Salve, vorrei esporre un mio problema. Sono una ragazza di 22 anni, studentessa fuorisede al secondo

27 risposte
Salve, vorrei esporre un mio problema. Sono una ragazza di 22 anni, studentessa fuorisede al secondo anno di psicologia. Non so più cosa fare: non riesco a studiare. Puntualmente, ogni volta che si avvicina la data dell’esame, non tocco libro fino al giorno prima in cui, ovviamente, non concludo nulla. Non trovo nessuno scopo nello studiare e non riesco a dare gli esami. Ho accumulato esami su esami in questo modo. Questo mi porta ad uno stato mentale di annientamento totale: mi sento un fallimento, un peso sulle spalle della mia famiglia e soprattutto una delusione. Ho anche pensato che possa essere magari il corso di studi, ma amo così tanto il mondo della psicologia e ció che lo circonda. Aiutatemi perfavore almeno a capire dove sbaglio e cosa posso fare. Grazie. <3
Dott.ssa Elena Brizi
Psicologo, Psicologo clinico
Tarquinia
Buongiorno,
Comprendo come puoi sentirti..non è facile affrontare tutto questo.
Già solo esporre questa situazione dimostra la voglia di farcela e di andare avanti.
So che la sensazione di non riuscire a studiare è difficile da sconfiggere, soprattutto nel momento in cui sei forzata a farlo (magari perché c’è un esame a breve), perché non proviene da una nostra iniziativa spontanea. Potresti provare ad iniziare a leggere per la materia che ti ha affascinato di più, quella che vorresti scoprire ed approfondire più delle altre.
All’inizio non sarà facile lo so, ma vedrai che dopo un piccolo sforzo ti verrà la curiosità e sembrerà meno complicato di quanto avevi immaginato.
Se hai voglia di parlarne, mi trovi a disposizione.
Dott.ssa Elena Brizi, psicologa

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Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, una buona risposta a questo momento potrebbe trovarla proprio nel fare esperienza di un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che l'accompagnino nel fare chiarezza su quali sono le sue motivazioni profonde delle sue difficoltà e le risorse che può mettere in campo per superarle e ritrovare la soddisfazione perduta.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Dott. Riccardo Fiorilli
Psicologo, Sessuologo, Psicologo clinico
Roma
Salve,
quello che descrive è un problema comune a molti: il meccanismo che spesso si verifica nel concreto implica che i sentimenti spiacevoli che si provano in relazione all'università finiscano per essere di ostacolo allo stesso studio, rendendo più difficile mettersi sui libri e rendendolo meno efficace.
Ma questo è solo il meccanismo che si verifica nel concreto, le motivazioni che ne stanno alla base invece sono tutte personali. Il mio sincero consiglio per Lei è quello di iniziare un percorso di psicoterapia: sono convinto che possa aiutarla a sbloccarsi e, se deciderà di continuare a intraprendere questo percorso, le sarà di grande aiuto per la sua futura professione.
Un saluto
Dott.ssa Agustina Aguiar
Psicologo, Psicologo clinico
Montecchio Maggiore-Alte Ceccato
Ciao,

grazie per aver scritto con tanta sincerità. Da quello che racconti non emerge una mancanza di capacità o di interesse per la psicologia, ma piuttosto un blocco legato alla pressione, al senso di fallimento e alla paura di deludere, che finiscono per paralizzare lo studio proprio quando l’esame si avvicina.

Questo meccanismo è molto frequente e non indica che tu stia “sbagliando strada”, ma che in questo momento il carico emotivo è troppo alto per essere gestito da sola. Il fatto che tu ami la psicologia è un elemento importante da tenere distinto dalle difficoltà attuali nello studiare.

Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a comprendere meglio questo blocco, lavorare sul senso di colpa e sull’autosvalutazione, e ritrovare un modo più sostenibile di affrontare l’università. Chiedere aiuto non è un fallimento, ma un primo passo per uscire da questa impasse.
Dott.ssa Lioy Marta
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentile utente, per rispondere alla sua domanda è necessaria una conoscenza più approfondita. Se è sua intenzione andare a fondo a questo quesito potrebbe essere opportuna qualche seduta per inquadrare quale sia la natura del suo blocco e di lì per capire quale il trattamento più idoneo.
Dott. Gabriele Caputi
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Buonasera, la difficoltà che descrive non riguarda lo studio in sé, ma il significato emotivo che gli esami hanno assunto per lei. Quando lo studio diventa una prova del proprio valore personale, la paura di non farcela può portare al blocco e alla procrastinazione, alimentando un senso di fallimento sempre più forte. Il fatto che lei ami la psicologia è un dato importante e suggerisce che il problema non sia la scelta del corso, ma il carico di aspettative, giudizio e pressione che sta vivendo. In queste condizioni è comprensibile perdere motivazione e scopo.
Un supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa alimenta questo blocco, a separare il suo valore personale dal rendimento universitario e a ritrovare un modo più sostenibile di affrontare lo studio. Rimango a disposizione, anche online.
Cordialmente, Dott. Gabriele Caputi
Dott.ssa Chiara Lisa Lovati
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Milano
Gentilissima,
quello che descrive non è pigrizia né mancanza di capacità, ma un circolo di ansia, blocco e autosvalutazione molto frequente nel percorso universitario, soprattutto quando si accumulano esami e aspettative. Il rimandare lo studio non è una scelta consapevole, ma spesso un tentativo di proteggersi da emozioni difficili come la paura di fallire, di deludere o di non essere all’altezza.
Il fatto che Lei senta un forte interesse e amore per la psicologia è un elemento importante: suggerisce che il problema non sia il corso di studi, ma il modo in cui, in questo momento, sta vivendo il rapporto con le aspettative, il tempo e il giudizio. Spesso chi si sente “bloccato” è anche molto esigente con sé stesso e fatica ad accettare l’idea di procedere per piccoli passi.

Può essere utile lavorare su obiettivi molto ridotti e realistici, separando lo studio dall’idea di dover dimostrare qualcosa. Allo stesso tempo, la sofferenza emotiva che descrive — sentirsi un fallimento, un peso o una delusione — merita ascolto e spazio. Un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a comprendere meglio questo blocco, a ridurre l’autocritica e a ritrovare un rapporto più sostenibile con lo studio e con sé stessa.

Se ne avesse bisogno può contattarmi in privato.

Un saluto,
Dott.sa Chiara Lisa Lovati
Dott. Alex Pagano
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buona sera, ha notato se anche durante il primo anno le succedeva una cosa simile? O sta succedendo solo ora? É cambiato qualcosa rispetto al primo anno? Se dovesse descrivere come si sente prima degli esami cosa direbbe? Sente ansia? Paura? Si sente svogliata?
Quando parla di non trovare scopo nello studiare cosa intende? Non vede uno scopo per una futura professione o parla più di stimoli attuali nell'avere voglia di studiare?

Oltre al contributo economico sente che la sua famiglia la supporta in questa scelta universitaria o avrebbe preferito altro?

Il passaggio dalle superiore all'università può essere destabilizzante proprio perché la mole di studio aumenta esponenzialmente e spesso ci si ritrova ad affrontare tutto ciò senza aver ancora trovato un metodo di studio personalizzato.

Ha mai provato ad esempio a confrontarsi con dei colleghi così da poter avere più stimoli nello studiare e magari ripetere le materie insieme?
Ci sono alcune materie che potrebbero interessarle di piú? A volte anche approfondire argomenti più stimolanti tramite video su YouTube o altre ricerche può essere utile per uscire da questa sensazione di blocco .

Già il fatto di sapere di amare il mondo della psicologia é un ottimo punto di partenza dal quale partire.

Ora probabilmente deve riuscire a trovare il metodo di studio più adatto a lei.
Se sente di pesare economicamente sulla sua famiglia potrebbe anche ponderare l'idea di fare qualche piccolo lavoretto che le dia la possibilità di contribuire alla sua formazione e di prendersi con meno "sensi di colpa" il tempo necessario per ritrovare la passione per ciò che ha scelto .

Chiaramente non conosco il contesto però parlare di quello che prova con la sua famiglia potrebbe esserle utile e di conforto .

É probabile che debba ritrovare un po' di motivazione. Pratica qualche attività sportiva?
A volte anche ripartire dal corpo puó portare enormi benefici sull'umore e sui circuiti di motivazione.

Anche se in questo momento potrà sembrarle tutto molto difficile cerchi di focalizzarsi sull'obiettivo finale che probabilmente é anche il motivo che l'ha spinta a scegliere questa università .

Le auguro un grande in bocca a lupo.
Un saluto, Dott Alex Pagano.
Dott.ssa Noemi Persiani
Psicologo, Psicologo clinico
Formigine
Salve, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità quello che sta vivendo. Dalle sue parole emerge una sofferenza profonda, ed è importante sottolineare che ciò che descrive non è mancanza di volontà né disinteresse: sembra piuttosto un blocco che nasce all'interno di lei.
Può capitare a volte che lo studio e gli esami diventano una misura del proprio valore personale, e la paura di non essere all’altezza può paralizzare. In questo senso, il rimandare o il non riuscire a studiare può essere una risposta di difesa, non un errore.
Forse, più che chiedersi cosa sta sbagliando, potrebbe essere utile domandarsi cosa dentro di lei sta chiedendo ascolto e comprensione. Dalle sue parole emerge una grande passione per il mondo della psicologia, e forse proprio un percorso psicologico potrebbe essere il luogo sicuro in cui indagare queste domande.
Le mando un caro saluto, e le auguro un felice percorso.
Dott.ssa Noemi Persiani
Dott.ssa Monica Venanzi
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Forte ti suggerisco qualcosa a cui hai già pensato, un percorso di psicoterapia. Sono molto frequenti dei blocchi di questo genere, e da collega ti confermo che hai scelto una facoltà molto affascinante, ma tutt'altro che semplice; è molto impegnativa anche dal punto di vista emotivo. Una terapia ti tornerà utile anche sul piano professionale, e può essere uno spazio protetto in cui affrontare la complessità che è dietro a questo disagio che hai esposto. Ad ogni modo, coraggio!
Dott.ssa Francesca Savoia
Psicologo, Psicologo clinico
Asti
Gentile utente,
grazie per aver condiviso il suo malessere e le sue preoccupazioni. Proverò a rispondere ad alcuni quesiti che ha posto e a riflettere insieme su quali motivazioni possano generare tali blocchi. Dalle sue parole si coglie un interesse verso la disciplina della psicologia e un desiderio di mantenere vivo questo percorso nonostante le difficoltà che sta incontrando a dare gli esami. Questa consapevolezza è sicuramente un punto fermo nella sua storia e meriterebbe una indagine accurata per arrivare a comprendere i motivi che la spingono a mettere in atto tutti quei meccanismi di evitamento dagli esami e dallo studio,impedendole di raggiungere ciò che desidera.
Credo molto nel lavoro di analisi e ritengo che ogni professionista, soprattutto chi lavoro in questo campo, dovrebbe fare un percorso per conoscere se stesso e sperimentarsi nella domanda e nell'incontro con l'inconscio.
Rimango a disposizione se volesse prenotare un appuntamento o contattarmi.
A presto, un caro saluto
Dott.ssa Antea Viganò
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pessano con Bornago
Gentilissima, grazie per la condivisione innanzitutto. Comprendo quello che ci riporti, e immagino la frustrazione che questo blocco nello studio ti sta causando. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarti ad esplorare e provare a comprendere le radici e le origini di quello che ti sta accadendo, individuando insieme allo specialista delle strategie per affrontare funzionalmente questa fatica.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso un momento così delicato e sofferente che sta attraversando. Non è insolito incontrare difficoltà lungo la strada e il percorso che stiamo affrontando; possono emergere dubbi, pensieri, ripensamenti. Questo non significa essere un fallimento e non si è sbagliati per questo. Sicuramente potrebbe essere importante e fondamentale andare a comprendere il perchè stia attraversando questa fase e se sia successo qualcosa di particolare che l'ha portata e sviluppare tali pensieri.
Iniziare un percorso con un professionista, potrebbe aiutarla a conoscersi meglio e comprendere quanto le sta accadendo, così che possa sentirsi meglio.
Si ricordi che non è sbagliata e non è un fallimento.
Se vuole, possiamo iniziare questo percorso insieme.
Non esiti a contattarmi, sono a sua disposizione.
Un saluto
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologa clinica e forense
Psicodiagnosta
Carissima,
dal tuo testo emerge molta sofferenza.
Questo problema si è presentato solo di recente o c'è sempre stato?
Dici di amare il mondo della psicologia ma di non aver scopo nello studio e queste due frasi suonano incoerenti. Forse ti piace la psicologia ma non ti convince questa professione?
Oppure si tratta di una difficoltà nell'organizzare lo studio?

Bisognerebbe approfondire da cosa nascono le difficoltà.
Lo studio riesce bene quando c'è interesse per l'argomento. Se tu hai passione questo è già un buon vantaggio. In seguito occorre organizzazione.
Un metodo semplice potrebbe essere quello di dividerti il materiale nei giorni precedenti all'esame.
Faccio un esempio: se siamo al 30 gennaio, hai un esame il 12 febbraio ed hai 100 pagine da studiare può essere un buon metodo quello di studiare 10 pagine al giorno e tenersi due giorni per fare un paio di ripassi finali.
Questo ti consente di suddividere la fatica della lettura, comprensione e memorizzazione per non sovraccaricare la mente e di avere tempo per il ripasso finale che è fondamentale per fissare i concetti, fare i collegamenti, scriversi una mappa mentale che racchiuda un po' l'insieme delle argomentazioni.

IN fase di prima memorizzazione (quando studi le 10 pagine alla volta) è importante leggere e ripetere ad alta voce.
Questo perché in questo modo la memorizzazione usa più canali: leggi vedendo le parole ma al tempo stesso parli e ascolti ciò che leggi. Usando più sensi la memorizzazione è potenziata.
Leggi un paragrafo alla volta e lo ripeti, poi il successivo e via così. Alla fine di ogni giorni ripeti le 10 pagine del giorno.
Quando arrivi alla fine è il momento del ripasso. E' probabile che al primo ripasso finale tu possa ricordare poco. Può succedere ma non allarmarti. Il ripasso serve proprio a questo.
Tenendoti due giorni per il ripasso finale fai in realtà due ripassi, uno un giorno e l'altro il successivo, appena prima dell'esame. Vedrai che al secondo ripasso riuscirai a tenere a mente molte più cose e a fare molti più collegamenti.
Soprattutto se l'esame è orale è fondamentale che ripassando tu provi ad esporre i concetti ad alta voce. Puoi ripeterli facendo finta di avere il professore davanti.

Ognuno ha un ciclo giornaliero diverso ma tendenzialmente al mattino si è più riposati e si fa meno fatica mentre dopo pranzo viene sonno e la sera si è stanchi.
Se tendi ad essere ansiosa evita caffè ma cerca di rilassarti per dormire bene perché il sonno ha una funzione essenziale nella memorizzazione a lungo termine.

Ti sono vicina e resto disponibile qualora volessi approfondire alcuni metodi e tecniche o valutare un'altro percorso.

Un caro saluto

Dott.ssa Mazzilli Marilena
Dott.ssa Cecilia Calamita
Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Gentile utente,
da ciò che descrive non emerge una mancanza di capacità o di interesse, ma un blocco legato all’ansia, al senso di fallimento e alla pressione su di sé. La procrastinazione che vive non è pigrizia: spesso è una strategia inconscia per evitare emozioni molto dolorose (paura di non essere all’altezza, di deludere, di confermare un’immagine negativa di sé).

Il fatto che lei ami la psicologia è un elemento importante: indica che il problema non è la scelta del corso, ma il rapporto che si è creato tra studio, autovalutazione e aspettative. Quando lo studio diventa una prova del proprio valore personale, la mente tende a bloccarsi.
E' importante fermarsi, ascoltarsi e valutare un percorso psicologico, per avere supporto e comprendere le cause di questa sofferenza. Rimango a disposizione per lei!

Dott.ssa Cecilia Calamita
Dott.ssa Mabel Morales
Psicologo, Psicologo clinico
Seveso
Gentilissima, innanzitutto grazie per la sua condivisione.
Dalle sue parole emerge una sofferenza intensa, fatta di blocco, senso di fallimento e forte auto-critica. È comprensibile sentirsi così quando lo studio diventa fonte di pressione e perde significato, soprattutto lontano da casa e con aspettative percepite come molto alte. Il fatto che lei ami la psicologia è un elemento importante: spesso il problema non è il corso di studi in sé, ma il carico emotivo che si costruisce intorno alla performance, alla paura di deludere e al sentirsi “indietro”, o “fuori tempo”.

Un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a comprendere cosa mantiene questo blocco, a dare spazio a ciò che sta vivendo e a ritrovare gradualmente motivazione e fiducia in sé.

Non è un fallimento chiedere aiuto, ma un primo passo per prendersi cura di sé. Se lo desidera, resto a disposizione per valutare insieme un percorso di supporto.
La saluto cordialmente
Dott.ssa Mabel Morales
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, la ringrazio per aver scritto con tanta sincerità, perché dalle sue parole si sente tutta la fatica e il dolore che sta vivendo. Quando una persona desidera qualcosa profondamente, come nel suo caso lo studio della psicologia, e allo stesso tempo si sente bloccata, il contrasto può diventare devastante. Non è solo una difficoltà nello studiare, è una sofferenza che tocca l’identità, il valore personale, l’immagine che ha di sé e il legame con la propria famiglia. Quello che descrive non assomiglia a pigrizia né a mancanza di interesse. Al contrario, emerge un coinvolgimento emotivo molto forte. Proprio perché per lei lo studio è importante, ogni esame sembra diventare una sorta di giudizio su chi è, sul suo valore come persona, sul suo futuro. In queste condizioni, la mente spesso reagisce mettendo in atto un blocco. Evitare di studiare diventa paradossalmente un modo per proteggersi da un possibile fallimento vissuto come intollerabile. Il problema è che questa protezione, nel tempo, finisce per alimentare esattamente ciò che si teme di più. Lei racconta che quando si avvicina l’esame non riesce a toccare libro, come se qualcosa dentro di lei si spegnesse. Questo accade spesso quando lo studio perde il suo significato concreto e si carica di un peso emotivo enorme. Non è più solo apprendere, ma dimostrare di non essere un fallimento, di non deludere nessuno, di meritare il posto che si occupa nel mondo. In questo clima interno, la motivazione si prosciuga e subentra un senso di paralisi che non ha nulla a che vedere con l’intelligenza o con le capacità. Il modo in cui si descrive, come un peso o una delusione, è particolarmente duro. È come se la voce che la giudica fosse costantemente presente e non le lasciasse spazio per sbagliare, rallentare o fare fatica. Quando questa voce prende il controllo, ogni tentativo di iniziare a studiare viene accompagnato da ansia, vergogna e senso di inadeguatezza. A quel punto, la mente cerca una via di fuga, rimandando tutto fino all’ultimo momento, salvo poi confermare la profezia negativa il giorno dell’esame. È importante notare che lei non mette in discussione l’amore per la psicologia. Questo è un elemento prezioso. Spesso il problema non è la scelta del corso, ma il modo in cui quella scelta si è intrecciata con aspettative, pressioni e timori. Studiare qualcosa che si ama può diventare ancora più difficile se si sente di dover essere all’altezza di un ideale molto alto. L’errore, la lentezza o il semplice non sapere vengono vissuti come prove di non essere adatta, invece che come parti normali di un percorso universitario. Capire dove “sbaglia” non significa trovare una colpa, ma riconoscere un meccanismo che si è instaurato nel tempo. Un meccanismo fatto di paura di fallire, evitamento e autoaccusa, che si autoalimenta. Il punto di partenza non è studiare meglio, ma ridurre la pressione che lei mette su se stessa e separare il valore personale dal risultato degli esami. Finché ogni prova sarà vissuta come una sentenza su chi è, sarà molto difficile trovare uno scopo nello studio. Lei non è un fallimento, sta vivendo una difficoltà reale che merita ascolto e comprensione. Il fatto che chieda aiuto e cerchi di capire cosa le sta succedendo è già un segnale di grande consapevolezza. Il suo blocco non definisce chi è né ciò che potrà diventare. È una fase che può essere compresa e affrontata, passo dopo passo, ritrovando un rapporto più umano e meno giudicante con se stessa e con lo studio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Donatella Costanzo
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Da quello che descrive, non sembra mancanza di capacità o di interesse, ma un blocco profondo legato alla pressione, al senso di fallimento e a un’autocritica molto dura. Questo circolo — più rimando, più mi sento incapace, meno riesco a studiare — è purtroppo molto comune e può diventare paralizzante.
Il fatto che lei ami la psicologia è un elemento importante: spesso non è il corso di studi il problema, ma il carico emotivo che si attiva intorno alla performance, alle aspettative e alla paura di deludere. Quando queste emozioni prendono il sopravvento, lo studio smette di essere accessibile, anche per persone motivate e intelligenti.
Un percorso psicologico può aiutarla a capire cosa alimenta questo blocco, a lavorare sul senso di valore personale e a trovare un modo più sostenibile di stare nello studio e negli esami, senza sentirsi annientata.
Se lo desidera, può scrivermi così posso consigliarle uno psicologo che abita dalle sue parti e che possa aiutarla ad affrontare questo momento.
Un caro saluto
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Cara ragazza,
grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Da ciò che descrivi emerge una sofferenza reale, che va ben oltre la semplice “pigrizia” o mancanza di volontà.

Il meccanismo che racconti è molto frequente: l’avvicinarsi dell’esame attiva ansia, paura di non essere all’altezza, timore di deludere le aspettative (tue e della tua famiglia). Per proteggerti da queste emozioni così dolorose, la mente può mettere in atto l’evitamento: rimandare lo studio, non iniziare, “congelarsi”. Nel breve termine questo riduce l’ansia, ma nel lungo termine alimenta senso di fallimento, vergogna e autosvalutazione, creando un circolo vizioso sempre più pesante.

Il fatto che tu ami la psicologia è un elemento molto importante e fa pensare che il problema non sia tanto il corso di studi, quanto il carico emotivo che si è associato allo studio: perfezionismo, paura di sbagliare, confronto con ideali molto alti, possibile stanchezza emotiva o un abbassamento del tono dell’umore. Quando lo studio perde significato, spesso non è perché “non interessa più”, ma perché è diventato il terreno su cui si misura il proprio valore personale.

Non stai “sbagliando” qualcosa in modo consapevole, né sei un fallimento. Stai probabilmente affrontando una difficoltà che richiede di essere compresa e sostenuta, non combattuta da sola. Lavorare su questi blocchi permette spesso di ritrovare motivazione, senso e strumenti concreti per riprendere gradualmente il percorso, senza giudicarsi continuamente.

Proprio per questo, ti consiglierei di approfondire la situazione con uno specialista: un percorso psicologico può aiutarti a capire cosa sta succedendo, interrompere questo circolo di autosvalutazione e costruire un modo più sano e sostenibile di vivere lo studio e te stessa.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
La ringrazio per aver scritto e per aver espresso con tanta chiarezza ciò che sta vivendo.
Da ex studente di psicologia, comprendo molto bene quanto questa situazione possa essere pesante e frustrante. Quello che descrive non parla di mancanza di capacità o di interesse, ma piuttosto di un circolo di blocco, ansia e autosvalutazione che si attiva proprio quando l’esame si avvicina. Più cresce la pressione, più diventa difficile studiare, e questo finisce per confermare l’idea di “non farcela”, alimentando il senso di fallimento.
Il fatto che ami la psicologia è un elemento importante e va tenuto in considerazione: spesso il problema non è il corso di studi in sé, ma il modo in cui si è instaurato il rapporto con lo studio e con le aspettative (proprie e familiari). In questi casi, lavorare su motivazione, gestione dell’ansia e significato personale dello studio può fare una grande differenza.
Un caro saluto,
Dott. Alessandro Ocera
Dott.ssa Caterina Lo Bianco
Psicologo, Psicologo clinico
Palermo
Cara ragazza,
ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così delicato. Da quello che scrivi non emerge una persona “svogliata” o incapace, ma una giovane adulta che sta vivendo un blocco profondo, carico di sofferenza, senso di colpa e solitudine. E questo merita prima di tutto rispetto, non giudizio.
Dal punto di vista clinico, quello che descrivi non è semplice procrastinazione. È un circolo che spesso incontro nel lavoro con studenti universitari, soprattutto in ambiti di studio ad alta risonanza emotiva come psicologia:
più l’esame si avvicina → più cresce l’ansia e il timore di deludere → più il corpo e la mente “si bloccano” → lo studio diventa impossibile → il fallimento apparente conferma l’idea di “non valere abbastanza”.
In un’ottica sistemico–relazionale, questo blocco non è il problema, ma una risposta: una risposta a pressioni interne ed esterne molto forti, spesso legate alle aspettative (tue e della tua famiglia), al perfezionismo e alla paura di perdere amore o stima se non “riesci”.
È molto significativo che tu dica di amare la psicologia. Questo ci dice che il senso non è sparito, ma probabilmente è stato soffocato dal peso del dover dimostrare qualcosa. Quando lo studio diventa un banco di prova del proprio valore personale, la mente può andare in “sciopero”: non perché non vuoi, ma perché è troppo.
Ti invito a riflettere su alcuni punti:
• Quando studi, per chi stai studiando davvero? Per te o per non deludere qualcuno?
• Che spazio ha l’errore nella tua storia? È stato vissuto come possibilità di apprendimento o come fallimento?
• Che significato ha per te “rimanere indietro”? È solo accademico o tocca la tua identità?
Cosa puoi fare, concretamente:
1. Smettere di partire dall’esame. In questa fase l’obiettivo non è “dare un esame”, ma ricostruire un rapporto non persecutorio con lo studio (anche 20 minuti al giorno sono un inizio clinicamente sensato).
2. Separare il tuo valore dagli esami: non sei i CFU che mancano. Questa confusione identitaria è uno dei principali fattori di blocco.
3. Non affrontare tutto da sola. Un supporto psicologico potrebbe aiutarti a dare un significato a questo stallo, non a “sbloccarti a forza”. A volte il blocco è un messaggio che chiede ascolto, non correzione.
4. Valutare anche, senza paura, se sei in una fase di esaurimento emotivo, ansia o umore depresso: non come etichette, ma come chiavi di lettura.
Vorrei lasciarti con una cosa importante: il fatto che tu stia soffrendo così tanto per questo tema indica che ci tieni profondamente. E chi tiene davvero, non è mai un fallimento.
Con il giusto spazio di comprensione – interna ed esterna – questo nodo può sciogliersi, e spesso diventa una risorsa preziosa anche per il tuo futuro come psicologa.
Se senti il bisogno, chiedere aiuto è già un primo atto di responsabilità verso te stessa, non una resa.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Sara Camilla Spinosi
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Gentilissima,

immagino che non sia facile, soprattutto all'inizio di un percorso formativo, vivere quello che ha descritto.

Riformulerei la sua domanda da "cosa devo fare" a "cosa sta succedendo in questo momento della mia vita? Da quanto sto così? cosa significa per me superare un esame e andare avanti?". Amplierei lo sguardo sul suo momento di vita, ci sono altre sfere dove si sente un peso o si sente di non riuscire?
Non riuscire a dare gli esami è il "sintomo" e, per questo, non c'è uno sbaglio da rimediare (per rispondere alla domanda "dove sbaglio").
Nella domanda ha detto che è fuorisede, non so in quale luogo, ma qualora fosse interessata è possibile svolgere i colloqui anche da remoto.

Qualora fosse interessata ad approfondire, rimango a disposizione.
Dott.ssa Spinosi Sara Camilla
Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno. Penso che nessuno di noi psicologi ti possa mai dire cosa fare, ma possiamo aiutarti ad esplorare insieme a te questo blocco universitario trovando delle modalità per prendercene cura. Oltre a lavorare sul tema del sentirti un fallimento e un peso per la tua famiglia, che immagino abbia un impatto emotivo notevole in una situazione già di difficoltà. Emozioni che possono promuovere un mantenimento di uno stato di blocco.
Ti suggerisco di iniziare un percorso psicologico.
Rimango a tua disposizione, anche online.
Un caro saluto, Dott.ssa Martina Orzi
Buongiorno,
da quello che racconta sembrerebbe esserci una sorta di "blocco" legato allo studio e alla preparazione degli esami. Com'è andato il primo anno? Come andava prima lo studio? Potrebbe esserci stato qualche avvenimento che possa avere una correlazione con questo suo senso di "annientamento e fallimento"? Provi ad affrontare questi aspetti con un professionista, potrebbe aiutarla a ristabilire ordine e significato nella sua vita e a ritrovare il benessere che le manca al momento. Un caro saluto
Dott.ssa Erica Giuliani
Psicologo, Psicoterapeuta
Latina
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso qualcosa di così personale. Da quello che scrive emerge una sofferenza reale e profonda, e il fatto che lei riesca a metterla in parole è già un segnale di consapevolezza e forza. La difficoltà di cui parla non riguarda una mancanza di intelligenza o di impegno, ma sembrerebbe essere legata ad un blocco che si attiva soprattutto in prossimità dell'esame. In queste situazioni non di rado capita che entrino in gioco diverse emozioni (ansia, paura di fallire, senso di delusione) e anche pensieri molto duri verso se stessi, che finiscono per paralizzare invece di motivare. È importante sottolineare che ciò che vive è più comune di quanto si pensi. Il fatto che a lei piace psicologia non mi fa pensare che il problema sia legato ad “una scelta sbagliata”, quanto piuttosto al carico emotivo che si è intrecciato con lo studio.
Magari provi a chiedersi "cosa succede quando studio?", anziché "dove sbaglio", e osservare quali sono i pensieri che emergono, quali sono le emozioni e cosa teme possa accadere. Da qui è possibile costruire un percorso per sciogliere gradualmente questo blocco, lavorando sia sull’organizzazione dello studio sia sul dialogo interno che sembra essere molto critico ("mi sento un fallimento"). In tal senso, la incoraggio a considerare l’idea di parlarne con un professionista, che possa aiutarla.
Dott.ssa Giada Casumaro
Psicologo, Terapeuta, Professional counselor
Rovereto sulla Secchia
Ciao, mi dispiace molto che tu provi questa frustrazione per un qualcosa che ami.
Proverei a capire se hai delle paure relative al dopo università, se ti spaventa qualcosa. Magari non è così e se te ne accorgi inizierei a prendermi un periodo di pausa e ascoltarti, non caricarti sulle spalle troppe responsabilità che poi a volte peggiorano e non aiutano.
Se hai bisogno possiamo effettuare un percorso insieme per vivere meglio questo momento.
Dott.ssa Casumaro Giada
Gent.ma utente,
grazie per aver condiviso il suo periodo così difficile nell'ambito degli studi universitari. Immagino che ciò le stia provocando conseguenze negative anche in altri ambiti della vita ed è giusto prestare attenzione alla propria quotidianità nel complesso.
Questa perdita di motivazione di cui parla può scaturire da diversi fattori: potrebbe essere una fase di stress cronico che si è accumulato nel tempo e che le impedisce di essere concentrata ed efficiente quando vorrebbe studiare; potrebbe anche trattarsi di una perseveranza su obiettivi stabiliti in precedenza e che hanno bisogno di essere rivisti e corretti; potrebbe, infine, essere una forma di procrastinazione legata all'ansia di ottenere dei risultati che lei stessa si aspetta, ma che riguardano anche l'aspettativa delle persone che la circondano.
Lei è ai primi approcci con la materia psicologica, ma certamente è sensibile a valutare l'opzione di un supporto da parte di un professionista. Non sempre la forza di volontà è sufficiente a invertire una rotta, e non sempre da soli si riesce a prendere piena consapevolezza delle strategie da adottare per ricercare maggiore motivazione a raggiungere determinati obiettivi di benessere.
Ci sono molti pensieri negativi che stanno comparendo nella sua mente e rischiano di diventare una pericolosa ruminazione fatta di giudizi negativi, perdita di fiducia e di speranza.
Ha fatto il primo passo nel realizzare che ci sono delle difficoltà da superare. Ha compreso anche che c'è la volontà di cambiare lo stato delle cose guardandosi dentro. Ora serve l'ulteriore passo in avanti nell'avvalersi del giusto supporto psicologico.
Restando a sua disposizione, anche online, le auguro il meglio!
Dott. Antonio Cortese

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