SAlve sono una ragazza di 30 anni. . Sono ancora a lutto per la morte di mio padre. E in più ho una

25 risposte
SAlve sono una ragazza di 30 anni.
. Sono ancora a lutto per la morte di mio padre. E in più ho una situazione difficile da affrontare. MIA MAMMA che soffre di depressione psicotica o disturbo bipolare . Non ho ben capito la differenza. Sono molto demoralizzata perché sento che devo aiutarla. Ma allo stesso tempo sembra di nn avere più una vita avanti. Dato che sono la sua unica figlia e il peso della sua malattia è delle altre cose è tutto sulle mie spalle. A VOLTE PENSO che mi serve un aiuto psicologico per affrontare queste ultimi "traumi". Ma anche traumi vissuti nella mia infanzia che non ho mai approfondito, e di cui non ricordo nulla. Altre volte credo di farcela ad aiutare lei e me stessa. Inoltre non so come fare con lei e contemporaneamente cercare di fare una mia vita anche con il mio fidanzato,prima o poi vorrei anche sposarmi o fare una nuova famiglia.ma mi sento in colpa per mia mamma. Cosa possa fare???
Dott.ssa Fabiola Russo
Psicologo clinico, Psicologo
Casavatore
salve, capisco la situazione e mi dispiace per il suo lutto. Al momento ha molte responsabilità di cui occuparsi, credo che la strada migliore sia affidarsi a un professionista, sia per sua madre che per aiutare lei ad alleggerire l'enorme carico a cui è sottoposta. Si prenda cura di lei.
Dr.ssa Fabiola russo

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Dott.ssa Livia Sterza
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Roma
Buongiorno,
desidero innanzitutto riconoscere il coraggio e lo sforzo che ha fatto nel decidere di chiedere aiuto. Esporsi e raccontare ciò che si sta vivendo non è mai semplice, soprattutto quando si attraversa un periodo difficile. Il solo fatto di aver scritto qui rappresenta un passo importante verso la possibilità di prendersi cura di sé.

Immagino che quello che sta affrontando comporti una grande fatica, forse silenziosa, ma costante. A volte ci si sente soli nel sostenere pesi emotivi che diventano sempre più difficili da gestire.
Per questo credo sia fondamentale potersi ritagliare uno spazio in cui fermarsi, essere ascoltati senza giudizio e iniziare a dare voce e significato a quello che si sta vivendo. Un percorso di terapia può offrire proprio questo: un tempo e un luogo per sé, dove ricostruire senso, trovare nuove risorse e riattivare il proprio benessere. Nonostante questo possa far paura.
Se sente che è il momento di iniziare questo cammino, resto a disposizione per un primo incontro.
Cordialmente,
Dottoressa Livia Sterza
Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Forlì
Buongiorno cara, voglio dirti subito una cosa importante: quello che provi, la fatica, lo sconforto, il senso di non avere più una vita davanti, non è esagerato, non è debolezza. È la risposta naturale di una persona che sta affrontando contemporaneamente un lutto , il carico di un genitore gravemente malato e il tentativo di costruire la propria vita adulta.

Partiamo da qualcosa di cui devi esser consapevole: tu non sei responsabile della malattia di tua madre, né della sua cura completa. Capisco che essendo figlia unica e avendo perso l'altro genitore tutto sembra ricadere naturalmente su di te, ma in realtà devi vedere le cose da una propsettiva diversa. Tua madre ha una patologia psichiatrica seria,che sia depressione psicotica o disturbo bipolare, si tratta comunque di condizioni che richiedono un trattamento specialistico continuativo, non solo l'amore e la presenza di una figlia.

Il senso di colpa che provi quando pensi alla tua vita, al matrimonio, a una tua famiglia, è comprensibile ma NON giustificato. Ascoltami bene: tu hai il pieno diritto di costruire la tua esistenza, di sposarti, di avere figli, di essere felice e questo non significa abbandonare tua madre, significa riconoscere che lei è un adulto con una patologia che va gestita da professionisti, mentre tu sei sua figlia, non la sua terapeuta.

Quando dici che a volte pensi di avere bisogno di un aiuto psicologico e altre volte credi di farcela da sola, ti stai ponendo una domanda sbagliata. Non si tratta di "farcela o non farcela": si tratta del fatto che stai attraversando un periodo della vita oggettivamente complesso, con un lutto recente, traumi infantili mai elaborati (e il fatto che tu non ricordi nulla è significativo), e una situazione familiare estremamente impegnativa. In queste condizioni, chiedere aiuto non è un segno di debolezza, è un atto di intelligenza e di cura verso te stessa.

Riguardo alla diagnosi di tua madre: la depressione psicotica è caratterizzata da episodi depressivi così gravi da includere sintomi psicotici (deliri, allucinazioni), mentre il disturbo bipolare alterna fasi depressive a fasi maniacali o ipomaniacali (di eccitazione, euforia, iperattività). Entrambe sono patologie serie che richiedono un follow-up psichiatrico costante, farmaci, e spesso un supporto psicologico. La differenza diagnostica precisa la può fare solo uno psichiatra che la segua nel tempo, ma per te ciò che conta è sapere che tua madre ha bisogno di una rete di cura professionale, non solo di te.

Quello che ti propongo è un lavoro terapeutico e alcune strategie pratiche:

1. Inizia subito un percorso psicologico individuale per te.
Non aspettare di "non farcela più": inizia ora, mentre hai ancora energie. Un percorso terapeutico ti aiuterà anche a costruire confini sani con tua madre, cosa essenziale per la tua sopravvivenza emotiva e per la sua stessa autonomia.

2. Organizza una rete di supporto per tua madre che non sia solo tu.
Contatta i servizi di salute mentale della tua zona: centri di salute mentale, assistenti sociali, associazioni per familiari di persone con disturbi psichiatrici. Esistono strutture diurne, gruppi di supporto, servizi domiciliari che possono alleggerire il carico. Se tua madre è seguita da uno psichiatra, chiedi un colloquio per capire come organizzare al meglio la sua assistenza. Non devi fare tutto da sola, e soprattutto non devi essere tu l'unico riferimento emotivo e pratico per lei.

3. Coinvolgi il tuo fidanzato.
Parlate insieme del vostro futuro e di come integrare la cura di tua madre (nei limiti giusti) nei vostri progetti. Lui deve sapere cosa stai vivendo e deve essere partecipe delle decisioni. Se volete sposarvi e avere una famiglia, dovete costruire fin da ora uno spazio protetto per la vostra coppia, che non sia invaso costantemente dalle emergenze materne. Questo non è egoismo: è salute.

4. Lavora sul senso di colpa.
Il senso di colpa è spesso l'eredità più pesante che riceviamo da dinamiche familiari complesse. Probabilmente hai imparato fin da bambina a sentirti responsabile della felicità o della sofferenza di tua madre. Ma questo ruolo non ti appartiene: tu sei la figlia, non sei la sua salvatrice. Tua madre ha diritto a cure adeguate, tu hai diritto a una vita piena. Queste due cose possono coesistere.

5. Esplora i traumi infantili in modo protetto.
Il fatto che tu non ricordi nulla della tua infanzia in un contesto di malattia psichiatrica materna è significativo. Crescere con un genitore gravemente depresso o con disturbo bipolare lascia segni profondi: paura dell'imprevedibilità, senso di responsabilità precoce, difficoltà a identificare e esprimere i propri bisogni. Questi aspetti vanno esplorati in terapia, con gradualità e sicurezza.

Tu hai trent'anni e una vita davanti. Tua madre ha una malattia seria, ma questa malattia non deve divorare anche la tua esistenza. Aiutarla significa trovare le risorse giuste per lei, non sacrificarti completamente. E prenderti cura di te non è tradirla: è l'unico modo per restare presente in modo sano, senza spegnerti. Un cordiale saluto,

Dott.ssa Marzia Mazzavillani
Psicologa clinica - Voice Dialogue - Mindfulness - Dreamwork
Dott.ssa Elena Gianotti
Psicologo, Psicoterapeuta
Milano
Buongiorno, grazie per la sua difficile condivisione. Ha fatto il primo passo: scrivere qui e chiedere aiuto; il mio suggerimento è di non fermarsi, e di intraprendere il prima possibile un percorso psicologico con un professionista di cui possa fidarsi, con cui possa aprirsi, e che possa sostenerla in questo momento di vita difficilissimo ed estremamente doloroso e complesso: ci sono un lutto, un disturbo importante e una grande solitudine da gestire, e per quanto sono sicura che abbia tante risorse, per essere arrivata fino a qui contando solo su di sè, fare tutto da soli è molto difficile, oltre che molto, forse troppo faticoso. Ha già fatto un passo scrivendo qui, non esiti a contattare un professionista che le possa ispirare fiducia e che possa accogliere la sua storia, aiutandola ad entrare anche nel suo passato. Se avesse domande o avesse bisogno di supporto mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Dott.ssa Orianna Miculian
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Trieste
Gentilissima, il legame che si crea tra figlio e genitori è un legame unico, parte dell'identità della persona. Quando muore uno di loro muore una parte di noi tuttavia 'l'altra parte' ha diritto di continuare a vivere. Prendersi cura di un genitore depresso o bipolare (che oscilla tra la depressione e l'euforia) non è certo un compito facile, specialmente se sta ancora affrontando la morte di papà. Sicuramente un professionista potrebbe sostenerla in queste fatiche, aiutandola ad esplorare pensieri ed emozioni che 'vivono' in lei e a capire meglio se stessa. E' giovane, riprenda in mano la sua vita, lei ci sarà sempre per sua mamma e, anche se si facesse una nuova famiglia, sarà comunque una brava figlia.
I miei migliori auguri
dott.ssa Miculian
dott.ssa Miculian
Dott.ssa Sandra Petralli
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pontedera
Salve, sta vivendo un carico emotivo e relazionale molto profondo, che la mette di fronte a responsabilità complesse, in un momento in cui lei stessa è in lutto e ha bisogno di sostegno. Perdere un padre e, contemporaneamente, essere il principale riferimento per una madre con un disturbo psichiatrico, può generare un forte senso di solitudine, colpa e impotenza. È del tutto umano sentire che la propria vita viene messa in secondo piano e che i desideri di autonomia, affetto e progettualità vengono soffocati da un senso del dovere che a volte diventa schiacciante. La depressione psicotica e il disturbo bipolare sono due condizioni diverse, ma possono sovrapporsi in alcune fasi. In ogni caso, la gestione di questi quadri richiede il coinvolgimento costante di uno psichiatra, e non può e non deve ricadere solo su di lei. Quello che sente, ovvero il bisogno di iniziare un percorso psicologico, non è solo legittimo ma anche estremamente saggio. In un approccio come quello della psicoterapia umanistica, potrebbe esplorare in profondità i vissuti legati alla sua infanzia, anche quelli che oggi le sembrano sfocati o assenti, perché spesso le emozioni trattenute a lungo trovano strade silenziose per manifestarsi nel presente.
Attraverso l’EMDR, potrebbe lavorare anche sui traumi legati alla malattia della mamma, al lutto e alle dinamiche familiari, per ridurre il carico emotivo che oggi la blocca. In situazioni simili, la Mindfulness può diventare un alleato prezioso per trovare uno spazio mentale di respiro, in cui recuperare la sua identità al di là del ruolo di “figlia che deve prendersi cura”. Lei ha diritto a costruire una vita sua, ad amare, progettare e anche a essere felice. Prendersi cura di sé non è un abbandono verso sua madre, ma un gesto di equilibrio che le permetterà di esserle accanto senza perdersi. Le suggerisco di rivolgersi quanto prima a uno psicologo psicoterapeuta, anche solo per iniziare a raccontare tutto questo in uno spazio protetto. Il fatto che si senta in colpa è comprensibile, ma anche il senso di colpa ha radici che possono essere comprese, elaborate e trasformate. Saluti, dott.ssa Sandra Petralli
Dr. Emilio Ruffolo
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Cosenza
Comprendo profondamente quanto sia gravoso quello che stai vivendo: il lutto per tuo padre, la responsabilità verso tua mamma e il desiderio legittimo di costruire la tua vita. È del tutto normale sentirti sopraffatta e ambivalente.
Il caregiving che stai vivendo è un'esperienza estremamente provante: richiede energie fisiche ed emotive costanti, spesso senza pause, e può portarti a mettere sistematicamente i tuoi bisogni in secondo piano. Non è solo fatica: è un riorganizzare continuamente la tua identità attorno alla cura dell'altro, con il rischio di perdere di vista te stessa.
La psicoterapia dei costrutti personali tra le altre insegna che il senso di colpa che provi quando pensi alla psicoterapia o al tuo futuro con il partner è un sentimento complesso da indagare e non un dikatat sa seguire. George Kelly descrive la colpa come una "transizione" tra i nostri ruoli: quando ti allontani dal ruolo di "accuditrice" per pensare a te stessa, vivi questo sentimento che può essere interpretato come tradimento ma anche come affermazione, come fuga ma anche come necessità. L'interpretazione del senso di colpa non è mai scontata! Esplorarlo in terapia può aiutarti a comprenderne i molteplici significati.
Un percorso psicoterapeutico non è un lusso o una debolezza: è un'occasione per accrescere le tue risorse, elaborare i traumi che porti con te, dare dignità al tuo lutto e trovare modi sostenibili per prenderti cura di tua mamma senza annullarti. Considera anche i gruppi di supporto per familiari di persone con disturbi psichiatrici.
Meriti di essere sostenuta in questo momento così complesso della tua vita.
Dott.ssa Claudia Mesto
Psicologo, Psicologo clinico
Bari
Grazie per aver condiviso qualcosa di così profondo e delicato. In situazioni come la tua, un percorso psicologico può essere uno spazio sicuro e prezioso per esplorare il dolore, la responsabilità che senti, e anche i vissuti del passato che emergono ora. Non si tratta di trovare subito tutte le risposte, ma di iniziare a prendersi cura di sé con rispetto e gradualità. È un cammino che può aiutare a ritrovare equilibrio, forza e prospettive nuove.
Dott.ssa Gloria Giacomin
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile,
da ciò che racconta emerge un profondo stato di sovraccarico emotivo, legato a una doppia fonte di dolore e responsabilità: il lutto per la perdita di suo padre, ancora recente e non del tutto elaborato, e la complessa situazione familiare con sua madre, che vive una condizione di sofferenza psichica importante. È del tutto comprensibile che lei si senta demoralizzata, divisa tra il desiderio di aiutare sua madre e quello di costruirsi una vita personale autonoma.
Essere il principale punto di riferimento di un genitore con una patologia psichiatrica può generare forte senso di colpa, impotenza e ambivalenza: da un lato la spinta a “salvarlo”, dall’altro il bisogno legittimo di tutelare se stessi e la propria serenità. Si tratta di un conflitto molto comune nei ruoli di cura familiari e che, se protratto nel tempo, può portare a sentimenti di esaurimento e perdita di prospettiva.
Il fatto che lei senta il bisogno di un aiuto psicologico è un segnale di grande consapevolezza e di forza: un percorso di sostegno potrebbe offrirle uno spazio protetto per elaborare il lutto, esplorare i vissuti della sua infanzia e comprendere meglio i suoi limiti e bisogni attuali. L’obiettivo non è “scegliere tra sé e sua madre”, ma imparare a stabilire confini sani, riconoscendo che prendersi cura di sé non significa abbandonare l’altro, bensì rendersi più capace di esserci in modo equilibrato.
Per quanto riguarda la condizione di sua madre, la differenza tra depressione psicotica e disturbo bipolare riguarda l’andamento dei sintomi e la presenza o meno di fasi maniacali o depressive con alterazioni del pensiero (come deliri o allucinazioni). È importante che continui ad essere seguita da un medico psichiatra, in modo che la diagnosi e il trattamento siano adeguati.
Le consiglio di non affrontare da sola questo carico: oltre al supporto psicologico individuale, può essere utile valutare la presenza di servizi territoriali (centri di salute mentale, gruppi di auto-aiuto, assistenti sociali) che possano sostenere sia lei sia sua madre nel percorso di cura.

Resto a disposizione,
Dott.ssa Gloria Giacomin
Dott.ssa Cristina Sinno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Gentile utente, ti ringrazio per aver condiviso una parte così intensa e delicata della tua storia. Da ciò che scrivi, emerge un momento di grande fatica, in cui convivono dolore, senso di responsabilità, desiderio di vivere la tua vita e allo stesso tempo il peso di ciò che accade intorno a te.
È comprensibile sentirsi demoralizzata e sopraffatta quando ci si sente soli nel prendersi cura di chi si ama, soprattutto se ci sono vissuti del passato mai esplorati che sembrano riemergere.
Il fatto che tu stia pensando a un aiuto psicologico è già un gesto importante verso te stessa. In un percorso insieme potremmo esplorare con delicatezza tutto ciò che stai vivendo, senza fretta e senza giudizio, per ritrovare uno spazio in cui ascoltarti davvero.
Se senti che può essere il momento, sono qui. Resto a disposizione per un primo colloquio conoscitivo, se lo desideri. Sono disponibile anche per terapie online ed ho aderito al programma del "bonus psicologo". Un caro saluto, d.ssa Cristina Sinno
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Psicologo, Psicologo clinico
Lentate sul Seveso
Ciao,
da quello che racconti stai vivendo un momento davvero intenso: il lutto per tuo padre, la preoccupazione per tua mamma e il peso di dover sostenere tutto da sola. È comprensibile che tu ti senta demoralizzata e divisa tra il desiderio di aiutare lei e quello di poter costruire la tua vita.

Quando ci troviamo in una relazione di cura con un genitore, soprattutto se è fragile o malato, può essere difficile capire dove finisce il nostro compito e dove comincia il diritto di occuparci di noi. Il senso di colpa che provi è naturale, ma non è una bussola affidabile: spesso nasce dal bisogno profondo di sentirti una “brava figlia”, anche a costo di sacrificarti.

Un percorso psicologico potrebbe davvero aiutarti — non solo per affrontare il lutto e i traumi del passato, ma anche per imparare a prenderti cura di te senza sentirti egoista. Nella terapia gestaltica si lavora proprio su questo: riconoscere i propri confini, dare voce ai bisogni rimasti in silenzio e ritrovare uno spazio vitale da cui ripartire.

Ti stai già prendendo cura di te nel momento stesso in cui ti fai questa domanda. È un passo importante.

Un caro saluto,
Dott.ssa Veronica De Iuliis
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciao,
quello che stai vivendo è davvero molto impegnativo, e il tuo senso di responsabilità verso tua mamma è comprensibile, ma è importante ricordare che non puoi occuparti da sola di tutto questo peso. Quando un genitore soffre di una patologia come la depressione psicotica o un disturbo bipolare, il ruolo dei familiari è fondamentale, ma non può sostituirsi a un percorso di cura gestito da professionisti.

Spesso, chi si trova nella tua situazione prova senso di colpa, impotenza e stanchezza emotiva, perché si sente diviso tra il desiderio di aiutare il proprio caro e quello di vivere la propria vita. Tuttavia, prendersi cura di sé non significa abbandonare l’altro: anzi, è proprio attraverso il benessere personale che si può essere di reale sostegno.

È anche molto importante quello che dici sui traumi passati: quando non vengono elaborati, possono riemergere nei momenti di forte stress, come quello che stai attraversando ora. Un percorso psicologico ti aiuterebbe a riconoscere, comprendere e gestire questi vissuti, alleggerendo il peso emotivo che ti porti dentro e aiutandoti a trovare un equilibrio tra il tuo ruolo di figlia e la tua vita personale.

Ti consiglio di non affrontare tutto da sola. Cercare l’aiuto di uno specialista è un passo di cura verso te stessa e, indirettamente, anche verso tua mamma.

Un caro saluto,
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Dott.ssa Giulia Saso
Psicologo, Psicologo clinico, Terapeuta
Roma
Gentile utente, si conceda di ricevere l'aiuto che lei stessa (una parte - almeno) desidera per sè. Attinga al coraggio che l'ha portata a scrivere su questa piattaforma.
Rimango a disposizione,
Dott.ssa Giulia Saso
Dott. Gianluigi Torre
Psicologo clinico, Psicologo
Terracina
Cara, vorrei innanzitutto dirti che il tuo dolore e la tua stanchezza sono perfettamente comprensibili e legittimi Stai affrontando un carico emotivo enorme su più fronti: il lutto non ancora elaborato per tuo padre, il peso di essere l'unica figlia e caregiver di una madre con una grave malattia mentale, e la confusione tra il tuo desiderio di vivere la tua vita e il senso di colpa che provi nel farlo È naturale sentirsi demoralizzata e pensare di non avere più una vita davanti in queste circostanze perché l'energia che dedichi alla sopravvivenza emotiva della tua famiglia ti sta rubando l'energia vitale per costruire il tuo futuro La prima cosa che devi fare è mettere al primo posto la tua salute mentale il tuo istinto ti sta suggerendo la cosa giusta e hai bisogno di aiuto psicologico non solo per i traumi recenti ma soprattutto per affrontare e comprendere i "traumi" della tua infanzia di cui dici di non ricordare nulla spesso i figli di genitori con gravi malattie mentali sviluppano un meccanismo di difesa chiamato amnesia dissociativa che blocca i ricordi dolorosi ma che continua a influenzare il modo in cui percepisci te stessa e le tue responsabilità Non sei una cattiva figlia se cerchi aiuto e se desideri una vita tua Anzi, prenderti cura di te è l'unico modo per avere la forza e la lucidità per supportare tua madre in modo sostenibile La confusione tra depressione psicotica e disturbo bipolare è normale: sono entrambe condizioni complesse che richiedono una gestione professionale ma la differenza clinica in questo momento è secondaria al fatto che tua madre ha bisogno di trattamento specialistico continuo e tu hai bisogno di supporto e di strategie di coping La chiave per conciliare il tuo ruolo di figlia e il tuo desiderio di una vita propria, di matrimonio e di famiglia, è imparare a stabilire confini sani con tua madre devi imparare che aiutare non significa annullarsi o sacrificare la tua vita devi trovare un terapeuta che ti aiuti a gestire il senso di colpa ad elaborare il lutto e a definire con chiarezza cosa puoi realisticamente fare per tua madre senza distruggere te stessa Parla con il tuo fidanzato apertamente del peso che senti e rendilo parte della tua squadra non per prendersi cura di tua madre ma per sostenere te stessa Ricorda che non sei responsabile per la malattia di tua madre ma sei responsabile per la tua felicità e il tuo benessere inizia subito a cercare il professionista che ti aiuti a sciogliere questo nodo: è il primo atto di amore che puoi fare verso te stessa e verso il tuo futuro.
Salve, dal suo messaggio emerge con chiarezza quanto si senta appesantita da molte responsabilità e quanto stia cercando di tenere insieme il suo dolore, il bisogno di prendersi cura di sua madre, e il desiderio più che legittimo di costruire una sua vita personale. Il lutto per la perdita del padre, la gestione della malattia della mamma, insieme al senso di colpa e alla fatica emotiva, costituiscono un carico importante. È naturale, in queste circostanze, sentirsi sopraffatti, demoralizzati o confusi sul da farsi.
Il fatto che stia riflettendo sull’idea di chiedere un aiuto psicologico è già un segno importante di consapevolezza e forza.
Le consiglio vivamente di considerare un percorso di supporto psicologico: non perché "non ce la fa", ma proprio perché vuole farcela in modo più sano, più lucido e senza perdersi in questo processo.
Dott.ssa Silvia Visentin
Psicologo, Psicologo clinico
San Donà di Piave
Buongiorno capisco la situazione e immagino che stia attraversando un mix molto forti di emozioni date sia dal lutto del padre sia dalla condizione della madre. È normale che arrivino queste emozioni così come il senso di colpa rispetto al prendersi cura della mamma. Capisco la situazione difficile, ma è giusto anche ascoltare i propri bisogni e dare ascolto ad essi altrimenti poi non riusciamo a stare bene. Se sente la necessità di un supporto psicologico allora lo prenda in considerazione in modo da poter elaborare cioè che sente di dover elaborare e per poter affrontare al meglio questo periodo molto difficile, che è normale che lo sia.
Buongiorno,
in questa situazione un percorso psicologico è molto importante perché permetterebbe di comprendere meglio la dinamica, il peso che si sente, la motivazione e come poter unire la vita personale al supporto verso la mamma.
La consapevolezza di una situazione difficile è un punto importante di ripartenza.
Resto a disposizione, anche in modalità online.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Angelica Venanzetti
Dott.ssa Marta Vanola
Psicologo, Psicologo clinico
Abbiategrasso
Buongiorno. Capisco profondamente la Sua fatica: sta affrontando un doppio dolore — il lutto per Suo padre e il peso della malattia di Sua madre — e si trova senza spazio per sé. È naturale sentirsi divisa tra il dovere di accudire e il desiderio di vivere.
In questo momento è importante non restare sola: chiedere un aiuto psicologico non è un segno di debolezza, ma un gesto di cura verso di Sé e verso Sua madre.
Un percorso di supporto psicologico può aiutarLa a rielaborare i traumi, a gestire il senso di colpa e a costruire confini affettivi più sani, che Le consentano di sostenere Sua madre senza rinunciare alla Sua vita e ai Suoi progetti. Cordialmente M.V.
Può continuare ad amare e a prendersi cura, ma ha pieno diritto di vivere la Sua vita.
Dott.ssa Silvia Beccari
Psicologo, Psicologo clinico
Mantova
Buongiorno,
comprendo il carico emotivo e gestionale che deve affrontare in merito alla gestione quotidiana di sua madre, unita all'esigenza di elaborare il lutto di Suo padre e alla volontà di costruirsi una vita indipendente con il suo partner.
Vista la complessità e la quantità dei temi da Lei portati, la invito a rivolgersi ad un professionista della salute mentale, in modo da creare uno spazio unicamente suo in cui portare il suo vissuto e la sua sofferenza, in modo da poter iniziare il cammino verso un maggior benessere psicofisico.
Cordiali saluti,
Silvia Beccari
Dott.ssa Arianna Savastio
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentilissima, quello che stai vivendo è profondamente faticoso. Stai portando un doppio peso: da un lato un lutto da elaborare, dall’altro la preoccupazione costante per tua madre. È del tutto comprensibile che tu ti senta divisa, forse anche non legittimata quando pensi di voler pensare un po’ a te. Ma prenderti cura di te non significa abbandonare tua madre. Anzi, solo se sei in grado di sostenerti, puoi essere eventualmente una presenza utile anche per lei, senza però sacrificare la tua vita.
Ricorda che hai il diritto di chiedere aiuto: per te, per elaborare il lutto e trovare un tuo spazio vitale; e anche per lei, magari valutando insieme se ci sono figure o servizi che possono affiancarvi. Un percorso di supporto psicologico potrebbe essere una valida risorsa, sia per trovare un sacro spazio personale sia per poter acquisire strumenti utili a fronteggiare le fatiche della vita. Ti auguro il meglio e resto a disposizione. Dott.ssa Arianna Savastio
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno,
quello che sta vivendo è davvero tanto da reggere, e già il fatto che lo riconosca e ne parli con questa consapevolezza è un segnale importante di forza e lucidità.
Il lutto per suo padre, la convivenza con la sofferenza psichica di sua madre e il senso di responsabilità che sente sulle spalle stanno probabilmente drenando molte energie emotive. È del tutto naturale che si senta demoralizzata e divisa tra il desiderio di prendersi cura di lei e quello — altrettanto legittimo — di costruire la propria vita.
Quando un genitore è affetto da una forma importante di depressione o disturbo bipolare, il rischio è che il figlio assuma, spesso inconsciamente, un ruolo di “genitore del proprio genitore”, sentendosi indispensabile e colpevole all’idea di allontanarsi o di pensare a sé. Ma questo peso, alla lunga, diventa insostenibile: non può esserci cura dell’altro senza prima una cura di sé.
Chiedere un aiuto psicologico non significa arrendersi o “non farcela”, ma iniziare a condividere un carico che da sola non può e non deve portare. Nel percorso terapeutico potrà affrontare anche quei traumi dell’infanzia che oggi sente come sfocati, ma che probabilmente continuano a influenzare la sua capacità di stare serena nelle relazioni e di prendersi lo spazio che le spetta.
Sul piano pratico, sarebbe utile che anche sua madre possa essere seguita da uno psichiatra o da un centro di salute mentale, in modo che la sua terapia e la sua stabilità non dipendano solo da lei. In parallelo, lei può iniziare un percorso individuale di sostegno psicologico, focalizzato sulla gestione del senso di colpa, sul confine tra prendersi cura e “farsi carico”, e sul diritto di costruirsi una propria vita affettiva e familiare.
Non si tratta di scegliere tra sua madre e se stessa, ma di imparare un modo nuovo di volerle bene — che non la consumi, ma la sostenga nel tempo.
Dott. Amedeo Fonte
Psicologo, Psicologo clinico
Pescara
Forse ciò che lei vive è un conflitto tra il desiderio di costruire la sua vita e il senso di responsabilità verso sua madre, un legame che sembra trattenerla e farla sentire in colpa ogni volta che prova a guardare avanti. Il dolore per la perdita di suo padre e la fatica di sostenere una madre sofferente possono averla lasciata con un senso di vuoto e con l’abitudine a mettere da parte se stessa per prendersi cura degli altri. Quando dice di non ricordare la sua infanzia, forse tocca proprio questo punto, ciò che è rimasto sospeso, non detto, ma che ancora oggi pesa. Si chieda che cosa significhi per lei “aiutare”, e se in questo gesto c’è spazio anche per il suo desiderio, per la possibilità di vivere la sua vita senza sentirsi in colpa. Forse uno spazio di ascolto personale potrebbe aiutarla a dare voce a tutto questo, non per trovare soluzioni immediate, ma per permettersi di capire cosa vuole davvero e da dove nasce la sua fatica.
Dott.ssa Michela Garritano
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile Utente,
Spesso le difficoltà che affrontiamo oggi si intrecciano con esperienze passate, le difficoltà vissute nell’infanzia possono continuare a influenzare il modo in cui reagiamo alle situazioni attuali, anche se non ne ricordiamo tutti i dettagli. Un percorso psicologico può essere un valido supporto: ti aiuterebbe a elaborare il lutto, a esplorare e comprendere eventuali esperienze passate che continuano a influenzare le tue emozioni, e a trovare strategie concrete per gestire la situazione con tua madre senza sentirti schiacciata dal senso di responsabilità. Cercare sostegno pratico, attraverso altre persone fidate o servizi, può alleggerire il peso che senti sulle spalle.
Prendersi cura di sé non significa trascurare chi amiamo, ma permette di essere più presenti, stabili e disponibili anche per loro. È perfettamente legittimo desiderare la tua vita, costruire relazioni, pensare al futuro e coltivare progetti personali.
Cordiali saluti
Dott.ssa Michela Garritano
Cara, le sue parole trasmettono una stanchezza profonda, ma anche una grande sensibilità e lucidità. Sta attraversando un periodo davvero complesso del tutto legittimo di costruire una sua vita. Partiamo da un punto importante, non è lei la causa della sofferenza di sua madre, e non può essere nemmeno la cura. Il disturbo depressivo o bipolare, che, in effetti, possono avere manifestazioni simili ma si differenziano per la presenza di fasi maniacali o ipomaniacali nel bipolare, è una condizione complessa che richiede un trattamento specialistico continuo, fatto di farmaci, psicoterapia e monitoraggio. Il suo ruolo, purtroppo, non può essere quello di salvarla, ma di esserle accanto come figlia, nel limite delle sue forze. Ciò che descrive è molto comune nei familiari, cioè in chi si prende cura di un familiare malato. Si tende a dimenticare sé stessi, a mettere da parte i propri desideri e persino la propria felicità, ma la verità è che se lei si esaurisce, nessuno ne trarrà beneficio, né sua madre, né lei, né la sua relazione. Ha già dentro di sé un’intuizione molto sana, la necessità di chiedere aiuto. Un percorso psicologico in questo momento potrebbe essere fondamentale per aiutarla a elaborare il lutto, affrontare i traumi passati e imparare a gestire i sensi di colpa. Parallelamente, provi a considerare anche un supporto per sua madre che non ricada interamente su di lei. In molte città esistono centri di salute mentale (CSM) che offrono aiuti integrati, psichiatrici, psicologici e sociali, anche per i familiari. Esistono anche gruppi di sostegno per figli di genitori con disturbi mentali, spazi dove si può parlare liberamente con persone che vivono situazioni simili.
Infine, si conceda il diritto di pensare al suo futuro. Il suo desiderio di avere una famiglia non è egoismo, ma un bisogno umano e naturale. Impari a non confondere la lealtà verso sua madre con il sacrificio totale di sé, sono due cose diverse. Lei può volerle bene, esserle vicina, ma anche costruire la sua vita. Un caro saluto
salve, grazie per aver scritto a mio dottore.
mi sento di dirle innanzitutto che mi dispiace che sta attraversando tutto questo, non deve essere facile.
dalle sue parole leggo quello che mi sembra un senso del dovere e di responsabilità che la portano ad avere tutto sulle sue spalle e che non le consentono di lasciare un po' la presa per cercare una propria indipendenza (comprensibile) con il suo fidanzato, perchè il senso di colpa verrebbe alimentato e dunque perpetua il ciclo di sentirsi impantanata.
mi verrebbe da suggerirle di cercare un aiuto psicoterapeutico per cercare un supporto ed esplorare queso ciclo di credenze ed emozioni.

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