Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuo
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Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.
Buongiorno,
da ciò che descrive suo fratello sembra vivere una situazione di ritiro e ansia non riconosciuta. In questi casi, insistere troppo può aumentare la chiusura.
Può essere utile avvicinarlo con calma, senza parlare subito di terapia, ma proponendo eventualmente un primo colloquio come spazio di confronto. Un percorso psicologico può aiutarlo a lavorare sulle esperienze che stanno alla base del suo malessere; approcci come l’EMDR, ad esempio, sono utili proprio per rielaborare vissuti emotivi e ridurre ansia e blocchi.
Come primo passo può rivolgersi a uno psicologo, che valuterà poi se coinvolgere anche uno psichiatra. Utile anche per voi familiari avere un supporto.
un caro saluto
da ciò che descrive suo fratello sembra vivere una situazione di ritiro e ansia non riconosciuta. In questi casi, insistere troppo può aumentare la chiusura.
Può essere utile avvicinarlo con calma, senza parlare subito di terapia, ma proponendo eventualmente un primo colloquio come spazio di confronto. Un percorso psicologico può aiutarlo a lavorare sulle esperienze che stanno alla base del suo malessere; approcci come l’EMDR, ad esempio, sono utili proprio per rielaborare vissuti emotivi e ridurre ansia e blocchi.
Come primo passo può rivolgersi a uno psicologo, che valuterà poi se coinvolgere anche uno psichiatra. Utile anche per voi familiari avere un supporto.
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Gentile utente, è chiaro che suo fratello sta usando l’isolamento come uno scudo protettivo.
Gli proponga di fare il primo passo insieme, non come paziente e accompagnatore, ma come due fratelli che cercano una bussola
Gli garantisca che, dopo quel primo incontro, sarete voi due a valutare con calma se seguire i consigli ricevuti o se rivolgersi a strutture più specifiche come lo psichiatra o il CSM. Mettersi in gioco in prima persona, offrendo la propria presenza costante, è spesso l'unico modo per vincere la resistenza di chi si sente troppo stanco per chiedere aiuto da solo
Resto a disposizione
Saluti
Gli proponga di fare il primo passo insieme, non come paziente e accompagnatore, ma come due fratelli che cercano una bussola
Gli garantisca che, dopo quel primo incontro, sarete voi due a valutare con calma se seguire i consigli ricevuti o se rivolgersi a strutture più specifiche come lo psichiatra o il CSM. Mettersi in gioco in prima persona, offrendo la propria presenza costante, è spesso l'unico modo per vincere la resistenza di chi si sente troppo stanco per chiedere aiuto da solo
Resto a disposizione
Saluti
Le consiglio vivamente di rivolgersi a uno PSICOTERAPIA EMDR per provare a far curare suo fratello. Se vuole maggiori informazioni mi può contattare. Cordiali saluti da Michele Iannelli, medico specialista in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta e Omeopata.
Buongiorno, essendo maggiorenne naturalmente deve essere lui stesso d'accordo di iniziare un percorso, tuttavia potrebbe aiutare forse prenotare un appuntamento in autonomia e provare a suggerirgli di presentarsi. Se è complicato forse un primo approccio online con un terapeuta può essere d'aiuto. Potrebbe diventare un primo spazio di confronto non troppo destabilizzante. Cordialmente, Dott.ssa Sofia Bonomi
Buongiorno, purtroppo capita spesso, a maggior ragione in ragazzi giovani, che delle patologie fisiche e/o psichiche li portino a isolarsi e a perdere motivazione e investimento sul proprio futuro. Tendono a sentirsi diversi dai coetanei e per questo si chiudono e spesso alternano momenti di apatia a momenti di rabbia. Il mio consiglio è quello di non forzare troppo nel proporre una figura di supporto, in quanto il rischio che si può produrre è un atteggiamento oppositivo che invece di aprire questa possibilità finisce col precluderla. Dal momento che il vostro ruolo di familiari che assistono a questa chiusura alla vita è sicuramente molto difficile, suggerirei per il momento di cercare voi (o tutti insieme o chi di voi patisce di più questa situazione) un sostegno e chissà che proprio il fatto che lui vi veda iniziare un percorso possa aprire anche in lui il desiderio di farlo a sua volta. Purtroppo non esistono garanzie di riuscita, ma per la mia esperienza ho notato che spesso serve di più che siano i familiari a lavorare sulle proprie paure e angosce piuttosto che insistere con il diretto interessato. Vi auguro che possa essere così anche nel vostro caso e che la situazione possa, piano piano, sbloccarsi. Un caro saluto
Gentile utente,
da quello che descrive, la situazione di suo fratello è complessa ma comprensibile. Una condizione fisica importante fin dalla nascita, insieme all’isolamento del periodo Covid, può aver inciso molto sul suo modo di stare nel mondo, sulle relazioni e sull’autonomia.
Quello che osservate oggi (isolamento, uso eccessivo del computer, ansia/panico, umore altalenante) non è tanto una mancanza di volontà, ma una difficoltà a gestire quello che prova e a rimettersi in movimento.
A chi rivolgersi
Può essere utile iniziare con uno psicoterapeuta per una prima valutazione. Se l’ansia o gli attacchi di panico sono intensi, si può affiancare anche uno psichiatra: le due figure possono lavorare insieme.
Come avvicinarlo
Se al momento non riconosce il problema, è difficile convincerlo con la pressione. Spesso è più efficace:
partire da ciò che lui sente (ansia, difficoltà, stanchezza)
proporre un primo colloquio come uno spazio di confronto, non come “cura”
Un aspetto importante
Anche se lui non accetta subito un aiuto, può essere molto utile che voi familiari vi confrontiate con un professionista per capire come muovervi in modo più efficace.
Non è una situazione semplice, ma ci sono margini di intervento.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
da quello che descrive, la situazione di suo fratello è complessa ma comprensibile. Una condizione fisica importante fin dalla nascita, insieme all’isolamento del periodo Covid, può aver inciso molto sul suo modo di stare nel mondo, sulle relazioni e sull’autonomia.
Quello che osservate oggi (isolamento, uso eccessivo del computer, ansia/panico, umore altalenante) non è tanto una mancanza di volontà, ma una difficoltà a gestire quello che prova e a rimettersi in movimento.
A chi rivolgersi
Può essere utile iniziare con uno psicoterapeuta per una prima valutazione. Se l’ansia o gli attacchi di panico sono intensi, si può affiancare anche uno psichiatra: le due figure possono lavorare insieme.
Come avvicinarlo
Se al momento non riconosce il problema, è difficile convincerlo con la pressione. Spesso è più efficace:
partire da ciò che lui sente (ansia, difficoltà, stanchezza)
proporre un primo colloquio come uno spazio di confronto, non come “cura”
Un aspetto importante
Anche se lui non accetta subito un aiuto, può essere molto utile che voi familiari vi confrontiate con un professionista per capire come muovervi in modo più efficace.
Non è una situazione semplice, ma ci sono margini di intervento.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Salve ho letto la sua richiesta e quello che consiglierei è sicuramente un percorso terapeutico, prima di valutare un intervento anche farmacologico. Il problema è che da quello che lei scrive suo fratello non vuole iniziare un percorso di questo tipo. La motivazione personale nel nostro lavoro è alla base della buona riuscita.
Le consiglio di parlare con lui in maniera schietta e sincera senza forzarlo ma cercando di fargli capire che questa è la sua vita e che solo lui può renderla più soddisfacente. Buona fortuna
Le consiglio di parlare con lui in maniera schietta e sincera senza forzarlo ma cercando di fargli capire che questa è la sua vita e che solo lui può renderla più soddisfacente. Buona fortuna
Capisco quanto questa situazione sia pesante da vivere, soprattutto quando si vuole aiutare qualcuno che però non riesce ad accettare aiuto.
Da quello che descrivi, tuo fratello sta probabilmente vivendo un disagio profondo: l’isolamento, l’ansia e gli sbalzi d’umore non sono “mancanza di volontà”, ma segnali di fatica.
Rispetto a chi rivolgersi: sia psicologo/psicoterapeuta sia psichiatra possono andare bene. Lo psicologo aiuta a lavorare su ansia e ritiro con un percorso psicologico individuale o familiare, lo psichiatra valuta se serve, anche, un supporto farmacologico.
Se lui non è disponibile, potete iniziare voi familiari con un professionista: vi aiuterà a capire come avvicinarlo senza forzarlo e come gestire la situazione in casa. Si possono fare degli incontri a "domicilio" in casi eccezionali.
Con lui, spesso è più utile un atteggiamento di ascolto (“vedo che stai male, ci sono”) piuttosto che cercare di convincerlo (che rischia una ulteriore chiusura).
È una situazione difficile, ma non siete soli e qualche primo passo è possibile.
Da quello che descrivi, tuo fratello sta probabilmente vivendo un disagio profondo: l’isolamento, l’ansia e gli sbalzi d’umore non sono “mancanza di volontà”, ma segnali di fatica.
Rispetto a chi rivolgersi: sia psicologo/psicoterapeuta sia psichiatra possono andare bene. Lo psicologo aiuta a lavorare su ansia e ritiro con un percorso psicologico individuale o familiare, lo psichiatra valuta se serve, anche, un supporto farmacologico.
Se lui non è disponibile, potete iniziare voi familiari con un professionista: vi aiuterà a capire come avvicinarlo senza forzarlo e come gestire la situazione in casa. Si possono fare degli incontri a "domicilio" in casi eccezionali.
Con lui, spesso è più utile un atteggiamento di ascolto (“vedo che stai male, ci sono”) piuttosto che cercare di convincerlo (che rischia una ulteriore chiusura).
È una situazione difficile, ma non siete soli e qualche primo passo è possibile.
Salve.
Se vuole davvero essere di aiuto a suo fratello le consiglio di considerare la possibilità di intraprendere per sé, un percorso psicoterapeutico che la aiuti a far fronte alle pressioni, presumibilmente considerevoli,
che le impone il trovarsi in una tale situazione.
Saluti
A.C.
Se vuole davvero essere di aiuto a suo fratello le consiglio di considerare la possibilità di intraprendere per sé, un percorso psicoterapeutico che la aiuti a far fronte alle pressioni, presumibilmente considerevoli,
che le impone il trovarsi in una tale situazione.
Saluti
A.C.
Buongiorno, posso comprendere quanto una cardiopatia congenita di questa entità impatti sulla vita del paziente e di tutto il nucleo familiare, con i numerosi interventi di cardiochirurgia e il percepire la vita a rischio. In questa situazione inizierei a proporre a suo fratello un appuntamento con uno psicoterapeuta che, al di là dell'approccio specifico, possa entrarci in contatto con delicatezza e sensibilità. Se continuasse a rifiutarsi, potreste rivolgervi voi familiari ad uno psicoterapeuta per due ragioni: in primis per aver anche voi uno spazio di supporto alla situazione di dolore che invade tutti e in secondo luogo perchè spesso i familiari, dando l'esempio, fanno da apripista e promuovono la possibilità di accedere alla psicoterapia anche a chi è più resistente. Cari auguri!
Gentile utente. Capisco quanto possa essere faticoso vivere accanto a qualcuno che è in un periodo di sofferenza e, allo stesso tempo, sembra non voler essere aiutato. La sua sensazione di impotenza è molto comprensibile, soprattutto quando l’equilibrio di tutta la famiglia ne risente.
Suo fratello sembra aver costruito, nel tempo, una sorta di “rifugio” fatto di isolamento e routine al computer, specie dopo la sua storia medica e gli episodi di ansia. In questi casi, forzare un cambiamento diretto rischia di aumentare la chiusura. A volte è più utile avvicinarsi con piccoli passi, cercando un contatto che non parta dal “devi curarti”, ma dal comprendere come lui sta e cosa sente.
Dal punto di vista professionale, uno psicologo può essere un primo approccio adeguato, soprattutto con un orientamento che lavori sull’ansia e sull’evitamento, come la terapia breve strategica o cognitivo comportamentale. Se emergesse poi la necessità, sarà lo stesso professionista a indirizzare eventualmente verso uno psichiatra. In parallelo, può essere molto utile anche per voi familiari avere uno spazio di supporto vostro personale, per capire come stare in questa situazione senza esserne travolti.
È un po’ come trovarsi davanti a una porta chiusa, più si spinge con forza, più rischia di restare bloccata. A volte, invece, è nel cambiare il modo di bussare che si crea uno spiraglio.
Suo fratello sembra aver costruito, nel tempo, una sorta di “rifugio” fatto di isolamento e routine al computer, specie dopo la sua storia medica e gli episodi di ansia. In questi casi, forzare un cambiamento diretto rischia di aumentare la chiusura. A volte è più utile avvicinarsi con piccoli passi, cercando un contatto che non parta dal “devi curarti”, ma dal comprendere come lui sta e cosa sente.
Dal punto di vista professionale, uno psicologo può essere un primo approccio adeguato, soprattutto con un orientamento che lavori sull’ansia e sull’evitamento, come la terapia breve strategica o cognitivo comportamentale. Se emergesse poi la necessità, sarà lo stesso professionista a indirizzare eventualmente verso uno psichiatra. In parallelo, può essere molto utile anche per voi familiari avere uno spazio di supporto vostro personale, per capire come stare in questa situazione senza esserne travolti.
È un po’ come trovarsi davanti a una porta chiusa, più si spinge con forza, più rischia di restare bloccata. A volte, invece, è nel cambiare il modo di bussare che si crea uno spiraglio.
Gentile utente innanzitutto grazie della fiducia e della condivisione di queste difficoltà purtroppo la richiesta deve pervenire dal diretto interessato e finchè suo fratello non si rende conto del malessere non sarà una sua necessità intraprendere un percorso. sicuramente voi famigliare potete rivolgervi magari a un terapeuta famigliare che vi prenda in cario tutti come nucleo famigliare che possa aiutarvi ad affrontare la situazione che di certo non ha lasciato indifferenti nessuno di voi e magari pian piano vi aiuterà eventualmente a coinvolgerlo. Posso solo immaginare lo stato di malessere che voi sentite convincerlo non servirebbe a nulla perchè lui non percepisce e non vive con difficoltà lo stato di chiusura a cui si è sottoposto. Spero di avervi dato qualche feedback e indicazione interessante e che riusciate a supportare suo fratello in un perocrso di presa di coscienza e consapevolezza. Un caro saluto dott.ssa Valeria Sicari
Buongiorno, potreste valutare una terapia familiare a cui partecipare insieme con tutti i membri della famiglia, eventualmente anche in assenza di suo fratello, per poter capire come modificare gli schemi quotidiani di isolamento e ritiro. Buona giornata
Buongiorno, grazie per la sua condivisione. Credo che nel vostro caso, siccome suo fratello blocca la vita di tutta la famiglia, se capisco correttamente, sarebbe utile intraprendere un percorso di terapia familiare, che coinvolga lui tanto quanto tutti i familiari bloccati. In psicoterapia sistemica si dice spesso che il "paziente designato", ovvero il membro della famiglia che manifesta sintomi, porti un disagio che non solo è possibile che coinvolga tutti, ma che per poterlo risolvere con più efficacia e rapidità richiede l'intervento di tutti. Spero di averla aiutata, se avesse altre domande o dubbi mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti
Salve, capisco la fatica e la sofferenza legata alla situazione di suo fratello. In primis si può parlare con lui proponendogli di rivolgersi ad un esperto (come ha pensato); se dovesse rifiutare, potrebbe valutare di chiedere un aiuto per se stessa per essere supportata nella gestione della situazione ed esserne meno influenzata. Un caro saluto
Salve a tutti, ho un dubbio su come muovermi. Ho un fratello di quasi 21 anni, che è nato con un cuore uno ventricolare destro, ha subito vari interventi nel corso degli anni. Questa sua condizione ha influenzato enormemente il suo stile di vita e oggi a 21 si ritrova isolato per scelta sua, non lavora, ha lasciato gli studi a metà per cui non ha neanche un diploma, sta chiuso in casa tutti i giorni tutto il giorno a giocare al pc, ha iniziato da dopo il covid a soffrire di attacchi di ansia e/o panico. Lui non si rende conto di questa sua condizione e ha un umore molto altalenante, che influenza molto anche lo stile di vita di tutti noi familiari. Non sappiamo come comportarci, ho provato più volte a convincerlo a intraprendere almeno un percorso di psicoterapia per cercare di modificare alcune sue condizioni ma lui non ha forza di volontà e nè di iniziativa. Stavo pensando di prenotare una prima visita con un esperto ma non saprei neanche bene a chi rivolgermi se a uno psicologo o a uno psichiatra, tant’è che non saprei neanche quale approccio potrebbe andare bene per lui. È anche molto molto testardo e convincerlo è veramente difficile ma noi in casa non viviamo più a causa di questa sua condizione mentale. Spero che qualcuno mi possa dare qualche suggerimento in più, grazie a chi risponderà.
Saluti
Dottssa Giovanna Costanzo
Saluti
Dottssa Giovanna Costanzo
Buongiorno, sono la dottoressa Federica Tropea, sono psicologa e psicoterapeuta. Grazie per aver condiviso questo tuo/vostro momento di difficoltà. Ritiro e ansia possono diventare un equilibrio “protettivo” a prescindere se si ha una situazione fisica specifica preesistente. Magari potresti provare ad "agganciarlo" su ciò che riconosce anche lui come "problema"(ansia, sonno) e trasmettergli che non è solo un suo problema ma che è diventato anche familiare. Piccoli passi e niente scontri diretti. Magari un colloquio psicologico iniziale per capire se lavorare più su un argomento piuttosto che un altro. Lo psichiatra magari se i sintomi persistono in maniera più significativa. Di approcci ne esistono tanti, puoi vedere un po' su internet intanto per avere un'idea. Resto a disposizione, buona giornata!
Salve,
ne parli anche con i suoi genitori, potreste tutti insieme intraprendere un percorso di psicoterapia familiare.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
ne parli anche con i suoi genitori, potreste tutti insieme intraprendere un percorso di psicoterapia familiare.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Salve ho letto le sue parole, volendo potete pensare ad un percorso terapeutico familiare in cui lui si senta parte di un assetto collaborativo per stare tutti meglio in casa, condividendo le preoccupazioni, piuttosto che sentirsi come il portatore di problemi. è chiaro che nessuno può obbligare suo fratello a prendersi cura di sé, può rivolgersi lei ad uno psicologo per chiedere un supporto nell'affrontare questa situazione in cui potrebbe provare frustrazione ed impotenza. L'approccio farmacologico con lo psichiatra così come la psicoterapia richiede motivazione ed una collaborazione costante del paziente. Spero di esserle stata d'aiuto.
Salve. Capisco la sua preoccupazione e la condivido. Potrebbe iniziare con un percorso psicoterapeutico per capire meglio la situazione ma dovrebbe essere suo fratello a contattare un terapeuta e poi dovrebbe probabilmente vedere anche uno psichiatra; il suo isolamento potrebbe far pensare ad un disturbo depressivo ma le informazioni sono poche per dare una conferma di questo. Sicuramente inizierei con un approccio psicoterapeutico e poi sarà il professionista a suggerisce uno psichiatra se riterrà opportuno.
Buongiorno. Purtroppo è fondamentale che suo fratello prenda la decisione di iniziare un percorso per sè. In questo non potete sostituirvi a lui. Potete, però, farvi aiutare come famiglia, oppure ognuno individualmente, per elaborare le vostre fatiche nel far parte di questa situazione e capire il modo giusto per supportare suo fratello e accompagnarlo in un processo di crescente consapevolezza delle sue problematiche e della necessità di prendersi cura di esse.
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