Buongiorno dottori sono un ragazzo di 34 anni che da l'eta di 19 anni assumo il daparox 10 goccie a
Buongiorno dottori sono un ragazzo di 34 anni che da l'eta di 19 anni assumo il daparox 10 goccie a sera per ansia e doc, cosa che mi fa stare bene perchè non ho piu l'ansia quella che avevo a l'inizio... solo che da 3 anni a questa parte soffro di sbandamenti h24 che sono sbandamenti no veri e proprie vertigini.. solo che quando mi prendono gli attacchi quelli piu forti non posso fare nulla perchè se cammino mi sento cadere o spingere oppure anche soltando girare il collo o alzarlo mi sento male... volevo chiederle se possibile questi sbandamenti possono essere dovuti al farmaco che assumo da tanti anni oppure è piu una cosa di cervicale... Grazie
17 risposte
Buongiorno, capisco quanto questa situazione possa essere frustrante. Vivere con una sensazione di sbandamento presente per gran parte della giornata, soprattutto quando si accompagna alla paura di cadere o alla difficoltà a muoversi normalmente, può influire molto sulla qualità della vita e portare a sentirsi costantemente in allerta. Per quanto riguarda la sua domanda, non è possibile stabilire attraverso un messaggio quale sia l'origine di questi sintomi. Gli sbandamenti possono avere cause diverse e, proprio per questo, è importante che vengano valutati dal medico di riferimento, che potrà considerare la sua storia clinica, i farmaci assunti, le caratteristiche precise dei sintomi e, se necessario, indirizzarla verso gli approfondimenti più indicati. Attribuire questi episodi esclusivamente al farmaco, oppure esclusivamente a una problematica cervicale, senza una valutazione diretta, sarebbe poco corretto. Dal punto di vista psicologico, però, c'è un aspetto del suo racconto che merita attenzione. Lei racconta che il farmaco ha contribuito a ridurre in modo significativo l'ansia che aveva in passato e questo è certamente un elemento importante. Tuttavia, convivere da tre anni con sbandamenti continui può facilmente riattivare uno stato di vigilanza costante. È comprensibile che, quando teme di perdere l'equilibrio, inizi a monitorare con molta attenzione ogni sensazione del corpo, il modo in cui cammina, i movimenti del collo o la comparsa di episodi più intensi. Questo controllo continuo nasce dal desiderio di proteggersi, ma in alcune situazioni può finire per aumentare la percezione del disagio e il senso di insicurezza. Da un punto di vista cognitivo comportamentale, oltre alla ricerca della causa medica, è utile comprendere anche come la persona reagisce a questi sintomi. Ad esempio, può capitare che il timore di stare male porti a limitare alcuni movimenti, evitare determinate situazioni o vivere con la costante aspettativa che possa arrivare un nuovo episodio. Questo non significa che i sintomi siano "solo psicologici", ma che il modo in cui vengono interpretati e affrontati può influenzare il livello di sofferenza e il loro impatto sulla vita quotidiana. Sarebbe quindi importante procedere su due piani paralleli. Da una parte confrontarsi con il medico per chiarire l'origine degli sbandamenti e valutare tutti gli aspetti clinici, compresa la terapia in corso. Dall'altra, se nota che questi sintomi stanno alimentando paura, evitamenti o un controllo costante del corpo, potrebbe essere utile affiancare un percorso psicologico. Un percorso a orientamento cognitivo comportamentale può aiutare proprio a comprendere quali meccanismi si sono sviluppati nel tempo, come l'attenzione continua ai sintomi influenzi il benessere e quali strategie possano favorire un recupero di maggiore serenità e sicurezza. L'obiettivo non è sostituirsi agli accertamenti medici, ma integrare la comprensione del modo in cui pensieri, emozioni e comportamenti possono contribuire a mantenere il disagio. Il fatto che lei abbia già affrontato con successo in passato un'importante difficoltà legata all'ansia dimostra che ha già sperimentato quanto sia possibile migliorare quando il problema viene affrontato con gli strumenti adeguati. Per questo motivo, oltre agli approfondimenti medici, potrebbe essere utile cogliere questa occasione per comprendere meglio anche il funzionamento di questi sintomi e il loro impatto sulla sua quotidianità, così da intervenire in modo il più possibile completo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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Buongiorno, le consiglio di consultare lo psichiatra che già la segue e che quindi la conosce. Cordiali saluti.
Buongiorno, comprendo quanto possa essere difficile convivere con una sensazione di sbandamento così persistente, soprattutto quando diventa tanto intensa da limitare le attività quotidiane. Rispetto alla possibilità che questi sintomi siano legati al farmaco, alla cervicale o ad altre condizioni, è importante confrontarsi con il medico che la segue, così da poter effettuare una valutazione accurata senza attribuire i sintomi a una causa specifica. Nel suo racconto, però, emerge anche una storia di ansia e disturbo ossessivo-compulsivo che accompagna il suo percorso da molti anni. Pur non significando che gli sbandamenti abbiano necessariamente un'origine psicologica, può essere utile considerare anche il modo in cui una condizione di costante tensione e di vigilanza possa influenzare il modo in cui il corpo viene percepito e vissuto. Da una parte è importante escludere o chiarire gli aspetti medici, dall'altra può essere altrettanto utile dedicare uno spazio alla comprensione di come questi sintomi incidano sul suo equilibrio emotivo e sulla sua quotidianità. Un percorso di psicoterapia può rappresentare un'occasione per esplorare queste dinamiche, comprendere il significato che i sintomi assumono nella sua esperienza e individuare modalità più efficaci per affrontare l'ansia e ridurre il senso di sofferenza che ne deriva. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buon pomeriggio a lei, comprendo benissimo quanto possa essere invalidante convivere con questa sensazione di instabilità costante, specialmente quando si intensifica fino a farle temere di cadere. Da una prospettiva clinica, davanti a sintomi così specifici, è fondamentale muoversi con ordine e prudenza, analizzando le possibili strade. La prima ha a che fare con componente medica e la cervicale. Come ha giustamente intuito, i problemi al tratto cervicale sono una delle cause più frequenti di "falsi sbandamenti". Girare o alzare il collo e sentire un peggioramento rende opportuna una valutazione medica (ortopedica o fisiatrica). C'è poi la questione farmacologica. Lei assume daparox da 15 anni a un dosaggio terapeutico protettivo. Sebbene sia insolito che un effetto collaterale di questo tipo insorga dopo 12 anni di assunzione continuativa senza variazioni, ogni organismo cambia nel tempo. Per questo motivo, l'unica figura che può risponderle con certezza è lo psichiatra o il medico che la segue. Non modifichi mai il dosaggio da solo. Infine, c'è da considerare seriamente la trappola dell'ansia e del DOC. Lei scrive che quando arrivano gli attacchi più forti si sente male. L'ansia e il DOC tendono a focalizzarsi molto sul corpo. Quando avvertiamo un piccolo sbandamento (magari inizialmente dovuto alla cervicale), la mente ansiosa può "iper-focalizzarsi" su quel sintomo, monitorandolo h24. Questo controllo continuo aumenta l'ansia, che irrigidisce ancora di più i muscoli del collo, creando un circolo vizioso perfetto. Come procedere a questo punto? Faccia un passaggio dal suo medico generico per programmare una visita di controllo per la cervicale. Contatti lo specialista che le prescrive il farmaco per un consulto di controllo, così da valutare insieme la terapia alla luce di questi 15 anni. Se una volta esclusi i fattori puramente organici dovesse accorgersi che la paura di questi sbandamenti le crea forte ansia, un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale potrebbe aiutarla moltissimo a rompere il loop del monitoraggio del corpo e a ritrovare la tranquillità. Le auguro di trovare presto una soluzione e le mando un caro saluto
Buongiorno, comprendo la sua preoccupazione nel descrivere una sensazione di sbandamento persistente che dura da diversi anni e che, durante gli episodi più intensi, limita significativamente le sue attività quotidiane. Sebbene gli SSRI possano dare effetti collaterali, questi tendono a comparire soprattutto nelle prime settimane di terapia o in seguito a variazioni della dose, più che dopo molti anni di assunzione stabile. Naturalmente, è importante non attribuire automaticamente gli sbandamenti all'ansia. Una sintomatologia come quella che descrive merita una valutazione medica accurata per escludere cause di natura vestibolare, neurologica, otorinolaringoiatrica o muscolo-scheletrica. Sarà quindi il medico curante a valutare se siano indicati approfondimenti specialistici. Esiste anche una condizione molto frequente in cui ansia e disturbi dell'equilibrio si influenzano reciprocamente. Chi soffre di ansia, soprattutto da lungo tempo, può sviluppare una persistente sensazione di instabilità, "testa leggera", oscillazione o difficoltà a sentirsi stabile nello spazio, anche in assenza di una vera vertigine. Inoltre, dopo un primo episodio di origine organica, può instaurarsi un meccanismo di ipervigilanza.. il cervello inizia a monitorare costantemente l'equilibrio, aumentando la percezione dello sbandamento e mantenendo il disturbo nel tempo. Dal punto di vista psicologico, è importante ricordare che ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e sintomi fisici possono essere strettamente collegati. Quando il sistema nervoso rimane in uno stato di costante allerta, aumenta anche l'attenzione verso le sensazioni corporee, che possono essere percepite come più intense e preoccupanti, alimentando un circolo vizioso. Per questo motivo, oltre agli accertamenti medici, può essere utile affiancare un percorso di psicoterapia per aiutarsi a gestire l'ansia, ridurre l'ipervigilanza sui sintomi fisici e interrompere quei meccanismi che possono contribuire al mantenimento della sensazione di instabilità. In molti casi, lavorare su questi aspetti permette di migliorare significativamente la qualità di vita, anche quando è presente una componente organica. Il mio consiglio è quindi di non modificare autonomamente la terapia con Daparox, ma di confrontarsi con il medico che la segue per valutare insieme l'origine degli sbandamenti e gli eventuali approfondimenti necessari. Parallelamente, se dovesse emergere una componente ansiosa importante, affrontarla in modo mirato può rappresentare un passo fondamentale verso un miglior benessere. Un cordiale saluto, AM
Buongiorno, per informazioni di carattere psicofarmacologico, Le suggerisco di rivolgersi al Suo medico di base o ad uno specialista in psichiatria. Cordiali saluti. FG
Gentile utente, è poco probabile che gli sbandamenti siano causati dal Daparox, considerando che lo assume da molti anni e il disturbo è comparso solo recentemente. Le cause possono essere diverse e non è possibile attribuirli con certezza né alla cervicale né all'ansia senza una valutazione medica. Le consiglio di parlarne con il medico curante per gli opportuni approfondimenti, prima di apportare eventuali modifiche alla terapia.
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Comprendo quanto possa essere faticoso convivere con una sensazione di sbandamento così persistente, soprattutto quando arriva a limitare le attività quotidiane. Non è possibile stabilire, attraverso un consulto online, se questi sintomi siano legati al farmaco, a una condizione fisica o ad altri fattori: è una valutazione che spetta al medico curante o allo specialista che la segue. Al di là dell'origine dei sintomi, quando il corpo invia segnali così intensi è importante considerare anche il modo in cui ansia, attenzione ai sintomi e stato di iperattivazione possono influenzare la loro percezione e il loro mantenimento. Un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutare a comprendere meglio questi meccanismi, ridurre il circolo vizioso tra sintomi e preoccupazione e recuperare gradualmente una maggiore serenità nella vita quotidiana. Se desidera approfondire questi aspetti e valutare insieme un percorso di sostegno psicologico, resto a disposizione per un colloquio. Sono la Dott.ssa Ilaria Redivo e può trovare il mio profilo su Mio Dottore, Grazie e un caro saluto
Buongiorno, grazie per aver condiviso la sua situazione. Capisco che possa essere preoccupante convivere con questi sbandamenti costanti e i disturbi correlati. Innanzitutto, è importante sottolineare che, anche se il Daparox (paroxetina) è generalmente ben tollerato, in alcuni casi può essere associato a effetti collaterali che coinvolgono il sistema nervoso o il senso di equilibrio. Tuttavia, questi effetti sono meno frequenti e di solito si manifestano all’inizio del trattamento o con variazioni di dosaggio. D’altra parte, i sintomi che descrive, sbandamenti che peggiorano con certi movimenti del collo o quando si cammina, potrebbero essere anche legati a problematiche cervicali, come tensione muscolare o alterazioni delle vertebre cervicali, che possono influenzare il sistema vestibolare e causare sensazioni di instabilità. Per una valutazione accurata, le consiglio innanzitutto di consultare il suo medico di base o uno specialista, come un neurologo o un otorinolaringoiatra, che potrebbe prescrivere degli esami, come una risonanza o un esame vestibolare, per escludere o confermare cause organiche. Potrebbe anche essere utile una visita da un fisiatra o un terapista fisico specializzato in problemi cervicali. Inoltre, non interrompa mai o modifichi il farmaco senza consultare il medico che glielo ha prescritto. La gestione di eventuali effetti collaterali o cambiamenti nel quadro clinico deve essere sempre supervisionata da uno specialista. Resto a disposizione per ulteriori domande e le auguro di risolvere presto questa situazione. Un caloroso saluto Dott. Michele Basigli Perugia
Gentile utente di mio dottore, le manifestazioni sintomatiche di cui parla sono tipiche dei disturbi d'ansia. Dai disturbi di matrice ansiosa è possibile guarire con l 'ausilio congiunto di farmacoterapia e psicoterapia. Intraprenda anche un percorso psicologico, potrà guardare cosi ad un benessere più a lungo termine. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza. Comprendo quanto possa essere faticoso convivere da così tanto tempo con una sensazione di instabilità che limita anche i gesti più semplici della quotidianità. Non è possibile stabilire a distanza se gli sbandamenti siano legati al Daparox, a problematiche dell'apparato vestibolare, alla cervicale o ad altre condizioni. Per questo è importante confrontarsi con il medico che la segue, evitando di modificare autonomamente la terapia. Dal punto di vista psicologico, ansia e sintomi fisici possono influenzarsi reciprocamente, amplificando il disagio, ma ciò non significa che l'origine del problema sia necessariamente psicologica. È quindi fondamentale escludere innanzitutto eventuali cause organiche. Qualora lo desiderasse, resto a disposizione per approfondire la sua situazione in un percorso psicologico. Cordiali saluti
Si dovrebbe rivolgere a un medico o a uno psichiatra che sicuramente sapranno darle una risposta adeguata. Se volesse invece iniziare un percorso psicologico non esiti a contattarmi. Dott. Agostino Marotti - psicologo e coach di formazione breve strategica (Perugia)
Gentile Utente, la situazione che descrive merita certamente un approfondimento, soprattutto perché gli episodi di sbandamento sono presenti da circa tre anni e incidono significativamente sulla sua qualità di vita. Da quanto racconta, il Daparox (paroxetina) le ha consentito nel tempo di ottenere un buon controllo dell'ansia e dei sintomi ossessivo-compulsivi, e questo è un elemento importante. Tuttavia, è difficile attribuire gli sbandamenti esclusivamente al farmaco, soprattutto considerando che lo assume da molti anni e che questo disturbo è comparso molto tempo dopo l'inizio della terapia. Pur essendo i capogiri un possibile effetto indesiderato della paroxetina, è meno frequente che si manifestino dopo un periodo così prolungato di assunzione stabile. Allo stesso modo, non è possibile stabilire a distanza se la causa possa essere legata alla colonna cervicale, all'apparato vestibolare (orecchio interno), a una condizione neurologica, a fattori posturali oppure a una componente ansiosa. È importante sapere che anche l'ansia può contribuire a mantenere una sensazione persistente di instabilità o "sbandamento", soprattutto quando il cervello entra in uno stato di costante ipervigilanza verso le sensazioni corporee. Questo, però, non significa che il sintomo sia "solo psicologico": è fondamentale escludere con il medico eventuali cause organiche prima di ricondurlo prevalentemente all'ansia. Le suggerirei quindi di confrontarsi con il medico che le ha prescritto la terapia o con uno psichiatra, evitando di modificare autonomamente il dosaggio del farmaco. Parallelamente, se non è già stato fatto, potrebbe essere utile una valutazione specialistica (ad esempio otorinolaringoiatrica con esame vestibolare e, se indicato, neurologica o fisiatrica) per comprendere meglio l'origine degli sbandamenti. Dal punto di vista psicologico, sarebbe interessante esplorare anche alcuni aspetti: gli episodi aumentano in particolari situazioni? Peggiorano nei periodi di maggiore stress, affaticamento o tensione emotiva? Sono associati a pensieri di paura, come il timore di cadere, svenire o perdere il controllo? Queste informazioni possono aiutare a comprendere quanto i fattori emotivi stiano contribuendo al mantenimento del disturbo. Con un inquadramento multidisciplinare, che integri gli aspetti medici e psicologici, è generalmente possibile arrivare a una comprensione più precisa del problema e individuare il trattamento più adeguato. Le auguro di poter chiarire presto l'origine di questi sintomi e di ritrovare una buona serenità.
Gentile utente, farebbe bene consumare uno specialista (psichiatra). Gli psicofarmaci non si assumono per sempre. Necessita un controllo periodico. Cordiali saluti Dott. Francesco Romano
Ciao, nel corso di questi anni, hai cambiato dosaggio? Ti sei mai più consultato con uno psichiatra? Quando si tratta di psicofarmaci, il consiglio è quello di avere un confronto continuo con uno specialista proprio per monitorare gli effetti che questi esercitano. Parallelamente ai farmaci, sei andato anche in terapia? Quello che servirebbe è un' analisi del contesto per capire dove possa essere la radice del problema, se vuoi fare due chiacchiere sono qui. Nel frattempo, ti suggerisco di contattare uno psichiatra (puoi fare libero accesso al CPM più vicino) e fare un passaggio con il tuo medico di base e valutare se fare degli esami di più ampio spettro.
Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.




