Salve a tutti, avevo precedentemente mandato un messaggio inerente alla mia condizione psicologica,
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Salve a tutti, avevo precedentemente mandato un messaggio inerente alla mia condizione psicologica, alla fine ho deciso di entrare in un percorso psicologico circa 2 mesi fa (quasi 3), a cadenza settimanale. So che non c'è un tempo giusto in cui sentire un miglioramento, ma sono qui a chiedere se sia giustamente così graduale il processo, nel senso che ho una forte insicurezza, e ho tanti pensieri intrusivi (legati ai social, pensieri contorti, ecc..) che ho bisogno di dire al mio partner poiché altrimenti il mio umore cambia drasticamente, sento proprio una rabbia interna vicino al petto e se la rinchiudo non fa solo che peggiorare, se il mio ragazzo o chiunque altro (ma soprattutto nelle relazioni capita) non lo capisce mi arrabbio ancora di più, ho bisogno di dire ciò che penso. Il mio ragazzo proprio per cercare di avere questi cambiamenti drastici mi ha consigliato di buttare ciò che sento, d'altro canto non so se sto facendo la cosa giusta poiché chiedo conferme alle mie domande e non so se sto alimentando ancora di più i pensieri. Ho provato a dire ciò alla mia psicologa, ma non mi ha mai dato un "fai questo" o "fai altro", semplicemente devo perdere il controllo e non alimentare l'ossessione con un altra tecnica che potrebbe aiutarmi in quel momento ma che non porterebbe a staccarmi dalle ossessioni. Quello che chiedo vorrei capire è se veramente è possibile uscire dalle ossessioni e assumere maggiore consapevolezza di se stessi senza "esercizi" mentali, poiché la mia psicologa mi fa molto ragionare su quanto valgo, su quanto il mio ragazzo ha scelto me e tutti i miei vari pensieri contorti che non posso dire qui poiché non è una seduta. D'altro canto sento che ancora non mi sono mosso di un passo, mi sento scoraggiato e sento che vado dalla psicologa per sfogarmi ma che poi nella pratica non metto sicurezza dato che ancora continuo ad avere cali drastici di umore e di pensieri. Vorrei capire quindi se sto andando verso un percorso che magari potrebbe portarmi a qualcosa e semmai come dovrei capirlo?. Grazie a prescindere per un eventuale risposta, Cordiali saluti
buon pomeriggio,
ritengo che sia necessario creare un buon legame terapeutico e favorire una maggiore apertura e fiducia...
in terapia, è fondamentale avere fiducia del terapeuta e lasciarsi guidare, senza aver fretta di risolvere i problemi...il cambiamento necessita di tempo e pazienza.
ritengo che sia necessario creare un buon legame terapeutico e favorire una maggiore apertura e fiducia...
in terapia, è fondamentale avere fiducia del terapeuta e lasciarsi guidare, senza aver fretta di risolvere i problemi...il cambiamento necessita di tempo e pazienza.
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Gentile utente,
la sua domanda è molto comprensibile e tocca aspetti centrali del lavoro psicologico.
È vero: il percorso terapeutico è per sua natura graduale e, soprattutto nei primi mesi, può dare la sensazione di “non muoversi”, anche quando in realtà si stanno ponendo le basi del cambiamento. Le ossessioni, i pensieri intrusivi e il bisogno di rassicurazione (ad esempio dire tutto al partner per abbassare l’ansia o la rabbia interna) sono meccanismi molto comuni e, pur dando un sollievo momentaneo, nel lungo periodo rischiano di mantenere il circolo dell’insicurezza e dell’ansia.
Il fatto che la sua psicologa non le dia indicazioni rigide del tipo “fai questo o fai quello” non significa necessariamente che il percorso non sia valido. Alcuni approcci lavorano prima sulla consapevolezza, sull’autostima, sul significato dei pensieri e sul rapporto con il controllo, perché senza queste basi gli “esercizi” rischiano di diventare un altro modo per combattere o controllare l’ossessione. Detto questo, è altrettanto legittimo che lei senta il bisogno di maggiore concretezza e di capire meglio dove state andando.
Uscire dalle ossessioni è possibile, ma di solito non significa farle sparire del tutto: significa imparare a dare loro meno potere, tollerarle senza doverle scaricare subito sugli altri o cercare conferme continue, e costruire una sicurezza interna più stabile. Questo può avvenire sia attraverso il lavoro riflessivo sia, in alcuni momenti del percorso, con strumenti più pratici: la scelta dipende dalla persona, dal momento e dall’orientamento terapeutico.
Un elemento fondamentale, che la invito a considerare, è proprio questo: portare apertamente in seduta i suoi dubbi sul percorso, la sensazione di stare solo “sfogandosi” e il timore di non vedere cambiamenti. Anche questo fa parte della terapia e può aiutare a chiarire obiettivi, tempi e modalità di lavoro, o eventualmente a valutare un diverso tipo di intervento più adatto alle sue esigenze attuali.
In sintesi: sì, è normale sentirsi scoraggiati dopo pochi mesi; sì, è possibile uscire dai meccanismi ossessivi; ma è importante che il percorso sia chiaro, condiviso e sentito come utile per lei. Per questo è consigliabile approfondire la sua situazione direttamente con uno specialista, che possa valutare nel dettaglio i suoi vissuti e orientare al meglio il trattamento.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la sua domanda è molto comprensibile e tocca aspetti centrali del lavoro psicologico.
È vero: il percorso terapeutico è per sua natura graduale e, soprattutto nei primi mesi, può dare la sensazione di “non muoversi”, anche quando in realtà si stanno ponendo le basi del cambiamento. Le ossessioni, i pensieri intrusivi e il bisogno di rassicurazione (ad esempio dire tutto al partner per abbassare l’ansia o la rabbia interna) sono meccanismi molto comuni e, pur dando un sollievo momentaneo, nel lungo periodo rischiano di mantenere il circolo dell’insicurezza e dell’ansia.
Il fatto che la sua psicologa non le dia indicazioni rigide del tipo “fai questo o fai quello” non significa necessariamente che il percorso non sia valido. Alcuni approcci lavorano prima sulla consapevolezza, sull’autostima, sul significato dei pensieri e sul rapporto con il controllo, perché senza queste basi gli “esercizi” rischiano di diventare un altro modo per combattere o controllare l’ossessione. Detto questo, è altrettanto legittimo che lei senta il bisogno di maggiore concretezza e di capire meglio dove state andando.
Uscire dalle ossessioni è possibile, ma di solito non significa farle sparire del tutto: significa imparare a dare loro meno potere, tollerarle senza doverle scaricare subito sugli altri o cercare conferme continue, e costruire una sicurezza interna più stabile. Questo può avvenire sia attraverso il lavoro riflessivo sia, in alcuni momenti del percorso, con strumenti più pratici: la scelta dipende dalla persona, dal momento e dall’orientamento terapeutico.
Un elemento fondamentale, che la invito a considerare, è proprio questo: portare apertamente in seduta i suoi dubbi sul percorso, la sensazione di stare solo “sfogandosi” e il timore di non vedere cambiamenti. Anche questo fa parte della terapia e può aiutare a chiarire obiettivi, tempi e modalità di lavoro, o eventualmente a valutare un diverso tipo di intervento più adatto alle sue esigenze attuali.
In sintesi: sì, è normale sentirsi scoraggiati dopo pochi mesi; sì, è possibile uscire dai meccanismi ossessivi; ma è importante che il percorso sia chiaro, condiviso e sentito come utile per lei. Per questo è consigliabile approfondire la sua situazione direttamente con uno specialista, che possa valutare nel dettaglio i suoi vissuti e orientare al meglio il trattamento.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve, è presto per scendere a conclusioni. Apprezzo il lavoro che sta svolgendo la collega. I suoi sintomi e ciò che prova si sono creati e stabilizzati nell'arco di molti anni, pochi mesi di terapia non possono cambiare il suo modo di vivere la relazione di coppia immediatamente, e si non si arriva all'obiettivo necessariamente tramite esercizi pratici. In un percorso di questo tipo il professionista permette al paziente tramite l'utilizzo di tecniche quella riflessione e consapevolezza che altrimenti sarebbe assente o insufficiente e questa poi nel tempo produce cambiamenti.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Buongiorno,
si affidi alla collega e soprattutto si dia tempo. La psicoterapia è un processo lungo e tortuoso ma che alla fine, se ci si sarà messi in gioco porterà i suoi frutti.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
si affidi alla collega e soprattutto si dia tempo. La psicoterapia è un processo lungo e tortuoso ma che alla fine, se ci si sarà messi in gioco porterà i suoi frutti.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, il percorso psicoterapeutico è spesso lungo e caratterizzato da piccoli miglioramenti non necessariamente graduali. Il mio parere è che quel che le riporta la sua psicoterapeuta non è sbagliato, anzi la sta sostenendo in un percorso di conoscenza di se'. Gli "esercizi" in linea generale sono parte di un percorso psicoterapeutico di altro indirizzo. Il mio suggerimento può essere di parlarne nuovamente con la sua terapeuta così come ha fatto su questo messaggio e poi ascoltarsi e sentire se ha fiducia in questo percorso e relazione con il terapeuta oppure qualcosa non le sta permettendo di affidarsi. Un caro saluto. Dott.ssa Alessandra Domigno
Buona sera. Gli esercizi sono delle strategie psicoeducative che aiutano ad affrontare una difficoltà, aiutano ad uscire dal senso di incapacità rispetto ad una situazione, portando efficacia. La consapevolezza è un processo, ha a che fare con la comprensione di se o parte di stessi e non si basa solo sugli esercizi. È un percorso dinamico.
Fossi in lei, riporterei quanto ha condiviso qui con la sua terapeuta. Probabilmente avete bisogno di un confronto, lei di farsi capire di più comunicando con la terapeuta.
Un cordiale saluto, dottoressa Teresita Forlano
Fossi in lei, riporterei quanto ha condiviso qui con la sua terapeuta. Probabilmente avete bisogno di un confronto, lei di farsi capire di più comunicando con la terapeuta.
Un cordiale saluto, dottoressa Teresita Forlano
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità i suoi dubbi. Quello che sta vivendo, ovvero la sensazione di 'non muoversi di un passo' nonostante l'impegno, è una fase molto frequente, e per certi versi fisiologica, nei primi mesi di un percorso psicologico. Il suo bisogno di 'buttare fuori' i pensieri con il partner e la rabbia che prova, possono descrivere il funzionamento del pensiero intrusivo e la necessità di confrontarsi con l'altro per una forma di 'scarico' o di richiesta di rassicurazione.
Riguardo agli 'esercizi' pratici esistono diversi approcci terapeutici. Alcuni sono direttivi (danno compiti e tecniche), altri lavorano più sulla consapevolezza delle risorse personali. Non esiste una via univoca, ma è fondamentale che lei senta che il metodo scelto sia sostenibile per lei. Il fatto che lei stia mettendo in discussione il processo indica che desidera profondamente stare meglio. Le consiglio di parlarne apertamente con la sua psicologa nella prossima seduta, poichè spesso questi sono i momenti in cui la terapia fa il salto di qualità più importante.
Un cordiale saluto
Riguardo agli 'esercizi' pratici esistono diversi approcci terapeutici. Alcuni sono direttivi (danno compiti e tecniche), altri lavorano più sulla consapevolezza delle risorse personali. Non esiste una via univoca, ma è fondamentale che lei senta che il metodo scelto sia sostenibile per lei. Il fatto che lei stia mettendo in discussione il processo indica che desidera profondamente stare meglio. Le consiglio di parlarne apertamente con la sua psicologa nella prossima seduta, poichè spesso questi sono i momenti in cui la terapia fa il salto di qualità più importante.
Un cordiale saluto
Buongiorno, intanto la ringrazio per quanto ha condiviso e per aver portato la sua esperienza anche ad altre persone che potrebbero riconoscersi in quello che sta scrivendo. Immagino che ciò che sta provando sia complesso e faticoso in quanto spesso all'inizio di un percorso di terapia siano presenti delle aspettative rispetto al bisogno di percepire un miglioramento il prima possibile. La invito tuttavia a darsi il tempo di affrontare tutte queste tematiche ed a parlare con la sua terapeuta delle necessità che sente durante i colloqui di ricevere da lei una "maggiore guida": oltre a creare un clima di trasparenza e collaborazione tra voi ciò potrebbe permettervi di lavorare insieme sul significato che hanno questi bisogni nella sua storia di vita, e ciò potrebbe essere ancora più utile all'interno del suo percorso di comprensione di sè.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Valentina Cirelli
Cordiali saluti,
Dott.ssa Valentina Cirelli
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