Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini
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Save sono una ragazza di 23 anni che lavorava in un supermercato ho iniziato a soffrire di vertigini da stress ansia forte e attacchi di panico fino a non uscire piu di casa ma passare le giornate a casa piangendo.. ho iniziato a prendere zoloft adesso da cinquantaquattro giorni ho aumentato a zoloft + levopraid + xanax pomeriggio e mirtazapina la sera e sembra che piano piano stavo recuperando adesso da due giorni sto risentendo un po d ansia e vuoti di testa improvvisi ebato avemdo un po paura è una cosa normale che ci vigliono piu giorni o sto tornando indietro?
Salve, la terapia farmacologica è molto importante e sicuramente ci vuole un tempo (variabile anche soggettivamente) per trovare nuovi equilibri a fronte di modifiche; mi sentirei però di suggerirle di cominciare anche un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta in grado di accompagnarla nella presa di consapevolezza dei meccanismi che generano e mantengono la sua ansia, così da trovare anche strategie psicologiche di gestione dello stress da affiancare alla terapia farmacologica per farla stare meglio più velocemente e più a lungo nel tempo.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
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Dr. Francesco Rossi.
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Gent.ma utente,
spero le abbiano spiegato che i farmaci che sta assumendo sono palliativi, agiscono cioè esclusivamente sui sintomi dell'ansia inibendo la risposta neuronale alle situazioni ansiogene. E' possibile che alcuni effetti dei farmaci siano dipendenti da assuefazione, in altre parole non sono più capaci di modificare l'attività del suo cervello in modo funzionale.
La invito a intraprendere un percorso psicologico per il trattamento dell'ansia e del panico, la soluzione migliore possibile per intervenire sulle cause dell'ansia, per acquisire consapevolezza degli inneschi, per osservare gli effetti sulla sua mente e sull'organismo attraverso accettazione e compassione, e per agire in modo efficiente, nonostante la presenza dell'ansia.
L'ansia non è un nemico da combattere, ma è un fenomeno mentale da comprendere e imparare a gestire. Il consiglio è di non chiudersi in una spirale di paura ed evitamento dell'ansia (anche attraverso l'uso di farmaci), ma di affrontarla con il giusto supporto e gli opportuni strumenti psicologici. Solo in questo modo sarà finalmente libera di vivere la sua vita senza essere in balia di preoccupazioni eccessive e di limiti insormontabili.
Mi contatti pure per avere maggiori informazioni su un percorso psicologico di questo tipo, anche onine.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
spero le abbiano spiegato che i farmaci che sta assumendo sono palliativi, agiscono cioè esclusivamente sui sintomi dell'ansia inibendo la risposta neuronale alle situazioni ansiogene. E' possibile che alcuni effetti dei farmaci siano dipendenti da assuefazione, in altre parole non sono più capaci di modificare l'attività del suo cervello in modo funzionale.
La invito a intraprendere un percorso psicologico per il trattamento dell'ansia e del panico, la soluzione migliore possibile per intervenire sulle cause dell'ansia, per acquisire consapevolezza degli inneschi, per osservare gli effetti sulla sua mente e sull'organismo attraverso accettazione e compassione, e per agire in modo efficiente, nonostante la presenza dell'ansia.
L'ansia non è un nemico da combattere, ma è un fenomeno mentale da comprendere e imparare a gestire. Il consiglio è di non chiudersi in una spirale di paura ed evitamento dell'ansia (anche attraverso l'uso di farmaci), ma di affrontarla con il giusto supporto e gli opportuni strumenti psicologici. Solo in questo modo sarà finalmente libera di vivere la sua vita senza essere in balia di preoccupazioni eccessive e di limiti insormontabili.
Mi contatti pure per avere maggiori informazioni su un percorso psicologico di questo tipo, anche onine.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Buongiorno, grazie per condividere qui. Sta riportando qualcosa di molto frequente nei percorsi di cura per ansia, attacchi di panico e agorafobia. Dopo un primo miglioramento, possono comparire momenti di ricaduta o oscillazioni dei sintomi. Questo non significa che stia tornando indietro, ma che il percorso non è lineare.
Farmaci come Zoloft, Xanax o Mirtazapina hanno bisogno di tempo per stabilizzarsi pienamente e anche piccoli cambiamenti o stress possono riattivare temporaneamente l’ansia o i “vuoti di testa”.
Il punto importante sembra essere che lei aveva già iniziato a stare meglio. Due giorni di aumento dell’ansia rientrano nella normalità, ma è utile monitorare la situazione e confrontarsi con il medico curante per eventuali aggiustamenti.
Accanto alla terapia farmacologica, un percorso di psicoterapia per ansia e attacchi di panico può aiutarla a gestire i sintomi e a ritrovare gradualmente autonomia nella vita quotidiana. Cordiali saluti, AM
Farmaci come Zoloft, Xanax o Mirtazapina hanno bisogno di tempo per stabilizzarsi pienamente e anche piccoli cambiamenti o stress possono riattivare temporaneamente l’ansia o i “vuoti di testa”.
Il punto importante sembra essere che lei aveva già iniziato a stare meglio. Due giorni di aumento dell’ansia rientrano nella normalità, ma è utile monitorare la situazione e confrontarsi con il medico curante per eventuali aggiustamenti.
Accanto alla terapia farmacologica, un percorso di psicoterapia per ansia e attacchi di panico può aiutarla a gestire i sintomi e a ritrovare gradualmente autonomia nella vita quotidiana. Cordiali saluti, AM
Ciao,
quello che descrivi è qualcosa che vedo spesso, quindi provo a dirtelo in modo semplice: non stai tornando indietro.
Quando si inizia una terapia come la tua (soprattutto dopo un aumento di dosaggio) l’andamento non è mai lineare. Ci sono fasi in cui sembra di stare meglio e poi, all’improvviso, tornano un po’ di ansia, sensazioni strane come i “vuoti di testa”… ed è proprio lì che ci si spaventa.
In realtà è abbastanza normale. Il corpo e la mente si stanno ancora assestando, e possono volerci settimane perché tutto trovi un equilibrio più stabile. Due giorni così non significano ricaduta.
C’è anche un altro punto importante: appena inizi a stare meglio, diventi più sensibile ai segnali interni. Quindi appena senti qualcosa che somiglia a prima, scatta la paura… e quella paura alimenta di nuovo l’ansia.
Prova, per quanto possibile, a leggere questi momenti come un passaggio del percorso, non come un fallimento. Non modificare la terapia da sola e datti ancora un po’ di tempo.
Se questi sintomi dovessero durare o intensificarsi allora ha senso confrontarsi con il medico, ma così, per come lo descrivi, rientra in una fase abbastanza tipica.
quello che descrivi è qualcosa che vedo spesso, quindi provo a dirtelo in modo semplice: non stai tornando indietro.
Quando si inizia una terapia come la tua (soprattutto dopo un aumento di dosaggio) l’andamento non è mai lineare. Ci sono fasi in cui sembra di stare meglio e poi, all’improvviso, tornano un po’ di ansia, sensazioni strane come i “vuoti di testa”… ed è proprio lì che ci si spaventa.
In realtà è abbastanza normale. Il corpo e la mente si stanno ancora assestando, e possono volerci settimane perché tutto trovi un equilibrio più stabile. Due giorni così non significano ricaduta.
C’è anche un altro punto importante: appena inizi a stare meglio, diventi più sensibile ai segnali interni. Quindi appena senti qualcosa che somiglia a prima, scatta la paura… e quella paura alimenta di nuovo l’ansia.
Prova, per quanto possibile, a leggere questi momenti come un passaggio del percorso, non come un fallimento. Non modificare la terapia da sola e datti ancora un po’ di tempo.
Se questi sintomi dovessero durare o intensificarsi allora ha senso confrontarsi con il medico, ma così, per come lo descrivi, rientra in una fase abbastanza tipica.
Buongiorno, capisco la paura: quando si è appena iniziato a risalire, anche due giorni di ansia possono sembrare il segnale che tutto stia tornando come prima.
Ma attenzione: un’oscillazione non è automaticamente una ricaduta. Nel recupero da ansia e panico possono esserci giornate in cui i sintomi tornano a farsi sentire, soprattutto se lei li osserva con la paura di perderne il controllo. Il rischio è che il “vuoto di testa” diventi subito una prova da controllare: più lo ascolta, più si spaventa; più si spaventa, più il corpo si attiva.
Vista la terapia farmacologica in corso, però, è importante non modificare nulla da sola e riferire questi sintomi al medico o allo psichiatra che la segue, soprattutto se sono comparsi dopo variazioni di cura o se aumentano.
Nel frattempo provi a fare una cosa piccola ma diversa: quando arriva il sintomo, non lo interroghi per capire se sta tornando indietro. Lo nomini così: “è un’onda d’ansia, non una sentenza”. Poi faccia un’azione minima già prevista nella giornata, anche semplice, senza aspettare di sentirsi completamente sicura.
Il miglioramento non si misura dall’assenza totale di ansia, ma dal fatto che lei, piano piano, ricomincia a muoversi anche quando l’ansia prova a spaventarla. Se sente di non riuscire a gestire questi momenti, affianchi alla cura farmacologica anche un percorso psicologico mirato su panico, evitamento e paura delle sensazioni corporee.
Può continuare a confrontarsi su questo passaggio, perché imparare a non leggere ogni sintomo come una ricaduta è già parte importante del recupero.
Un caro saluto.
Ma attenzione: un’oscillazione non è automaticamente una ricaduta. Nel recupero da ansia e panico possono esserci giornate in cui i sintomi tornano a farsi sentire, soprattutto se lei li osserva con la paura di perderne il controllo. Il rischio è che il “vuoto di testa” diventi subito una prova da controllare: più lo ascolta, più si spaventa; più si spaventa, più il corpo si attiva.
Vista la terapia farmacologica in corso, però, è importante non modificare nulla da sola e riferire questi sintomi al medico o allo psichiatra che la segue, soprattutto se sono comparsi dopo variazioni di cura o se aumentano.
Nel frattempo provi a fare una cosa piccola ma diversa: quando arriva il sintomo, non lo interroghi per capire se sta tornando indietro. Lo nomini così: “è un’onda d’ansia, non una sentenza”. Poi faccia un’azione minima già prevista nella giornata, anche semplice, senza aspettare di sentirsi completamente sicura.
Il miglioramento non si misura dall’assenza totale di ansia, ma dal fatto che lei, piano piano, ricomincia a muoversi anche quando l’ansia prova a spaventarla. Se sente di non riuscire a gestire questi momenti, affianchi alla cura farmacologica anche un percorso psicologico mirato su panico, evitamento e paura delle sensazioni corporee.
Può continuare a confrontarsi su questo passaggio, perché imparare a non leggere ogni sintomo come una ricaduta è già parte importante del recupero.
Un caro saluto.
Leggendo le sue parole si sente tutta la fatica di questo periodo, ma anche la grande voglia che ha di riprendersi la sua vita e il suo lavoro. A 23 anni è normale sentirsi smarriti quando il corpo sembra "tradirci" con vertigini e vuoti in testa, ma voglio rassicurarla subito su un punto: soffrire di attacchi di panico e di agorafobia a 23 anni è un’esperienza invalidante, ma è anche uno dei disturbi che risponde meglio e più rapidamente alla psicoterapia focalizzata.
Il punto è questo: dopo tanto tempo passato a stare male, la sua mente è diventata una sorta di "radar" sensibilissimo. Appena sente un piccolo sbandamento, la tua attenzione ci si incolla sopra e la paura aumenta. Non è l'ansia che sta tornando forte, è la sua naturale preoccupazione che la sta tenendo d'occhio troppo da vicino. Spesso chi soffre di questi problemi è preda della trappola del monitoraggio: appena si avverte un vuoto in testa, confusione, vertigini, sudorazione, accelerazione del battito cardiaco, la mente lo interpreta come un segnale d'allarme, innescando la paura della paura. Non è il sintomo il problema, ma come si reagisce.
I farmaci che sta assumendo sono un aiuto importante per abbassare il volume del disturbo, ma agiscono sul sintomo chimico, non sulla struttura del problema. Per tornare a uscire di casa con serenità, è fondamentale affiancare alla terapia farmacologica un intervento psicoterapeutico che le insegni strategie concrete per "cortocircuitare" il panico e l’ansia nel momento in cui si presentano. La vera partita si gioca su come impara a gestire queste sensazioni quando si presentano. Spaventarsi per un sintomo è umano, ma è proprio quella paura che alimenta il circolo vizioso.
Se sente che la sola terapia farmacologica non le dà ancora quella sicurezza necessaria per riprendere in mano la sua vita, potrebbe essere il momento giusto per affiancare un supporto psicoterapeutico che l’aiuti a trasformare questa fragilità nella sua nuova forza.
Un caro augurio.
Il punto è questo: dopo tanto tempo passato a stare male, la sua mente è diventata una sorta di "radar" sensibilissimo. Appena sente un piccolo sbandamento, la tua attenzione ci si incolla sopra e la paura aumenta. Non è l'ansia che sta tornando forte, è la sua naturale preoccupazione che la sta tenendo d'occhio troppo da vicino. Spesso chi soffre di questi problemi è preda della trappola del monitoraggio: appena si avverte un vuoto in testa, confusione, vertigini, sudorazione, accelerazione del battito cardiaco, la mente lo interpreta come un segnale d'allarme, innescando la paura della paura. Non è il sintomo il problema, ma come si reagisce.
I farmaci che sta assumendo sono un aiuto importante per abbassare il volume del disturbo, ma agiscono sul sintomo chimico, non sulla struttura del problema. Per tornare a uscire di casa con serenità, è fondamentale affiancare alla terapia farmacologica un intervento psicoterapeutico che le insegni strategie concrete per "cortocircuitare" il panico e l’ansia nel momento in cui si presentano. La vera partita si gioca su come impara a gestire queste sensazioni quando si presentano. Spaventarsi per un sintomo è umano, ma è proprio quella paura che alimenta il circolo vizioso.
Se sente che la sola terapia farmacologica non le dà ancora quella sicurezza necessaria per riprendere in mano la sua vita, potrebbe essere il momento giusto per affiancare un supporto psicoterapeutico che l’aiuti a trasformare questa fragilità nella sua nuova forza.
Un caro augurio.
Gentilissima,
la sua preoccupazione è comprensibile. Nessuno meglio di chi le ha prescritto la terapia può darle questa informazione poiché è lui/lei che conosce la sua storia clinica, probablimente anche parte della sua storia personale, e le motivazioni per cui le ha prescritto questa terapia farmacologica. Un professionista che non conosce il suo quadro clinico, la sua situazione personale e la posologia dei farmaci che ha citato è molto probabile che giunga a conclusioni imprecise che non la aiuterebbero. Le posso però suggerire di prendere in considerazione l'idea di affiancare un percorso terapeutico alla terapia farmacologica, se non lo ha già intrapreso. Nei tempi che più ritiene opportuni e con lo specialista che sente meglio risuonare con le sue esigenze, è consigliabile, dati i sintomi che descrive (vertigini, ansia, panico) dedicare un luogo e un tempo al suo sentire ed alla sua interiorità. La ringrazio per la sua condivisione, cordiali saluti. Dott.ssa Giorgia Camacci
la sua preoccupazione è comprensibile. Nessuno meglio di chi le ha prescritto la terapia può darle questa informazione poiché è lui/lei che conosce la sua storia clinica, probablimente anche parte della sua storia personale, e le motivazioni per cui le ha prescritto questa terapia farmacologica. Un professionista che non conosce il suo quadro clinico, la sua situazione personale e la posologia dei farmaci che ha citato è molto probabile che giunga a conclusioni imprecise che non la aiuterebbero. Le posso però suggerire di prendere in considerazione l'idea di affiancare un percorso terapeutico alla terapia farmacologica, se non lo ha già intrapreso. Nei tempi che più ritiene opportuni e con lo specialista che sente meglio risuonare con le sue esigenze, è consigliabile, dati i sintomi che descrive (vertigini, ansia, panico) dedicare un luogo e un tempo al suo sentire ed alla sua interiorità. La ringrazio per la sua condivisione, cordiali saluti. Dott.ssa Giorgia Camacci
Buongiorno,
Le consiglio, oltre alla terapia farmacologica, di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio i suoi sintomi e cercare di capirne di più.
Le auguro il suo meglio.
LM
Le consiglio, oltre alla terapia farmacologica, di intraprendere un percorso psicologico con un professionista di modo da indagare meglio i suoi sintomi e cercare di capirne di più.
Le auguro il suo meglio.
LM
Buongiorno, difficile rispondere alla sua domanda senza approfondimenti. Non mi è chiaro se è attualmente seguita da uno specialista. Se non fosse seguita le suggerirei di contattare uno psichiatra per la cura farmacologica e parallelamente iniziare un percorso psicologico che possa aiutarla a gestire la sua sintomatologia. Se avesse bisogno sono a sua disposizione in presenza o online, per una terapia di tipo relazionale integrata, con il supporto di varie tecniche personalizzate in base al paziente, ai suoi bisogni ed obiettivi con evidenza scientifica. Dott.ssa Susanna Scainelli
Cara, innanzitutto, è importante che tu riconosca e validi ciò che stai provando: quello che descrivi come "tornare indietro" è, in realtà, una fase comune nel percorso di cura. Sono Diana Muñoz psicologa clinica ad indirizzo sistemico, ed ecco alcuni punti chiave per orientarti in questo momento:
La temporalità del farmaco: i trattamenti farmacologici (come lo Zoloft) richiedono tempo per stabilizzare i neurotrasmettitori e spesso il percorso non è lineare, ma una curva con piccole oscillazioni. Due giorni di malessere non significano aver perso i progressi fatti in due mesi.
Segnali precoci e prevenzione: l'ansia e le vertigini sono "messaggi" del corpo. Imparare a riconoscere i primi segnali di stress è fondamentale per intervenire prima che si trasformino in una crisi acuta o in un blocco totale, come l'agorafobia.
L’integrazione con la psicoterapia: sebbene il farmaco agisca sul sintomo biochimico, la psicoterapia (specialmente quella sistemica) lavora sul significato di quel sintomo. L'ansia non compare nel vuoto, ma in un contesto di vita, in una fase del ciclo vitale (a 23 anni sei nel pieno della transizione verso l'età adulta) e all'interno delle relazioni.
Perché iniziare ora? La terapia ti permette di capire a cosa serve l'ansia in questo momento della tua vita e quali dinamiche relazionali o lavorative la alimentano. Infatti mentre il farmaco "abbassa il volume" del dolore, la terapia ti insegna a cambiare stazione radio, così il sintomo non dovrà più urlare per essere ascoltato.
Non stai tornando indietro, ma stai imparando a muoverti in un terreno nuovo. Ti consiglio di affiancare al supporto psichiatrico uno spazio terapeutico in cui poter esplorare queste paure.
La temporalità del farmaco: i trattamenti farmacologici (come lo Zoloft) richiedono tempo per stabilizzare i neurotrasmettitori e spesso il percorso non è lineare, ma una curva con piccole oscillazioni. Due giorni di malessere non significano aver perso i progressi fatti in due mesi.
Segnali precoci e prevenzione: l'ansia e le vertigini sono "messaggi" del corpo. Imparare a riconoscere i primi segnali di stress è fondamentale per intervenire prima che si trasformino in una crisi acuta o in un blocco totale, come l'agorafobia.
L’integrazione con la psicoterapia: sebbene il farmaco agisca sul sintomo biochimico, la psicoterapia (specialmente quella sistemica) lavora sul significato di quel sintomo. L'ansia non compare nel vuoto, ma in un contesto di vita, in una fase del ciclo vitale (a 23 anni sei nel pieno della transizione verso l'età adulta) e all'interno delle relazioni.
Perché iniziare ora? La terapia ti permette di capire a cosa serve l'ansia in questo momento della tua vita e quali dinamiche relazionali o lavorative la alimentano. Infatti mentre il farmaco "abbassa il volume" del dolore, la terapia ti insegna a cambiare stazione radio, così il sintomo non dovrà più urlare per essere ascoltato.
Non stai tornando indietro, ma stai imparando a muoverti in un terreno nuovo. Ti consiglio di affiancare al supporto psichiatrico uno spazio terapeutico in cui poter esplorare queste paure.
Cara utente i farmaci possono essere un rimedio momentaneo ai sintomi ansiosi e agli attacchi di panico, ma il corpo a lungo andare si abitua agli effetti del farmaco, va in assuefazione per questo non possono essere intesi come la soluzione al problema ma una cosa momentanea da seguire insieme ad una terapia psicologica che possa aiutare la persona ad avere gli strumenti giusti per gestire le emozioni e il panico con l'obiettivo poi di ridurre la sintomatologia togliendo l'uso dei farmaci. Un caro saluto Dott.ssa Valentina Mestici
A volte il corpo arriva a manifestare ciò che per molto tempo è rimasto in silenzio, e può farlo attraverso vertigini, ansia forte, attacchi di panico e quella chiusura che l’ha portata a non uscire più di casa e a trascorrere le giornate piangendo. Quando le reazioni diventano così intense, spesso non si tratta solo di ansia, ma del tentativo della mente di segnalare che qualcosa dentro di sé è arrivato al limite e ha bisogno di essere ascoltato, protetto, compreso.
Il fatto che con la terapia farmacologica abbia iniziato a sentire che “piano piano stava recuperando”, indica che una parte di Lei sta già tornando a respirare. Ma è altrettanto comprensibile che, dopo un miglioramento, l’arrivo di due giorni con un po’ di ansia e vuoti di testa improvvisi riattivi subito la paura di “stare tornando indietro”.
In questo senso, oltre al supporto farmacologico, può essere molto utile dare spazio anche a ciò che ha portato il Suo corpo a reagire in quel modo. Capire cosa ha saturato così tanto il Suo sistema emotivo, cosa l’ha portata a “non uscire più di casa”, quali parti di sé si sono sentite sopraffatte, può aiutarla a ritrovare stabilità e a ridurre la paura di ricadere.
Se sente che potrebbe esserle utile uno spazio protetto in cui esplorare questi vissuti, il loro significato e il modo in cui si sono strutturati, può contattarmi. Sarò lieta di accogliere la Sua richiesta e capire insieme come procedere.
Il fatto che con la terapia farmacologica abbia iniziato a sentire che “piano piano stava recuperando”, indica che una parte di Lei sta già tornando a respirare. Ma è altrettanto comprensibile che, dopo un miglioramento, l’arrivo di due giorni con un po’ di ansia e vuoti di testa improvvisi riattivi subito la paura di “stare tornando indietro”.
In questo senso, oltre al supporto farmacologico, può essere molto utile dare spazio anche a ciò che ha portato il Suo corpo a reagire in quel modo. Capire cosa ha saturato così tanto il Suo sistema emotivo, cosa l’ha portata a “non uscire più di casa”, quali parti di sé si sono sentite sopraffatte, può aiutarla a ritrovare stabilità e a ridurre la paura di ricadere.
Se sente che potrebbe esserle utile uno spazio protetto in cui esplorare questi vissuti, il loro significato e il modo in cui si sono strutturati, può contattarmi. Sarò lieta di accogliere la Sua richiesta e capire insieme come procedere.
Salve sta seguendo solo una terapia farmacologica o ha integrato anche un percorso con una psicoterapeuta? Sarebbe utile per lavorare sulla gestione dei sintomi ma anche costruire consapevolezza sulle sue risorse attuali e su ciò che mantiene la sofferenza (convinzioni, eventi esterni, relazioni). Può valutare di dare spazio alle emozioni e ai pensieri che accompagnano le sensazioni corporee. Spero di esserle stata d'aiuto.
Gentile utente,da ciò che descrive, il percorso che sta facendo è coerente con un quadro di ansia intensa e attacchi di panico, e il fatto che abbia iniziato a percepire un miglioramento è un segnale positivo e importante.
È altrettanto normale, però, che durante le prime settimane o anche nei primi mesi di trattamento farmacologico possano esserci delle oscillazioni dei sintomi, con momenti di maggiore stabilità alternati a giornate in cui l’ansia o sensazioni come “vuoti di testa” possono ripresentarsi. Questo non indica necessariamente una regressione o che la terapia non stia funzionando, ma rientra spesso nel processo di adattamento dell’organismo e di stabilizzazione del quadro clinico.
I farmaci che sta assumendo richiedono tempi variabili per raggiungere un effetto pieno e stabile, e anche piccoli riacutizzarsi dei sintomi possono comparire, soprattutto in presenza di stress o stanchezza.
Il consiglio è di continuare a monitorare l’andamento e confrontarsi con il medico curante o lo specialista che la segue, soprattutto se questi episodi dovessero aumentare in intensità o frequenza. Parallelamente, un supporto psicologico può essere molto utile per lavorare sugli aspetti legati alla gestione dell’ansia e delle sensazioni corporee.
Rimango a disposizione. Un caro saluto
È altrettanto normale, però, che durante le prime settimane o anche nei primi mesi di trattamento farmacologico possano esserci delle oscillazioni dei sintomi, con momenti di maggiore stabilità alternati a giornate in cui l’ansia o sensazioni come “vuoti di testa” possono ripresentarsi. Questo non indica necessariamente una regressione o che la terapia non stia funzionando, ma rientra spesso nel processo di adattamento dell’organismo e di stabilizzazione del quadro clinico.
I farmaci che sta assumendo richiedono tempi variabili per raggiungere un effetto pieno e stabile, e anche piccoli riacutizzarsi dei sintomi possono comparire, soprattutto in presenza di stress o stanchezza.
Il consiglio è di continuare a monitorare l’andamento e confrontarsi con il medico curante o lo specialista che la segue, soprattutto se questi episodi dovessero aumentare in intensità o frequenza. Parallelamente, un supporto psicologico può essere molto utile per lavorare sugli aspetti legati alla gestione dell’ansia e delle sensazioni corporee.
Rimango a disposizione. Un caro saluto
Buongiorno, per le informazioni sui farmaci, le consiglio di rivolgersi allo specialista che glieli ha prescritti e che la conosce. Le consiglio inoltre di affiancare alla terapia farmacologica.un percorso di psicoterapia. Cordiali saluti.
Quello che descrivi, ovvero una lieve ripresa dell'ansia e qualche vuoto di testa dopo un periodo di miglioramento, è una fluttuazione assolutamente comune durante il percorso di recupero. In psicologia cognitivo-comportamentale sappiamo bene che il recupero non è lineare: ci sono momenti di avanzamento e momenti in cui si avverte una momentanea regressione, che però non significa tornare al punto di partenza.
L'ansia che ricompare, spesso, si autoalimenta proprio quando la interpretiamo come un segnale di pericolo. In ottica TCC, imparare a osservare questi momenti senza catastrofizzarli è una competenza fondamentale.
È importante che tu rimanga in contatto con il medico che gestisce la tua terapia farmacologica e, se non l'hai ancora fatto, valuta un percorso psicoterapeutico parallelo. Il supporto integrato è spesso la via più efficace.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
L'ansia che ricompare, spesso, si autoalimenta proprio quando la interpretiamo come un segnale di pericolo. In ottica TCC, imparare a osservare questi momenti senza catastrofizzarli è una competenza fondamentale.
È importante che tu rimanga in contatto con il medico che gestisce la tua terapia farmacologica e, se non l'hai ancora fatto, valuta un percorso psicoterapeutico parallelo. Il supporto integrato è spesso la via più efficace.
Un caro saluto,
Dr. Vittorio Penzo
Buongiorno. Ci vuole del tempo perchè possa raggiungere una stabilizzazione clinica con la terapia farmacologica. Altresì puo' esserle utile un percorso psicoterapico per comprendere i fattori psico-emotivi che sono alla base degli attacchi di panico e dei sintomi ansioso-depressivi e per prevenire le ricadute eventuali.
Cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Marra
Cordiali saluti
Dott.ssa Alessandra Marra
Salve, quello che sta vivendo è molto faticoso e comprensibilmente spaventante. Quando si attraversano periodi di ansia intensa, con sensazioni fisiche come vertigini, vuoti di testa e attacchi di panico, è normale che ogni piccolo cambiamento venga percepito come un segnale di allarme, quasi come se il corpo stesse dicendo che qualcosa non sta andando nella direzione giusta. In realtà, spesso non è così lineare. Nel percorso di uscita da uno stato ansioso, è molto comune che ci siano dei momenti di miglioramento alternati a delle piccole ricadute temporanee. Questo non significa necessariamente tornare indietro, ma piuttosto che il sistema mente corpo sta ancora cercando un nuovo equilibrio. L’ansia, soprattutto quando è stata intensa e protratta nel tempo, tende a lasciare una sorta di sensibilità di fondo. Questo fa sì che anche un minimo segnale interno, come una sensazione fisica o un pensiero, possa riattivare temporaneamente il circuito dell’allarme. Un aspetto importante riguarda proprio il modo in cui queste sensazioni vengono interpretate. Quando compaiono i vuoti di testa o un aumento dell’ansia, è comprensibile che emerga il pensiero “sto tornando come prima” oppure “non sto migliorando davvero”. Questi pensieri, però, hanno un effetto molto potente: aumentano la preoccupazione e mantengono attivo il circolo dell’ansia. In altre parole, non è solo la sensazione fisica a creare disagio, ma anche il significato che le viene attribuito. Può essere utile iniziare a osservare questi momenti con uno sguardo leggermente diverso, provando a considerarli come delle oscillazioni normali in un percorso di recupero, piuttosto che come segnali di fallimento. Il fatto che lei abbia già percepito dei miglioramenti è un elemento molto importante, perché indica che il suo sistema è in grado di cambiare e di uscire da quella fase così intensa in cui non riusciva nemmeno a uscire di casa. Un altro punto centrale riguarda l’evitamento. Quando si prova ansia forte, viene spontaneo cercare di proteggersi evitando situazioni, sensazioni o pensieri che fanno paura. Questo nel breve termine dà sollievo, ma nel lungo termine tende a mantenere il problema. Gradualmente, con i tempi giusti, è importante tornare a fare piccoli passi verso la vita quotidiana, anche con un po’ di disagio presente, perché è proprio lì che il sistema impara che quelle sensazioni non sono pericolose. Quello che sta accadendo in questi giorni, quindi, può essere letto più come una fase di assestamento che come un peggioramento reale. È come se il percorso avesse delle onde, alcune più tranquille e altre un po’ più mosse, ma la direzione può comunque rimanere quella del miglioramento. In tutto questo, un supporto psicologico può fare davvero la differenza, perché permette di lavorare in modo più mirato su questi meccanismi, aiutandola a comprendere come funzionano i suoi pensieri, le sue reazioni e il modo in cui l’ansia si mantiene nel tempo. Un percorso ad orientamento cognitivo comportamentale, in particolare, può aiutarla a riconoscere questi cicli e a sviluppare strumenti concreti per gestirli, riducendo gradualmente la paura delle sensazioni stesse. Quindi no, da quello che descrive non sembra necessariamente un tornare indietro, ma piuttosto una parte del processo. E anche se in questo momento può sembrare scoraggiante, non cancella i passi avanti che ha già fatto. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Gentilissima, le suggerisco di intraprendere un percorso psicologico che possa aiutarla ad individuare la natura del suo malessere e capire se si tratta effettivamente di ansia e/o di panico. Quando si parla di disturbo di panico è importante capirne il meccanismo al fine di imparare a gestire gli attacchi di panico sviluppando maggiore consapevolezza e successivamente trovare delle strategie funzionali per fronteggiarli. In ogni caso, che si tratti di ansia o panico la letteratura ci dice che la terapia farmacologica da sola non è sufficiente per la risoluzione di questi disturbi e che è importante associare una terapia psicoterapica a quella farmacologica poiché i farmaci fungono solo da stampella temporanea. L'approccio cognitivo-comportamentale propone trattamenti e tecniche molto efficaci per la gestione dell'ansia e del disturbo di panico. Le auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio
Buongiorno, è importante che su questo lei si confronti con il suo psichiatra. Inoltre, lei fa anche un percorso psicoterapeutico o solo farmacologico?
Buonasera. Lei ha diritto a cercare di orientarsi in quello che le sta accadendo, e per questo può essere utile incontrare uno psicologo.
Ma le domande che lei rivolge convergono verso argomenti di ordine medico (lo psicologo non è un medico): quindi lo psichiatra, che è medico, è il professionista più indicato a cui chiedere quello che comprensibilmente desidera sapere.
Ma le domande che lei rivolge convergono verso argomenti di ordine medico (lo psicologo non è un medico): quindi lo psichiatra, che è medico, è il professionista più indicato a cui chiedere quello che comprensibilmente desidera sapere.
Buongiorno. Trattandosi di una terapia farmacologica articolata e modificata nel tempo, è importante che riferisca questi sintomi al medico o allo psichiatra che la sta seguendo, senza modificare da sola dosaggi o assunzioni. Un aumento dell’ansia o sensazioni come “vuoti di testa” possono spaventare, ma vanno valutati da chi conosce la sua storia clinica, i farmaci e i tempi della cura. Questo non significa necessariamente che stia tornando indietro, ma è comprensibile che lei abbia paura dopo un periodo così difficile. Un sostegno psicologico, online o in presenza, può inoltre aiutarla ad affiancare il percorso medico e a gestire meglio l’ansia e gli attacchi di panico.
Le auguro una buona giornata.
Le auguro una buona giornata.
Buonasera,
è comprensibile che questo cambiamento la preoccupi, soprattutto dopo un periodo di miglioramento. Nelle fasi iniziali o nei cambi di terapia può capitare di avere oscillazioni nei sintomi, senza che questo significhi necessariamente un peggioramento stabile.
Detto questo, è importante confrontarsi con il medico che la segue, per valutare insieme l’andamento della terapia e eventuali aggiustamenti.
Accanto ai farmaci, un supporto psicologico può aiutarla a gestire l’ansia e i momenti di difficoltà con maggiore stabilità.
Un caro saluto.
è comprensibile che questo cambiamento la preoccupi, soprattutto dopo un periodo di miglioramento. Nelle fasi iniziali o nei cambi di terapia può capitare di avere oscillazioni nei sintomi, senza che questo significhi necessariamente un peggioramento stabile.
Detto questo, è importante confrontarsi con il medico che la segue, per valutare insieme l’andamento della terapia e eventuali aggiustamenti.
Accanto ai farmaci, un supporto psicologico può aiutarla a gestire l’ansia e i momenti di difficoltà con maggiore stabilità.
Un caro saluto.
Buonasera,
capisco la preoccupazione, soprattutto dopo aver iniziato a stare un po’ meglio. Due giorni di aumento dell’ansia o sensazioni come i “vuoti di testa” possono capitare durante il percorso di cura e non significano necessariamente che si stia tornando indietro. Farmaci come lo Zoloft e la mirtazapina agiscono gradualmente e il miglioramento non è sempre lineare, ma può avere delle oscillazioni.
È importante osservare l’andamento nei prossimi giorni e, se i sintomi dovessero persistere o intensificarsi, confrontarsi con il medico curante per eventuali aggiustamenti. Nel frattempo, cerchi di non allarmarsi per queste fluttuazioni, che sono piuttosto comuni nelle fasi iniziali o di assestamento della terapia.
Resto a disposizione, sono la Dott.ssa Janett Aruta, psicologa, e ricevo online su MioDottore e in presenza a Palermo.
capisco la preoccupazione, soprattutto dopo aver iniziato a stare un po’ meglio. Due giorni di aumento dell’ansia o sensazioni come i “vuoti di testa” possono capitare durante il percorso di cura e non significano necessariamente che si stia tornando indietro. Farmaci come lo Zoloft e la mirtazapina agiscono gradualmente e il miglioramento non è sempre lineare, ma può avere delle oscillazioni.
È importante osservare l’andamento nei prossimi giorni e, se i sintomi dovessero persistere o intensificarsi, confrontarsi con il medico curante per eventuali aggiustamenti. Nel frattempo, cerchi di non allarmarsi per queste fluttuazioni, che sono piuttosto comuni nelle fasi iniziali o di assestamento della terapia.
Resto a disposizione, sono la Dott.ssa Janett Aruta, psicologa, e ricevo online su MioDottore e in presenza a Palermo.
Salve, spesso alla terapia farmacologica è bene affiancarne una psicoterapeutica per far sì che gli effetti siano duraturi.
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