Salve, scrivo qui perché mi sembra di essere triste da tutta la vita eppure so che forse razionalmen

25 risposte
Salve, scrivo qui perché mi sembra di essere triste da tutta la vita eppure so che forse razionalmente non è sempre stato così, di certo non da piccolissima, ma non ho memorie reali, solo qualche ricordo costruito tramite foto e video. Mi chiedo se sia così per tutti o è una cosa che appartiene a pochi, a chi, come me, ha iniziato presto a subire bullismo a scuola (dall'età di 5/6 anni fino ai 12/13) dalle stesse persone di sempre, tante, e che seppure i miei genitori abbiano provato a intervenire la cosa non sia mai migliorata. Mi chiedo se i miei vuoti di memoria siano dovuti anche al loro modo di crescermi, al mio essere troppo esuberante da piccola, una "peste", al mio nascondermi sotto il letto per evitare gli schiaffi di mio padre e poi da grande i silenzi punitivi e il senso di colpa continuo di mia madre, il controllo del telefonino alle prime esperienze sentimentali e il suo affacciarsi dal balcone e controllare col binocolo se stessi tornando a casa, alla sua incapacità di comunicare con serenità, alle mail per parlarmi e poi dopo, ai messaggi su whatsapp, inviati e poi spesso cancellati. Mi chiedo se quando poi mi sono liberata delle etichette che mi avevano affibbiato a scuola, agli scout, a casa, sull'essere depressa, maleducata, indisponente, svogliata, io poi ci abbia creduto davvero di non esserlo.. perché non me lo ricordo. Mi chiedo che cosa sarebbe successo se invece di aver incontrato "amori" disfunzionali e crudeli che mi hanno orbitato attorno per anni senza darmi la possibilità di definirmi individualmente, avessi incontrato direttamente L'amore che ho accanto oggi, quello che mi ha fatto vedere che esiste davvero un altro modo di prendersi cura di chi si ama e che non si deve per forza urlare, rinfacciare e nascondere se stessi. Mi chiedo, ancora, chi o cosa sarei oggi se all'università avessi scelto qualcosa di creativo, colorato, magico, simile al mondo che mi ero costruita da piccola. Ma io il coraggio, forse, lo avevo, ma i miei erano solo "passatempi" e tra le mille cose non avrei saputo cosa scegliere, non da sola, così alla fine ora sono iscritta ad una magistrale scientifica che ho accettato e scelto volontariamente ma che a 25 anni mi sembrava l'unico finale possibile. Però, mi chiedo, da dove viene questa forza che a volte sento di continuare nonostante tutto, questa fame di vita, questa ingenua speranza che forse prima o poi andrà meglio, e chissà se finirà. A volte credo di si, quando non riesco ad alzarmi dal letto, quando d'improvviso sudo freddo perché un pensiero mi risuona nella mente, quando mi sento sola, completamente, anche se poi non lo sono e non dovrei lamentarmi, ma come sarebbe bello avere un gruppo di amici, aver scelto la facoltà giusta, aver cambiato città ed esserci rimasta, avere un bel rapporto con i miei genitori, fare tante cose quando mi va. E invece io alle volte la vedo già stabilita la mia vita, che più di quello che è non sarà mai. Solo che sognavo grandi cose per me quando da piccola parlavo allo specchio fingendo di essere grande, felice e che ce l'avrei fatta a fuggire da tutto quel dolore.

Ho intrapreso già in passato un percorso psicologico con uno specialista ma dopo un anno e mezzo ho capito che non era la persona adatta a me e ora, so che dovrei fare un secondo tentativo, ma sento che il mio dolore è così profondo e tocca talmente tanti aspetti della mia vita che mi sembra impossibile poter risolvere davvero qualcosa, che il tempo necessario per poter stare meglio e tutto quello che dovrei "affrontare", alla fine si riveleranno solo tempo e soldi sprecati e non so se ne vale la pena per la mia mente che è triste ormai da quasi vent'anni.
Dott.ssa Martina Panaro
Psicologo
Casoria
Cara, prima di tutto voglio dirti che il fatto che tu stia cercando di capire e di dare un senso a quello che stai vivendo è già un segno di grande forza. A volte, nella vita, ci ritroviamo a portare dentro di noi tanti pezzi sparsi, tante domande che sembrano non avere risposta, e mi sembra che tu stia cercando con grande sincerità di mettere insieme questi pezzi.
La tristezza che descrivi sembra essere una costante che ti accompagna da molto tempo, e sicuramente le esperienze che hai vissuto, sia da piccola che da adulta, hanno influito profondamente su di te. Il bullismo a scuola, il difficile rapporto con i tuoi genitori, le relazioni disfunzionali che hai vissuto, tutto questo ha costruito una parte importante della tua storia e del tuo modo di vedere il mondo. È normale che la tua memoria, in parte, sembri confusa o "costruita", perché la mente, in particolare quando è stata ferita, tende a difendersi dimenticando o rimodellando alcuni ricordi dolorosi. Non sei sola in questo; molte persone, dopo aver vissuto esperienze traumatiche, trovano che alcuni ricordi siano più sfocati o difficili da afferrare.
L'importante è che tu stia cercando di dare un significato al tuo percorso, anche quando sembra che le risposte siano sfuggenti. Le domande che ti poni sono un riflesso della tua ricerca di un'identità e di una serenità che, purtroppo, è stata ostacolata da molte difficoltà. Il fatto che tu ora ti chieda se le scelte fatte nella vita sarebbero state diverse, se avessi incontrato un amore più sano prima, se avessi preso altre strade, è del tutto comprensibile. Ma voglio dirti che non è mai troppo tardi per fare cambiamenti, per riscrivere la propria storia. La tua forza, che percepisci come una "fame di vita" o una "speranza ingenua", è qualcosa di prezioso che non va sottovalutato. Anche nei momenti più difficili, c'è dentro di te una parte che non si arrende, che cerca di credere che qualcosa possa cambiare. E questo è un punto fondamentale su cui costruire, anche se in questo momento sembra difficile immaginare una via d'uscita.
Capisco il tuo timore rispetto all'intraprendere un altro percorso terapeutico, soprattutto dopo un'esperienza che non ti ha soddisfatto. Ma voglio ricordarti che ogni terapeuta è diverso, e a volte il giusto incontro è quello che ci permette di fare un salto importante nel nostro percorso di guarigione. Non devi farlo da sola, e non c'è nulla di sbagliato nel cercare una seconda opinione. La paura che il processo non porti a nulla è legittima, ma il fatto che tu stia cercando un aiuto è un passo verso la consapevolezza e il cambiamento. Ti invito a darti il permesso di esplorare un'altra possibilità terapeutica, magari con un professionista che senta più vicino a te, che possa offrirti il tipo di supporto che hai bisogno in questo momento della tua vita.
Rispetto ai tuoi sogni e a quello che desideravi da piccola, è importante che tu sappia che anche se la vita non è andata come ti aspettavi, non è mai troppo tardi per costruire qualcosa che ti faccia sentire autentica e realizzata. Non sei destinata a una vita di dolore e solitudine. Ogni giorno che passa è un'opportunità per fare piccoli passi verso te stessa, per trovare quelle cose che ti rendono felice e che ti fanno sentire viva.
Ti consiglio di non giudicarti per la tristezza che provi, di non pensare che la tua vita debba essere per forza così come l'hai vissuta finora. Sei una persona complessa, con una storia unica e con risorse che forse ancora non hai scoperto appieno. Permettiti di esplorare, di cercare aiuto, di riflettere su quello che davvero desideri e su come puoi avvicinarti a una versione più serena di te stessa.
Sei degna di trovare la pace e la felicità che cerchi, e ogni piccolo passo verso di essa è un passo importante. Non devi affrontare tutto da sola: meriti di essere accompagnata nel tuo percorso, e non c'è nulla di sbagliato nel chiedere aiuto quando ne senti il bisogno.

Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online

Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.

Mostra risultati Come funziona?
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Ciò che descrivi è un insieme di esperienze profonde e complesse, che sembrano aver lasciato un segno significativo sul tuo modo di percepire te stesso, il tuo passato e il tuo presente. Il senso di tristezza costante, i vuoti di memoria, le etichette imposte dagli altri e il desiderio di un percorso di vita diverso sono tutte tematiche che meritano attenzione e comprensione.

Le esperienze di bullismo, le dinamiche familiari difficili e le relazioni che hai vissuto possono aver influito sulla tua autostima, sulla tua capacità di fidarti degli altri e sul modo in cui oggi affronti la vita. È comprensibile che il pensiero di un nuovo percorso psicologico possa sembrare faticoso e incerto, soprattutto dopo un'esperienza che non ha portato i risultati sperati. Tuttavia, è importante ricordare che il dolore che hai vissuto non definisce chi sei e che esistono percorsi terapeutici che possono aiutarti a dare un nuovo senso alla tua storia e al tuo futuro.

Il fatto che tu senti dentro di te una spinta a continuare, una "fame di vita", è un segnale importante: una parte di te desidera un cambiamento e crede che sia possibile. Questa è una risorsa preziosa, che con il giusto supporto può essere coltivata e trasformata in forza per affrontare il tuo percorso di guarigione.

Rivolgersi a uno specialista potrebbe suggerirti uno spazio sicuro in cui esplorare il tuo dolore e trovare strumenti per gestirlo in modo più costruttivo. Il percorso giusto per te esiste, anche se può richiedere del tempo trovarlo. Vale sempre la pena prendersi cura della propria mente e del proprio benessere.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Giorgio De Giorgi
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Salve,

Mi sembra che la sua riflessione nasca da una lunga e complessa storia di dolore e auto-esplorazione, e mi chiedo: cosa potrebbe significare, per lei, prendersi un momento per guardare a questa "fame di vita" che avverte, come una risorsa da cui ripartire? Se ci fosse un piccolo spazio dove potersi riscoprire senza etichette e senza giudizio, come potrebbe immaginare di usare questa forza per intraprendere il prossimo passo verso una maggiore consapevolezza e cura di sé? E come potrebbe cambiare la sua prospettiva se si permettesse di vedere ogni piccola vittoria come parte di un cammino che, anche se difficile, non è mai privo di significato?
Se le va di approfondire sono disponibile per delle consulenze, anche online

Un caro saluto,

Dr. Giorgio De Giorgi
Gentile utente buonasera,
parto dalla sua ultima frase... vale sempre la pena lottare per la propria felicità e per trovare realizzazione nella propria vita, semplicemente per il fatto che ci è concessa sola questa possibilità.
Lei ha già fatto un percorso psicologico e questo le ha consentito di guardarsi dentro in modo diverso, di "osservarsi" attentamente per un lungo periodo di tempo. Non so quale approccio ha seguito in questo percorso, né quali fossero gli obiettivi, ma al di là dei risultati ottenuti, credo che debba valutare di poter usufruire ancora di un supporto da parte di un professionista.
Le consiglio di intraprendere un percorso di crescita personale e motivazionale, magari basato sulla Psicologia Positiva e sulle tecniche di Mindfulness. Questa metodologia le consentirà di dare un nuovo valore al presente e scoprire come si può, con le proprie forze, costruire la vita che desidera.
A un certo punto del suo messaggio, lei accenna a una forza misteriosa che sente dentro di lei e che la spinge, in qualche modo, a resistere agli urti della vita e ad andare avanti sperando in qualcosa di meglio. Quella fiammella è preziosissima ed è la motivazione che ognuno di noi ha in fondo al cuore di poter essere degni di questo dono che è la vita, di poter lasciare una traccia del nostro passaggio, di poter realizzare i nostri sogni e le ambizioni, anche quelle più fantasiose, di poter gustare la vita ogni giorno e di godere del bello che c'è nel mondo, di riuscire a capire qual è il nostro ruolo nella comunità e lo scopo che vogliamo perseguire fino alla fine dei nostri giorni.

Capisco che ora, per lei, quella vocina interiore è così flebile, sommersa continuamente dal rumore della sua mente, dai pensieri negativi, dal dolore provato e da quello che potrebbe provare, dalla frustrazione per ciò che sembra sempre mancare, quel gap incolmabile fra ciò che è e ciò che vorrebbe essere.
E capisco anche come tutti questi pensieri non fanno altro che generare emozioni con cui è costretta a convivere continuamente: tristezza, delusione, diffidenza, bassa autostima, poche speranze.
Nonostante le possa apparire che tutto questa sofferenza è reale, che non c'è modo di cambiare l'inerzia delle cose, in realtà è nelle sua possibilità prendere consapevolezza di tutto quello che succede nella sua testa e cominciare a comprendere che lei non è quei pensieri, che non è quelle emozioni. Può imparare a guardare ciò che fa la sua mente, senza mettere etichette, e imparare a distinguere ciò può tornare utile al suo benessere e ciò che invece, non solo è inutile, ma anche dannoso.

Si dia ancora questa opportunità. Prenda in mano le redini della sua vita e la diriga nella direzione che lei sceglie di seguire.
Se lo desidera, sarei lieto di aiutarla ad affrontare questa mole di pensieri negativi e questa difficoltà ad immaginarsi felice. La felicità è alla nostra portata; non è qualcosa di facile, che arriva dall'esterno, ma è qualcosa che possiamo costruire con le nostre mani, con il giusto sforzo, senza che ciò sia doloroso. Mi contatti pure per un incontro introduttivo, anche tramite consulenza online. Le spiegherò come funziona un percorso di questo tipo.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Elena Dati
Psicologo, Psicologo clinico
Crema
Buongiorno,
Grazie per aver raccontato la sua storia. Ciò che più mi colpisce nel suo racconto è la sensazione che la sua vita sia già scritta, come se non ci fosse più spazio per cambiare le cose. Ma in realtà, è ancora molto giovane e le possibilità non sono svanite: tutto può essere ridefinito, riscoperto e costruito passo dopo passo. Anche quando il passato pesa, il futuro non è già deciso.
Intraprendere un percorso di terapia non è semplice, soprattutto se l’esperienza avuta in passato non è stata quella giusta per noi. Tuttavia, esiste un tempo giusto per affrontare ed elaborare il dolore, e forse vale la pena chiedersi se allora fosse davvero il momento giusto e se, invece, adesso non potrebbe esserlo.
Dal suo racconto emerge anche una grande consapevolezza e una forza interiore che, nonostante tutto, la spinge ancora a cercare risposte, a desiderare qualcosa di diverso per sé. Questo è un segnale importante: significa che dentro di lei c’è ancora spazio per la speranza e per il cambiamento, anche se oggi le sembra lontano. Forse il primo passo non è cambiare tutto subito, ma iniziare a concedersi la possibilità di credere che un futuro diverso sia ancora possibile.
Resto a disposizione. Dott.ssa Elena Dati
Dott.ssa Federica Giudice
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Le tue parole trasmettono un dolore profondo e stratificato, e voglio innanzitutto riconoscere la forza che dimostri nel metterlo nero su bianco. Anche il solo fatto di interrogarti su tutto questo è una dimostrazione che, nonostante la fatica, dentro di te esiste ancora quella speranza di cui parli.
Le esperienze che hai vissuto hanno lasciato un segno, e il senso di smarrimento che descrivi è più che comprensibile. Ma il fatto che tu ti chieda "e se avessi fatto scelte diverse?" indica che dentro di te c’è ancora un desiderio di cambiamento, anche se ora può sembrarti irraggiungibile.
Il dolore che porti con te non è una condanna definitiva, e la terapia, se con il professionista giusto, può aiutarti a costruire una narrazione di te più compassionevole e meno segnata dal senso di perdita. È vero, lavorare su questi temi richiede tempo, ma non sarebbe tempo sprecato: sarebbe tempo investito per te, per il tuo futuro, per quella parte di te che ancora sogna qualcosa di più.
Se vuoi, possiamo parlarne insieme, cercare un punto di partenza che non sembri una montagna insormontabile, ma un primo passo possibile.
Dott. Andrea Pappaccogli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Roma
Ciao,
prima di tutto, voglio dirti che il tuo messaggio è molto potente. Si percepisce una profonda riflessione su te stessa, sulle tue esperienze e su come queste abbiano plasmato il tuo modo di vedere la vita. Hai un'ottima capacità di analisi e una sensibilità che meritano spazio e ascolto.
Quello che descrivi – la sensazione di essere sempre stata triste, la difficoltà a ricordare periodi in cui non lo eri, il bullismo, il rapporto complicato con i tuoi genitori e le relazioni disfunzionali – è qualcosa che può lasciare segni profondi, specialmente quando tutto questo avviene in età così precoce. Il nostro cervello, soprattutto da bambini, tende a registrare certe esperienze in modi che possono influenzare la percezione di noi stessi e del mondo per molto tempo.
Non è strano che tu abbia pochi ricordi chiari e che quelli che emergono siano legati a eventi dolorosi. Quando si vive in un ambiente poco sicuro emotivamente, la mente sviluppa strategie di difesa, e una di queste può essere proprio la rimozione di alcuni ricordi o la loro trasformazione in narrazioni che ci aiutano a dare un senso a quello che abbiamo vissuto.
Da quello che scrivi, sembra che dentro di te ci sia una parte che si sente imprigionata in una storia già scritta e un’altra che continua a lottare, che sogna, che ha fame di vita. E questa è una parte fondamentale su cui lavorare.
Il pensiero "la mia vita ormai è questa, non potrà cambiare più di tanto" è un pensiero molto comune quando ci si sente intrappolati in schemi di dolore che durano da anni. Ma la realtà è che il nostro cervello è plastico: possiamo costruire nuove connessioni, possiamo dare nuovi significati al passato e possiamo riscrivere il nostro presente, passo dopo passo.
Capisco la tua paura nel riprendere un percorso terapeutico, dopo un’esperienza che non ha funzionato. È importante trovare qualcuno con cui sentirsi davvero compresi e accolti. Il fatto che il primo tentativo non sia stato quello giusto non significa che la terapia non possa aiutarti, ma solo che non avevi ancora trovato la persona con cui lavorare in sintonia.
Il dolore che porti con te merita spazio, merita di essere esplorato e soprattutto di non rimanere l'unica voce dentro di te. C'è anche quella parte che sogna, che si chiede "da dove viene questa forza che sento a volte?" e che non si è mai spenta del tutto. È da lì che si può iniziare.
La tua vita non è già scritta. Ci sono strade che ancora non hai percorso, possibilità che ancora non hai immaginato, modi di stare al mondo che possono sorprenderti. E il fatto che tu stia ancora cercando risposte è la prova che qualcosa dentro di te sa che può esserci di più.
Non devi fare tutto da sola. Prendere in considerazione un nuovo percorso di terapia potrebbe essere un buon inizio. So che sembra un’impresa enorme, ma in realtà si tratta solo di un primo passo. E poi un altro. E poi un altro ancora.
Hai già dimostrato molta forza nel raccontarti così apertamente. Quella stessa forza può guidarti anche verso il prossimo capitolo della tua storia.
Sei molto più di ciò che ti è successo. E il tuo dolore non è la tua identità.
Ci sono ancora pagine da scrivere.
Dr. Andrea Pappaccogli
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buonasera, mi dispiace molto che con il suo primo terapeuta non si sia trovata bene, anche perché, dal suo bellissimo racconto di vita, si capisce che lei è una persona profondamente introspettiva, quindi, la candidata ideale per trarre grandi benefici da un percorso psicologico. Le consiglio quindi di riprovare, magari facendo una selezione prima di scegliere il nuovo terapeuta e vedrà, glielo dico per esperienza personale, che saranno i miglior soldi spesi della sua vira. In bocca al lupo!
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, le parole che ha condiviso raccontano una storia complessa, densa di vissuti profondi e di domande che non sono affatto semplici. È evidente quanto abbia riflettuto su di sé, sul suo passato e sul significato di ciò che ha vissuto. Il dolore che descrive non è qualcosa di astratto, ma una presenza che si è stratificata negli anni, intrecciandosi con esperienze di solitudine, di non riconoscimento e di invalidazione, sia da parte degli altri che, forse, anche da parte di sé stessa. Si chiede se questa sensazione di tristezza, che sente come costante nella sua vita, sia qualcosa di universale o se sia il risultato di ciò che ha attraversato. Ogni persona ha un modo unico di elaborare il proprio passato, ma quando si cresce in un ambiente in cui il senso di sicurezza emotiva è fragile (complici il bullismo, le dinamiche familiari difficili, il controllo, la punizione silenziosa, il senso di colpa) è naturale che si sviluppi una percezione di sé legata al dolore. Non perché lei "sia" il suo dolore, ma perché ha dovuto conviverci così a lungo da farlo diventare parte della sua identità. I vuoti di memoria di cui parla potrebbero essere un meccanismo della mente per proteggersi da ciò che, in determinati momenti, sarebbe stato troppo difficile da elaborare. Non è raro che chi ha vissuto esperienze di sofferenza prolungata fatichi a ricordare alcuni periodi della propria vita, soprattutto l’infanzia, perché la mente ha creato una sorta di barriera per evitare di riattivare emozioni dolorose. Ma la memoria non è solo assenza: a volte, è nei piccoli dettagli della vita quotidiana che riusciamo a riscoprire parti di noi che credevamo perdute. Eppure, nonostante tutto, parla di una forza dentro di sé che la spinge avanti, di una speranza che non si spegne del tutto, anche nei momenti in cui si sente intrappolata nella convinzione che la sua vita sia già segnata. Ed è proprio in questa tensione tra la sofferenza e il desiderio di qualcosa di diverso che c’è uno spazio per il cambiamento. Il fatto che sia qui, che stia ponendo queste domande, che abbia già affrontato un percorso di terapia e che, pur tra tanti dubbi, stia considerando di riprovarci, dimostra che dentro di lei c’è ancora la volontà di costruire una vita che non sia solo sopravvivenza. Capisco la sua paura di affrontare un nuovo percorso terapeutico, il timore che il dolore sia troppo grande e che non ci sia abbastanza tempo, energia o risorse per affrontarlo. È una paura legittima, ma il cambiamento non avviene tutto in una volta. Non c’è bisogno di risolvere tutto subito, né di avere tutte le risposte adesso. La terapia, se condotta con il professionista giusto per lei, non è un processo in cui ci si perde nel proprio dolore, ma uno spazio in cui si può imparare ad osservarlo con più chiarezza, a comprenderlo e, piano piano, a trovare strumenti per gestirlo in modo diverso. Lei non è condannata alla tristezza. Il fatto che oggi accanto a sé abbia un amore che le ha mostrato che esistono modi diversi di volersi bene significa che può ancora imparare a costruire nuove esperienze, più sane, più vicine a ciò che desidera. E anche se ci sono scelte che oggi sente come definitive, come il percorso universitario, questo non significa che la sua vita sia già scritta. Il futuro non è immutabile, e la capacità di reinventarsi esiste a qualsiasi età. Forse, in questo momento, non sente di avere tutte le risorse per affrontare da sola questa strada, ed è comprensibile. Ma proprio perché ha già camminato tanto, portandosi dentro un peso così grande, potrebbe meritarsi di provare a vedere se un aiuto diverso, più in sintonia con lei, potrebbe alleggerirlo almeno un po’. Non perché tutto debba essere perfetto o perché la sofferenza scompaia come per magia, ma perché il suo desiderio di vivere qualcosa di più autentico, di più libero, di più suo, è reale. E merita ascolto. Dott. Andrea Boggero
Dott. Giacomo Cresta
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Mi dispiace molto per la sua sofferenza, e riconosco il peso che porta con sé da così tanto tempo. Il dolore che descrive è reale e profondo, ma non è una condanna definitiva: il fatto che senta ancora una "fame di vita" e che abbia trovato un amore sano dimostra che dentro di lei c’è una forza autentica. I traumi dell’infanzia e le esperienze negative possono influenzare la memoria e il modo in cui si percepisce la propria storia, ma non definiscono il suo futuro. Capisco il timore di investire in un nuovo percorso psicologico, ma trovare il professionista giusto potrebbe davvero fare la differenza. Non è mai troppo tardi per costruire la vita che desidera.
Dott.ssa Sara Vento
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, mi spiace davvero molto leggere questo perchè posso immaginare la confusione e la fatica di dover affrontare esperienze passate importanti e la difficoltà nel farlo nonostante i vuoti di memoria di cui parla. Rispetto a questo sarebbe importante approfondire intanto attraverso una visita medica, tuttavia mi sembra di capire che anche da parte sua ci sia l'idea che questa difficoltà di memoria sia profondamente legata al suo vissuto e alla sua storia personale. E' molto importante ciò che ha scritto e credo sia altrettanto importante per lei avere la possibilità di dargli un significato all'interno di un contesto psicologico, un significato che possa trovare senso anche in ciò che attualmente la spinge a prendere determinate decisioni e scelte. Io credo che questa volontà e forza di cui parla viene da dentro di lei, perchè nonostante tytto c'è il bisogno di rafforzare e far uscire questa sua parte creativa, colorata e che crea progetti e obiettivi, penso sia fondamentale farla uscire sempre di più. La tristezza passata o presente è una parte di lei ma che non occupa tutto lo spazio e il fare un secondo tentativo significare darsi un'altra possibilità di provare anche altro perchè si riesce a fare partendo da piccoli passi, gradualmente e affrontando una cosa alla volta. Credo ne valga la pena.
Cari saluti, mi rendo disponibile per qualsiasi chiarimento. Dott.ssa Sara Vento
Dr. Giacomo Bonetti
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Gentile utente,
sarebbe un peccato lasciare che la sua "ingenua speranza" non diventi, con l'aiuto del professionista giusto per lei, una "speranza consapevole" e la base di una vita più soddisfacente.
Dott. Giacomo Bonetti
Dott. Luca Vocino
Psicologo clinico, Psicologo
Trezzano Rosa
Buongiorno gentile Utente, le sue parole restituiscono un racconto intenso, profondo, ricco di consapevolezza e domande che sembrano intrecciarsi tra passato e presente, tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere. La tristezza che descrive, la sensazione di averla sempre avuta accanto, sembra essersi radicata in esperienze complesse, nel dolore del bullismo, nei rapporti familiari difficili, nelle etichette ricevute e nella paura che, nonostante tutto, nulla possa davvero cambiare.

Eppure, dentro il suo racconto, emerge qualcosa di altrettanto forte: la capacità di porsi domande, di desiderare qualcosa di diverso, di riconoscere l’amore sano che ha incontrato, di sentire ancora una "fame di vita", come la definisce lei stessa. Non è da sottovalutare questa parte di sé che non si arrende, che continua a cercare, a immaginare possibilità diverse, anche quando il dolore sembra volerle chiudere ogni via d’uscita.

I vuoti di memoria, il senso di inadeguatezza, il peso di etichette imposte da altri sono tutti elementi che possono avere radici profonde e non è strano che si interroghi sul loro significato. La nostra mente, a volte, per proteggerci, può rimuovere o rendere sfocati certi ricordi, soprattutto quando l’infanzia è segnata da esperienze dolorose o da un ambiente poco accogliente. Questo non significa che il suo dolore non possa essere compreso o affrontato.

La scelta universitaria, la città in cui vive, il desiderio di un gruppo di amici sono aspetti importanti, ma non definiscono interamente chi lei è. Forse, in questo momento, sente che la sua vita è già scritta, che non ci siano più grandi possibilità di cambiamento, ma questo potrebbe essere solo uno sguardo condizionato dalla fatica che sta vivendo. Le strade si possono riscrivere, i percorsi si possono riorientare, anche quando sembra troppo tardi.

Capisco la sua esitazione nel riprendere un percorso psicologico dopo un'esperienza che non ha portato ai risultati sperati. Trovare il professionista giusto può richiedere tempo, ma questo non significa che non ne valga la pena. Il fatto che il dolore tocchi così tanti aspetti della sua vita non lo rende irrisolvibile, ma piuttosto sottolinea quanto sia importante darsi l’opportunità di esplorarlo con qualcuno che possa accompagnarla nel processo.

Forse oggi sente che investire su di sé sarebbe tempo e soldi sprecati, ma proprio il fatto che si stia ponendo queste domande, che si interroghi sul suo passato e sul suo presente, è già il segno che dentro di lei esiste qualcosa che chiede attenzione, cura e ascolto. Non è vero che non può cambiare nulla. Non è vero che la sua vita è già scritta.

Dott. Luca Vocino
Dott.ssa Francesca Casolari
Psicologo, Psicologo clinico
Modena
salve, non c'è un età per fare un percorso e da quello che ho letto lei ha 20 e quindi il suo cervello è in continua crescita ed è il momento migliore per farlo. grazie
Dott.ssa Maria Carla del Vaglio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Salve,

dalle sue parole emerge un profondo bisogno di comprensione e di chiarezza rispetto alle emozioni che sta vivendo. Le esperienze che ha attraversato, dal bullismo all'infanzia fino alle difficoltà nei rapporti familiari e sentimentali, hanno sicuramente avuto un impatto significativo sul suo modo di percepire sé stessa e il suo percorso di vita. È comprensibile che oggi si interroghi su come queste esperienze abbiano contribuito al senso di insoddisfazione e smarrimento che descrive.

La difficoltà nel ricordare alcuni periodi dell’infanzia e la sensazione di non riuscire a definire con certezza chi sia oggi possono essere collegate a un vissuto emotivamente complesso. Eventi ripetuti nel tempo, soprattutto durante la crescita, possono influenzare la memoria e il modo in cui si costruisce l’identità personale. Tuttavia, il fatto che oggi si ponga queste domande indica una forte consapevolezza di sé e una volontà di comprendere e dare un senso al proprio percorso.

Riguardo alla possibilità di intraprendere nuovamente un percorso psicologico, è comprensibile che la prima esperienza non sia stata quella giusta. La scelta di un professionista con cui si senta realmente compresa e supportata è fondamentale affinché il lavoro terapeutico sia efficace. Affrontare il proprio dolore e le proprie insicurezze può sembrare un compito lungo e complesso, ma non significa che non sia possibile ottenere miglioramenti concreti.

Per quanto riguarda le sue aspirazioni e il desiderio di un futuro più vicino alla sua natura e ai suoi interessi, è importante ricordare che nessun percorso è definitivamente tracciato. Anche a 25 anni, ci sono molte possibilità per riscoprirsi e trovare spazi in cui esprimere quella creatività e quell’energia che sente ancora dentro di sé.

Consideri l’idea di confrontarsi con un professionista che possa aiutarla a dare ordine a questi pensieri e a individuare strategie per affrontare il senso di insoddisfazione e di blocco che descrive. Il fatto che, nonostante tutto, senta ancora una spinta verso il cambiamento è un segnale positivo: può essere il punto di partenza per costruire un percorso più in linea con ciò che desidera per sé.

Un augurio sincero di trovare la serenità che cerca.
Dott.ssa Ilaria Paiola
Psicologo
Verona
Cara, in realtà mi arriva che tu sappia già che ne varrà la pena, dal momento che ti sei sentita di condividere il tuo dolore e storia e hai espresso la volontà di voler cambiare le cose. A volte la mente ci fa vedere le cose in maniera distorta e le etichetta in maniera errata, per proteggerci. Io credo che il tuo corpo ti stia già parlando, quella forza che tu provi di "continuare nonostante tutto" è la tua vera Te che vuole essere vista e ascoltata e si sta manifestando perché ora vuole salire lei sul palcoscenico. Non è mai troppo tardi per diventare chi siamo serve solo una buona dose di volontà e amore proprio. Tutti i sintomi ci appaiono per farci comprendere che la guarigione è già in atto, il tuo vero Sè si è già accorto di ciò che tu vuoi e sta già smuovendo le acque per portarti alla luce le cose su cui poter lavorare per poi stare davvero bene e serena una volta per tutte. Mi sembri già ad un ottimo punto di consapevolezza, ora devi solo far uscire senza timore la tua vera essenza e seguire la sua bellezza e unicità. Noi possiamo crearci la vita che vogliamo e viverla come vogliamo prendendoci la responsabilità delle nostre azioni e felicità soprattutto. Non è mai troppo tardi per essere felici; lo dobbiamo a noi stessi.
Un abbraccio.
Dott. Francesco Mangiafico
Psicologo, Psicoterapeuta, Neuropsicologo
Torino
Carissima, grazie per la condivisione. Ha espresso molto bene la complessità dei diversi contrasti che vive dentro di se. La terapia aiuta a sciogliere molti nodi intricati e la sua riuscita dipende sicuramente dalla relazione terapeutica, dalle resistenze in atto, dal tipo di terapia e da una serie di altri fattori. Se sente che anche solo una piccola parte di sé vorrebbe ricominciare un percorso terapeutico, valuti l'opzione. Prendersi cura di se stessi, anche quando pensiamo che sia troppo tardi, non è mai un errore, a prescindere dagli esiti. In bocca a lupo. Se ha bisogno, non esiti a contattarmi. Dott. Francesco Mangiafico - Psicologo
Gent.ma paziente, grazie per averci resi partecipi della sua storia. Cambiare, stare meglio, si può! Ha già fatto tanti passi e ora con un secondo percorso, con una professionista che le sembra adatta a lei, può capire cosa conta davvero per lei e scegliere la sua rotta. In questo modo può riempire la sua vita di significato e sentire di star costruendo giorno per giorno qualcosa di davvero significativo per lei. Se vuole io sono disponibile per un percorso dal vivo o online
Dott.ssa Tatiana Pasino
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Gentile lettrice,

la sua lettera trasmette una profondità e una vulnerabilità che meritano di essere accolte con attenzione. Comprendo il suo desiderio di comprendere il passato e i suoi impatti sul presente. La sua riflessione su esperienze di bullismo e relazioni difficili evidenzia un percorso di vita complesso e doloroso.

Sappia che non è sola in queste esperienze e che molti, purtroppo, affrontano situazioni simili. La sua forza, che emerge tra le righe, è un segnale di resilienza e di una ricerca di senso e di felicità. È normale sentirsi sopraffatti da un dolore che sembra insormontabile, ma il fatto stesso che stia riflettendo su queste questioni è un passo importante verso il cambiamento.

La sua esperienza con la psicoterapia, sebbene non soddisfacente, non deve scoraggiarla. Ogni professionista ha un approccio diverso, e trovare quello giusto per lei può richiedere tempo. Le consiglio di esplorare diverse opzioni, magari cercando un terapeuta che utilizzi approcci più creativi o che si concentri su esperienze traumatiche, come la terapia cognitivo-comportamentale o la terapia EMDR.

Consideri anche il valore di gruppi di supporto, dove poter condividere le sue esperienze con persone che hanno vissuto situazioni simili. Questo potrebbe aiutarla a sentirsi meno sola e a trovare nuove prospettive di guarigione.

Inoltre, dedicarsi ad attività creative, anche al di fuori del percorso accademico, potrebbe essere un modo per riunire i pezzi della sua identità. Che si tratti di scrittura, arte o musica, esprimere le proprie emozioni può essere un potente strumento di liberazione.

Infine, le ricordo che chiedere aiuto è un segno di forza. La sua vita può prendere direzioni inaspettate e meravigliose, basta avere il coraggio di esplorare nuove strade. Con il giusto supporto e tempo, il suo dolore potrà trasformarsi in opportunità di crescita e rinnovamento.

Con affetto e auguri per il suo cammino, resto a sua disposizione qualora lo desiderasse. Un caro saluto
Ciao, prima di tutto sappi che quello che provi ha un senso. La tua storia, le esperienze che hai vissuto, il dolore che hai portato con te per così tanto tempo, tutto questo non è qualcosa di "sbagliato" o "ingiustificato". Hai attraversato situazioni che hanno segnato profondamente il tuo modo di percepire te stessa, il mondo e le relazioni.
La tristezza che senti come un filo conduttore della tua vita potrebbe essere il risultato di anni di dolore, del bullismo subito, del rapporto complesso con i tuoi genitori, delle aspettative che altri hanno posto su di te e delle scelte che hai fatto sentendoti incastrata in un destino già scritto. Tutto questo ha lasciato segni, ha costruito un'immagine di te stessa che forse non senti nemmeno davvero tua. Come direbbe una persona che stimo molto "non sei stata autrice della tua vita, ma spettatrice consapevole".
La tua fame di vita, la speranza ingenua che prima o poi andrà meglio, sta a significare che, nonostante tutto, dentro di te esiste una forza incredibile, che ti ha permesso di amare, di costruire una relazione sana, di studiare, di interrogarti su chi sei e su cosa vuoi davvero.
Capisco la paura di iniziare un nuovo percorso psicologico, il timore che sia tutto troppo grande, troppo difficile da affrontare. Ma il fatto che tu sia qui a scrivere tutto questo dimostra che non hai ancora smesso di cercare risposte e, soprattutto, che non hai smesso di sperare in un cambiamento. Ed è proprio questo il primo passo per riuscire a costruire qualcosa di diverso.
Non sarà facile, non sarà veloce, ma vale la pena? Sì. di riscoprire chi sei senza i pesi che gli altri ti hanno messo addosso.
Dott.ssa Giulia Casole
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Comprendo il profondo senso di tristezza che ti accompagna e le domande che ti poni sulla tua storia. È evidente che le esperienze traumatiche del passato, come il bullismo e le dinamiche familiari difficili, hanno lasciato un segno molto profondo nella tua vita.
I vuoti di memoria che descrivi potrebbero essere una forma di difesa psicologica, un modo per proteggerti da ricordi dolorosi. La tua infanzia, segnata da momenti di gioia e spensieratezza, si è scontrata presto con la realtà del bullismo e delle difficoltà familiari, creando una frattura nel tuo percorso di crescita.
Le etichette negative che ti sono state affibbiate hanno contribuito a plasmare la tua immagine di te stessa, influenzando le tue scelte e le tue relazioni. Il fatto che tu abbia dubitato della tua capacità di essere felice e realizzata è comprensibile, ma non significa che sia la tua unica realtà possibile.
La tua relazione attuale, basata sull'amore e sul rispetto, ti ha mostrato che esistono alternative al dolore e alla sofferenza. Questo è un segnale importante che ti indica la direzione verso la guarigione.
Le domande che ti poni sul tuo percorso di studi e sulle tue passioni sono legittime. È importante che tu ti conceda la possibilità di esplorare i tuoi interessi e di seguire le tue inclinazioni, anche se ciò significa intraprendere un percorso diverso da quello attuale.
La forza che senti dentro di te, la "fame di vita" e la speranza di un futuro migliore, sono preziose risorse che ti aiuteranno a superare le difficoltà. Nonostante le tue paure e i tuoi dubbi, ti incoraggio a dare una seconda possibilità alla psicoterapia. Un terapeuta empatico e competente può aiutarti a elaborare i traumi del passato, a rafforzare la tua autostima e a costruire una vita più autentica e soddisfacente.
Ricorda che la guarigione è un processo graduale e che meriti di dedicare tempo e risorse al tuo benessere emotivo. Non lasciare che la paura del fallimento ti impedisca di cercare la felicità che desideri.
Dr. Enrico Astorina
Psicologo, Psicoterapeuta
Novara
Gentilissima,
La ringrazio per aver condiviso la sua storia così profonda e toccante. Dalle sue parole sento una resilienza che emerge nonostante il dolore che ha attraversato, leggendola, ho percepito la sua capacità di andare avanti, di cercare risposte e di non arrendersi, anche quando la vita sembrava offrirle solo ostacoli. È evidente che ha affrontato sfide significative fin dalla giovane età, dal bullismo all'ambiente familiare complesso, e il fatto che lei si interroghi sulle origini dei suoi vuoti di memoria e sul suo percorso di vita dimostra una profonda consapevolezza di sé e un desiderio di comprensione. La sua domanda sulla forza che la spinge a continuare, nonostante tutto, è fondamentale. Questa forza, questa "fame di vita", è un tesoro prezioso, è la sua capacità di resilienza, la sua capacità di trovare speranza anche nei momenti più bui. È tuttavia una capacità che va coltivata, prendendosi cura anche delle sue parti più fragili. Il suo dolore è reale e merita di essere ascoltato e affrontato. La psicoterapia le permette di mettere in gioco tutte queste parti, da quelle più sofferenti a quelle “affamate di vita” e di sperimentarle in relazione con un altro. La relazione terapeutica può essere faticosa, ma può aiutarla a “riparare” le vecchie relazioni, scoprendo nuove possibilità.
Le auguro il meglio,
Enrico Astorina,
Psicologo-psicoterapeuta
Dott. Matteo Mossini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Parma
Buongiorno, credo che uno dei problemi sia proprio quello di non darsi le possibilità. Sembra molto brava ad individuare le cose che l'hanno ostacolata, a descrivere i sintomi negativi ed i suoi stati d'animo, poi però quando ci sarebbe da rimboccarsi le maniche diventa tempo sprecato, soldi sprecati. Non è che per caso questo meccanismo che le fa individuare tutte le cause esterne che l'hanno ostacolata diventa poi una deresponsabilizzazione rispetto ad impegnarsi per stare meglio? Fare una psicoterapia vuol dire riuscire a mettersi in discussione e capire cosa si può fare per aiutarsi. Aspettare un aiuto dall'esterno può voler dire aspettare tutta la vita. Non è la sua mente che è triste ma lei. Dire che la nostra mente si comporta come non vorremmo è un altro modo di deresponsabilizzarsi. Potrebbe ricorrere ad un supporto farmacologico che l'aiuterebbe a sbloccarsi, ma poi dovrà lavorare su di sè con una psicoterapia se vuole veramente arrivare a stare meglio.
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,
qui porta tantissimi temi importanti che meriterebbero di essere sviscerati in un contesto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle. Pensi alla possibilità di darsi una seconda chance, magari troverà lo specialista adatto che potrà accompagnarla nel viaggio per ritrovare se stessa.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Valeria Randisi
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Casalecchio di Reno
Buonasera, la terapia non è solo ricostruzione di ciò che è stato ma ricostruzione di pezzi di sé che non sono stati accolti come avrebbero dovuto. I bambini si adattano a tutto e la fantasia è un modo per farlo, un luogo sicuro in cui rifugiarsi. Credo che oggi dovrebbe pensare a prendersi cura delle parti fragili, modificando le percezioni che ha di sé, trovando le forze per scoprire chi è e dove vuole andare. Non è in trappola, può sempre scegliere di cambiare.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi

Stai ancora cercando una risposta? Poni un'altra domanda

  • La tua domanda sarà pubblicata in modo anonimo.
  • Poni una domanda chiara, di argomento sanitario e sii conciso/a.
  • La domanda sarà rivolta a tutti gli specialisti presenti su questo sito, non a un dottore in particolare.
  • Questo servizio non sostituisce le cure mediche professionali fornite durante una visita specialistica. Se hai un problema o un'urgenza, recati dal tuo medico curante o in un Pronto Soccorso.
  • Non sono ammesse domande relative a casi dettagliati, richieste di una seconda opinione o suggerimenti in merito all'assunzione di farmaci e al loro dosaggio
  • Per ragioni mediche, non verranno pubblicate informazioni su quantità o dosi consigliate di medicinali.

Il testo è troppo corto. Deve contenere almeno __LIMIT__ caratteri.


Scegli il tipo di specialista a cui rivolgerti
Lo utilizzeremo per avvertirti della risposta. Non sarà pubblicato online.
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.