Domande del paziente (28)
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buonasera.
Da quello che racconti, la tua reazione nasce da una preoccupazione legittima e da un accordo implicito: tornare insieme a casa. In una relazione significativa, soprattutto dopo molti anni,...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La situazione che descrivi è delicata e comprensibilmente dolorosa. Scoprire un problema di gioco nel partner mette in crisi non solo la fiducia, ma anche la stabilità della coppia. È importante riconoscere... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrivi è molto comprensibile e, anzi, frequente nei lutti condivisi: il dolore non riguarda solo la perdita in sé, ma anche il modo in cui ciascuno cerca di proteggere l’altro. Il silenzio... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Ciao.
Quello che racconti ha molto senso e non è affatto raro, soprattutto alla tua età e in una fase di vita in cui stai costruendo la tua autonomia. Da ciò che descrivi emergono diversi elementi intrecciati:...
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RISPOSTA DEL DOTTORE:
La sofferenza che stai vivendo è comprensibile, soprattutto dopo una relazione lunga e intensa come quella che descrivi. La vostra relazione sembra essersi strutturata attorno a un equilibrio fragile:... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Da ciò che racconti emerge un dolore profondo, non tanto per l’episodio in sé, quanto per il modo in cui il tuo vissuto emotivo non sia stato riconosciuto. Ciò che pesa non è il gesto in sé, ma il fatto... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Questo tipo di “ambivalenza” può generare molta confusione, perché il corpo comunica prossimità mentre le parole definiscono distanza. Però, il fatto che abbia apprezzato il gesto e indossato la collana... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Il suo comportamento può sembrare eccessivo e fa male, ma quando una persona decide di chiudere a volte lo fa in modo netto per proteggersi o evitare coinvolgimenti. Non è una questione di “normalità”... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
È comprensibile che, dopo un anno e mezzo, lei desideri sentirsi più integrato nella vita della sua compagna. Entrare in un sistema familiare già strutturato, soprattutto con figli adulti ancora presenti... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Nella vostra dinamica sembra esserci un movimento chiaro: lei cerca riconoscimento fuori, tu cerchi di compensare sacrificando il tuo disagio. Questo crea un equilibrio apparente ma fragile, in cui uno... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è molto comprensibile dopo la fine di una relazione così lunga e significativa. Le oscillazioni emotive che vive fanno spesso parte del processo di elaborazione di una separazione.... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La situazione che descrive è complessa e carica di elementi emotivi importanti. Da un lato c’è una relazione lunga, con aspetti critici che lei stesso riconosce (conflittualità, mancanza di reciprocità... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La situazione sembra poco definita: da un lato la relazione è finita, dall’altro continuate a vedervi e ad avere momenti di intimità. Questo può mantenere vivo il legame e rendere difficile sentirti libera... Altro
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che stai vivendo è un dolore molto intenso, ma anche profondamente comprensibile. La vostra relazione si è sviluppata all’interno di forti vincoli esterni familiari, che hanno avuto un impatto diretto... Altro
Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Sembra essersi creato un forte sbilanciamento dove lei è ancora emotivamente coinvolta, mentre lui ha preso una distanza marcata. Questo può essere vissuto come rifiuto, ma spesso è una strategia per evitare il coinvolgimento emotivo.
L’evitamento dell’altro non va necessariamente interpretato come paura o disprezzo verso di lei, ma come una modalità — forse rigida — di gestire la separazione. In questo momento, cercare di ristabilire un contatto potrebbe aumentare la frustrazione. Il lavoro più importante diventa allora interno: elaborare la perdita e ricostruire un senso di sé che non dipenda dal suo sguardo. Solo successivamente, e se le condizioni cambieranno, potrà eventualmente emergere una forma di relazione più neutra.
Sono una ragazza di 28 anni e sto attraversando un periodo difficile. Di recente ho chiuso una frequentazione, ormai circa due mesi fa, anche se l’ultimo contatto è avvenuto circa un mese fa e sto ancora molto male, ho paura di non riuscire a superarla.
La frequentazione è durata circa 3 mesi e mezzo, anche se gli ultimi due mesi è stata una frequentazione a distanza, per dei miei motivi personali.
Il motivo del mio malessere deriva dal fatto che a me lui piaceva molto e mi ero molto affezionata. Lui via messaggio era sempre presente, ci sentivamo ogni giorno e mi ascoltava anche quando parlavo di momenti stressanti. Di presenza siamo usciti circa dieci volte, durante il mese di frequentazione di presenza. A me sembrava davvero un bel rapporto, ci sentivamo ogni giorno e lui mi dava attenzioni, dimostrava molto interesse nel conoscermi.
Il fatto è che mentre io avevo chiarito che volevo che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione, lui probabilmente non ha mai voluto una relazione, ma solo una frequentazione così, senza nessun impegno. Mi fa rabbia il fatto che parlandone lui mi aveva detto che anche lui voleva che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione.
Alla fine è stato lui ad allontanarsi, proprio quando dopo due mesi era arrivato il momento di rivedersi. Ha accampato scuse, dicendo che aveva bisogno di più tempo per capire, di non essere affidabile emotivamente, di non riuscire a lasciarsi andare (non gli piaceva sbilanciarsi) ma non prendendo mai realmente le distanze, dicendo di non volersi allontanare, ma di volerla vivere con leggerezza, senza farsi troppi problemi al momento. Ha preso come scusa anche il fatto di essersi lasciato non molto tempo fa. Quindi alla fine l’ho chiusa io, perché non volevo starci di nuovo male e avevo paura che lui effettivamente non stesse prendendo le cose seriamente.
Lui ha provato a ricontattarmi via messaggio, ma io sono stata molto fredda.
Il problema è che tutt’ora non riesco a superarla. Non riesco a superarla perché mi sembrava che potesse nascerne davvero un bel rapporto. Non capisco se il problema fosse il fatto che non gli piacevo abbastanza, anche se tra noi c’era molta chimica, o se effettivamente lui aveva bisogno di più tempo per via della precedente relazione. O se effettivamente non volesse impegnarsi.
Ho paura di non incontrare mai nessuno che mi ami, perché lui è stata la mia prima “relazione” e nonostante io non mi consideri brutta credo di non piacere in fondo a nessuno, perché non ricevo molta considerazione maschile, o comunque non da qualcuno che mi interessi. Sono sempre stata un po’ introversa, ma non credo sia questo il problema. Non so come superare questa fase. Vorrei conoscere nuove persone ma ho paura di rimanere di nuovo delusa.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che stai vivendo è molto comprensibile. Anche se la frequentazione è durata pochi mesi, il coinvolgimento emotivo che descrivi sembra essere stato intenso e significativo. Quando si crea un legame fatto di presenza, ascolto e quotidianità, è naturale sviluppare aspettative e affetto, indipendentemente dalla durata. Credo che tra voi si sia creato un equilibrio basato su una diversa disponibilità emotiva: tu più orientata alla costruzione di un legame, lui più orientato a mantenere una distanza protettiva. La scelta che hai fatto di interrompere la frequentazione è coerente con i tuoi bisogni e la tua reazione attuale è una risposta a questa esperienza, non una definizione di te. Il lavoro ora può essere quello di comprendere meglio i tuoi bisogni relazionali senza mettere in discussione il tuo valore personale.
Salve , ho un grosso problema (per me ovviamente). Da qualche giorno a questa parte all’improvviso sento di provare qualcosa in più per il mio migliore amico, siamo amici da quasi 10 anni circa, appena conosciuto lo vedevo in maniera diversa, forse mi piaceva ma poi questa cosa subito è cambiata perché lui si era lasciato da poco dopo una lunga storia io anche in quel momento ho avuto dei problemi abbastanza seri con il ragazzo con cui stavo a quel tempo e quindi siamo diventati molto amici lui mi è sempre stato vicino. Lui ha iniziato a divertirsi e andare a letto con tante ragazze perché voleva dimenticare la sua storia e stare bene, nel frattempo io mi sono fidanzata , lui ha iniziato una frequentazione con una ragazza che tutt’oggi sta con lui. Lui è sempre stato presente nella mia vita, magari capitava che non lo sentivo per settimane e poi stavamo ore al telefono per parlare oppure passava a trovarmi a lavoro ,fatto sta che non ci siamo mai staccati . Poi io mi sono lasciata dopo 3 anni e lui mi é stato vicinissimo , ci sentivamo tutti i giorni . É capitato in questi anni che ci siamo baciati e siamo andati a letto insieme , l’anno scorso é venuto a dormire a casa mia perché i miei non c’erano e mi ha tenuta stretta tutta la notte, nonostante ci fosse sempre questa sua fidanzata ma che lui in realtà ha voluto tenere solo perché dopo anni che andavano a letto insieme era arrivato il momento di fare un passo in più ma che non avrebbe dovuto fare a mio parere perché comunque lui l’ha tradita sia con me e anche in altre situazioni. Ad oggi la situazione è questa: lui convive con questa ragazza ma vuole andare via da quella casa ma non ha il coraggio di chiudere quella porta e farla soffrire ma lui sa che è l’unica cosa giusta da fare. Io ultimamente ho smesso di prendere un contraccettivo e avevo gli ormoni a palla allora mi è venuta di fare l’amore con lui e gliel’ho fatto capire, lui ovviamente ha detto subito vediamoci ma poi tra una cosa e l’altra non siamo riusciti e al momento non ne abbiamo più parlato, però in tutto ciò in questi anni lui mi ha sempre chiamata tutti giorni , appena esce da lavoro lui mi chiama , non credo sia normale avendo una fidanzata lui vuole sempre sapere tutto di me. Però io da qualche giorno a questa parte mi sento strana ed è come se mi stessi svegliando da un sonno, forse provo qualcosa per lui, ma poi penso che per come è fatto non potrei mai stare con lui, c’è chi pensa che lui sia innamorato di me ma che non ha il coraggio di dirlo, io quando sento questa cosa rido perché penso a tutte le cavolate che mi racconta e che fa con altre ragazze quindi penso che sia impossibile che sia innamorato di me. Ora io spero che sia solo un momento questo per me e che mi passi , anche perché non voglio perderlo, però mi chiedo come può essere che da un momento all’altro mi sta succedendo questa cosa??? Io ero convinta che lui non piacesse come fidanzato. C’è una mia amica che mi dice sempre fatela finita e sposatevi e basta perché è evidente che lui sia innamorato di te e anche gli estranei spesso mi hanno chiesto perché evidentemente hanno notato dall’esterno qualcosa di più ma io ci ho sempre riso su perché per me era impensabile dicevo con affetto ovviamente ma che è uno particolare figurati, ma lui obiettivamente è una presenza costante nella mia vita sempre . Che faccio ? Che mi succede?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
La tua confusione nasce da una dinamica ambigua che va avanti da anni: amicizia, intimità, presenza costante, ma senza una definizione chiara. Questo tipo di relazione spesso tiene aperte possibilità senza mai concretizzarle davvero. Il fatto che tu dica di sentirti “come svegliata da un sonno” indica proprio un cambiamento interno: non è tanto qualcosa che è apparso all’improvviso, ma qualcosa che forse era già presente e ora è diventato più consapevole. Prima di pensare a “cosa sta succedendo tra voi”, può essere utile chiederti che tipo di rapporto vuoi tu. I tuoi sentimenti meritano chiarezza, non ambiguità.
Buon pomeriggio, sono una ragazza di 24 anni che a periodi alterni si sente sola e nell'abitudine di provare questo sentimento a volte "respinge" situazioni sociali. Cinque anni fa, per motivi di studio, sono trasferita in un'altra città. Mio padre lavorava qui da un pò di anni e l'ho raggiunto. Ciò che mi ha spinta a fare questo grande passo - e allontanarmi dal mio contesto sociale, amici, famiglia, abitudini - è stata sia la voglia di provare qualcosa di nuovo in una nuova città, ma anche la solitudine che mi ha sempre accompagnata silenziosamente sin da piccola. Nel mio paese di origine non mi sono mai sentita parte di una "comunità" o contesto sociale. Provo a spiegarmi meglio: abitavo nella periferia di un paesino piccolo in cui non c'era la possibilità di uscire a piedi, fare una passeggiata, andare da un'amica a prendere un caffè ... e in più la mia vita sociale e scolastica avveniva in un paese limitrofo a 10 min di macchina dal mio (i miei genitori preferirono mandarmi a scuola in un altro paese). Per questo motivo non mi sono mai sentita parte di un mondo, quel piccolo microcosmo fatto di "5 min e ti passo a prendere" o di "vieni con me al supermercato un attimo?". Spesso le mie amiche, nonostante avessi un bel gruppo di amiche (con cui con alcune ancora ho rapporti ben stretti), non mi invitavano per le cose banali come le piccole cose che si fanno quotidianamente all'interno di un paese, questo perché ero "lontana" e per fare queste piccole cose non aveva senso spostarmi. Nei weekend o per feste e compleanni invece partecipavo spesso, anzi, mi manca la mia compagnia. Il luogo fisico in cui avveniva la mia vita sociale non era quindi lo stesso in cui abitavo. Spesso per sentirmi "inclusa" nelle dinamiche sociali mi adattavo anche a situazioni che non facevano parte di me, anche solo per un'approvazione nei miei confronti e per non sentirmi diversa o quella che "veniva da lontano". Oggi però a distanza di cinque anni mi ritrovo in una nuova città (in cui si sono trasferiti anche poi mia madre e mio fratello), ho conosciuto persone nuove ma paradossalmente la situazione si è ribaltata, se prima ero lontana dal paese e vivevo in "solitudine" quotidianamente, ora abito in città ho tutto quello che desideravo, posso uscire a piedi e vivere la vita all'interno della città, ho dei vicini di casa ... ma le amiche che ho qui abitano invece fuori città e in più hanno già un loro gruppo di amici. Mi sembra un circolo vizioso. Inoltre nella città a nord Italia in cui mi trovo è raro trovare studenti fuori sede (meta poco ambita), quindi i miei colleghi universitari non sono nella mia stessa condizione da "fuori sede", ma vengono all'università con la consapevolezza di tornare a casa dalla loro cerchia di amici. in più in questo contesto fatico a sentirmi me stessa, ho partecipato spesso alla vita sociale anche di uno dei miei colleghi e dei loro amici, ma mi sento sempre fuori posto, quel fuori posto che sento provenire dal passato ... io che non faccio parte di nessun mondo. Io che non facevo parte né del paesino in cui abitavo, né di quello che frequentavo e né nella città in cui mi trovo ora. C'è da dire che sono però una persona solare e aperta a nuovi contesti sociali, ma la sensazione che sento ora è di sforzarmi continuamente e mai di essere me stessa. Ho molta confusione in testa. Da poco ho finito l'università e frequento un master in un'altra città durante i weekend ... questo mi sta aiutando molto ma quando torno il pattern quotidiano è sempre lo stesso: faccio ripetizioni, mi alleno, vado al master. La mia vita sociale da quando mi sono trasferita è un pò povera e sto iniziando a pensare che ormai mi ci sono anche abituata a stare sola e ho paura di non riuscire a togliere quest'abitudine. Il mio sentirmi fuori posto potrebbe derivare anche dal fatto che non sono mai stata fidanzata e soprattutto dalle costanti paranoie che penso nei confronti delle persone che mi stanno vicino. Credo che loro si accorgano della mia solitudine, anche se io cerco di mascherarla il più possibile e tenermi occupata spesso durante le giornate. poi quando sono sola a casa piango e mi sfogo. Mi è capitato anche di sfogarmi con mamma, papà e mio fratello ma a distanza di giorni le mie paranoie tornano. Ho anche pensato di andare in terapia per cercare un modo per vivere meglio questa situazione. Probabilmente ciò che ho scritto sarò molto confuso, ma è stato come un flusso di pensieri. Grazie a chi ha letto fin qui.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Dal tuo racconto emerge una forte ricerca di appartenenza, accompagnata però da un senso di fatica e di adattamento continuo. È come se, nei diversi contesti, tu cercassi di trovare un posto, ma allo stesso tempo non riuscissi a sentirlo davvero tuo. lnoltre, il fatto che tu sia una persona aperta ma che si senta “costretta” nei contesti sociali indica proprio questo scarto tra ciò che sei e come ti senti nelle relazioni. Questo può portare, nel tempo, a una sorta di “abitudine alla solitudine”, che protegge dalla delusione ma allo stesso tempo limita le possibilità di connessione autentica. Temere di esserti abituata a stare sola è un segnale importante. L’idea della terapia è molto pertinente: potrebbe aiutarti a comprendere meglio queste sensazioni e a costruire relazioni in cui sentirti autentica e riconosciuta, senza dover “adattarti” continuamente.
Buongiorno, non so se questo sia il luogo giusto per avere una risposta, intanto ringrazio per la disponibilità.
Un anno fa sono stata operata di tumore alla gamba, al momento porto un tutore poiché ho perso la sensibilità al piede.
Mio marito ha alternato momenti un cui mi è stato vicino a momenti di freddezza e nervosismo, anche quando sono tornata a casa dopo 2 mesi di ospedale.
Non abbiamo rapporti completi da quasi 2 anni e lui mi ripete che non se la sente per ora per la mia gamba e perché dice di non essere in forma.
A me sembra strano tutto ciò, nel senso cbe potevo capire un anno fa ma ora non capisco perché non cerchi un momento per noi.
Avrei bisogno di un vostro parere grazie
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che descrive è comprensibile e tocca diversi livelli: il vissuto legato alla malattia, i cambiamenti nel corpo e nella quotidianità, ma anche l’equilibrio di coppia. Si entra in una nuova fase in cui i ruoli, i desideri, le modalità di interazione mutano. Dopo un evento così importante, non è raro che anche la relazione attraversi momenti di distanza, soprattutto sul piano dell’intimità. Forse suo marito potrebbe vivere delle difficoltà che fatica a esprimere (paura, senso di impotenza, difficoltà a rielaborare ciò che è accaduto), ma questo non toglie valore al suo bisogno di vicinanza e di sentirsi desiderata. Più che cercare subito una spiegazione definitiva, potrebbe essere utile aprire un dialogo sincero, in un momento tranquillo, parlando di come si sente lei, senza accuse. Se la distanza persiste, un supporto di coppia può aiutare entrambi a ritrovare un modo di stare vicini in questa fase delicata della vostra vita.
Salve. Io e il mio ragazzo stiamo insieme da due anni e mezzo, ma ora per la seconda volta ha provato a chiudere la nostra relazione. Questo è avvenuto entrambe le volte dopo un momento di incomprensione in cui diceva di sentirsi giudicato. Il fatto è che non sa darmi motivazioni “concrete” e molte cose che dice appaiono discordanti (“dobbiamo pensare al futuro perché è ora..”, “non so cosa voglio dal futuro”, poi mi parla di figli). Ha preso una settimana di tempo per riflettere su di noi, tempo che forse sta giovando più a me che a lui nonostante mi pesi non sentirlo. Mi sento positiva e sento che mi ama, magari meno di prima ma, attenendomi ai fatti più che alle sue parole (e paure), non vedo un vero distacco. Forse mi sto sbagliando.
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Comprendo quanto possa essere destabilizzante trovarsi davanti a messaggi contrastanti, soprattutto quando si ama una persona e si cerca di dare un senso a ciò che sta accadendo. A volte alcune persone, nei momenti di incomprensione, vivono il confronto come un giudizio personale e reagiscono mettendo in dubbio l’intera relazione, anche senza desiderare davvero una separazione. Sembra che il suo compagno viva molta difficoltà nel gestire i momenti di tensione o il timore di sentirsi “messo in discussione”. Spesso quando emergono dubbi o emozioni complesse, può attivarsi il bisogno di allontanarsi temporaneamente più per confusione interna che per reale mancanza di sentimento. Il fatto che le sue parole appaiano contraddittorie potrebbe indicare proprio questa ambivalenza: una parte di lui immagina un futuro con lei, un’altra teme ciò che una relazione stabile comporta. Talvolta le crisi non indicano necessariamente la fine di un rapporto, ma possono mettere in luce aspetti che la coppia deve imparare a comprendere e affrontare insieme. Più che cercare rassicurazioni immediate, provi a dare valore a un confronto sincero e profondo quando vi ritroverete, così da capire se entrambi siete disposti a lavorare sulle fragilità che stanno emergendo.
Domande più frequenti
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Ernia del disco lombare
Gentile paziente,
certamente un'ernia potrebbe essere la causa del suo…