuta a guarire o è un modo per non sentire il lutto? Rispondere onestamente a queste domande riduce il rumore e permette decisioni fondate sui bisogni non negoziabili, più che sulla paura della perdita.
Non c’è una risposta “giusta” in assoluto, c’è la risposta coerente con la sua salute e i suoi valori. La strada che sceglierà sarà la migliore se, guardandola dopo un po' di tempo, potrà dire: “ho deciso in base a ciò che per me conta davvero, non per paura, non per senso di colpa".
Se ne sente il bisogno non esiti a chiedere di nuovo aiuto!
Buongiorno — grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità; si percepisce quanto ci abbia riflettuto e quanto desideri fare la cosa giusta, per te e per gli altri coinvolti. Provo a darti una risposta pratica e orientata, senza essere troppo lunga.
Cosa mi sembra centrale
Hai dato molto di te (ruolo “crocerossina”), spesso a scapito dell’espressione dei tuoi bisogni e dei tuoi limiti.
Con il tuo ex c’è stato amore ma anche un accumulo di frustrazione, mancanza di confini e riduzione dell’attrazione sessuale nel tempo.
Con la nuova persona trovi sicurezza, affinità e appagamento sessuale, ma senti che il cuore e il pensiero tornano al passato: ciò crea confusione e senso di colpa.
Stai già facendo terapia (ottimo) e questo ti sta aiutando a capire; sei in un processo di scoperta di te e dei tuoi pattern affettivi.
Passi concreti che puoi fare da subito
Metti per iscritto i tuoi bisogni non negoziabili in una relazione (es. rispetto, chiarezza, responsabilità emotiva, attrazione, stabilità).
Fai due liste rapide (pro/contro) per ciascuna persona — non solo “pratiche” ma come ti senti a livello emotivo e fisico quando pensi al futuro con loro.
Continua la psicoterapia individuale: lavora su confini, assertività e sul tema del “salvare” vs “essere partner”.
Rimanda decisioni irrevocabili prese sulla spinta emotiva: chiarisci con onestà, prima con te stesso e poi — se serve — con l’altra persona.
Parla sinceramente con il nuovo partner (se la relazione è iniziata): la chiarezza evita ferite future. Se senti che non vuoi continuare ingannando nessuno, dillo con delicatezza ma fermezza.
Considera, se emerge bisogno, un percorso di coppia con il tuo ex solo quando sei certo dei tuoi sentimenti e disposto a rischiare (e se lui è motivato a cambiare).
Pratica piccoli esercizi di consapevolezza (diario, scaletta dei pensieri, “immaginiamo il futuro” per 2 scenari diversi) per vedere cosa persiste nel tempo e cosa è momentaneo.
Qualche avvertenza utile
L’attrazione sessuale e la sicurezza emotiva sono entrambi importanti: non uno a scapito dell’altro.
Voler “salvare” qualcuno può confondere confini e attrazione; lavorare su questo è fondamentale per non ripetere dinamiche dolorose.
Non sentirti in colpa per aver cercato sollievo o compagnia: sei umano. L’importante è agire con onestà verso te stesso e gli altri.
Concludo dicendo che quanto mi hai raccontato è complesso e merita un confronto approfondito e personalizzato—per questo è consigliabile proseguire il lavoro con uno specialista che possa accompagnarti nel capire quale scelta sia più autentica e sostenibile per te.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Cosa mi sembra centrale
Hai dato molto di te (ruolo “crocerossina”), spesso a scapito dell’espressione dei tuoi bisogni e dei tuoi limiti.
Con il tuo ex c’è stato amore ma anche un accumulo di frustrazione, mancanza di confini e riduzione dell’attrazione sessuale nel tempo.
Con la nuova persona trovi sicurezza, affinità e appagamento sessuale, ma senti che il cuore e il pensiero tornano al passato: ciò crea confusione e senso di colpa.
Stai già facendo terapia (ottimo) e questo ti sta aiutando a capire; sei in un processo di scoperta di te e dei tuoi pattern affettivi.
Passi concreti che puoi fare da subito
Metti per iscritto i tuoi bisogni non negoziabili in una relazione (es. rispetto, chiarezza, responsabilità emotiva, attrazione, stabilità).
Fai due liste rapide (pro/contro) per ciascuna persona — non solo “pratiche” ma come ti senti a livello emotivo e fisico quando pensi al futuro con loro.
Continua la psicoterapia individuale: lavora su confini, assertività e sul tema del “salvare” vs “essere partner”.
Rimanda decisioni irrevocabili prese sulla spinta emotiva: chiarisci con onestà, prima con te stesso e poi — se serve — con l’altra persona.
Parla sinceramente con il nuovo partner (se la relazione è iniziata): la chiarezza evita ferite future. Se senti che non vuoi continuare ingannando nessuno, dillo con delicatezza ma fermezza.
Considera, se emerge bisogno, un percorso di coppia con il tuo ex solo quando sei certo dei tuoi sentimenti e disposto a rischiare (e se lui è motivato a cambiare).
Pratica piccoli esercizi di consapevolezza (diario, scaletta dei pensieri, “immaginiamo il futuro” per 2 scenari diversi) per vedere cosa persiste nel tempo e cosa è momentaneo.
Qualche avvertenza utile
L’attrazione sessuale e la sicurezza emotiva sono entrambi importanti: non uno a scapito dell’altro.
Voler “salvare” qualcuno può confondere confini e attrazione; lavorare su questo è fondamentale per non ripetere dinamiche dolorose.
Non sentirti in colpa per aver cercato sollievo o compagnia: sei umano. L’importante è agire con onestà verso te stesso e gli altri.
Concludo dicendo che quanto mi hai raccontato è complesso e merita un confronto approfondito e personalizzato—per questo è consigliabile proseguire il lavoro con uno specialista che possa accompagnarti nel capire quale scelta sia più autentica e sostenibile per te.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile paziente, si sente quanto abbia investito in questa relazione, quanto abbia amato e quanto abbia provato a tenere in equilibrio non solo i suoi bisogni, ma anche quelli dell’altra persona. Non è semplice raccontarsi con questo livello di profondità, e non è da tutti avere la lucidità di guardare ai propri comportamenti, ai cambiamenti avuti negli anni e alle dinamiche che ora stanno emergendo.
Quello che descrive non è semplicemente un dubbio sentimentale. È un momento di passaggio, dove si intrecciano identità, bisogni affettivi, paura di sbagliare e un forte senso di responsabilità verso gli altri. Lei parla di “crocerossina” e lo fa con molta consapevolezza: quando per anni ci si abitua a prendersi cura dell’altro, è facile perdere di vista ciò che serve a noi. E quando arriva una persona nuova, che offre leggerezza e ascolto, il sistema emotivo va in tilt, perché è qualcosa di diverso da ciò che ha sempre conosciuto.
È comprensibile che il suo cuore e la sua testa stiano viaggiando su binari diversi. Da un lato c’è la storia lunga, intensa, complessa, che l’ha formata e che porta con sé un attaccamento profondo. Dall’altro c’è una relazione nuova che soddisfa bisogni diversi, forse più adulti. La confusione che prova non è un errore. È un segnale che qualcosa dentro di lei sta cambiando e chiede spazio.
In questi casi non esiste un “consiglio giusto” su chi scegliere. La direzione non si trova tornando indietro con il pensiero, ma guardando a ciò che oggi la fa crescere, la fa respirare e la fa sentire in equilibrio con sé stesso. La domanda non è chi merita il suo amore, ma quale relazione le permette di essere autentico, libero e sereno.
Ha già fatto un passo importante iniziando un percorso psicologico. Lì potrà esplorare senza giudizio ciò che prova, distinguere tra senso di colpa, nostalgia, amore, paura, bisogno di protezione e reale compatibilità. Sono piani diversi e spesso si confondono.
Si dia tempo. Non prenda decisioni per non ferire qualcuno o per riempire un vuoto. Le scelte affettive più sane arrivano quando siamo centrati, non quando ci sentiamo in dovere.
Se sente che può esserle utile un confronto più approfondito, sono a disposizione.
Un caro saluto.
Quello che descrive non è semplicemente un dubbio sentimentale. È un momento di passaggio, dove si intrecciano identità, bisogni affettivi, paura di sbagliare e un forte senso di responsabilità verso gli altri. Lei parla di “crocerossina” e lo fa con molta consapevolezza: quando per anni ci si abitua a prendersi cura dell’altro, è facile perdere di vista ciò che serve a noi. E quando arriva una persona nuova, che offre leggerezza e ascolto, il sistema emotivo va in tilt, perché è qualcosa di diverso da ciò che ha sempre conosciuto.
È comprensibile che il suo cuore e la sua testa stiano viaggiando su binari diversi. Da un lato c’è la storia lunga, intensa, complessa, che l’ha formata e che porta con sé un attaccamento profondo. Dall’altro c’è una relazione nuova che soddisfa bisogni diversi, forse più adulti. La confusione che prova non è un errore. È un segnale che qualcosa dentro di lei sta cambiando e chiede spazio.
In questi casi non esiste un “consiglio giusto” su chi scegliere. La direzione non si trova tornando indietro con il pensiero, ma guardando a ciò che oggi la fa crescere, la fa respirare e la fa sentire in equilibrio con sé stesso. La domanda non è chi merita il suo amore, ma quale relazione le permette di essere autentico, libero e sereno.
Ha già fatto un passo importante iniziando un percorso psicologico. Lì potrà esplorare senza giudizio ciò che prova, distinguere tra senso di colpa, nostalgia, amore, paura, bisogno di protezione e reale compatibilità. Sono piani diversi e spesso si confondono.
Si dia tempo. Non prenda decisioni per non ferire qualcuno o per riempire un vuoto. Le scelte affettive più sane arrivano quando siamo centrati, non quando ci sentiamo in dovere.
Se sente che può esserle utile un confronto più approfondito, sono a disposizione.
Un caro saluto.
Buongiorno,
il suo messaggio trasmette una grande profondità e una notevole capacità di introspezione. Dietro le parole si sente il peso di un affetto autentico, di una storia importante che ha segnato la sua crescita e, al tempo stesso, il bisogno sincero di capire come andare avanti senza tradire se stesso.
Dalle sue riflessioni emerge chiaramente un nodo centrale: lei sta vivendo un passaggio di vita, non solo una crisi sentimentale. Dopo anni in cui si è sentito “salvato” e “salvatore”, ora si trova a confrontarsi con la domanda più difficile — “chi sono io quando non mi prendo cura di qualcuno?” — e con la necessità di distinguere tra amore, responsabilità e paura di ferire.
Con il suo ex, sembra esserci stato un legame molto profondo e formativo, ma anche carico di ruoli sbilanciati: lei come contenitore, lui come parte fragile da proteggere. Quell’intreccio, intenso ma faticoso, le ha dato tanto e al tempo stesso l’ha consumata. Oggi il desiderio di “tornare indietro” può essere letto come il bisogno di dare un senso a tutto ciò che avete vissuto, di chiudere davvero un cerchio, più che una vera spinta a ricominciare.
Il nuovo rapporto invece rappresenta una possibilità diversa: più stabile, più paritario, forse più adulto — ma anche meno “vorticoso”, meno capace di darle quel senso di completezza che a volte solo la passione complicata sa evocare. È normale che la mente e il cuore non viaggino ancora alla stessa velocità: la mente riconosce la sicurezza, il cuore rimpiange l’intensità.
Forse in questo momento la cosa più importante non è scegliere tra due persone, ma riconnettersi con sé stesso, con ciò che davvero desidera in un legame. Non si tratta di capire “chi dei due”, ma “chi è lei oggi” — e quale tipo di amore sente di poter costruire senza perdersi di nuovo.
Provi, se può, a non chiedersi subito “cosa devo fare?”, ma piuttosto “di cosa ho bisogno adesso per stare in contatto con me stesso?”. A volte la chiarezza arriva non quando si decide in fretta, ma quando ci si concede di ascoltare il silenzio dopo la tempesta.
Lei ha già iniziato questo processo — con la terapia, con la consapevolezza che esprime, con la delicatezza nel modo in cui parla di entrambi. È un segnale di grande maturità emotiva.
Continui a trattare sé stesso con la stessa compassione che riserva agli altri: è da lì che nascerà la risposta più giusta.
il suo messaggio trasmette una grande profondità e una notevole capacità di introspezione. Dietro le parole si sente il peso di un affetto autentico, di una storia importante che ha segnato la sua crescita e, al tempo stesso, il bisogno sincero di capire come andare avanti senza tradire se stesso.
Dalle sue riflessioni emerge chiaramente un nodo centrale: lei sta vivendo un passaggio di vita, non solo una crisi sentimentale. Dopo anni in cui si è sentito “salvato” e “salvatore”, ora si trova a confrontarsi con la domanda più difficile — “chi sono io quando non mi prendo cura di qualcuno?” — e con la necessità di distinguere tra amore, responsabilità e paura di ferire.
Con il suo ex, sembra esserci stato un legame molto profondo e formativo, ma anche carico di ruoli sbilanciati: lei come contenitore, lui come parte fragile da proteggere. Quell’intreccio, intenso ma faticoso, le ha dato tanto e al tempo stesso l’ha consumata. Oggi il desiderio di “tornare indietro” può essere letto come il bisogno di dare un senso a tutto ciò che avete vissuto, di chiudere davvero un cerchio, più che una vera spinta a ricominciare.
Il nuovo rapporto invece rappresenta una possibilità diversa: più stabile, più paritario, forse più adulto — ma anche meno “vorticoso”, meno capace di darle quel senso di completezza che a volte solo la passione complicata sa evocare. È normale che la mente e il cuore non viaggino ancora alla stessa velocità: la mente riconosce la sicurezza, il cuore rimpiange l’intensità.
Forse in questo momento la cosa più importante non è scegliere tra due persone, ma riconnettersi con sé stesso, con ciò che davvero desidera in un legame. Non si tratta di capire “chi dei due”, ma “chi è lei oggi” — e quale tipo di amore sente di poter costruire senza perdersi di nuovo.
Provi, se può, a non chiedersi subito “cosa devo fare?”, ma piuttosto “di cosa ho bisogno adesso per stare in contatto con me stesso?”. A volte la chiarezza arriva non quando si decide in fretta, ma quando ci si concede di ascoltare il silenzio dopo la tempesta.
Lei ha già iniziato questo processo — con la terapia, con la consapevolezza che esprime, con la delicatezza nel modo in cui parla di entrambi. È un segnale di grande maturità emotiva.
Continui a trattare sé stesso con la stessa compassione che riserva agli altri: è da lì che nascerà la risposta più giusta.
Ciao,
hai descritto con grande sincerità un percorso complesso, e già questo mostra che stai guardando dentro di te con maturità e coraggio. Non stai solo parlando di una storia d’amore, ma di una parte importante della tua identità, dei tuoi schemi relazionali e del modo in cui ti sei abituato a occupare un posto nelle relazioni.
In quello che racconti vedo due piani che si intrecciano.
Da una parte c’è la relazione storica, quella con il tuo ex. Un legame lungo, formativo, in cui per molti anni hai messo te stesso in secondo piano, prendendoti cura dell’altro anche quando questo ti costava fatica. Questo ruolo ti ha dato un senso per tanto tempo, ma alla lunga ti ha consumato. È naturale che, anche dopo una rottura, rimanga un affetto profondo. Una relazione così lunga non si spegne di colpo.
Dall’altra parte c’è la tua parte che sta cercando qualcosa di nuovo: più equilibrio, più reciprocità, più stabilità. Il nuovo ragazzo sembra rappresentare proprio quella dimensione lì. Con lui ti senti visto e accolto, e non è un caso che questa presenza sia arrivata in un momento in cui avevi bisogno di respirare.
Quello che vivi adesso non è “dover scegliere tra due persone”.
È qualcosa di più profondo:
stai cercando di capire chi sei tu nelle relazioni, quali bisogni non hai ascoltato, quali paure ti trattengono e quali parti di te chiedono spazio.
Quando dici “ho paura di ricadere nelle stesse dinamiche, di non essere più felice”, stai parlando di un timore reale. Quando dici “mi manca davvero”, stai parlando di un legame che non è semplice archiviare. E quando dici “questo nuovo ragazzo mi dà pace, ma qualcosa dentro non è completamente sereno”, stai ascoltando una parte che non vuole essere messa a tacere.
Il punto centrale, ora, non è decidere con chi stare.
È capire che posto vuoi avere tu in una relazione, senza sacrificarti, senza occupare ruoli che ti schiacciano, senza correre verso chi ti dà stabilità solo perché hai paura del vuoto.
Se posso lasciarti un’immagine, non sei davanti a un bivio, sei in uno spazio in cui stai imparando a mettere al centro te stesso, dopo anni in cui non l’hai fatto davvero.
Il tempo, la terapia e l’ascolto delle tue emozioni ti aiuteranno a capire cosa desideri davvero, senza fretta e senza paura di deludere.
Buon percorso.
Dott.ssa Barbara Vitiello
hai descritto con grande sincerità un percorso complesso, e già questo mostra che stai guardando dentro di te con maturità e coraggio. Non stai solo parlando di una storia d’amore, ma di una parte importante della tua identità, dei tuoi schemi relazionali e del modo in cui ti sei abituato a occupare un posto nelle relazioni.
In quello che racconti vedo due piani che si intrecciano.
Da una parte c’è la relazione storica, quella con il tuo ex. Un legame lungo, formativo, in cui per molti anni hai messo te stesso in secondo piano, prendendoti cura dell’altro anche quando questo ti costava fatica. Questo ruolo ti ha dato un senso per tanto tempo, ma alla lunga ti ha consumato. È naturale che, anche dopo una rottura, rimanga un affetto profondo. Una relazione così lunga non si spegne di colpo.
Dall’altra parte c’è la tua parte che sta cercando qualcosa di nuovo: più equilibrio, più reciprocità, più stabilità. Il nuovo ragazzo sembra rappresentare proprio quella dimensione lì. Con lui ti senti visto e accolto, e non è un caso che questa presenza sia arrivata in un momento in cui avevi bisogno di respirare.
Quello che vivi adesso non è “dover scegliere tra due persone”.
È qualcosa di più profondo:
stai cercando di capire chi sei tu nelle relazioni, quali bisogni non hai ascoltato, quali paure ti trattengono e quali parti di te chiedono spazio.
Quando dici “ho paura di ricadere nelle stesse dinamiche, di non essere più felice”, stai parlando di un timore reale. Quando dici “mi manca davvero”, stai parlando di un legame che non è semplice archiviare. E quando dici “questo nuovo ragazzo mi dà pace, ma qualcosa dentro non è completamente sereno”, stai ascoltando una parte che non vuole essere messa a tacere.
Il punto centrale, ora, non è decidere con chi stare.
È capire che posto vuoi avere tu in una relazione, senza sacrificarti, senza occupare ruoli che ti schiacciano, senza correre verso chi ti dà stabilità solo perché hai paura del vuoto.
Se posso lasciarti un’immagine, non sei davanti a un bivio, sei in uno spazio in cui stai imparando a mettere al centro te stesso, dopo anni in cui non l’hai fatto davvero.
Il tempo, la terapia e l’ascolto delle tue emozioni ti aiuteranno a capire cosa desideri davvero, senza fretta e senza paura di deludere.
Buon percorso.
Dott.ssa Barbara Vitiello
Buonasera e grazie per aver condiviso con tanta profondità la tua esperienza e per averlo fatto con un linguaggio così autentico. Già il modo in cui riesci a raccontarti lascia intravedere una grande capacità di introspezione e un sincero desiderio di comprendere te stesso e ciò che stai vivendo.
Da quanto scrivi, emerge il percorso di una persona che ha investito molto in una relazione significativa, che ha contribuito alla propria crescita personale ma anche a sviluppare un forte senso di responsabilità verso l’altro. In momenti come questo, quando si intrecciano emozioni di amore, perdita, senso di colpa e desiderio di chiarezza, è naturale sentirsi confusi e divisi tra testa e cuore.
Le transizioni affettive, soprattutto dopo relazioni lunghe e intense, spesso portano a rimettere in discussione aspetti profondi della nostra identità: chi siamo oggi, cosa desideriamo davvero, che tipo di relazione sentiamo di poter costruire ora. È un momento delicato ma anche potenzialmente ricco di significato, se affrontato con attenzione e rispetto per sé stessi.
Credimi: stai già facendo un passo importante nel cercare di ascoltarti e nel dare spazio a queste domande.
Purtroppo, da parte mia non esiste una risposta alla tua domanda e sarai tu a doverla trovare dedicando il tempo e la calma necessaria per riuscire ad ascoltarti, comprenderti e volerti bene.
Continuare a esplorare questi vissuti, fallo anche all’interno del percorso psicologico che ha già intrapreso. Questo può aiutarti a riconoscere i tuoi reali bisogni affettivi e a fare scelte più allineate al tuo benessere, senza giudizio ma con consapevolezza.
Ti auguro di poter vivere questo momento come un’occasione di crescita e di gentilezza verso sé stesso.
Un caro saluto e buona riflessione!
Da quanto scrivi, emerge il percorso di una persona che ha investito molto in una relazione significativa, che ha contribuito alla propria crescita personale ma anche a sviluppare un forte senso di responsabilità verso l’altro. In momenti come questo, quando si intrecciano emozioni di amore, perdita, senso di colpa e desiderio di chiarezza, è naturale sentirsi confusi e divisi tra testa e cuore.
Le transizioni affettive, soprattutto dopo relazioni lunghe e intense, spesso portano a rimettere in discussione aspetti profondi della nostra identità: chi siamo oggi, cosa desideriamo davvero, che tipo di relazione sentiamo di poter costruire ora. È un momento delicato ma anche potenzialmente ricco di significato, se affrontato con attenzione e rispetto per sé stessi.
Credimi: stai già facendo un passo importante nel cercare di ascoltarti e nel dare spazio a queste domande.
Purtroppo, da parte mia non esiste una risposta alla tua domanda e sarai tu a doverla trovare dedicando il tempo e la calma necessaria per riuscire ad ascoltarti, comprenderti e volerti bene.
Continuare a esplorare questi vissuti, fallo anche all’interno del percorso psicologico che ha già intrapreso. Questo può aiutarti a riconoscere i tuoi reali bisogni affettivi e a fare scelte più allineate al tuo benessere, senza giudizio ma con consapevolezza.
Ti auguro di poter vivere questo momento come un’occasione di crescita e di gentilezza verso sé stesso.
Un caro saluto e buona riflessione!
Quello che stai vivendo è molto umano e complesso, e il fatto che tu riesca a descriverlo così chiaramente dimostra già una buona consapevolezza di te stesso. È evidente che senti un legame profondo con il passato, con la persona con cui convivevi, e che una parte di te desidererebbe dare un’altra possibilità a quella relazione. Questo è naturale: quando una relazione è stata significativa, è normale continuare a sentire attrazione, nostalgia e desiderio di “aggiustare le cose”. Allo stesso tempo, la tua mente riconosce i rischi: dinamiche che ti hanno ferito e la possibilità di non essere di nuovo felice. Questo dualismo tra desiderio e prudenza è tipico di chi cerca di proteggere se stesso emotivamente.
Nel contempo, il nuovo rapporto ti dà stabilità, piacere e riconoscimento, ma senti che qualcosa non è del tutto completo. Spesso succede quando un legame “funziona sulla carta” ma non genera quella passione o connessione emotiva intensa che senti nel ricordo del passato. Non c’è nulla di sbagliato in questo: è un segnale che il tuo cuore ha ancora bisogno di elaborare ciò che è rimasto irrisolto. La paura di ricadere in vecchi schemi e di ferire chi ora è con te è un segnale di responsabilità emotiva: stai cercando di non prendere decisioni impulsive e di rispettare anche i sentimenti dell’altro, e questo è positivo.
Quando cuore e mente sembrano indicare direzioni diverse, spesso è utile prendersi del tempo per esplorare le emozioni senza fare scelte immediate. Può aiutare chiedersi cosa si cerca veramente in una relazione, cosa rende felici e sicuri di sé e quali dinamiche si vogliono evitare. Scrivere pro e contro, riflettere sui valori e sui bisogni personali, può portare maggiore chiarezza. Sentire confusione in questo momento non è un fallimento, ma un’indicazione che il tuo mondo emotivo ha bisogno di tempo per riordinarsi. Le relazioni non si scelgono solo con la testa o solo con il cuore, ma con un equilibrio tra entrambi, e riconoscere la complessità concedendosi spazio per sentirsi davvero sereni è fondamentale.
Ciò che senti è legittimo e comprensibile. La cosa più utile ora è concederti tempo e onestà verso te stesso, senza fare scelte che potrebbero ferire te o l’altro. Parlare con una persona di fiducia o con uno psicologo può essere di grande aiuto per avere un sostegno neutrale nel valutare emozioni e bisogni senza giudizio.
Rimango a disposizione e ti auguro di trovare la tua strada.
Nel contempo, il nuovo rapporto ti dà stabilità, piacere e riconoscimento, ma senti che qualcosa non è del tutto completo. Spesso succede quando un legame “funziona sulla carta” ma non genera quella passione o connessione emotiva intensa che senti nel ricordo del passato. Non c’è nulla di sbagliato in questo: è un segnale che il tuo cuore ha ancora bisogno di elaborare ciò che è rimasto irrisolto. La paura di ricadere in vecchi schemi e di ferire chi ora è con te è un segnale di responsabilità emotiva: stai cercando di non prendere decisioni impulsive e di rispettare anche i sentimenti dell’altro, e questo è positivo.
Quando cuore e mente sembrano indicare direzioni diverse, spesso è utile prendersi del tempo per esplorare le emozioni senza fare scelte immediate. Può aiutare chiedersi cosa si cerca veramente in una relazione, cosa rende felici e sicuri di sé e quali dinamiche si vogliono evitare. Scrivere pro e contro, riflettere sui valori e sui bisogni personali, può portare maggiore chiarezza. Sentire confusione in questo momento non è un fallimento, ma un’indicazione che il tuo mondo emotivo ha bisogno di tempo per riordinarsi. Le relazioni non si scelgono solo con la testa o solo con il cuore, ma con un equilibrio tra entrambi, e riconoscere la complessità concedendosi spazio per sentirsi davvero sereni è fondamentale.
Ciò che senti è legittimo e comprensibile. La cosa più utile ora è concederti tempo e onestà verso te stesso, senza fare scelte che potrebbero ferire te o l’altro. Parlare con una persona di fiducia o con uno psicologo può essere di grande aiuto per avere un sostegno neutrale nel valutare emozioni e bisogni senza giudizio.
Rimango a disposizione e ti auguro di trovare la tua strada.
La tua storia porta tante tematiche, emozioni e dinamiche intrinsecamente legate tra loro. Ci sono sicuramente tanti nodi da sciogliere, per permetterti di vivere le tue emozioni al meglio ed uscire da questa confusione che riporti. Sicuramente un percorso terapeutico potrebbe esserti di supporto per raggiungere le consapevolezze che riporti di necessitare. Rimango a disposizione per qualsiasi informazione o chiarimento
Buongiorno, la sua riflessione trasmette spessore umano e una grande sensibilità: si percepisce quanto lei abbia amato, investito e riflettuto profondamente su ciò che è accaduto e questo è un segno di maturità emotiva e di crescita personale.
Leggendo la sua storia, colpisce quanto la relazione con il suo ex compagno sia stata anche un “luogo formativo”, in cui entrambi avete costruito parti di voi attraverso l’altro. Potremmo dire che siete stati co-creatori delle vostre rispettive identità relazionali: lei si è scoperto come persona capace di prendersi cura, di sostenere, di affrontare temi importanti come l’accettazione e l’autonomia; lui, accanto a lei, ha trovato forse per la prima volta uno spazio di accoglienza e stabilità.
Tuttavia, come spesso accade nelle relazioni dove uno dei due assume il ruolo del “salvatore” o del “genitore emotivo”, con il tempo si genera uno squilibrio: l’altro resta in una posizione più dipendente, e chi si prende cura si ritrova svuotato, quasi intrappolato nel bisogno di “esserci” a scapito di sé. Non è un errore, ma una dinamica relazionale che spesso nasce da parti profonde del proprio modo di amare.
Lei oggi sembra trovarsi proprio nel punto in cui questa consapevolezza si fa chiara: riconosce di aver amato molto, ma anche di aver sacrificato troppo del proprio spazio interiore e della propria energia emotiva. E forse il suo “stomaco stretto”, come lo definisce, è il corpo che le ricorda questa tensione tra il bisogno di protezione e quello di libertà.
Il nuovo legame, da come lo descrive, rappresenta qualcosa di diverso: una relazione più paritaria, più tranquilla, in cui sente comprensione e stabilità. Eppure, proprio questa pace può disorientare chi è abituato ad amare in contesti “forti”, intensi, pieni di alti e bassi: non perché manchi l’amore, ma perché il corpo e la mente devono ancora imparare a riconoscere la calma come qualcosa di “vivo”, non come mancanza di passione. Questa dinamica relazionale che ha creato con il suo ex compagno probabilmente potrebbe essere non solo frutto del vostro "incastrarvi" ma anche di quello che lei ricercava in una relazione, di quello quindi di cui aveva bisogno, ovvero prendersi cura di qualcuno.
Non credo che oggi lei debba scegliere in senso netto chi tra i due, ma piuttosto che tipo di relazione desidera costruire per sé. Se vuole ancora essere il “salvatore”, o se vuole provare ad essere il “compagno”, che si espone, pone limiti, chiede, ma anche riceve. In questa prospettiva, la relazione con il suo ex, come anche lei ha notato, potrebbe ripresentarle le vecchie dinamiche, mentre quella nuova la mette di fronte a un modo diverso di stare in coppia, più maturo ma anche meno “eroico”. Sembra evidente però che in queste nuove dinamiche lei ancora non si senta molto a suo agio.
Per come ha ben descritto, forse, non è una scelta di cuore contro testa, ma un passaggio tra due fasi del suo modo di amare: dalla dedizione totale alla reciprocità.
Continui, come già sta facendo, il percorso di consapevolezza con il suo terapeuta: è lì che potrà integrare questa esperienza, restituendo valore a entrambe le relazioni non come “errori” o “occasioni mancate”, ma come tappe di un’unica evoluzione personale.
Leggendo la sua storia, colpisce quanto la relazione con il suo ex compagno sia stata anche un “luogo formativo”, in cui entrambi avete costruito parti di voi attraverso l’altro. Potremmo dire che siete stati co-creatori delle vostre rispettive identità relazionali: lei si è scoperto come persona capace di prendersi cura, di sostenere, di affrontare temi importanti come l’accettazione e l’autonomia; lui, accanto a lei, ha trovato forse per la prima volta uno spazio di accoglienza e stabilità.
Tuttavia, come spesso accade nelle relazioni dove uno dei due assume il ruolo del “salvatore” o del “genitore emotivo”, con il tempo si genera uno squilibrio: l’altro resta in una posizione più dipendente, e chi si prende cura si ritrova svuotato, quasi intrappolato nel bisogno di “esserci” a scapito di sé. Non è un errore, ma una dinamica relazionale che spesso nasce da parti profonde del proprio modo di amare.
Lei oggi sembra trovarsi proprio nel punto in cui questa consapevolezza si fa chiara: riconosce di aver amato molto, ma anche di aver sacrificato troppo del proprio spazio interiore e della propria energia emotiva. E forse il suo “stomaco stretto”, come lo definisce, è il corpo che le ricorda questa tensione tra il bisogno di protezione e quello di libertà.
Il nuovo legame, da come lo descrive, rappresenta qualcosa di diverso: una relazione più paritaria, più tranquilla, in cui sente comprensione e stabilità. Eppure, proprio questa pace può disorientare chi è abituato ad amare in contesti “forti”, intensi, pieni di alti e bassi: non perché manchi l’amore, ma perché il corpo e la mente devono ancora imparare a riconoscere la calma come qualcosa di “vivo”, non come mancanza di passione. Questa dinamica relazionale che ha creato con il suo ex compagno probabilmente potrebbe essere non solo frutto del vostro "incastrarvi" ma anche di quello che lei ricercava in una relazione, di quello quindi di cui aveva bisogno, ovvero prendersi cura di qualcuno.
Non credo che oggi lei debba scegliere in senso netto chi tra i due, ma piuttosto che tipo di relazione desidera costruire per sé. Se vuole ancora essere il “salvatore”, o se vuole provare ad essere il “compagno”, che si espone, pone limiti, chiede, ma anche riceve. In questa prospettiva, la relazione con il suo ex, come anche lei ha notato, potrebbe ripresentarle le vecchie dinamiche, mentre quella nuova la mette di fronte a un modo diverso di stare in coppia, più maturo ma anche meno “eroico”. Sembra evidente però che in queste nuove dinamiche lei ancora non si senta molto a suo agio.
Per come ha ben descritto, forse, non è una scelta di cuore contro testa, ma un passaggio tra due fasi del suo modo di amare: dalla dedizione totale alla reciprocità.
Continui, come già sta facendo, il percorso di consapevolezza con il suo terapeuta: è lì che potrà integrare questa esperienza, restituendo valore a entrambe le relazioni non come “errori” o “occasioni mancate”, ma come tappe di un’unica evoluzione personale.
Buongiorno,
dal suo racconto emerge una fase in cui la separazione sembra riaprire non solo la ferita della perdita, ma anche l’interrogativo su come lei si costituisce nel legame. È come se il dolore attuale mettesse in moto qualcosa di più profondo, legato alle modalità con cui si riconosce attraverso l’altro: ora come colui che accudisce, ora come chi viene finalmente visto e accolto.
La posizione di chi si prende cura e si trattiene dal mostrare i propri bisogni appare come un modo attraverso cui, nel tempo, ha cercato di mantenere coesione e valore per sé. L’incontro con una nuova persona, più stabile e disponibile, sembra invece toccare identificazioni differenti, forse meno centrali e per questo ancora incerte.
Ciò che descrive non appare quindi come una scelta tra due amori, ma come un movimento interno tra due immagini di sé che il legame risveglia: una che appartiene al suo passato affettivo e un’altra che ancora non si è pienamente formata, ma che tenta di emergere proprio attraverso questa crisi.
dal suo racconto emerge una fase in cui la separazione sembra riaprire non solo la ferita della perdita, ma anche l’interrogativo su come lei si costituisce nel legame. È come se il dolore attuale mettesse in moto qualcosa di più profondo, legato alle modalità con cui si riconosce attraverso l’altro: ora come colui che accudisce, ora come chi viene finalmente visto e accolto.
La posizione di chi si prende cura e si trattiene dal mostrare i propri bisogni appare come un modo attraverso cui, nel tempo, ha cercato di mantenere coesione e valore per sé. L’incontro con una nuova persona, più stabile e disponibile, sembra invece toccare identificazioni differenti, forse meno centrali e per questo ancora incerte.
Ciò che descrive non appare quindi come una scelta tra due amori, ma come un movimento interno tra due immagini di sé che il legame risveglia: una che appartiene al suo passato affettivo e un’altra che ancora non si è pienamente formata, ma che tenta di emergere proprio attraverso questa crisi.
Gentile.. anche Lei non ha chiaro, come molte persone che scrivono qui, che non è il nostro lavoro di dare pareri su questioni di cuore. Oltretutto senza sapere nulla di Lei e della sua personalità. Saluti
Buongiorno, Grazie della sua testimonianza così profonda e introspettiva. Mi è arrivata molta consapevolezza e autoanalisi che lei ha fatto, ha imparato molto dai suoi errori e dalle esperienze passate che ha fatto. Non è giusto dare giudizi e opinioni perchè la sua storia la sa solo lei. Quello che le posso dire è che deve tenere ben stretto il suo aspetto romantico e il lato positivo nell'interpretare i gesti degli altri nei suoi confronti.
Le consiglio di non arrendersi nell'essere "il più instancabile degli ottimisti". E' la sua più grande risorsa e spinta energica che la farà circondare da tanto bene e ottimismo perchè il bene si amplifica ed è contagioso.
Il suo corpo si è espresso ed ha manifestato il suo malessere e come dice lei: "ho cominciato a sentirmi anche male fisicamente per via dei pensieri e delle ansie collegate al mio stato d'animo non più sereno da tempo". Che ha sentito nel corpo? Come ha interpretato questo. malessere?
La frase in cui dice "ho sempre tenuto dentro le mie emozioni, soprattutto quelle più scomode, per paura delle conseguenze". Dove ha conosciuto questo essere inadeguato e non accolto?". Dalla sua frase: "Paura di non essere visto come prima, di essere lasciato o di non piacere più". Quanto si è sentito non visto dai suoi genitori? Quanto si è visto riconosciuto?
L'essere riconosciuti e visti è molto collegato con quello che lei dice che mette in atto nelle sue relazioni amorose di essere "crocerossina". Se io mio annullo e metto l'altro con i suoi bisogni e desideri al primo posto vengo risucchiato, mi prosciugo e mi anniento.
Per questo è fondamentale costruirsi una corazza di protezione e di difesa autoprotettiva per non disperdere le proprie risorse.
E' necessario per vivere ed essere in connessione e in-contatto con sé stessi.
Spero di averle dato degli spunti di riflessioni
Saluti
Le consiglio di non arrendersi nell'essere "il più instancabile degli ottimisti". E' la sua più grande risorsa e spinta energica che la farà circondare da tanto bene e ottimismo perchè il bene si amplifica ed è contagioso.
Il suo corpo si è espresso ed ha manifestato il suo malessere e come dice lei: "ho cominciato a sentirmi anche male fisicamente per via dei pensieri e delle ansie collegate al mio stato d'animo non più sereno da tempo". Che ha sentito nel corpo? Come ha interpretato questo. malessere?
La frase in cui dice "ho sempre tenuto dentro le mie emozioni, soprattutto quelle più scomode, per paura delle conseguenze". Dove ha conosciuto questo essere inadeguato e non accolto?". Dalla sua frase: "Paura di non essere visto come prima, di essere lasciato o di non piacere più". Quanto si è sentito non visto dai suoi genitori? Quanto si è visto riconosciuto?
L'essere riconosciuti e visti è molto collegato con quello che lei dice che mette in atto nelle sue relazioni amorose di essere "crocerossina". Se io mio annullo e metto l'altro con i suoi bisogni e desideri al primo posto vengo risucchiato, mi prosciugo e mi anniento.
Per questo è fondamentale costruirsi una corazza di protezione e di difesa autoprotettiva per non disperdere le proprie risorse.
E' necessario per vivere ed essere in connessione e in-contatto con sé stessi.
Spero di averle dato degli spunti di riflessioni
Saluti
Spesso ciò che accade è proprio questo: una relazione passata, caratterizzata da elementi disfunzionali o dolorosi sembra essere più autentica e degna di essere vissuta di una nuova relazione, più funzionale e priva di dolore emotivo. Qual è la verità? Nella precedente relazione, anche a causa della sua durata, sono venuti alla luce aspetti della persona che è difficile accettare? Cosa che non può accadere magari nella nuova relazione, che, a causa della sua brevità, non ha fatto ancora emergere aspetti dei membri della coppia problematici? Oppure, semplicemente, si è attaccati al dolore (quindi alla relazione disfunzionale, anche se apparentemente più ricca emotivamente) ed è solo provando dolore che ci si riconosce? Mentre invece sarebbe più semplice vivere una relazione tranquilla, basata sul rispetto reciproco e sul desiderio di conoscersi, amarsi e rispettarsi, nonché accettarsi? In una tale, difficile situazione è opportuno cercare di rispondere a queste domande per poter dipanare la matassa. Occorre anche riconoscere che il conflitto che si vede fuori parte dal proprio interno e ne è un'espressione.
Salve, mi dispiace molto che lei si senta cosi' confuso e comprendo quanto sia difficile fare chiarezza. Da quello che lei racconta sembrerebbe che abbia appreso in tenera età una dinamica relazionale specifica che tende a reiterarsi: evitare di esprimere emozioni per paura delle conseguenze. Questo lo ha portato a sviluppare la timidezza come meccanismo di difesa proprio per evitare di esporsi al rischio di essere rifiutato, criticato o ferito. Se questo meccanismo resta rigido in età adulta può essere un ostacolo relazionale. Un ottimo lavoro psicoterapeutico (che lei sta già svolgendo sicuramente con la sua terapeuta) è riconoscere la difesa, scoprire da cosa la protegge e sviluppare modi più flessibili di relazionarsi. Credo che in questo momento della sua vita debba dedicarsi alla conoscenza di questi aspetti interni per evitare di intraprendere una nuova relazione e di attuare inevitabilmente le stesse dinamiche relazionali.
Ascolti sempre il suo corpo, a volte la mente ci inganna.
Ha fatto un passo molto coraggioso a intraprendere un percorso psicologico, le auguro di prendersi cura di sè .
Un saluto
Dott.ssa Doriana Leprotti
Ascolti sempre il suo corpo, a volte la mente ci inganna.
Ha fatto un passo molto coraggioso a intraprendere un percorso psicologico, le auguro di prendersi cura di sè .
Un saluto
Dott.ssa Doriana Leprotti
Ciao!
Prima di tutto, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale, non è affatto un “disturbo”. Anzi, quello che hai scritto dimostra una grande capacità di riflettere su te stessa e di voler crescere, e questo è già un segno di grande maturità.
È importante che tu non ti senta in colpa per aver nascosto la tua identità. Creare un profilo con un nome diverso non è un segno di falsità, ma una forma di protezione: lo hai fatto per sentirti libera di esprimerti senza paura del giudizio, e questa è una cosa che tante persone fanno, anche adulte. In un certo senso, ti sei data la possibilità di essere te stessa, solo in un contesto in cui ti sentivi più al sicuro.
Ora però, sentendo il bisogno di essere più autentica, stai già facendo un passo nella direzione giusta. Se e quando ti sentirai pronta, potresti scegliere di parlare con questo ragazzo in modo semplice e sincero, spiegandogli che avevi bisogno di tutelarti all’inizio, che non volevi ingannarlo ma solo proteggerti.
Non serve se non te la senti entrare troppo nei dettagli: bastano poche parole oneste. Non farlo per lui, ma per te, per liberarti da quel peso e sentirti più allineata con ciò che sei.
Se lui dovesse prenderla male, ricordati che la sua reazione non definisce il tuo valore. Tu avrai comunque fatto qualcosa di importante: un passo verso la tua autenticità, verso la costruzione di un’autostima più solida.
Riguardo ai tuoi sentimenti, è normale provare confusione. Quando c’è connessione con qualcuno, anche a distanza, il cuore spesso si fa sentire più della ragione. E anche se lui ha detto di non volere una relazione a distanza, i sentimenti non sempre si possono controllare .
Tuttavia, è giusto tenere i piedi per terra e non alimentare false speranze: a volte le persone si legano, si piacciono, ma la vita o le circostanze non permettono che diventi qualcosa di concreto. E va bene così. Ogni legame, anche se non sfocia in una relazione, può insegnarci qualcosa su noi stessi.
Da quello che scrivi, sembri una persona molto sensibile, attenta e riflessiva. Forse questa “necessità di nasconderti” nasce da un senso di insicurezza o di paura del giudizio, qualcosa che vale la pena esplorare con calma, magari anche con l’aiuto di uno psicologo. Parlare con qualcuno di esperto potrebbe aiutarti a capire da dove viene questa parte di te che ha bisogno di nascondersi, e come trasformarla in una sicurezza più serena e stabile.
Ricorda: non c’è nulla di “sbagliato” in te. Stai semplicemente imparando a conoscerti meglio, e questo è un cammino che richiede coraggio. E tu, da come scrivi, ne hai già tanto.
in bocca al lupo!
R.M.
Prima di tutto, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale, non è affatto un “disturbo”. Anzi, quello che hai scritto dimostra una grande capacità di riflettere su te stessa e di voler crescere, e questo è già un segno di grande maturità.
È importante che tu non ti senta in colpa per aver nascosto la tua identità. Creare un profilo con un nome diverso non è un segno di falsità, ma una forma di protezione: lo hai fatto per sentirti libera di esprimerti senza paura del giudizio, e questa è una cosa che tante persone fanno, anche adulte. In un certo senso, ti sei data la possibilità di essere te stessa, solo in un contesto in cui ti sentivi più al sicuro.
Ora però, sentendo il bisogno di essere più autentica, stai già facendo un passo nella direzione giusta. Se e quando ti sentirai pronta, potresti scegliere di parlare con questo ragazzo in modo semplice e sincero, spiegandogli che avevi bisogno di tutelarti all’inizio, che non volevi ingannarlo ma solo proteggerti.
Non serve se non te la senti entrare troppo nei dettagli: bastano poche parole oneste. Non farlo per lui, ma per te, per liberarti da quel peso e sentirti più allineata con ciò che sei.
Se lui dovesse prenderla male, ricordati che la sua reazione non definisce il tuo valore. Tu avrai comunque fatto qualcosa di importante: un passo verso la tua autenticità, verso la costruzione di un’autostima più solida.
Riguardo ai tuoi sentimenti, è normale provare confusione. Quando c’è connessione con qualcuno, anche a distanza, il cuore spesso si fa sentire più della ragione. E anche se lui ha detto di non volere una relazione a distanza, i sentimenti non sempre si possono controllare .
Tuttavia, è giusto tenere i piedi per terra e non alimentare false speranze: a volte le persone si legano, si piacciono, ma la vita o le circostanze non permettono che diventi qualcosa di concreto. E va bene così. Ogni legame, anche se non sfocia in una relazione, può insegnarci qualcosa su noi stessi.
Da quello che scrivi, sembri una persona molto sensibile, attenta e riflessiva. Forse questa “necessità di nasconderti” nasce da un senso di insicurezza o di paura del giudizio, qualcosa che vale la pena esplorare con calma, magari anche con l’aiuto di uno psicologo. Parlare con qualcuno di esperto potrebbe aiutarti a capire da dove viene questa parte di te che ha bisogno di nascondersi, e come trasformarla in una sicurezza più serena e stabile.
Ricorda: non c’è nulla di “sbagliato” in te. Stai semplicemente imparando a conoscerti meglio, e questo è un cammino che richiede coraggio. E tu, da come scrivi, ne hai già tanto.
in bocca al lupo!
R.M.
Buongiorno,
grazie per aver condiviso la sua storia. Dalle sue parole sembra emergere una persona molto riflessiva, capace di analizzare sé stessa e i propri vissuti con grande lucidità. È naturale, dopo una relazione così lunga e significativa, sentirsi divisi tra il passato e il presente, tra ciò che si conosce bene e ciò che appare nuovo e promettente.
Questa confusione non è indice di fragilità, ma di probabilmente il bisogno di dare un nuovo senso a ciò che ha vissuto. Ogni chiusura importante porta con sé una fase di transizione, in cui è normale cercare risposte e chiedersi cosa si desideri davvero. Più che trovare subito “la scelta giusta”, può essere utile stare su se stessi comprendere cosa oggi la fa stare bene, cosa la fa soffrire e cosa la spinge a rimanere sospeso tra due relazioni.
Se sente il bisogno di chiarire questi aspetti per ritrovare serenità e capire quale direzione prendere, mi contatti: potremo lavorarci insieme in modo concreto e mirato, aiutandola a fare chiarezza sui suoi sentimenti e sui suoi bisogni nel presente.
Un caro saluto,
Melania Monaco
grazie per aver condiviso la sua storia. Dalle sue parole sembra emergere una persona molto riflessiva, capace di analizzare sé stessa e i propri vissuti con grande lucidità. È naturale, dopo una relazione così lunga e significativa, sentirsi divisi tra il passato e il presente, tra ciò che si conosce bene e ciò che appare nuovo e promettente.
Questa confusione non è indice di fragilità, ma di probabilmente il bisogno di dare un nuovo senso a ciò che ha vissuto. Ogni chiusura importante porta con sé una fase di transizione, in cui è normale cercare risposte e chiedersi cosa si desideri davvero. Più che trovare subito “la scelta giusta”, può essere utile stare su se stessi comprendere cosa oggi la fa stare bene, cosa la fa soffrire e cosa la spinge a rimanere sospeso tra due relazioni.
Se sente il bisogno di chiarire questi aspetti per ritrovare serenità e capire quale direzione prendere, mi contatti: potremo lavorarci insieme in modo concreto e mirato, aiutandola a fare chiarezza sui suoi sentimenti e sui suoi bisogni nel presente.
Un caro saluto,
Melania Monaco
Buongiorno,
vorei dare un nuovo spunto di riflessione: è possibile che le cose col nuovo ragazzo vadano talmente bene da farle pensare di non meritarsi tutto ciò?
L'unico vero consiglio che le sento di darle è di mettere sé stesso e suoi bisogni al primo posto, se sente il bisogno di prendersi del tempo per riflettere lo comunichi apertamente a questo nuovo ragazzo, non deve continuare ad occuparsi degli altri prima che di sé, altrimenti ricadrebbe nella trappola della "crocerossina".
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
vorei dare un nuovo spunto di riflessione: è possibile che le cose col nuovo ragazzo vadano talmente bene da farle pensare di non meritarsi tutto ciò?
L'unico vero consiglio che le sento di darle è di mettere sé stesso e suoi bisogni al primo posto, se sente il bisogno di prendersi del tempo per riflettere lo comunichi apertamente a questo nuovo ragazzo, non deve continuare ad occuparsi degli altri prima che di sé, altrimenti ricadrebbe nella trappola della "crocerossina".
Cordialmente.
Dott.ssa Chantal Danna
Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.