Io e il mio ragazzo (entrambi 33anni) abbiamo una relazione a distanza da tre mesi. Io vivo all’es

26 risposte
Io e il mio ragazzo (entrambi 33anni) abbiamo una relazione a distanza da tre mesi.
Io vivo all’estero e lui viene da un altro paese in Europa.
È venuto a trovarmi e l'altro giorno stavamo camminando mano nella mano. Era un po' alticcio, mentre camminavamo ho visto un tipo che vedo spesso in centro a chiedere insistentemente soldi. Mi sono allontanata con il mio ragazzo, ma lui era incuriosito e continuava a fissarlo. Gli ho chiesto perché lo avesse fatto e ha iniziato a dire un sacco di cose senza senso, tipo "volevo dargli false speranze", "ero curioso di vedere cosa avesse in mano perché le muoveva", "volevo dargli dei soldi ma tu mi hai portato via", "non so se avresti pensato male di me se non gli avessi dato i soldi", per poi cambiare idea e dire "non gli avrei dato i soldi perché sembrava ben curato e aveva dei bei vestiti".

La frase "volevo dargli false speranze" mi ha fatto infuriare più di ogni altra cosa e ne abbiamo parlato a lungo.
Gli ho riparlato di questo episodio quando ci siamo calmati entrambi e mi ha detto che aveva detto tutte quelle cose perché era in preda al panico e non sapeva cosa dire.
Gli ho fatto notare che quella frase in particolare era estremamente disgustosa e crudele, non mi sarei mai aspettata che una cosa del genere gli uscisse di bocca (perché, anche se lo conosco da poco tempo, mi ha dato l'impressione di essere una persona gentile, aveva dato il giorno stesso dei soldi ad un ragazzo che aveva chiesto dei soldi per il biglietto del treno e la volta prima che ci siamo incontrati aveva dato dei soldi ad un signore per strada che aveva un cagnolino) e lui se n'è reso conto e ha detto che normalmente non direbbe mai una cosa del genere. Ha detto che stava scherzando, ma che era uno scherzo di pessimo gusto.
Ha inoltre aggiunto che dove vive lui ci sono queste persone che lui ha chiamato “gang”, si dividono le zone della città, che chiedono soldi per strada ma in realtà vivono grazie agli aiuti dello Stato e che lui non vuole dare soldi a questo tipo di persone.

Non so cosa pensare o cosa fare.
Mi tratta benissimo, ma non voglio stare con qualcuno che tratta male gli altri o dice cose così cattive.
È giusto condannarlo per questo episodio o dovrei aspettare e vedere come si comporterà in futuro?
Dott. Davide Martinelli
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno e grazie mille per esserti aperta. Capisco davvero quanto ti abbia scossa questa situazione. Non è solo “una frase infelice”: è come se, in un attimo, qualcosa dentro di te si fosse irrigidito perché hai intravisto un lato che non ti aspettavi, e questo crea una specie di disallineamento tra quello che sentivi prima e quello che hai percepito in quel momento. È una sensazione molto destabilizzante, soprattutto quando stai iniziando a fidarti.

La tua reazione è profondamente comprensibile. Quella frase tocca un valore importante per te, cioè il rispetto e l’empatia verso gli altri. Quando una persona a cui tieni sembra andare in direzione opposta, anche solo per un attimo, è normale che scatti qualcosa di forte dentro: non è esagerazione, è coerenza interna.

Allo stesso tempo, però, si vede chiaramente che sei in difficoltà perché questa uscita non combacia con il resto di lui. Tu stessa racconti episodi in cui si è comportato in modo gentile, disponibile, attento. E infatti quello che ti blocca non è tanto “è una brutta persona”, ma proprio il contrario: “se è una brava persona, allora questa cosa cosa significa?”. È lì il nodo.

Quello che è successo, per come lo descrivi, ha molto il sapore di una reazione confusa, poco lucida, forse amplificata dall’alcol e dal fatto che si è sentito messo sotto osservazione. Alcune persone, quando entrano in quello stato, iniziano a dire cose incoerenti, provocatorie o anche spiacevoli senza che rappresentino davvero ciò che pensano. Non è una giustificazione, ma è una chiave di lettura.

La cosa che però fa davvero la differenza è ciò che è successo dopo. Lui non ha difeso quella frase come fosse giusta, non ha detto “sei tu che esageri”: ha riconosciuto che era sbagliata, ha provato a spiegarsi, anche se in modo un po’ disordinato. Questo è un segnale importante, perché dice che non è completamente scollegato dall’impatto che ha sugli altri.

Tu adesso sei in una posizione delicata: da una parte non vuoi chiudere gli occhi su qualcosa che ti ha dato fastidio, dall’altra non vuoi nemmeno buttare via tutto per un episodio che potrebbe essere isolato. Ed è esattamente lì che serve equilibrio.

Non devi decidere adesso chi è lui “in assoluto”. Devi solo osservare, con calma, come si comporta nel tempo. Se quella frase resta una stonatura rispetto a tutto il resto, perderà peso. Se invece dovessero emergere altre sfumature simili, allora sarà un segnale più chiaro.

Ma soprattutto, non perdere di vista te stessa: il punto non è solo capire lui, ma capire come stai tu dentro questa relazione. Se ti senti serena, rispettata, se riesci a essere te stessa anche quando qualcosa non ti piace.

Se vuoi, possiamo approfondire meglio insieme questa cosa in modo più personale, anche entrando un po’ di più nel tuo modo di vivere le relazioni e in quello che ti ha toccato così profondamente in quell’episodio. A volte dietro reazioni così forti ci sono dinamiche molto importanti da capire, e parlarne con calma può aiutarti a fare chiarezza senza restare bloccata nel dubbio.

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Dott.ssa Grazia Paradiso
Psicologo, Psicoterapeuta
Pontecagnano Faiano
Gentile Utente, la dinamica che descrive assomiglia molto al comportamento di chi si trova all'improvviso davanti a uno specchio deformante all'interno di un luna park, dove un'immagine inaspettata e grottesca fa sobbalzare e mette in dubbio tutto ciò che si credeva di aver visto fino a quel momento. In una relazione a distanza all'inizio della sua storia ogni parola pesa come un macigno e una frase ambigua può proiettare un'ombra scura sull'intera percezione del partner, creando un cortocircuito tra l'immagine della persona gentile che ha conosciuto e quella cinica emersa in quel frammento di serata.
Se decidessimo di iniziare un percorso di psicoterapia insieme, lavoreremmo fin da subito per fare chiarezza su questo blocco emotivo attraverso passaggi ben precisi. Ecco due azioni fondamentali che potrebbero avvenire all'interno delle nostre sedute:
-Esploreremo insieme la trappola del dubbio, che rischia di trasformare ogni suo futuro momento di vicinanza in un monitoraggio ansioso del comportamento di lui, per capire se questa singola frase sia il sintomo di una crudeltà profonda o piuttosto il risultato maldestro di un momento di alterazione alcolica, unito al panico di sentirsi giudicato da lei
-Analizzeremo il funzionamento dei suoi personali criteri di selezione relazionale per fare in modo che lei possa ritrovare la lucidità necessaria a distinguere un reale segnale d'allarme da un singolo scivolone comunicativo, senza rimanere congelata nell'attesa logorante di un comportamento futuro
La psicoterapia offre proprio questo spazio protetto, un luogo in cui rallentare i pensieri e disinnescare l'ansia della condanna immediata, permettendole di capire se questo episodio sia una crepa irreparabile o solo un elemento confuso da ricalibrare all'interno della vostra conoscenza.
Dott.ssa M. Elisa Murru
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Selargius
Salve, dal suo racconto sembra che il punto che l’ha colpita non sia stato soltanto ciò che il suo compagno ha detto, ma il significato che quelle parole hanno assunto per lei. Alcune frasi possono toccare aspetti molto profondi dei nostri valori personali — come il rispetto, l’empatia e il modo in cui si trattano le persone più vulnerabili — e quando sembrano entrare in contrasto con l’immagine che abbiamo dell’altro possono generare forte disagio.
Nel suo racconto emerge anche un altro elemento: lei descrive una persona che, in altre occasioni, ha mostrato comportamenti percepiti come generosi o attenti verso gli altri. Questo potrebbe spiegare anche il suo disorientamento: non sembra essere in difficoltà solo per quella frase, ma per il fatto che appare in contrasto con ciò che aveva conosciuto di lui fino ad ora.
A distanza è difficile comprendere cosa sia accaduto in quel momento: una battuta di cattivo gusto, confusione legata all’alcol, imbarazzo, difficoltà a spiegare il proprio comportamento o altro. Allo stesso tempo è comprensibile che alcune parole abbiano avuto un forte impatto emotivo.
Forse la domanda potrebbe non essere soltanto 'devo condannarlo oppure no?', ma anche: 'cosa mi comunica nel tempo questa relazione?'. Un singolo episodio può essere significativo, ma spesso è utile osservare i comportamenti nella loro continuità: come affronta i conflitti, come si assume la responsabilità di ciò che dice, come tratta gli altri e come la fa sentire nel tempo.
Mi sembra importante anche un aspetto: lei ha espresso il proprio disagio e lui non ha negato completamente l’accaduto, ma ha provato a dare una spiegazione e a riconoscere che quella frase poteva essere stata inappropriata. Valutare se questo riconoscimento si traduca anche in atteggiamenti coerenti nel tempo potrebbe darle elementi più solidi per comprendere ciò che sente.
CORDIALI SALUTI
DOTT.SSA M. Elisa Murru
Dott.ssa Alice Missiroli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve gentile, dipende da che importanza dà lei a questo episodio. Potrebbe non essere una motivazione sufficiente per alcuni, ma se in questo comportamento ha letto qualcosa di più profondo, che le dice che questa persona non è quella giusta, forse c'è anche altro e questo accaduto è solo una sentinella più evidente.
Dall'altra parte, la invito anche a riflettere su come lei si sente con questa persona. Può capitare di dire la cosa sbagliata, pensando di fare una battuta, l'importante è come si reagisce dopo, ad esempio scusandosi o non ricommettendo lo stesso errore. Se lei con questa persona sta bene, potrebbe considerare questo episodio come un'infelice scivolata e aspettare quello che accadrà in futuro.
Grazie per la sua domanda, buona giornata
Buongiorno,
è del tutto comprensibile che si senta confusa e allarmata. Nelle prime fasi di una relazione, specialmente quando la distanza limita la condivisione quotidiana, tendiamo a osservare ogni dettaglio per capire se i valori del partner coincidano davvero con i nostri. Ascoltare una frase cinica verso una persona vulnerabile ha giustamente attivato in lei un segnale d'allarme, creando una profonda dissonanza rispetto all'immagine di uomo gentile che aveva conosciuto fino a quel momento.
La invito a considerare, tuttavia, un elemento significativo: il suo ragazzo non si è arroccato sulla difensiva e non ha minimizzato il suo malessere. Al contrario, ha ascoltato la critica e si è scusato, riconoscendo l'infelicità di uno 'scherzo' decisamente fuori luogo.
Rispondendo alla sua domanda: no, non è affatto sbagliato essersi infuriata, poiché ha sentito il bisogno di difendere un suo valore cardine come l'umanità e il rispetto per il prossimo. Ciononostante, condannarlo definitivamente sulla base di questo singolo episodio isolato potrebbe essere prematuro.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Quello che descrive è comprensibilmente destabilizzante, soprattutto perché riguarda un aspetto molto importante nelle relazioni: i valori personali e il modo in cui l’altro guarda gli esseri umani più fragili o vulnerabili. Quando siamo all’inizio di una relazione, tendiamo a costruire gradualmente un’immagine dell’altro, e un episodio che appare incoerente con quella immagine può creare molta confusione.

Da ciò che racconta, però, è importante distinguere alcuni elementi.

Da una parte c’è la frase che l’ha colpita (“volevo dargli false speranze”), che effettivamente può risultare molto dura e disturbante. È comprensibile che lei abbia reagito emotivamente, perché certe parole possono toccare profondamente il nostro senso etico e la nostra sensibilità.

Dall’altra parte, però, c’è anche il contesto: lui era alterato dall’alcol, sembra essere andato in confusione quando lei gli ha chiesto spiegazioni e ha iniziato a dare risposte contraddittorie, probabilmente difensive e poco ragionate. Questo non significa automaticamente che pensi davvero ciò che ha detto. Alcune persone, quando si sentono messe sotto pressione o giudicate, parlano in modo impulsivo, ironico o provocatorio senza rendersi conto dell’impatto delle proprie parole.

Inoltre, lei stessa porta esempi concreti di comportamenti generosi e disponibili che lui ha avuto in altre occasioni. Nella valutazione di una persona, generalmente i comportamenti ripetuti nel tempo sono più significativi di una singola frase detta in un momento poco lucido.

È anche possibile che lui abbia convinzioni ambivalenti verso chi chiede l’elemosina: da un lato compassione, dall’altro diffidenza o pregiudizi derivati dalle esperienze e dal contesto culturale in cui vive. Questo non lo rende necessariamente una “persona cattiva”, ma può indicare un modo di vedere alcune situazioni diverso dal suo.

La domanda più utile forse non è tanto “devo condannarlo oppure no?”, ma:

questo episodio è stato isolato oppure emergono spesso mancanza di empatia, crudeltà o disprezzo verso gli altri?
quando lei gli ha espresso il suo disagio, lui ha minimizzato o ha cercato davvero di capire il suo punto di vista?
nel tempo, i suoi comportamenti sono coerenti con l’immagine di persona rispettosa e gentile che le aveva trasmesso?

Nelle relazioni sane non è necessario che i partner abbiano identiche opinioni su tutto, ma è importante che ci siano rispetto, empatia e capacità di mettersi in discussione.

Tre mesi sono ancora pochi per conoscere davvero una persona. Non sembra esserci necessariamente un “campanello d’allarme definitivo”, ma è sensato osservare nel tempo come si comporta concretamente con gli altri, soprattutto nelle situazioni in cui non ha nulla da guadagnare.

Se questo episodio continua a farla stare male o le attiva dubbi profondi sulla relazione, potrebbe essere utile approfondire questi vissuti con uno specialista, così da comprendere meglio anche cosa rappresenta per lei questo tema sul piano emotivo e relazionale.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Capisco perché questo episodio l’abbia colpita così tanto. A volte non è tanto il fatto in sé, ma una frase detta in un certo modo che ci fa vedere improvvisamente l’altra persona sotto una luce diversa, quasi come se per un attimo crollasse l’immagine che ci eravamo costruiti di lei. Detto questo, credo sia importante non prendere un singolo episodio (soprattutto in un momento di alterazione, confusione o tensione) come definizione assoluta di una persona. Da quello che racconta, il suo ragazzo non sembra aver mostrato abitualmente atteggiamenti crudeli o sadici verso gli altri; anzi, porta anche esempi concreti di momenti in cui si è comportato in modo generoso o empatico. Mi sembra più significativo il fatto che, una volta calmato, abbia riconosciuto che quella frase fosse fuori luogo e di cattivo gusto. Le persone, quando si sentono messe sotto pressione o giudicate, a volte iniziano a parlare “a caso”, contraddicendosi, cercando spiegazioni senza riuscire davvero a spiegarsi bene. Non è bellissimo, ma è umano. Secondo me la domanda più utile non è: “Devo giudicarlo per questa frase?”, ma: “Quello che è successo è coerente con il modo in cui si comporta normalmente?”. Perché una relazione si capisce molto più dai comportamenti ripetuti nel tempo che da un singolo momento sbagliato. Ha senso che lei rimanga vigile su ciò che sente e sui valori che considera importanti, ma forse prima di trarre una conclusione definitiva può osservare come lui si comporta nel tempo, soprattutto nelle situazioni in cui emerge il lato meno “perfetto” di una persona: il conflitto, il disagio, la gestione delle emozioni, l’empatia reale verso gli altri. A volte un episodio del genere non rivela necessariamente cattiveria, ma immaturità, goffaggine emotiva o difficoltà a gestire il momento. Sta a lei capire, col tempo, se si tratta di una stonatura isolata oppure di qualcosa di più profondo.
Quello che racconti sembra averti colpita molto, e comprendo il perché. A volte non è tanto il gesto in sé a ferire, quanto il significato che attribuiamo a certe parole, soprattutto quando arrivano da qualcuno verso cui stiamo costruendo fiducia e da cui ci aspettiamo sensibilità e gentilezza. La frase che lui ha detto ha probabilmente toccato qualcosa di molto importante per te, legato ai tuoi valori e al modo in cui pensi vadano trattate le persone più vulnerabili. È quindi assolutamente comprensibile che tu ti sia sentita delusa, arrabbiata e persino confusa rispetto all’immagine che ti eri fatta di lui.

Allo stesso tempo, credo sia importante non cercare di definire l’intera persona a partire da un singolo episodio, soprattutto in una situazione emotivamente carica, in cui lui stesso era alterato dall’alcol, confuso e apparentemente in difficoltà nel spiegare cosa stesse pensando. Le spiegazioni incoerenti che ti ha dato sembrano più il tentativo disorganizzato di giustificarsi o di uscire da un momento di tensione che un discorso lucido e realmente rappresentativo dei suoi valori profondi. Questo naturalmente non rende automaticamente accettabile quella frase, né cancella il tuo disagio, ma può aiutare a contestualizzarla.

Mi sembra significativo anche il fatto che tu abbia osservato in altre occasioni comportamenti molto diversi da parte sua: mi racconti di episodi in cui si è mostrato disponibile e generoso verso altre persone in difficoltà. Questo suggerisce che forse ci troviamo davanti a una persona che può aver detto qualcosa di molto infelice, più che a qualcuno sistematicamente crudele o privo di empatia. Spesso ciò che ci aiuta davvero a comprendere chi abbiamo accanto non è il singolo momento storto, ma la continuità dei comportamenti nel tempo.

Forse, più che chiederti subito se lui sia “una brutta persona” o se questo episodio debba bastare per definirlo, potrebbe esserti utile osservare con calma come si comporta nelle diverse situazioni: come parla degli altri, come reagisce davanti alla fragilità, quanto riesce a mettersi in discussione, e soprattutto se episodi di questo tipo restano eccezioni o diventano un modo abituale di stare nel mondo.

Il tuo disagio non va minimizzato, perché ti sta comunicando qualcosa di importante sui tuoi limiti e sui tuoi valori. Ma allo stesso tempo non sei obbligata a trarre una conclusione definitiva immediatamente. In una relazione, soprattutto all’inizio, può essere sano concedersi il tempo di osservare la persona nella sua complessità, senza ignorare i segnali che ci fanno stare male ma neppure riducendo qualcuno esclusivamente al suo momento peggiore.
Dott. Roberto Barbieri
Psicologo, Psicologo clinico
Vicenza
Salve, capisco che quella frase l’abbia colpita: “volevo dargli false speranze” è un’espressione spiacevole, e il fatto che lei l’abbia sentita come crudele non va banalizzato. Allo stesso tempo, però, una relazione di tre mesi, a distanza, non può essere compresa né giudicata a partire da una singola frase detta in un momento confuso, con lui alticcio e probabilmente agitato dal timore di apparire male ai suoi occhi.

Il punto non è assolverlo subito, ma nemmeno condannarlo subito. Il rischio, in queste situazioni, è trasformare la relazione in un processo: ogni parola viene analizzata, ogni gesto diventa una prova, ogni incongruenza sembra rivelare “chi è davvero” l’altro. Ma una relazione non cresce sotto interrogatorio; cresce nel tempo, osservando come una persona si comporta in modo ricorrente, non solo in un singolo episodio.

A distanza, inoltre, è facile costruire un’immagine dell’altro molto attraverso parole, messaggi e aspettative. Quando poi ci si incontra davvero, entrano in gioco altri segnali: il tono, la presenza, l’imbarazzo, la sensibilità, il calore, la capacità di riparare dopo un errore. Sono aspetti che non si misurano bene online e che richiedono tempo per essere conosciuti.

Quindi forse la domanda non è: “devo condannarlo per questa frase?”, ma: “questa frase appartiene davvero al suo modo abituale di trattare gli altri o è stata una frase brutta, goffa, uscita in un momento di confusione?”. La risposta non la troverà continuando a sezionare quell’episodio, ma osservando nel tempo come lui tratta le persone, come reagisce quando sbaglia, se sa assumersi la responsabilità e se resta rispettoso anche quando non è sotto una buona luce.

Non cancelli ciò che ha sentito, ma non lo trasformi subito in una sentenza. Lo tenga come un dato da osservare. Se ogni frase deve diventare una prova morale, però, rischia di non conoscere più l’altro: rischia solo di controllarlo. E una relazione, soprattutto all’inizio, ha bisogno anche di impressioni, presenza, fiducia progressiva e realtà condivisa.

Se questo episodio ha toccato in lei una paura più profonda, può essere utile parlarne in uno spazio psicologico, anche online, per capire se sta proteggendo un valore importante o se sta cercando una certezza impossibile su una persona che deve ancora conoscere davvero.

Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Lucifora
Psicologo, Professional counselor
Torino
Cara lettrice,
ti ringrazio per aver condiviso questo episodio così intimo e che allo stesso tempo, ti ha un po destabilizzata.
Quando siamo all'inizio di una relazione, specialmente a distanza, ogni piccolo frammento dell'altro viene osservato al microscopio per capire: «Chi ho davanti veramente? Posso fidarmi?». È una reazione non solo comprensibile, ma anche sana.
Il fatto che tu sia rimasta così colpita da quella frase dimostra che possiedi un sistema di valori solido, basato sull'empatia e sul rispetto per la dignità umana.
Guardiamo insieme cosa è accaduto attraverso un approccio integrato: 

Tu stessa hai notato due elementi chiave: il tuo ragazzo era un po' "alticcio" e, quando gli hai chiesto spiegazioni, è entrato “in preda al panico”.
L'alcol ha la proprietà biologica di allentare i freni inibitori della corteccia cerebrale. Quando lo hai incalzato con la tua domanda, il suo sistema emotivo e cognitivo è andato in cortocircuito. Sotto l'effetto dell'alcol e della paura di essere giudicato male da te (una donna che frequenta da soli tre mesi e a cui tiene), il suo cervello ha iniziato a "sparare" risposte a raffica, sconnesse e contraddittorie, nel tentativo disperato di difendersi. La frase «volevo dargli false speranze», per quanto sgradevole e cinica, potrebbe essere stata buttata lì per mascherare l'imbarazzo di essere stato "colto in fallo" mentre fissava qualcuno.
Una persona non è definibile da un singolo "mancamento" isolato, ma dalla coerenza complessiva dei suoi sistemi (come ti tratta, come agisce quotidianamente). Condannarlo definitivamente per un unico episodio, avvenuto in uno stato di alterazione e di ansia da prestazione relazionale, rischia di essere una decisione prematura. 

La domanda che ti poni («Cosa devo fare? Devo aspettare?») merita uno spazio di ascolto protetto e profondo. Le relazioni a distanza mettono a dura prova la nostra capacità di sintonizzarci sull'altro e spesso amplificano le nostre paure latenti di essere feriti o delusi.
Prenditi il tempo di osservare come lui gestisce i momenti di stress e come si relaziona con te e con il mondo ora che siete tornati alla normalità.
Un singolo errore di percorso definisce una serata storta, non necessariamente un uomo.
Se senti il bisogno di fare chiarezza dentro di te e di capire come muovere i prossimi passi in questa storia, ti do la mia disponibilità per percorrere questo cammino insieme.
Un caro saluto,
Vincenzo Lucifora
Dott. Giulio Blasilli
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Salve, una consulenza psicologica può aiutarla a capire perché questo episodio l’ha colpita così tanto e quali valori sente messi in discussione nella relazione. È comprensibile restare turbata da una frase come “volevo dargli false speranze”: anche se detta in modo confuso, alticcio o per panico, può suonare crudele e lontana dall’immagine gentile che lei aveva di lui. Allo stesso tempo, una relazione di tre mesi è ancora in una fase di conoscenza: più che condannarlo definitivamente per una frase, può osservare se questo episodio resta isolato, riconosciuto e riparato, oppure se fa parte di un modo abituale di guardare le persone fragili con disprezzo o superiorità. Il punto importante è che lui non minimizzi: dire “ho sbagliato, è stata una frase brutta e non voglio essere quella persona” è diverso dal farla passare come una sciocchezza. Può usare questo episodio per parlare apertamente di valori, empatia e rispetto verso gli altri. Un percorso di sostegno psicologico, online o in presenza, può aiutarla a distinguere tra un campanello d’allarme reale e la paura di scoprire troppo tardi aspetti dell’altro che non condivide.

un caro saluto.
Dott. Giulio Blasilli
Dott.ssa Sara Bardi
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Comprendo profondamente il tuo stato d'animo: quando si costruisce una relazione, soprattutto a distanza, un'uscita così cinica ferisce e destabilizza, portandoti a chiederti chi sia davvero la persona che hai accanto.

Quello che è successo sembra un vero e proprio cortocircuito. Da un lato ci sono i fatti – i gesti spontanei di generosità che hai visto nei giorni passati – e dall'altro ci sono le parole di quella sera, figlie dell'alcol e di una forte reazione di panico e difesa nel sentirsi giudicato. Spesso, quando ci si sente in colpa o sotto esame, si finisce per dire la cosa peggiore possibile pur di difendersi, anche ricorrendo a provocazioni o battute di pessimo gusto che non rispecchiano la propria natura. C'è anche da considerare un fattore culturale, dato che in molti paesi europei il fenomeno dell'accattonaggio stradale viene percepito con forte diffidenza e legato a dinamiche organizzate.

Il fatto che lui, una volta lucido, non abbia minimizzato l'accaduto ma abbia riconosciuto la gravità di quella frase chiedendoti scusa, è un ottimo segno di maturità e apertura.

Non c'è bisogno che tu prenda una decisione drastica adesso. Il consiglio è di concederti del tempo e osservare: usa i prossimi mesi e i vostri incontri dal vivo per vedere come si comporta quotidianamente con gli altri, con chi lavora nei servizi o con chi è più vulnerabile. Se questo resterà un episodio isolato e confinato a quella sera, potrai archiviarlo come un brutto scivolone; se invece dovessero emergere altri segnali di cinismo, avrai tutti gli elementi per capire se i vostri valori sono davvero compatibili.

Come ti fa sentire l'idea di non dover decidere subito e darti del tempo per osservarlo?
Se vorrai supporto in questa fase puoi contare su di me.
Dott. Stefano Recchia
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Roma
Gentile utente grazie per aver condiviso la tua situazione.
Eviterei sia di minimizzare sia di trasformare un singolo episodio in una sentenza definitiva sulla persona. Quello che descrivi mostra due elementi: da un lato una frase che ti ha colpita perché è in contrasto con i tuoi valori; dall’altro un comportamento complessivo che, finora, ti aveva trasmesso gentilezza e disponibilità verso gli altri.
Quando una persona è alticcia, confusa o sotto pressione può dire cose incoerenti o difendersi in modo maldestro, cambiando spiegazione più volte. Tuttavia, ciò che conta non è solo cosa ha detto, ma anche come affronta ciò che ha detto.
Tre mesi di relazione sono pochi per conoscere davvero qualcuno. Più che “condannarlo” o ignorare l’episodio, osserva il quadro generale: come tratta le persone quando non ha nulla da guadagnare? Come parla di chi è vulnerabile? Come reagisce quando viene messo in discussione?
A volte un episodio isolato è una stonatura; altre volte è un indizio. È il tempo, più che la singola frase, a chiarire quale delle due cose sia.
Spero di esserti stato d'aiuto. Resto a disposizione. Un caro saluto.
Dott. Stefano Recchia
Dott. Sergio Borrelli
Psicologo, Psicologo clinico
Tradate
Buongiorno. Avete 33 anni, non 20. Siete coppia da poco tempo, quindi vi state conoscendo. Inevitabilmente emergeranno altri aspetti che reciprocamente non vi piaceranno. Se ha voglia e possibilità di leggere: "Illusioni d'amore, le motivazioni inconsce nella scelta del partner", Jole Baldaro Verde. Se non può fare questa lettura, imparare a conoscersi per essere coppia è un percorso impegnativo e a volte porta alla scoperta di aspetti disorientanti. Ma sono disorientanti anzitutto perché mettono in luce i nostri bisogni e quanto i nostri bisogni siano poco coerenti con quella che crediamo essere la realtà.
Dott.ssa Ilaria Forcina
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente, da quanto riferisce, deve essersi sentita disorientata dalle affermazioni del suo ragazzo e questo in qualche modo le ha attivato una serie di domande che toccano la sfera della fiducia e del senso di sicurezza. Il vostro è un rapporto giovane e vissuto a distanza e può essere per questo più difficile costruire un senso di continuità nella relazione. Più che chiedersi se sia giusto condannarlo per questo episodio (non si tratta di un contesto deputato a questo), sarebbe utile aprire una riflessione sul significato che questo atteggiamento ha avuto per lei e per come lei intende la relazione di coppia. Cosa l’ha spaventata o turbata al punto da mettere in dubbio non solo il comportamento ma l’individuo? Il ragazzo ha fornito delle spiegazioni alle sue richieste (legate alla provenienza socio-culturale e alle esperienze di vita diverse dalla sua), ma sembra che a lei non sia bastato. Evidentemente da qualche parte avverte di non potersi ancora fidare del tutto (e dopo soli tre mesi vissuti a distanza può essere comprensibile). Provi a riflettere sul modo in cui lei ha vissuto questo episodio e sul significato che gli ha attribuito.
Un caro saluto
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buonasera, capisco perché questo episodio l’abbia colpita: quando una frase ci appare crudele o molto distante dai nostri valori, è naturale chiedersi se riveli qualcosa di importante sulla persona che abbiamo accanto.
Allo stesso tempo, credo sia utile distinguere tra un episodio isolato, avvenuto in un contesto di alcol, confusione e tensione, e un modello stabile di comportamento. Una frase infelice, anche molto spiacevole, non definisce necessariamente l’intera persona; diventa però un segnale da osservare se si ripete, se viene minimizzata, giustificata con arroganza o accompagnata da atteggiamenti svalutanti verso persone fragili.
Da ciò che racconta, lui sembra aver riconosciuto che quella frase fosse fuori luogo e di cattivo gusto. Questo è un elemento importante, perché la capacità di rivedere il proprio comportamento, provare dispiacere e assumersi una responsabilità dice molto più di una semplice frase detta male. Naturalmente, sarà altrettanto importante osservare nel tempo se questo riconoscimento si traduce in coerenza.
Più che chiedersi “devo condannarlo o perdonarlo?”, potrebbe essere utile chiedersi:
questo episodio è coerente o incoerente con il modo in cui lui si comporta di solito?
Quando gli faccio notare qualcosa che mi ferisce, si mette in discussione o si difende attaccando?
Il suo modo di guardare gli altri è generalmente rispettoso o tende al disprezzo?
Io riesco a sentirmi al sicuro nel dirgli che qualcosa per me è inaccettabile?

In una relazione iniziata da poco, soprattutto a distanza, è normale essere in una fase di conoscenza in cui alcuni aspetti dell’altro emergono gradualmente. Non è necessario prendere una decisione definitiva sulla base di un singolo episodio, ma può essere utile considerarlo come un’informazione da integrare con il resto: il modo in cui lui si comporta, il modo in cui ripara dopo un errore e la sua capacità di rispettare i suoi valori.
Le suggerirei quindi di non ignorare il suo disagio, ma nemmeno di trasformare subito questo episodio in una sentenza definitiva. Può osservarlo nel tempo, mantenendo chiaro dentro di sé un confine: per lei il rispetto verso gli altri, soprattutto verso persone in difficoltà, è un valore importante. Se in futuro dovessero emergere altri segnali simili, allora sarebbe opportuno prenderli maggiormente in considerazione. Cordiali saluti
Dott.ssa Ilaria Incoronata Viggiani
Psicologo clinico, Psicologo
Chieti Scalo
Salve, comprendo quanto possa essere disorientante e doloroso vedere un'immagine che consideravamo pulita e lineare frantumarsi improvvisamente davanti a un comportamento così stridente. La violenza dell'impatto emotivo che questo episodio ha avuto su di lei, e l'urgenza di capire se quest'uomo vada "condannato" o meno, sembra dirci che non siamo solo di fronte a un dubbio su un fidanzato, ma a un vero e proprio urto interno. Vedere in lui quella parte così cinica, incoerente e persino crudele — una parte che contrasta così tanto con la sua personale sensibilità — evoca un'angoscia profonda. È come se quell'episodio avesse messo improvvisamente a nudo l'esistenza di forze contrastanti, aggressive o distruttive che di solito cerchiamo di tenere lontane.
​La domanda se sia giusto condannarlo o aspettare, allora, potrebbe non riguardare solo il futuro di questa relazione, ma il modo in cui lei si rapporta con le parti meno nobili, più contraddittorie o spaventose che abitano l'animo umano. Forse, prima di decidere cosa fare di lui, questo momento le sta offrendo la possibilità di esplorare quella reazione così viscerale, per iniziare a scoprire cosa succede dentro di lei quando si trova a dover fare i conti con quegli aspetti d'ombra che, per quanto proviamo a respingere o a condannare, chiedono in qualche modo di essere ascoltati.
Dott.ssa Chiara Sossai
Psicologo, Psicologo clinico
Portogruaro
Immagino quanto questo episodio possa averla fatta stare male, soprattutto perché arriva dentro una relazione a distanza in cui probabilmente ogni gesto, frase o reazione assume ancora più peso emotivo e può far nascere molti dubbi su chi si ha davvero accanto.

Mi sembra che più che cercare di capire se il suo ragazzo sia una “brava” o una “cattiva” persona, lei stia cercando di capire come si sente dentro questa relazione dopo quell’episodio e cosa abbia toccato così profondamente dentro di lei quella frase.

A volte alcune situazioni ci colpiscono molto non solo per ciò che accade, ma perché entrano in contatto con valori, sensibilità e modi di vedere il mondo che per noi sono importanti nelle relazioni.

Allo stesso tempo, da ciò che racconta, sembra anche che il suo ragazzo abbia vissuto quel momento in modo molto confuso e poco lucido, dicendo cose diverse senza riuscire davvero a spiegarsi bene, e probabilmente questo ha aumentato ancora di più il suo senso di disorientamento.

Forse più che cercare subito una risposta definitiva su di lui, potrebbe essere utile ascoltare con attenzione ciò che questa situazione ha fatto emergere dentro di lei: come si sente accanto a questa persona, cosa la fa sentire tranquilla oppure no, e quali aspetti per lei sono davvero importanti per sentirsi bene in una relazione.
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Salve, quello che racconta è comprensibilmente destabilizzante, soprattutto perché sembra aver toccato qualcosa di molto importante per lei: i valori umani, il modo di trattare le persone più fragili, la sensibilità verso gli altri. Quando in una relazione emergono frasi o comportamenti che stonano profondamente con ciò che sentiamo giusto o rispettoso, è normale fermarsi e chiedersi: “questa persona è davvero come pensavo?”. Credo sia importante però non ridurre tutto né a “è una persona cattiva” né a “non conta nulla perché era alticcio”. Le persone sono più complesse di un singolo episodio, ma allo stesso tempo certi episodi meritano attenzione, soprattutto quando ci colpiscono così tanto emotivamente. Da ciò che scrive, mi sembra che lei abbia reagito non tanto perché il suo ragazzo non abbia dato soldi a quella persona, quanto per il significato emotivo e morale che ha attribuito a quella frase sul “dare false speranze”. È come se in quel momento lei avesse percepito una forma di crudeltà gratuita, qualcosa che contraddiceva l’immagine di persona gentile e attenta che si era costruita di lui. Questo contrasto interno probabilmente l’ha turbata più dell’episodio in sé. Allo stesso tempo, però, mi sembra importante osservare anche il contesto. Lei stessa racconta che in altre occasioni lui ha avuto comportamenti generosi verso persone in difficoltà. Questo non cancella la frase che le ha fatto male, ma suggerisce che forse non siamo davanti a una persona sistematicamente cinica o priva di empatia. Potrebbe anche essere stato davvero un momento confuso, accentuato dall’alcol, dall’imbarazzo o dal sentirsi osservato e giudicato nelle sue reazioni. Alcune persone, quando si sentono messe sotto pressione emotiva, iniziano a dire cose contraddittorie, provocatorie o assurde nel tentativo di uscire dal disagio del momento. In ottica cognitivo comportamentale, spesso si lavora molto sul significato che attribuiamo agli eventi. Un singolo episodio può attivare pensieri molto forti e assoluti, soprattutto all’inizio di una relazione, quando stiamo ancora cercando di capire chi abbiamo davanti. Per esempio, da una frase spiacevole si può arrivare rapidamente a pensare: “allora è una persona crudele”, “allora tutto ciò che ho visto finora era falso”, “allora non posso fidarmi”. Non significa che questi dubbi siano sbagliati, ma che meritano di essere osservati con calma, senza correre immediatamente verso conclusioni definitive. Mi sembra anche significativo che lui non abbia minimizzato completamente il suo disagio. Da quanto racconta, ha riconosciuto che quella frase era di pessimo gusto e che normalmente non parlerebbe così. Questo non vuol dire che lei debba ignorare ciò che ha provato, ma è diverso rispetto a una persona che ride della sofferenza altrui o che non vede alcun problema nel proprio comportamento. Credo che la domanda più utile, forse, non sia tanto “devo condannarlo oppure no?”, ma piuttosto: questo episodio resta isolato oppure nel tempo iniziano a emergere altri atteggiamenti di freddezza, disprezzo, mancanza di empatia o incoerenza rispetto ai valori che per lei sono importanti? Le relazioni si comprendono molto di più nella continuità che nei singoli momenti. Lei è in una fase in cui sta ancora conoscendo questa persona, e questo richiede anche tollerare una certa quota di dubbio senza forzarsi subito a decidere se fidarsi totalmente o chiudere immediatamente. È sano osservare, ascoltare come si sente, vedere come lui si comporta nel tempo, soprattutto quando non deve “fare bella figura”. Mi colpisce anche il fatto che lei abbia sentito il bisogno di tornare sull’episodio una volta calmata. Questo fa pensare che non stia cercando il litigio, ma comprensione e coerenza. E questo è un bisogno molto legittimo in una relazione. Forse potrebbe essere utile usare questo episodio non tanto per emettere una sentenza definitiva su di lui, ma per capire meglio anche lei stessa: quali comportamenti la fanno sentire al sicuro, quali invece attivano allarme, quali valori considera irrinunciabili e quanto tende magari a spaventarsi quando una persona mostra lati inattesi o contraddittori. A volte proprio le prime fasi delle relazioni fanno emergere schemi emotivi profondi, aspettative, paure e bisogni relazionali che vale la pena comprendere meglio. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, comprendo il suo profondo disorientamento di fronte al contrasto immagine di uomo gentile che ha conosciuto finora. Quando una relazione è giovane e vissuta a distanza, ogni comportamento insolito può attivare forti segnali di allarme.
Valuterei con attenzione l'effetto dell'alcol e del panico perchè lo stato di alterazione unito alla pressione del momento ha generato risposte confuse e contraddittorie, tipiche di chi si sente sotto accusa e non riesce a elaborare un pensiero lucido.
I comportamenti concreti del suo partner, come l'aiuto offerto al ragazzo del treno e all'uomo con il cane, descrivono una reale attitudine alla generosità che contrasta con quella frase infelice. La battuta cinica sembra essere stata un tentativo difensivo di gestire il proprio imbarazzo, influenzato anche dal diverso contesto culturale e sociale da cui lui proviene circa il fenomeno dell'accattonaggio. Il fatto che si sia scusato e abbia riconosciuto la gravità dello scherzo dimostra capacità di ascolto e di riflessione.
Prima di trarre conclusioni definitive proverei a osservare come evolverà la vostra comunicazione nei prossimi incontri quotidiani.
Dr. Federico Alunni
Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
Salve. Capisco come mai quella frase l’abbia colpita così tanto. Spesso al contenuto “razionale” di ciò che viene detto, si aggiunge il fatto che improvvisamente la persona che abbiamo davanti sembra diversa dall’immagine che ci eravamo costruiti di lei.
Soprattutto nelle prime fasi una relazione piccoli episodi possono assumere un peso enorme perché diventano quasi dei “test” inconsapevoli su chi sia davvero l’altro.
Allo stesso tempo però credo sia importante distinguere un episodio isolato da un funzionamento stabile della persona. Da quello che racconta emerge un uomo che in altre occasioni si è mostrato disponibile verso chi chiedeva aiuto e questo rende significativo il fatto che lei sia rimasta così spiazzata da quella frase specifica. Sembra quasi che in quel momento lei abbia visto comparire qualcosa che non riusciva a integrare con il resto della sua immagine di lui.
Mi colpisce anche il contesto: lui era alticcio, si è sentito osservato e giudicato dalla sua domanda, ha iniziato a contraddirsi, a dire cose confuse, a cambiare versione continuamente. Questo non rende bella la frase detta, ma potrebbe raccontare più un momento di imbarazzo, impulsività o difesa che una reale posizione etica profonda. A volte quando ci sentiamo messi sotto pressione diciamo cose provocatorie, ciniche o assurde pur di uscire dal disagio, salvo poi renderci conto dopo di quanto suonino violente.
Più che fermarsi alla singola frase forse può essere utile osservare il pattern nel tempo da un lato, ma dall'altro anche cercare di capire cosa sia avvenuto in quel momento. Nelle relazioni comunque è la continuità dei comportamenti a raccontare maggiormente una persona, non soltanto un episodio isolato.
Credo anche che questa situazione possa dirle qualcosa di lei e dei suoi valori: evidentemente il tema della sensibilità verso gli altri è molto importante per lei e quindi è comprensibile che abbia bisogno di capire se accanto ha qualcuno compatibile da questo punto di vista. Non tanto per decidere subito se “condannarlo” o assolverlo, ma per capire se nel tempo si sente al sicuro dentro il modo in cui lui guarda il mondo e gli altri esseri umani.
Dott. Filippo Guizzardi
Psicologo, Psicologo clinico, Sessuologo
Modena
Gentilissima, il suo disappunto è pienamente comprensibile. Al di là della frase in questione, lei si trova all'inizio della sua relazione sentimentale e, in queste fasi, tendiamo naturalmente a cercare segnali che ci confermino i valori della persona che abbiamo accanto e siamo particolarmente sensibili davanti ad ogni possibile campanello d'allarme che possa stridere con l'immagine positiva ci ha attratto.
Detto questo, la invito a tranquillizzarsi: un singolo episodio spiacevole, soprattutto se influenzato dall'alcol e seguito da scuse, raramente definisce l'intera moralità di una persona. Nel caso specifico, anche il fatto che abbia dato cinque spiegazioni diverse in dieci minuti suggerisce che forse era effettivamente andato in confusione e, sotto pressione per il confronto, potrebbe avere dato questa maldestra risposta anche come tentativo di difesa.
Quello che mi sento di consigliarle è di sottrarsi alla tentazione di voler decidere ora, sulla base di un singolo episodio, la moralità di una persona e di osservare le sue azioni e parole future verso gli altri: saranno questi a farle capire se l'accaduto è stato un incidente isolato a cui non dare peso o se rivelano piuttosto tendenze di personalità incompatibili con i suoi valori.
Un cordiale saluto,
Filippo Guizzardi
Dott.ssa Mirea Micciché
Psicologo clinico, Psicologo
Palermo
Salve, la ringrazio per aver condiviso una situazione che comprensibilmente l’ha colpita e fatta riflettere così tanto. Da quello che racconta, sembra che il disagio non nasca soltanto dalla frase in sé, ma anche dal contrasto improvviso tra l’immagine che si era costruita del suo compagno e ciò che ha visto emergere in quel momento.
Quando iniziamo una relazione, soprattutto se a distanza e ancora relativamente recente, tendiamo inevitabilmente a costruire dell’altro una rappresentazione fatta sia di ciò che conosciamo realmente sia di ciò che immaginiamo, speriamo o sentiamo. Alcuni episodi possono incrinare questa immagine e generare una sensazione di disorientamento, perché ci mettono davanti all’idea che nell’altro possano convivere aspetti differenti, anche contraddittori.
Nel suo racconto colpisce il fatto che il suo ragazzo, in quel momento, abbia dato spiegazioni molteplici, confuse e incoerenti. A volte, quando una persona percepisce di essere stata vista in qualcosa che teme possa essere giudicato negativamente, può reagire in modo difensivo, dicendo cose poco pensate o persino provocatorie, quasi nel tentativo di alleggerire una tensione interna che non riesce a gestire bene. Questo non significa necessariamente che quelle parole rappresentino profondamente ciò che è, ma nemmeno che il suo turbamento vada minimizzato.
Mi sembra importante anche il fatto che lei abbia sentito quella frase come “disgustosa”: probabilmente ha toccato aspetti molto profondi del suo sistema di valori, legati all’empatia, alla sensibilità verso la fragilità altrui e al modo in cui si guarda chi è in difficoltà. Quando una persona a cui teniamo sembra allontanarsi da questi valori, può emergere una forte delusione, quasi come se venisse meno una sicurezza affettiva.
Allo stesso tempo, dal suo racconto emerge anche un’altra immagine di lui: una persona che in altre occasioni è stata generosa, che successivamente ha riconosciuto il cattivo gusto della frase detta e che sembra essersi interrogata sul proprio comportamento. Nelle relazioni, spesso, ciò che aiuta davvero a comprendere chi abbiamo davanti non è tanto il singolo episodio, ma la continuità nel tempo dei modi di essere, la capacità di assumersi la responsabilità di ciò che si dice e il modo in cui si entra in contatto con l’effetto che le proprie parole hanno sull’altro.
Forse, più che chiedersi ora se sia “giusto condannarlo” o meno, potrebbe essere utile concedersi il tempo di osservare come si sente accanto a lui nel tempo, quale immagine dell’altro va consolidandosi dentro di lei e se questo episodio resterà qualcosa di isolato oppure inizierà a collegarsi ad altri aspetti che le creano disagio. Spesso le relazioni ci chiedono proprio questo lavoro interno: tollerare che l’altro non coincida perfettamente con l’immagine ideale che avevamo costruito, cercando però di non tradire ciò che per noi resta profondamente importante.
Un caro saluto
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ho letto le sue parole, come lei dice siete ancora in una fase iniziale della relazione e viverla a distanza non permette una conoscenza quotidiana della persona, sarebbe utile comprendere, anche con un percorso psicologico, cosa l'ha colpita particolarmente di questo episodio, se si tratta di valori non condivisi, di non aver avuto subito chiaro l'idea di come sia il partner, essere stata "ingannata" dalle esperienze passate ecc. Potrebbe essere utile nell'affrontare questo momento ma in generale capire sé stessa e il modo in cui vive le relazioni. Spero di averle dato qualche spunto di riflessione.
Dott. Federico Bartoli
Psicologo, Psicologo clinico
Prato
Buongiorno, la sua richiesta in realtà è abbastanza curiosa... lei si aspetta che qualcuno le dica se sia giusto o meno "condannarlo per questo episodio". Questo può deciderlo solo lei, piuttosto sarebbe interessante capire perchè un singolo episodio di questo tipo l'abbia portata a chiedere aiuto qui. Mi sembra interessante capire qualce sia il suo vissuto riguardo all'episodio di cui parla, perchè che le abbia smosso qualcosa di profondo, mentre il suo ragazzo ne parla come un episodio più superficiale, un comportamento guidato forse anche dall'alcol che aveva assunto. Lei percepisce questa distanza nell'importanza data a questo evento?

Rimango a disposizione

Dott. Federico Bartoli
Dott.ssa FIlomena Guida
Psicologo
Castellammare di Stabia
Gentile utente,
capisco il suo turbamento: a volte una frase detta in un momento specifico può colpirci profondamente perché sembra entrare in contrasto con l’immagine che abbiamo costruito dell’altra persona. È comprensibile quindi che lei si stia chiedendo se quell’episodio rappresenti un “campanello d’allarme” oppure un episodio isolato.
Da ciò che racconta, il punto forse non è tanto la singola frase in sé, quanto il significato che lei le ha attribuito: l’idea di crudeltà gratuita o di mancanza di empatia verso una persona vulnerabile. Quando in una relazione emergono valori che percepiamo molto distanti dai nostri, è normale sentirsi destabilizzati.
Allo stesso tempo, è importante considerare anche il contesto complessivo. Lei descrive il suo compagno come una persona generalmente premurosa e capace, in altre occasioni, di gesti concreti di aiuto verso gli altri. Inoltre, lui sembra essersi successivamente interrogato su quanto detto, riconoscendo il cattivo gusto della frase e cercando di spiegare il proprio stato confusionale e difensivo del momento.
Più che “condannarlo” o assolverlo immediatamente, potrebbe essere utile osservare nel tempo la coerenza tra ciò che dice e come si comporta realmente con le persone, soprattutto nelle situazioni di stress, frustrazione o conflitto. Le relazioni si comprendono anche attraverso la continuità dei comportamenti, non solo attraverso un singolo episodio.
Credo sia importante anche ascoltare ciò che questa situazione ha mosso dentro di lei: forse non riguarda soltanto quella frase, ma il bisogno di sentirsi accanto una persona i cui valori umani percepisce come compatibili con i propri. Parlare apertamente di questi temi, come avete già fatto, può essere molto utile per conoscervi più profondamente.
Si dia il tempo di osservare, senza ignorare il suo disagio ma senza nemmeno trarre conclusioni definitive sulla base di un unico episodio.
Cordialmente.
Filomena Guida

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