Domande del paziente (134)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza con tanta sincerità. Dal suo racconto si percepisce quanto questa situazione sia faticosa per lei, ma anche il fatto che negli anni abbia comunque... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, da quello che racconti si percepisce che tieni molto al tuo compagno e che ti preoccupa vederlo stare male per questa situazione.
    La gelosia o il disagio che alcune persone provano all’idea... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, da quello che racconti si percepisce quanto questo periodo sia difficile per te e quanta preoccupazione ti stia causando tutto ciò che stai provando.
    Molti dei sintomi che descrivi, come la... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, da quello che racconti si capisce che stai vivendo un periodo molto difficile e pieno di ansia, e mi dispiace che tu stia passando tutto questo da diversi mesi.

    Molti dei sintomi che descrivi,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno,
    la ringrazio per aver condiviso ciò che sta vivendo.
    Anche se alla fine l’infedeltà non si è verificata, il “trauma emotivo” che ha percepito è stato reale. Quando viene messa in discussione... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo.
    La situazione che descrivi è molto faticosa, ma non sei “arrivata al limite” nel senso di non poterne uscire: quello che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, grazie per aver condiviso ciò che stai vivendo.
    Quello che descrivi, per quanto molto faticoso, è più comune di quanto si pensi, soprattutto in fasi di cambiamento importanti come quella che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno,
    Grazie per aver condiviso con tanta sincerità un vissuto così complesso e delicato. Quello che descrivi tocca diversi livelli importanti: la relazione di coppia, la genitorialità, il desiderio,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buonasera, grazie per aver scritto e per aver condiviso la sua preoccupazione.
    Capisco bene quanto possa essere difficile vedere una figlia così giovane attraversare un periodo di ansia, soprattutto dopo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buonasera, grazie per aver condiviso quello che sta vivendo.
    Capisco quanto possa essere spaventoso sentire sintomi fisici così intensi, soprattutto in un periodo delicato come quello che sta attraversando,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Non è possibile dare una risposta unica e valida per tutti, perché seguire o mettere “mi piace” ad altre persone sui social può avere significati molto diversi a seconda della persona e della relazione.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    È comprensibile che una situazione del genere possa far nascere dubbi e fastidio. Nelle relazioni non esiste una regola universale su cosa sia “normale” o “sbagliato”: ciò che conta è come certi comportamenti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, quello che descrive è comprensibile e più comune di quanto si pensi. Trovarsi nella prospettiva di affrontare un gruppo di persone, soprattutto se si teme di essere giudicati o messi “contro”,... Altro


    Buon pomeriggio,
    Negli ultimi giorni sto vivendo un aumento significativo dell’ansia, soprattutto in ambito relazionale e sessuale.

    Mi sto frequentando con un ragazzo che mi piace molto e questo mi ha portato a sentirmi più coinvolto emotivamente rispetto al passato. Parallelamente, ho iniziato ad avere difficoltà durante i rapporti: in due occasioni recenti non sono riuscito a mantenere l’erezione. Una di queste volte ero sotto effetto di cannabis, l’altra invece ero lucido ma molto in ansia.

    In generale, ho notato che negli ultimi tempi mi sento più sotto pressione, con pensieri frequenti legati alla performance sessuale (paura di non essere all’altezza, di deludere, ecc.). Questo sta riducendo il piacere e aumentando l’ansia nei momenti di intimità.

    A volte arrivo anche a mettere in dubbio il mio reale interesse verso questa persona (pensieri del tipo “e se in realtà non mi piacesse?”), ma riconosco che questi pensieri sembrano più legati all’ansia e al fatto che inizialmente avevo idealizzato questa persona. Conoscendola nella realtà, ovviamente è emersa una differenza rispetto all’immagine che avevo costruito, e questo mi genera confusione.

    Oltre a questo, sto vivendo un periodo di stress generale: preoccupazioni per il lavoro, per la casa e per il futuro. Ho anche ansia legata alla mia condizione di HIV (sono in terapia e undetectable) della quale lui non è ancora a conoscenza. (Sia chiaro che non ho mai messo a rischio nessuno, sono molto prudente sulla questione)

    Al momento mi sento spesso in uno stato di agitazione, con pensieri ripetitivi e difficoltà a rilassarmi. In alcuni momenti l’ansia è intensa.

    Vorrei capire:
    - se può trattarsi principalmente di ansia da prestazione
    - se è utile un supporto psicologico (es. psicoterapia o sessuologo)
    - se ha senso valutare un supporto farmacologico temporaneo per l’ansia

    Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buon pomeriggio, grazie per aver descritto la situazione con tanta chiarezza.
    Da ciò che racconti, il quadro è molto coerente con un’ansia da prestazione inserita in un periodo di stress più ampio. Quando aumentano coinvolgimento emotivo, aspettative e preoccupazioni (lavoro, futuro, aspetti personali come la tua condizione), è frequente che il corpo “vada in allerta”: i pensieri sulla performance attivano l’ansia, che a sua volta interferisce con l’erezione, creando poi un circolo che si autoalimenta.
    Anche i dubbi sul reale interesse (“e se non mi piacesse?”) possono rientrare in questo meccanismo ansioso: non necessariamente indicano mancanza di attrazione, ma un tentativo della mente di trovare una spiegazione al disagio.
    Un supporto psicologico, soprattutto con competenze anche sessuologiche, può essere molto utile per lavorare sia sui pensieri di prestazione sia sulla gestione dell’ansia e delle aspettative nella relazione. Rispetto al supporto farmacologico, può avere senso valutarlo con un medico o psichiatra se l’ansia è molto intensa o persistente, ma di solito viene considerato come eventuale integrazione, non come unica soluzione.
    Il fatto che tu abbia una buona consapevolezza di ciò che ti sta accadendo è già un punto di partenza importante per intervenire in modo efficace.
    Un caro saluto.
    Dottoressa Isabeau Bentivoglio


    Salve sono la nonna paterna di una bimba di 30 mesi che da sempre mi adora e profondamente amo!, al punto che quando insieme preferisce un rapporto esclusivo con me preferendomi in quei momenti ai genitori e questo provoca gelosie da perte di mio figlio , la cosa mi mette profondamente a disagio poiché’ mi fa sentire di troppo ! Questo di contro non avviene con la nonna materna con la quale è costretta a stare dopo l’asilo nido . Ultimamente a scuola presenta un po’ di aggressività’ , potrebbe esserci correlazione con il tipo di rapporti con i nonni , premesso che ha ottimi rapporti genitoriali ed e’ figlia unica come mio figlio d’altronde.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buonasera, grazie per aver condiviso questa situazione.

    A 30 mesi è abbastanza comune che i bambini mostrino preferenze momentanee per una figura affettiva: non indica un “legame esclusivo” stabile, ma piuttosto una fase in cui cercano chi in quel momento dà loro maggiore sicurezza o sintonia. Questo può cambiare nel tempo e non toglie nulla al rapporto con i genitori.

    È comprensibile però che la reazione di suo figlio la metta a disagio. In questi casi può essere utile mantenere un atteggiamento accogliente ma anche favorire il ricongiungimento con i genitori, evitando (anche involontariamente) dinamiche di esclusività.

    Per quanto riguarda l’aggressività al nido, a questa età può comparire come modalità ancora immatura di esprimere emozioni (frustrazione, stanchezza, cambiamenti). Non è detto che sia collegata al rapporto con i nonni; spesso è legata alla fase evolutiva e al contesto scolastico.

    Se il comportamento dovesse persistere o intensificarsi, può essere utile un confronto con le educatrici e, se necessario, con un professionista dell’età evolutiva.

    Un caro saluto.
    Dottoressa Isabeau Bentivoglio


    Ciao, sono un ragazzo di 21 anni. Ultimamente stavo cercando amicizie e nuove conoscenze in generale e ho scoperto che una ragazza di 17 anni che ha tante passioni in comune con me. Sembra che però entrambi cerchiamo una relazione seria, però lei ha 17 anni (non 17 e mezzo ma proprio 17) e io 21 e mezzo. Potrebbe essere problematica questa differenza di età, quindi per le relazioni serie o rapporti sessuali sono più sul no che sul sì. Per quanto riguarda l'amicizia penso (poi se posso sapere anche da voi sarebbe top) che non ci sia nulla di sbagliato nel fare amicizia con lei. Anzi, ultimamente ho rifiutato di fare amicizia con un altra ragazza proprio per l'età e mi sento in colpa, perché per il resto aveva tante cose positive. Però con quest'altra ragazza nuova che sto conoscendo abbiamo talmente tante cose in comune e esteticamente la trovo talmente carina che sto mettendo in dubbio se il poterci avere una relazione seria sia giusto o sbagliato e soprattutto non so se è giusto avere rapporti sessuali con lei. Inoltre lei è molto affettuosa, cosa che io adoro. Però nell'andare oltre l'amicizia avrei paura, non tanto da un punto di vista legale perché è legale. Avrei un po' più paura per tutto il resto. Cosa dovrei fare per voi? Sarebbe giusto avere una relazione seria (e di conseguenza anche rapporti sessuali) con questa ragazza? O dovrei evitare o aspettare la sua maggiore età? E soprattutto, cosa dovrei fare per assicurarmi che magari lei sa quello che fa? Insomma, fatemi sapere. Vi ringrazio in anticipo per il vostro meraviglioso lavoro

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Ciao, grazie per aver posto la domanda in modo così riflessivo.

    Dal punto di vista legale in Italia, i rapporti sono consentiti sopra i 14 anni, ma questo è solo un aspetto. Qui la questione principale è relazionale ed evolutiva: tra 17 e 21 anni possono esserci differenze importanti in termini di maturità, esperienza e fase di vita. Questo non rende automaticamente “sbagliata” una relazione, ma richiede molta attenzione e responsabilità da parte tua.

    Il fatto che tu abbia dei dubbi è un buon segnale: indica che stai considerando il benessere di entrambi. Più che chiederti se sia “giusto o sbagliato” in assoluto, può essere utile valutare alcuni aspetti concreti: quanto vi conoscete davvero, quanto c’è equilibrio (non solo attrazione), quanto lei è autonoma nelle scelte e quanto tu sei disposto a rispettare tempi graduali senza forzare nulla.

    Prendersi del tempo, mantenendo inizialmente un rapporto di conoscenza e amicizia, può aiutarti a capire meglio la situazione senza metterti in una posizione che poi potresti vivere con disagio. Non è necessario affrettare una relazione o una dimensione sessuale per capire se c’è qualcosa di valido.

    Un caro saluto.
    Dottoressa Isabeau Bentivoglio


    Ho 29 anni e mi sento una fallita. Nessun aspetto della mia vita sta andando come speravo. Non sono riuscita ancora a laurearmi perché ogni qualvolta io debba preparare un esame e mi trovi a dover approcciare lo studio vengo letteralmente assalita da un'ansia micidiale e inarrestabile. Avrei dovuto avere il coraggio di rinunciare agli studi già da qualche anno ma al tempo stesso, se avessi preso questa decisione, avrei pensato di aver perso sia tempo che soldi e la paura di deludere i miei genitori è stata più forte, anche se per loro non avrebbe importato niente, solo la mia felicità. Non ho ancora un lavoro stabile perché da una parte ho procrastinato a causa dello studio e poi perché ho paura di dovermi accontentare di un lavoro che non mi appaghi o che non mi faccia sentire all’altezza e, ciliegina sulla torta, il mio ragazzo mi ha lasciata dopo 10 anni perché già da qualche anno sarebbe voluto andare a convivere per “scappare” da una situazione familiare complicata (premetto che lui sarebbe potuto andare intanto a vivere da solo avendo un lavoro a tempo indeterminato e ben retribuito) ma non lavorando non avrei potuto ancora assecondarlo in questo passo e sostiene che non abbia fatto abbastanza per cambiare questa situazione e in qualche modo a “salvarlo” facendomi sentire sbagliata e la causa della nostra rottura, anche se gli ho espresso più volte che anch’io sentivo questo desiderio, tanto che stavo mandando curriculum su curriculum per trovare un qualsiasi lavoro… forse avrei dovuto farlo prima per fargli capire che era davvero la persona con cui immaginavo il mio futuro, ma avrei voluto da parte sua un po’ più di comprensione e di sostenimento. Non ho mai avuto un briciolo di autostima, anzi, ho sempre denigrato me stessa e le mie capacità, e mi sento costantemente inadeguata e frustrata, non riesco a capire cosa fare per prendere davvero in mano la mia vita. Sono davvero stanca di tutto questo perché, non avendo mai avuto il coraggio di andare da un* psicolog*, non so cosa mi stia succedendo, qualcuno potrebbe aiutarmi a vederci più chiaro? Grazie mille!

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo.

    Quello che descrivi non parla di una “persona fallita”, ma di una persona bloccata da un’ansia molto intensa, da una forte autocritica e dalla paura di deludere. Questo insieme di fattori può portare proprio a ciò che racconti: difficoltà nello studio, procrastinazione, evitamento del lavoro, senso di inadeguatezza e, nel tempo, anche ripercussioni nelle relazioni.

    L’ansia che ti assale quando provi a studiare sembra diventare così forte da paralizzarti, e più eviti più aumenta la sensazione di non farcela, alimentando un circolo che si rinforza da solo. Allo stesso modo, la paura di “accontentarti” o di non essere all’altezza può averti tenuta ferma anche sul piano lavorativo.

    La rottura della relazione, in questo contesto, può aver amplificato molto il senso di colpa e di fallimento, ma non può essere ridotta solo a una tua responsabilità: in una coppia le dinamiche sono sempre condivise.

    Il punto centrale è che non si tratta di mancanza di capacità o volontà, ma di un funzionamento che in questo momento ti sta limitando e che può essere compreso e modificato.

    Il fatto che tu non sia mai riuscita a rivolgerti a un professionista è comprensibile, ma proprio da quello che racconti un supporto psicologico potrebbe aiutarti concretamente a:

    gestire l’ansia (soprattutto legata allo studio e alle prestazioni),
    lavorare sull’autostima e sull’autocritica,
    fare chiarezza sulle scelte (studio/lavoro) senza sentirti “bloccata”.

    Non devi risolvere tutto insieme né “prendere in mano la vita” in un colpo solo: si tratta di iniziare a sciogliere, passo dopo passo, questo blocco.

    Un caro saluto.
    Dottoressa Isabeau Bentivoglio


    Salve ,scrivo in breve la mia storia perchè vorrei capire se la persona con cui ho intrapreso una relazione quatto anni fa circa potrebbe essere un narcisista patologico Malvagio.Sono una insegnante di 63 anni benestante ,stimata come professionista e considerata di bella presenza.Sono sposata ma mio marito è affetto da una malattia neuridegenerativa e sette anni fa ha subito danni cognitivi,Così che quattro anni fa mentre ero in un momento molto difficicile ,mi sentivo molto sola ho intrapreso una relazione con un uomo che oggi ha 69 anni .Quest'uomo lo conosco da circa 27 anni ed in passato lo avevo incontrato qualche volta in un momento di crisi profonda della relazione con mio marito.In questo tempo a cicli si era sempre presentato ma io no lo avevo più considerato.quando ho deciso di intraprendere la re relazione con lui l'ho fatto anche perchè mi sono fatta convincere dal fatto che lui mi aveva raccontato di essere rimasto vedovo ( sua moglie era morta a causa di un cancro ) e che la sua compagna aveva un mieloma al terzo stadio .all'inizio sembrava andare bene ,ma il suo comportamento era molto strano,mi invia centinaia di messaggi ,banali e pieni di emoji e quando io chiedevo chiarimenti lui spariva ..Nelle varie sparizioni chredendo di essere io la persona sbagliata l'ho cercato cosi la relazine è andata avanti dal 2022 al 2024. In giugno del 2024 dice di avere una depressione e sparisce.Nel luglio del 2025 a causa di una circostanza si ripresenta e mi convince nuovamente a riprendere la relazione nel frattempo io ero venuta a conoscenza (voci di popolo) che lui aveva manipolato più persone sole ,sopratutto done approfittandone per appropriarsi dei loro risparmi , era un bancario ,e per questa ragione era stato sospeso dal suo lavoro ,anche se non si era riuscito a dimostrare nulla .Inoltre che aveva sempre intessuto più relazioni in contemporanea .Ma io che sono una persona buona nonostante i vari dubbi ho deciso di ridargli fiducia .Sembrava che le cose andassero bene lui mi dedicava ,tempo ed attenzioni, fino a quando in gennaio lui sbaglia ad inviare un messaggio ed intuisco che c'era una quarta persona ,chiedo spiegazioni , ma lui sparisce.
    Ora mi chiedo potrà ricomparire ancora ? E' un narcisista patologico maligno?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buonasera, grazie per aver condiviso una storia così complessa e dolorosa.

    Capisco il bisogno di dare un nome a ciò che ha vissuto, ma non è possibile fare una diagnosi (come “narcisismo patologico”) a distanza. Detto questo, i comportamenti che descrive — forte coinvolgimento iniziale, messaggi intensi seguiti da sparizioni, ambiguità, più relazioni parallele e possibili manipolazioni — sono segnali relazionali problematici e potenzialmente dannosi, indipendentemente dall’etichetta clinica.

    Alla sua domanda: sì, è possibile che questa persona si ripresenti, soprattutto se in passato ha già mantenuto questo andamento “a cicli”. Proprio per questo, più che concentrarsi su chi è lui, può essere utile spostare l’attenzione su ciò che questa relazione ha prodotto in lei e su come proteggersi da ulteriori dinamiche che l’hanno fatta soffrire.

    Il fatto che lei riconosca i dubbi e le informazioni emerse è già un elemento importante. In questi casi può essere molto utile un supporto psicologico per comprendere cosa l’ha portata a rientrare nella relazione e per rafforzare i propri confini.

    Un caro saluto.
    Dottoressa Isabeau Bentivoglio


    Figlia quasi 16 enne, mai avuto dubbi sul suo orientamento sessuale, almeno così sembrava. Ha sempre avuto interesse per i maschi, coetanei. Da un po' di tempo è "attaccata" ad un'amica, a cui anche io voglio bene, che è lesbica. Mia figlia dice di essere innamorata di lei. La cosa mi ha spiazzato. Parto dal presupposto che non giudico e sono favorevole a tutte le forme di amore, ma dico che mi ha spiazzato perché non avrei mai sospettato una cosa del genere non avendo mai visto atteggiamenti che potessero farlo pensare. Secondo voi, è possibile che sia infatuazione? Non so come spiegarmi meglio. Le ragazze stanno sempre insieme, ogni cosa che fanno se lo comunicano telefonicamente. Ho il sospetto che mia figlia sia confusa tra affetto amichevole e amore. La mia è una ragazza che, se vuole bene a qualcuno, si focalizza solo su quella persona. Faccio una domanda che può sembrare cattiva e cruda, ma non lo è.
    L'essere lesbica, le è scaturita stando sempre a contatto con l'amica? Perché so che i gay, comunque, sanno già da sempre dentro di sé cosa gli piace e cosa no. Ho parlato con lei a cuore aperto dicendo che a me importa solo della sua felicità. Non la giudico e sa che da parte mia c'è sempre il massimo sostegno.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, grazie per aver condiviso con tanta apertura questa situazione.

    È comprensibile sentirsi spiazzati: l’adolescenza è una fase in cui identità, emozioni e relazioni possono cambiare anche rapidamente, e questo può sorprendere chi osserva da fuori.

    Quello che sua figlia sta vivendo può avere diversi significati: può essere una prima esperienza di innamoramento verso una ragazza, oppure una fase di esplorazione affettiva più ampia. Non è però qualcosa che “nasce” per influenza dell’amica: l’orientamento non si acquisisce per vicinanza, ma può emergere e diventare più consapevole proprio attraverso le relazioni.

    Il fatto che lei si leghi molto intensamente a una persona quando prova affetto può rendere questa esperienza ancora più forte e totalizzante, ma non per questo meno autentica.

    Più che cercare di definire subito “cos’è”, può essere utile lasciare spazio a questo processo, mantenendo il dialogo aperto e accogliente come sta già facendo. Sentirsi accettata senza pressioni è uno dei fattori più importanti per il suo benessere.

    Un caro saluto.
    Dottoressa Isabeau Bentivoglio


    Buongiorno, avrei bisogno di capire come poter aiutare mio marito e mia suocera nel loro rapporto. Mia suocera è l'esempio perfetto della sindrome della sorella maggiore, ovvero ha una sorella di 14 anni piu giovane di cui si è sempre presa cura fin dall'infanzia, l'ha aiutata in tutto, sia nel ruolo di madre (ha 3 figli di cui 2 gemelli e mia suocera aveva a suo tempo preso aspettativa al lavoro per aiutarla a crescerli nonostante fosse adulta, sposata e avesse ancora i nonni a disposizione) sia nel lavoro (è una pittrice/artista... la aiuta negli allestimenti e in tutti gli eventi che deve fare). Questa donna purtroppo è cresciuta appunto come "piccola di casa" aiutata in tutto e per tutto in ogni cosa, il problema è che tutt ora all alba dei 50 anni ritiene ancora "dovuto" che lei la assecondi in ogni cosa e mia suocera corre non appena lei chiama anche perchè nel corso degli anni ha spesso avuto momenti di "depressione" che usava assolutamente come ricatto quando le attenzioni non erano su di lei... il problema è che questo rapporto malsano sta logorando il rapporto con il figlio "vero" che è mio marito che non tollera più questa situazione e si sente "non visto"... lei ha sempre mille problemi, si è separata, ha problemi economici, una figlia soffre anche lei di depressione e mia suocera si carica di tutti questi problemi e giustamente è esausta e agitata... lui ha chiesto alla zia di alleggerire la situazione per sua madre e la risposta è stata che "è l'unica famiglia che ha"... lei non riesce a distinguere figlio e sorella e li equipara... è questo fa impazzire mio marito... a me spiace perchè è una brava nonna e una buona persona ma è completamente annullata per gli altri e rischia di perdere il figlio completamente e non so come posso aiutarli a parlarsi e aiutare lei a "lasciare andare" la sorella che sinceramente credo si sia un po' "accomodata" in questa situazione.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Isabeau Bentivoglio

    Buongiorno, grazie per aver descritto con tanta chiarezza una dinamica familiare così complessa.

    Da ciò che racconti, sembra esserci un equilibrio relazionale costruito negli anni in cui tua suocera ha assunto un ruolo di “cura” molto forte verso la sorella, che nel tempo è diventato quasi un modello stabile e difficile da modificare. Non si tratta tanto di cattiva volontà, quanto di un funzionamento radicato, in cui lei si sente utile e necessaria, anche a costo di trascurare altri legami.

    È comprensibile che tuo marito si senta messo in secondo piano: il suo bisogno di essere visto come figlio è legittimo. Allo stesso tempo, però, è difficile che tua suocera riesca a cambiare spontaneamente questo assetto senza una presa di consapevolezza personale.

    Più che cercare di “farle lasciare andare” la sorella, può essere più utile aiutare tuo marito a esprimere i propri bisogni in modo chiaro e diretto (non contro la zia, ma a favore del loro rapporto), evitando di entrare in una dinamica di competizione.

    Se la situazione resta bloccata, un supporto psicologico (anche solo per lui, o eventualmente familiare) potrebbe aiutare a rimettere dei confini più sani.

    Un caro saluto.
    Dottoressa Isabeau Bentivoglio


Domande più frequenti

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