Salve, vi scrivo per una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e frustrante.

19 risposte
Salve,

vi scrivo per una situazione che sta diventando sempre più insostenibile e frustrante.

Ho 27 anni e purtroppo la mia vita finora è stata devastata, principalmente cognitivamente e socialmente, da seri problemi di salute mentale quale un doc severo - di tipo principalmente rimuginante e ossessivo (per cui sono in cura farmacologica da 6 anni) e un sospetto ADHD. A ciò si è aggiunto un nucleo familiare alquanto incapace -se non dannoso spesso -e una situazione economica e famigliare non ottimale, per usare un eufemismo.

Ora, dopo 8 anni di friz dal mio diploma superiore con 100 (per dire quanto ci tenessi nonostante le difficoltà), sto provando ad iniziare l'università.

Tuttavia, sto vivendo un periodo di forte blocco in tutti gli ambiti della mia vita, angoscia e sofferenza dettato dal mio procrastinare, sentirmi solo e in ritardo. Di aver sprecato la mia vita finora insomma.

Vivo tra continui confronti devastanti e modalità, rudimentali e solitarie, di uscire da questo circolo vizioso.

Niente, ci provo ad approcciarmi a qualcosa -anche un film per riscaldamento, ma è come se è il mio cervello vada in coma, si intorpidisc e ho l'impressione di addormentarmi. Figuriamoci studiare, non trovo la forza e il coraggio neanche per leggere e collegare due frasi, nonostante i tanti propositi e il grande interesse, la vorace curiosità e tante cose positive in ballo.

L'energia in fondo c'è, perché poi passo la giornata -tra un sonnellino "depresso" e l'altro- a smanettare sui social, a parlare di tutto e di più con Chat, ma appena vedo un'impegno dichiarato e monolitico, in cui sento di avere una responsabilità verso me stesso, coma e dovrei "violentarmi per agire".

Potrebbe essere una questione chimica: già in passato ho sperimentato invalidanti somatizzazioni del mio doc e ho concordato col medico di aumentare la dose dei farmaci che prendo; sicuramente lo è psicologica e sto cercando un professionista.

-A me è sempre stato detto che l' l'approccio COGNITIVO COMPORTAMENTALE è quello più indicato in questi casi di Doc e Adhd, perché parte da una visione più pratica, ha metodologie scientificamente provate, in grado di offrire ai pazienti "strumenti" per gestirsi meglio.

Vero che parliamo sempre di terapia e che il rapporto umano è fondamentale, ma nei cicli di analitica all'Asl e altrove che ho fatto si vedeva chiaramente che si, analizzavamo, contenivamo (in una persona nevrotica che già lo fa da sé), ma poi sui nodi cruciali non sapevano che dirmi.

Ho parlato recentemente con una professionista che ritiene sostanzialmente non vi sia grande differenza tra i vari approcci. Mah.

Io considero la cognitivo Comportamentale, consapevole di un limite di risorse economiche e dunque di sedute.

Chiedevo e chiedo, con onestà intellettuale -anche se non si possono avere certezze e questo lo so bene- se 8-12 sedute mirate di CBT potrebbero realisticamente -con chiarezza di intenti da parte di entrambe le parti ed impegno- aiutarmi abbastanza sul mio blocco e mi potessero fare apprendere qualche strumento che migliori la vita, oltre ad essere ascoltato e sbloccare questa situazione difficile.

Sono trasparente nel dire che in questo tempo vorrei un'approccio si mirato, muscolare e partico; ma anche umano e in cui siano contemplati i tanti nodi profondi e radicati, che poi sono alla base di tutto.

Non se sia possibile, o alla fine di questo periodo sia alto il rischio di avere una terapia che non sia "né carne ne' pesce".

Io ho ragionato così: cognitivo mirata e pratica, ma con approccio umano e riflessivo. 8-12 sedute e poi si valuta di aggiungere altre sedute se ci si trova bene, di interrompere in attesa di disponibilità.

Non voler guardare la realtà sociale e non venire incontro a richieste mirate delle persone,

-se ciò fosse possibile- significa lasciare sole molte persone, proprio quelle fragili che ne hanno bisogno.


Aldilà di tutto, il punto di questo post è confrontarmi su due punti:

-Davvero la cognitivo non fornisce strumenti pratici e non c'è questa grande differenza tra approcci?

-In 8-12 sedute di congnitivo mirata si potrebbero ottenere risultati concreti. Nessuna promessa, possibilità realistica.

Grazie per la lettura
Dott.ssa Maria Elisabetta Piga
Psicoterapeuta, Psicologo
Massarosa
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso i suoi dubbi: credo che interrogarsi su quale sia il percorso più adatto, nel momento in cui si cerca aiuto per la propria salute mentale, sia un problema che riguarda molte persone, e trovo estremamente positivo che lei abbia avuto la capacità di esplicitarlo. Ritengo che il "segreto" stia nello scegliere quello che si sente più in sintonia con le proprie esigenze ed i propri desideri. Ci sono dati scientifici (ovviamente parliamo di statistiche) che mostrano l'efficacia delle terapie brevi cognitivo-comportamentali (10-12 sedute) relativamente ai disturbi d'ansia, alle fobie ed anche ai DOC, per cui ritengo che rivolgersi ad uno psicoterapeuta che applichi questo approccio possa essere una buona scelta, se il suo obiettivo è quello di acquisire strumenti che le permettano di gestire il sintomo. Diversamente, se sentisse la necessità di un percorso meno mirato esclusivamente sul sintomo, credo che ciò che dovrebbe mettere in preventivo sia principalmente una maggiore durata del percorso stesso, a prescindere dalla tipologia di approccio. Altro punto fondamentale nell'efficacia di una psicoterapia - anch'esso con evidenze scientifiche a supporto - è la qualità della relazione terapeutica, il che mi porta a suggerirle due cose: 1) oltre all'approccio, è importante che lei percepisca in linea con se stesso anche il terapeuta che si troverà di fronte; 2) nessuna psicoterapia può prescindere da un approccio "umano", perché, al di là delle metodologie che si utilizzano, la relazione terapeutica è sempre una relazione tra esseri umani. Mi auguro che le mie parole possano risultarle utili e le auguro il meglio! Un cordiale saluto

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Dott.ssa Silvia Turini
Psicoterapeuta, Psicologo
Leno
Buongiorno, quello che mi colpisce della sua domanda è che in parte si è già dato delle risposte, tuttavia, una parte di lei è dubbiosa circa l'efficacia dell'approccio descritto e sul numero di sedute che prevede.

C'è un lato di lei, quello che ha bisogno di certezze e controllo, che chiede altrettanta sicurezza nel poter prevedere un lavoro di un certo tipo, che le dia strumenti mirati, muscolari e pratici e che possa sortire effetti realistici entro tempi prevedibili e limitati.

Poi c'è un'altra parte, che riflette e si chiede se possa essere davvero così. Forse è quella che ha fatto esperienza di quanto la psiche sia complessa, potente e misteriosa nei suoi funzionamenti e nelle sue manifestazioni energetiche. Probabilmente è la parte che sa che ciò che ci accade dentro, può sovvertire qualsiasi logica razionale, concreta, causalistica e previsionale. A tale proposito, ha fatto opportunamente accenno a nodi profondi e radicati, che richiedono di essere avvicinati con umanità e riflessività.

Credo sia importante che resti in ascolto di queste parti così contrapposte tra loro, anche se può risultare destabilizzante, per poter individuare l'approccio che possa fare al caso suo.

Potrebbe anche valutare di incontrare in un colloquio conoscitivo più di un/una professionista, al fine di scegliere con qualche elemento in più tra i diversi orientamenti, tenendo presente che il fattore che incide maggiormente sull'efficacia di una terapia psicologica è la relazione fra paziente e terapeuta.

Buona riflessione e scelta!
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
la ringrazio per il messaggio così articolato e autentico: descrive con grande lucidità una sofferenza reale, complessa e comprensibile alla luce della sua storia clinica, personale e del momento di vita che sta attraversando.

Provo a rispondere in modo chiaro ai due punti centrali che pone.

1. La terapia cognitivo-comportamentale fornisce davvero strumenti pratici? Ci sono differenze tra gli approcci?
Sì, esistono differenze tra gli approcci psicoterapeutici, sia teoriche sia operative. La CBT (Cognitivo-Comportamentale), soprattutto nei disturbi ossessivo-compulsivi e nei quadri con sospetto ADHD, è tra gli approcci con maggior supporto scientifico. Non si limita all’analisi o al contenimento emotivo, ma lavora in modo strutturato su:

meccanismi di rimuginio, evitamento e procrastinazione

gestione dell’ansia e delle ossessioni

organizzazione, attenzione, motivazione e regolazione emotiva

sperimentazioni comportamentali ed esposizioni graduali

Questo non significa che l’aspetto umano e relazionale venga meno: una buona CBT integra strumenti pratici con una comprensione profonda della persona, dei suoi schemi di vita e della sua storia. Dire che “non ci sono differenze tra approcci” è, a mio avviso, una semplificazione eccessiva.

2. In 8–12 sedute mirate di CBT si possono ottenere risultati concreti?
In modo realistico: sì, è possibile, soprattutto se:

c’è una chiara definizione degli obiettivi

il lavoro è focalizzato su alcuni nodi centrali (es. blocco, evitamento, rimuginio, senso di fallimento)

il paziente è attivamente coinvolto tra una seduta e l’altra

si lavora in integrazione (quando necessario) con il medico per l’aspetto farmacologico

In 8–12 sedute non si “risolve tutto”, ma si possono:

comprendere meglio cosa mantiene il blocco

ridurre il senso di impotenza

apprendere strumenti concreti per agire nonostante l’ansia

uscire dal circolo vizioso paralisi → colpa → confronto → ulteriore blocco

La modalità che descrive – un percorso inizialmente mirato, pratico, ma anche umano e riflessivo, con una successiva rivalutazione – è assolutamente sensata e spesso clinicamente indicata, soprattutto quando le risorse economiche sono limitate.

Il rischio di una terapia “né carne né pesce” non dipende tanto dal numero di sedute, quanto dalla chiarezza del contratto terapeutico e dalla competenza dello specialista nel tenere insieme profondità e concretezza.

Detto questo, data la complessità del quadro che descrive (DOC, possibile ADHD, blocco funzionale, vissuti depressivi, storia familiare difficile), è fortemente consigliabile approfondire con uno specialista, così da costruire un percorso realmente su misura e valutare anche l’eventuale integrazione con altri interventi.

Le auguro di trovare un professionista con cui sentirsi compreso e accompagnato in modo efficace. Il fatto che lei stia cercando risposte e ponendo domande così consapevoli è già un segnale importante di risorse presenti, anche se ora sembrano lontane.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
la Sua richiesta è chiara e articolata. In sintesi: l’approccio cognitivo-comportamentale, soprattutto per DOC e sospetto ADHD, è tra quelli con maggiore evidenza scientifica e può offrire strumenti pratici e mirati. Esistono differenze reali tra gli approcci, anche se il fattore umano resta centrale. Un percorso di 8–12 sedute CBT, se ben focalizzato e condiviso negli obiettivi, può realisticamente portare benefici concreti sul blocco, sulla procrastinazione e sulla gestione dei sintomi; non è risolutivo di tutto, ma può rappresentare un primo passo significativo.
Per valutare se questo tipo di percorso sia adatto alla Sua situazione specifica e come strutturarlo, La invito a un colloquio conoscitivo.

un saluto,
dott.ssa Pisano
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente di mio dottore,
l aspetto più importante di una terapia è l'alleanza terapeutica, ossia quel rapporto di fiducia che viene ad instaurarsi tra paziente e terapista. La metodologia di lavoro del terapeuta molto spesso è un fattore irrilevante. In merito alla durata di un percorso, è difficile prevedere quando possa terminare un percorso psicologico, questo perché vi sono aspetti della emotività del paziente che necessitano di un tempo di metabolizzazione, e questo varia da soggetto a soggetto. Se la sua aspettativa è quella di trovare un professionista che le fornisca ricette semplici,olto difficilmente verrà a capo dei suoi problemi. Ad ogni modo, si affidi ad un professionista, vedrà che con il tempo potrà guardare ad un benessere più a lungo termine.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, oltre la tecnica praticata conta molto chi la effettua e perciò il rapporto terapeuta paziente. Io le suggerirei un approccio emdr. Vada a vedere di cosa si tratta e poi, ribadisco, la scelta deve anche tenere conto della o dello psicoterapeuta che la seguirà.
Deve sentirsi sicuro e sentire che può fidarsi, aspetti fondamentali in qualsiasi percorso di cura.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Dott. Gabriele Olivieri
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Finale Ligure
Buonasera, l'approccio cognitivo comportamentale è ad oggi riconosciuto nella cura di un alto numero di disturbi, con una efficacia, a volte maggiore del farmaco. La terapia cognitivo comportamentale fornisce evidenze di base per il DOC, Depressione, Ansia, Attacchi di panico, Dipendenze, Disturbi Alimentari e altri.
A volte naturalmente si possono prescrivere psicofarmaci, se possibile è comunque meglio limitarli, a meno che la persona non si trovi in una fase acuta del disturbo.
Solitamente con questo tipo di terapia vengono utilizzate varie metodologie molto utili ad affrontare le problematiche suddette.
Le consiglio senza ombra di dubbio un terapeuta cognitivo comportamentale, possibilmente che utilizzi anche l’ipnosi, insieme a tutte le altre tecniche che fanno parte di questa scuola.
La mindfulness, il rilassamento progressivo e in generale la respirazione diaframmatica, insieme all’esposizione con prevenzione alla risposta (ERP) sono indicate per il DOC.
Va comunque detto che l’obiettivo principale è naturalmente quello di superare il problema, ma in certi casi più gravi può essere necessario sviluppare delle strategie adeguate per convivere con la patologia e attenuare i sintomi.
La durata solitamente non prevede terapie lunghe, ma naturalmente può dipendere da molti fattori, non ultimo un disturbo di personalità sottostante, che ne allungherebbe i tempi.
La saluto e le auguro di trovare la soluzione migliore.
Buongiorno, io credo che le statistiche e le probabilità di riuscita di una terapia di elezione rispetto ad una patologia lei le abbia già cercate e trovate. Nessuno può darle più garanzie di così. La terapia è un percorso estremamente soggettivo, anche nell'approccio cognitivo-comportamentale, in cui a volte ci si appoggia a protocolli. Se così non fosse, mancherebbe il risvolto umano e riflessivo che anche lei auspica. Impegno, costanza e flessibilità (da entrambe le parti) possono portare a buoni risultati. Cercare la terapia più giusta per sé è corretto, ma cercare quella perfetta che dia garanzie potrebbe essere un pensiero che blocca l'azione, come quei pensieri che ha riportato sopra e che sperimenta in altri ambiti della sua vita. Quando un pensiero si presenta alla nostra mente, possiamo chiederci "quanto mi è utile questo pensiero? dove mi porta?" e poi scegliamo se seguirlo o lasciarlo andare (la pratica della meditazione Mindfulness aiuta a lasciar andare e scegliere quale azione mettere in atto). Mi faccia sapere cosa si risponde, se vuole. In bocca al lupo!
Dott.ssa Federica Ripamonti
Psicologo, Psicoterapeuta
Paderno Dugnano
Gent.mo Paziente,
la ringrazio molto per aver condiviso tutto questo con tanta lucidità, sensibilità e profondità. Quello che ha scritto comunica chiaramente una grande consapevolezza, ma anche una sofferenza faticosa e strutturata nel tempo.

Purtroppo c’è ancora molta confusione sugli approcci terapeutici, specialmente tra terapia cognitivo-comportamentale (CBT), approcci più “analitici” (psicodinamici) e altri modelli integrati.

La CBT, per definizione, si focalizza sul "qui ed ora", sui meccanismi di pensiero, emozioni e comportamenti che perpetuano la sofferenza — e mira a fornire strategie pratiche per interrompere questi schemi e migliorare la qualità della vita.
Nel caso di DOC e ADHD, parliamo di due ambiti in cui la CBT è tra gli approcci più supportati scientificamente, soprattutto nelle sue varianti specifiche:
- per il DOC: la ERP (Exposure and Response Prevention), cioè esposizione con prevenzione della risposta;
- per l’ADHD: protocolli CBT mirati su organizzazione, procrastinazione, autocontrollo e gestione dell’attenzione.

Molte ricerche (meta-analisi comprese) mostrano che la CBT non solo funziona, ma spesso è più efficace degli approcci puramente analitici per queste condizioni, anche quando c’è comorbidità (cioè più disturbi insieme).

Ciò detto, è importante sottolineare che la relazione terapeutica umana e di fiducia è comunque centrale (anche nella CBT moderna)!

La sua idea di un ciclo breve, focalizzato e con obiettivi chiari è assolutamente sensata.
Nei protocolli CBT “focali” o “brevi”, che lavorano su obiettivi specifici (ad esempio superare blocchi, procrastinazione, riprendere la motivazione..), 8–12 incontri possono produrre miglioramenti concreti, specialmente se:
- tra le sedute ci si impegna con piccoli esercizi o compiti (homework);
- c’è chiarezza sugli obiettivi condivisi nelle prime due sedute;
- si mantiene il supporto farmacologico in parallelo.

Le ricerche sui trattamenti brevi mostrano che, anche se il miglioramento completo raramente si raggiunge in 10 sedute, spesso si ottiene un cambiamento significativo nella consapevolezza, nei comportamenti e nell’autoefficacia personale.
Alla fine del ciclo, naturalmente, si può valutare di fare pause programmate o proseguire a cadenza ridotta se il legame terapeutico è buono.

Credo, dunque, che un ciclo di CBT focalizzata — se condotto da una persona empatica e preparata — possa davvero aiutarla a risvegliare il senso di padronanza e a tradurre in azioni piccole quella motivazione e curiosità che già ha.

Un grande in bocca al lupo!
dott.ssa Federica Ripamonti
Dott. Giuseppe Berenati
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Milano
Gentile paziente, io mi soffermerei sul perché voglio decidere aprioristicamente il tipo di approccio e il numero di sedute senza avere una specializzazione in psicoterapia... una riflessione profonda su questa domanda potrebbe già aprire uno spiraglio rispetto la possibilità di una psicoterapia a prescindere dell'approccio
Dott.ssa Flavia Aronica
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Lido Di Ostia
Buonasera,
È vero che tutti gli approcci terapeutici possono essere validi, perché ogni persona è diversa e necessita di modalità, tempi e relazioni differenti. Detto questo, le differenze tra gli approcci esistono: non tanto in termini di “migliore o peggiore”, ma per il tipo di focus, di strumenti e di modo di lavorare che propongono. L’approccio cognitivo-comportamentale, ad esempio, tende a essere strutturato, ma resta sempre centrale la qualità della relazione terapeutica.
Per quanto riguarda il numero di sedute, è comprensibile cercare una stima, ma è difficile stabilire in anticipo se 8–12 incontri possano essere sufficienti. Ogni percorso si costruisce nello scambio tra paziente e terapeuta, e dipende molto dal momento della vita in cui la persona si trova, dalla possibilità di lavorare su alcuni aspetti e dal ritmo con cui ciò può avvenire. Un ciclo di questo tipo non può essere considerato risolutivo, ma può eventualmente rappresentare un primo spazio di comprensione e orientamento.
Un caro saluto.
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera Lei cerca risultati immediati e non credo sia possibile ottenere ciò che vuol. Mi sembra un "pensiero magico" che non La porterebbe molto lontano. Sono una psicoanalista relazionale e sono abituata a lavorare sui conflitti profondi, ma per questo ci vuole tempo e mi sembra che un pò Le manchi il tempo o forse la volontà. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Dott. Carmine Vincenzo Lambiase
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Nocera Superiore
Salve,
Grazie per aver condiviso questo momento e le difficoltà ad esso connesse. Mi sembra che lei stia dedicando tanto impegno a cercare di stare meglio. A volte scegliere può essere davvero difficile, l'approccio cognitivo-comportamentale, essendo appunto un approccio psicoterapico, costituisce un modo di lavorare e di stare in relazione che è pratico, empatico e collaborativo. Ha dunque sia degli elementi comuni agli altri approcci (ad es. l'importanza della relazione per il buon esito della terapia) che caratteristiche e strumenti specifici (ad es. il lavoro pratico sui sintomi).
Le consiglio di porsi questa domanda come aiuto nella scelta: "Cosa penso che in questo momento, fra le varie alternative che ho, sia meglio per me per stare meglio?"
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti e le auguro il meglio per le sue scelte future.
Dott.ssa Rosaria Mastrone
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
la cognitivo comportamentale se ben fatta da strumenti pratici. e i risultati cominciano a vedersi a breve. Dott.ssa Rosaria Mastrone
Dott. Luca Liccardo
Psicologo, Psicoterapeuta
Marano di Napoli
Grazie per aver condiviso in modo così chiaro e approfondito la sua esperienza. Si sente quanto stia investendo energie per capire cosa le sta succedendo e trovare una strada concreta per stare meglio.
La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è certamente uno degli approcci con più evidenze scientifiche per il DOC e per le difficoltà attentive, e ha il merito di offrire strumenti pratici e strutturati. Tuttavia, dire che gli altri approcci “non forniscono strumenti” è una semplificazione.
Io sono un terapeuta sistemico relazionale, ciò significa che lavoriamo sul mondo interno della persona, ma anche sui pattern relazionali, sulle aspettative verso se stessi, sul contesto familiare e sociale in cui i sintomi prendono forma e si mantengono. Anche questo lavoro può essere molto concreto, si traduce in sperimentazioni tra una seduta e l’altra, ristrutturazioni di abitudini, ridefinizione di obiettivi e allenamento di nuove modalità di azione. La differenza principale non è tra “pratico” e “non pratico”, ma nel punto di osservazione:
la CBT tende a focalizzarsi maggiormente sui meccanismi cognitivi e comportamentali del sintomo; l’approccio sistemico integra questi aspetti dentro una lettura più ampia delle relazioni e della storia personale.
Nella pratica clinica, molti terapeuti integrano strumenti provenienti da diversi modelli. Ciò che fa davvero la differenza è la chiarezza degli obiettivi, la qualità dell’alleanza terapeutica e la capacità di costruire un percorso su misura per la persona.
È realistico pensare che in 8–12 sedute mirate si possano ottenere risultati concreti e osservabili, soprattutto se il focus è ben definito (ad esempio il blocco attuale, la procrastinazione, la gestione dell’ansia legata allo studio). In un tempo così delimitato l’obiettivo non è “risolvere tutto”, ma comprendere meglio i meccanismi che alimentano il blocco, introducendo strategie pratiche per interrompere i circoli viziosi.
Fare esperienze correttive che aumentino il senso di efficacia, costruendo una direzione di lavoro futura.
Per nodi più profondi e radicati può essere necessario più tempo, ma un percorso breve può comunque rappresentare un primo passo significativo e fornire strumenti che restano utilizzabili anche dopo la pausa o la conclusione della terapia.
La sua idea di iniziare con un ciclo definito e poi rivalutare insieme al terapeuta è sensata e rispettosa sia delle sue risorse sia della complessità della situazione. Una buona terapia dovrebbe poter tenere insieme entrambe le dimensioni che lei cerca, concretezza operativa e spazio umano di comprensione.
Se posso aggiungere una riflessione, il blocco che descrive non è solo una questione di volontà o disciplina. Spesso è il risultato di un sistema di pressioni interne ed esterne che finiscono per paralizzare. Lavorarci in terapia significa creare un contesto protetto in cui poter sperimentare gradualmente nuovi modi di muoversi, senza dover “violentarsi per agire”, ma costruendo un’azione sostenibile.
Le auguro di trovare un professionista con cui senta fiducia e chiarezza di intenti. Questo, più dell’etichetta dell’approccio, è uno dei fattori più predittivi di un buon esito terapeutico.
Dott. Massimo Martucci
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Il blocco che descrive, accompagnato da angoscia e difficoltà a impegnarsi in attività strutturate, è una condizione che può essere aggravata da fattori come il Disturbo Ossessivo-Compulsivo, il sospetto ADHD e le difficoltà personali e familiari. È comprensibile che si senta sopraffatto e in ritardo, ma è importante ricordare che ogni percorso è unico e che non è mai troppo tardi per iniziare a lavorare su se stessi.

Per quanto riguarda i suoi quesiti, la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) è effettivamente riconosciuta come un approccio efficace per il trattamento del DOC e dell'ADHD. Si basa su tecniche pratiche e scientificamente validate che mirano a fornire strumenti concreti per gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita. Tuttavia, ogni approccio terapeutico ha i suoi punti di forza, e la scelta dipende anche dalle sue esigenze personali e dal rapporto che si instaura con il terapeuta.

Riguardo alla durata, 8-12 sedute di CBT mirata possono essere utili per iniziare a lavorare su obiettivi specifici e apprendere strategie pratiche. Tuttavia, è importante considerare che il tempo necessario per ottenere risultati concreti varia da persona a persona e dipende dalla complessità della situazione e dall'impegno reciproco nel percorso terapeutico. La valutazione periodica dei progressi è fondamentale per decidere se proseguire o adattare il percorso.

Infine, è comprensibile desiderare un approccio che sia sia pratico che umano. La CBT, pur essendo focalizzata su tecniche e strumenti, può essere adattata per includere una dimensione più riflessiva e relazionale, a seconda del terapeuta e delle sue esigenze. L'importante è comunicare chiaramente le sue aspettative e obiettivi al professionista con cui deciderà di intraprendere il percorso.

Dott. Massimo Martucci, Psicologo Psicoterapeuta a Milano, valutazioni ADHD e neurodivergenze, persone altamente sensibili, EMDR, ansia e traumi.
Dott.ssa Tiziana Dell'Anna
Psicoterapeuta, Psicologo, Professional counselor
Lecce
Buona sera, sono la Dottoressa Tiziana Dell' Anna, appena ho letto il suo messaggio ho sentito subito il bisogno di fermare i pensieri, i progetti, di smetterla con le domande su quello oppure quell'altro approccio. Si, l'ho immaginata in una stanza silenziosa, magari a contemplare un quadro, ascoltare musica, e semplicemente vivere quel breve momento senza pensare a null'altro che non siano le sue emozioni e se stesso. Sa dare un nome alle sue emozioni? Io credo che l'APPROCCIO UMAN0 di cui parlava poc'anzi somigli un po al mio modo di lavorare. Beh certo l'indirizzo formativo conta. Io sono uno psicoterapeuta sistemico famigliare ad indirizzo psicoanalitico. Mi capita spesso di lavorare in combo con persone affette da un DOC, che sentono il desiderio di trovare comunque uno spazio dove affrontare le proprie emozioni interne, oppure il significato di tanti vissuti che ha esperito nel corso degli anni. Il problema è sicuramente "come fare", ma credo sia anche "perché" ci succedono delle cose nella vita. Mi faccia sapere. Un caro Saluto T.D
Dott.ssa Chiara Ronchi
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Parto da un punto chiaro: la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è tra gli approcci con maggiore evidenza scientifica per DOC e ADHD. Fornisce strumenti pratici e strutturati. Questo è un dato.

Detto ciò, nessun approccio funziona senza alleanza terapeutica e personalizzazione. Non è solo “tecnica”, ma tecnica dentro una relazione.

Il blocco che descrive sembra un intreccio tra evitamento, perfezionismo, ansia e possibile esaurimento. Una metafora utile: più fissiamo una parete enorme, più ci paralizziamo; se la spezziamo in mattoni piccoli, diventa lavorabile.

In 8–12 sedute mirate è realistico:

comprendere i meccanismi che mantengono il blocco,

imparare strumenti concreti (esposizione graduata, pianificazione comportamentale, gestione del rimuginio),

impostare una routine più funzionale.

Non è realistico “risolvere tutto”, ma è realistico iniziare a muovere il sistema e acquisire strumenti trasferibili.

La differenza tra approcci esiste, ma non è una guerra di scuole: è una questione di coerenza tra metodo e bisogno della persona. Nel suo caso, un lavoro pratico e strutturato può avere senso.
Gentile utente,
grazie per la tua richiesta. Io sono una psicoterapeuta comportamentale ad orientamento costruttivista - relazionale, quindi un mix di quelle caratteristiche che hai citato nella tua lettera. Non applico protocolli in modo standardizzato ma personalizzo i colloqui in base alle esigenze della persona che ho davanti. Sicuramente, per le difficoltà che hai nominato e le emozioni che stai provando, sarebbe molto utile che intraprendessi un percorso. Io sono disponibile online o in studio a Torino.
Spero tu possa trovare quello che cerchi.

Cordiali saluti,
dr.ssa Andreina Piscitelli

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