Sono fidanzata da 5 anni con la mia compagna che ha subito degli abusi da parte del padre in età inf

Sono fidanzata da 5 anni con la mia compagna che ha subito degli abusi da parte del padre in età infantile, intorno ai 5/6 anni. Il ricordo degli abusi è recente è il risultato di un percorso di psicoterapia che sta affrontando da circa 1 anno e mezzo e che le ho chiesto io più volte di intraprendere in quanto da quando la conosco soffre di stati di depressione altalenanti e di senso di colpa verso qualsiasi cosa. Sia la depressione che il senso di colpa sono migliorati negli ultimi mesi e sta cominciando a rimettere in ordine i pezzi della sua vita, io sono molto contenta di vederla rinascere ma ho preoccupazioni riguardo la nostra relazione. Dopo avere scoperto gli abusi, ha avuto una sorta di crisi in cui si è chiesta chi fosse veramente e se la sua identità sessuale ed anche i suoi gusti fossero stati deviati da ciò che ha subito oltre questo la nostra intimità è crollata a picco in pochi mesi, mentre prima era molto attiva. Non è mai stata una persona particolarmente affettuosa, ma è molto distante fisicamente e questa cosa a me fa soffrire. Le ho parlato chiedendole spiegazioni e lei dice che ha un rifiuto per il contatto fisico e che le dispiace ma non ci può fare nulla. Io non so che pensare, non so se sono io che non sono in grado di starle vicino e devo solo avere pazienza o se c’è dell’altro, vorrei avere un consiglio. Grazie

56 risposte


Gentile utente, capisco la sua difficoltà e frustrazione. La sua compagna ha alle spalle un'esperienza fortemente traumatica e nel tempo, con il percorso terapeutico che sta seguendo, attraverserà dei momenti più difficili di altri. Il mio consiglio è di stare vicino alla sua partner e di rispettare i suoi tempi, di più è difficile dire senza ulteriori informazioni. Nel frattempo potrebbe farle bene parlare con un professionista, in modo da trovare insieme degli strumenti per affrontare questo momento e parlare anche del suo vissuto emotivo. Resto a disposizione, anche online, qualora voglia approfondire. Cordiali saluti, Dott.ssa Claudia Torrente Cicero

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Buonasera, la sua compagna ha vissuto un esperienza traumatica e questo comporta dei momenti di grande difficoltà. Le stia accanto, rispetti i suoi tempi, ci vuole pazienza. Lei potrebbe chiedere un supporto psicologico per se stessa, per poter gestire meglio questi dubbi e trovare un modo adeguato per poter tare accanto alla sua compagna. Cordiali saluti . Dott.ssa Verena Elisa Gomiero


Buonasera, non è facile trovare il modo giusto per aiutare una persona cara che non solo ha subito un abuso traumatico, ma, come quasi sempre succede in questi casi, lo ha rimosso dalla sua mente per anni perché troppo doloroso da affrontare. Lei sta già facendo molto accettando il suo stato e standole accanto. È un ruolo non facile, abbia molta pazienza durante questo percorso difficile che sta attraversando la sua compagna, la terapia farà il resto. Anche lei si faccia aiutare in parallelo da un professionista e ne trarrà sicuramente giovamento. Un caro saluto. Dr.ssa Daniela Benvenuti


Buonasera Gentile Utente, mi dispiace per la sua situazione. La sua fidanzata probabilmente, dopo un anno e mezzo di terapia, sta cercando di affrontare i suoi fantasmi e questo richiede un grande sforzo: ciò implica anche il ragionare su di Sé, sul proprio modo di funzionare, sulla sua storia di vita. È probabile che, trattando alcuni argomenti, le siano affiorate domande su di Sé, comprese quelle riguardanti la sessualità. Sicuramente per lei è un momento delicato e di difficile definizione. È probabile che lei non abbia a che fare con questo momento delicato, piuttosto che sia la conseguenza di una riorganizzazione identitaria importante della sua compagna. D'altro canto, capisco come questa cosa la faccia soffrire. Ci sono situazioni dove, a volte, non è necessario fare nulla. Spesso basta condividere le proprie emozioni, senza giudicare, ma cercando di capire l'altro. Ognuna di voi poi deciderà cosa sarà meglio per Sé. Nel caso in cui avesse bisogno di un supporto psicologico, rimango a disposizione. Cordialmente, dott. Simeoni


Buongiorno, l'orientamento sessuale della sua compagna potrebbe esser il frutto di questa esperienza cosi dolorosa che ha sperimentato con la prima figura maschile di attaccamento. In questa fase del percorso terapeutico potrebbe essersi attivata una riflessione in merito. Quello che sarà del vostro futuro come coppia è imprevedibile, ma il fatto che la sua fidanzata in questo momento stia affrontando un percorso di psicoterapia personale anche per queste problematiche non esclude nessun possibile scenario. Nella speranza di aver orientato al meglio la sua riflessione. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Buongiorno, le sue esperienze meritano un attento approfondimento. Il trauma vissuto dalla sua compagna, in un periodo precoce della vita, è un evento che ad oggi coinvolge la coppia nel suo insieme. Per questo è auspicabile per entrambe un lavoro di riflessione, conoscenza di sé e comprensione delle dinamiche che caratterizzano la coppia. Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti, un cordiale saluto. Dott. Omar Isa


Salve, capisco la sua frustrazione e mi dispiace molto. Tenga presente che una delle possibili conseguenze di un abuso è proprio il ritiro anche perchè spesso la persona abusata sente di avere delle colpe a riguardo. La invito a ritagliarsi uno spazio al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente. Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive. Resto a disposizione, anche online. Cordialmente, dott FDL


Buongiorno, intanto complimenti per l'aiuto che ha cercato di dare alla sua compagna avendola sensibilizzata sull'inizare una psicoterapia. Purtroppo il processo di cura non è lineare e prevede, a fronte delle esperienze traumatiche descritte, momenti di sbandamento e dubbio. L'esito del percorso sarà quello che meglio si adatta alla persona e non è detto che sia in linea con le sue aspettative. Ilo compito più arduo adesso per lei è capire se effettivamente riesce a starle vicino, al netto dei suoi bisogni e aspettative, in modo sano, dal momento che lei non vuole solo aiutarla ma avere una relazione di coppia.


Gentile utente, gli abusi sono un tema molto delicato che, più di altri, necessita di un periodo adeguato di elaborazione. La ricerca di intimità al momento si scontra con il malessere che ha vissuto la sua compagna per contatti fisici non voluti. Abbia pazienza. Cordiali saluti Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

psicologo

Casalecchio di Reno

Prenota visita

Buonasera, la tematica è assai delicata. Difficile stabilire se vi sia sotto qualcos'altro ora come ora, credo che sia del tutto legittimo per la sua compagna sottrarsi al contatto magari perchè entrata in una fase critica del suo incontro con il trauma ed è legittimo per lei che scrive sentirsi disorientata. Credo che le risposte non tarderanno ad arrivare, potrebbe essere questa un'occasione anche per lei di essere sostenuta ed aiutata nel processo che parallelamente alla sua compagna sta affrontando. Saluti, Valentina.


Buongiorno e grazie per averci parlato della sua situazione. Capisco la difficoltà del momento e la preoccupazione nel vedere i cambiamenti nella sua compagna che, da un lato sembra rimettere ordine nella propria vita, mentre dall'altro sembra mettere in discussioni molti aspetti di sè. Certamente restare vicini emotivamente ad una persona può essere di aiuto, ma questo non deve farci dimenticare di noi stessi, per questo quello che posso consigliarle è di ritagliarsi a sua volta uno spazio di ascolto in cui cercare di dare un senso più profondo al suo sentire. Cordialmente, dott. Andrea Brumana


Gentile utente, lei sta facendo davvero tanto per la sua compagna e momenti come quelli che descritto, fanno parte di questo lungo percorso di cura. Tenga duro e continui a starle accanto, magari però potrebbe ritagliarsi lei un suo spazio per poter portare le sue questioni e la fatica di questo periodo. Resto a disposizione. Un caro saluto, Dott.ssa Simona Bruno


Caro utente, ti ringrazio per aver condiviso il tuo vissuto e la tua storia, dalle tue parole si percepisce che stai attraversando un momento difficile. In tutta sincerità, darti un'indicazione non è facile in quanto non conosco approfonditamente la situazione. Se ti va, possiamo parlarne in consulenza, sarei felice di aiutarti a trovare le risposte che stai cercando e di sostenerti. Ti aspetto con piacere e se posso esserti d’aiuto resto a tua disposizione. Un saluto caloroso, Dott.ssa Chiara Esposito.


Gentile, percepisco la sofferenza che esprime, mi dispiace davvero per la situazione che riporta e mi rendo conto di quanto possa essere complicato conviverci. La prima cosa che mi sento di consigliarle è un consulto psicologico, anche online, che possa aiutarla ad affrontare il disagio espresso al fine di ritagliarsi uno spazio per comprendere meglio ciò che prova e cosa potrà farla stare meglio, elaborare i pensieri e i vissuti emotivi rivolgendosi ad un esperto con un approccio che si basi sull’accoglienza e ciò che è utile per la persona, valorizzando le sue risorse personali, aiutandola così a divenire artefice del racconto della propria vita, dando al corpo lo spazio e l’ascolto che merita. Iniziare un percorso per sentirsi meglio richiede coraggio, ma è già un importante passo iniziale verso il cambiamento. Resto a disposizione per ulteriori indicazioni e ad incontrarla. Cordiali saluti dott. Paolo Notarangelo


Quando due persone si incontrano, si incontrano anche le loro storie. Il punto utile può essere accompagnare le scoperte reciproche che si fanno da entrambe le parti. Abbandonarsi ad una consapevolezza nuova, che le cose prendono nuova forma, per esempio il vissuto traumatico della sua partner è certamente da valorizzare, così come l'impegno emotivo che a lei richiede l'averlo saputo. Quindi è vero che, se da una parte la sua partner avrà bisogno di un tempo, il tempo non deve diventare minaccia ad un vivere giorno per giorno comunque la relazione al meglio delle proprie possibilità, cercando momenti buoni da condividere. L'intimità è proprio il tema più delicato e quindi la sua partner sta affrontando probabilmente un lavoro attento in psicoterapia alla corporeità e al trauma. Lei invece potrebbe lavorare, qualora volesse intraprendere un percorso terapeutico, su come vive il rifiuto temporaneamente e/ o l'impegno emotivo di questo contenuto nuovo nel vostro rapporto. Dando così attenzione anche a se stessa, e non solo alla sua partner ( che naturalmente merita, ma bisogna supportare e bilanciare anche con lei).


Cara utente, grazie per aver condiviso il suo vissuto, gli abusi sessuali sono un tema molto delicato che ha bisogno di un periodo adeguato di elaborazione. L'intimità va a scontrarsi con ciò che ha vissuto la sua compagna. Potrebbe ricavarsi uno spazio esclusivo di terapia per sé stessa per affrontare questo difficile momento che sta vivendo anche lei. Resto a disposizione e le auguro una buona giornata Dott.ssa Beatrice Taveggia


Buongiorno, comprendo bene che non sia facile per lei e che tutto ciò le causa sofferenza e smarrimento. Restare accanto alla sua compagna in questo momento è emotivamente dirompente. Il consiglio che posso darle è quello di intraprendere anche lei un percorso di psicoterapia così da ritagliarsi uno spazio tutto suo dove poter essere sostenuta, ascoltata e dove poter esplorare sé stessa. Un saluto, Dott.ssa Pepe Roberta.


La tua compagna sta tirando fuori un passato doloroso che potrebbe farle provare emozioni molto forti. Devi darle tempo e rispettare i suoi spazi per darle modo di riappropriarsi della voglia di riavvicinarsi a qualcuno fisicamente, di fidarsi di un altro corpo, di lasciarsi andare. Le domande che si sta ponendo la tua ragazza sulla sua sessualità possono essere parte dell'omofobia interiorizzata (ne parlo spesso ultimamente) che spesso è presente nelle lesbiche. Ci si sente "sbagliate" e quindi si attribuisce quello che si è ad un trauma passato. Il discorso è lungo e complesso: si nasce così o ci si diventa? Sapere questo cambierebbe le cose? Allora tutti quelli che hanno subito traumi modificano le loro preferenze sessuali? La tua ragazza troverà le sue risposte, tu puoi cercare le tue, con professionisti formati sull'argomento. Un saluto


Gentile utente, seguo con attenzione la sua sofferenza in merito alla situazione nella quale si trova. La sua compagna sta sicuramente affrontando un periodo molto difficile che inevitabilmente ha effetti sulla coppia. Con il percorso terapeutico che sta seguendo ci saranno momenti alti e momenti bassi e per questo bisogna prevedere e accettare che ci potrebbero essere delle ricadute e normalizzare il fatto che a volte è possibile “vedersi tornare indietro” nel lavoro. Il mio consiglio è di stare vicino alla sua partner e di rispettare i suoi tempi, di più è difficile dire senza ulteriori informazioni. Nel frattempo è auspicabile per entrambe un lavoro di riflessione, conoscenza di sé e comprensione delle dinamiche che caratterizzano la coppia nel rispetto anche della sua individualità, per affrontare questo momento, trovare nuovi strumenti e parlare anche del suo vissuto emotivo. Resto a sua disposizione per ulteriori chiarimenti, un cordiale saluto Dott.ssa Giulia Lanaro.


Grazie dell'apertura. Condivide un'esperienza dolorosa e assai complessa sia da narrare individualmente sia all'interno della relazione sentimentale in cui si trova. A prescindere dall'articolata posizione della sua fidanzata, che è seguita sotto il profilo psicologico, le consiglierei di iniziare ad alleggerire il peso emotivo che attualmente grava sul suo benessere psicologico, anzitutto soggettivo, legato al plesso di insicurezze e disistima che sembrano essere sorte in concomitanza con il malessere manifestato dalla sua fidanzata o che potrebbero originare da nuclei più antichi che la riguardano e implicano. Suggerirei, pertanto, un percorso di consulenza psicologica individuale che consenta di mettere a fuoco sia le sue fragilità sia le sue risorse. Parta da lei. Cordiali saluti. FV


Gentile, riesco a sentire la sofferenza che prova tramite le sue parole. Stare accanto ad una persona che affronta un vissuto così traumatico è molto difficile. Ci si chiede sempre se si stia facendo la cosa giusta per l'altra persona o meno, analizzando le reazioni e i comportamenti. In questo momento la sua compagna sta presumibilmente facendo un lavoro terapeutico che mira, in mezzo a molte altre colse, a riappropriarsi del proprio corpo, un corpo che porta dei segni, i quali una volta riconosciuti, si fa fatica a non guardare. Sicuramente questo processo ha con sé la difficoltà di avere qualcuno vicino fisicamente ed emotivamente, per il fatto che la guarigione richiede uno spazio tutto a sé. Il mio consiglio è di prendersi anche lei uno spazio che sia tutto suo, per elaborare quello che sta accadendo all'interno della sua relazione e capire ciò che potrebbe aiutare lei e/o la sua compagna. Un abbraccio e un caro augurio, dott.ssa Giulia Scalvini

Dott.ssa Giulia Scalvini

Dott.ssa Giulia Scalvini

psicologo

Desenzano del Garda

Prenota visita

Gentile utente, lo svelamento di un trauma, peraltro così importante, durante un percorso di psicoterapia è un passaggio molto delicato e spesso doloroso. Credo sia comprensibile che la sua compagna stia sentendo dei contraccolpi. La invito a continuare ad essere accogliente con lei e lasciarle proseguire il suo percorso di terapia. Nel frattempo le suggerisco di valutare di effettuare anche lei un percorso per approfondire i suoi vissuti ed esplorare nuove strategie per continuare a stare in relazione. Resto a disposizione. Cordialmente Dott.ssa Brunella Mobrici


Gentile utente, mi dispiace molto per il periodo difficile che sta attraversando lei e la sua partner. Subire abusi sopratutto in infanzia è traumatico ed influisce sicuramente sulla strutturazione della propria personalità in età adulta. Ricordarlo e affrontare la realtà per quella che è stata realmente è difficile e richiede la messa in discussione di molte parti di sé, se non del Sè nella sua totalità. Lei le è stata accanto in questo periodo esortandola a prendersi cura di sé e la sua partner si è fidata e lo ha fatto. Il periodo che verrà sarà caratterizzato sicuramente da alti e bassi, ma quello che può fare per continuare ad aiutarla è starle accanto con pazienza, approfondendo questi suoi dubbi e vissuti emotivi con un professionista. Non so da quale zona dell'Italia scrive, ma se può interessarle io ricevo a Parma e online qui sul MioDottore.it Grazie per aver condiviso la sua esperienza e per aver chiesto un parere. Buona giornata. Dott.ssa Noemi Vassetti


Gentile, il percorso che sta facendo la sua compagna è importante per rimettere a posto i frammenti di una vita danneggiata dal trauma connesso all'abuso subito. In questo momento la sua compagna è concentrata sulle sue ferite narcisistiche ed è poco disposta a gestire le difficoltà connesse alla vostra relazione affettiva con lei. Lei dovrebbe avere la pazienza di aspettare ed aspettare gli sviluppi della situazione. Capisco sia difficile ma dovrebbe pensare a lei e alla ferita che questa situazione le comporta. Se troppo pesante potrebbe cercare un aiuto per lei per elaborare il cambiamento della vostra relazione. Se vuole posso aiutarla, in quanto offro anche consulenze on line. Saluti Dottssa Marianola VIni


Buonasera, i vissuti e le esperienze traumatiche non sono mai facili da superare o elaborare. la sua compagna sicuramente attraversa periodi altalenanti di grande difficoltà e sofferenza. Potrei consigliarle di farla parlare con qualcuno anche per trovare uno spazio suo di sfogo e di rielaborazione. Inoltre un supporto di coppia potrebbe giovare per aiutarla a gestire queste paure e questi problemi. Resto a disposizione, cordiali saluti Dottoressa Federica Lucchetti


Salve, può consigliare alla sua compagna di iniziare un percorso di rielaborazione degli abusi subiti, sicuramente doloroso e faticoso, ma utile per vivere le relazioni intime in maniera autentica. Una terapia di coppia potrebbe aiutarvi a gestire insieme questa problematica e a condividere i sentimenti reciproci in maniera sincera. Sono a disposizione a Roma e on- line. Dr.ssa Valentina Sciagura


Intanto, grazie per questa condivisione. Comprendo la complessità del vissuto della sua partner, altresì però comprendo il suo, di vissuto. Sicuramente, l'elaborazione di un evento traumatico simile da parte della sua fidanzata è un processo che richiede molto tempo ed è difficile, se non impossibile, fare previsioni o ipotesi su come evolverà, perché tempi e modalità sono aspetti del tutto personali. Credo, però, che sia importante per Lei che scrive, riuscire a starle accanto senza giudicare e, se possibile, anche senza interpretare troppo gli interrogativi che la sua compagna si sta ponendo (per es: domandarsi se il proprio orientamento sessuale sia stato influenzato da questo vissuto, non implica necessariamente una messa in discussione né di lei come sua fidanzata, né del suo orientamento sessuale). Mi spiego meglio: tenga presente che in questo abuso specifico, non vi è stata solo molestia sessuale (già di per sé altamente traumatica) ma l'autore di questi agiti è una figura genitoriale che dovrebbe avere/avere avuto tutt'altro ruolo nell'accompagnare la crescita di quella che è sua figlia. Il fatto che la sua compagna si sia allontanata da lei dal punto di vista fisico, potrebbe essere un suo modo di difendersi da potenziali pensieri o sensazioni spiacevoli (per esempio, potrebbe avere il timore che il contatto - seppur con una persona amata - al momento, possa far riaffiorare alla memoria qualche ricordo che, inconsapevolmente e in modo difensivo, la sua mente aveva cercato di "dimenticare" per molti anni). Oltre al tema dell'abuso, qui entra in gioco anche il tema della fiducia ("di chi mi posso fidare se persino mio padre ha tradito la mia fiducia?"). Per superare questo evento, ci sarà bisogno in un certo senso di "riscrivere" la propria sessualità e la propria sentimentalità, scindendola da quello che è stato l'abuso: per far questo, è spesso necessario prima prendere le distanze da tutte quelle sensazioni spiacevoli che una persona traumatizzata molte volte si porta con sé e, quindi, anche mettere dei confini più netti con la persona che al momento potrebbe, inconsapevolmente, ri esporla a questi stimoli. In questo momento, i piani affettivi/sentimentali e sessuali dentro di lei saranno molto confusi e potrebbe sentire l'esigenza di mettere "ordine": le stesse effusioni ed espressioni di affettività che avete sempre avuto, in questo momento così delicato e caotico, potrebbero spaventarla pur non essendo cambiato assolutamente nulla nel vostro rapporto. Mi rendo conto che possa essere molto frustrante e molto angosciante per lei scrivente che, comprensibilmente, teme di perdere il legame. Mi sembra importante che la sua compagna continui la terapia e, allo stesso tempo, le consiglierei di pensare a sua volta di farsi supportare da un professionista per riuscire ad avere uno spazio personale in cui esprimere la propria sofferenza e le proprie difficoltà. Talvolta quando siamo in presenza di una persona cara/amata che soffre, tendiamo a non legittimarci le nostre difficoltà, invece sarebbe molto prezioso che anche lei riuscisse ad avere modo di tutelarsi. Riusciamo davvero ad essere di supporto per l'altro solo se, in primis, ci prendiamo cura del nostro personale benessere emotivo e fisico. Sono a disposizione a Moncalieri (TO) e online. Dott.ssa Chiara De Petri


Gentilissima utente, è importante considerare il contesto e le dinamiche relazionali che potrebbero influenzare la situazione descritta. Innanzitutto, è fondamentale riconoscere il coraggio della tua compagna nell’affrontare il trauma degli abusi subiti e nell’intraprendere un percorso di psicoterapia per elaborare tali esperienze. La sofferenza e la confusione che potrebbe derivare dalla scoperta di tali abusi potrebbero influenzare profondamente la sua autostima, il senso di identità e la sua relazione con il proprio corpo e la sessualità. È possibile che la crisi identitaria che sta attraversando abbia causato una sorta di distanza emotiva e fisica all'interno della vostra relazione. In questo contesto, potresti considerare di supportarla nel suo percorso di guarigione, ascoltandola, accettandola e dimostrandole amore incondizionato. Il processo di ripresa da un trauma così profondo richiede tempo, comprensione e pazienza. È importante anche prenderti cura di te stessa e delle tue esigenze emotive, senza trascurare la tua sofferenza. Potrebbe essere utile per entrambe intraprendere un percorso di terapia di coppia, per esplorare e affrontare insieme le difficoltà che sta attraversando la vostra relazione. Ricorda che ogni persona reagisce in modo diverso al trauma e alla guarigione; quindi, è importante comunicare apertamente e cercare di comprendere reciprocamente le proprie difficoltà e bisogni. In conclusione, ti consiglio di continuare a sostenerla con amore e comprensione, di cercare supporto professionale e di mantenere aperta la comunicazione all'interno della vostra relazione. Solo attraverso il sostegno reciproco e la comprensione reciproca potete superare insieme le difficoltà e rafforzare la vostra connessione emotiva. Rimango a tua disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo. Dott. Cordoba


Buon pomeriggio, grazie per la sua condivisione, non deve essere semplice ciò che state affrontando. Sicuramente la sua compagna sta attraversando un momento molto delicato e immagino quanto possa essere stato doloroso e sconvolgente prendere consapevolezza di avvenimenti del passato così terribili. Detto ciò, posso comprendere quanto ciò che le è accaduto possa aver messo in crisi la sua (della sua partner) identità e tutta la sua vita, a tal punto da mettere in discussione perfino la sua sessualità. Da non trascurare è anche il suo punto di vista, che in quanto sua partner sta vivendo "di riflesso" tutti questi turbamenti. Per questo motivo le consiglio di valutare l'idea di intraprendere un percorso psicologico che la possa aiutare ad avere il giusto supporto emotivo in questo momento difficile e a comprendere come poter essere d'aiuto alla sua compagna. Se lo vorrà, sono a sua disposizione anche online. Vi auguro il meglio, Dott.ssa Cristiana Danese psicologa


Buongiorno, comprendo le preoccupazioni riguardo alla vostra relazione. La sua compagna sta affrontando problematiche molto delicate e complesse che possono implicare una ristrutturazione di significati radicale e allargata a tutte le aree della sua vita, considerando che riguardano profondamente il senso del suo sé, la sua stessa identità e la ricostruzione di una storia di vita che deve integrare oggi anche eventi fortemente traumatici. Tutto ciò coinvolge inevitabilmente anche lei e la vostra relazione che sta mutando e la sofferenza che ne deriva per lei è comprensibile. Sono comprensibili anche i sensi di colpa ("non so se sono io che non sono in grado di starle vicino ") che sta sperimentando, comuni a chi cerca di aiutare persone care che stanno molto soffrendo, e si scontra con la difficoltà e a volte l'impossibilità di farlo ( "le dispiace ma non ci può fare nulla"). Stare accanto a chi sta affrontando problematiche personali così difficili e dolorose può essere altrettanto difficile e doloroso. La sua compagna si sta prendendo cura della sua profonda sofferenza, lei può decidere di prendersi cura del suo personale dolore, per trovare un modo di attraversarlo e gestire la situazione nel migliore dei modi per lei. Non possiamo modificare ciò che l'altra persona sta vivendo o le emozioni che prova ma possiamo prenderci cura della sofferenza che sentiamo noi dentro una relazione con una persona che sta a sua volta soffrendo. Rimango a disposizione anche Online qualora desiderasse approfondire insieme. La saluto e le auguro di poter stare presto meglio. Dott.ssa Concetta Maccarrone, Psicologa


Gentile utente, il suo interesse verso il benessere della sua compagna e verso ciò che sta attraversando è lodevole, sento di suggerirle di avere un pò di pazienza di fronte a tutto questo. L'abuso è un tema molto delicato che richiede dei tempi di elaborazione non sempre definibili con precisione. Nel frattempo pertanto non si dia delle colpe, sia paziente anche con se stessa. Per lei è una situazione nuova, e anche lei ha bisogno del suo tempo per elaborare quello che accade. Le consiglio, se le è possibile e ne sente la necessità, di chiedere un confronto personale con un esperto che possa aiutarla a elaborare questa situazione al meglio, e non da sola. Questo può essere d'aiuto sia a lei che alla sua compagna. Prenderci cura di noi ci permette di avere cura nel modo migliore anche di chi ci sta accanto. Un abbraccio


Buongiorno, le situazioni che descrive sono sicuramente delicate e comprensibilmente difficili da affrontare, specialmente quando si è coinvolti emotivamente con una persona cara che sta elaborando esperienze traumatiche. Vederla rinascere e mettere ordine nella propria vita è certamente incoraggiante, ma è anche naturale che stia vivendo una fase di grande cambiamento e vulnerabilità. La scoperta degli abusi infantili può avere un impatto profondo sull’identità e sulla percezione delle relazioni intime e del proprio corpo. La "crisi" che la sua compagna sta vivendo, con i dubbi sulla propria identità e l’allontanamento fisico, potrebbe essere un modo di proteggersi mentre elabora e ridefinisce chi è veramente, indipendentemente dai traumi subiti. In queste fasi, spesso le persone sentono il bisogno di mettere dei confini anche fisici per potersi ritrovare e capire cosa vogliono veramente. Come partner, il suo desiderio di sostenerla è prezioso, e potrebbe aiutarla a darle tempo, rispettando i suoi limiti attuali, pur continuando a essere presente e comunicando con lei in modo aperto. Potrebbe anche essere utile per lei avere uno spazio per esprimere le proprie emozioni e affrontare l’impatto che questa situazione ha su di lei, magari con il supporto di un professionista, per preservare il proprio benessere e mantenere equilibrio e pazienza. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto, Dott.ssa Camilla Persico


Buonasera, mi chiamo Giulia De Rienzo piacere di conoscerla. Ci tengo intanto a ringraziarla per aver condiviso qui ciò che sta provando. Comprendo che la storia e probabilmente il percorso che sta vivendo la sua ragazza hanno un effetto in questo moneto anche sulla vostra vita sessuale. Fermo restando che non conosco bene la vostra situazione e che sarebbe necessario un colloquio per comprendere meglio, leggendola mi veniva in mente di per quanto riesce di rispettare gli spazi e i tempi della sua ragazza. Ma mi chiedevo anche che cosa scatena dentro di lei questo rifiuto per il contatto fisico della sua ragazza: quali pensieri, emozioni, stati d'animo, quali vissuti nascono in lei vivendo questa situazione. Credo che poter approfondire con un colloquio psicologico permetterebbe non solo di comprendere meglio ma anche di aiutarla a sopportare al meglio questa situazione che sta vivendo nella sua relazione. Spero di poterle essere stata d'aiuto in questo breve spazio, un caro saluto Dott.ssa Giulia De Rienzo

Dott.ssa Giulia De Rienzo

Dott.ssa Giulia De Rienzo

psicologo

Santa Croce sull'Arno

Prenota visita

Gentile utente, condivido in larga parte quanto espresso dai colleghi, poiché le loro osservazioni riflettono un approccio rispettoso e professionale verso il tema da lei sollevato. Cordialmente Dottor Mauro Vargiu


Buongiorno. Questo è un argomento molto delicato e complesso. Penso sia normale l'assenza di contatto fisico a seguito di abusi sessuali (anche se scoperti dopo diverso tempo) come definirei "normale" mettere in discussione il proprio vissuto dopo tale scoperta. Penso che la cosa migliore sia avere molta pazienza rispettando i tempi della sua compagna. Avere una presenza vicino non giudicante è estremamente importante in questa fase di vita della sua compagna, sia paziente e le dia l'amore di cui ha bisogno.


Gentile, da quello che scrive mi sembra che lei cerchi di comprendere la complessità di ciò che la sua compagna sta affrontando nel suo percorso psicoterapeutico e che cerchi di capirla e sostenerla. Tuttavia credo anche che non sia affatto semplice la posizione in cui si trova e forse potrebbe prendere in considerazione uno spazio di ascolto per se stessa, per poter accogliere la sofferenza, le incertezze e le preoccupazioni che sta sentendo. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a trovare un modo di stare accanto alla sua compagna tenendo in considerazione anche i suoi bisogni e sentimenti. Un caro saluto, Dott.ssa Marta Zanetti


Buonasera, essendo un argomento molto delicato e complesso, le consiglio di rivolgersi a un/una professionista che le possa dare modo di orientarsi al meglio in un momento così intenso. Buona serata, D.ssa Arianna Rapetti


Gentile utente, ciò che racconta fa trasparire molta sofferenza, sia nella sua compagna che in lei medesima. Subire un abuso sessuale in età infantile, ad opera di figure di riferimento fondamentali per la nostra sopravvivenza, costituisce un evento traumatico che può avere conseguenze a lungo termine. Per trattarle, indubbiamente occorrono tempo e pazienza. Il senso di colpa è molto frequente nelle vittime di questo tipo di abusi e il fatto che la sua compagna abbia da tempo intrapreso una percorso di psicoterapia è un fattore assolutamente protettivo. Per quanto riguarda la sua posizione nel rapporto, certamente non deve essere semplice confrontarsi con simili aspetti e la relazione di coppia può risentire delle diverse fluttuazioni che avvengono a livello individuale. Potrebbe considerare di intraprendere lei stessa un percorso di supporto psicologico, se non già fatto, per meglio esplorare come la fa sentire la situazione attuale e i suoi sentimenti a riguardo, al fine di individuare strategie che la aiutino a raggiungere un maggior benessere e a legittimare la fatica che sente. Sarebbe interessante e potrebbe essere utile per lei capire come mai, talvolta, ritiene che il problema possa essere che lei non sa come stare vicino alla sua compagna. Questo pensiero potrebbe costituire un riflesso di cose che pensa di sé stessa, che potrebbe valere la pena di esplorare per trovare una diversa collocazione rispetto al problema o un suo diverso posizionamento, che la aiutino a stare meglio. Rimango a disposizione e la saluto cordialmente- dottoressa Paola Grasso


Ciao, grazie per esserti aperta su una situazione così delicata e profonda. Prima di tutto, voglio dirti che quello che stai vivendo è davvero complesso e doloroso, sia per te che per la tua compagna. Le emozioni e i sentimenti che provi sono completamente validi. È normale che tu senta preoccupazione e smarrimento in una fase così delicata della vostra relazione, soprattutto quando c'è un cambiamento così profondo nelle dinamiche di intimità, che è una parte così importante di ogni relazione. La sofferenza della tua compagna, derivante dagli abusi subiti, sta sicuramente influenzando molti aspetti della sua vita, e il suo rapporto con l'intimità non è un’eccezione. Quello che hai descritto sulla sua difficoltà con il contatto fisico è una reazione che potrebbe essere legata a molteplici fattori: la consapevolezza e il trauma che emergono dai ricordi degli abusi, la paura, la confusione riguardo alla propria identità sessuale e anche il naturale bisogno di distacco o di protezione da un corpo che può essere stato, in passato, una fonte di dolore. Il fatto che stia affrontando questi temi in terapia è un grande passo verso la guarigione, e ti meriti di essere riconosciuta per il supporto che le hai dato nel sollecitarla a cercare aiuto. La tua sofferenza è altrettanto comprensibile. Vedere che l’intimità, che per te è un aspetto naturale di una relazione, viene messa in discussione, può far sentire frustrazione, solitudine e confusione. A volte, l'idea che "non ci si possa fare nulla" può sembrare una distanza incolmabile. Tuttavia, credo che sia molto importante riconoscere che ciò che sta vivendo la tua compagna non ha nulla a che fare con il fatto che tu non sia abbastanza o non stia facendo il possibile per starle vicino. Si tratta di un processo che va oltre il controllo, e la sua distanza fisica non è un rifiuto di te come persona o di ciò che siete insieme, ma una reazione a esperienze dolorose che lei sta cercando di elaborare. In questa situazione, credo che la pazienza e la comprensione siano fondamentali. La sua difficoltà a entrare in contatto fisico non è una scelta consapevole, ma una risposta inconscia al trauma vissuto. Forse, anche se lei ti dice che non può fare nulla per cambiare questa distanza, il suo corpo e la sua mente stanno cercando un modo per proteggersi, anche se non sempre in modo razionale. Un abbraccio virtuale <3


Salve! Capisco bene la tua preoccupazione ed il tuo bisogno di aiutare la tua fidanzata in un momento così delicato e complesso. La scoperta di episodi come quelli vissuti dalla tua compagna ha spesso un impatto profondo e significativo nella vita una persona ed anche in quella delle persone che le sono accanto. Gli abusi infantili possono avere molteplici conseguenze, come disturbi dell'umore (ad esempio gli stati depressivi da te citati), ansia, difficoltà nelle relazioni, frequenti sensi di colpa e problemi legati all'intimità ( il rifiuto del contatto fisico è infatti spesso una reazione al trauma subito). Allo stesso modo è frequente che le vittime mettano in discussione la propria identità (anche quella sessuale), durante e dopo l'elaborazione del trauma. Da quello che racconti ritengo che fino ad ora tu sia stata in grado di starle vicino ( a cominciare dallo spronarla ad intraprendere un percorso di psicoterapia), facendo del tuo meglio, ma è un processo che richiede tempo e pazienza. Non aspettarti che tutto si risolva in breve tempo, non sarebbe realistico. Cerca per quanto possibile di concentrarti sul rafforzamento del vostro legame, continuando a comunicare apertamente con lei. Prova a riconoscere e validare ciò che prova, falle sentire che ci sei e rispetta il suo bisogno di tempo e spazio ( anche se non sarà sempre facile, lo so!). Sostienila ed incoraggiala nel suo percorso di psicoterapia, valutando anche con lei l'idea di partecipare insieme a qualche incontro per aiutare la vostra relazione. Tuttavia ti consiglio anche di stabilire dei limiti che siano "sani", di prenderti un pò di tempo anche per te stessa ed esprimere a lei anche le tua esigenze e preoccupazioni. Un saluto, dott.ssa Valentina Costanza


Durante un percorso terapeutico, i cambiamenti che mettiamo in atto riguardano anche le nostre relazioni. Suggerirei alla sua compagna di parlarne con il/la terapeuta se non lo ha fatto ancora.


Buongiorno, Da ciò che racconti, la tua compagna sta affrontando un percorso molto delicato e complesso, che implica una profonda rielaborazione del proprio passato e della propria identità. Il fatto che tu sia al suo fianco con attenzione e sensibilità è sicuramente un elemento di grande valore. Quando si riscoprono traumi infantili come quello che lei ha vissuto, è comune che emergano dubbi sulla propria identità, sulla sessualità e sulle modalità di relazione con il partner. Il corpo, che per tanto tempo può essere stato un “luogo” di dolore o confusione, diventa un territorio difficile da abitare, e il contatto fisico può risultare problematico o persino fonte di disagio. Non si tratta di una scelta consapevole, ma di una risposta emotiva e psicologica che ha radici profonde. Capisco che per te sia difficile vivere questa distanza, e il tuo bisogno di affetto e intimità è altrettanto legittimo. È importante che anche tu abbia uno spazio per esprimere ciò che provi, senza sentirti in colpa per questo. La chiave in questi momenti è la comunicazione: continuare a parlarvi con rispetto, senza pressioni, può aiutare entrambe a comprendere meglio cosa sta accadendo. Potrebbe essere utile valutare un supporto di coppia o un confronto con il terapeuta che sta seguendo la tua compagna, se lei se la sente. Questo permetterebbe di trovare insieme modi per mantenere un legame affettivo e fisico che sia sicuro e rispettoso per entrambe. Nel frattempo, può essere importante concentrarsi su forme di vicinanza alternative, come piccoli gesti di cura e momenti di condivisione, che possano ricostruire gradualmente un senso di connessione tra voi.


Buongiorno, la situazione che vive non è semplice, deve farla soffrire molto. Quello che le posso dire è di non addossarsi colpe che non ha. La sua compagna attualmente sta elaborando e affrontando esperienze traumatiche che l'hanno destabilizzata e il suo mettere tutto in discussione fa parte del processo di consapevolezza. Lei le resti vicino e se vede che ha necessità di sfogarsi e di farsi supportare sà dove rivolgersi. Saluti

Dott.ssa Jessica Furlan

Dott.ssa Jessica Furlan

psicologo

Fiumicino aeroporto

Prenota visita

Buongiorno, la sua sensibilità e il sostegno che sta offrendo alla sua compagna sono davvero preziosi. Sta affrontando un momento molto delicato, sia per lei che per la vostra relazione, ed è del tutto comprensibile sentirsi disorientata. Quando una persona inizia ad elaborare un trauma profondo come quello che descrive, è normale che emergano dubbi sulla propria identità, sessualità e sul corpo. Spesso, il corpo diventa un “luogo difficile” da abitare e il contatto fisico può essere vissuto come qualcosa di invadente, anche all'interno di una relazione d'amore sicura. Questo non significa necessariamente che ci sia “qualcosa che non va” tra voi due, ma che lei si trova in una fase in cui ha bisogno di ricostruire un nuovo senso di sé, anche corporeo. Il suo dolore per questa distanza è legittimo, e proprio per questo è importante che anche lei si prenda uno spazio per sé, magari con un supporto psicologico personale. Quando si è molto coinvolti emotivamente, può diventare difficile distinguere tra pazienza e rinuncia. Un percorso personale può aiutarla a riconoscere i suoi bisogni, i suoi limiti e le sue risorse per stare in questa relazione con maggiore equilibrio. Nel frattempo, provi questo piccolo esercizio di consapevolezza relazionale: – Ogni giorno, si prenda 5 minuti per scrivere (senza giudizio) come si sente nella relazione quel giorno: cosa ha provato, cosa l’ha fatta sentire vicina o lontana. – Dopo una settimana, rilegga quanto ha scritto: noterà meglio i suoi bisogni ricorrenti e come cambia il suo stato interno. Questo può diventare una bussola per orientarsi. Resto a disposizione, un caro saluto.


Buongiorno, capisco la sua preoccupazione e il bisogno di avere un consiglio o una strada da intraprendere. Purtroppo quando emergono ricordi così traumatici, specie quando si parla di abusi sessuali, a maggior ragione consumati in famiglia, ci possono essere tante aree di vita che vengono coinvolte. Il fatto che la depressione e il senso di colpa si stiano attenuando è già un aspetto molto positivo. Le posso dire che il rielaborare dei traumi di abusi sessuale mettono in crisi tutta l'identità della persona e lei sta probabilmente tentando di integrare questo fatto doloroso nella sua vita. Detto ciò penso che la risposta alla sua domanda può trovarla solo in se stessa, è in grado di starle vicino, sapendo di venire rifiutata? forse al momento potrebbe trovare beneficio dall'iniziare anche lei a sua volta un percorso, per avere supporto in una situazione così difficile come quella che sta affrontando adesso e magari per evitare di prendere delle decisioni avventate e non ponderate.


Buongiorno, il rifiuto per il contatto fisico è una reazione al trauma. Lavorando su ciò che è accaduto è come se stesse spostando dei mobili, svuotando cassetti e ristrutturando la casa in cui ha abitato fino ad ora. In questo processo si crea confusione, si alza tanta "polvere" e purtroppo lei, in quanto partner, risente delle conseguenze del processo di cura. In questo caso è importante mantenere con la partner un canale di comunicazione aperto e dare tempo, anche se questo è molto lungo. Purtroppo non si può prevedere come andrà nel futuro, ma ascolti sé stessa e supporti la partner nella misura in cui lei è disposta a tollerare queste dinamiche. Non dimentichi i suoi bisogni, è importante che non si perda.


Gentilissima, il ripresentarsi di un trauma verificatosi in età infantile comporta uno scombussolamento interno ed esterno che inevitabilmente intacca le altre sfere della vita di una persona, causando scompiglio e confusione. La sua compagna, dalle sue parole, sta attraversando un cambiamento che attualmente non sa neppure lei dove la porterà, penso a stare meglio che suppongo sia quello che desidera anche lei. Non esiste un modo corretto ed universale per stare accanto ad una persona che oggi vive nel dolore, ritengo che la maniera migliore per aiutare è stare accanto con i migliori strumenti che abbiamo, spesso questi risultano sufficienti seppur non riconosciuti nell'immediato. La domanda che mi pongo è la seguente: lei cosa si aspetta da se stessa adesso?


Gentile utente, grazie per aver condiviso questa situazione delicata. È evidente che la sua compagna sta affrontando un percorso di grande complessità e che lei, come partner, sta cercando di essere di supporto in modo molto attento e premuroso. Il processo di guarigione può includere momenti di distacco che però non necessariamente riflettono un mancato affetto per lei. Il sostegno che offre alla sua compagna è prezioso, ma è altrettanto importante che lei possa trovare supporto anche per se stessa al fine di gestire il suo benessere personale, magari con un percorso di consulenza. Un cordiale saluto


Salve, la situazione che descrive è delicata e richiede molta pazienza e comprensione da parte sua. Il trauma subito dalla sua compagna può influenzare profondamente il modo in cui vive l’intimità e il contatto fisico, e queste reazioni sono spesso parte di un processo di guarigione complesso e personale. È importante rispettare i suoi tempi e i suoi limiti, senza forzare o giudicare, mantenendo un dialogo aperto e sincero. Allo stesso tempo, è fondamentale che lei possa prendersi cura anche del proprio benessere emotivo. Un percorso di psicoterapia, magari con approccio umanistico o EMDR, potrebbe aiutarla a comprendere meglio la situazione, gestire i suoi sentimenti e trovare un equilibrio nella relazione. Il sostegno reciproco e la comunicazione rispettosa sono la chiave per accompagnare la sua compagna nel suo percorso senza perdere di vista le proprie esigenze. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli


Comprendo profondamente la complessità e la delicatezza della situazione che descrive. La sua compagna sta attraversando una fase psichica di rielaborazione profonda: la riemersione del trauma infantile non riguarda solo il ricordo dell’abuso, ma tocca il nucleo stesso della sua identità, del corpo e della possibilità di affidarsi all’altro. In questa fase, la distanza fisica e il rifiuto del contatto non sono mancanze d’amore, ma espressioni di una difesa necessaria: il corpo, che fu luogo del trauma, diventa temporaneamente difficile da abitare e da offrire. La posizione in cui si trova lei è altrettanto complessa: essere accanto a qualcuno che deve ricostruire la propria intimità può farla sentire insieme vicina e impotente, amata ma esclusa. È possibile che oggi, nella relazione, si stia riattivando una tensione tra il bisogno di contatto e la paura di violare uno spazio psichico fragile. In tal senso, la sua sofferenza non è segno di inadeguatezza, ma la testimonianza di un coinvolgimento profondo che cerca un nuovo equilibrio tra presenza e rispetto, tra desiderio e attesa. Forse, in questo momento, più che cercare di sciogliere il nodo, può essere utile sostare accanto ad esso, tollerarne la complessità, e lasciare che il tempo e l'elaborazione facciano lentamente il loro lavoro di trasformazione. Un saluto


Salve, nelle persone che hanno subito abusi è frequente la difficoltà ad avere confatti fisici quindi il riaffiorare dei ricordi può aver acuito la distanza. Per quanto riguarda i dubbi della sua compagna le suggerisco di condividere le sue preoccupazioni con lei.


Buongiorno, grazie per la chiarezza e la profondità con cui racconta la sua esperienza. La situazione che descrive è estremamente delicata, e il suo modo di osservare la relazione con attenzione e rispetto dimostra sensibilità e cura. Quando una persona ha subito abusi sessuali in età infantile, è comune che emergano conseguenze complesse nell’intimità e nel rapporto con il proprio corpo e con l’affetto: la sessualità, il contatto fisico e la fiducia nell’altro possono diventare zone di grande vulnerabilità. Il fatto che la sua compagna stia lavorando in psicoterapia, stia elaborando i ricordi e riorganizzando la propria identità, è un segnale positivo, ma anche la vostra intimità può richiedere tempo, pazienza e strategie mirate per ricostruire fiducia e sicurezza. Non è corretto pensare che il problema sia lei o la sua capacità di vicinanza: il rifiuto del contatto fisico è una reazione legittima a traumi profondi, non un giudizio sul partner. Quello che può fare, e che spesso è fondamentale, è accompagnarla con empatia, ascolto attivo e confini rispettosi, senza forzare l’intimità, creando uno spazio sicuro in cui possa gradualmente sentirsi pronta a ritrovare vicinanza e piacere nel contatto. In alcune coppie può essere utile un percorso di coppia con uno psicologo esperto in traumi e relazioni, che aiuti entrambi a comprendere i bisogni reciproci, gestire la sofferenza e costruire una nuova intimità rispettosa dei limiti di ciascuno. Questo non significa aspettare passivamente, ma imparare insieme a creare uno spazio di fiducia e protezione in cui la relazione possa evolvere senza colpe o pressioni. In sintesi: la pazienza e l’empatia sono essenziali, ma anche il supporto professionale mirato può accelerare la rinascita della relazione, permettendo a entrambi di vivere vicinanza, desiderio e affetto in modo sicuro e consapevole.


Buonasera, ciò che descrive può accadere dopo l’emersione di un trauma sessuale infantile: esperienze di questo tipo possono incidere sul senso di sé, sulla fiducia, sulla vicinanza emotiva e anche sull’intimità di coppia. Il rifiuto del contatto fisico, in questo contesto, non va letto automaticamente come mancanza di amore o come prova che “ci sia per forza dell’altro”, ma come un possibile effetto della rielaborazione traumatica che la Sua compagna sta attraversando. Allo stesso tempo, la Sua sofferenza è comprensibile e non va minimizzata: starle vicino non significa annullare i Suoi bisogni affettivi né restare da sola a reggere tutto. In questi casi può essere utile che ciascuna abbia uno spazio per comprendere meglio cosa sta accadendo nella relazione, quali limiti rispettare e come comunicare in modo più chiaro e protettivo per entrambe. Un supporto psicologico può esserLe utile anche personalmente, per orientarsi in questa fase e capire come stare accanto alla Sua compagna senza perdere di vista il Suo equilibrio emotivo. Le auguro una buona serata.


La situazione che descrivi è coerente con ciò che spesso accade quando emerge un trauma infantile, cioè il corpo e l’intimità possono diventare difficili da tollerare, anche all’interno di una relazione sicura. Il rifiuto del contatto fisico, quindi, non è necessariamente un rifiuto verso di te, ma una modalità di protezione. Il suo interrogarsi sull’identità, invece, rientra in un processo di ridefinizione personale che richiede tempo e non va ridotto solo all’abuso. Il punto importante è non trascurare il tuo vissuto, perchè la sofferenza e il senso di distanza che provi sono legittimi. Non si tratta solo di avere pazienza, ma di riuscire a stare nella relazione senza annullare i tuoi bisogni. Può essere utile comunicare come ti senti, senza accusare; riconoscere i suoi tempi, ma anche i tuoi limiti; valutare, se possibile, uno spazio di confronto di coppia. Sei in una fase delicata della relazione, serve equilibrio tra comprensione del suo processo e tutela di te stessa.


Buongiorno, quello che descrive è una situazione molto delicata e comprendo la fatica che può provare nel vedere la persona che ama stare meglio sotto alcuni aspetti, ma sentirla contemporaneamente più distante nella relazione. Quando emergono ricordi traumatici legati ad abusi sessuali infantili, soprattutto se recuperati e rielaborati durante un percorso terapeutico, può verificarsi una fase di profonda riorganizzazione personale. Non è raro che la persona inizi a interrogarsi sulla propria identità, sul proprio corpo, sulle relazioni e sulla sessualità, mettendo in discussione aspetti che fino a quel momento sembravano consolidati. Questo non significa necessariamente che tutto ciò che ha vissuto prima fosse "falso" o determinato dal trauma, ma che sta cercando di dare un nuovo significato alla propria storia. Anche il rifiuto del contatto fisico e il calo dell'intimità possono essere comprensibili all'interno di questo processo. Il corpo, che per anni può aver custodito esperienze dolorose o confuse, a volte reagisce creando distanza proprio mentre la persona sta cercando di elaborare ciò che è accaduto. Detto questo, è importante riconoscere anche la sua sofferenza. Spesso chi affianca una persona traumatizzata rischia di sentirsi in colpa per i propri bisogni affettivi o di convincersi di dover semplicemente aspettare. In realtà, i suoi vissuti meritano la stessa attenzione e legittimità. Non si tratta di scegliere tra il rispetto dei tempi della sua compagna e il suo bisogno di vicinanza, ma di trovare un modo per dare spazio a entrambi. Più che chiedersi se ci sia "dell'altro", potrebbe essere utile provare a comprendere insieme come questa fase stia influenzando la relazione e quali modalità di contatto, vicinanza e comunicazione siano oggi possibili per entrambe. Se sente che questa situazione le sta generando confusione, tristezza o senso di solitudine, potrebbe essere utile avere uno spazio in cui elaborare ciò che sta vivendo come partner di una persona che affronta un trauma così significativo. Se lo desidera, resto a disposizione per un eventuale colloquio conoscitivo.


Buongiorno, da ciò che racconta mi sembra importante non leggere la distanza fisica della sua compagna semplicemente come mancanza di interesse nei suoi confronti. Un’esperienza traumatica, soprattutto quando riguarda abusi avvenuti in età molto precoce, può avere conseguenze complesse sul rapporto con il proprio corpo, con l’intimità e con la sessualità. Inoltre, il fatto che questi ricordi siano emersi recentemente può aver modificato profondamente il significato che alcune esperienze assumono per lei. In questo momento credo sia importante rispettare i suoi tempi, evitando di vivere il contatto fisico come qualcosa che debba necessariamente “tornare come prima”. Allo stesso tempo, anche la sua sofferenza come partner merita uno spazio: essere comprensivi non significa dover annullare i propri bisogni. È positivo che la sua compagna abbia già intrapreso un percorso psicoterapeutico. Potrebbe essere utile anche per lei avere uno spazio nel quale comprendere come starle accanto senza sentirsi impotente o escluso e come comunicare i propri bisogni senza trasformarli involontariamente in una pressione. Un caro saluto, Dott.ssa Alessia Bertolotti

Dott.ssa Alessia Bertolotti

Dott.ssa Alessia Bertolotti

psicologo

Gravellona Lomellina

Prenota visita

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.