Buongiorno, premetto che, prima dell’episodio che descriverò, all’interno della mia relazione c’è
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Buongiorno,
premetto che, prima dell’episodio che descriverò, all’interno della mia relazione c’è stato uno scambio consenziente di foto e video intimi tra me e la mia ragazza, vissuto senza particolari ansie o preoccupazioni. In quel periodo non ho mai avuto paura che qualcuno potesse vedere, spiare o riprendere nulla, né ho mai analizzato i miei comportamenti o i miei ricordi.
Circa un anno fa ho vissuto un episodio che ho interpretato come un possibile hackeraggio di WhatsApp. A livello tecnico, dopo molti controlli, non è mai emersa alcuna prova concreta di accessi non autorizzati o diffusione di contenuti, e a distanza di oltre un anno non è mai circolato nulla.
Nonostante ciò, da quell’evento si è innescato un forte e persistente stato d’ansia. Inizialmente era focalizzato solo sul bisogno di capire cosa fosse successo a livello informatico; successivamente però l’ansia si è estesa e trasformata in un continuo bisogno di analizzare mentalmente i ricordi e le esperienze passate e presenti.
Oggi mi capita di ripensare a momenti del passato (ad esempio vacanze o periodi che prima ricordavo con serenità) e chiedermi ossessivamente se in quelle occasioni la mia ragazza mi abbia potuto inviare qualcosa di privato e se qualcuno intorno a me avrebbe potuto vedere o spiarmi, anche in assenza di ricordi concreti o segnali reali. Prima dell’episodio dell’hackeraggio non ho mai avuto questo tipo di pensieri né la tendenza ad analizzare i ricordi in questo modo.
Attualmente vivo in uno stato di ipervigilanza costante: analizzo i ricordi, i luoghi e le situazioni con il bisogno di avere certezze assolute. Anche in contesti intimi (ad esempio in hotel), pur sapendo razionalmente che porte, tende e finestre sono chiuse, provo comunque ansia intensa e il bisogno di controllare più volte che nessuno possa vedere o spiare.
Sono già inserito in un percorso psicologico, ma al momento, oltre a esprimere il mio disagio, faccio fatica a ridurre i pensieri intrusivi, a tacitare l’ansia e a fidarmi nuovamente della realtà. Ho la sensazione che la mente costruisca continuamente scenari ipotetici “per aiutarmi a ricordare”, ma questo processo mi porta a confondere immaginazione e realtà, aumentando ulteriormente l’ansia e il senso di sospeso.
A tutto ciò si associano insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane (studio, università, palestra, vita sociale).
Vorrei chiedere se questo quadro può rientrare in un disturbo d’ansia o di tipo ossessivo sviluppato in seguito a un evento stressante, e se nella vostra esperienza avete seguito casi simili (legati a paura di diffusione di contenuti privati o violazione della privacy) che poi sono riusciti a uscirne positivamente.
Chiedo inoltre se, oltre al percorso psicologico, possa essere indicata una valutazione psichiatrica con eventuale terapia farmacologica o un approccio terapeutico più mirato, così come eventuali indicazioni di stile di vita o strategie pratiche per interrompere questo meccanismo di iperanalisi e ansia.
Grazie per l’attenzione.
premetto che, prima dell’episodio che descriverò, all’interno della mia relazione c’è stato uno scambio consenziente di foto e video intimi tra me e la mia ragazza, vissuto senza particolari ansie o preoccupazioni. In quel periodo non ho mai avuto paura che qualcuno potesse vedere, spiare o riprendere nulla, né ho mai analizzato i miei comportamenti o i miei ricordi.
Circa un anno fa ho vissuto un episodio che ho interpretato come un possibile hackeraggio di WhatsApp. A livello tecnico, dopo molti controlli, non è mai emersa alcuna prova concreta di accessi non autorizzati o diffusione di contenuti, e a distanza di oltre un anno non è mai circolato nulla.
Nonostante ciò, da quell’evento si è innescato un forte e persistente stato d’ansia. Inizialmente era focalizzato solo sul bisogno di capire cosa fosse successo a livello informatico; successivamente però l’ansia si è estesa e trasformata in un continuo bisogno di analizzare mentalmente i ricordi e le esperienze passate e presenti.
Oggi mi capita di ripensare a momenti del passato (ad esempio vacanze o periodi che prima ricordavo con serenità) e chiedermi ossessivamente se in quelle occasioni la mia ragazza mi abbia potuto inviare qualcosa di privato e se qualcuno intorno a me avrebbe potuto vedere o spiarmi, anche in assenza di ricordi concreti o segnali reali. Prima dell’episodio dell’hackeraggio non ho mai avuto questo tipo di pensieri né la tendenza ad analizzare i ricordi in questo modo.
Attualmente vivo in uno stato di ipervigilanza costante: analizzo i ricordi, i luoghi e le situazioni con il bisogno di avere certezze assolute. Anche in contesti intimi (ad esempio in hotel), pur sapendo razionalmente che porte, tende e finestre sono chiuse, provo comunque ansia intensa e il bisogno di controllare più volte che nessuno possa vedere o spiare.
Sono già inserito in un percorso psicologico, ma al momento, oltre a esprimere il mio disagio, faccio fatica a ridurre i pensieri intrusivi, a tacitare l’ansia e a fidarmi nuovamente della realtà. Ho la sensazione che la mente costruisca continuamente scenari ipotetici “per aiutarmi a ricordare”, ma questo processo mi porta a confondere immaginazione e realtà, aumentando ulteriormente l’ansia e il senso di sospeso.
A tutto ciò si associano insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane (studio, università, palestra, vita sociale).
Vorrei chiedere se questo quadro può rientrare in un disturbo d’ansia o di tipo ossessivo sviluppato in seguito a un evento stressante, e se nella vostra esperienza avete seguito casi simili (legati a paura di diffusione di contenuti privati o violazione della privacy) che poi sono riusciti a uscirne positivamente.
Chiedo inoltre se, oltre al percorso psicologico, possa essere indicata una valutazione psichiatrica con eventuale terapia farmacologica o un approccio terapeutico più mirato, così come eventuali indicazioni di stile di vita o strategie pratiche per interrompere questo meccanismo di iperanalisi e ansia.
Grazie per l’attenzione.
Caro ragazzo,
da quanto emerge sembrerebbe che l'esperienza di hackeraggio abbia scatenato in lei pensieri intrusivi e comportamenti ossessivi che, posso ipotizzare, rientrerebbero nei disturbi d'ansia con componente ossessiva . In questi casi potrebbe funzionare bene una terapia cognitivo comportamentale che agisca sulla normalizzazione di certi comportamenti e la ristrutturazione dei pensieri catastrofici. Valuti se, al di là di questo evento specifico, ci possano essere altre dimensioni della sua vita che le stanno generando ansia e che in qualche modo non si siano indirizzate sull'ambito violazione della privacy come copertura inconscia. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
da quanto emerge sembrerebbe che l'esperienza di hackeraggio abbia scatenato in lei pensieri intrusivi e comportamenti ossessivi che, posso ipotizzare, rientrerebbero nei disturbi d'ansia con componente ossessiva . In questi casi potrebbe funzionare bene una terapia cognitivo comportamentale che agisca sulla normalizzazione di certi comportamenti e la ristrutturazione dei pensieri catastrofici. Valuti se, al di là di questo evento specifico, ci possano essere altre dimensioni della sua vita che le stanno generando ansia e che in qualche modo non si siano indirizzate sull'ambito violazione della privacy come copertura inconscia. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
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Buonasera, posso comprendere la sofferenza che sta vivendo, rimuginazione, pensieri ossessivi e ripetitivi sono molto pesanti da sopportare e richiedono molta energia psichica. Credo, come ho scritto anche qui sulla piattaforma più volte, che ogni sintomo psicologico contenga un messaggio da decifrare e offra anche la strada per superare ciò che nasconde, a ben leggerlo. Per fare questo, è necessario l'aiuto di un professionista psicoterapeuta. In alcuni casi, anche un sostegno farmacologico può essere indicato (indicato da uno psichiatra), se i pensieri sono troppo invasivi e compromettono aree della vita. Tornando al messaggio che il sintomo nasconde, trattandosi nel suo caso di timore di violazione della privacy, le suggerirei di indagare, in psicoterapia, questioni relative allo stare in relazione nell'attualità, quindi i suoi timori in merito alla relazione, la tutela degli spazi all'interno della coppia, cosa significa per lei la coppia e cosa vorrebbe dalla relazione di coppia... ma approfondirei anche le relazioni passate: sia familiari che amicali in infanzia e adolescenza... Un saluto
Salve, sembra essersi sviluppato un vissuto traumatico legato all'intrusione di un "esterno sconosciuto" all'interno della sua sfera di intimità. Il fatto che lei non abbia la certezza se l'hackeraggio sia avvenuto o meno alimenta il dubbio e le paranoie che sostengono i suoi pensieri e il suo vissuto ansioso-ossessivo. Le consiglio di proseguire la terapia. Se ha ulteriori necessità a distanza di qualche mese valuti intervento di un altro specialista.
Se ha necessità può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Se ha necessità può contattarmi in privato.
Cordiali saluti.
Dott.Salvatore Augello
Buongiorno,
dalla descrizione che fornisce, sembra che l’episodio di possibile hackeraggio abbia innescato un meccanismo di ansia intensa e persistente, con caratteristiche che ricordano quelle dei disturbi d’ansia e dei disturbi ossessivo-compulsivi. La sua esperienza di ipervigilanza, analisi continua dei ricordi, pensieri intrusivi e bisogno di certezza assoluta rientra tra i sintomi tipici di questi quadri, in cui l’ansia si manifesta in modo molto concreto anche in assenza di prove reali di pericolo.
È del tutto comprensibile che, dopo un evento percepito come una violazione della privacy, la mente cerchi di “proteggersi” costruendo scenari ipotetici. Tuttavia, quando questo processo diventa costante e interferisce con il sonno, la concentrazione, le attività quotidiane e il benessere generale, può essere utile adottare strategie mirate e un approccio terapeutico strutturato.
Nella pratica clinica, casi simili sono stati trattati con successo attraverso un percorso psicoterapeutico mirato, spesso integrando tecniche di gestione dell’ansia, ristrutturazione dei pensieri intrusivi e, in alcuni casi, supporto farmacologico valutato da uno specialista psichiatra. Inoltre, interventi sullo stile di vita—come regolarità del sonno, esercizio fisico, mindfulness o tecniche di rilassamento—possono contribuire a ridurre tensione e iperanalisi.
Vista la complessità del quadro e l’impatto significativo sulla vita quotidiana, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per valutare la combinazione più adatta di approccio psicoterapeutico e, se necessario, eventuale supporto farmacologico.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
dalla descrizione che fornisce, sembra che l’episodio di possibile hackeraggio abbia innescato un meccanismo di ansia intensa e persistente, con caratteristiche che ricordano quelle dei disturbi d’ansia e dei disturbi ossessivo-compulsivi. La sua esperienza di ipervigilanza, analisi continua dei ricordi, pensieri intrusivi e bisogno di certezza assoluta rientra tra i sintomi tipici di questi quadri, in cui l’ansia si manifesta in modo molto concreto anche in assenza di prove reali di pericolo.
È del tutto comprensibile che, dopo un evento percepito come una violazione della privacy, la mente cerchi di “proteggersi” costruendo scenari ipotetici. Tuttavia, quando questo processo diventa costante e interferisce con il sonno, la concentrazione, le attività quotidiane e il benessere generale, può essere utile adottare strategie mirate e un approccio terapeutico strutturato.
Nella pratica clinica, casi simili sono stati trattati con successo attraverso un percorso psicoterapeutico mirato, spesso integrando tecniche di gestione dell’ansia, ristrutturazione dei pensieri intrusivi e, in alcuni casi, supporto farmacologico valutato da uno specialista psichiatra. Inoltre, interventi sullo stile di vita—come regolarità del sonno, esercizio fisico, mindfulness o tecniche di rilassamento—possono contribuire a ridurre tensione e iperanalisi.
Vista la complessità del quadro e l’impatto significativo sulla vita quotidiana, è consigliabile approfondire la situazione con uno specialista per valutare la combinazione più adatta di approccio psicoterapeutico e, se necessario, eventuale supporto farmacologico.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
il quadro che descrive è compatibile con un disturbo d’ansia con caratteristiche ossessive, verosimilmente innescato da un evento stressante (il sospetto hackeraggio). Il problema non è l’evento in sé, ma il meccanismo di ipercontrollo, ruminazione e ricerca di certezza che si è attivato e oggi mantiene l’ansia.
La confusione tra immaginazione e ricordo è tipica dell’ansia elevata, non indica perdita di contatto con la realtà. Casi simili (paura di violazione della privacy/intimità) sono frequenti e l’esito è spesso positivo con un trattamento mirato.
il quadro che descrive è compatibile con un disturbo d’ansia con caratteristiche ossessive, verosimilmente innescato da un evento stressante (il sospetto hackeraggio). Il problema non è l’evento in sé, ma il meccanismo di ipercontrollo, ruminazione e ricerca di certezza che si è attivato e oggi mantiene l’ansia.
La confusione tra immaginazione e ricordo è tipica dell’ansia elevata, non indica perdita di contatto con la realtà. Casi simili (paura di violazione della privacy/intimità) sono frequenti e l’esito è spesso positivo con un trattamento mirato.
Buongiorno, mi dispiace per la sua situazione.
Sembra che le sue ansie potrebbero essere scaturite da "sensi di colpa" per un comportamento (le foto) attuato,.forse, con superficialità. Non so se qualcuno puo averla "giudicata" e questo la.possa aver fatta sentire in colpa.
Se segue gia un percorso psicoterapeutico chieda al.suo terapeuta circa i farmaci. Personalmente non penso siano necessari, piuttosto indagherei sulle motivazioni profonde di questi stati di ansia e, magari lavorerei con la respirazione, per alle tare le resistenze "me tali".
Le auguro di ritrovare il suo equilibrio
Un saluto
Claudia m
Sembra che le sue ansie potrebbero essere scaturite da "sensi di colpa" per un comportamento (le foto) attuato,.forse, con superficialità. Non so se qualcuno puo averla "giudicata" e questo la.possa aver fatta sentire in colpa.
Se segue gia un percorso psicoterapeutico chieda al.suo terapeuta circa i farmaci. Personalmente non penso siano necessari, piuttosto indagherei sulle motivazioni profonde di questi stati di ansia e, magari lavorerei con la respirazione, per alle tare le resistenze "me tali".
Le auguro di ritrovare il suo equilibrio
Un saluto
Claudia m
Buongiorno, si evince dalle sue parole molto malessere e insofferenza tuttavia lei ha intrapreso un percorso psicologico (forse psicoterapico?) e non posso che esortarla a condividere con il suo analista tutto quanto scrive. Da quanto è iniziato il percorso? Se fosse all’inizio bisogna considerare un tempo necessario di ingresso nella relazione analitica e nella costruzione dell’alleanza terapeutica che possa realizzare un quadro completo anamnestico e attuale per inquadrare correttamente i sintomi e ipotizzare un progetto di cura. Ognuno ha diritto di sentirsi sicuro di poter condividere con il proprio analista in un clima di fiducia e sicurezza il proprio vissuto in un contesto protetto e vincolato dal segreto professionale.
Certamente si può ipotizzare una valutazione dallo psichiatra; mi aspetterei che questo sia stato o comunque debba essere materia di discorso con il proprio analista. Mi sembra che lei cerchi rassicurazioni in merito alla sua guarigione e non posso che esortarla ad avere fiducia nella professionalità del suo terapeuta che dovrebbe prendere in seria considerazione tutto quanto lei ha scritto. Fa parte del percorso terapeutico andare all’origine del/dei disturbi ossessivi, dei pensieri intrusivi e persecutori che hanno dato vita alla situazione attuale per poter rimuovere la causa del malessere. “Insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane” possono essere realisticamente delle conseguenze secondarie del quadro segnato da forte allerta e stato ansioso persistente. Bisogna anche escludere eventuale consumo frequente di cannabinoidi che possono collaborare allo stato persistente di disturbo ossessivo. Rimango a disposizione qualora volesse approfondire. Un cordiale saluto
Certamente si può ipotizzare una valutazione dallo psichiatra; mi aspetterei che questo sia stato o comunque debba essere materia di discorso con il proprio analista. Mi sembra che lei cerchi rassicurazioni in merito alla sua guarigione e non posso che esortarla ad avere fiducia nella professionalità del suo terapeuta che dovrebbe prendere in seria considerazione tutto quanto lei ha scritto. Fa parte del percorso terapeutico andare all’origine del/dei disturbi ossessivi, dei pensieri intrusivi e persecutori che hanno dato vita alla situazione attuale per poter rimuovere la causa del malessere. “Insonnia, tensione al petto, affaticamento mentale, difficoltà di concentrazione e blocco nelle attività quotidiane” possono essere realisticamente delle conseguenze secondarie del quadro segnato da forte allerta e stato ansioso persistente. Bisogna anche escludere eventuale consumo frequente di cannabinoidi che possono collaborare allo stato persistente di disturbo ossessivo. Rimango a disposizione qualora volesse approfondire. Un cordiale saluto
Gentile utente di mio dottore,
potrebbe esser indicata la strada dalla consultazione psichiatrica. Ne parli con la sua psicologa. In genere il trattamento dei disturbi d ansia prevede che la psicoterapia possa esser accompagnata da un trattamento farmacologico.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
potrebbe esser indicata la strada dalla consultazione psichiatrica. Ne parli con la sua psicologa. In genere il trattamento dei disturbi d ansia prevede che la psicoterapia possa esser accompagnata da un trattamento farmacologico.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Il quadro che riporta è compatibile con una risposta ansiosa di tipo ossessivo insorta dopo un evento stressante, caratterizzata da ipervigilanza, pensieri intrusivi e bisogno di controllo. Si tratta di meccanismi che, pur essendo molto invalidanti, sono frequenti e trattabili con un intervento mirato.
In alcuni casi può essere utile integrare il percorso psicologico con una valutazione psichiatrica, così come lavorare su strategie specifiche per ridurre l’iperanalisi e il circolo dell’ansia.
Per valutare meglio la sua situazione e individuare l’approccio più adatto, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
In alcuni casi può essere utile integrare il percorso psicologico con una valutazione psichiatrica, così come lavorare su strategie specifiche per ridurre l’iperanalisi e il circolo dell’ansia.
Per valutare meglio la sua situazione e individuare l’approccio più adatto, resto disponibile per un colloquio conoscitivo.
Un saluto,
dott.ssa Pisano
Buongiorno,
la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto in modo così accurato. Da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa e comprensibile, che merita attenzione e rispetto.
Più che pensare in termini di diagnosi, può essere utile guardare al funzionamento che sembra essersi attivato dopo l’episodio che ha vissuto come potenzialmente minaccioso. In situazioni di questo tipo, la mente può entrare in uno stato di iperattivazione e ipervigilanza, con un forte bisogno di controllo e di certezza. Questo può portare a un’analisi continua dei ricordi, dei luoghi e delle situazioni, nel tentativo di “ricostruire” o verificare ciò che è accaduto, anche quando non ci sono elementi concreti che indichino un pericolo reale.
È importante sottolineare che il fatto di dubitare dei ricordi o di sentirsi confusi tra ciò che è stato realmente vissuto e ciò che viene immaginato non indica una perdita di contatto con la realtà. Si tratta di un effetto frequente dell’ansia elevata e prolungata: la mente, nel tentativo di proteggere, finisce per amplificare i controlli e le ipotesi, alimentando però ulteriore tensione e insicurezza.
Nella pratica clinica sono situazioni che si incontrano, anche in relazione a timori di violazione della privacy o perdita di controllo, e che possono evolvere positivamente con un lavoro terapeutico mirato. Il percorso psicologico che ha già intrapreso è un passo molto importante; in alcuni casi può essere utile orientarlo in modo più specifico sui meccanismi di iperanalisi, sul bisogno di certezza e sui comportamenti di controllo, piuttosto che sulla ricerca di rassicurazioni o conferme.
Qualora i sintomi risultassero particolarmente invalidanti, una valutazione psichiatrica può essere presa in considerazione come supporto aggiuntivo, senza che questo implichi necessariamente l’avvio di una terapia farmacologica. L’obiettivo, in ogni caso, è ridurre l’intensità dell’ansia per permettere alla persona di recuperare gradualmente fiducia e continuità nella propria vita quotidiana.
Il fatto che lei sia già in cura e riesca a riflettere in modo così lucido su ciò che le sta accadendo è un segnale positivo. Questi meccanismi, per quanto faticosi, sono trattabili e non definiscono chi lei è.
Le auguro di poter ritrovare progressivamente maggiore serenità e resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
la ringrazio per aver condiviso il suo vissuto in modo così accurato. Da ciò che descrive emerge una sofferenza intensa e comprensibile, che merita attenzione e rispetto.
Più che pensare in termini di diagnosi, può essere utile guardare al funzionamento che sembra essersi attivato dopo l’episodio che ha vissuto come potenzialmente minaccioso. In situazioni di questo tipo, la mente può entrare in uno stato di iperattivazione e ipervigilanza, con un forte bisogno di controllo e di certezza. Questo può portare a un’analisi continua dei ricordi, dei luoghi e delle situazioni, nel tentativo di “ricostruire” o verificare ciò che è accaduto, anche quando non ci sono elementi concreti che indichino un pericolo reale.
È importante sottolineare che il fatto di dubitare dei ricordi o di sentirsi confusi tra ciò che è stato realmente vissuto e ciò che viene immaginato non indica una perdita di contatto con la realtà. Si tratta di un effetto frequente dell’ansia elevata e prolungata: la mente, nel tentativo di proteggere, finisce per amplificare i controlli e le ipotesi, alimentando però ulteriore tensione e insicurezza.
Nella pratica clinica sono situazioni che si incontrano, anche in relazione a timori di violazione della privacy o perdita di controllo, e che possono evolvere positivamente con un lavoro terapeutico mirato. Il percorso psicologico che ha già intrapreso è un passo molto importante; in alcuni casi può essere utile orientarlo in modo più specifico sui meccanismi di iperanalisi, sul bisogno di certezza e sui comportamenti di controllo, piuttosto che sulla ricerca di rassicurazioni o conferme.
Qualora i sintomi risultassero particolarmente invalidanti, una valutazione psichiatrica può essere presa in considerazione come supporto aggiuntivo, senza che questo implichi necessariamente l’avvio di una terapia farmacologica. L’obiettivo, in ogni caso, è ridurre l’intensità dell’ansia per permettere alla persona di recuperare gradualmente fiducia e continuità nella propria vita quotidiana.
Il fatto che lei sia già in cura e riesca a riflettere in modo così lucido su ciò che le sta accadendo è un segnale positivo. Questi meccanismi, per quanto faticosi, sono trattabili e non definiscono chi lei è.
Le auguro di poter ritrovare progressivamente maggiore serenità e resto a disposizione per eventuali approfondimenti.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Buongiorno. Grazie per aver condiviso la tua esperienza in modo così lucido e dettagliato. Quello che descrivi è un quadro molto chiaro di come un evento specifico possa agire da "interruttore" per un meccanismo psicologico che, una volta avviato, tende ad autoalimentarsi. È molto comune che una preoccupazione concreta (il timore di un hackeraggio) si trasformi in un’ansia generalizzata e in un bisogno di controllo ossessivo, anche quando il pericolo iniziale è svanito. Oltre al percorso che stai già facendo, potresti discutere con il tuo terapeuta del supporto farmacologico tramite visita psichiatrica.
Buongiorno,
da quel che descrive emerge un quadro dire piuttosto di stress post traumatico, a seguito di un evento spiacevole nell'uso dei mezzi digitali ha iniziato a avanzare pensieri che non la fanno stare bene, la preoccupano, sino ad arrivare a confondere i ricordi con le fantasie. Si può affrontare questo stato imparando come governare la mente. I farmaci in questo caso non risolvono, anzi.
Un saluto cordiale
DOtt.ssa Marzia Sellini
da quel che descrive emerge un quadro dire piuttosto di stress post traumatico, a seguito di un evento spiacevole nell'uso dei mezzi digitali ha iniziato a avanzare pensieri che non la fanno stare bene, la preoccupano, sino ad arrivare a confondere i ricordi con le fantasie. Si può affrontare questo stato imparando come governare la mente. I farmaci in questo caso non risolvono, anzi.
Un saluto cordiale
DOtt.ssa Marzia Sellini
Dalle sue parole emerge un quadro di sofferenza autentica, caratterizzato da un forte stato d’allarme interno, da un bisogno crescente di certezza e da una progressiva difficoltà a fidarsi della propria percezione della realtà e dei propri ricordi. È importante riconoscere che ciò che sta vivendo non è raro né “strano”: molte persone, in seguito a un evento percepito come minaccioso per la propria intimità o sicurezza, sviluppano reazioni simili, anche quando l’evento non si conferma oggettivamente pericoloso.
Il quadro che descrive può effettivamente rientrare in una risposta ansiosa significativa, con caratteristiche ossessive legate al controllo, al dubbio e all’iperanalisi, innescata da un evento stressante percepito come minaccioso per la sua privacy e la sua identità. Nella pratica clinica si incontrano frequentemente persone che, dopo timori di violazione della privacy, revenge porn, intrusioni digitali o altre esperienze simili, sviluppano pensieri intrusivi, comportamenti di controllo e uno stato di allerta costante, anche quando non vi è alcuna evidenza reale di pericolo.
Allenarsi gradualmente a tollerare il fatto che non tutto può essere controllato o ricordato con precisione, e a distinguere tra possibilità teorica e probabilità reale, può essere un passaggio cruciale. Anche la riduzione dei controlli ripetuti, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il recupero di attività gratificanti come lo sport, lo studio e la socialità possono contribuire a riattivare un senso di normalità e padronanza della propria vita.
Il quadro che descrive può effettivamente rientrare in una risposta ansiosa significativa, con caratteristiche ossessive legate al controllo, al dubbio e all’iperanalisi, innescata da un evento stressante percepito come minaccioso per la sua privacy e la sua identità. Nella pratica clinica si incontrano frequentemente persone che, dopo timori di violazione della privacy, revenge porn, intrusioni digitali o altre esperienze simili, sviluppano pensieri intrusivi, comportamenti di controllo e uno stato di allerta costante, anche quando non vi è alcuna evidenza reale di pericolo.
Allenarsi gradualmente a tollerare il fatto che non tutto può essere controllato o ricordato con precisione, e a distinguere tra possibilità teorica e probabilità reale, può essere un passaggio cruciale. Anche la riduzione dei controlli ripetuti, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il recupero di attività gratificanti come lo sport, lo studio e la socialità possono contribuire a riattivare un senso di normalità e padronanza della propria vita.
il Suo è un disturbo d'ansia generalizzato e mi sembra di aver capito che Lei si senta costantemente sotto minaccia. Si tratta di approfondire la natura di queste emozioni e credo assolutamente che sia indicato ricorrere ai farmaci che servono. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buonasera,
dal suo racconto emerge in modo molto chiaro l’emozione della paura: l’episodio che descrive sembra averla spaventata profondamente e questo può aver attivato una catena di ansia e di pensieri ricorrenti che oggi la portano a rimuginare e a percepire un possibile pericolo anche in assenza di segnali concreti.
È comprensibile che i temi legati alla privacy e alla sicurezza possano generare forte preoccupazione; tuttavia, proprio attraverso il percorso psicologico che ha già intrapreso, potrà lavorare sul riconoscimento di quei pensieri più catastrofici che tendono a prendere il sopravvento, alimentando il circolo dell’ansia e dell’ipercontrollo.
Potrebbe essere utile condividere con il suo terapeuta anche la possibilità di un consulto psichiatrico per una valutazione approfondita. Il lavoro di rete tra professionisti rappresenta spesso un elemento importante e strutturante del percorso di cura e, quando i pensieri ossessivi risultano particolarmente intensi e interferiscono con la quotidianità, un eventuale supporto farmacologico, sempre da valutare con uno specialista, può offrire un aiuto ulteriore. In alcunii casi il supporto farmacologico, anche se temporaneo, risulta necessario/fondamentale per un buon lavoro in terapia.
Un caro saluto.
dal suo racconto emerge in modo molto chiaro l’emozione della paura: l’episodio che descrive sembra averla spaventata profondamente e questo può aver attivato una catena di ansia e di pensieri ricorrenti che oggi la portano a rimuginare e a percepire un possibile pericolo anche in assenza di segnali concreti.
È comprensibile che i temi legati alla privacy e alla sicurezza possano generare forte preoccupazione; tuttavia, proprio attraverso il percorso psicologico che ha già intrapreso, potrà lavorare sul riconoscimento di quei pensieri più catastrofici che tendono a prendere il sopravvento, alimentando il circolo dell’ansia e dell’ipercontrollo.
Potrebbe essere utile condividere con il suo terapeuta anche la possibilità di un consulto psichiatrico per una valutazione approfondita. Il lavoro di rete tra professionisti rappresenta spesso un elemento importante e strutturante del percorso di cura e, quando i pensieri ossessivi risultano particolarmente intensi e interferiscono con la quotidianità, un eventuale supporto farmacologico, sempre da valutare con uno specialista, può offrire un aiuto ulteriore. In alcunii casi il supporto farmacologico, anche se temporaneo, risulta necessario/fondamentale per un buon lavoro in terapia.
Un caro saluto.
Gentile Sig., la sua descrizione è molto precisa e lucida.
Quello che lei sta vivendo è una forma di ipervigilanza reattiva: un evento specifico (il sospetto hackeraggio) ha agito come un interruttore, trasformando la sua naturale attenzione in un meccanismo di controllo ossessivo.
In termini psicologici, lei sta tentando di ottenere una 'certezza assoluta' sul passato per sentirsi al sicuro nel presente. Tuttavia, la mente non funziona come un database informatico; più lei interroga i ricordi, più questi si inquinano di dubbi, creando quei 'falsi scenari' che la spaventano.
Ecco alcune considerazioni sul suo quadro:
Inquadramento: I sintomi che descrive (iperanalisi, controllo compulsivo, insonnia, tensione fisica) sono compatibili con un quadro di tipo ossessivo-ansioso, innescato da un evento stressante vissuto come una violazione della privacy.
È un meccanismo che 'gira a vuoto' per proteggerla da un pericolo che non è più presente, ma che il suo corpo continua a sentire come attuale.
Valutazione: in casi di forte blocco delle attività quotidiane (studio, vita sociale) e affaticamento mentale cronico, una consulenza è caldamente consigliata.
Un supporto temporaneo può aiutare ad 'abbassare il volume' dell'ansia e dei pensieri intrusivi, permettendo di lavorare su un terreno più fertile e meno d'emergenza.
Approccio Terapeutico: Oltre al percorso che sta già seguendo, potrebbe essere utile integrare tecniche che la riportino nel corpo e nel presente.
Invece di chiedersi 'cosa è successo allora?', l'obiettivo diventa sentire 'come sto respirando adesso?'.
Quando l'ansia sale, provi a descrivere a voce alta l'ambiente circostante nei minimi dettagli fisici, per ancorarsi alla realtà sensoriale ed evitare la 'fuga' nei ricordi.
Evoluzione: Sì, seguiamo molti casi legati all'ansia da privacy e alla 'digital anxiety'.
Se ne esce positivamente quando si smette di cercare la prova logica che tutto sia a posto e si ricomincia a tollerare l'incertezza intrinseca della vita, ricostruendo un senso di sicurezza interno.
Lei ha già fatto il passo più importante cercando aiuto. Non cerchi di risolvere il 'puzzle' del passato da solo: quel passato è già passato, il suo compito ora è riabitare il suo presente in sicurezza."
Le auguro il meglio. Denise
Quello che lei sta vivendo è una forma di ipervigilanza reattiva: un evento specifico (il sospetto hackeraggio) ha agito come un interruttore, trasformando la sua naturale attenzione in un meccanismo di controllo ossessivo.
In termini psicologici, lei sta tentando di ottenere una 'certezza assoluta' sul passato per sentirsi al sicuro nel presente. Tuttavia, la mente non funziona come un database informatico; più lei interroga i ricordi, più questi si inquinano di dubbi, creando quei 'falsi scenari' che la spaventano.
Ecco alcune considerazioni sul suo quadro:
Inquadramento: I sintomi che descrive (iperanalisi, controllo compulsivo, insonnia, tensione fisica) sono compatibili con un quadro di tipo ossessivo-ansioso, innescato da un evento stressante vissuto come una violazione della privacy.
È un meccanismo che 'gira a vuoto' per proteggerla da un pericolo che non è più presente, ma che il suo corpo continua a sentire come attuale.
Valutazione: in casi di forte blocco delle attività quotidiane (studio, vita sociale) e affaticamento mentale cronico, una consulenza è caldamente consigliata.
Un supporto temporaneo può aiutare ad 'abbassare il volume' dell'ansia e dei pensieri intrusivi, permettendo di lavorare su un terreno più fertile e meno d'emergenza.
Approccio Terapeutico: Oltre al percorso che sta già seguendo, potrebbe essere utile integrare tecniche che la riportino nel corpo e nel presente.
Invece di chiedersi 'cosa è successo allora?', l'obiettivo diventa sentire 'come sto respirando adesso?'.
Quando l'ansia sale, provi a descrivere a voce alta l'ambiente circostante nei minimi dettagli fisici, per ancorarsi alla realtà sensoriale ed evitare la 'fuga' nei ricordi.
Evoluzione: Sì, seguiamo molti casi legati all'ansia da privacy e alla 'digital anxiety'.
Se ne esce positivamente quando si smette di cercare la prova logica che tutto sia a posto e si ricomincia a tollerare l'incertezza intrinseca della vita, ricostruendo un senso di sicurezza interno.
Lei ha già fatto il passo più importante cercando aiuto. Non cerchi di risolvere il 'puzzle' del passato da solo: quel passato è già passato, il suo compito ora è riabitare il suo presente in sicurezza."
Le auguro il meglio. Denise
Buonasera,
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza. Dalle sue parole emerge una sofferenza significativa, caratterizzata da ansia intensa, bisogno di controllo e pensieri intrusivi che sembrano essersi attivati dopo un evento percepito come minaccioso. In alcuni casi, situazioni stressanti o vissute come traumatiche possono effettivamente innescare meccanismi di ipervigilanza e dubbi persistenti, talvolta riconducibili a quadri ansiosi o di tipo ossessivo, soprattutto quando si accompagnano a ricerca di certezze assolute, controlli ripetuti e difficoltà a fidarsi delle proprie percezioni.
Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso psicologico è un passo importante e positivo. Quando i sintomi risultano particolarmente intensi o persistenti, può essere utile condividere apertamente con il suo terapeuta la difficoltà nel gestire i pensieri intrusivi, così da valutare insieme un eventuale approfondimento diagnostico o un orientamento terapeutico più mirato. In alcune situazioni può essere indicata anche una valutazione psichiatrica di supporto, che non sostituisce il percorso psicologico ma, se necessario, può affiancarlo.
Percorsi psicoterapeutici specifici per l’ansia e i pensieri ossessivi aiutano progressivamente a ridurre il bisogno di controllo, distinguere meglio tra possibilità immaginate e realtà e recuperare un senso di sicurezza interna. Con un lavoro adeguato è possibile ottenere miglioramenti significativi e molte persone riescono a uscire da condizioni simili.
Ritengo importante che continui a prendersi cura di sé con gradualità, mantenendo per quanto possibile una routine regolare (sonno, attività fisica, relazioni) e evitando di affrontare tutto da solo: il confronto con professionisti qualificati permette di comprendere più a fondo ciò che accade e di individuare strumenti efficaci.
Se lo desidera, può essere utile un confronto specialistico per approfondire meglio la sua situazione e valutare insieme le opzioni terapeutiche più adatte al suo caso.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
la ringrazio per aver condiviso con tanta chiarezza e profondità la sua esperienza. Dalle sue parole emerge una sofferenza significativa, caratterizzata da ansia intensa, bisogno di controllo e pensieri intrusivi che sembrano essersi attivati dopo un evento percepito come minaccioso. In alcuni casi, situazioni stressanti o vissute come traumatiche possono effettivamente innescare meccanismi di ipervigilanza e dubbi persistenti, talvolta riconducibili a quadri ansiosi o di tipo ossessivo, soprattutto quando si accompagnano a ricerca di certezze assolute, controlli ripetuti e difficoltà a fidarsi delle proprie percezioni.
Il fatto che lei abbia già intrapreso un percorso psicologico è un passo importante e positivo. Quando i sintomi risultano particolarmente intensi o persistenti, può essere utile condividere apertamente con il suo terapeuta la difficoltà nel gestire i pensieri intrusivi, così da valutare insieme un eventuale approfondimento diagnostico o un orientamento terapeutico più mirato. In alcune situazioni può essere indicata anche una valutazione psichiatrica di supporto, che non sostituisce il percorso psicologico ma, se necessario, può affiancarlo.
Percorsi psicoterapeutici specifici per l’ansia e i pensieri ossessivi aiutano progressivamente a ridurre il bisogno di controllo, distinguere meglio tra possibilità immaginate e realtà e recuperare un senso di sicurezza interna. Con un lavoro adeguato è possibile ottenere miglioramenti significativi e molte persone riescono a uscire da condizioni simili.
Ritengo importante che continui a prendersi cura di sé con gradualità, mantenendo per quanto possibile una routine regolare (sonno, attività fisica, relazioni) e evitando di affrontare tutto da solo: il confronto con professionisti qualificati permette di comprendere più a fondo ciò che accade e di individuare strumenti efficaci.
Se lo desidera, può essere utile un confronto specialistico per approfondire meglio la sua situazione e valutare insieme le opzioni terapeutiche più adatte al suo caso.
Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Ricevo anche on-line
Gentile utente, dalla sua storia sembrerebbero emergere tematiche di natura ossessiva e fobica. Qualora fosse interessato ad approfondire il discorso le propongo un primo colloquio conoscitivo gratuito, anche online.
Resto a sua disposizione,
un saluto e aguri per tutto.
Dott. Marco Feola
Resto a sua disposizione,
un saluto e aguri per tutto.
Dott. Marco Feola
Gentile utente,
da ciò che scrivi sembra che possa essersi innescato una forma di disturbo post traumatico da stress e va benissimo se stai affrontando già un percorso di psicoterapia. Tuttavia, visti i numerosi sintomi fisici che accusi e per favorire una migliore efficacia dello stesso percorso, sarebbe importante effettuare un consulto psichiatrico per avere indicazioni di farmaci che possano aiutarti ad abbassare l'intensità di quei sintomi e possano così lasciarti vivere più serenamente le sedute di psicoterapia ma anche le tue esperienze di vita. L'assunzione della terapia farmacologica andrà poi sempre tenuta sotto controllo dallo specialista ed è importante non agire autonomamente con modifiche di dosaggi o sospensioni brusche.
In bocca al lupo!
da ciò che scrivi sembra che possa essersi innescato una forma di disturbo post traumatico da stress e va benissimo se stai affrontando già un percorso di psicoterapia. Tuttavia, visti i numerosi sintomi fisici che accusi e per favorire una migliore efficacia dello stesso percorso, sarebbe importante effettuare un consulto psichiatrico per avere indicazioni di farmaci che possano aiutarti ad abbassare l'intensità di quei sintomi e possano così lasciarti vivere più serenamente le sedute di psicoterapia ma anche le tue esperienze di vita. L'assunzione della terapia farmacologica andrà poi sempre tenuta sotto controllo dallo specialista ed è importante non agire autonomamente con modifiche di dosaggi o sospensioni brusche.
In bocca al lupo!
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