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Leggi di più09/07/2026
Sono psicologa e psicologa clinica. Nel corso degli anni ho maturato esperienza nell’ambito delle comunità riabilitative, lavorando a stretto contatto con gruppi terapeutici e persone che affrontano sfide legate alla salute mentale, all’inclusione sociale e alla gestione delle situazioni di emergenza.
Per me il benessere non è solo una dimensione individuale, ma un’esperienza che si costruisce nelle relazioni e nella partecipazione alla vita collettiva. Per questo considero fondamentale promuovere contesti in cui le persone possano sentirsi accolte, riconosciute e sostenute.
Credo profondamente nel potere trasformativo dell’ascolto. Nel mio lavoro accolgo ogni persona con attenzione, rispetto e assenza di giudizio creando uno spazio in cui potersi raccontare, esplorare le proprie emozioni e riconnettersi con ciò che ha valore.
La relazione terapeutica rappresenta per me un incontro autentico: un dialogo aperto, rispettoso e sincero, in cui ciascuno possa esprimere la propria esperienza e sentirsi ascoltato. Attraverso una presenza attenta e genuina, è possibile costruire fiducia e favorire percorsi di consapevolezza e crescita personale.
Accompagno le persone nello sviluppo di una maggiore comprensione di sé e delle proprie relazioni, sostenendo processi di cambiamento che coinvolgono non solo l’individuo, ma anche il sistema di legami e contesti di cui fa parte.
La curiosità e il desiderio di continuare a crescere professionalmente guidano il mio percorso formativo. Attualmente mi sto specializzando nell'approccio sistemico-relazionale, che pone al centro le relazioni e i contesti di vita della persona, con uno sguardo particolare alle relazioni familiari e alle loro trasformazioni nel tempo
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19 recensioni
Più menzionato dai pazienti
Consigliatissima! Io mi trovo benissimo e penso di essere stata molto fortunata a trovare una persona come la dottoressa Flavia, la ringrazio del suo preziosissimo aiuto perché sa ascoltare ma anche spronare quando serve.
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Ti ringrazio di cuore per queste parole. La relazione terapeutica acquista valore grazie all'impegno condiviso!!
Molto professionale
E stata una esperienza positiva
Ti fa sentire a propio agio
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Felice di sentirlo dire. Non è mai facile "mettersi a nudo", ma sono fiduciosa che potremo fare la differenza.
Consiglio vivamente Flavia per la sua grande empatia, la capacità di ascoltare con attenzione e l'approccio sempre privo di giudizio. Fin dal primo incontro mi sono sentita accolta, compresa e libera di esprimermi senza timore. La sua professionalità, unita a una sincera sensibilità umana, crea un ambiente sereno e sicuro in cui è possibile affrontare anche gli aspetti più delicati di sé.
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Queste sono le parole che motivano ancora di più la mia determinazione e passione. Sono io a ringraziare te.
Professionista straordinaria, dotata di una sensibilità e un'empatia rare. Sin dal primo incontro mi sono sentita accolta e mai giudicata; la sua capacità di ascolto e il suo supporto sono stati fondamentali per la mia crescita personale. La consiglio di cuore.
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Carissima, lavorare insieme è una grande fonte di stimolo... AD MAIORA!
Partendo dal presupposto che sono sempre stata restia a parlare di me anche con i miei amici, devo ammettere che con Flavia ho iniziato piano piano ad aprirmi, é un percorso per me difficile, ma ogni volta c'è qualcosa di nuovo che esce fuori e che affrontiamo insieme e per questo devo solo dire grazie. Mi aiuta a ritrovare pezzi di me che pensavo fossero perduti e a costruirne di nuovi, ci vorrà del tempo ma sicuramente questo con lei sarà tempo prezioso per me.
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Grazie per queste parole. Credo che tutte le cose che emergono dai nostri incontri siano frutto di un autentico lavoro e di una caparbietà encomiabile tesa a trovare sempre la versione migliore di sé stessi. Carl Rogers diceva che “é nel momento in cui mi accetto così come sono che io divengo capace di cambiare”.
All'inizio avevo un sacco di ansia a parlare del mio problema di depressione con qualcuno, perché avevo paura di essere giudicato. Invece con la Dott.ssa Cosimelli mi sono trovato benissimo fin da subito. Non mi ha mai fatto sentire sbagliato e mi ha aiutato un botto a capire come gestire i momenti difficili. La consiglio davvero a chiunque si trovi in una situazione complicata.
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Carissimo! Le nostre conversazioni hanno sempre arricchito anche me, come la tua simpatia! Ad maiora
"Ho contattato la Dott.ssa Flavia Cosimelli in un momento di forte stress e confusione. Mi ha aiutato a fare chiarezza e mi ha fornito strumenti pratici per gestire le mie difficoltà quotidiane. Apprezzo molto la sua schiettezza e la concretezza del suo approccio.Fin dal primo incontro mi ha messo a mio agio con la sua grande empatia e professionalità. Grazie alla sua capacità di ascolto e alla sua guida, sto affrontando un percorso di crescita personale molto importante. È una professionista attenta, umana e mai giudicante.Un punto di riferimento prezioso.
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Parole che rendono la mia professione un'esperienza unica. Grazie di cuore
Professionista attenta e delicata. La ringrazio per il percorso fatto insieme
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Grazie a te per la fiducia!
Professionista attenta e simpatica, ottimi consigli dati in un ambiente molto sereno e accogliente. La consiglio!
Dott.ssa Flavia Cosimelli
L'ingrediente curativo è stato proprio
il saperne ridere, una volta elaborato.. grazie per la fiducia accordatami!
Professionalità e competenza. È una psicologa molto empatica e gentile.
Dott.ssa Flavia Cosimelli
Grazie per le tue parole!
ha risposto a 18 domande da parte di pazienti di MioDottore
Salve a tutti, vorrei raccontarvi la mia storia. Ho 23 anni e sono cresciuta in una piccola casa e s
Salve a tutti, vorrei raccontarvi la mia storia.
Ho 23 anni e sono cresciuta in una piccola casa e senza tanti soldi.
Mio padre meccanico e mamma casalinga, nonostante ciò ci hanno sempre cercato di dare tutto e viziarci.
Purtroppo fin da bambina ho assistito a scene un pò violente da parte di mio padre nei confronti di mamma.
Si ubriacava e delle volte mentre litigavano la seguiva per tutta la casa ed io piangevo o andavo appresso a loro.
Faceva anche uso di sostanze come la cocaina ma in modo sporadico (non avendo tutti questi soldi)
Andava velocissimo con la macchina facendoci spaventare e faceva minacce ecc ma anche violenza fisica delle volte su mamma.
Ed io piangevo e quando eravamo a delle feste e lui era ubriaco io volevo andare per forza in macchina con loro perché avevo paura a lasciare sola mia mamma (essendo che se non andava se la prendeva dicendole che non si fidava)
E più avevamo paura più lui sfacciava dicendo che era un pilota ecc
Anni dopo se ne andato di casa con un altra donna con cui ha avuto altri due bambini e poi finendo in un carcere perché lei la denunciato perché era aggressivo, beveva ecc per poi perdonarlo ma è rifinito in carcere e nonostante queeto mi dispiace infatti ho anche pianto.
Cosa può aver lasciato in me questa situazione?
Io sono una ragazza buona mi definiscono ingenua, dolce ecc non bevo, non fumo e quando vanno veloci mi sale l'ansia
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Quello che racconti è una storia molto importante, perché da bambina ti sei trovata dentro una situazione che non potevi controllare e che, soprattutto, non avresti dovuto avere il compito di gestire. Eppure sembra che tu abbia assunto molto presto una posizione di attenzione nei confronti di tua madre: quando tuo padre beveva, diventava aggressivo o minacciava, tu non pensavi soltanto alla tua paura, ma cercavi di assicurarti che tua madre fosse al sicuro.
In termini sistemico-familiari, potremmo chiederci se tu abbia occupato, almeno in parte, una posizione di “bambina che si prende cura”. Non necessariamente perché qualcuno te l'abbia esplicitamente chiesto, ma perché il clima familiare ti portava a monitorare ciò che accadeva, anticipare le reazioni di tuo padre e cercare di proteggere tua madre. Il fatto che tu volessi salire in macchina con loro quando tuo padre era ubriaco, per esempio, sembra raccontare molto bene questa cosa: avevi paura, ma contemporaneamente sentivi che non potevi permetterti di lasciare sola tua madre.
Una bambina che vive ripetutamente situazioni imprevedibili può imparare che la sicurezza dipende dall'anticipare ciò che farà l'altro. Può diventare molto attenta agli stati d'animo, ai toni della voce, ai segnali di rabbia, al comportamento delle persone. Da adulta questa modalità può rimanere anche quando il pericolo non c'è più.
Per questo non mi stupirebbe che oggi tu possa avere una certa ansia quando qualcuno guida velocemente. Il tuo corpo potrebbe aver imparato molto tempo fa che “macchina + velocità + uomo alterato = possibile pericolo”. Non significa che tu sia debole o eccessivamente ansiosa: significa che una parte di te ha imparato a stare all'erta. Allo stesso tempo, definirei con molta cautela il tuo essere “buona, ingenua e dolce”. Sono caratteristiche che possono appartenerti davvero, ma mi chiederei anche quanto della tua disponibilità verso gli altri sia una tua scelta e quanto sia diventata una modalità per mantenere la pace e non creare conflitti.
Quando cresci in una famiglia nella quale l'umore di una persona può cambiare improvvisamente e provocare paura negli altri, è possibile imparare inconsapevolmente a essere accomodanti, a non disturbare, a comprendere molto l'altro e magari a comprendere meno i propri bisogni. Non è detto che sia ciò che è successo a te, ma sarebbe una domanda interessante da esplorare.
C'è poi un altro elemento che trovo molto significativo: tuo padre ti ha fatto paura, ma tu dici anche che quando è finito in carcere hai pianto e ti è dispiaciuto. Questo non è affatto contraddittorio. Puoi aver paura di una persona, riconoscere il male che ha fatto e contemporaneamente volerle bene.
In una prospettiva sistemica non cercherei di obbligarti a scegliere tra “mio padre è cattivo” e “mio padre è mio padre e quindi devo volergli bene”. Potresti tenere insieme entrambe le cose: è mio padre, gli voglio bene, mi dispiace per lui e per quello che gli è successo; e allo stesso tempo quello che ha fatto a mia madre e a noi è stato violento e non era responsabilità mia. Anzi, una parte del lavoro potrebbe consistere proprio nel restituire le responsabilità agli adulti a cui appartenevano. Tuo padre era responsabile del suo bere, del suo uso di sostanze, della sua aggressività, delle sue minacce e delle sue azioni. Tua madre era un'adulta che meritava protezione, ma proteggerla non doveva essere il compito di una bambina. E tu, da bambina, avevi il diritto semplicemente di essere figlia.
Mi interesserebbe molto sapere, oggi, cosa succede dentro di te quando qualcuno è arrabbiato con te. Oppure quando percepisci che una persona sta cambiando umore. Oppure quando devi dire “no”. Ti viene paura di deluderla? Cerchi immediatamente di calmarla? Ti senti responsabile delle emozioni degli altri? Hai bisogno di capire continuamente cosa l'altro sta pensando?
Queste domande sarebbero forse più interessanti della semplice domanda “che trauma mi ha lasciato?”.
E soprattutto non darei per scontato che il fatto che tu oggi sia dolce, non beva, non fumi e sia una persona tranquilla sia necessariamente una conseguenza patologica di ciò che hai vissuto. Può esserci anche una parte di te che ha costruito consapevolmente valori molto diversi da quelli che ha visto in casa. Quello che mi sembra importante, però, è che la bambina che piangeva mentre seguiva i genitori per casa non debba più sentirsi responsabile di tenere tutto sotto controllo. Oggi sei adulta e puoi progressivamente imparare che la rabbia degli altri non è automaticamente una tua responsabilità, che puoi allontanarti da una situazione pericolosa, che puoi dire no e che non devi salvare qualcuno per meritare amore.
E c'è una cosa che mi sento di farti notare è che il fatto che tu sia riuscita a rimanere affettuosa e sensibile non significa che ciò che hai vissuto non ti abbia fatto male. A volte le conseguenze di un'infanzia così non si manifestano diventando aggressivi o sviluppando dipendenze; possono manifestarsi nell'ipercontrollo, nell'ansia, nella paura del conflitto, nel sentirsi responsabili degli altri o nella difficoltà a riconoscere i propri bisogni. In ogni caso trovo comunque la tua "risposta" psico-fisica estremamente resiliente; non hai affrontato le sofferenza della tua vita trasformandole in rabbia ma trovi il coraggio di parlarne.
come faccio a superare un trauma psicologico dovuto da un ragazzo che mi toccava senza il mio consen
come faccio a superare un trauma psicologico dovuto da un ragazzo che mi toccava senza il mio consenso
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Innanzitutto mi dispiace che tu abbia vissuto una situazione del genere. Essere toccati senza consenso è una violazione dei tuoi confini, indipendentemente dal rapporto che avevi con quel ragazzo, da quanto fosse “grave” il contatto o da come tu abbia reagito in quel momento. Se hai pensieri ricorrenti relativi all'accaduto o senti in qualsiasi modo di avere problemi a superare questo spiacevolissimo accaduto il mio consiglio è quello di rivolgerti ad un professionista che ti aiuti a gestire, elaborare ed infine superare tutte le conseguenze dovute all'episodio. L'orientamento sistemico-relazionale di cui mi avvalgo ad esempio, non guarderebbe soltanto a “come faccio a dimenticare quello che è successo?”, ma cercherebbe di comprendere che cosa è accaduto dentro di te e dentro le tue relazioni dopo quell'esperienza. “Che cosa succede oggi quando qualcuno si avvicina a te fisicamente?”. Ci tengo a precisare che non significa necessariamente che tu abbia un disturbo. Dopo un'esperienza di violazione dei propri confini possono comparire reazioni di forte disagio, mentre alcune persone recuperano spontaneamente nel tempo.
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