Salve, dati i recenti sviluppi e le dichiarazioni da parte dei capi di stati di ora in ora sto viven
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Salve, dati i recenti sviluppi e le dichiarazioni da parte dei capi di stati di ora in ora sto vivendo una fortissima ansia per una possibile guerra atomica. Nessuno si sta risparmiando riguardo a norminare questo genere di apocalisse, e io come normale che sia mi sento impotente e non so perche mi sento gia spacciato. Come posso gestire questo costante e a bassa intensita stato ansioso? Non sono in preda al panico, ma mi sento da giorni triste, un po disperato e soprattutto senza speranza. Penso cose del tipo, adesso spendo un po soldi in cose che mi piacciono e almeno me le godo un po chissa cosa sucedere. Poi penso che sia stupido godersi qualcosa del genere se domani potrebbe essere la fine del mondo. Cosa posso fare per cooperare con questi sentimenti scaturiti da qualcosa che e' piu grande di me e con non posso gestire? Avete anche idee di letture o pagine informative? Grazie mille.
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stesso utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
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Gentile utente, grazie per la sua condivisione. Le sue preoccupazioni sono comprensibili. Tuttavia, bisognerebbe lavorare sui pensieri irrazionali che sottendono l’ansia e sul senso di impotenza. Un supporto psicologico con un esperto le potrebbe essere utile. Inoltre, si potrebbe attuare un percorso sul rilassamento per poter gestire i sintomi fisici attivanti. Resto a disposizione. Un caro saluto
Buonasera, le consiglio di effettuare dei colloqui psicologici per gestire la situazione che sta vivendo.
Cordiali saluti
Dott.ssa Giulia Proietti
Cordiali saluti
Dott.ssa Giulia Proietti
Buonasera Gentile Utente, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Certamente ci troviamo in un periodo difficile e la sua ansia è assolutamente comprensibile alla luce dei possibili scenari. Detto ciò, so che può sembrare una domanda banale, ma provi a riflettere sul come mai questa situazione le stia creando tutta quest'ansia; evidentemente questa situazione tocca alcune sue corde sensibili. Potrebbe essere utile esplorare questo suo malessere in un percorso psicologico. Rimango a disposizione. Cordialmente, dott. Simeoni
Gentile Utente, la prospettiva di una guerra atomica genera preoccupazione in ciascuno, nessuno escluso, seppur con intensità differenti. Il punto è che spesso, quando qualcosa ci preoccupa, la mente si focalizza sul pensiero doloroso, lo vive e rivive in continuazione, causando un aumento esponenziale delle emozioni connesse. In altri termini, pensare al pericolo di morte genera ansia, pensarci in continuazione, genera disperazione e impotenza. È sano avere a mente cosa ci preoccupa, ma quando la preoccupazione colonizza la mente finiamo al tappeto. Se invece ci concediamo di occuparci anche di altro, i problemi restano, perché una soluzione alla guerra non c’è, ma campiamo meglio. Cerchi di cogliere il legame tra la continuità di questo pensiero e l’intensità dell’ansia, eventualmente con l’aiuto di uno psicologo. Un caro saluto
Buonasera, le minacce sono angoscianti per ognuno di noi e nessuno potrà garantirle la pace e la tranquillità. Credo che un eccessiva tendenza all'informazione sia però un alimento alla sua angoscia nel tentativo di controllare l incontrollabile. Se continua questo stato di tensione può chiedere un consulto psicologico.
Saluti
Dott.ssa Villa
Saluti
Dott.ssa Villa
Buonasera, mi spiace si senta preda di queste angosce e di questi vissuti ansiosi. Credo per il suo stato di allerta potrebbe essere utile consultare uno specialista in modo da acquisire strategie che possano aiutarla a gestire al meglio l'incertezza dei nostri tempi storici e politici. Le sconsiglio invece di affidarsi ai tabloid di internet perché spesso fomentano questo tipo di pensieri e catastrofismi. Un caro saluto
Buonasera, stiamo in un momento storico molto teso. Leggendola, avverto quanta superficialità regna nei mezzi di informazioni. Se vuole possiamo fare qualche incontro per sostenerla e condividere con lei questo teso periodo storico. L'aspetto. Saluti dott.ssa Maria Lombardo
Gentile,
le consiglio di leggere il carteggio Einstein-Freud "perché la guerra?" quanto mai attuale.
Il potenziale distruttivo dell'essere umano può suscitare angosce profonde e penso sarebbe per lei importante e utile chiedersi come mai questo suscita in lei queste specifiche risonanze interne (impotenza, tristezza, mancanza di speranza).
le consiglio di leggere il carteggio Einstein-Freud "perché la guerra?" quanto mai attuale.
Il potenziale distruttivo dell'essere umano può suscitare angosce profonde e penso sarebbe per lei importante e utile chiedersi come mai questo suscita in lei queste specifiche risonanze interne (impotenza, tristezza, mancanza di speranza).
Buongiorno, è normale che di fronte alla percezione di un pericolo il nostro corpo reagisca attivandosi oltre il normale oppure spegnondosi. Rimuginare sopra la situazione intolre orienta l'attenzione sui segnali di pericolo, incrementando quindi lo stato di allerta del corpo in un circolo vizioso che diventa difficile poi da interrompere e produce effetti negativi sull'umore, le relazioni etc.
Le suggerisco di cominciare limitando la ricerca di informazioni le quali alimentano il rimuginio. Inoltre può rivolgersi a uno specialista per cercare di capire come gestire meglio l'effetto che queste informazioni hanno sul suo corpo.
Le suggerisco di cominciare limitando la ricerca di informazioni le quali alimentano il rimuginio. Inoltre può rivolgersi a uno specialista per cercare di capire come gestire meglio l'effetto che queste informazioni hanno sul suo corpo.
Le sue preoccupazioni sono segno di intelligenza e consapevolezza della gravità della situazione . E' importante però siccome non abbiamo la possibilità di agire oltre certi perimetri, tenere queste paure sotto soglia e non farle debordare trasformandole in ansia disturbante.
Può esserle di grande aiuto ascoltare il Podcast Le Stanze della Paura , disponibile gratuitamente su diverse piattaforme on line. Troverà approfondimenti e informazioni e negli episodi 5, 9, 10, 14, 23, 25 strumenti di auto aiuto che le consentiranno di alleviare la tensione e diminuire gli stati d'ansia. Segua la pagina Fb Le Stanze della Paura.
Buona giornata! Bruno Ramondetti
Può esserle di grande aiuto ascoltare il Podcast Le Stanze della Paura , disponibile gratuitamente su diverse piattaforme on line. Troverà approfondimenti e informazioni e negli episodi 5, 9, 10, 14, 23, 25 strumenti di auto aiuto che le consentiranno di alleviare la tensione e diminuire gli stati d'ansia. Segua la pagina Fb Le Stanze della Paura.
Buona giornata! Bruno Ramondetti
Buongiorno, l'ansia e l'incertezza che i sistemi di informazione generano possono provocare questi stati. Sarebbe bene che evitasse di ascoltare troppe notizie di tal genere e da solo può sostenere, ma non so fino a che punto risolvere, questi pensieri irrazionali che la invadono. Le suggerirei un consulto psicologico. Banalmente se l'ansia dovesse raggiungere livelli insostenibili può provare con esercizi di respirazione reperibili sui vari siti.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Sicuramente è necessario in questo momento limitare al massimo la ricerca di notizie ed informazioni dai vari canali, perchè il suo livello di allarme è molto elevato. Abbinerei un lavoro di rilassamento corporeo e cercherei un aiuto professionale per contenere e decodificare la grande angoscia che sente.
Un caro saluto, Cinzia Fiore
Un caro saluto, Cinzia Fiore
Buonasera, le sue preoccupazioni sono comprensibili alla luce del periodo storico che stiamo vivendo e delle allarmanti notizie che ci giungono dai media ogni giorno; è difficile non sentirsi in qualche modo impotenti difronte a ciò che non si può controllare; quando però questo sentimento, seppur di lieve intensità, diventa costante e pervasivo ed interferisce con il benessere della nostra quotidianità può essere utile approfondire il significato che questi eventi e le temute conseguenze hanno per noi alla luce della nostra storia di vita e dei nostri progetti e in che modo contribuiscono a mantenere quei sentimenti negativi. Grazie a questa comprensione sarà possibile gestire al meglio questi pensieri e sentimenti, magari con l'aiuto di un di un professionista.
Gentile utente di mio dottore,
in questa fase della sua vita in cui si sente cosi in ansia potrebbe farsi supportare psicologicamente da uno specialista. La aiuterebbe a ridimensionare le sue angosce probabilmente nate in virtù della guerra in Ucraina ma che allo stesso tempo forse erano già sullo sfondo da diverso tempo in concomitanza ad altre situazioni.
Resto disponibile anche a video colloqui on-line.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
in questa fase della sua vita in cui si sente cosi in ansia potrebbe farsi supportare psicologicamente da uno specialista. La aiuterebbe a ridimensionare le sue angosce probabilmente nate in virtù della guerra in Ucraina ma che allo stesso tempo forse erano già sullo sfondo da diverso tempo in concomitanza ad altre situazioni.
Resto disponibile anche a video colloqui on-line.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Ciao, capisco che l'attuale clima di incertezza possa causare ansia e preoccupazione. È importante ricordare che le questioni internazionali e politiche sono al di là del nostro controllo diretto. Per affrontare questi sentimenti, potresti concentrarti sulle cose che puoi controllare nella tua vita quotidiana. Cerca di mantenere una routine regolare, prenditi cura di te stesso praticando attività rilassanti come la meditazione o l'esercizio fisico, e cerca di limitare l'esposizione alle notizie negative. Puoi anche cercare supporto emotivo parlando con amici o familiari di fiducia. Riguardo alle letture o pagine informative, potresti cercare risorse che promuovono il benessere mentale, la resilienza e la gestione dello stress. Ricorda che è normale sentirsi preoccupati, ma è importante concentrarsi su ciò che è sotto il tuo controllo per mantenere un equilibrio emotivo.
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Dott.ssa Francesca Gottofredi
Caro Utente, mi dispiace molto per quello che sta passando e la ringrazio per la sua condivisione. Nella richiesta che pone ci sono diversi elementi che meriterebbero senz'altro di attenzione. Potrebbe essere utile e prezioso esplorare il suo vissuto all'interno di un percorso psicologico.
Rimango a disposizione, anche online, e le auguro una buona giornata
Dott.ssa Beatrice Taveggia
Rimango a disposizione, anche online, e le auguro una buona giornata
Dott.ssa Beatrice Taveggia
Gentile utente,
è normale sentirsi preoccupati avendo in mente questi pensieri catastrofici. Le suggerirei di iniziare un percorso di terapia volto a gestire meglio la sua ansia e senso di rassegnazione. Un caro saluto, dott.ssa Giulia Pelini
è normale sentirsi preoccupati avendo in mente questi pensieri catastrofici. Le suggerirei di iniziare un percorso di terapia volto a gestire meglio la sua ansia e senso di rassegnazione. Un caro saluto, dott.ssa Giulia Pelini
Salve, comprendo il suo stato d'animo e la difficoltà che sta attraversando in questo momento di incertezza. È del tutto normale sentirsi sopraffatti di fronte a eventi fuori dal proprio controllo. Le emozioni che descrive, come l'ansia e il senso di impotenza, sono comprensibili. Prendersi del tempo per riflettere su questi sentimenti è già un passo importante e potrebbe essere utile considerare un percorso di terapia se desidera approfondire e condividere ulteriormente queste riflessioni. Ecco alcuni suggerimenti di lettura che potrebbero offrire spunti di riflessione:
"La paura liquida" di Zygmunt Bauman – Esplora come l'incertezza e la paura influenzino la nostra società moderna.
"Il potere di adesso" di Eckhart Tolle – Un invito a vivere il presente e trovare serenità anche in situazioni di forte incertezza.
"Filosofia per vivere bene" di Luc Ferry – Un'introduzione alla filosofia come strumento per affrontare le paure esistenziali.
"La sottile arte di fare quello che c*o ti pare" di Mark Manson** – Una lettura diretta e sincera su come accettare le incertezze della vita.
"Meditazioni" di Marco Aurelio – Pensieri stoici che riflettono sulla gestione dell'impotenza di fronte a ciò che non possiamo controllare.
"La paura liquida" di Zygmunt Bauman – Esplora come l'incertezza e la paura influenzino la nostra società moderna.
"Il potere di adesso" di Eckhart Tolle – Un invito a vivere il presente e trovare serenità anche in situazioni di forte incertezza.
"Filosofia per vivere bene" di Luc Ferry – Un'introduzione alla filosofia come strumento per affrontare le paure esistenziali.
"La sottile arte di fare quello che c*o ti pare" di Mark Manson** – Una lettura diretta e sincera su come accettare le incertezze della vita.
"Meditazioni" di Marco Aurelio – Pensieri stoici che riflettono sulla gestione dell'impotenza di fronte a ciò che non possiamo controllare.
Grazie per aver condiviso i tuoi sentimenti, che sono del tutto comprensibili date le circostanze. È normale sentirsi sopraffatti quando eventi globali sembrano minacciare la sicurezza e il futuro. Prima di tutto, è importante accettare e legittimare ciò che stai provando. La tristezza, l'ansia e il senso di impotenza sono risposte naturali a un mondo che appare incerto. Accogliere queste emozioni senza giudicarle può aiutarti a ridurre il loro impatto. Capisco quanto possano essere profondi questi sentimenti e vorrei offrirti un punto di vista diverso. L’ansia per eventi fuori dal nostro controllo, come una guerra nucleare, può nascere da un conflitto tra il nostro bisogno di sicurezza e la realtà dell’incertezza. In questi casi, invece di combattere l’ansia, potresti provare a darle spazio e osservarla con curiosità: chiediti cosa sta davvero cercando di dirti. A volte, questa inquietudine può essere un invito a riconsiderare cosa conta davvero per te. Parlare con persone fidate delle tue paure e preoccupazioni può ridurre il peso emotivo. Se senti che l'ansia persiste o si intensifica, considerare di rivolgerti a un professionista della salute mentale potrebbe fornirti ulteriori strumenti per affrontare queste emozioni.
Salve, la ringrazio per la sua condivisione. Come ha già scritto, si tratta di sentimenti in risposta ad un evento al di fuori del suo controllo. Il sentimento di impotenza, ma anche l'imprevedibilità , la sta portando a sperimentare l'ansia come una reazione difensiva... come se ciò di cui teme stia accadendo in questo momento. Forse le sarebbe utile consultare uno psicologo per approfondire meglio questa dinamica.
Un caro saluto!
Un caro saluto!
Quello che sta vivendo è comprensibile, umano e purtroppo molto diffuso in questi periodi in cui i mezzi di informazione e i discorsi pubblici amplificano paure globali, spesso in maniera costante e difficilmente gestibile emotivamente. Le sue parole trasmettono chiaramente la tensione interna che sta vivendo: uno stato ansioso latente, ma persistente, una tristezza sottile, e soprattutto quel senso di impotenza e di mancanza di controllo che, nella mente, può facilmente trasformarsi in pensieri catastrofici o senza speranza. Da un punto di vista cognitivo-comportamentale, è importante riconoscere che ciò che sente non è "esagerato" o irrazionale nel senso patologico del termine. Sta semplicemente reagendo a uno scenario percepito come minaccioso, in cui le sue risorse personali sembrano inadeguate per affrontare qualcosa di così vasto, incontrollabile e spaventoso come una guerra globale. Questa è una forma di ansia anticipatoria, spesso amplificata dall’esposizione costante a notizie o contenuti sensazionalistici, e dal ruminare mentale che segue. Uno dei primi passi per gestire questa ansia è proprio accorgersi del modo in cui la sua attenzione si focalizza in maniera rigida su ciò che *potrebbe* accadere, senza alternative. Quando la mente si aggancia a questi scenari, il corpo si attiva come se il pericolo fosse reale e imminente. È fondamentale, quindi, agire su due piani: limitare l'esposizione a fonti d'informazione non regolata (o che alimentano la paura) e riportare la mente al momento presente. Le suggerisco di prendersi dei momenti durante la giornata per fare delle "pause consapevoli": può iniziare anche con pochi minuti al giorno di respirazione controllata, esercizi di mindfulness o grounding, semplici ma efficaci per riportare il focus al qui e ora. Un esercizio utile è il cosiddetto "5-4-3-2-1", in cui si elencano 5 cose che si vedono, 4 che si toccano, 3 che si sentono, 2 che si odorano e 1 che si può gustare. Serve per uscire dalla mente e tornare al corpo. Inoltre, l’idea che “se tutto finisce tanto vale godersi ciò che si può” è una forma comprensibile di tentativo di controllo, ma spesso genera ancora più vuoto, perché è basata sulla paura e non su una vera scelta di valore. Una via alternativa, più costruttiva, potrebbe essere quella di chiedersi: “Qual è la cosa più significativa che posso fare oggi, nonostante l’incertezza del futuro?” Questo tipo di domanda aiuta a riorientare le scelte verso ciò che conta per lei, invece di rincorrere continuamente rassicurazioni che nessuno può davvero darle. Quanto alla sua richiesta di letture, le suggerisco “La trappola della felicità” di Russ Harris, un testo che lavora molto bene sul tema dell’ansia e dell’accettazione dell’incertezza. Se questa ansia dovesse continuare a essere invasiva, le consiglio di valutare un percorso terapeutico. L’approccio cognitivo-comportamentale è particolarmente efficace nella gestione dell’ansia generalizzata e dei pensieri catastrofici, fornendo strumenti concreti per ritrovare un senso di controllo e di serenità. È difficile vivere in tempi incerti, ma può imparare a convivere con l’incertezza senza farsene travolgere. Non è solo. E può stare meglio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Caro utente,
quello che descrive è un vissuto oggi molto comune: l’ansia “da scenario mondiale”, cioè la paura di fronte a eventi potenzialmente catastrofici che ci fanno sentire impotenti e senza controllo.
Non è panico, come lei stesso nota, ma uno stato di allarme costante e di fondo, che logora le energie e svuota il senso del presente.
Quando l’attenzione si concentra su qualcosa di così grande e incontrollabile, il cervello entra in un circolo di ipervigilanza: cerca di prevedere, capire, anticipare — ma finisce per generare solo più paura. La prima cosa da fare non è convincersi che “non succederà nulla”, ma riportare il focus su ciò che effettivamente può controllare, anche se sembra poco.
Ad esempio: le proprie routine, il corpo, le relazioni, gli spazi di calma quotidiana.
Qualche suggerimento pratico:
Limiti l’esposizione alle notizie, scegliendo magari un momento specifico della giornata per informarsi da fonti affidabili, e poi si conceda di “staccare” davvero.
Usi tecniche di grounding (radicamento), come descrivere mentalmente 5 cose che vede, 4 che sente, 3 che tocca, 2 che annusa, 1 che gusta: aiuta a tornare nel qui e ora.
Si conceda attività concrete e significative, anche piccole: cucinare, camminare, prendersi cura di qualcosa o qualcuno. L’azione, anche minima, contrasta l’impotenza.
E soprattutto, dia spazio al dialogo: parlarne con uno psicologo o in un gruppo di sostegno può trasformare il pensiero ossessivo in un’elaborazione più contenuta.
Non c’è nulla di “stupido” nel voler godere delle cose belle: è un atto di resistenza psicologica. Continuare a vivere, ad amare, a creare significato nel quotidiano è proprio il modo in cui si coopera con questi sentimenti — senza negare la paura, ma imparando a stare accanto a essa.
Per una lettura utile, può cercare “La paura e la libertà” di Keith Lowe o “La società della paura” di Heinz Bude: entrambi aiutano a comprendere il senso collettivo e personale dell’ansia in tempi di incertezza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa
quello che descrive è un vissuto oggi molto comune: l’ansia “da scenario mondiale”, cioè la paura di fronte a eventi potenzialmente catastrofici che ci fanno sentire impotenti e senza controllo.
Non è panico, come lei stesso nota, ma uno stato di allarme costante e di fondo, che logora le energie e svuota il senso del presente.
Quando l’attenzione si concentra su qualcosa di così grande e incontrollabile, il cervello entra in un circolo di ipervigilanza: cerca di prevedere, capire, anticipare — ma finisce per generare solo più paura. La prima cosa da fare non è convincersi che “non succederà nulla”, ma riportare il focus su ciò che effettivamente può controllare, anche se sembra poco.
Ad esempio: le proprie routine, il corpo, le relazioni, gli spazi di calma quotidiana.
Qualche suggerimento pratico:
Limiti l’esposizione alle notizie, scegliendo magari un momento specifico della giornata per informarsi da fonti affidabili, e poi si conceda di “staccare” davvero.
Usi tecniche di grounding (radicamento), come descrivere mentalmente 5 cose che vede, 4 che sente, 3 che tocca, 2 che annusa, 1 che gusta: aiuta a tornare nel qui e ora.
Si conceda attività concrete e significative, anche piccole: cucinare, camminare, prendersi cura di qualcosa o qualcuno. L’azione, anche minima, contrasta l’impotenza.
E soprattutto, dia spazio al dialogo: parlarne con uno psicologo o in un gruppo di sostegno può trasformare il pensiero ossessivo in un’elaborazione più contenuta.
Non c’è nulla di “stupido” nel voler godere delle cose belle: è un atto di resistenza psicologica. Continuare a vivere, ad amare, a creare significato nel quotidiano è proprio il modo in cui si coopera con questi sentimenti — senza negare la paura, ma imparando a stare accanto a essa.
Per una lettura utile, può cercare “La paura e la libertà” di Keith Lowe o “La società della paura” di Heinz Bude: entrambi aiutano a comprendere il senso collettivo e personale dell’ansia in tempi di incertezza.
Un caro saluto,
Dott.ssa Sara Petroni – Psicologa
Credo che la sua paura sia da ascriversi a un fenomeno più ampio e ben più generalizzato di quanto si pensi: il fenomeno dell'ecoansia. Joanna Macy, ecosofa e voce ewminente del movimento della deep ecology, ha elaborato un metodo di lavoro di gruppo (ma che si può anche pensare di svolgere in solitaria almeno per un pò) che si chiama la spirale che riconnette. In tutto il mondo sono attivi cerchi di discussione che applicano il suo metodo con facilitatrici e facilitatori preparati in tal senso. I gruppi si chiamano The work that riconnects e credo che esista anche l'edizione italiana del libro. Se non ha difficoltà a leggere in inglese, le comsiglio i lavori di Joanna Macy, una vera perla in materia
Quello che descrive sta succedendo a molte persone in questo periodo, soprattutto quando si è esposti continuamente a notizie, dichiarazioni forti, immagini catastrofiche e scenari estremi ripetuti ogni giorno. La mente umana fatica molto a convivere con minacce enormi, vaghe e incontrollabili, perché non riesce né a risolverle né a metterle davvero da parte. Così resta in uno stato di allerta continuo, basso ma costante, proprio come quello che racconta lei.
Nel suo messaggio però emerge un passaggio importante: più cerca di prevedere mentalmente “la fine”, più il presente perde valore. E allora compaiono pensieri estremi: “tanto potrebbe finire tutto”, “che senso ha fare progetti?”, “meglio godersi qualcosa subito”. Il problema è che la mente, quando entra nella logica della catastrofe continua, tende a comportarsi come se l’evento fosse già accaduto. E questo lentamente toglie energia, speranza e capacità di vivere il quotidiano.
C’è una differenza importante tra essere informati ed essere immersi costantemente nell’allarme. Oggi molte comunicazioni pubbliche funzionano proprio sull’attivazione emotiva: titoli assoluti, scenari estremi, aggiornamenti continui. Ma il cervello ansioso non li vive come “informazioni”: li vive come segnali di pericolo imminente.
Per questo, più che cercare altre conferme o altre analisi geopolitiche, potrebbe esserle utile iniziare a regolare il modo in cui entra in contatto con questo tema. Ad esempio:
* limitare momenti specifici della giornata dedicati alle notizie, evitando l’esposizione continua;
* evitare di cercare compulsivamente aggiornamenti quando sente aumentare l’ansia;
* riportare attenzione ad attività concrete, corporee e presenti, anche se inizialmente sembrano “inutili”;
* distinguere ciò che può controllare da ciò che non può controllare.
Perché il rischio è che il tentativo di prepararsi mentalmente alla catastrofe finisca per farle vivere già oggi una vita bloccata dalla paura.
C’è poi un altro aspetto delicato: lei parla di impotenza e mancanza di speranza. Quando l’essere umano percepisce di non avere alcun potere sugli eventi, spesso cerca almeno un controllo mentale attraverso il pensiero continuo, gli scenari, le ipotesi, la ricerca di informazioni. Ma questo controllo mentale raramente tranquillizza: di solito aumenta la sensazione di minaccia.
Paradossalmente, in momenti così, il lavoro più difficile non è ottenere la certezza che “non succederà nulla”, perché nessuno può darle una certezza assoluta. Il lavoro è riuscire a tornare a vivere anche in presenza dell’incertezza, senza consegnare tutta la propria vita futura a uno scenario temuto.
Può essere utile continuare a informarsi, ma scegliendo fonti serie, sobrie e meno sensazionalistiche, magari evitando il flusso continuo dei social. E se sente che questo stato sta diventando troppo persistente, parlarne con un professionista può aiutarla non tanto a “smettere di pensare”, ma a modificare il rapporto che oggi ha con la paura e con il bisogno di controllo davanti all’incertezza.
Un caro saluto.
Nel suo messaggio però emerge un passaggio importante: più cerca di prevedere mentalmente “la fine”, più il presente perde valore. E allora compaiono pensieri estremi: “tanto potrebbe finire tutto”, “che senso ha fare progetti?”, “meglio godersi qualcosa subito”. Il problema è che la mente, quando entra nella logica della catastrofe continua, tende a comportarsi come se l’evento fosse già accaduto. E questo lentamente toglie energia, speranza e capacità di vivere il quotidiano.
C’è una differenza importante tra essere informati ed essere immersi costantemente nell’allarme. Oggi molte comunicazioni pubbliche funzionano proprio sull’attivazione emotiva: titoli assoluti, scenari estremi, aggiornamenti continui. Ma il cervello ansioso non li vive come “informazioni”: li vive come segnali di pericolo imminente.
Per questo, più che cercare altre conferme o altre analisi geopolitiche, potrebbe esserle utile iniziare a regolare il modo in cui entra in contatto con questo tema. Ad esempio:
* limitare momenti specifici della giornata dedicati alle notizie, evitando l’esposizione continua;
* evitare di cercare compulsivamente aggiornamenti quando sente aumentare l’ansia;
* riportare attenzione ad attività concrete, corporee e presenti, anche se inizialmente sembrano “inutili”;
* distinguere ciò che può controllare da ciò che non può controllare.
Perché il rischio è che il tentativo di prepararsi mentalmente alla catastrofe finisca per farle vivere già oggi una vita bloccata dalla paura.
C’è poi un altro aspetto delicato: lei parla di impotenza e mancanza di speranza. Quando l’essere umano percepisce di non avere alcun potere sugli eventi, spesso cerca almeno un controllo mentale attraverso il pensiero continuo, gli scenari, le ipotesi, la ricerca di informazioni. Ma questo controllo mentale raramente tranquillizza: di solito aumenta la sensazione di minaccia.
Paradossalmente, in momenti così, il lavoro più difficile non è ottenere la certezza che “non succederà nulla”, perché nessuno può darle una certezza assoluta. Il lavoro è riuscire a tornare a vivere anche in presenza dell’incertezza, senza consegnare tutta la propria vita futura a uno scenario temuto.
Può essere utile continuare a informarsi, ma scegliendo fonti serie, sobrie e meno sensazionalistiche, magari evitando il flusso continuo dei social. E se sente che questo stato sta diventando troppo persistente, parlarne con un professionista può aiutarla non tanto a “smettere di pensare”, ma a modificare il rapporto che oggi ha con la paura e con il bisogno di controllo davanti all’incertezza.
Un caro saluto.
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