Buongiorno, premetto che, prima dell’episodio che descriverò, all’interno della mia relazione c’è
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Buongiorno,
premetto che, prima dell’episodio che descriverò, all’interno della mia relazione c’è stato uno scambio consenziente di foto e video intimi tra me e la mia ragazza, vissuto senza particolari ansie o preoccupazioni. In quel periodo non ho mai avuto paura che qualcuno potesse vedere, spiare o riprendere nulla, né ho mai analizzato i miei comportamenti o i miei ricordi.
Circa un anno fa ho vissuto un episodio che ho interpretato come un possibile hackeraggio di WhatsApp. A livello tecnico, dopo molti controlli, non è mai emersa alcuna prova concreta di accessi non autorizzati o diffusione di contenuti, e a distanza di oltre un anno non è mai circolato nulla.
Nonostante ciò, da quell’evento si è innescato un forte e persistente stato d’ansia. Inizialmente era focalizzato solo sul bisogno di capire cosa fosse successo a livello informatico; successivamente però l’ansia si è estesa e trasformata in un continuo bisogno di analizzare mentalmente i ricordi e le esperienze passate e presenti.
Oggi mi capita di ripensare a momenti del passato (ad esempio vacanze o periodi che prima ricordavo con serenità) e chiedermi ossessivamente se in quelle occasioni la mia ragazza mi abbia potuto inviare qualcosa di privato e se qualcuno intorno a me avrebbe potuto vedere o spiarmi, anche in assenza di ricordi concreti o segnali reali. Prima dell’episodio dell’hackeraggio non ho mai avuto questo tipo di pensieri né la tendenza ad analizzare i ricordi in questo modo.
Attualmente vivo in uno stato di ipervigilanza costante: analizzo i ricordi, i luoghi e le situazioni con il bisogno di avere certezze assolute. Anche in contesti intimi (ad esempio in hotel), pur sapendo razionalmente che porte, tende e finestre sono chiuse, provo comunque ansia intensa e il bisogno di controllare più volte che nessuno possa vedere o spiare.
Sono già inserito in un percorso psicologico, ma al momento, oltre a esprimere il mio disagio, faccio fatica a ridurre i pensieri intrusivi, a tacitare l’ansia e a fidarmi nuovamente della realtà. Ho la sensazione che la mente costruisca continuamente scenari ipotetici “per aiutarmi a ricordare”, ma questo processo mi porta a confondere immaginazione e realtà, aumentando ulteriormente l’ansia e il senso di sospeso.
A tutto ciò si associano insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane (studio, università, palestra, vita sociale).
Vorrei chiedere se questo quadro può rientrare in un disturbo d’ansia o di tipo ossessivo sviluppato in seguito a un evento stressante, e se nella vostra esperienza avete seguito casi simili (legati a paura di diffusione di contenuti privati o violazione della privacy) che poi sono riusciti a uscirne positivamente.
Chiedo inoltre se, oltre al percorso psicologico, possa essere indicata una valutazione psichiatrica con eventuale terapia farmacologica o un approccio terapeutico più mirato, così come eventuali indicazioni di stile di vita o strategie pratiche per interrompere questo meccanismo di iperanalisi e ansia.
Grazie per l’attenzione.
premetto che, prima dell’episodio che descriverò, all’interno della mia relazione c’è stato uno scambio consenziente di foto e video intimi tra me e la mia ragazza, vissuto senza particolari ansie o preoccupazioni. In quel periodo non ho mai avuto paura che qualcuno potesse vedere, spiare o riprendere nulla, né ho mai analizzato i miei comportamenti o i miei ricordi.
Circa un anno fa ho vissuto un episodio che ho interpretato come un possibile hackeraggio di WhatsApp. A livello tecnico, dopo molti controlli, non è mai emersa alcuna prova concreta di accessi non autorizzati o diffusione di contenuti, e a distanza di oltre un anno non è mai circolato nulla.
Nonostante ciò, da quell’evento si è innescato un forte e persistente stato d’ansia. Inizialmente era focalizzato solo sul bisogno di capire cosa fosse successo a livello informatico; successivamente però l’ansia si è estesa e trasformata in un continuo bisogno di analizzare mentalmente i ricordi e le esperienze passate e presenti.
Oggi mi capita di ripensare a momenti del passato (ad esempio vacanze o periodi che prima ricordavo con serenità) e chiedermi ossessivamente se in quelle occasioni la mia ragazza mi abbia potuto inviare qualcosa di privato e se qualcuno intorno a me avrebbe potuto vedere o spiarmi, anche in assenza di ricordi concreti o segnali reali. Prima dell’episodio dell’hackeraggio non ho mai avuto questo tipo di pensieri né la tendenza ad analizzare i ricordi in questo modo.
Attualmente vivo in uno stato di ipervigilanza costante: analizzo i ricordi, i luoghi e le situazioni con il bisogno di avere certezze assolute. Anche in contesti intimi (ad esempio in hotel), pur sapendo razionalmente che porte, tende e finestre sono chiuse, provo comunque ansia intensa e il bisogno di controllare più volte che nessuno possa vedere o spiare.
Sono già inserito in un percorso psicologico, ma al momento, oltre a esprimere il mio disagio, faccio fatica a ridurre i pensieri intrusivi, a tacitare l’ansia e a fidarmi nuovamente della realtà. Ho la sensazione che la mente costruisca continuamente scenari ipotetici “per aiutarmi a ricordare”, ma questo processo mi porta a confondere immaginazione e realtà, aumentando ulteriormente l’ansia e il senso di sospeso.
A tutto ciò si associano insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane (studio, università, palestra, vita sociale).
Vorrei chiedere se questo quadro può rientrare in un disturbo d’ansia o di tipo ossessivo sviluppato in seguito a un evento stressante, e se nella vostra esperienza avete seguito casi simili (legati a paura di diffusione di contenuti privati o violazione della privacy) che poi sono riusciti a uscirne positivamente.
Chiedo inoltre se, oltre al percorso psicologico, possa essere indicata una valutazione psichiatrica con eventuale terapia farmacologica o un approccio terapeutico più mirato, così come eventuali indicazioni di stile di vita o strategie pratiche per interrompere questo meccanismo di iperanalisi e ansia.
Grazie per l’attenzione.
Caro ragazzo,
da quanto emerge sembrerebbe che l'esperienza di hackeraggio abbia scatenato in lei pensieri intrusivi e comportamenti ossessivi che, posso ipotizzare, rientrerebbero nei disturbi d'ansia con componente ossessiva . In questi casi potrebbe funzionare bene una terapia cognitivo comportamentale che agisca sulla normalizzazione di certi comportamenti e la ristrutturazione dei pensieri catastrofici. Valuti se, al di là di questo evento specifico, ci possano essere altre dimensioni della sua vita che le stanno generando ansia e che in qualche modo non si siano indirizzate sull'ambito violazione della privacy come copertura inconscia. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
da quanto emerge sembrerebbe che l'esperienza di hackeraggio abbia scatenato in lei pensieri intrusivi e comportamenti ossessivi che, posso ipotizzare, rientrerebbero nei disturbi d'ansia con componente ossessiva . In questi casi potrebbe funzionare bene una terapia cognitivo comportamentale che agisca sulla normalizzazione di certi comportamenti e la ristrutturazione dei pensieri catastrofici. Valuti se, al di là di questo evento specifico, ci possano essere altre dimensioni della sua vita che le stanno generando ansia e che in qualche modo non si siano indirizzate sull'ambito violazione della privacy come copertura inconscia. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
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Buonasera, posso comprendere la sofferenza che sta vivendo, rimuginazione, pensieri ossessivi e ripetitivi sono molto pesanti da sopportare e richiedono molta energia psichica. Credo, come ho scritto anche qui sulla piattaforma più volte, che ogni sintomo psicologico contenga un messaggio da decifrare e offra anche la strada per superare ciò che nasconde, a ben leggerlo. Per fare questo, è necessario l'aiuto di un professionista psicoterapeuta. In alcuni casi, anche un sostegno farmacologico può essere indicato (indicato da uno psichiatra), se i pensieri sono troppo invasivi e compromettono aree della vita. Tornando al messaggio che il sintomo nasconde, trattandosi nel suo caso di timore di violazione della privacy, le suggerirei di indagare, in psicoterapia, questioni relative allo stare in relazione nell'attualità, quindi i suoi timori in merito alla relazione, la tutela degli spazi all'interno della coppia, cosa significa per lei la coppia e cosa vorrebbe dalla relazione di coppia... ma approfondirei anche le relazioni passate: sia familiari che amicali in infanzia e adolescenza... Un saluto
Salve, sembra essersi sviluppato un vissuto traumatico legato all'intrusione di un "esterno sconosciuto" all'interno della sua sfera di intimità. Il fatto che lei non abbia la certezza se l'hackeraggio sia avvenuto o meno alimenta il dubbio e le paranoie che sostengono i suoi pensieri e il suo vissuto ansioso-ossessivo. Le consiglio di proseguire la terapia. Se ha ulteriori necessità a distanza di qualche mese valuti intervento di un altro specialista.
Se ha necessità può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Se ha necessità può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Buongiorno,
dalla descrizione che fornisce, sembra che l’episodio di possibile hackeraggio abbia innescato un meccanismo di ansia intensa e persistente, con caratteristiche che ricordano quelle dei disturbi d’ansia e dei disturbi ossessivo-compulsivi. La sua esperienza di ipervigilanza, analisi continua dei ricordi, pensieri intrusivi e bisogno di certezza assoluta rientra tra i sintomi tipici di questi quadri, in cui l’ansia si manifesta in modo molto concreto anche in assenza di prove reali di pericolo.
È del tutto comprensibile che, dopo un evento percepito come una violazione della privacy, la mente cerchi di “proteggersi” costruendo scenari ipotetici. Tuttavia, quando questo processo diventa costante e interferisce con il sonno, la concentrazione, le attività quotidiane e il benessere generale, può essere utile adottare strategie mirate e un approccio terapeutico strutturato.
Nella pratica clinica, casi simili sono stati trattati con successo attraverso un percorso psicoterapeutico mirato, spesso integrando tecniche di gestione dell’ansia, ristrutturazione dei pensieri intrusivi e, in alcuni casi, supporto farmacologico valutato da uno specialista psichiatra. Inoltre, interventi sullo stile di vita—come regolarità del sonno, esercizio fisico, mindfulness o tecniche di rilassamento—possono contribuire a ridurre tensione e iperanalisi.
Vista la complessità del quadro e l’impatto significativo sulla vita quotidiana, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per valutare la combinazione più adatta di approccio psicoterapeutico e, se necessario, eventuale supporto farmacologico.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dalla descrizione che fornisce, sembra che l’episodio di possibile hackeraggio abbia innescato un meccanismo di ansia intensa e persistente, con caratteristiche che ricordano quelle dei disturbi d’ansia e dei disturbi ossessivo-compulsivi. La sua esperienza di ipervigilanza, analisi continua dei ricordi, pensieri intrusivi e bisogno di certezza assoluta rientra tra i sintomi tipici di questi quadri, in cui l’ansia si manifesta in modo molto concreto anche in assenza di prove reali di pericolo.
È del tutto comprensibile che, dopo un evento percepito come una violazione della privacy, la mente cerchi di “proteggersi” costruendo scenari ipotetici. Tuttavia, quando questo processo diventa costante e interferisce con il sonno, la concentrazione, le attività quotidiane e il benessere generale, può essere utile adottare strategie mirate e un approccio terapeutico strutturato.
Nella pratica clinica, casi simili sono stati trattati con successo attraverso un percorso psicoterapeutico mirato, spesso integrando tecniche di gestione dell’ansia, ristrutturazione dei pensieri intrusivi e, in alcuni casi, supporto farmacologico valutato da uno specialista psichiatra. Inoltre, interventi sullo stile di vita—come regolarità del sonno, esercizio fisico, mindfulness o tecniche di rilassamento—possono contribuire a ridurre tensione e iperanalisi.
Vista la complessità del quadro e l’impatto significativo sulla vita quotidiana, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per valutare la combinazione più adatta di approccio psicoterapeutico e, se necessario, eventuale supporto farmacologico.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
il quadro che descrive è compatibile con un disturbo d’ansia con caratteristiche ossessive, verosimilmente innescato da un evento stressante (il sospetto hackeraggio). Il problema non è l’evento in sé, ma il meccanismo di ipercontrollo, ruminazione e ricerca di certezza che si è attivato e oggi mantiene l’ansia.
La confusione tra immaginazione e ricordo è tipica dell’ansia elevata, non indica perdita di contatto con la realtà. Casi simili (paura di violazione della privacy/intimità) sono frequenti e l’esito è spesso positivo con un trattamento mirato.
il quadro che descrive è compatibile con un disturbo d’ansia con caratteristiche ossessive, verosimilmente innescato da un evento stressante (il sospetto hackeraggio). Il problema non è l’evento in sé, ma il meccanismo di ipercontrollo, ruminazione e ricerca di certezza che si è attivato e oggi mantiene l’ansia.
La confusione tra immaginazione e ricordo è tipica dell’ansia elevata, non indica perdita di contatto con la realtà. Casi simili (paura di violazione della privacy/intimità) sono frequenti e l’esito è spesso positivo con un trattamento mirato.
Buongiorno, mi dispiace per la sua situazione.
Sembra che le sue ansie potrebbero essere scaturite da "sensi di colpa" per un comportamento (le foto) attuato,.forse, con superficialità. Non so se qualcuno puo averla "giudicata" e questo la.possa aver fatta sentire in colpa.
Se segue gia un percorso psicoterapeutico chieda al.suo terapeuta circa i farmaci. Personalmente non penso siano necessari, piuttosto indagherei sulle motivazioni profonde di questi stati di ansia e, magari lavorerei con la respirazione, per alle tare le resistenze "me tali".
Le auguro di ritrovare il suo equilibrio
Un saluto
Claudia m
Sembra che le sue ansie potrebbero essere scaturite da "sensi di colpa" per un comportamento (le foto) attuato,.forse, con superficialità. Non so se qualcuno puo averla "giudicata" e questo la.possa aver fatta sentire in colpa.
Se segue gia un percorso psicoterapeutico chieda al.suo terapeuta circa i farmaci. Personalmente non penso siano necessari, piuttosto indagherei sulle motivazioni profonde di questi stati di ansia e, magari lavorerei con la respirazione, per alle tare le resistenze "me tali".
Le auguro di ritrovare il suo equilibrio
Un saluto
Claudia m
Buongiorno, si evince dalle sue parole molto malessere e insofferenza tuttavia lei ha intrapreso un percorso psicologico (forse psicoterapico?) e non posso che esortarla a condividere con il suo analista tutto quanto scrive. Da quanto è iniziato il percorso? Se fosse all’inizio bisogna considerare un tempo necessario di ingresso nella relazione analitica e nella costruzione dell’alleanza terapeutica che possa realizzare un quadro completo anamnestico e attuale per inquadrare correttamente i sintomi e ipotizzare un progetto di cura. Ognuno ha diritto di sentirsi sicuro di poter condividere con il proprio analista in un clima di fiducia e sicurezza il proprio vissuto in un contesto protetto e vincolato dal segreto professionale.
Certamente si può ipotizzare una valutazione dallo psichiatra; mi aspetterei che questo sia stato o comunque debba essere materia di discorso con il proprio analista. Mi sembra che lei cerchi rassicurazioni in merito alla sua guarigione e non posso che esortarla ad avere fiducia nella professionalità del suo terapeuta che dovrebbe prendere in seria considerazione tutto quanto lei ha scritto. Fa parte del percorso terapeutico andare all’origine del/dei disturbi ossessivi, dei pensieri intrusivi e persecutori che hanno dato vita alla situazione attuale per poter rimuovere la causa del malessere. “Insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane” possono essere realisticamente delle conseguenze secondarie del quadro segnato da forte allerta e stato ansioso persistente. Bisogna anche escludere eventuale consumo frequente di cannabinoidi che possono collaborare allo stato persistente di disturbo ossessivo. Rimango a disposizione qualora volesse approfondire. Un cordiale saluto
Certamente si può ipotizzare una valutazione dallo psichiatra; mi aspetterei che questo sia stato o comunque debba essere materia di discorso con il proprio analista. Mi sembra che lei cerchi rassicurazioni in merito alla sua guarigione e non posso che esortarla ad avere fiducia nella professionalità del suo terapeuta che dovrebbe prendere in seria considerazione tutto quanto lei ha scritto. Fa parte del percorso terapeutico andare all’origine del/dei disturbi ossessivi, dei pensieri intrusivi e persecutori che hanno dato vita alla situazione attuale per poter rimuovere la causa del malessere. “Insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane” possono essere realisticamente delle conseguenze secondarie del quadro segnato da forte allerta e stato ansioso persistente. Bisogna anche escludere eventuale consumo frequente di cannabinoidi che possono collaborare allo stato persistente di disturbo ossessivo. Rimango a disposizione qualora volesse approfondire. Un cordiale saluto
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