Salve, vi scrivo per una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e frustrante.
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Salve,
vi scrivo per una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e frustrante.
Ho 27 anni e purtroppo la mia vita finora è stata devastata, principalmente cognitivamente e socialmente, da seri problemi di salute mentale quale un doc severo - di tipo principalmente rimuginante e ossessivo (per cui sono in cura farmacologica da 6 anni) e un sospetto ADHD. A ciò si è aggiunto un nucleo familiare alquanto incapace -se non dannoso spesso -e una situazione economica e famigliare non ottimale, per usare un eufemismo.
Ora, dopo 8 anni di friz dal mio diploma superiore con 100 (per dire quanto ci tenessi nonostante le difficoltà), sto provando ad iniziare l'università.
Tuttavia, sto vivendo un periodo di forte blocco in tutti gli ambiti della mia vita, angoscia e sofferenza dettato dal mio procrastinare, sentirmi solo e in ritardo. Di aver sprecato la mia vita finora insomma.
Vivo tra continui confronti devastanti e modalità, rudimentali e solitarie, di uscire da questo circolo vizioso.
Niente, ci provo ad approcciarmi a qualcosa -anche un film per riscaldamento, ma è come se è il mio cervello vada in coma, si intorpidisc e ho l'impressione di addormentarmi. Figuriamoci studiare, non trovo la forza e il coraggio neanche per leggere e collegare due frasi, nonostante i tanti propositi e il grande interesse, la vorace curiosità e tante cose positive in ballo.
L'energia in fondo c'è, perché poi passo la giornata -tra un sonnellino "depresso" e l'altro- a smanettare sui social, a parlare di tutto e di più con Chat, ma appena vedo un'impegno dichiarato e monolitico, in cui sento di avere una responsabilità verso me stesso, coma e dovrei "violentarmi per agire".
Potrebbe essere una questione chimica: già in passato ho sperimentato invalidanti somatizzazioni del mio doc e ho concordato col medico di aumentare la dose dei farmaci che prendo; sicuramente lo è psicologica e sto cercando un professionista.
-A me è sempre stato detto che l' l'approccio COGNITIVO COMPORTAMENTALE è quello più indicato in questi casi di Doc e Adhd, perché parte da una visione più pratica, ha metodologie scientificamente provate, in grado di offrire ai pazienti "strumenti" per gestirsi meglio.
Vero che parliamo sempre di terapia e che il rapporto umano è fondamentale, ma nei cicli di analitica all'Asl e altrove che ho fatto si vedeva chiaramente che si, analizzavamo, contenivamo (in una persona nevrotica che già lo fa da sé), ma poi sui nodi cruciali non sapevano che dirmi.
Ho parlato recentemente con una professionista che ritiene sostanzialmente non vi sia grande differenza tra i vari approcci. Mah.
Io considero la cognitivo Comportamentale, consapevole di un limite di risorse economiche e dunque di sedute.
Chiedevo e chiedo, con onestà intellettuale -anche se non si possono avere certezze e questo lo so bene- se 8-12 sedute mirate di CBT potrebbero realisticamente -con chiarezza di intenti da parte di entrambe le parti ed impegno- aiutarmi abbastanza sul mio blocco e mi potessero fare apprendere qualche strumento che migliori la vita, oltre ad essere ascoltato e sbloccare questa situazione difficile.
Sono trasparente nel dire che in questo tempo vorrei un'approccio si mirato, muscolare e partico; ma anche umano e in cui siano contemplati i tanti nodi profondi e radicati, che poi sono alla base di tutto.
Non se sia possibile, o alla fine di questo periodo sia alto il rischio di avere una terapia che non sia "né carne ne' pesce".
Io ho ragionato così: cognitivo mirata e pratica, ma con approccio umano e riflessivo. 8-12 sedute e poi si valuta di aggiungere altre sedute se ci si trova bene, di interrompere in attesa di disponibilità.
Non voler guardare la realtà sociale e non venire incontro a richieste mirate delle persone,
-se ciò fosse possibile- significa lasciare sole molte persone, proprio quelle fragili che ne hanno bisogno.
Aldilà di tutto, il punto di questo post è confrontarmi su due punti:
-Davvero la cognitivo non fornisce strumenti pratici e non c'è questa grande differenza tra approcci?
-In 8-12 sedute di congnitivo mirata si potrebbero ottenere risultati concreti. Nessuna promessa, possibilità realistica.
Grazie per la lettura
vi scrivo per una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e frustrante.
Ho 27 anni e purtroppo la mia vita finora è stata devastata, principalmente cognitivamente e socialmente, da seri problemi di salute mentale quale un doc severo - di tipo principalmente rimuginante e ossessivo (per cui sono in cura farmacologica da 6 anni) e un sospetto ADHD. A ciò si è aggiunto un nucleo familiare alquanto incapace -se non dannoso spesso -e una situazione economica e famigliare non ottimale, per usare un eufemismo.
Ora, dopo 8 anni di friz dal mio diploma superiore con 100 (per dire quanto ci tenessi nonostante le difficoltà), sto provando ad iniziare l'università.
Tuttavia, sto vivendo un periodo di forte blocco in tutti gli ambiti della mia vita, angoscia e sofferenza dettato dal mio procrastinare, sentirmi solo e in ritardo. Di aver sprecato la mia vita finora insomma.
Vivo tra continui confronti devastanti e modalità, rudimentali e solitarie, di uscire da questo circolo vizioso.
Niente, ci provo ad approcciarmi a qualcosa -anche un film per riscaldamento, ma è come se è il mio cervello vada in coma, si intorpidisc e ho l'impressione di addormentarmi. Figuriamoci studiare, non trovo la forza e il coraggio neanche per leggere e collegare due frasi, nonostante i tanti propositi e il grande interesse, la vorace curiosità e tante cose positive in ballo.
L'energia in fondo c'è, perché poi passo la giornata -tra un sonnellino "depresso" e l'altro- a smanettare sui social, a parlare di tutto e di più con Chat, ma appena vedo un'impegno dichiarato e monolitico, in cui sento di avere una responsabilità verso me stesso, coma e dovrei "violentarmi per agire".
Potrebbe essere una questione chimica: già in passato ho sperimentato invalidanti somatizzazioni del mio doc e ho concordato col medico di aumentare la dose dei farmaci che prendo; sicuramente lo è psicologica e sto cercando un professionista.
-A me è sempre stato detto che l' l'approccio COGNITIVO COMPORTAMENTALE è quello più indicato in questi casi di Doc e Adhd, perché parte da una visione più pratica, ha metodologie scientificamente provate, in grado di offrire ai pazienti "strumenti" per gestirsi meglio.
Vero che parliamo sempre di terapia e che il rapporto umano è fondamentale, ma nei cicli di analitica all'Asl e altrove che ho fatto si vedeva chiaramente che si, analizzavamo, contenivamo (in una persona nevrotica che già lo fa da sé), ma poi sui nodi cruciali non sapevano che dirmi.
Ho parlato recentemente con una professionista che ritiene sostanzialmente non vi sia grande differenza tra i vari approcci. Mah.
Io considero la cognitivo Comportamentale, consapevole di un limite di risorse economiche e dunque di sedute.
Chiedevo e chiedo, con onestà intellettuale -anche se non si possono avere certezze e questo lo so bene- se 8-12 sedute mirate di CBT potrebbero realisticamente -con chiarezza di intenti da parte di entrambe le parti ed impegno- aiutarmi abbastanza sul mio blocco e mi potessero fare apprendere qualche strumento che migliori la vita, oltre ad essere ascoltato e sbloccare questa situazione difficile.
Sono trasparente nel dire che in questo tempo vorrei un'approccio si mirato, muscolare e partico; ma anche umano e in cui siano contemplati i tanti nodi profondi e radicati, che poi sono alla base di tutto.
Non se sia possibile, o alla fine di questo periodo sia alto il rischio di avere una terapia che non sia "né carne ne' pesce".
Io ho ragionato così: cognitivo mirata e pratica, ma con approccio umano e riflessivo. 8-12 sedute e poi si valuta di aggiungere altre sedute se ci si trova bene, di interrompere in attesa di disponibilità.
Non voler guardare la realtà sociale e non venire incontro a richieste mirate delle persone,
-se ciò fosse possibile- significa lasciare sole molte persone, proprio quelle fragili che ne hanno bisogno.
Aldilà di tutto, il punto di questo post è confrontarmi su due punti:
-Davvero la cognitivo non fornisce strumenti pratici e non c'è questa grande differenza tra approcci?
-In 8-12 sedute di congnitivo mirata si potrebbero ottenere risultati concreti. Nessuna promessa, possibilità realistica.
Grazie per la lettura
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi: credo che interrogarsi su quale sia il percorso più adatto, nel momento in cui si cerca aiuto per la propria salute mentale, sia un problema che riguarda molte persone, e trovo estremamente positivo che lei abbia avuto la capacità di esplicitarlo. Ritengo che il "segreto" stia nello scegliere quello che si sente più in sintonia con le proprie esigenze ed i propri desideri. Ci sono dati scientifici (ovviamente parliamo di statistiche) che mostrano l'efficacia delle terapie brevi cognitivo-comportamentali (10-12 sedute) relativamente ai disturbi d'ansia, alle fobie ed anche ai DOC, per cui ritengo che rivolgersi ad uno psicoterapeuta che applichi questo approccio possa essere una buona scelta, se il suo obiettivo è quello di acquisire strumenti che le permettano di gestire il sintomo. Diversamente, se sentisse la necessità di un percorso meno mirato esclusivamente sul sintomo, credo che ciò che dovrebbe mettere in preventivo sia principalmente una maggiore durata del percorso stesso, a prescindere dalla tipologia di approccio. Altro punto fondamentale nell'efficacia di una psicoterapia - anch'esso con evidenze scientifiche a supporto - è la qualità della relazione terapeutica, il che mi porta a suggerirle due cose: 1) oltre all'approccio, è importante che lei percepisca in linea con se stesso anche il terapeuta che si troverà di fronte; 2) nessuna psicoterapia può prescindere da un approccio "umano", perché, al di là delle metodologie che si utilizzano, la relazione terapeutica è sempre una relazione tra esseri umani. Mi auguro che le mie parole possano risultarle utili e le auguro il meglio! Un cordiale saluto
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Buongiorno, quello che mi colpisce della sua domanda è che in parte si è già dato delle risposte, tuttavia, una parte di lei è dubbiosa circa l'efficacia dell'approccio descritto e sul numero di sedute che prevede.
C'è un lato di lei, quello che ha bisogno di certezze e controllo, che chiede altrettanta sicurezza nel poter prevedere un lavoro di un certo tipo, che le dia strumenti mirati, muscolari e pratici e che possa sortire effetti realistici entro tempi prevedibili e limitati.
Poi c'è un'altra parte, che riflette e si chiede se possa essere davvero così. Forse è quella che ha fatto esperienza di quanto la psiche sia complessa, potente e misteriosa nei suoi funzionamenti e nelle sue manifestazioni energetiche. Probabilmente è la parte che sa che ciò che ci accade dentro, può sovvertire qualsiasi logica razionale, concreta, causalistica e previsionale. A tale proposito, ha fatto opportunamente accenno a nodi profondi e radicati, che richiedono di essere avvicinati con umanità e riflessività.
Credo sia importante che resti in ascolto di queste parti così contrapposte tra loro, anche se può risultare destabilizzante, per poter individuare l'approccio che possa fare al caso suo.
Potrebbe anche valutare di incontrare in un colloquio conoscitivo più di un/una professionista, al fine di scegliere con qualche elemento in più tra i diversi orientamenti, tenendo presente che il fattore che incide maggiormente sull'efficacia di una terapia psicologica è la relazione fra paziente e terapeuta.
Buona riflessione e scelta!
C'è un lato di lei, quello che ha bisogno di certezze e controllo, che chiede altrettanta sicurezza nel poter prevedere un lavoro di un certo tipo, che le dia strumenti mirati, muscolari e pratici e che possa sortire effetti realistici entro tempi prevedibili e limitati.
Poi c'è un'altra parte, che riflette e si chiede se possa essere davvero così. Forse è quella che ha fatto esperienza di quanto la psiche sia complessa, potente e misteriosa nei suoi funzionamenti e nelle sue manifestazioni energetiche. Probabilmente è la parte che sa che ciò che ci accade dentro, può sovvertire qualsiasi logica razionale, concreta, causalistica e previsionale. A tale proposito, ha fatto opportunamente accenno a nodi profondi e radicati, che richiedono di essere avvicinati con umanità e riflessività.
Credo sia importante che resti in ascolto di queste parti così contrapposte tra loro, anche se può risultare destabilizzante, per poter individuare l'approccio che possa fare al caso suo.
Potrebbe anche valutare di incontrare in un colloquio conoscitivo più di un/una professionista, al fine di scegliere con qualche elemento in più tra i diversi orientamenti, tenendo presente che il fattore che incide maggiormente sull'efficacia di una terapia psicologica è la relazione fra paziente e terapeuta.
Buona riflessione e scelta!
Gentile utente,
la ringrazio per il messaggio così articolato e autentico: descrive con grande lucidità una sofferenza reale, complessa e comprensibile alla luce della sua storia clinica, personale e del momento di vita che sta attraversando.
Provo a rispondere in modo chiaro ai due punti centrali che pone.
1. La terapia cognitivo-comportamentale fornisce davvero strumenti pratici? Ci sono differenze tra gli approcci?
Sì, esistono differenze tra gli approcci psicoterapeutici, sia teoriche sia operative. La CBT (Cognitivo-Comportamentale), soprattutto nei disturbi ossessivo-compulsivi e nei quadri con sospetto ADHD, è tra gli approcci con maggior supporto scientifico. Non si limita all’analisi o al contenimento emotivo, ma lavora in modo strutturato su:
meccanismi di rimuginio, evitamento e procrastinazione
gestione dell’ansia e delle ossessioni
organizzazione, attenzione, motivazione e regolazione emotiva
sperimentazioni comportamentali ed esposizioni graduali
Questo non significa che l’aspetto umano e relazionale venga meno: una buona CBT integra strumenti pratici con una comprensione profonda della persona, dei suoi schemi di vita e della sua storia. Dire che “non ci sono differenze tra approcci” è, a mio avviso, una semplificazione eccessiva.
2. In 8–12 sedute mirate di CBT si possono ottenere risultati concreti?
In modo realistico: sì, è possibile, soprattutto se:
c’è una chiara definizione degli obiettivi
il lavoro è focalizzato su alcuni nodi centrali (es. blocco, evitamento, rimuginio, senso di fallimento)
il paziente è attivamente coinvolto tra una seduta e l’altra
si lavora in integrazione (quando necessario) con il medico per l’aspetto farmacologico
In 8–12 sedute non si “risolve tutto”, ma si possono:
comprendere meglio cosa mantiene il blocco
ridurre il senso di impotenza
apprendere strumenti concreti per agire nonostante l’ansia
uscire dal circolo vizioso paralisi → colpa → confronto → ulteriore blocco
La modalità che descrive – un percorso inizialmente mirato, pratico, ma anche umano e riflessivo, con una successiva rivalutazione – è assolutamente sensata e spesso clinicamente indicata, soprattutto quando le risorse economiche sono limitate.
Il rischio di una terapia “né carne né pesce” non dipende tanto dal numero di sedute, quanto dalla chiarezza del contratto terapeutico e dalla competenza dello specialista nel tenere insieme profondità e concretezza.
Detto questo, data la complessità del quadro che descrive (DOC, possibile ADHD, blocco funzionale, vissuti depressivi, storia familiare difficile), è fortemente consigliabile approfondire con uno specialista, così da costruire un percorso realmente su misura e valutare anche l’eventuale integrazione con altri interventi.
Le auguro di trovare un professionista con cui sentirsi compreso e accompagnato in modo efficace. Il fatto che lei stia cercando risposte e ponendo domande così consapevoli è già un segnale importante di risorse presenti, anche se ora sembrano lontane.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la ringrazio per il messaggio così articolato e autentico: descrive con grande lucidità una sofferenza reale, complessa e comprensibile alla luce della sua storia clinica, personale e del momento di vita che sta attraversando.
Provo a rispondere in modo chiaro ai due punti centrali che pone.
1. La terapia cognitivo-comportamentale fornisce davvero strumenti pratici? Ci sono differenze tra gli approcci?
Sì, esistono differenze tra gli approcci psicoterapeutici, sia teoriche sia operative. La CBT (Cognitivo-Comportamentale), soprattutto nei disturbi ossessivo-compulsivi e nei quadri con sospetto ADHD, è tra gli approcci con maggior supporto scientifico. Non si limita all’analisi o al contenimento emotivo, ma lavora in modo strutturato su:
meccanismi di rimuginio, evitamento e procrastinazione
gestione dell’ansia e delle ossessioni
organizzazione, attenzione, motivazione e regolazione emotiva
sperimentazioni comportamentali ed esposizioni graduali
Questo non significa che l’aspetto umano e relazionale venga meno: una buona CBT integra strumenti pratici con una comprensione profonda della persona, dei suoi schemi di vita e della sua storia. Dire che “non ci sono differenze tra approcci” è, a mio avviso, una semplificazione eccessiva.
2. In 8–12 sedute mirate di CBT si possono ottenere risultati concreti?
In modo realistico: sì, è possibile, soprattutto se:
c’è una chiara definizione degli obiettivi
il lavoro è focalizzato su alcuni nodi centrali (es. blocco, evitamento, rimuginio, senso di fallimento)
il paziente è attivamente coinvolto tra una seduta e l’altra
si lavora in integrazione (quando necessario) con il medico per l’aspetto farmacologico
In 8–12 sedute non si “risolve tutto”, ma si possono:
comprendere meglio cosa mantiene il blocco
ridurre il senso di impotenza
apprendere strumenti concreti per agire nonostante l’ansia
uscire dal circolo vizioso paralisi → colpa → confronto → ulteriore blocco
La modalità che descrive – un percorso inizialmente mirato, pratico, ma anche umano e riflessivo, con una successiva rivalutazione – è assolutamente sensata e spesso clinicamente indicata, soprattutto quando le risorse economiche sono limitate.
Il rischio di una terapia “né carne né pesce” non dipende tanto dal numero di sedute, quanto dalla chiarezza del contratto terapeutico e dalla competenza dello specialista nel tenere insieme profondità e concretezza.
Detto questo, data la complessità del quadro che descrive (DOC, possibile ADHD, blocco funzionale, vissuti depressivi, storia familiare difficile), è fortemente consigliabile approfondire con uno specialista, così da costruire un percorso realmente su misura e valutare anche l’eventuale integrazione con altri interventi.
Le auguro di trovare un professionista con cui sentirsi compreso e accompagnato in modo efficace. Il fatto che lei stia cercando risposte e ponendo domande così consapevoli è già un segnale importante di risorse presenti, anche se ora sembrano lontane.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve,
la Sua richiesta è chiara e articolata. In sintesi: l’approccio cognitivo-comportamentale, soprattutto per DOC e sospetto ADHD, è tra quelli con maggiore evidenza scientifica e può offrire strumenti pratici e mirati. Esistono differenze reali tra gli approcci, anche se il fattore umano resta centrale. Un percorso di 8–12 sedute CBT, se ben focalizzato e condiviso negli obiettivi, può realisticamente portare benefici concreti sul blocco, sulla procrastinazione e sulla gestione dei sintomi; non è risolutivo di tutto, ma può rappresentare un primo passo significativo.
Per valutare se questo tipo di percorso sia adatto alla Sua situazione specifica e come strutturarlo, La invito a un colloquio conoscitivo.
un saluto,
dott.ssa Pisano
la Sua richiesta è chiara e articolata. In sintesi: l’approccio cognitivo-comportamentale, soprattutto per DOC e sospetto ADHD, è tra quelli con maggiore evidenza scientifica e può offrire strumenti pratici e mirati. Esistono differenze reali tra gli approcci, anche se il fattore umano resta centrale. Un percorso di 8–12 sedute CBT, se ben focalizzato e condiviso negli obiettivi, può realisticamente portare benefici concreti sul blocco, sulla procrastinazione e sulla gestione dei sintomi; non è risolutivo di tutto, ma può rappresentare un primo passo significativo.
Per valutare se questo tipo di percorso sia adatto alla Sua situazione specifica e come strutturarlo, La invito a un colloquio conoscitivo.
un saluto,
dott.ssa Pisano
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