Buongiorno dottori in questo periodo sto passando un periodo no, che oramai va avanti da diversi mes
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Buongiorno dottori in questo periodo sto passando un periodo no, che oramai va avanti da diversi mesi se se non erro più di 5 mesi oramai ho perso anche il conto, tutto e iniziato che un giorno mentre ero tranquillo alla scrivania che stavo vedendo un film, tutto ad un tratto mi inizio a sentire come distaccato dal mondo nel senso si capivo dove ero ecc, ma sembrava come se tutto quello che guardassi lo vedevo distante, una brutta sensazione, tutto questo fino ad oggi che ci sono momenti che più leggero ci sono momenti che molto forte, ma quello che mi preoccupa di più e il fatto che i primi giorni avevo pensieri del tipo se avevo un gelato in mano di tirarlo a qualcuno, oppure se avevo un coltello in mano mi passavno immagini in testa e così via, adesso da qualche settimana questo mi sono venute delle paure che non so manco io di cosa ho paura però c'è qualcosa che mi causa paura, tipo l'alatra sera avevo una festa anche se sono uscito stavo con l'ansia come se qualcuno mi facessi del male, oppure come se da un momento a l'altro qualcuno mi spaventava ecc, in più ho paura di avere delle allucinazioni, tipo mi succede che mi guardo attorno come se prima o poi vedro qualcuno anche se non ne ho mai avute, l'ultima cosa per finire ci sono momenti che quello che mangio lo sento con meno gusto come se lo sento alterato opppure con 0 gusto... adesso la mia domanda che vorrei porvi a voi dottori tutte queste paure che ho possono essere un inzio di psicosi o schizofrenia, tipo la mia paura e che una mattina mi sveglio e non riconosco più i miei cari, la mia stanza ecc... non so se la psicosi può iniziare così ed evolvere oppure quello che sto vivendo non centra nulla con la schizofrenia... vi sarei grado se possono avere una risposta a questa mia paura....
Buongiorno, dal racconto sembrerebbe che lei possa aver sperimentato segni di depersonalizzazione e derealizzazione a seguito di una forte ansia che è alla base di ogni psicopatologia. Cosa non riesce a lasciare andare? L’ansia e’ la patologia del controllo
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Le consiglio una psicoterapia, una sana alimentazione ed integrazione e attività sportiva come semplicemente camminare.
Cordiali saluti.
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Buongiorno, la sua è una sensazione di dissociazione molto spesso legata ad un disturbo post traumatico da stress. C'è stato un trauma nella sua vita prima della comparsa di questi sintomi? Guardi anche lontano nel suo passato perchè è possibile che un'evento di oggi come un suono o un odore possono aver innescato memorie antiche che la memoria corporea le fa pervenire fino ad oggi. Qualcosa che è stato latente nel tempo può improvvisamente manifestarsi. Avrei bisogno di sapre qualcosa in più ma non deve per forza essere una psicosi il suo problema. La invito a consultare un terapeuta per togliersi ogni dubbio. Le auguro il meglio
Dott.ssa Barbara Vigorito
Dott.ssa Barbara Vigorito
Buongiorno,
grazie per aver condiviso in modo così dettagliato ciò che sta vivendo: descrive un insieme di vissuti molto intensi e disorientanti, che meritano attenzione.
La sensazione di distacco dalla realtà (che può assomigliare a stati di derealizzazione o depersonalizzazione), unita a pensieri intrusivi, paure immotivate e alterazioni sensoriali, non indica necessariamente l’esordio di una psicosi o schizofrenia, ma può essere il segnale di un profondo stato di ansia, stress o disagio emotivo non elaborato.
È importante chiarire che i pensieri disturbanti o le immagini intrusive (come quelli da lei descritti) non corrispondono al desiderio di agire realmente, e spesso spaventano proprio perché sono opposti ai propri valori e alla propria volontà. Questo è tipico di stati ansiosi o ossessivi, non psicotici.
Tuttavia, solo un colloquio clinico approfondito può permettere di distinguere con chiarezza la natura di ciò che sta vivendo, comprendere le sue origini e indicare il percorso più adatto.
Le consiglio vivamente di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta per iniziare un confronto strutturato e trovare un sostegno concreto. Intervenire adesso può fare una grande differenza nel miglioramento del suo benessere.
Resto a disposizione,
un caro saluto
Dott.ssa Valentina Emma Morelato
Psicologa clinico-giuridica – Rovigo e online
grazie per aver condiviso in modo così dettagliato ciò che sta vivendo: descrive un insieme di vissuti molto intensi e disorientanti, che meritano attenzione.
La sensazione di distacco dalla realtà (che può assomigliare a stati di derealizzazione o depersonalizzazione), unita a pensieri intrusivi, paure immotivate e alterazioni sensoriali, non indica necessariamente l’esordio di una psicosi o schizofrenia, ma può essere il segnale di un profondo stato di ansia, stress o disagio emotivo non elaborato.
È importante chiarire che i pensieri disturbanti o le immagini intrusive (come quelli da lei descritti) non corrispondono al desiderio di agire realmente, e spesso spaventano proprio perché sono opposti ai propri valori e alla propria volontà. Questo è tipico di stati ansiosi o ossessivi, non psicotici.
Tuttavia, solo un colloquio clinico approfondito può permettere di distinguere con chiarezza la natura di ciò che sta vivendo, comprendere le sue origini e indicare il percorso più adatto.
Le consiglio vivamente di rivolgersi a uno psicologo o psicoterapeuta per iniziare un confronto strutturato e trovare un sostegno concreto. Intervenire adesso può fare una grande differenza nel miglioramento del suo benessere.
Resto a disposizione,
un caro saluto
Dott.ssa Valentina Emma Morelato
Psicologa clinico-giuridica – Rovigo e online
Salve, capisco che questi pensieri che le passano per la mente la possano turbare. Da quello che scrive questi pensieri assumono la forma di ossessioni e perciò è opportuno esplorarne la loro origine e il loro contenuto. Immagino che stiano diventando sempre più intrusivi, proprio per questo avere il supporto di un professionista potrebbe esserle d'aiuto. Personalmente mi occupo di psicoterapia cognitivo-comportamentale con integrazione agli approcci più innovativi come la Schema Therapy e l'Acceptance and Commitment therapy. In base al caso specifico prediligo un approccio rispetto ad un altro. Per ulteriori perplessità rimango a disposizione
Cordialmente
Dott.ssa Melania Filograna
Cordialmente
Dott.ssa Melania Filograna
buongiorno.
Ahimè non è semplice fare una diagnosi di schizofrenia a partire dalla sua descrizione dei sintomi (per quanto accurata). Tuttavia, i sintomi da lei descritti (dissociativi, ecc..) potrebbero far pensare ad alcuni profili di rischio psichiatrico che andrebbero attenzionati da uno psicologo/psicoterapeuta/psichiatra. Il mio consiglio è di fissare una appuntamento con una di queste figure il prima possibile. Se dovesse trattarsi di psicosi, trattarla immediatamente fa la differenza tra un recupero completo e una cronicizzazione.
Dunque, non perda tempo e buona fortuna, vedrà che se preso in tempo il problema potrà essere trattato più facilmente.
Ahimè non è semplice fare una diagnosi di schizofrenia a partire dalla sua descrizione dei sintomi (per quanto accurata). Tuttavia, i sintomi da lei descritti (dissociativi, ecc..) potrebbero far pensare ad alcuni profili di rischio psichiatrico che andrebbero attenzionati da uno psicologo/psicoterapeuta/psichiatra. Il mio consiglio è di fissare una appuntamento con una di queste figure il prima possibile. Se dovesse trattarsi di psicosi, trattarla immediatamente fa la differenza tra un recupero completo e una cronicizzazione.
Dunque, non perda tempo e buona fortuna, vedrà che se preso in tempo il problema potrà essere trattato più facilmente.
Buon pomeriggio, posso consigliarle di non fare ipotesi, le paure possono essere sintomi di tanti disturbi o disagi.
Se vuole sapere come mai si trova in questa situazione penso che possa esserle utile un controllo psichiatrico e/o una valutazione psicologica
Se vuole sapere come mai si trova in questa situazione penso che possa esserle utile un controllo psichiatrico e/o una valutazione psicologica
Gentilissimo,
scrivere e raccontare quello che le succede è bene.
Mi sembra che il primo punto riguardi un latente pensiero aggressivo verso l'altro e di subire comportamenti aggressivi.
Il secondo punto è il tema di allucinazioni che mi sembra siano generate da ansia e paura.
Alla domanda se si tratta di psicosi o schizofrenia sarebbe utile approfondire la conoscenza dei suoi vissuti e delle possibili cause che li determinano, credo questo l'aiuterà a iniziare a capire ciò che li genera. Le consiglio un consulto con uno psicoterapeuta.
Un cordiale saluto
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia
scrivere e raccontare quello che le succede è bene.
Mi sembra che il primo punto riguardi un latente pensiero aggressivo verso l'altro e di subire comportamenti aggressivi.
Il secondo punto è il tema di allucinazioni che mi sembra siano generate da ansia e paura.
Alla domanda se si tratta di psicosi o schizofrenia sarebbe utile approfondire la conoscenza dei suoi vissuti e delle possibili cause che li determinano, credo questo l'aiuterà a iniziare a capire ciò che li genera. Le consiglio un consulto con uno psicoterapeuta.
Un cordiale saluto
Dr.ssa Elisabetta Ciaccia
Buongiorno,
da quanto descrive, sta attraversando un periodo molto difficile, che le causa sofferenza e preoccupazione. Le sensazioni di distacco dalla realtà, i pensieri intrusivi e indesiderati, l’ansia, le paure non sempre ben definite, la sensazione di pericolo e le alterazioni della percezione (come il gusto o l’osservare con timore l’ambiente intorno) sono tutti segnali importanti che meritano attenzione.
La paura che sta provando, legata alla possibilità di “impazzire”, di sviluppare una psicosi o di non riconoscere più le persone care, è una preoccupazione comprensibile quando si vivono esperienze così intense e destabilizzanti. Tuttavia, avere paura di avere una malattia mentale non significa necessariamente essere nel pieno di una psicosi o soffrire di schizofrenia.
I sintomi che descrive potrebbero anche essere legati a uno stato di forte ansia o stress prolungato, oppure a un disturbo dissociativo o ansioso, che in alcuni casi può presentarsi con sintomi simili a quelli che teme. A volte, lo stato di allerta e la paura costante possono portare a interpretare in modo catastrofico anche normali variazioni di percezione o pensiero.
Detto questo, non è possibile fare una diagnosi accurata tramite un messaggio o un parere online. Proprio per questo motivo, sarebbe davvero utile e consigliato approfondire la situazione con uno specialista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa accoglierla, ascoltarla senza giudizio e aiutarla a comprendere in modo più chiaro cosa sta accadendo e come affrontarlo.
Un percorso psicologico può offrirle strumenti concreti per gestire questi vissuti e, se necessario, indirizzarla anche verso una valutazione psichiatrica per escludere o confermare la presenza di eventuali condizioni più complesse.
Non rimanga da solo con queste paure. Chiedere aiuto è il primo passo verso il miglioramento.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
da quanto descrive, sta attraversando un periodo molto difficile, che le causa sofferenza e preoccupazione. Le sensazioni di distacco dalla realtà, i pensieri intrusivi e indesiderati, l’ansia, le paure non sempre ben definite, la sensazione di pericolo e le alterazioni della percezione (come il gusto o l’osservare con timore l’ambiente intorno) sono tutti segnali importanti che meritano attenzione.
La paura che sta provando, legata alla possibilità di “impazzire”, di sviluppare una psicosi o di non riconoscere più le persone care, è una preoccupazione comprensibile quando si vivono esperienze così intense e destabilizzanti. Tuttavia, avere paura di avere una malattia mentale non significa necessariamente essere nel pieno di una psicosi o soffrire di schizofrenia.
I sintomi che descrive potrebbero anche essere legati a uno stato di forte ansia o stress prolungato, oppure a un disturbo dissociativo o ansioso, che in alcuni casi può presentarsi con sintomi simili a quelli che teme. A volte, lo stato di allerta e la paura costante possono portare a interpretare in modo catastrofico anche normali variazioni di percezione o pensiero.
Detto questo, non è possibile fare una diagnosi accurata tramite un messaggio o un parere online. Proprio per questo motivo, sarebbe davvero utile e consigliato approfondire la situazione con uno specialista, come uno psicologo o uno psicoterapeuta, che possa accoglierla, ascoltarla senza giudizio e aiutarla a comprendere in modo più chiaro cosa sta accadendo e come affrontarlo.
Un percorso psicologico può offrirle strumenti concreti per gestire questi vissuti e, se necessario, indirizzarla anche verso una valutazione psichiatrica per escludere o confermare la presenza di eventuali condizioni più complesse.
Non rimanga da solo con queste paure. Chiedere aiuto è il primo passo verso il miglioramento.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buongiorno, la ringrazio sinceramente per aver condiviso con così tanta chiarezza e coraggio ciò che sta attraversando. Dalle sue parole emerge un grande disagio che si sta protraendo nel tempo e che ha preso diverse forme: una sensazione di distacco dalla realtà, pensieri intrusivi, paure non ben definite, ipervigilanza e alterazioni nella percezione del gusto. È perfettamente comprensibile che tutto questo stia generando in lei una forte ansia e una crescente preoccupazione, soprattutto riguardo alla possibilità che possa trattarsi di un inizio di psicosi o di una condizione più grave come la schizofrenia. Vorrei iniziare rassicurandola su un punto molto importante: ciò che sta vivendo è una condizione comune a molte persone che attraversano periodi intensi di ansia e stress. La sensazione che descrive, quella di sentirsi distaccato o come se la realtà fosse “lontana” o “sfocata”, è un'esperienza chiamata derealizzazione o depersonalizzazione. Non è segno di pazzia, ma piuttosto una reazione psicologica a uno stato prolungato di stress o ansia, in cui il cervello, per proteggersi da un sovraccarico emotivo, può attivare meccanismi di difesa che alterano temporaneamente la percezione del sé o dell’ambiente circostante. Anche i pensieri intrusivi che ha avuto inizialmente, come l’immagine di tirare un oggetto o fare del male con un coltello, sono fenomeni più frequenti di quanto si creda. Nella maggior parte dei casi non sono desideri reali o segnali di una futura perdita di controllo, ma pensieri involontari, spesso accompagnati da un forte senso di colpa o paura, che possono manifestarsi nelle persone particolarmente sensibili o ansiose. La mente, sotto stress, può generare immagini o idee che spaventano proprio perché sono l’opposto di ciò che si vorrebbe. La presenza di questi pensieri non indica un rischio reale, ma piuttosto una difficoltà a gestire l’ansia e il bisogno di rassicurazione. Il fatto che lei provi costantemente paura, anche in situazioni quotidiane come una festa, e che tema di vedere qualcosa di spaventoso o pericoloso, può essere un segnale di iperattivazione del sistema di allerta, tipica dell’ansia generalizzata o del disturbo ossessivo-compulsivo, soprattutto nella sua variante con pensieri intrusivi e paure irrazionali. Anche la perdita del gusto o la sensazione di confusione possono rientrare nel quadro dell’ansia intensa e persistente, che può influenzare il funzionamento del sistema nervoso autonomo, causando una serie di sintomi fisici e cognitivi. Capisco perfettamente la sua paura di “impazzire” o che questo possa essere l'inizio di una patologia grave come la schizofrenia. Tuttavia, ciò che descrive non ha le caratteristiche tipiche dell’esordio psicotico. Nelle fasi iniziali di una psicosi vera e propria, solitamente non c’è consapevolezza della natura irrazionale dei pensieri o delle percezioni: ciò che accade viene vissuto come assolutamente reale, senza alcun dubbio. Invece, nel suo caso, è evidente la consapevolezza del fatto che questi pensieri siano strani o ingiustificati, ed è proprio questa consapevolezza a indicare che si tratta più probabilmente di ansia intensa, non di psicosi. Ciò non toglie che lei stia vivendo una condizione di grande sofferenza, che merita attenzione e supporto. La cosa più importante ora sarebbe affidarsi a un professionista della salute mentale che possa aiutarla a inquadrare con maggiore precisione ciò che sta vivendo e a lavorare su strategie concrete per ridurre l’ansia, gestire i pensieri intrusivi e tornare a una percezione più serena della realtà. La terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato grande efficacia in casi come il suo, e potrebbe offrirle strumenti per affrontare questi sintomi, comprenderli e ridurne l’impatto sulla vita quotidiana. Non è solo in questa situazione, e il fatto che stia cercando risposte è già un primo passo verso il cambiamento. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso con così tanta sincerità e precisione ciò che sta vivendo. Le sue parole raccontano una situazione che da tempo sta influenzando il suo benessere psicologico, generando dubbi e paure che, comprensibilmente, la fanno sentire spaventato e confuso.
Quella che descrive (la sensazione di distacco dalla realtà, come se ciò che la circonda fosse “lontano” o irreale) è una condizione che può rientrare nel quadro della derealizzazione o depersonalizzazione, spesso legate a periodi di forte stress, ansia persistente o vissuti emotivi difficili. È una condizione disorientante, ma non necessariamente indice di una malattia grave o irreversibile.
Anche i pensieri intrusivi che ha sperimentato (come l’immagine di fare del male con oggetti comuni) non sono rari nei contesti ansiosi: si tratta, molto spesso, di pensieri che non hanno nulla a che fare con il desiderio reale di agire, ma che nascono proprio dalla paura di perdere il controllo o di “impazzire”. È proprio il fatto che lei li percepisca come disturbanti e non desiderati a renderli diversi da un vero impulso psicotico.
Le paure che descrive successivamente, come il timore di avere allucinazioni o di non riconoscere più i suoi cari, sembrano alimentate da uno stato di ansia ipervigilante, un meccanismo attraverso cui la mente (nel tentativo di proteggersi) finisce per amplificare le percezioni e le preoccupazioni. Il timore di sviluppare una forma di psicosi o di schizofrenia è comprensibile quando ci si sente destabilizzati, ma va detto che ciò che racconta non sembra al momento coerente con i primi segnali tipici di quelle patologie. La lucidità con cui espone le sue preoccupazioni e la consapevolezza del proprio stato interiore sono segnali importanti in questo senso.
La perdita di gusto o i vuoti di memoria che nota potrebbero anch’essi essere correlati a uno stato ansioso protratto, che spesso porta a uno stato di affaticamento mentale e disconnessione temporanea, ma non automatica indicazione di demenza o decadimento cognitivo.
Ciò che invece emerge con forza dal suo racconto è la sofferenza, la confusione e il bisogno di sentirsi compreso e rassicurato. In questo senso, rivolgersi a un professionista per una valutazione approfondita non solo potrebbe aiutarla a chiarire meglio ciò che sta vivendo, ma soprattutto potrebbe rappresentare l’inizio di un percorso di sollievo e riorganizzazione interiore. Interventi psicoterapeutici evidence-based, come quelli ad approccio integrato, possono offrire strumenti efficaci per affrontare questi stati di ansia profonda, restituendole un senso di padronanza e di fiducia.
Si dia il permesso di chiedere aiuto. Non perché è “grave”, ma perché merita di tornare a vivere con serenità.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Quella che descrive (la sensazione di distacco dalla realtà, come se ciò che la circonda fosse “lontano” o irreale) è una condizione che può rientrare nel quadro della derealizzazione o depersonalizzazione, spesso legate a periodi di forte stress, ansia persistente o vissuti emotivi difficili. È una condizione disorientante, ma non necessariamente indice di una malattia grave o irreversibile.
Anche i pensieri intrusivi che ha sperimentato (come l’immagine di fare del male con oggetti comuni) non sono rari nei contesti ansiosi: si tratta, molto spesso, di pensieri che non hanno nulla a che fare con il desiderio reale di agire, ma che nascono proprio dalla paura di perdere il controllo o di “impazzire”. È proprio il fatto che lei li percepisca come disturbanti e non desiderati a renderli diversi da un vero impulso psicotico.
Le paure che descrive successivamente, come il timore di avere allucinazioni o di non riconoscere più i suoi cari, sembrano alimentate da uno stato di ansia ipervigilante, un meccanismo attraverso cui la mente (nel tentativo di proteggersi) finisce per amplificare le percezioni e le preoccupazioni. Il timore di sviluppare una forma di psicosi o di schizofrenia è comprensibile quando ci si sente destabilizzati, ma va detto che ciò che racconta non sembra al momento coerente con i primi segnali tipici di quelle patologie. La lucidità con cui espone le sue preoccupazioni e la consapevolezza del proprio stato interiore sono segnali importanti in questo senso.
La perdita di gusto o i vuoti di memoria che nota potrebbero anch’essi essere correlati a uno stato ansioso protratto, che spesso porta a uno stato di affaticamento mentale e disconnessione temporanea, ma non automatica indicazione di demenza o decadimento cognitivo.
Ciò che invece emerge con forza dal suo racconto è la sofferenza, la confusione e il bisogno di sentirsi compreso e rassicurato. In questo senso, rivolgersi a un professionista per una valutazione approfondita non solo potrebbe aiutarla a chiarire meglio ciò che sta vivendo, ma soprattutto potrebbe rappresentare l’inizio di un percorso di sollievo e riorganizzazione interiore. Interventi psicoterapeutici evidence-based, come quelli ad approccio integrato, possono offrire strumenti efficaci per affrontare questi stati di ansia profonda, restituendole un senso di padronanza e di fiducia.
Si dia il permesso di chiedere aiuto. Non perché è “grave”, ma perché merita di tornare a vivere con serenità.
Se dovesse avere bisogno di ulteriori informazioni o di intraprendere un percorso mi trova a disposizione,
Dott. Luca Vocino
Salve, quello che descrivi sembra un quadro di intensa ansia e sintomi dissociativi come il distacco dalla realtà, accompagnati da pensieri intrusivi e paure che aumentano con il tempo. Questi segnali spesso non indicano una psicosi o schizofrenia, soprattutto se non ci sono allucinazioni o deliri persistenti e se riesci a mantenere un certo grado di consapevolezza della realtà. Spesso l’ansia cronica e la paura di “impazzire” alimentano un circolo vizioso che amplifica i sintomi. Ti invito a considerare l’ipotesi di lavorare su queste paure direttamente, riducendo il rimuginio e la vigilanza verso i sintomi, per interrompere questo meccanismo. Continuare un percorso con un professionista può aiutarti a ritrovare stabilità e sicurezza. Dott.ssa Francesca Gottofredi
Gentile Utente,
posso immaginare quanto sia difficile convivere con quella sensazione di distacco e con pensieri che la fanno temere il peggio. Ma non credo che il punto, adesso, sia darle una diagnosi o dirle se è o non è qualcosa. La sua condivisione parla di una grande fatica, ma anche di una parte di lei che non si arrende, e che vuole capire cosa le sta accadendo. È importante che questa parte possa essere accolta e contenuta. Non c’è nulla di sbagliato in lei: c’è una sofferenza che ha bisogno di ascolto e di cura. E il fatto che ne parli è già un segnale di forza e di desiderio di ritrovarsi...non perda questo slancio.
Un caro saluto
posso immaginare quanto sia difficile convivere con quella sensazione di distacco e con pensieri che la fanno temere il peggio. Ma non credo che il punto, adesso, sia darle una diagnosi o dirle se è o non è qualcosa. La sua condivisione parla di una grande fatica, ma anche di una parte di lei che non si arrende, e che vuole capire cosa le sta accadendo. È importante che questa parte possa essere accolta e contenuta. Non c’è nulla di sbagliato in lei: c’è una sofferenza che ha bisogno di ascolto e di cura. E il fatto che ne parli è già un segnale di forza e di desiderio di ritrovarsi...non perda questo slancio.
Un caro saluto
Caro utente,
la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e fonte di grande sofferenza. Leggendo le sue parole, emerge una condizione di profonda ansia e disagio. È chiaro che le sensazioni che descrive la stanno intrappolando in un circolo vizioso di paura, che la sta rendendo difficile vivere in modo sereno.
Disconnessione dalla realtà e pensieri intrusivi
La sensazione di "sentirsi distaccato" o di non essere "presente" è un fenomeno molto comune, noto in psicologia come derealizzazione. Non è un segno di follia, ma piuttosto una reazione psicologica a forti stati di stress, ansia o affaticamento. Il cervello, per proteggerci, ci fa sentire come se la realtà fosse un po' distante, ovattata o non del tutto "nostra". È una sensazione spiacevole, ma non è di per sé un sintomo psicotico.
I pensieri intrusivi, come l'idea di tirare un gelato o usare un coltello, sono tipici pensieri ossessivi. Sono idee che non si vogliono avere, che generano un'enorme ansia e che non portano mai a un'azione concreta. Chi vive questi pensieri ha una profonda paura di metterli in atto, a dimostrazione che non c'è una reale intenzione di agire.
La differenza tra paura e sintomi psicotici
Il nucleo del suo problema, da quanto lei descrive, non sono le allucinazioni o i deliri, ma la paura di averli. L'elemento centrale è l'ansia anticipatoria. Lei non sta vivendo un delirio, ma sta temendo di averlo. Non sta vedendo allucinazioni, ma sta temendo di vederle. Questa distinzione è cruciale:
Psicosi: Si crede e si sperimenta una realtà alterata, senza avere la consapevolezza che ciò sia un sintomo della malattia. Chi vive un delirio, lo considera assolutamente reale.
Ansia/Ipocondria psicotica: Si teme di perdere il contatto con la realtà e si vive una forte paura che ciò possa accadere. Lei è lucidissimo e consapevole che le sue paure sono irrazionali. La prova è che le sta descrivendo chiaramente e si sta chiedendo se sono sintomi di psicosi.
Il fatto che lei abbia questa lucidità e questo timore dimostra che non è in uno stato psicotico. La sua mente, in un tentativo di controllare l'ansia, sta creando uno scenario di paura costante. I suoi pensieri di voler sentire messaggi in TV o vedere volti trasformati sono tipici meccanismi ossessivi, in cui la mente si "aggrappa" a una paura e la esaspera, ma lei mantiene la piena consapevolezza che ciò non è reale.
Perdita di gusto
Il gusto alterato può essere una conseguenza di alti livelli di stress e ansia, che influenzano il sistema nervoso e le percezioni sensoriali. Questo non è un sintomo di psicosi, ma un segnale che il suo corpo sta subendo un forte stress.
Conclusioni
Il suo stato di ansia le sta impedendo di vivere, ma è assolutamente curabile. Non si scoraggi. La sua condizione, sebbene dolorosa e limitante, non è una psicosi imminente. Si tratta di un disturbo d'ansia grave, con una forte componente ossessiva che risponde bene alla psicoterapia, in particolare a un approccio cognitivo-comportamentale (CBT).
Smetta di cercare rassicurazioni online, perché, come ha visto lei stesso, non fanno altro che alimentare le sue paure e le sue ossessioni, anziché rassicurarla. Il fatto che abbia cercato aiuto e che si stia informando dimostra la sua forza e la sua volontà di stare meglio. Un professionista potrà aiutarla a:
Comprendere le cause profonde di questa ansia generalizzata.
Imparare a gestire e ad affrontare i pensieri ossessivi e le paure che la assillano.
Ritrovare la sua serenità e il suo "senso di presenza" nel mondo, uscendo da questo circolo di paure.
Non affronti questa battaglia da solo.
Distinti saluti,
Dott. Sandro Mangano
Psicologo
la ringrazio per aver condiviso una situazione così complessa e fonte di grande sofferenza. Leggendo le sue parole, emerge una condizione di profonda ansia e disagio. È chiaro che le sensazioni che descrive la stanno intrappolando in un circolo vizioso di paura, che la sta rendendo difficile vivere in modo sereno.
Disconnessione dalla realtà e pensieri intrusivi
La sensazione di "sentirsi distaccato" o di non essere "presente" è un fenomeno molto comune, noto in psicologia come derealizzazione. Non è un segno di follia, ma piuttosto una reazione psicologica a forti stati di stress, ansia o affaticamento. Il cervello, per proteggerci, ci fa sentire come se la realtà fosse un po' distante, ovattata o non del tutto "nostra". È una sensazione spiacevole, ma non è di per sé un sintomo psicotico.
I pensieri intrusivi, come l'idea di tirare un gelato o usare un coltello, sono tipici pensieri ossessivi. Sono idee che non si vogliono avere, che generano un'enorme ansia e che non portano mai a un'azione concreta. Chi vive questi pensieri ha una profonda paura di metterli in atto, a dimostrazione che non c'è una reale intenzione di agire.
La differenza tra paura e sintomi psicotici
Il nucleo del suo problema, da quanto lei descrive, non sono le allucinazioni o i deliri, ma la paura di averli. L'elemento centrale è l'ansia anticipatoria. Lei non sta vivendo un delirio, ma sta temendo di averlo. Non sta vedendo allucinazioni, ma sta temendo di vederle. Questa distinzione è cruciale:
Psicosi: Si crede e si sperimenta una realtà alterata, senza avere la consapevolezza che ciò sia un sintomo della malattia. Chi vive un delirio, lo considera assolutamente reale.
Ansia/Ipocondria psicotica: Si teme di perdere il contatto con la realtà e si vive una forte paura che ciò possa accadere. Lei è lucidissimo e consapevole che le sue paure sono irrazionali. La prova è che le sta descrivendo chiaramente e si sta chiedendo se sono sintomi di psicosi.
Il fatto che lei abbia questa lucidità e questo timore dimostra che non è in uno stato psicotico. La sua mente, in un tentativo di controllare l'ansia, sta creando uno scenario di paura costante. I suoi pensieri di voler sentire messaggi in TV o vedere volti trasformati sono tipici meccanismi ossessivi, in cui la mente si "aggrappa" a una paura e la esaspera, ma lei mantiene la piena consapevolezza che ciò non è reale.
Perdita di gusto
Il gusto alterato può essere una conseguenza di alti livelli di stress e ansia, che influenzano il sistema nervoso e le percezioni sensoriali. Questo non è un sintomo di psicosi, ma un segnale che il suo corpo sta subendo un forte stress.
Conclusioni
Il suo stato di ansia le sta impedendo di vivere, ma è assolutamente curabile. Non si scoraggi. La sua condizione, sebbene dolorosa e limitante, non è una psicosi imminente. Si tratta di un disturbo d'ansia grave, con una forte componente ossessiva che risponde bene alla psicoterapia, in particolare a un approccio cognitivo-comportamentale (CBT).
Smetta di cercare rassicurazioni online, perché, come ha visto lei stesso, non fanno altro che alimentare le sue paure e le sue ossessioni, anziché rassicurarla. Il fatto che abbia cercato aiuto e che si stia informando dimostra la sua forza e la sua volontà di stare meglio. Un professionista potrà aiutarla a:
Comprendere le cause profonde di questa ansia generalizzata.
Imparare a gestire e ad affrontare i pensieri ossessivi e le paure che la assillano.
Ritrovare la sua serenità e il suo "senso di presenza" nel mondo, uscendo da questo circolo di paure.
Non affronti questa battaglia da solo.
Distinti saluti,
Dott. Sandro Mangano
Psicologo
Gentile utente,
capisco quanto possa essere spaventoso vivere sensazioni di distacco, pensieri intrusivi o paure così forti. Ciò che descrive non è automaticamente un segnale di psicosi, ma può essere l’effetto di un forte sovraccarico emotivo e ansioso che altera il modo in cui percepisce se stesso e l’ambiente.
I pensieri che la spaventano non indicano una perdita di controllo, ma sono intrusivi proprio perché non corrispondono a ciò che desidera. L’ansia tende a generare scenari estremi, facendole temere un “punto di rottura”, ma non significa che stia impazzendo.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a rimettere in connessione corpo, emozioni e pensiero, riducendo l’allarme interno e dandole strumenti per affrontare queste paure senza sentirsi sopraffatto.
capisco quanto possa essere spaventoso vivere sensazioni di distacco, pensieri intrusivi o paure così forti. Ciò che descrive non è automaticamente un segnale di psicosi, ma può essere l’effetto di un forte sovraccarico emotivo e ansioso che altera il modo in cui percepisce se stesso e l’ambiente.
I pensieri che la spaventano non indicano una perdita di controllo, ma sono intrusivi proprio perché non corrispondono a ciò che desidera. L’ansia tende a generare scenari estremi, facendole temere un “punto di rottura”, ma non significa che stia impazzendo.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a rimettere in connessione corpo, emozioni e pensiero, riducendo l’allarme interno e dandole strumenti per affrontare queste paure senza sentirsi sopraffatto.
Ciao, innanzitutto grazie per aver condiviso quello che stai vivendo, emerge la grande preoccupazione che c'è dietro a queste sensazioni. Quando ci troviamo immersi in paure così intense, come la possibilità di “impazzire” o di non riconoscere più le persone e i luoghi familiari, è naturale sentirsi disorientati e soli. Dal tuo racconto emerge che stai attraversando un periodo in cui l’ansia, le sensazioni di distacco e i pensieri intrusivi stanno prendendo molto spazio, ma per quello che racconti più che pensare subito a una diagnosi, può essere utile provare a dare significato a ciò che stai vivendo: spesso, quando la mente si sente sopraffatta, può reagire con paure intense, immagini improvvise o sensazioni di irrealtà e ciò non significa automaticamente che stai sviluppando una psicosi, ma piuttosto che c’è un bisogno profondo di essere contenuto e compreso.
Per questo motivo uno spazio di ascolto sicuro, dove poter portare queste paure senza sentirti giudicato, potrebbe aiutarti a ritrovare punti di riferimento più stabili e a dare un nome a quello che accade dentro di te. Il fatto che tu abbia scritto qui è già un primo passo importante: significa che una parte di te desidera essere capita e sostenuta e questo è un segnale prezioso. Resto a disposizione e spero che tu possa prenderti cura di queste fatiche in uno spazio tutto tuo. Dott.ssa Silvia Montalto
Per questo motivo uno spazio di ascolto sicuro, dove poter portare queste paure senza sentirti giudicato, potrebbe aiutarti a ritrovare punti di riferimento più stabili e a dare un nome a quello che accade dentro di te. Il fatto che tu abbia scritto qui è già un primo passo importante: significa che una parte di te desidera essere capita e sostenuta e questo è un segnale prezioso. Resto a disposizione e spero che tu possa prenderti cura di queste fatiche in uno spazio tutto tuo. Dott.ssa Silvia Montalto
Capisco bene quanto questi vissuti ti stiano spaventando. Sentirsi distaccati dal mondo, avere pensieri intrusivi violenti o assurdi e paure legate a possibili allucinazioni può sembrare il segnale di qualcosa di molto grave, ma in realtà quello che descrivi corrisponde molto più a un quadro ansioso e ossessivo che non a un esordio psicotico.
La derealizzazione, cioè la sensazione che ciò che vedi o vivi sia distante o irreale, è frequente nei periodi di forte ansia o stress prolungato. Non significa che stai perdendo il contatto con la realtà, ma che il tuo sistema nervoso è sovraccarico e reagisce così. I pensieri del tipo “e se tirassi il gelato a qualcuno” o “e se facessi qualcosa di pericoloso” sono tipici dei pensieri intrusivi: immagini improvvise e spaventose che non hanno nulla a che fare con ciò che desideri davvero, ma che ti spaventano proprio perché opposte ai tuoi valori.
Il fatto che tu abbia paura di poter avere allucinazioni o di non riconoscere più i tuoi cari è un altro segnale che sei cosciente e lucido: chi entra davvero in psicosi non si chiede se sta diventando psicotico, ma vive le esperienze alterate come reali, senza metterle in dubbio. La tua continua ricerca di rassicurazioni, il controllo su ciò che senti e vedi, le paure legate a scenari catastrofici sono molto più compatibili con un disturbo d’ansia che con schizofrenia o demenza.
Anche la riduzione del gusto o della memoria in questi contesti è spiegabile con l’ansia e l’iperattivazione: quando sei molto in allerta, il cervello non riesce a registrare bene le sensazioni e i ricordi, perché gran parte dell’energia è spesa nel controllo e nella paura.
Quindi no, quello che stai vivendo non è l’inizio di schizofrenia. È l’effetto di un’ansia che si è cronicizzata e che ti sta facendo vivere con la costante paura di perdere il controllo. La buona notizia è che è una condizione trattabile, sia con un percorso psicoterapeutico che, se necessario, con un supporto farmacologico per ridurre l’ansia e i pensieri intrusivi.
Il passo più utile adesso è parlarne con uno specialista di fiducia, per non affrontare da solo questo peso e per trovare strumenti pratici che ti aiutino a interrompere il circolo della paura. Non stai impazzendo: sei in ansia e la tua mente lo sta esprimendo in questo modo.
Dott.ssa De Pretto
La derealizzazione, cioè la sensazione che ciò che vedi o vivi sia distante o irreale, è frequente nei periodi di forte ansia o stress prolungato. Non significa che stai perdendo il contatto con la realtà, ma che il tuo sistema nervoso è sovraccarico e reagisce così. I pensieri del tipo “e se tirassi il gelato a qualcuno” o “e se facessi qualcosa di pericoloso” sono tipici dei pensieri intrusivi: immagini improvvise e spaventose che non hanno nulla a che fare con ciò che desideri davvero, ma che ti spaventano proprio perché opposte ai tuoi valori.
Il fatto che tu abbia paura di poter avere allucinazioni o di non riconoscere più i tuoi cari è un altro segnale che sei cosciente e lucido: chi entra davvero in psicosi non si chiede se sta diventando psicotico, ma vive le esperienze alterate come reali, senza metterle in dubbio. La tua continua ricerca di rassicurazioni, il controllo su ciò che senti e vedi, le paure legate a scenari catastrofici sono molto più compatibili con un disturbo d’ansia che con schizofrenia o demenza.
Anche la riduzione del gusto o della memoria in questi contesti è spiegabile con l’ansia e l’iperattivazione: quando sei molto in allerta, il cervello non riesce a registrare bene le sensazioni e i ricordi, perché gran parte dell’energia è spesa nel controllo e nella paura.
Quindi no, quello che stai vivendo non è l’inizio di schizofrenia. È l’effetto di un’ansia che si è cronicizzata e che ti sta facendo vivere con la costante paura di perdere il controllo. La buona notizia è che è una condizione trattabile, sia con un percorso psicoterapeutico che, se necessario, con un supporto farmacologico per ridurre l’ansia e i pensieri intrusivi.
Il passo più utile adesso è parlarne con uno specialista di fiducia, per non affrontare da solo questo peso e per trovare strumenti pratici che ti aiutino a interrompere il circolo della paura. Non stai impazzendo: sei in ansia e la tua mente lo sta esprimendo in questo modo.
Dott.ssa De Pretto
Ciao,
quello che descrivi sembra un periodo molto difficile e può essere comprensibile sentirsi preoccupati e confusi di fronte a sintomi come distacco dalla realtà, ansia intensa, pensieri intrusivi o alterazioni della percezione del gusto. Voglio rassicurarti su un punto importante: le tue esperienze non significano automaticamente che tu stia sviluppando una psicosi o schizofrenia. Molti di questi sintomi possono comparire anche in contesti di ansia, stress intenso o disturbi dell’umore, e spesso migliorano con un adeguato supporto.
È però fondamentale non ignorare questi segnali: parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutarti a capire meglio cosa sta succedendo, distinguere i pensieri intrusivi dalle azioni reali, gestire l’ansia e ritrovare sicurezza nella percezione di te stesso e dell’ambiente.
Se queste sensazioni diventano troppo intense o interferiscono con la tua vita quotidiana, può essere utile anche un consulto con un medico psichiatra per un primo colloquio, così da avere una valutazione completa e rassicurante.
Non sei solo in questo, e affrontare queste paure con supporto professionale è il modo più efficace per sentirsi di nuovo sicuri e centrati.
Un caro saluto,
Veronica De Iuliis – Psicologa
quello che descrivi sembra un periodo molto difficile e può essere comprensibile sentirsi preoccupati e confusi di fronte a sintomi come distacco dalla realtà, ansia intensa, pensieri intrusivi o alterazioni della percezione del gusto. Voglio rassicurarti su un punto importante: le tue esperienze non significano automaticamente che tu stia sviluppando una psicosi o schizofrenia. Molti di questi sintomi possono comparire anche in contesti di ansia, stress intenso o disturbi dell’umore, e spesso migliorano con un adeguato supporto.
È però fondamentale non ignorare questi segnali: parlarne con uno psicologo o psicoterapeuta può aiutarti a capire meglio cosa sta succedendo, distinguere i pensieri intrusivi dalle azioni reali, gestire l’ansia e ritrovare sicurezza nella percezione di te stesso e dell’ambiente.
Se queste sensazioni diventano troppo intense o interferiscono con la tua vita quotidiana, può essere utile anche un consulto con un medico psichiatra per un primo colloquio, così da avere una valutazione completa e rassicurante.
Non sei solo in questo, e affrontare queste paure con supporto professionale è il modo più efficace per sentirsi di nuovo sicuri e centrati.
Un caro saluto,
Veronica De Iuliis – Psicologa
Buongiorno, mi dispiace e comprendo la sua preoccupazione; per poter ricevere una risposta a quanto la preoccupa, però, non sono sufficienti queste informazioni. Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapeutico; inizierà necessariamente da un momento di consultazione. In questo modo sarà certo che la sua preoccupazione sarà accolta e potrà essere aiutato, al di là della problematica/diagnosi.
Carissimo,
ho letto con attenzione il suo messaggio e voglio dirle subito che ha fatto bene a scrivere. Quando si vivono momenti di confusione, paura e disagio come quelli che descrive, il primo passo è proprio quello di dare voce a ciò che si prova.
Quello che racconta sono esperienze che possono far sentire molto soli. Ma non è solo, e soprattutto non è strano. Sono vissuti che molte persone attraversano, spesso in momenti di forte stress, cambiamento o fragilità emotiva.
La sua mente sta cercando di proteggertla, anche se lo fa in modi che la spaventano. Quando ci sentiamo sopraffatti, può capitare di percepire il mondo come distante, di avere pensieri che non vorremmo avere, di sentirsi in allerta anche senza un motivo preciso. È come se il corpo e la mente fossero sempre pronti a difendersi da qualcosa, anche se non sappiamo bene da cosa.
Il fatto che si faccia domande, che si interroghi su ciò che prova, che cerca di capire, è un segnale molto importante. Significa che è ancora ben presente a se stesso, che ha una capacità critica intatta. Nelle vere psicosi, questa consapevolezza tende a svanire. Lei invece è qui, a cercare risposte, e questo è già un passo fondamentale.
Detto questo, è importante non restare da solo con queste sensazioni. Parlare con un professionista può aiutarla a dare un senso a ciò che sta vivendo, a capire da dove nasce questo malessere e come affrontarlo. Non si tratta di “curare una malattia”, ma di comprendere meglio se stesso, la sua storia, le sue emozioni.
La incoraggio a cercare un terapeuta con cui potersi confrontare. Non per ricevere un’etichetta, ma per iniziare un percorso che la aiuti a ritrovare stabilità, fiducia e serenità.
Un caro saluto
Dott.ssa Carolina Berardi
ho letto con attenzione il suo messaggio e voglio dirle subito che ha fatto bene a scrivere. Quando si vivono momenti di confusione, paura e disagio come quelli che descrive, il primo passo è proprio quello di dare voce a ciò che si prova.
Quello che racconta sono esperienze che possono far sentire molto soli. Ma non è solo, e soprattutto non è strano. Sono vissuti che molte persone attraversano, spesso in momenti di forte stress, cambiamento o fragilità emotiva.
La sua mente sta cercando di proteggertla, anche se lo fa in modi che la spaventano. Quando ci sentiamo sopraffatti, può capitare di percepire il mondo come distante, di avere pensieri che non vorremmo avere, di sentirsi in allerta anche senza un motivo preciso. È come se il corpo e la mente fossero sempre pronti a difendersi da qualcosa, anche se non sappiamo bene da cosa.
Il fatto che si faccia domande, che si interroghi su ciò che prova, che cerca di capire, è un segnale molto importante. Significa che è ancora ben presente a se stesso, che ha una capacità critica intatta. Nelle vere psicosi, questa consapevolezza tende a svanire. Lei invece è qui, a cercare risposte, e questo è già un passo fondamentale.
Detto questo, è importante non restare da solo con queste sensazioni. Parlare con un professionista può aiutarla a dare un senso a ciò che sta vivendo, a capire da dove nasce questo malessere e come affrontarlo. Non si tratta di “curare una malattia”, ma di comprendere meglio se stesso, la sua storia, le sue emozioni.
La incoraggio a cercare un terapeuta con cui potersi confrontare. Non per ricevere un’etichetta, ma per iniziare un percorso che la aiuti a ritrovare stabilità, fiducia e serenità.
Un caro saluto
Dott.ssa Carolina Berardi
Caro utente, quello che descrivi (il sentirti distaccato dalla realtà, i pensieri intrusivi, l’ansia costante, le paure immotivate e l’alterazione del gusto) possono essere legati a uno stato di forte ansia o stress prolungato e non necessariamente una psicosi o una schizofrenia. Il fatto che tu sia consapevole di quello che provi si differenzia da quello che accade nella psicosi. Dato che i sintomi durano da mesi e ti stanno condizionando, chiedere il consulto di uno psicologo e psichiatra è davvero importante. Non sei “impazzito”, stai solo attraversando un momento molto difficile che puoi affrontare con il giusto aiuto. Un saluto!
Buongiorno,
stia tranquillo i suoi sintomi non sono tipici della schizofrenia, si tratta di ansia e pensieri ossessivi che hanno tante persone. Sicuramente vanno gestiti con l'ausilio di un professionista, ma non si tratta di una condizione irreversibile.
Un abbraccio,
Dr.ssa Giorgia Ferrucci
stia tranquillo i suoi sintomi non sono tipici della schizofrenia, si tratta di ansia e pensieri ossessivi che hanno tante persone. Sicuramente vanno gestiti con l'ausilio di un professionista, ma non si tratta di una condizione irreversibile.
Un abbraccio,
Dr.ssa Giorgia Ferrucci
Buongiorno,
l’ansia ha la capacità di trasformare la paura in paura della paura: più teme di “impazzire”, più ogni sensazione diventa una prova che sta accadendo davvero. In realtà il fatto stesso che lei si spaventi e metta in dubbio i suoi pensieri mostra che non è psicosi: chi delira non dubita, è certo. In questo circolo vizioso non è la realtà a minacciare, ma la sua immaginazione che anticipa scenari catastrofici.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica
l’ansia ha la capacità di trasformare la paura in paura della paura: più teme di “impazzire”, più ogni sensazione diventa una prova che sta accadendo davvero. In realtà il fatto stesso che lei si spaventi e metta in dubbio i suoi pensieri mostra che non è psicosi: chi delira non dubita, è certo. In questo circolo vizioso non è la realtà a minacciare, ma la sua immaginazione che anticipa scenari catastrofici.
Un caro saluto,
Dott.ssa Alessandra Motta – Psicologa Strategica
Buongiorno,
capisco profondamente la tua preoccupazione. Quello che descrivi, la sensazione di distacco dalla realtà, i pensieri intrusivi, la paura di perdere il controllo o di “impazzire” può essere molto spaventoso.
Ti assicuro però che ciò che stai vivendo non indica l’inizio di una psicosi o di una schizofrenia, ma piuttosto un disturbo d’ansia con fenomeni di derealizzazione e depersonalizzazione, che è qualcosa di ben diverso.
La sensazione che “tutto sembri lontano o irreale” è chiamata derealizzazione, mentre quando si ha la percezione di essere “fuori da sé” si parla di depersonalizzazione.
Si tratta di esperienze frequenti nei periodi di forte stress o ansia intensa.
Il cervello, per proteggersi da un sovraccarico emotivo, “si distacca” momentaneamente, come se abbassasse il volume delle emozioni. È fastidioso, ma non è un sintomo di psicosi.
I pensieri che descrivi (“e se tirassi qualcosa”, “e se facessi del male”) sono pensieri ossessivi o intrusivi, molto comuni nei disturbi d’ansia.
Non significano che tu voglia davvero fare qualcosa di male o che stia perdendo il controllo sono idee automatiche e involontarie, che proprio perché ti spaventano, si rinforzano e tornano.
È importante ricordare che le persone che hanno paura di fare qualcosa di terribile sono proprio quelle che non lo farebbero mai.
La paura che “possa succedere qualcosa” o che “possa vedere qualcuno che non c’è” rientra nel quadro di iper-vigilanza ansiosa: quando si vive per mesi in allarme, la mente resta sempre “in guardia” per anticipare eventuali pericoli.
Questa attenzione eccessiva amplifica ogni minima sensazione, e può farti credere che stia per succedere qualcosa di grave, ma si tratta di ansia, non di psicosi.
Hai detto che tutto dura da più di cinque mesi: se fosse un esordio psicotico, in questo periodo avresti già sviluppato confusione marcata, allucinazioni, deliri, o perdita del contatto con la realtà, che tu non hai.
Il fatto che tu riconosca perfettamente ciò che senti e lo descriva con lucidità è una prova di consapevolezza, e la consapevolezza non è mai presente nella psicosi.
Cosa puoi fare:
-Evita di cercare informazioni su internet, perché alimentano l’ansia e confondono.
-Parla con uno psicologo o psicoterapeuta, meglio se esperto di disturbi d’ansia o depersonalizzazione: la terapia cognitivo-comportamentale è molto efficace.
-Valuta un colloquio psichiatrico per un eventuale supporto farmacologico leggero, se i sintomi fisici e la paura sono troppo forti.
-Cura la routine quotidiana: sonno, alimentazione regolare, camminate e riduzione di caffeina o alcol aiutano a riequilibrare il sistema nervoso.
In sintesi
Non stai sviluppando una psicosi.
Quello che stai vivendo è una forma intensa di ansia e stress, che si può trattare e migliorare molto con il giusto supporto.
Hai già fatto un passo importante cercando aiuto e raccontando ciò che provi: questo è l’inizio del percorso verso la stabilità e la serenità.
Ti mando un caloroso abbraccio.
Dott. Michele Basigli
capisco profondamente la tua preoccupazione. Quello che descrivi, la sensazione di distacco dalla realtà, i pensieri intrusivi, la paura di perdere il controllo o di “impazzire” può essere molto spaventoso.
Ti assicuro però che ciò che stai vivendo non indica l’inizio di una psicosi o di una schizofrenia, ma piuttosto un disturbo d’ansia con fenomeni di derealizzazione e depersonalizzazione, che è qualcosa di ben diverso.
La sensazione che “tutto sembri lontano o irreale” è chiamata derealizzazione, mentre quando si ha la percezione di essere “fuori da sé” si parla di depersonalizzazione.
Si tratta di esperienze frequenti nei periodi di forte stress o ansia intensa.
Il cervello, per proteggersi da un sovraccarico emotivo, “si distacca” momentaneamente, come se abbassasse il volume delle emozioni. È fastidioso, ma non è un sintomo di psicosi.
I pensieri che descrivi (“e se tirassi qualcosa”, “e se facessi del male”) sono pensieri ossessivi o intrusivi, molto comuni nei disturbi d’ansia.
Non significano che tu voglia davvero fare qualcosa di male o che stia perdendo il controllo sono idee automatiche e involontarie, che proprio perché ti spaventano, si rinforzano e tornano.
È importante ricordare che le persone che hanno paura di fare qualcosa di terribile sono proprio quelle che non lo farebbero mai.
La paura che “possa succedere qualcosa” o che “possa vedere qualcuno che non c’è” rientra nel quadro di iper-vigilanza ansiosa: quando si vive per mesi in allarme, la mente resta sempre “in guardia” per anticipare eventuali pericoli.
Questa attenzione eccessiva amplifica ogni minima sensazione, e può farti credere che stia per succedere qualcosa di grave, ma si tratta di ansia, non di psicosi.
Hai detto che tutto dura da più di cinque mesi: se fosse un esordio psicotico, in questo periodo avresti già sviluppato confusione marcata, allucinazioni, deliri, o perdita del contatto con la realtà, che tu non hai.
Il fatto che tu riconosca perfettamente ciò che senti e lo descriva con lucidità è una prova di consapevolezza, e la consapevolezza non è mai presente nella psicosi.
Cosa puoi fare:
-Evita di cercare informazioni su internet, perché alimentano l’ansia e confondono.
-Parla con uno psicologo o psicoterapeuta, meglio se esperto di disturbi d’ansia o depersonalizzazione: la terapia cognitivo-comportamentale è molto efficace.
-Valuta un colloquio psichiatrico per un eventuale supporto farmacologico leggero, se i sintomi fisici e la paura sono troppo forti.
-Cura la routine quotidiana: sonno, alimentazione regolare, camminate e riduzione di caffeina o alcol aiutano a riequilibrare il sistema nervoso.
In sintesi
Non stai sviluppando una psicosi.
Quello che stai vivendo è una forma intensa di ansia e stress, che si può trattare e migliorare molto con il giusto supporto.
Hai già fatto un passo importante cercando aiuto e raccontando ciò che provi: questo è l’inizio del percorso verso la stabilità e la serenità.
Ti mando un caloroso abbraccio.
Dott. Michele Basigli
Buongiorno, da quello che racconti si percepisce quanto questo periodo sia difficile per te e quanta preoccupazione ti stia causando tutto ciò che stai provando.
Molti dei sintomi che descrivi, come la sensazione di distacco dalla realtà, l’ansia intensa, le paure improvvise o i pensieri intrusivi (immagini o idee che arrivano nella mente senza volerlo), possono comparire anche in periodi di forte stress o di ansia prolungata. Spesso queste sensazioni sono molto spaventose e portano a pensare subito a malattie gravi come psicosi o schizofrenia, ma nella maggior parte dei casi non è così.
Il fatto che tu sia consapevole di questi pensieri, che ti rendano a disagio e che tu ti chieda cosa stia succedendo, è generalmente diverso da quello che si osserva nei veri disturbi psicotici. Anche la sensazione di “distacco” che descrivi può capitare in stati di forte ansia ed è conosciuta come depersonalizzazione o derealizzazione.
Detto questo, dato che i sintomi durano da diversi mesi e ti stanno creando molta paura, la cosa migliore che puoi fare è parlarne direttamente con uno specialista, come uno psicologo o uno psichiatra. Un professionista potrà ascoltarti con calma, valutare bene la situazione e aiutarti a capire cosa sta succedendo, oltre a indicarti il percorso più adatto per stare meglio.
Nel frattempo cerca, per quanto possibile, di non cercare troppe spiegazioni su internet, perché spesso aumenta solo la preoccupazione. Con il supporto giusto molte situazioni come quella che descrivi possono migliorare molto.
Ti auguro davvero di riuscire a trovare presto la serenità che meriti.
Dottoressa Isabeau Bentivoglio
Molti dei sintomi che descrivi, come la sensazione di distacco dalla realtà, l’ansia intensa, le paure improvvise o i pensieri intrusivi (immagini o idee che arrivano nella mente senza volerlo), possono comparire anche in periodi di forte stress o di ansia prolungata. Spesso queste sensazioni sono molto spaventose e portano a pensare subito a malattie gravi come psicosi o schizofrenia, ma nella maggior parte dei casi non è così.
Il fatto che tu sia consapevole di questi pensieri, che ti rendano a disagio e che tu ti chieda cosa stia succedendo, è generalmente diverso da quello che si osserva nei veri disturbi psicotici. Anche la sensazione di “distacco” che descrivi può capitare in stati di forte ansia ed è conosciuta come depersonalizzazione o derealizzazione.
Detto questo, dato che i sintomi durano da diversi mesi e ti stanno creando molta paura, la cosa migliore che puoi fare è parlarne direttamente con uno specialista, come uno psicologo o uno psichiatra. Un professionista potrà ascoltarti con calma, valutare bene la situazione e aiutarti a capire cosa sta succedendo, oltre a indicarti il percorso più adatto per stare meglio.
Nel frattempo cerca, per quanto possibile, di non cercare troppe spiegazioni su internet, perché spesso aumenta solo la preoccupazione. Con il supporto giusto molte situazioni come quella che descrivi possono migliorare molto.
Ti auguro davvero di riuscire a trovare presto la serenità che meriti.
Dottoressa Isabeau Bentivoglio
Buongiorno, ho letto con attenzione quanto scritto. Consiglio una consulenza psichiatrica così da avere maggiori chiarimenti ed un parere medico in primis.valuterei contemporaneamente un supporto psicologico così da avere uno spazio di ascolto e di aiuto a gestire al meglio questo momento. Auguro il meglio
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