Salve, da quasi un anno soffro di disturbi digestivi persistenti. Mi sono state diagnosticate dispe

Salve, da quasi un anno soffro di disturbi digestivi persistenti. Mi sono state diagnosticate dispepsia funzionale, reflusso e IMO, con metano al breath test >90 ppm, gonfiore importante, stipsi e sospetto rallentamento dello svuotamento gastrico e motilità intestinale. Sono seguita da un gastroenterologo e, prima di valutare antibiotici, mi è stato consigliato: prucalopride, PHGG a basso dosaggio, acido butirrico/butirrato e dieta temporaneamente blanda/simile a low-FODMAP. Vorrei sapere se un approccio “motilità prima degli antibiotici” è ragionevole nell’IMO con metano alto. È possibile migliorare o risolvere l’IMO senza antibiotici, oppure in questi casi sono spesso necessari? Gli antimicrobici naturali possono essere una valida opzione iniziale? Inoltre, che ruolo hanno probiotici e L-glutammina? Ha senso introdurre probiotici ora per ridurre gonfiore, ad esempio Enterelle Plus o Lactobacillus reuteri, oppure potrebbero peggiorare fermentazione e meteorismo in caso di IMO? Grazie

12 risposte


Buongiorno, l'approccio che le ha proposto il gastroenterologo mi sembra assolutamente ragionevole. Nell'IMO, soprattutto quando è associata a stipsi e rallentamento della motilità, il problema non è solo la presenza dei metanogeni ma anche il terreno che ne favorisce la persistenza. Per questo motivo lavorare prima sulla motilità con farmaci procinetici come Prucalopride, insieme a fibre ben tollerate come il PHGG e ad un supporto della barriera intestinale, può avere molto senso. In alcuni casi si osservano miglioramenti significativi anche senza antibiotici, ma con valori di metano molto elevati (>90 ppm) è abbastanza frequente che sia necessario valutare successivamente una terapia antimicrobica specifica. Per quanto riguarda i probiotici, la risposta è molto individuale. Alcuni pazienti migliorano, altri riferiscono un peggioramento di gonfiore e meteorismo. Per questo motivo spesso preferisco introdurli con prudenza e monitorare attentamente la risposta clinica. La L-glutammina può essere utile in alcuni contesti per il supporto della mucosa intestinale, ma non rappresenta un trattamento specifico dell'IMO. Distinti saluti, Dr Luca Agostini

Dott. Luca Agostini

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nutrizionista

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Salve, La situazione che descrivi è complessa e coinvolge diversi aspetti dell’apparato digerente: motilità, fermentazione, microbiota e sintomi intestinali. Proprio per questo, affiancare al trattamento farmacologico un piano alimentare mirato è fondamentale. L’IMO non si risolve solo con antibiotici, probiotici o integratori: serve lavorare sul microbiota intestinale, e questo si fa principalmente attraverso un' alimentazione mirata. Senza una dieta adeguata, anche i fermenti lattici o gli antimicrobici rischiano di essere poco efficaci o addirittura peggiorare gonfiore e meteorismo. Introdurre probiotici senza una dieta adeguata non ha senso, in alcuni casi possono peggiorare fermentazione e aria. L‑glutammina può avere un ruolo sul trofismo intestinale, ma non risolve l’IMO. Gli antimicrobici naturali possono essere considerati, ma solo se inseriti in un percorso strutturato Il punto centrale è che nessun integratore funziona se il microbiota non viene riequilibrato attraverso l’alimentazione. Dott.ssa Giada Gattari


Buongiorno, L’approccio “motilità prima degli antibiotici” nel suo caso è ragionevole e, anzi, ha una logica clinica precisa quando l’IMO si associa a stipsi, gonfiore importante, sospetto rallentamento dello svuotamento gastrico e metano molto elevato. Il metano al breath test è considerato positivo già da valori pari o superiori a 10 ppm, ed è spesso collegato a rallentamento del transito e costipazione; inoltre il prucalopride ha effetti procinetici sul colon, ma anche sul tratto gastrointestinale superiore e sullo svuotamento gastrico. Detto questo, migliorare la motilità può ridurre molto i sintomi e creare condizioni più favorevoli, ma da solo non garantisce sempre la risoluzione dell’IMO, soprattutto quando il metano è molto alto come nel suo caso. Nei quadri con produzione marcata di metano, una fase antibiotica o antimicrobica è spesso necessaria, mentre PHGG a basso dosaggio e una dieta temporaneamente blanda o tipo low-FODMAP hanno soprattutto un ruolo di supporto e di controllo dei sintomi; il PHGG, in particolare, è stato studiato soprattutto come adiuvante insieme alla rifaximina più che come terapia unica. Gli antimicrobici naturali possono essere una possibile opzione iniziale in alcuni protocolli, ma le evidenze sono meno standardizzate rispetto alle terapie farmacologiche e la risposta è molto individuale. Sui probiotici, invece, in questa fase sarei prudente: non esiste un ceppo valido per tutti i pazienti con IMO e, in presenza di dismotilità e stipsi, introdurli troppo presto può non aiutare oppure accentuare gonfiore e meteorismo. Per questo prodotti come Enterelle Plus o Lactobacillus reuteri non sono necessariamente “sbagliati”, ma non li considererei la prima mossa se il problema dominante oggi è la fermentazione con metano alto e alvo lento. La L-glutammina non è una terapia specifica per abbassare il metano o eradicare l’IMO; il suo possibile ruolo è più di supporto della barriera intestinale, e l’evidenza migliore disponibile riguarda contesti come IBS-D con iperpermeabilità, non l’IMO con stipsi e metano elevato. In sintesi, la strategia proposta dal suo gastroenterologo mi sembra coerente: prima lavorare su motilità e tolleranza intestinale, poi rivalutare se il miglioramento è sufficiente o se serve una fase antimicrobica mirata. In questi casi una consulenza nutrizionale personalizzata può essere molto utile per modulare PHGG, scelta degli alimenti e tempi di eventuale introduzione di probiotici senza peggiorare la fermentazione. Un cordiale saluto, Dott. Riccardo Pambira Biologo nutrizionista Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate


Salve, la sua domanda è molto pertinente, ma riguarda una gestione piuttosto specialistica, quindi è corretto che venga coordinata dal gastroenterologo. In linea generale, in un quadro di IMO con metano alto, stipsi, gonfiore e sospetto rallentamento della motilità, ha senso ragionare anche sulla motilità intestinale e sullo svuotamento gastrico, non solo sulla “riduzione dei microrganismi”. Se alla base c’è una motilità rallentata, infatti, lavorare su questo aspetto può aiutare a ridurre ristagno, fermentazione e recidive. Detto questo, non è possibile stabilire online se nel suo caso gli antibiotici siano evitabili o necessari: dipende dalla gravità dei sintomi, dalla risposta alla terapia impostata, dagli esami e dal giudizio del gastroenterologo. Sugli antimicrobici “naturali” sarei prudente: non sono automaticamente più delicati o più sicuri, possono dare effetti collaterali, irritare l’intestino o interagire con farmaci. Per questo eviterei il fai da te, soprattutto in un quadro già complesso. Probiotici, PHGG, butirrato e L-glutammina possono avere ruoli diversi, ma non sono tutti indicati per tutti. In alcune persone i probiotici aiutano, in altre possono aumentare gonfiore e fermentazione, quindi vanno scelti e introdotti con cautela, uno alla volta e a basso dosaggio. Lo stesso vale per le fibre: possono essere utili, ma se aumentate troppo rapidamente possono peggiorare meteorismo e crampi. Dal punto di vista nutrizionale, una dieta temporaneamente più semplice e a ridotto carico fermentativo può essere utile per controllare i sintomi, ma dovrebbe essere solo una fase e non una restrizione lunga e rigida. L’obiettivo dovrebbe essere ridurre i sintomi, sostenere la motilità e poi reintrodurre gradualmente gli alimenti tollerati. Cordiali saluti, Dott. Gabriel Russo – Dietista


Buongiorno, La doverosa premessa da fare a tutte le domande poste sul suo caso è che le opzioni terapeutiche farmacologiche sono quasi sempre più efficaci ed efficienti rispetto a quelle naturali (riconducibili a nutraceutici o altri integratori). Detto questo, la IMO come la SIBO sono condizioni di sovracrescita batterica intestinale, riconosciute come disbiosi del tenue, dunque di tipo fermentativo. Purtroppo, già questa condizione escluderebbe l'impiego di probiotici (per gran parte saccarolitici) come approccio terapico, in quanto potrebbe peggiorare il quadro. Per quanto riguarda gli antimicrobici, esistono degli studi che dimostrano l'efficacia di formulati contenenti berberina, uva ursina, oliva e origano nella riduzione della sovraproduzione di metano nella IMO, ma si sono rivelati inefficaci nell'eradicazione della disbiosi. Inoltre, i migliori risultati sono stati ottenuti associando enzimi o composti capaci di dissolvere il biofilm protettivo di cui si rivestono diversi microrganismi intestinali, il quale peggiora l'efficacia antimicrobica dei principi naturali. Dunque, il sunto della storia resta sempre il solito: la scelta fra rimedi naturali (ad azione spesso blanda) o farmacologici come terapia di uno stato patologico è fortemente dipendente dal quadro di gravità della condizione. Situazioni borderline (pre-patologia) possono puntare sulla prima soluzione, con la consapevolezza che i risultati possano essere lenti o poco soddisfacenti anche perché risulta difficile reperire/mettere insieme il giusto mix di principi. Situazioni più pesanti che richiedono un intervento deciso, devono inevitabilmente far ricorso a terapia farmacologica (tenendo in conto maggiori possibilità di effetti collaterali). Il quadro fisiopatologico da lei descritto per sommi capi sembrerebbe piuttosto importante, per cui le consiglierei di agire in modo deciso con terapia farmacologica, associata ad una corretta dietoterapia LOW FODMAP, ovviamente con il supporto integrato di un medico e di un nutrizionista. Cordialmente.


Le tue domande sono...superspecialistiche, non solo, probabilmente hai un disturbo che se rientra nella tipologia di IBS è di difficile inquadramento. I probiotici non sono sempre indicati, non in tutte le fasi, intendo. La dieta LowFODMAP per funzionare deve essere abbastanza rigorosa per diverse settimane, prima di introdurre nuovi alimenti. Se hai un gastroenterologo di fiducia, che ti conosce bene, affidati. Attenzione all'uso cronico di inibitori delle pompe protoniche (tipo omeprazolo e simili) perchè vanno usati a cicli e tra le altre cose, alterano il ph intestinale e la flora batterica. Comunque le informazioni che dai qui sono insufficienti per darti un consiglio personale, spero che quello che scrivo qui ti possa dare un orientamento generale.


Se il gastroenterologo ha proposto la terapia antibiotica, questa non può e non deve essere sostituita con altre sostanze. Gli antimicrobici naturali non sostituiscono un antibiotico. Sicuramente il butirrato e la L-Glutammina hanno senso poiché promuovono la ricostruzione della barriera intestinale, garantendo alla flora simbionte di godere di un ambiente favorevole. Sono tendenzialmente contrario all'utilizzo di probiotici in un intestino infiammato poiché i ceppi difficilmente troverebbero quell'ambiente che ne favorirebbe lo sviluppo. Una dieta Low FODMAP in senso stretto andrebbe sempre fatta in una IMO, più restrittiva nelle prime tre-quattro settimane per poi modificarla sulla base della risposta clinica.


Buongiorno, da quello che mi descrive, l’approccio proposto dal gastroenterologo mi sembra ragionevole e coerente con il suo quadro clinico. Nel caso di IMO con metano elevato, gonfiore importante e stipsi, spesso il problema non è solo la presenza di microrganismi produttori di metano, ma anche un rallentamento della motilità gastrointestinale. Per questo ha senso che il medico voglia lavorare prima (o comunque contemporaneamente) sulla motilità, ad esempio con un procinetico come la prucalopride, prima di valutare un eventuale trattamento antibiotico. La dieta può certamente aiutare, ma va vista come una strategia di supporto: una fase temporanea più blanda, simile a una low-FODMAP, può ridurre fermentazione, gonfiore e fastidio digestivo, ma non sempre è sufficiente da sola a “risolvere” un’IMO, soprattutto quando il metano è molto alto. In questi casi, se dopo un periodo di lavoro su motilità, alvo e alimentazione i sintomi restano importanti, può essere necessario rivalutare con il gastroenterologo una terapia più specifica. Per quanto riguarda fibre come PHGG, butirrato, probiotici o L-glutammina, li considererei strumenti da introdurre con molta gradualità e non tutti insieme. La PHGG, a basso dosaggio, può essere utile per modulare l’intestino e migliorare la regolarità, ma se aumentata troppo rapidamente può peggiorare gonfiore e meteorismo. Il butirrato può avere un ruolo di supporto sulla mucosa intestinale, ma non è una terapia eradicante dell’IMO. Sui probiotici sarei prudente. In alcuni pazienti possono aiutare, ma in presenza di IMO attiva, metano alto e forte gonfiore, possono anche aumentare fermentazione e distensione addominale. Per questo eviterei di introdurre autonomamente più prodotti insieme. Se si decide di provarli, meglio farlo uno alla volta, a basso dosaggio, monitorando bene la risposta individuale e sospendendoli se aumentano gonfiore, nausea, tensione addominale o stipsi. Gli antimicrobici naturali possono essere presi in considerazione, ma non sono privi di effetti collaterali e hanno un’evidenza più limitata rispetto alle terapie mediche. Nel suo caso, considerando reflusso, dispepsia e possibile rallentamento gastrico, li valuterei solo con il medico, perché alcuni possono risultare irritanti. Dal punto di vista nutrizionale, io lavorerei quindi temporaneamente su una dieta digeribile, povera di alimenti molto fermentabili, con pasti semplici e ben distribuiti, evitando restrizioni eccessive o prolungate. L’obiettivo iniziale non è “curare l’IMO con la dieta”, ma ridurre il carico fermentativo, migliorare la tolleranza digestiva, sostenere l’alvo e accompagnare il percorso medico. In sintesi: il piano “prima motilità, poi eventuale antibiotico” mi sembra sensato. La parte nutrizionale può essere molto utile per controllare i sintomi e rendere il percorso più sostenibile, ma la decisione finale su antibiotici, procinetici e integrazioni specifiche deve restare in mano al gastroenterologo.


Gentile signora,il quadro che descrive è molto dettagliato. Prima di entrare nel merito, ci tengo a fare una premessa importante: sempre più spesso vedo in studio pazienti che pongono quesiti simili a sistemi di Intelligenza Artificiale, finendo per iniziare diete all'apparenza "super personalizzate" generate da algoritmi. Parlo per esperienza diretta: i più fortunati non ottengono risultati o, ascoltando il proprio corpo, si accorgono in tempo che qualcosa non va; altri, purtroppo, arrivano da me dopo mesi di tentativi fai-da-te che hanno solo complicato la situazione complessiva.I passaggi professionali tra medicina e nutrizione sono passaggi inderogabili. Nessun consiglio o opinione generale fornito online, compreso questo, può essere seguito senza una valutazione approfondita, personale e mirata sulla sua storia clinica.Nel suo caso specifico, l'approccio orientato alla motilità prima dell'uso di antibiotici ha una sua razionalità. Nell'IMO (Intestinal Methanogen Overgrowth) associato a stipsi, il metano agisce come un vero e proprio "freno" per l'intestino. Supportare la motilità e lo svuotamento gastrico prima di tentare l'eradicazione serve a riattivare il transito: senza questo movimento continuo, qualsiasi terapia (sia essa a base di antibiotici tradizionali o di antimicrobici naturali) rischia di essere meno efficace.Per quanto riguarda i probiotici e integratori come la L-glutammina o ceppi specifici, la risposta del corpo è estremamente soggettiva. In presenza di una forte stasi e di livelli di metano così alti, l'introduzione precoce di determinati fermenti potrebbe purtroppo incrementare la fermentazione, aumentando il gonfiore e il meteorismo anziché ridurli.Ogni tassello, dalla fibra parzialmente idrolizzata (PHGG) alla dieta low-FODMAP modificata, va calibrato e monitorato passo dopo passo in base a come risponde il suo apparato digerente. Se avete dubbi di questo genere, il mio consiglio accorato è di non affidarvi a schemi rigidi o digitali, ma di rivolgervi sempre a specialisti in carne e ossa che possano guidarvi con cognizione di causa.Cordiali saluti.


Salve, sì: l’approccio “prima motilità, poi eventualmente antibiotici” è ragionevole, soprattutto nel suo caso, perché l’IMO con metano è spesso associato a stipsi, gonfiore e rallentamento del transito intestinale. Il metano non è prodotto da batteri classici, ma soprattutto da archea/metanogeni, e tende a essere collegato a una motilità più lenta. Un valore >90 ppm è importante, considerando che già ≥10 ppm viene considerato positivo. Lavorare su motilità, stipsi, svuotamento gastrico, alimentazione temporaneamente più semplice/low-FODMAP e fibra PHGG a basso dosaggio ha senso. Però non darei per scontato che questo basti a “eradicare” l’IMO: può migliorare molto i sintomi, ma con metano così alto spesso gli antibiotici mirati diventano necessari, soprattutto se il quadro non migliora in modo significativo. Nelle forme metano-positive, gli studi hanno spesso valutato terapie antibiotiche combinate, per esempio rifaximina associata ad altri antibiotici, sotto controllo gastroenterologico. Gli antimicrobici naturali possono essere considerati in alcuni casi, ma non li vedrei come scelta “più leggera” o automaticamente più sicura. L’evidenza è molto più debole e disomogenea rispetto agli antibiotici, e alcuni prodotti possono irritare stomaco e intestino o interagire con farmaci. Quindi li userei solo se concordati con il gastroenterologo, non in autonomia. Su probiotici e L-glutammina: la glutammina può avere senso se c’è sospetto di barriera intestinale alterata o IBS associato, ma non è una terapia specifica per eliminare l’IMO. I probiotici, invece, vanno valutati con molta cautela: nelle linee guida non ci sono dati solidi per raccomandare un probiotico specifico nella SIBO/IMO, e in alcuni pazienti possono peggiorare gas, gonfiore e meteorismo. Nel suo caso io non partirei subito con più probiotici insieme. Prima stabilizzerei motilità, evacuazione e tolleranza alimentare. Solo dopo, eventualmente, si può provare un ceppo alla volta, a basso dosaggio, monitorando gonfiore, alvo e digestione. Enterelle Plus, ad esempio, contiene più microrganismi, tra cui Saccharomyces boulardii, Enterococcus faecium e Lactobacillus acidophilus: non è detto che sia sbagliato, ma proprio perché è un mix non sarebbe la mia prima scelta se il gonfiore è molto reattivo. In sintesi: l’impostazione del gastroenterologo è sensata. Prima si prova a correggere terreno, motilità e fermentazione; se però metano, stipsi e gonfiore restano importanti, gli antibiotici mirati possono diventare lo step più razionale. Eviterei invece il “fai da te” con antimicrobici naturali e probiotici multipli.


Salve, in questo caso è fondamentale farsi seguire da un professionista della nutrizione esperto in disturbi gastrointestinali, attraverso un protocollo che prevede diverse fasi: - reset intestinale con eventuale trattamento farmacologico (se necessario) - test degli alimenti per capire le sue tolleranze alimentari e quali sono gli alimenti scatenanti i sintomi - alimentazione personalizzata quanto più ampia possibile Le sconsiglio probiotici generalisti, terapie "naturali" e integrazioni così varie, rischierebbe di peggiorare la situazione: un intestino in sofferenza non ha bisogno di ulteriore carico fermentativo. Se può esserle d'aiuto sono a disposizione. Cordiali saluti, Dott.ssa Francesca Scantamburlo, specializzata in disturbi gastrointestinali


Gentile paziente, la terapia da lei descritta è decisamente valida come terapia empirica e di prova prima dell'assunzione di antibiotici non assorbibili (come rifaximina, tipicamente prescritta in caso di sovraccrescita di microrganismi metanogeni. Ciononostante, è essenziale abbinare una terapia probiotica specifica al suo caso, con l'obiettivo di fornire all'intestino una gamma di batteri utili che competono con i batteri fermentanti (tipo i metanogeni). Ma il tipo di probiotico (o probiotici) da assumere dipende completamente dalla sua sintomatologia: si tratta di terapie che vanno personalizzate con estrema cura, cucite sui sintomi del paziente. In generale, si prediligono L. rhamnosus, Saccharomyces cerevisiae sub. boulardii, L. acidophilus e/o Enterococcus faecium. Si evitano probiotici ad ampio spettro (ad es. VSL3 o simili). Resto a disposizione per chiarimenti. Dott. Diego Perlini

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