Domande del paziente (11)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per aver condiviso questa esperienza senz'altro dolorosa. Da ciò che racconti, sei un ragazzo in gamba, che sa mettersi in discussione e modificare i propri comportamenti, essendo...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che scrivi sembra che possa essersi innescato una forma di disturbo post traumatico da stress e va benissimo se stai affrontando già un percorso di psicoterapia. Tuttavia, visti...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
non so di che orientamento sia la terapeuta che ti ha preso in carico, ma sicuramente per la tua situazione è indicata la terapia cognitivo comportamentale. Considera però che, in ogni...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la condivisione della tua esperienza di vita.
Ho letto che fai psicoterapia da tanti anni: nessuno dei precedenti colleghi ti ha mai proposto di fare test per Sindrome dello...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per aver condiviso il tuo percorso e la tua esperienza. Sei una ragazza giovane e in gamba, nonostante i cambi, i dubbi (leciti) che puoi aver avuto durante la tua strada. Quello...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
grazie per la tua richiesta. Io sono una psicoterapeuta comportamentale ad orientamento costruttivista - relazionale, quindi un mix di quelle caratteristiche che hai citato nella tua lettera....
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Gentile utente,
da ciò che scrivi sei una ragazza molto giovane e il fatto di amare una persona non implica il doversi annullare per essa. Tu sei coinvolta in una relazione sentimentale con una persona...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
se la condizione di astinenza non si risolve, potrebbe rivolgersi al SERD della sua ASL di appartenenza per essere inserito in un percorso individuale di supporto terapeutico che la aiuti...
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Seguo uno psicoterapeuta da 15 anni, ciò che è rimasto: rimuginio, non sono "sciolto", difficoltà nelle relazioni, rigidità, i fastidi relativi a sensazioni comuni sono attenuati ma alcuni risultano molto limitanti, per esempio se uso cuffie o auricolari mi solleticano le orecchie mi gratto spesso e non riesco ad ascoltare la musica, infatti la ascolto con lo stereo.
All'ultimo appuntamento ho chiesto come devo cambiare la rigidità e il terapeuta ha risposto che l'obiettivo è di smussarla partendo dal non andarsene prima rispetto agli altri del gruppo quando esco, lo ha già ripetuto altre volte.
Ho fatto notare che non ci riesco ma secondo lui è questione di abitudine e ha citato il cambiamento dei vestiti che in passato ho realizzato.
Non capisco perché confronta i fastidi con l'orario, sono due cose diametralmente opposte, i fastidi li volevo eliminare perché sarebbe andato solo a mio vantaggio, coricarsi dopo la mezza notte non può portare a nessuna conseguenza positiva.
Per far capire se vado a letto alle 23 sto bene già se arrivo a mezzanotte il giorno dopo mi sento stanco. L'ultima volta che ho fatto tardi ero uscito mi avevano dato il passaggio dunque non potevo tornare prima. Uscimmo da un locale per andare in un altro a giocare a scala 40 senza soldi e alla fine tornai a casa alle 1.30. Già nel locale verso le 23.40 ero così stanco che quando parlavo dicevo poco e niente, mi dimenticavo di continuo le regole e alla fine mi stancai anche di giocare di nuovo rimanendo seduto a guardare in silenzio.
Il giorno dopo mi bruciavano gli occhi che non potevo accendere la luce in stanza e ci sono volute le gocce, non sono riuscito a studiare, nemmeno a lavorare con papà (anche se era domenica), mi sentivo senza alcuna energia, non riuscivo a guardare lo schermo dello smartphone. Non sono neanche riuscito ad andare in palestra la mattina, cosa che mi fa sentire vivo e attivo.
Alle 17 visto che ormai la giornata l'avevo buttata nel cestino ho pensato di masturbarmi ma non riuscivo a mantenere l'erezione (mi capita ogni volta che dormo troppo poco), mi stavo per addormentare. E come succede sempre quando vado a letto dopo l'una, nonostante tutto, non arrivo all'eiaculazione.
Poi a mangiare la pizza da Zia ci siamo andati lo stesso ma non ho parlato quasi.
Ne parlammo già io e il terapeuta.
Mi chiedo, a prescindere dal malessere che provocano agli altri le ore piccole, che senso ha continuare a fare gli orari degli altri se mi fa stare così male?
Se secondo la scienza coricarsi tardi è dannoso come è possibile che per sbloccare la situazione attuale debba proprio fare le ore piccole?
Visto che il terapeuta mi dice di non tornare a casa prima come se fosse una condizione necessaria affinché possa diventare più spigliato come è possibile che esistano persone che non hanno bisogno di uno psicoterapeuta e si coricano al mio stesso orario?
Grazie per le risposte.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
dal suo racconto emergono delle caratteristiche che fanno pensare all'ambito delle neurodivergenze: la rigidità, il sovraccarico sensoriale, l'abitudine etc sono tipiche delle persone con funzionamento neurodivergente (es: autismo, ADHD, DSA...) Questo non significa che lei rientri sicuramente in questo ambito, ma forse potrebbe essere utile approfondire con test specifici perché riceverebbe delle risposte e non si tormenterebbe più così tanto nel provare a cambiare delle cose perché sono parte del suo modo di essere e vanno anche bene così. Sapendolo, potrebbe comportarsi di conseguenza, ovviamente all'interno di un percorso terapeutico guidato da qualcuno che sappia bene come funzioni una mente neurodivergente.
Spero di essere stata utile,
cordiali saluti
Sono al primo anno fuori corso di giurisprudenza. Ho sempre fatto tutti gli esami in regola ma da un anno quasi studio con difficoltà e lentezza. Amo la mia facoltà e non vedo l’ora di iniziare a lavorare, ma mi sento bloccata. Come posso risolvere questa situazione?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
bisognerebbe indagare che cosa è successo quando hai iniziato a rallentare, le cause possono essere molteplici e sicuramente non si possono dare indicazioni specifiche senza conoscere la storia pregressa anche recente. Un percorso di psicoterapia potrebbe essere un contesto protetto adeguato per analizzare ciò che sta accadendo, senza giudizio, ma con l'obiettivo di sbloccarti e portarti verso la conclusione del tuo percorsodi studi.
Cordiali saluti
Salve, sono una ragazza di meno di trent'anni e sto facendo un percorso di psicoterapia da molti anni ormai.
Soffro di ansia, DOC e ipocondria.
Sono in un periodo in cui nonostante conosca i meccanismi che mi portano a sviluppare i sintomi e i pensieri ossessivi mi sento bloccata e spesso sono in balia delle mie paranoie. Mi viene istintivo chiedere rassicurazioni mediche perché ho troppa paura di morire o di poter far male agli altri senza volerlo.
Queste paranoie mi stanno cambiando la vita e non so come affrontarle. Avete dei consigli da darmi? So che non è facile con un consulto a distanza, ma qualsiasi spunto potrebbe essermi utile.
Come posso fare per uscire dal circolo vizioso delle rassicurazioni mediche? Questa è la cosa che mi sta dando più problemi in assoluto. Spesso penso che delle abitudini normali che ho o cose che ho fatto in passato possano mettere a rischio la mia salute attuale (ad esempio aver usato prodotti chimici anni fa senza protezioni, oppure la muffa in casa), solo che il pensiero non si risolve rassicurandomi con l'assenza di sintomi, ho sempre bisogno di cercare spiegazioni sempre più cavillose per potermi preoccupare di qualcosa che in quel momento fa più presa su di me. Quando analizzo un pensiero ossessivo e mi tranquillizzo questo passa, ma poi me ne viene un altro poco dopo. Non sono mai veramente tranquilla e ho paura che questo possa davvero farmi ammalare.
Avreste dei consigli da darmi? Io davvero non so più cosa fare. Le persone intorno a me cercano di rassicurarmi ma ovviamente non basta, non basta nemmeno farmi esami e vedere che non ho nulla di evidente perché ho paura di qualcosa di nascosto. Secondo voi ha senso ricercare danni nascosti in assenza di sintomi o è del tutto inutile? Una delle cose che più mi terrorizzano sono i danni silenti a lungo termine.
Scusate se posso sembrare paranoica ma spero di aver reso l'idea di quale sia la mia situazione psicologica. Aggiungo che non sono in terapia farmacologica.
Grazie per il vostro tempo.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno,
già nel leggere le tue parole, emerge molto la preoccupazione e l'ansia che provi. Se hai un percorso di psicoterapia in atto, dovresti confrontarti col terapeuta alla ricerca di metodi funzionali per provare a stare meglio. Quello che secondo me potrebbe rivelarsi utile è un percorso di mindfullness guidata da professionisti specializzati, meglio se di orientamento cognitivo comportamentale che secondo le ricerche evidence based è quello più efficace per trattare il DOC e simili. Chiedi indicazioni al tuo terapeuta sulla mindfullness
Spero di esserti stata utile,
cordiali saluti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…