Salve. Mi chiamo Giulia. Parto con il dire che questa situazione va avanti da almeno 4 anni (come

25 risposte
Salve. Mi chiamo Giulia.
Parto con il dire che questa situazione va avanti da almeno 4 anni (come minimo, ma noto che è da un anno che peggiora sempre di più), ma vorrei capirne un po’ di più a riguardo.
Vivo le mie giornate con un totale vuoto, una sorta di indifferenza (non totale, ma noto come le mie emozioni durino davvero poco, dopodiché mi comporto come se nulla fosse, di nuovo con questa indifferenza). È da anni che penso “non mi sento reale”, che poi è la realtà circostante che mi sembra lontana da me, ma non so se è vero, non so se è autoconvinzione, ma non mi interessa, mi causa indifferenza pensarlo (nel momento in cui mi chiedo se sia effettivamente così penso subito “vabbè non mi interessa”, perché questa cosa non mi provoca una reazione emotiva). È come se le mie giornate si resettassero, non ho ricordi nitidi di ciò che faccio, non capisco se io abbia le immagini in testa a riguardo ma siano troppo “distanti” per riuscire a visionarle o se semplicemente io non riesca a focalizzarle. Ad esempio in questo momento non riuscirei a sintetizzare ciò che ho appena scritto, perché è come se non l’avessi fatto. Non so quanto si possa essere capito, mi scuso per la confusione, un saluto, grazie.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, probabilmente andando avanti nel tempo, questa situazione le sta iniziando a diventare un pò scomoda.
È importante capire le cause attraverso un percorso di supporto psicologico.
Se avesse voglia, può contattarmi per un primo consulto totalmente gratuito.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi

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Dott.ssa Benedetta Taddei
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Gentile Giulia,
Sono molto dispiaciuta per la situazione che sta vivendo e immagino possa essere disorientante per lei provare queste sensazioni confuse e emozioni molto labili, così come che possa esserci desiderio di comprendere meglio ciò che le sta accadendo e, possibilmente, cambiarlo. In realtà, nel suo messaggio non pone delle domande specifiche, si limita solo a descrivere come si sta sentendo in questi ultimi anni. Potrei risponderle con "psico-parole", ossia termini più tecnici o ipotesi diagnostiche, ma la verità è che 1) non penso possa essere davvero risolutivo o di aiuto associarsi delle etichette che poi, senza un percorso, potrebbero restare "vuote" di significato; 2) questo contesto non è adeguato così come la poca conoscenza che al momento ho di lei e della sua storia, sebbene le sue parole siano già di per se ricche di contenuto. Quello che balza subito alla mia attenzione però è che, nonostante queste emozioni nonchè i pensieri ricorrenti (come ad esempio "non mi interessa"), lei sia riuscita a usare questo canale comunicativo per cercare dei contatti con dei professionisti. Questo denota da parte sua un movimento e intento di cambiamento che le fa onore e può indicare delle risorse personali importanti. Quello che, quindi, le suggerirei è di iniziare un percorso psicologico individuale che possa sostenerla e non farla sentire sola in questo suo vissuto, aiutandola a capirne l'origine (Cosa è accaduto, circa, quattro anni fa, quando tutto è cominciato? Cosa sta facendo adesso nella sua vita e, invece, cosa faceva allora? Con chi vive oggi e invece, da chi è composta la sua famiglia e che ruolo ha in questo momento della sua vita? Che bambina è stata? Queste sono solo alcune delle possibili domande da cui iniziare a costruire...) e trovare, come mi è solito dire, un senso e un significato alla sua storia ed alle sue emozioni, per poi ri-narrare la stessa, spostando il punto di vista e cercando una via di uscita.
Resto a disposizione se avesse bisogno di altro o se avesse intenzione e piacere di iniziare un percorso, online o in studio.
Buona fortuna,
Cordialmente, Dott.ssa Taddei Benedetta
Dott.ssa Gabriella Pringigallo
Psicoterapeuta, Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Buongiorno, emerge dalle sue parole la difficoltà nel raccontare gli stati d'animo che negli ultimi anni, e in modo sempre più intenso, la attraversano e le fanno sentire le giornate 'con un totale vuoto'.
Credo che un percorso psicologico potrebbe aiutarla a rimettere ordine nei pensieri, dando un nome e un significato a quegli stati d'animo, ai sentimenti e al vuoto dell'indifferenza che sembra in questo momento contrassegnare la sua vita. Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti, cordiali saluti dott.ssa Gabriella Pringigallo
Dott.ssa Silvia Giambrone
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara Giulia,
intanto già muoversi alla ricerca di una risposta per la situazione che vivi è un primo passo. Da ciò che descrivi, sembra che tu stia vivendo una serie di sintomi che possono essere difficili da gestire e comprendere. Provo a riassumere e riflettere con te su quello che hai scritto per darti qualche indicazione su come potresti procedere.
Hai descritto una generale e pervasiva sensazione di vuoto e indifferenza emotiva, noti che le tue emozioni sono di breve durata e spesso torni a uno stato di indifferenza.
Hai parlato di come ti senti fuori da ciò che vivi, con la sensazione di non sentirti reale o di percepire la realtà circostante come lontana da te.
Questi sintomi possono essere indicativi di diverse condizioni psicologiche. E' complesso ed anche controproducente fare delle ipotesi con così pochi dati. In ogni caso potrebbero esserci numerosi fatti da approfondire per capire le cause di questo stato che vivi.
Io penso che ti sarebbe utile parlare con uno psicologo che possa fare una valutazione completa della tua situazione. Un professionista può aiutarti a capire meglio cosa stai vivendo e a identificare possibili diagnosi e trattamenti.
Intanto, come suggerimento generico, potrebbe esserti utile tenere un diario, per aiutarti a monitorare i tuoi sentimenti e pensieri. Questo può essere uno strumento utile per te e per il professionista con cui deciderai di parlare.
Ci sono inoltre varie attività che ti potrebbero aiutare a restare ancorata al presente, come la meditazione, esercizi di respirazione per aiutarti a ridurre la sensazione di derealizzazione.
Ricorda che non sei sola in questo percorso e che esistono risorse e persone pronte ad aiutarti. Fare il primo passo per parlare di ciò che stai vivendo è già un grande traguardo. Se senti che la tua situazione sta peggiorando, è ancora più importante cercare aiuto il prima possibile.
Se hai bisogno di ulteriori informazioni o di parlare ancora, sono qui per aiutarti. Un caro saluto e un augurio di trovare presto sollievo e chiarezza.
Dott.ssa Eleonora Bergami
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bologna
Gentilissima, il fatto che nonostante questo senso di distacco abbia cercato comunque un canale per comunicare come si sente rappresenta una risorsa. C'è una parte di lei che in qualche modo sembrerebbe andare in direzione opposta a quell'apparente disinteresse nei confronti di tutto, compresi i suoi stessi stati emotivi. Chissà che dopo anni di vuoto la situazione non le stia sollecitando bisogni di chiarimento e risoluzione. In linea di massima ciò che ha descritto è un funzionamento che per essere compreso adeguatamente necessita di approfondimenti legati sia alla sua storia attuale che passata. Il suggerimento che mi sentirei di condividere dunque è quello di sfruttare l'onda di questa motivazione per intraprendere un percorso che la possa aiutare a dare un senso a tutto ciò e poter iniziare a stare meglio. Resto a sua disposizione se desidera approfondire la questione. Un caro saluto. Dott.ssa E.B.
Dott.ssa Ilaria De Pretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Ciao Giulia, mi dispiace sentire che stai vivendo questa situazione. Quello che descrivi potrebbe essere legato a un disturbo di depersonalizzazione/derealizzazione, che spesso è associato ad ansia, stress o depressione. Ecco alcuni passi da considerare:

Consultazione Professionale: È importante parlare con uno psicologo o uno psichiatra per una valutazione accurata.
Tecniche di Grounding: Pratica esercizi di grounding, come la respirazione profonda o focalizzarti su dettagli sensoriali, per aiutarti a sentirti più presente.
Diario delle Emozioni: Tenere un diario delle emozioni può aiutarti a monitorare e comprendere meglio i tuoi sentimenti.
Supporto Sociale: Condividi i tuoi sentimenti con amici o familiari di fiducia.
Attività Rilassanti: Impegnati in attività che ti rilassano e ti fanno sentire bene.
Un professionista può offrirti il supporto necessario per affrontare questi sintomi e migliorare il tuo benessere.
Dott.ssa Giulia Balconi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Gorgonzola
Gentile Giulia, da quello che scrive sembrerebbe che questa situazione in cui si trova da alcuni anni ultimamente abbia cambiato significato per lei, nell'ultimo anno dice che peggiora sempre di più. Tuttavia ne ha una certa consapevolezza, tanto che, nonostante questa fatica emotiva che vive di giorno in giorno, ha deciso di chiedere consiglio. Quello che posso consigliarle, soprattutto alla luce del fatto che nota un peggioramento progressivo che ha iniziato ad essere più "pesante" è quello di rivolgersi a un collega per intraprendere un percorso psicologico, tuttavia data la sua fatica a identificare le emozioni posso consigliarle anche di provare a tenerne traccia, per iscritto o anche (se per lei può essere un utile canale comunicativo) attraverso forme artistiche, non solo il disegno o la pittura, ma anche attraverso la musica, o altri canali espressivi. Il fatto che ora lei si sia rivolta a questo canale per chiedere consiglio potrebbe significare che dentro di lei si sente maggiormente pronta a poter affrontare questo tema, rispetto ai precedenti 4 anni, per questo motivo il mio consiglio è stato in prima battuta quello di rivolgersi a un professionista, proprio per dare voce e spazio a questa sua spinta interiore; anche perchè purtroppo tramite questo canale nel suo caso è molto difficile poter formulare delle ipotesi accurate, vista la complessità della sua vita emotiva che ha descritto. Rimango ovviamente a disposizione per chiarimenti, un caro saluto, dott.ssa Giulia Balconi
Dott. Simone Festa
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Napoli
Buongiorno Giulia, digitare su una tastiera, non usare le parole, non mostrare il suo volto, non vedere l'effetto della sua espressione sugli altri, rendono certamente più difficile descrivere il tipo di condizione in cui si sta trovando.
Mi chiedo: Cosa succederebbe se lei fosse al 100% presente nello spazio e nel tempo delle relazioni che vive?
Quale parte di sé le ha permesso di scrivere questo messaggio e chiedere aiuto (se si può dire), o consiglio?
Poiché il vuoto non è mai del tutto spontaneo, è un vuoto che può avere una sua ragion d'essere, un'utilità per lei.
La parte di sé che ha posto la domanda, è interessata a conoscere questa utilità?
Pongo queste domande, per evitare di restare incagliato tra il rispondere con interesse al suo disagio, mentre parlo ad una parte di lei completamente distaccata, indifferente e sottilmente... punitiva.
Resto a disposizione per le sue necessità.

Dott. Festa Simone
Dott. Marco Squarcini
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno Giulia, sono molto dispiaciuto per la situazione che descrive e per la confusione che prova. Se ha deciso di raccontare qui la sua esperienza forse sta anche pensando che sarebbe utile fare qualcosa per comprendere che cosa le sta accadendo. Credo che ci si possa conoscere realmente soltanto attraverso l'altro, per questo penso potrebbe giovare di un percorso psicologico con una persona con la quale cercare di dare un significato a ciò che le sta accadendo. Resto a sua disposizione e la saluto, cordialmente Dott. Marco Squarcini
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.

Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.

Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.

Resto a disposizione, anche online.

Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Chiara Lo Re
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno e grazie per il suo racconto.
Già l'impegno e la volontà nello scrivere è indice di un bisogno di sapere, comprendere ciò che non va con l'obiettivo di stare meglio.
Può accadere che il senso di "vuoto", apatia, accompagnati da derealizzazione, siano strategie di difesa maladattive ed implicite che si innescano per la paura di provare emozioni che non tolleriamo e di cui abbiamo il timore di non saper gestire. Paradossalmente, sono meccanismi difensivi che la sua mente adotta pensando di farla stare meglio, quando alla lunga diventa controproducente. È come dirsi "se io mi spengo e mi distacco dalla realtà, non sarò in pericolo". Bisognerebbe capire il perché adotti questi meccanismi, se ha vissuto eventi critici, traumi complessi, se in lei sia presente una dissociazione strutturale e quali parti di lei, fragili e vulnerabili, hanno così tanto timore di emergere. Inibendo emozioni, immagini, sensazioni e pensieri che non ci piacciono, si inibiscono anche quelle positive, di cui abbiamo bisogno.
Potrebbe essere utile contattare un terapeuta che le faccia da guida per riconnettersi con sé e la realtà, verso un percorso di comprensione sia di ciò che teme sia dei suoi desideri e bisogni, per aiutarla ad elaborarli, gestirli e finalmente riconnettersi con Sé e il mondo.
Se ne sentisse il bisogno, sono disponibile ad accoglierla.
Cordiali saluti,
Dott.ssa Chiara Lo Re
Psicologa Psicoterapeuta
Torino e Asti
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Dr. Edoardo Bunone
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, grazie per aver condiviso questa situazione. Visto che questi sintomi persistono da anni e hanno un impatto significativo sulla sua vita, le consiglio di parlare con un professionista della salute mentale, come uno psicologo o uno psichiatra. Essi possono aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo e a trovare strategie per gestire questi sintomi. Resto a disposizione. Cordiali Saluti. Dott. Edoardo Bunone.
Dott.ssa Stefania Ludovici
Psicologo, Psicoterapeuta, Terapeuta
Guidonia Montecelio
Cara Giulia, dal mio punto di vista se ha sentito il bisogno di scrivere su questa piattaforma e di raccontare un piccolo pezzo di come ti senti, questo è un buon segno è un buon inizio. Credo che non ti piaccia sentirti confusa, indifferente, lontana da te. E a chi piacerebbe? Credo che tu abbia bisogno di parlare con un professionista, con uno psicologo/psicoterapeuta per capire meglio e dare un nome a quello che ora fai fatica a definire e comprendere. Insieme potrete fare un pezzo di strada nell’individuazione di chiavi nuove e nuovi strumenti per vivere la tua vita, perché stare meglio è sempre possibile ed è un lavoro continuo. Perciò non sei sola. Contattami se vuoi per una prima seduta on Line. Sarò felice di ascoltarti e di rispondere alle tue domande. Un abbraccio S. L.
Dott.ssa Valeria Filippi
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
San Donato Milanese
Gentile utente,
le consiglio vivamente un percorso psicologico che possa aiutarla a comprendere ciò che le sta accadendo considerando sopratutto la durata dei sintomi e l'impatto che hanno sulla sua vita.
Se si affida a uno psicologo potrete valutare insieme il percorso migliore per lei.
Le auguro il meglio,
Dott.ssa Filippi
Dott.ssa Simona Vanetti
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Grazie Giulia per la condivisione di come ti stai sentendo. Cosa sia reale è un argomento su cui l’umanità cerca risposte da sempre. A volte la realtà può apparire come un sogno e ti viene il dubbio se sei reale o no. Esplorare queste sensazioni può portarti molto avanti sul cammino di conoscenza di te stessa e dei confini della coscienza. Se però è invalidante e non ti vivi la vita in pienezza, hai bisogno di essere guidata. Talvolta piuttosto che sentire ci si anestetizza un po’, questo permette di non sentire dolore e sofferenza, ma preclude anche la possibilità di sentire gioia e bellezza e tutta la gamma di emozioni. Hai tutto il diritto di viverti una vita piena e appagante. Sia che tu ti percepisca reale o no. Se tu volessi approfondire, sono a disposizione anche online. Buon tutto! Dott.ssa Simona Vanetti
Dott.ssa Antonella Vita
Psicologo, Psicologo clinico
Padova
Cara Giulia,
per comprendere meglio le sue difficoltà andrebbe fatto un approfondimento attraverso alcuni colloqui psicologici, finalizzati poi ad aiutarla a fronteggiarle.
Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo per iniziare con una valutazione.
Resto a disposizione in tal caso anche per sedute online.
Un caro saluto
Dott.ssa Vita
Dott.ssa Cristina Sinno
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Buongiorno carissima Giulia, mi dispiace per la situazione di vuoto e indifferenza che ti avvolge da qualche anno, non ho ben capito se la tua è una mancanza di motivazioni, isolamento sociale o se ci sono altri elementi che ti hanno portato a questa condizione. Potrebbero esserci vari fattori che ti portano questo stato d'animo, quindi ti consiglio di valutare l'idea di un percorso di psicoterapia per capire le cause profonde di questa situazione e trovare la giusta via d'uscita. Sono disponibile per qualsiasi informazione o anche per terapie online. Un tenero saluto, Dssa Cristina Sinno
Dott.ssa Anna Bruscino
Psicologo clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Cara Giulia, quanti anni ha...cosa è accaduta prima di questi 4 anni, e durante? dovrei porle troppe domande per poterle dare delle mie impressioni, non riesco a poter essere chiara se non ho un quadro più completo ma non farei passare altri 4 anni così, cerchi qualcuno che le dia sicurezza o la ispiri e cominci con un percorso per cominciare a riempire questi vuoti
Dott.ssa Veronica Savio
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Medolla
Buongiorno, mi dispiace molto per il difficile momento che sta attraversando. Posso solo immaginare come si sente ma comprendo la sua difficoltà nel descrivere come si sente solo scrivendo. Per questo le consiglio di iniziare un percorso di sostegno psicologico, dove potrà trovare uno spazio sicuro ed accogliente per poter narrare e rinarrarsi come si sente. Rimango a disposizione. Dott.ssa Veronica Savio
Dott.ssa Anna Antoniozzi
Psicologo clinico, Psicologo
Rieti
La ringrazio per aver condiviso le sue sensazioni ed esperienze è un passo molto importante. Comprendo che vivere questa sensazione di vuoto, indifferenza e distacco dalla realtà possa essere molto difficile e causare confusione.

È importante sapere che non è sola e che molte persone attraversano momenti simili nella vita. Questi sentimenti possono avere diverse cause e meritano di essere esplorati in un ambiente sicuro e supportivo.

Le suggerisco di considerare l'idea di consultare uno psicologo o psicoterapeuta. Un professionista potrà aiutarla a comprendere meglio ciò che sta vivendo, offrendo strumenti e strategie per affrontare queste sensazioni e ritrovare un senso di benessere.

Prendersi cura di sé è un passo fondamentale, e cercare supporto è un atto di coraggio e attenzione verso se stessi.

Un cordiale saluto.
Dott. Massimiliano Pompa
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara Giulia, potrà senz'altro trarre giovamento da un percorso psicologico con un professionista. Tuttavia, mi sento di consigliarle di rivolgersi al prima presso un neurologo o uno psichiatra (anche presso il csm più vicino a lei) per una visita.
Un caro saluto.
Dott.ssa Chiara Cicco
Psicologo, Psicologo clinico
Peschiera Borromeo
Ciao Giulia, grazie per aver condiviso quello che stai vivendo. Le sensazioni che descrivi – il senso di vuoto, l’indifferenza emotiva, la difficoltà a sentire la realtà come vicina e nitida – possono essere molto destabilizzanti e far sentire come se si fosse "distaccati" dalla propria esperienza.

Questa condizione può avere diverse spiegazioni e spesso è legata a periodi di forte stress, ansia o difficoltà emotive prolungate. A volte il nostro cervello, per proteggerci, mette in atto una sorta di “distanziamento” dalle emozioni e dall’ambiente, una risposta che può somigliare alla derealizzazione o alla depersonalizzazione. Il fatto che tu ne sia consapevole e cerchi di capirne di più è già un passo importante.

Potresti chiederti: Quando ho iniziato a sentirmi così? Ci sono stati eventi o periodi particolari che potrebbero aver contribuito? Non sempre le risposte sono immediate, ma iniziare a osservare questi aspetti può essere un primo passo per comprendere meglio la tua esperienza.

Se questo stato di distacco sta influenzando il tuo benessere, parlarne con un professionista potrebbe aiutarti a esplorare meglio il significato di queste sensazioni e a ritrovare un maggiore senso di connessione con te stessa e con la realtà. Non sei sola in questo.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Bologna
Salve Giulia,
quello che descrive sembra un’esperienza di distacco che può servire alla mente come “scudo” per gestire un disagio profondo, anche se spesso ne aumenta il senso di vuoto e irrealtà. L’indifferenza che sente è forse un segnale di stanchezza emotiva, un modo per non soffrire, ma anche un ostacolo a sentirsi pienamente viva.
Cosa accadrebbe se provasse a dare attenzione anche solo per pochi minuti al momento in cui “si resetta”, senza giudicarlo né scacciarlo? Potrebbe essere un primo passo per riprendere contatto con se stessa, trasformando quel vuoto in una finestra da cui osservare cosa c’è davvero dietro.
Non è facile, ma lavorare su questi piccoli momenti può aprire a una nuova percezione della realtà e di sé. Le suggerisco di parlarne con un professionista che possa guidarla in questo percorso di integrazione.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott. Vincenzo Capretto
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara Giulia,
quello che descrivi non è “confuso” affatto: è lucido, e soprattutto molto coraggioso da mettere in parole. La sensazione di vuoto, l’indifferenza emotiva che dura poco, il percepirti “non reale” o distante da ciò che vivi, e la difficoltà a ricordare con chiarezza… sono esperienze che spesso emergono quando la mente è stata sotto stress per molto tempo e ha iniziato a proteggersi “staccandosi” un po’ dalla realtà emotiva.
Non significa che tu stia immaginando tutto o che sia “sbagliata”: significa che qualcosa dentro di te sta chiedendo attenzione.
Il fatto che tu riesca a descriverlo con questa precisione è già un segnale importante: c’è una parte di te che osserva, che vuole capire e che sta cercando aiuto. È una buona notizia.
Queste esperienze meritano uno spazio sicuro con uno psicologo, perché possono essere comprese e affrontate, e non devi farlo da sola. Non c’è nulla di irreversibile: spesso, quando si inizia a lavorarci, la sensazione di vuoto e distacco comincia lentamente a lasciare spazio a emozioni più riconoscibili.
Hai fatto bene a scrivere. È il primo passo. Cari saluti. Dr. Vincenzo Capretto
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera Giulia, la ringrazio per aver trovato il modo di esprimere qualcosa che, da come lo descrive, è difficile persino da afferrare dentro di sé. Le sue parole restituiscono molto bene la sensazione di vuoto, di distanza, come se la realtà e anche i suoi stessi vissuti scorressero senza lasciare davvero traccia. È comprensibile che questo possa generare smarrimento, anche se allo stesso tempo riferisce una sorta di indifferenza verso tutto questo, ed è proprio questo aspetto che spesso rende queste esperienze ancora più disorientanti. Quella che descrive è una condizione in cui sembra esserci una sorta di “disconnessione” dall’esperienza, sia emotiva sia mentale. Le emozioni arrivano ma durano poco, i ricordi appaiono sfocati o lontani, e i pensieri stessi sembrano non agganciarsi pienamente. È come se il sistema funzionasse, ma a una distanza che non le permette di sentirlo davvero suo. In molte persone, queste esperienze emergono quando, nel tempo, si è accumulato un certo livello di stress, fatica emotiva o difficoltà nel gestire alcuni vissuti. La mente, in questi casi, può adottare modalità che riducono l’impatto delle emozioni, ma che allo stesso tempo riducono anche il senso di presenza e coinvolgimento. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, è importante osservare che non è solo ciò che accade, ma anche il modo in cui si entra in relazione con questa esperienza. Il fatto che spesso compaia un pensiero come “non mi interessa” può essere visto come una forma di protezione, quasi un modo per non entrare troppo in contatto con qualcosa che potrebbe risultare difficile o confuso. Nel breve termine può dare una sorta di sollievo, ma nel lungo periodo rischia di mantenere questa distanza, perché riduce le occasioni in cui la mente torna ad “agganciarsi” pienamente a ciò che vive. Anche la difficoltà a richiamare ciò che ha appena fatto o scritto può rientrare in questo quadro. Quando si è poco presenti mentalmente, o quando l’attenzione è come “spenta” o distante, le esperienze non vengono registrate in modo vivido e quindi risultano più difficili da recuperare. Questo può alimentare ulteriormente la sensazione di irrealtà, creando un circolo in cui più ci si sente distanti, più diventa difficile sentirsi presenti. È importante sottolineare che queste esperienze, per quanto disturbanti, non indicano che qualcosa sia irrimediabilmente compromesso. Piuttosto, segnalano che il suo sistema sta funzionando in una modalità che, probabilmente, si è costruita nel tempo e che ora può essere compresa e modificata. Il fatto che lei riesca a descrivere tutto questo, anche con fatica, è già un segnale che una parte di lei è osservante e presente. Rispetto al come affrontare questa situazione, difficilmente si tratta di qualcosa che si modifica semplicemente aspettando che passi. Spesso è utile iniziare a lavorare proprio sul recupero graduale del contatto con ciò che si vive, con i propri pensieri, con le emozioni, con il corpo e con la realtà circostante. Un percorso di supporto può aiutare a comprendere come si è costruita questa modalità nel tempo e a sviluppare strategie per tornare progressivamente a sentirsi più presenti e coinvolti. Un approccio cognitivo comportamentale, in particolare, può offrire strumenti concreti per lavorare su questi aspetti, aiutandola a riconoscere i momenti in cui si attiva questa distanza, a modificare il rapporto con i pensieri che la mantengono e a ricostruire un senso di continuità nelle sue esperienze. Non si tratta di forzarsi a “sentire di più”, ma di creare le condizioni perché questo possa tornare in modo naturale. Considerando da quanto tempo vive questa situazione e il fatto che negli ultimi mesi sia peggiorata, potrebbe essere davvero utile non affrontarla da sola. Avere uno spazio dedicato in cui esplorare tutto questo con continuità può fare una grande differenza nel ritrovare un senso di stabilità e di contatto con se stessa. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero

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