Domande del paziente (213)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve la sua domanda è molto pertinente. Le madri spesso si fanno piu' carico delle problematiche di dipendenza dei figli perchè questi figli sono dipendenti e poco autonomi ed hanno bisogno della madre.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Gentile utente
    mi dispiace molto per il suo disagio. Non ci ha spiegato a cosa è dovuta la sua dispepsia post-prandiale, come è comparsa e che tipo di trattamenti ha fatto.
    Chi le ha fatto la diagnosi... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Caro ragazzo alla tua età si può avere confusione ed una sessualità fluida. Stai tranquillo, non spaventarti, con le esperienze comprenderai meglio il tuo orientamento. L'aspetto piu' importante è non... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve caro signore
    a volte i pensieri intrusivi corrispondono a delle ansie che materializziamo in questo modo. Ci ha detto molto poco quindi non possiamo fornire risposte dettagliate ma può chiedere una... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve è molto giusto e coraggioso ad immaginare un percorso di terapia adesso.

    le consiglio un terapeuta che ha lavorato con le dipendenze e gli usi di sostanze perchè le può essere piu' utile sicuramente.

    Le... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve caro lettore
    mi dispiace sembra che abbia difficoltà e gestire un attacco di ansia e panico. Credo dovrebbe fare un percorso di terapia individuale proprio per imparare ad essere piu' tranquillo... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve caro utente
    mi dispiace del suo momento difficile che sta attraversando. In una relazione lunga e significativa ci possono essere momenti di crisi e questi possono essere utilizzati per sciogiere... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve cara lettrice
    il mioconsiglio è sempre di parlare di ciò che accade nella relazione terapeuica. La colloega non la prenderà sicuramente male, anzi lavorerà insieme a lei sul transfert e questo arricchirà... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve caro utente
    spesso capitano nel lavoro come nella formazione situazioni che ci mettono a disagio, ma non per questo dobbiamo per forza cambiare contesto. La prima cosa che dovremmo provare a fare... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve. viene da un periodo traumatico, cerchi di farsi aiutare psicologicamente. Chieda un aiuto per superare l'ansia reattiva e l'elaborazione di ciò che è accaduto. Mi faccia sapere


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve caro signore, mi dispiace molto. Quando rientra in Italia cerchi subito di chiedere una consulenza psicologica e iniziare una psicoterapia che l'aiuti a fare chiarezza sulla sua situazione.


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve caro ragazzo, per effettuare un percorso psicologico (di cui avrebbe bisogno) può rivolgere alla asl del suo territorio e pagare solo il ticket oppure provare a chiedere il bonus psicologo. Si rivolga... Altro


    Domande su colloquio psicologico

    Salve io sono un uomo di 42 anni 2 mesi fa ho fatto venire qui da me una ragazza ucraina e sua figlia.
    Adesso ho un serio problema lei è diventata sempre più arrabbiata con me perché dice che io sono un leone nei suoi confronti e non si fida di nessuno neanche dei medici qui nella mia città Alessandria.
    In questo momento stiamo affrontando una settimana difficile perché abbiamo scoperto che lei è incinta e ha voluto interrompere la gravidanza ieri ha preso la prima pillola ed oggi ha avuto un attacco di rabbia nei miei confronti dicendomi che sono uno stupido un leone che con me nessuno sarà mai felice....io non le ho mai fatto mancare niente ma è da molti giorni che non parliamo più stiamo in silenzio tutto il giorno gli unici momenti che parliamo è quando lei ha questi attacchi di rabbia ...ieri si è arrabbiata perché le ho chiesto come si sentiva fisicamente dopo aver preso la prima pastiglia...
    Vi prego aiutatemi a capire come comportarmi e come aiutarla

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve signore, mi dispiace della situazione difficile e complicata in cui entrambi siete. forse potete chiede una consultazione di coppia al consultorio dove state facendo l'interruzione di gravidanza proprio come aiuto ad affrontare l'attuale situazione.


    Io prendo effexor da 180 la sprichiatra del CSM alla prima visita mi a segnato questo anche perché per dormire mi era stato dato 10 anni fa il rinotril 40 gocce prima di andare a dormire e 20 di lormetezapan, (e sono risulta al depakin che mi fa un effetto che no fa aumentare la rabbia e la forza mi fa alzare un frigorifero pieno con due motori e poter rimetterlo apposto mi da una forza sovrumana che con un calcio mi fa scappare una parente con i doppi mettono non mi fa sentire dolore e poi passa la parte fi paranoiai tutto mi spaventa che mi sento inn ierivolo e finché non mi arrabbio di nuovo panni fino al esterno per il terrore e salto al minimo scricchiolio dei mobili o di ciò che sento e piangere ora e poi mi arrangio e divento io pericolosa e forte da stritokare la mano a chi mi saluta o mi si rompono bicchieri in mano quel farmaco che mi ha dato la psichiatra può farmi lo stesso effetto ? Visto che era la prima visita e andava di corsa che da un ora e arrivata in ritardi 30 minuti è doveva vedere un paziente per lei 18 e dei miei problemi non mi ha fatto spiegare cosa mi angoscia

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve signore può ritornare con calma dalla psichiatra. Non si preoccupi. Richieda anche un ostegno psicologico, dove essere seguito ed ascoltato.


    Vado da uno psicoterapeuta (anche psichiatra) da quando ho 19 anni, ora ne ho 33. All'inizio non uscivo di casa e mi coricavo alle 4 per poi alzarmi tardi, avevo molti pensieri e impiegavo tanto tempo per vestirmi perché pensavo.
    Ora continuo a non vedermi sciolto, certo non è come prima, ma le difficoltà nelle relazioni sono evidenti, la rigidità si vede anche quando mi muovo: cerco sempre di non far spostare i vestiti specialmente quando mi abbasso per esempio per prendere qualcosa.
    Anche il rimuginio si è ridotto, ma continua a non farmi stare sereno.
    All'ultimo appuntamento ho chiesto esplicitamente un piano operativo, degli esercizi pratici tra una seduta e l'altra.
    Il terapeuta dice che per la rigidità non c'è un esercizio ma una volontà di lasciar andare determinati pensieri.
    Poi ha fatto questo discorso: da un lato devo rispettare chi sono (di essere in un certo modo). La rigidità non la devo cambiare ma modellare perché non è sbagliata, mi aiuta a raggiungere degli obiettivi che le persone che non sono così rigide non riescono ad ottenere.
    Poi ha detto che molte volte ho perso occasioni per la mia rigidità e ha fatto un esempio: se esco con gli amici e vanno a ballare in discoteca e fanno le 3 di notte, ovviamente ho replicato che poi mi rovinerei il giorno dopo e dunque uscirei e me ne tornerei prima. Secondo lui potrei anche tornare all'una a casa, come se non riuscisse a rendersi conto che se mi corico tardi, anche solo una volta, il giorno dopo non riesco a fare niente, nemmeno andare in palestra.
    Non ho mai capito perché omologarmi possa farmi risolvere i miei problemi che mi hanno portato dallo psicoterapeuta.
    Ho come la sensazione che continuare con l'attuale terapeuta non potrà mai portarmi ad un cambiamento perché mi viene chiesto ciò che è impossibile.
    Non capisco cosa devo fare per cambiare quella che definisco rigidità.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve caro/a utente è da tanti anni che fa terapia, potrebbe iniziare a parlare con lo specialista di avviarvi alla conclusione e di travare il modo e gli accordi finale per concludere la terapia. Così almeno saprà di aver finito un percorso. Buon proseguimento


    Buongiorno,

    ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Mi dispiace signora del disagio. Non c'è un modo per comunicare un'infezione in modo innocuo. E' sempre l'altro a decidere per sè come lei decide per se stessa. Deve mettere in condizione l'altra persona di scegliere per non avere ripercussioni relazionali e psicologiche.
    L’HPV si trasmette attraverso il contatto tra mucose e cute, soprattutto nell’aria genitale; questo è il motivo per cui l’infezione da Papilloma virus è così diffusa. È quindi importante capire che l’infezione si trasmette anche senza aver avuto un rapporto completo. Il preservativo riduce il rischio dell'80 per cento ma l'unica vera protezione è la vaccinazione. Queste sono le informazioni giuste da dare.


    Salve, sono un ragazzo di 27 anni che circa un anno fa gli hanno diagnosticato "una possibile ADHD prevalentemente sulla sfera attentiva". Il centro è nella lista consigliati dall'AIFA quindi sono piuttosto certo che sia un buon centro. Il fatto è che la mia storia clinica è molto complessa e quindi credo che non se la sono sentiti di sbilanciarsi troppo. Ho rifiutato la terapia medica perchè per la mia situazione clinica complessa gli effetti collaterali del farmaco potrebbero portare a problemi grossi. Il mio grosso problema da anni è che non riesco ad essere costante nello studio per l'università. A Settembre 2025 ho rinunciato agli studi ma ho intenzione di riprenderli. Negli anni ho provato tantissimi approcci psicoterapeutici diversi come cognitivo comportamentale, strategica integrata, breve strategica, post razionalista, cognitivo costruttivista, breve focale integrata senza grossi risultati per il problema citato in precedenza. Sono una persona molto consapevole di come funziono grazie anche a tutte le terapie provate negli anni ma gli insight non sono bastati per portare un vero e proprio cambiamento in me. Il problema credo che sia stratificato su più livelli:
    1) ADHD
    2) l'attrito dell'iniziare l'attività dello studiare è veramente grosso
    3) se nella cosa che sto studiando non ci trovo una utilità subito il mio cervello inizia a fumare
    4) Spesso provo tanta frustrazione mentre studio e per non provare più questa sensazione smetto di studiare
    5) ho sviluppato negli anni meccanismi di difesa molto raffinati
    6) Essere costante nello studio e cioè studiare con una certa continuità è molto difficile per me

    Ho bisogno del vostro aiuto per capire quale possa essere il miglior percorso per me per risolvere questo problema che sento perchè sono molto in difficoltà.

    grazie

    G.T.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve sign. G.T.. Credo lei abbia convissuto per tutta la sua vita scolastica con l'ADHD perchè non è una neurodivergenza che si acquisisce da adulti. Per la terapia farmacolgica si può far consigliare da uno psichiatra che si occupa di Adhd saprà risolvererle anche la questione di qualche effetto collaterale. Per le strategie di studio oggi ci sono molti tutor formati proprio in questo.


    Buongiorno, vorrei un parere.
    Mio figlio ha 7 anni e da circa due settimane presenta un comportamento che mi sta preoccupando.
    Prima delle vacanze di Pasqua entrava a scuola tranquillamente: lo accompagnavo fino alla classe, ci salutavamo con un abbraccio e un bacio, e poi entrava senza problemi. Sorridente e contento di andarci. (fa la prima elementare).
    Dopo le vacanze (quindi inizio aprile), al rientro il primo giorno mi ha detto di non stare bene e l’ho tenuto a casa. Nei giorni successivi ho capito che probabilmente non era un malessere reale, quindi ho ripreso a portarlo regolarmente a scuola.
    Da quel momento, ogni mattina davanti alla porta della classe inizia a piangere in modo intenso, dicendo che vuole stare con me. Le maestre devono intervenire per prenderlo e portarlo dentro, mentre io vado via. Questo momento è emotivamente molto forte, anche se so di star facendo la cosa giusta.
    Tuttavia, dopo circa 20–30 minuti le insegnanti mi confermano sempre che si è calmato, è sereno, lavora normalmente ed è tranquillo durante tutta la mattinata.
    Invece, in occasioni diverse (ad esempio una gita) è stato capace di salutarmi senza problemi e andare verso i compagni.
    Quando gli chiedo il motivo del pianto, risponde semplicemente “non lo so”.
    Le insegnanti mi riferiscono inoltre che questo comportamento si verifica solo quando lo accompagno io, mentre con la madre non succede. (Siamo una coppia separata e nostro figlio è prevalente a me).
    Non presenta febbre, dolori o altri sintomi fisici evidenti, se non occasionali lamentele al mattino che però non sembrano avere una base reale.
    Il tragitto verso la scuola è calmo, ascoltiamo la musica, parliamo di giochi e di vita quotidiana. La salita delle scale è tranquilla, ma come arriva davanti la porta della classe scatta questo meccanismo.

    Vorrei capire se questo comportamento può avere una componente legata all’ansia o al distacco e se è qualcosa di fisiologico oppure se è il caso di approfondire con uno specialista.
    Grazie mille.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve signore sembra proprio ansia da separazione, legata alla sua presenza. Sarebbe utile che fosse lei a lavorare su determinati meccanismi e sulla fatica emotiva di lasciare suo figlio. Sicuramente c'è un background di vissuti che alimentano questa situazione. Può lei consultare uno specialista. Buona serata


    sera sono un uomo sposata con figli ho 48 anni e sento il bisogno di fare transizzione come faccio?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve buongiorno si rivolga ad un centro ospedaliero specializzato in questa tematica. L'aiuteranno a fare la valutazione medico - psicologico del caso ed ad affrontare le conseguenze familiari. Buon proseguimento


    Domande su consulenza psicologica

    Da settembre ormai penso di avere un dca, ho perso 10kg, se mangio una volta al giorno e già tanto e ormai il cibo controlla tutta la mia vita. Vorrei spiegarlo ai miei genitori ma non voglio essere un peso per loro e in più non voglio curarmi: ho raggiunto il peso che mi piace e mi vedo bene, ho ancora energie, sono brava nel mio sport, esco sempre e sono circondata dalle mie amiche. Se spesso sento storie di persone che per il dca hanno smesso di vivere, io invece continuo la mia vita tranquillamente ma vedendomi anche meglio. Vorrei che i miei genitori non mi costringessero a riprendere peso o a mangiare, ma capissero il mio problema anche perché continuare a mentire sul cibo mi fa sentire molto in colpa. Si sono accorti che sono dimagrita tanto ma non immaginano sia per questo, anche perché con loro io mi fingo sempre entusiasta di mangiare. L’unica cosa che mi preoccupa è che non ho il ciclo da 8 mesi e so che non è sano. Da una parte io continuo ad amare il cibo ma un lato di me non vede altro che calorie da bruciare, e se mangio troppo riprenderei tutti i kili. So che ci vogliono 7000kcal per ingrassare, ma essendo in sottopeso (45kg, sono alta 1,65m) invece li riprenderei tutti dal primo all’ultimo e la cosa mi terrorizza. In più mi sento in colpa perché prima amavo mangiare e il cibo, non mi preoccupava l’estetica e anzi, mi vedevo benissimo e magra. So che ero magra, ma non abbastanza. Ora anche non sono magra abbastanza, ma il peso sulla bilancia mi piace di più e sono più felice. Mangio per mantenere quel peso, non voglio dimagrire né ingrassare. Il problema è che ora non riesco più a mangiare che ho tantissimo reflusso e per questa ragione i miei genitori mi hanno accompagnata anche da un medico, ma credo che questo reflusso sia dovuto al mio problema con il cibo. Comunque so che i dca sono malattie che solo un dottore può dirmi di avere dopo analisi ecc, ho scritto così solo perché il nome disturbo alimentare mi sembra esattamente quello che descrive il mio problema. Non ho più fame, posso non mangiare per due giorni interi e non sentire nulla, e questo da un lato mi spaventa. Non capisco vorrei solo che i miei genitori mi lasciassero continuare mangiare così ma so che vorranno che io torni come prima. So che gli altri non mi amano per come sono esteticamente né per quanto peso, ma io mi piaccio più magra e questo è il modo per essere più magra e a me va bene. Come posso spiegare tutto questo si miei genitori senza farli preoccupare?? non voglio essere un peso

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Elisa Pappacena

    Salve cara ragazza si può trovare un compromesso con il tuo desiderio di essere magra e piacerti e la salute fisica e psichica. Questo include anche il contenimento delle ansie dei tuoi genitori. Chiedere un aiuto non vuol dire ingrassare e non piacerti. Pensaci. Buon proseguimento


Domande più frequenti

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