Buonasera, Sono una ragazza di 17 anni e mi piacerebbe confrontarmi con dei professionisti per quan

25 risposte
Buonasera,
Sono una ragazza di 17 anni e mi piacerebbe confrontarmi con dei professionisti per quanto riguarda un problema che ho da diversi anni ormai. Da quando sono piccola ho la mentalità da "soldatino". Sono molto perfezionista, non accetto errori o fallimenti da parte mia, in qualsiasi ambito della mia vita, a scuola, nele mie passioni e persino nelle relazioni. Posso farvi un esempio anche recente. Quando mi capita di prendere l'influenza o di star male, faccio molta fatica a decidere di non andare a scuola. Cerco di fare meno assenze possibili, sto a casa solo se la mattina stessa ho la febbre, altrimenti per raffreddore, mal di gola, tosse, mal di pancia, mal di testa o anche solo stanchezza sono sempre presente. A volte sono i miei genitori a consigliarmi di stare a casa, ma non riesco proprio. Succede anche se dobbiamo organizzare una gita, un viaggio o un evento che preveda l'assenza da scuola. Ovviamente il perfezionismo non si ferma solo a questo. Appena faccio un minimo errore ci ripenso per ore e cerco di essere sempre quella impeccabile in tutto. Ovviamente per mostrarmi sempre perfetta sopprimo le mie emozioni davanti agli altri. A nessuno mostro davvero chi sono e cosa provo. Noto una vera differenza tra ciò che sono quando sto da sola in casa e ciò che gli altri vedono di me. Addirittura più volte mi è capitato di iniziare una nuova attività (ad esempio fare qualche passo di ballo, imparare una nuova lingua, leggere, giocare a scacchi, cantare, scrivere), ma non lo mostro a nessuno proprio perché quando inizio a fare qualcosa mi sento troppo scarsa in ciò che faccio e non voglio mostrarmi debole per la vergogna. È noto limitante perché alla fine le persone mi iniziano a vedere come un inumana, o addirittura strana. A scuola sono la compagna che aiuta gli altri e che è intelligente dal punto di vista accademico ma con cui nessuno ha davvero voglia di passare un pomeriggio a parlare dei propri sentimenti. Ho delle amiche ma anche con loro non riesco ad aprirmi, perciò mi rendo conto che il problema non sono solo gli altri ma anche io. Se ora mi sto raccontando è solo perché sono dietro all'anonimato altrimenti non lo avrei mai fatto.
Sono stanca di sentirmi così, ma è come se facesse parte di me. Non decido io come fermare i pensieri che mi assillano appena faccio un minimo errore e non riesco neanche a decidere io di aprirmi di più, perché ormai lo sento parte della mia persona.
Vi ringrazio per l'attenzione e mi scuso per il testo estremamente lungo.
Buona giornata
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL

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Dott. Leonardo Provini
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Buongiorno, la ringrazio della condivisione e del post per nulla lungo, anzi forse troppo breve per tutto quello che lei tiene dentro di sè e che sta vivendo nelle sue giornate. Se posso darle un consiglio, visto anche la sua lucidità e consapevolezza circa le complessità dei vissuti emotivi che sta vivendo, le direi di iniziare un percorso di psicoterapia. Ritengo che una mente brillante come la sua ne trarrebbe tanto nutrimento. Essendo lei minorenne avrebbe bisogno del consenso dei suoi genitori, ma penso che possa essere in linea con le sue ambizione e una maggiore soddisfazione per quanto riguarda tutti gli aspetti della sua vita.
Resto a disposizione
Dott.ssa Laura Messina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera, innanzitutto, grazie per aver condiviso una parte così personale e importante di sé. Ciò che descrive evidenzia una forte spinta verso il controllo e il perfezionismo, che spesso possono diventare una sorta di “scudo” per proteggersi dalla paura del giudizio o del fallimento. Essere esigente con se stessa può certamente avere permesso di ottenere risultati importanti, ma quando questa esigenza diventa troppo rigida, può generare stress, isolamento emotivo e un senso di insoddisfazione costante.
Il bisogno di apparire sempre impeccabile può impedire di vivere pienamente le emozioni e le relazioni, facendola sentire sola, anche in mezzo agli altri. Questo è un meccanismo molto comune a chi si trova intrappolato in standard molto alti. Non è un limite personale, ma un modo che ha imparato per cercare sicurezza e approvazione.
Lavorare sull'accettazione di sé e sulla possibilità di mostrarsi vulnerabile, passo dopo passo, potrebbe aiutarla a sentirsi più libera ea costruire relazioni più autentiche. È normale sentire che il perfezionismo sia “parte di sé”, ma sapere che non la definisce completamente: è solo una parte di una storia più complessa e preziosa, che può riscrivere nel tempo.
Un supporto psicologico potrebbe offrirle gli strumenti per comprendere meglio questi meccanismi e imparare a convivere con le sue emozioni in modo più sereno e spontaneo. Non esiti a rivolgersi a un professionista per iniziare un percorso di maggiore consapevolezza e benessere. Un caro saluto.
Dott.ssa Nicole Crivaro
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Cara, è molto bello che tu abbia trovato il modo di condividere ciò che senti e che stai vivendo da molto tempo anche se attraverso uno schermo.. la vergogna è una emozione molto pregnante e invalidante ma questo è un primo importante passo nel percorso di consapevolezza di ciò che si prova, di ciò di cui si ha bisogno per stare meglio di e di condivisione delle tante domande che adesso affollano la tua mente. Chiediti, cosa succede se parlo con qualche amica di ciò che provo? non si tratta di "essere un problema" tu, ma del fatto che aprirti all'altro ti mette molto a disagio, e per questo non lo fai. Ti è mai successo di esserti aperta con qualcuno e di non aver ricevuto ciò di cui avevi bisogno o ti aspettavi? queste credenze ed aspettative si creano nel corso della nostra vita si da quanto siamo piccolini. Per questo senti che fa parte di te questo timore dell'errore, questo perfezionismo di cui ci racconti.. Alla tua età il lavoro psicologico da fare con un professionista è estremamente bello ed efficace! ti auguro di trovare spazio dentro di te oltre a quella vergogna che provi, per iniziare a prenderti cura di te prima di tutto. e ricordati che "vai bene così come sei"
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Cara ragazza,

Grazie per aver condiviso la tua esperienza in modo così sincero e dettagliato. Quello che descrivi sembra riflettere un elevato livello di perfezionismo e una forte esigenza di controllo, che possono portarti a sperimentare molta pressione su te stessa. Il desiderio di essere impeccabile in ogni ambito della tua vita, unito alla difficoltà nell'esprimere le tue emozioni e nel mostrarti vulnerabile, può risultare molto faticoso e limitante, come tu stessa hai notato.

Il perfezionismo può nascere da diversi fattori, tra cui aspettative personali molto alte, paura del giudizio o il timore di fallire. Tuttavia, quando diventa eccessivo, può portare stress, ansia e difficoltà nelle relazioni. Imparare ad accettare l'errore come parte naturale del processo di crescita e concederti il ​​diritto di essere autentico può aiutarti a trovare maggiore serenità.

Sarebbe molto utile e consigliato approfondire questi aspetti con uno specialista, che possa aiutarti a comprendere meglio le radici di queste dinamiche e supportarti nel trovare strategie più equilibrate per gestire le tue emozioni e il tuo bisogno di perfezione.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Carolina Giangrandi
Psicologo, Psicoterapeuta
Roma
Buon pomeriggio,
innanzi tutto è davvero importante che lei si sia messa in discussione in questo modo. Molte persone provano malessere senza mai essere in grado di individuare quelle caratteristiche che gli impediscono di avere un rapporto soddisfacente con gli altri.
Il perfezionismo può dare la sensazione di avere il controllo, di proteggersi dal giudizio o dal fallimento, ma quando diventa troppo rigido, può trasformarsi in una gabbia. l’essere umano non è fatto per essere impeccabile, è fatto per essere autentico. E l’autenticità non è sinonimo di debolezza, ma di libertà: libertà di sbagliare, di imparare, di essere sé stessa senza paura del giudizio.
Se dentro di sè avverte il peso di tale rigidità, tutto ciò che può fare è concedersi lo spazio per la leggerezza, lo spazio per l'errore che non è mai un fallimento, ma apprendimento continuo.
Se tutto questo diventa difficile da sostenere da sola, un percorso psicologico potrebbe esserle utile esplorare più a fondo le origini di questo perfezionismo e a scoprire modi più equilibrati e autentici per entrare in relazione con te stessa e con gli altri.
Cordiali Saluti,
Dott.ssa Carolina Giangrandi
Dott.ssa Paola Arisci
Psicologo
Cagliari
La perfezione non esiste, lo so è tanto banale quanto vero! Sai che invece mostrarci alle persone con le nostre imperfezioni ci rende umani e a volte apprezzati di più! Pensa ad un percorso di supporto psicologico per arrivare al benessere che tanto meriti! Un caro saluto
Dott.ssa Sara Vento
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente, ti ringrazio per esserti aperta (anche se nell’anonimato). Mi sembra di percepire una sorta di vergogna o stranezza in questo sia nel descriverti che nell’aprirti qui e con i coetanei, tuttavia penso che sei molto consapevole della tua difficoltà e di ciò che vorresti comprendere meglio e questo già non è poco. La prima domanda che mi verrebbe da farmi è da farti è: cosa potrebbe accadermi se non fossi così perfezionista o “perfetta” in alcuni lati di me? Come potrei sentirmi se mi aprissi più su ciò che riguarda le emozioni e gli affetti piuttosto che mostrare la parte più brava e impeccabile? Le risposte a questo tipo di domande che vanno a scavare di più dentro di te, possono forse portarti a comprendere se questo tuo voler essere infallibile e perfezionista in qualche modo è servito in passato e serve attualmente dal difenderti e proteggerti da altro, come ad esempio la difficoltà che senti nell’aprirti con le amicizie. Si potrebbe partire da qui per fare un lavoro poi più approfondito. Se questa difficoltà ritieni che ti limita parecchio e a lungo termine, consiglio di iniziare un percorso di supporto psicologico.
Cari saluti, mi rendo disponibile per qualsiasi chiarimento
Dott.ssa Francesca Romana Casinghini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
E' possibile che la parte tua perfezionista nasconda un falso sè. Dovresti a parer mio cominciare, visto che sei molto giovane, un percorso psicologico e di crescita personale. Prova a parlarne con i tuoi genitori che avresti bisogno di capire parti di te che non ti permettano di vivere un quotidiano sereno, sperando che capiscano il tuo bisogno di miglioramento della tua anima per sostenerti economicamente in questo affascinante percorso.
Dott.ssa Sveva Nonni
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile Utente, grazie per essersi confidata con noi. Mi dispiace molto per la sua situazione, sono sicura che questo stato di costante monitoraggio per essere “perfetti” sia estenuante, e che la distanza che sente dagli altri crei una solitudine emotiva importante. Perfezionismo e incapacità di aprirsi con gli altri sono due elementi che vanno spesso a braccetto, perché inevitabilmente mostrare la parte più umana di noi ci mostra per quello che siamo (sempre e inevitabilmente imperfetti, in qualità proprio di esseri umani) e offre la nostra vulnerabilità. Purtroppo, credo che la cosa migliore per lei sia riuscire ad accettare che questa sua richiesta di costante perfezione sia poi uno dei suoi limiti (stadio che mi sembra sia riuscite a raggiungere leggendo le sue parole) e trovare la forza per affidarsi ad un professionista, psicologo o psicoterapeuta, per capire l’origine di questa tendenza e lavorare su come attenuarla, per poter raggiungere uno stato di maggiore serenità e tranquillità. Capisco possa far molta paura aprirsi con un estraneo e mostrare la propria vulnerabilità, ma credo le risulterà comunque più facile che con conoscenti stretti. Il fatto che lei si sia rivolta a questa piattaforma mi sembra già un grande passo, non credo sia stato semplice e deve esserne orgogliosa. Sono convinta che ci sia un ampio margine di miglioramento per questi stati di essere che ha condiviso con noi, ma penso anche sia meglio intervenire il prima possibile, perché la costante ricerca di perfezionismo può avere effetti veramente debilitanti sulla salute, sia fisica che mentale. Le mando un caro saluto e le auguro il meglio
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, le sue parole esprimono una grande consapevolezza di sé e una lucidità nel descrivere il modo in cui vive il perfezionismo, come qualcosa che la spinge costantemente a dare il massimo ma che, allo stesso tempo, la intrappola in una rigidità che la isola e la fa sentire distante dagli altri.

Ciò che racconta è molto comune in chi ha un alto senso del dovere e del rendimento, ma il punto cruciale è che il valore di una persona non si misura solo attraverso i suoi successi, l’assenza di errori o la sua capacità di essere impeccabile. Lei stessa nota che questo atteggiamento la porta a trattenere le sue emozioni e a mostrare solo una parte di sé, quella forte e capace, mentre nasconde agli altri quella più vulnerabile, più autentica. Ma è proprio questa parte più umana che crea connessioni profonde con le persone.

Forse nel tempo ha imparato, per vari motivi, che mostrarsi vulnerabile poteva essere rischioso, che l’approvazione degli altri e il sentirsi all’altezza passavano attraverso la perfezione. Ma la perfezione, oltre a essere un ideale irraggiungibile, non permette di vivere con serenità, perché ogni errore diventa un peso, ogni esitazione una minaccia. Si chieda: se un’amica le raccontasse di sentirsi stanca, inadeguata o di aver sbagliato qualcosa, lei la giudicherebbe duramente? Probabilmente no, anzi, cercherebbe di rassicurarla. Perché allora non prova a rivolgere a sé stessa quella stessa gentilezza?

Il cambiamento non avviene all’improvviso, né si tratta di smettere di essere ambiziosi o di voler fare bene le cose. Si tratta di concedersi il diritto di sbagliare, di essere stanchi, di avere paura, di esprimere le proprie emozioni senza sentirsi per questo “deboli”. Provare ad aprirsi, un passo alla volta, magari iniziando con una persona di cui si fida di più, potrebbe essere un piccolo esperimento per vedere che cosa succede quando si lascia intravedere anche la parte più autentica di sé.

Se sente che questa rigidità le sta togliendo benessere e spontaneità, parlarne con un professionista di persona potrebbe aiutarla a trovare strumenti per allentare la pressione che sente su di sé e vivere con maggiore leggerezza. Ha già fatto un primo passo importante scrivendo qui. Il percorso verso una maggiore libertà emotiva e relazionale inizia proprio così: riconoscendo il proprio bisogno e concedendosi la possibilità di esplorarlo.

Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Simona Realmuto
Psicologo, Psicologo clinico
Bagheria
Ciao, volevo rassicurati sul fatto che chiunque di noi spesso è sopraffatto dalla propria mente, chi più chi meno e che tu non ti debba sentire strana o sbagliata per questo. ovviamente per stare bene bisogna prendere coscienza dei meccanismi mentali che spesso ci tengono prigionieri, così da recuperare quella libertà di scelta e di azione. parlare aiuta a quei "mostri" che abbiamo dentro
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Ciao, prima di tutto voglio dirti che non devi assolutamente scusarti per il messaggio lungo. Anzi, il fatto che tu abbia condiviso così tanto dimostra una grande consapevolezza e il desiderio di capire meglio te stessa. Questo è già un passo importante. Quello che descrivi è qualcosa di molto comune nelle persone che hanno un forte senso di responsabilità e una tendenza al perfezionismo. Essere determinata, disciplinata e attenta ai dettagli sono qualità preziose, ma quando diventano eccessive possono trasformarsi in una sorta di gabbia mentale. E sembra che tu lo stia già notando: da un lato, il tuo bisogno di essere sempre impeccabile ti ha portato a ottenere risultati e riconoscimenti, dall’altro, però, ti sta togliendo la possibilità di vivere con più leggerezza, di concederti di sbagliare e di essere semplicemente te stessa, anche con le tue fragilità. Dal punto di vista cognitivo-comportamentale, il tuo perfezionismo potrebbe essere sostenuto da alcune credenze molto rigide su di te e sul tuo valore. Potresti chiederti: cosa significa per me commettere un errore? Quale pensiero scatta quando non sono "perfetta"? Spesso, in chi ha una mentalità come la tua, c’è una sorta di associazione tra errore e valore personale: “Se sbaglio, valgo di meno”. Oppure: “Se non rendo al massimo, gli altri mi vedranno diversamente”. Se questo fosse il caso, potrebbe essere utile provare a mettere in discussione queste credenze. Ti rendi conto che quando un’amica fa un errore, tu non la svaluti né la giudichi? Allora perché dovrebbe valere diversamente per te? Un’altra cosa che noto nel tuo racconto è la difficoltà a mostrarti vulnerabile. Hai detto che nessuno vede davvero chi sei, che tendi a sopprimere le emozioni e a non condividere le tue passioni perché hai paura di non essere abbastanza brava. Questo è un aspetto importante, perché sembra che il tuo valore sia sempre legato alla performance, a ciò che puoi dimostrare. Ma tu sei molto di più di quello che fai. E, soprattutto, il legame con gli altri non nasce solo da quanto sei competente, ma anche dalla tua autenticità. Le persone si avvicinano davvero a noi quando vedono anche le nostre imperfezioni, quando sentono che possono connettersi emotivamente. Un primo passo potrebbe essere quello di sperimentare piccole aperture. Potresti iniziare con qualcosa di semplice, come dire a un’amica che oggi sei stanca o che hai bisogno di una pausa. Oppure potresti provare a condividere con qualcuno una delle attività che ti piacciono, anche senza sentirti pronta al 100%. Noterai che il mondo non crolla se mostri un po’ di vulnerabilità. E anzi, potresti scoprire che le persone si avvicinano di più a te proprio quando non sei perfetta. So che può sembrare difficile cambiare un meccanismo che senti parte di te, ma non sei il tuo perfezionismo. È solo un’abitudine mentale che hai costruito nel tempo, e come ogni abitudine, può essere modificata con piccoli passi. La cosa importante è che tu stai già facendo il primo: riconoscere il problema e volerlo affrontare. E questo dimostra una grande forza. Se senti che questo stato d’animo ti pesa molto, considera l’idea di parlarne con un professionista. A volte, anche solo avere uno spazio in cui sentirsi liberi di esprimersi senza paura di giudizio può fare una grande differenza. Nel frattempo, prova a chiederti: “Cosa succederebbe se mi permettessi di essere un po’ più imperfetta?”. Magari scoprirai che il peso che porti sulle spalle non è così necessario come pensavi. Ti mando un grande incoraggiamento. Non sei sola in questo. Resto a disposizione, Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Valentina Delfante
Psicologo, Psicologo clinico
Vimercate
Buonasera, comprendo quello che sente perchè capita a molte persone. In parte questo dipende anche dalla società in cui viviamo, che spesso ci vuole performanti come dei "soldatini", ma noi siamo esseri umani e ogni tanto abbiamo bisogno di fermarci e di concentrarci su noi stessi e su quello che proviamo. Mi sento anche di dirle che gli errori e i fallimenti, che spesso vengono osservati sotto un'ottica negativa, in realtà hanno uno scopo essenziale: insegnarci a migliorare e a maturare. Con un percorso psicologico avrebbe modo di lavorare sull'accettazione di questa realtà, e anche sull'espressione delle sue emozioni, qualora ne sentisse la necessità. Un caro saluto
Dott.ssa Manuela Valentini
Psicologo, Psicologo clinico
Melfi
Ciao, buona sera, come stai oggi? Il fatto che tu abbia riconosciuto queste difficoltà e abbia cercato aiuto anche solo scrivendo qui è un passo estremamente positivo. Ricorda che il cambiamento richiede tempo e pazienza, ma è possibile. Quando dici che questo comportamento "fa parte della tua persona" metti in evidenza la tua consapevolezza e allo stesso tempo la necessità di esse stanca di sentirti in questo modo. Potresti trovare un ponte tra questo modo di essere che già conosci verso un comportamento un po' più elastico in cui giocosamente provare a sperimentarti anche quando stai con le amiche. Ce la puoi fare! Immagina di essere un diamante grezzo. In natura un diamante non appare subito brillante, ma richiede tempo e pazienza per essere scolpito e lucidato a seconda della forma richiesta. Ogni sfaccettatura, caratteristica e ogni piccolo difetto sono peculiarità che contribuiscono a creare un gioiello unico e splendente. Cosa ne pensi? Credo che come persona tu sia più importante e preziosa di un diamante e le tue esperienze se ben affrontate possono darti un ritorno di conoscenza di te stessa che non avrà eguali nel tempo. Abbraccia ogni aspetto di te stessa, sapendo che stai crescendo ed imparando continuamente. Hai un mondo davanti a te. Per una consulenza di benessere o approfondimenti in merito alle tue esigenze, potresti considerare la possibilità di un supporto professionale per poterne parlare liberamente in un ambiente sicuro che potrai scegliere dopo averne parlato con i tuoi genitori. Potresti imparare ad avere accesso alle tue risorse ed ambire ad un migliore bilanciamento che sia equilibrato. Intanto non chiuderti, prova ad aprirti in casa con il papà e la mamma. Ciaooooo
Per ulteriori chiarimenti, sono qui.
Un caro saluto,
Dr.ssa Manuela Valentini psicologa
Dott.ssa Ilenia Colasuonno
Psicologo, Psicologo clinico
Cerveteri
Ciao, grazie per aver condiviso così apertamente il tuo vissuto. La tua situazione, quella di sentirti intrappolata in un perfezionismo che ti porta a non accettare errori, a non aprirti agli altri e a nascondere le tue emozioni, è qualcosa che molte persone sperimentano, anche se spesso non ne parlano. Non devi scusarti per aver scritto un testo lungo, anzi, il fatto che tu sia riuscita a mettere in parole quello che provi è già un grande passo.

Il "soldatino" che descrivi è un meccanismo di difesa che può emergere quando ci si sente sotto pressione, quando si ha la paura di non essere accettati o amati per quello che si è veramente. Può sembrare che, essendo perfetti e sempre al massimo, si possieda il controllo della situazione, ma questo ti sta costando molto a livello emotivo e relazionale.

Riguardo al perfezionismo, è comune che chi lo sperimenta abbia paura di sbagliare, perché teme di non essere all'altezza o di essere giudicato. La continua ricerca di fare tutto al meglio, però, spesso porta a sensazioni di frustrazione, stress e insoddisfazione, perché niente sembra mai abbastanza. Anche la fatica di non voler mostrare le tue emozioni, di nascondere chi sei davvero, è un'altra faccia di questa esigenza di "essere impeccabili" agli occhi degli altri.

Il fatto che tu abbia la consapevolezza di questo meccanismo e voglia cambiare è il primo passo per fare un cambiamento. I pensieri che ti assillano quando commetti un errore o la paura di essere percepita come debole possono essere ridotti con tecniche di consapevolezza, come quelle della psicoterapia cognitivo-comportamentale. Queste tecniche ti aiutano a imparare a gestire il perfezionismo, ad accettare che gli errori fanno parte del processo di crescita e ad aprirti di più agli altri senza la paura di essere giudicata.

Ciò che ti consiglio, per cominciare, è di concederti il permesso di sbagliare, di fare una piccola attività ogni tanto senza doverla fare "bene" o senza la pressione di mostrare il risultato agli altri. Questo ti aiuterà a scoprire che puoi essere accettata anche nei tuoi momenti di vulnerabilità e imperfezione, e che la tua autenticità può essere altrettanto apprezzata quanto il tuo impegno per essere perfetta.

Un altro passo potrebbe essere cercare uno spazio sicuro dove puoi esprimere te stessa, come un piccolo gruppo di fiducia o un supporto psicologico, dove non c'è paura di essere giudicata o criticata. L'importante è iniziare a lavorare su queste dinamiche che ti limitano, accettando che, per quanto sia difficile, c'è la possibilità di cambiare.

Se ti senti pronta a farlo, un percorso terapeutico potrebbe darti degli strumenti più specifici per affrontare questa situazione, aiutandoti a liberarti dal peso del perfezionismo e a permetterti di essere più te stessa, senza paura.

Se vuoi parlare di più o approfondire qualche punto, sono qui per aiutarti!
Dott.ssa Roberta Evangelista
Psicologo, Psicologo clinico
Albignasego
Carissima, dalle tue parole si percepisce tutta la fatica e gli sforzi che fai per arrivare alla perfezione, ma allo stesso tempo anche la stanchezza in termini di energie. Ma da come lo descrivi sembra che te ne faccia una colpa essere così. Non è colpa tua, sicuramente questa tua paura del fallimento ha una sua storia e merita di essere valutata. Hai una persona di fiducia con cui riesci ad aprirti? Un'amica, un'insegnante, la psicologa della scuola, chiunque senti che possa darti ascolto e non un giudizio? Ti auguro il meglio, rimango a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Roberta Evangelista
Dott.ssa Ilaria Bresolin
Psicologo, Neuropsicologo
Breda di Piave
Gentile utente, immagino ci sia voluto coraggio per aprirsi così quando non si è abituati a farlo e per questo la ringrazio.
Da quello che descrive è molto consapevole della sua personalità e di questo suo aspetto che, come dice lei, a volte può essere molto faticoso da gestire, nonostante immagino possa anche portare anche ad alcune conseguenze positive, ma l'ottenere queste è sufficiente?
Quello che le consiglio, se il suo obiettivo è quello di ridurre questo suo "perfezionismo" è quello di affrontare un percorso psicologico per poter comprendere al meglio le ragioni dietro questo atteggiamento e perchè per lei è così difficile uscirne. Spesso inconsapevolmente mettiamo in atto dei comportamenti che vanno a mantenere questi atteggiamenti anche se ci causano dolore, lo facciamo più o meno inconsapevolmente.
So che può essere una decisione difficile da prendere ma consideri i costi e i benefici di non affrontare quello che ha dentro, forse questo potrebbe aiutarla.
Spero di esserle stata d'aiuto, dott.ssa Ilaria Bresolin.
Dott.ssa Sara Di Ienno
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Cara ragazza di 17 anni,
chi non ne sarebbe stanco?

Non sono rari i bambini felici di fare tutto alla perfezione, magari spinti da un istinto autentico o anche solo dalla voglia di compiacere genitori e insegnanti, per i quali sono, ovviamente, una delizia. Finché il carico di lavoro scolastico lo permette, tutto funziona benissimo. Trascinati dai risultati che ottengono e dalle aspettative sempre crescenti, questi si ritrovano però ad infilarsi in situazioni sempre più competitive e con carichi di lavoro e impegni che si moltiplicano. Così, se arrivano ai primi anni delle superiori senza aver imparato a selezionare quali sono le cose che vogliono fare bene e quali sono le attività o le materie nelle quali devono accettare dei risultati non perfetti, il peso inizia ad essere troppo alto e si riversa in altri aspetti della loro vita.
Ti riconosci in questa situazione? Se così fosse, in un mondo ideale una buona terapia - nella quale tu certamente ti dedicheresti anima, corpo e appunti - potrebbe essere una buona palestra nell'imparare a fare delle scelte tra le cose/situazioni su cui vale la pena dare il massimo e quelle in cui puoi darti il permesso di essere approssimativa.

Nel mondo reale, anche solo provare ad accettare di non essere perfetta in un'unica attività a tua scelta, quella che ti costi il meno possibile (il corso di tip tap? Di thailandese? Di gestione dell'ansia? La gara di empatia? Il gioco del tempo perso a spettegolare con le amiche?) sarebbe un passo per sentirsi più leggera.

Sospetto che, qualsiasi strada troverai per ammorbidire gli aspetti del tuo carattere che più ti fanno soffrire, una buona dose di senso del dovere e il piacere di apprezzare un lavoro ben fatto rimarranno per sempre un tratto del tuo carattere e ti aiuteranno nel tuo percorso.

Grazie per esserti presa il tempo per condividere un'esperienza che spero porti a interessanti riflessioni anche per altri.
Dott. Carmelo Pacino
Psicologo, Psicologo clinico
Salerno
Buon giorno, grazie per aver condiviso la tua esperienza. Immagino sia stata molto dura per te. Sentirsi non visti, apprezzati, riconosciuti per ciò che si è, anche nella timidezza e nell'introversione, è qualcosa che può portare molta sofferenza, soprattuto quando si ha il desiderio di andare oltre, ma non ci riusciamo. E' dolorosa l'esperienza che descrivi; è come se fosse un amore "condizionato": io esisto, io valgo solo se sono impeccabile, solo se aderisco a questa "norma". Tu parli di "mentalità da soldatino". Il soldato ha un'uniforme, un vestito che, volente e nolente, deve indossare. Ha un ruolo che, spesso, copre tutto il resto, anche l'autenticità della persona. E capisco che, oltre che doloroso, questo possa essere anche frustrante: cercare cambiare quei vestiti che abbiamo tenuto addosso per tanto tempo e ora ci stanno stretti, ma sentirsi nudi e goffi senza. O meglio, sentirsi non visti e riconosciuti oltre quella "divisa".
Questa tua consapevolezza può essere la scintilla per riuscire a portare avanti un percorso che ti possa portare lentamente a una maggiore apertura. Da soli è difficile, ma la scoperteadi sè e del mondo, a volte, si fa accompagnati da qualcuno che ci possa aiutare.

Spero di esserti stato d'aiuto, anche solo nel sentirti accolta. Un caro saluto.
Carmelo Pacino.
Dott.ssa Alice Marega
Psicologo
Gorizia
Le tue parole descrivono bene la tua fatica. Mi dispiace molto sapere la situazione che stai vivendo e quanto questa stia impattando la tua quotidianità e il tuo benessere emotivo. Capisco che iniziare un percorso psicologico potrebbe sembrare complicato, ma considerarlo come uno spazio sicuro in cui lavorare su te stessa potrebbe essere un passo importante per ritrovare maggior equilibrio e serenità. Darti la possibilità di aprirti, anche un passo alla volta, potrebbe aiutarti a sentirti più autentica, senza il bisogno di essere impeccabile. Abbi cura di te, un caro saluto.
Dott.ssa Federica Tilotta
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente dalle tue parole emerge una profonda sofferenza, e mi dispiace sinceramente per ciò che stai attraversando. L’adolescenza è una fase complessa, in cui il bisogno di apparire “perfetti” può diventare molto pressante.
È un gesto di grande coraggio aver condiviso qui i tuoi pensieri e le tue emozioni, e l’anonimato non sminuisce affatto l’importanza di questo passo.
Come hai descritto, ti senti sopraffatta dai pensieri ogni volta che commetti un errore, come se fosse parte di te. Questo può generare un forte senso di ansia, specialmente legata alla prestazione e alla paura di non essere all’altezza. Il desiderio di mostrarsi perfetti, infatti, può creare una barriera che ostacola il contatto autentico con gli altri, portando nel tempo a insicurezze o alla sensazione di essere “diversi”.
Ciò che vorrei dirti è che sbagliare è parte dell’essere umano: accettare le proprie imperfezioni ti permetterà di vedere quanto siano preziose e uniche le sfumature che ti rendono te stessa. Ogni errore è un’opportunità di crescita, un passo verso una maggiore consapevolezza e una più profonda comprensione di sé.
Può essere molto utile confrontarsi con uno/a specialista che ti aiuti a esplorare e valorizzare le tue risorse, accompagnandoti nel percorso di accettazione e crescita personale. Non sei sola in questo cammino, e meriti di trovare uno spazio in cui sentirti compresa e sostenuta.
Dott.ssa Alessia D'Angelo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Milano
Cara utente, credo che portarsi il peso di voler essere impeccabile e perfetta sia un fardello davvero pesante. Soprattutto perché non le permette di essere sé stessa. Ma da cosa ti stai ferocemente proteggendo? Cosa significherebbe per te lasciare andare il perfezionismo? Cosa temi saresti senza questo? Credo che sarebbe importante che tu ne possa parlare con i tuoi genitori per poter ricevere il supporto di cui ha bisogno per dare voce, spazio e senso a questo tuo modo di vivere la vita, e poter trovare un nuovo modo di stare nel mondo che non ti rechi malessere. Rimango a sua disposizione Dott.ssa Alessia D'Angelo
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, potresti iniziare un percorso di psicoterapia ed imparare ad aprirti in un contesto non giudicante ma in cui cercare di affrontare paure e rigidità oltre che le aspettative. Evidentemente anche il perfezionismo è una reazione ad una qualche insicurezza di fondo che ti blocca dall'essere spontanea come vorresti con le altre persone.
Dott.ssa FRANCESCA GIUGNO
Psicologo clinico, Psicologo
Brescia
Buongiorno ho letto con attenzione quanto ha scritto e quella che è la complessità di dover gestire tutti gli ambiti della vita al massimo. I pensieri ricorsivi che fa creano uno stato di malessere e probabilmente anche solo parlarne sente che la espone ad un possibile giudizio di "imperfezione". Credo che abbia ragione quando riferisce che sia più opportuno parlarne con qualcuno di esterno per sentirsi davvero più liberi. Provi a iniziare a valutare di avviare un percorso che possa approfondire il suo stile di vita e quindi anche come mai sente il bisogno di apparire perfetta. Un caro saluto

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