Ho una sorella problematica, con un passato di violenze subite e di tossicodipendenza. Ho scoperto c

21 risposte
Ho una sorella problematica, con un passato di violenze subite e di tossicodipendenza. Ho scoperto che non ha più niente della liquidazione lavorativa, quasi 100,000 euro, a suo dire prestati ad un ragazzo che la corteggiava e che, ripulitole il conto corrente, si è defilato. Ma mi sono resa conto, recentemente, che non dice mai la verità, ad es. sono anni che mi racconta che va da uno psicoterapeuta con appuntamenti settimanali, per cui, sapendola seguita, mi sentivo abbastanza tranquilla. Dopo aver saputo che le restava la sola pensione mensile e che non riesce ad arrivare a fine mese, mi sono messa in contatto con lo psicologo che mi ha detto che effettivamente l'ha seguita, ma sette anni fa, nel periodo della disintossicazione, perché poi lui ha cambiato zona di lavoro. Che la vede una volta all'anno per confermarle la patente di guida e, qualche volta, la sente, ma solo per saluti. Non sapeva nulla del denaro volatilizzato, mentre lei mi diceva di avergliene parlato, ma solo dopo che la tragedia si era già compiuta. E questo è solo un esempio delle frottole che propina a me e a mia madre 92enne. Voglio aiutare mia sorella, sono consapevole che ha bisogno dell'aiuto di un esperto, ma non so come comportarmi, cosa fare, cosa dirle, e, soprattutto, come indurla ad intraprendere una cura. Grazie per l'attenzione
Dr. Andrea Cellie
Psichiatra, Psicoterapeuta
Roma
La cosa più utile adesso è proteggere voi (sicurezza e soldi) e provare a riagganciare vostra sorella alle cure con un approccio “a bassa soglia” (facile accesso), senza inseguire le bugie.
1) Proteggetevi da altre perdite economiche (da subito)
• Non prestatele soldi e non firmate nulla per lei (prestiti, garanzie, deleghe, conti cointestati).
• Se serve aiutarla, fatelo in modo “diretto”: pagare voi una bolletta/affitto/spesa, senza darle contanti.
• Tenete traccia (date, importi, messaggi) di ciò che è successo: può essere utile se decidete di fare una denuncia o chiedere tutela legale.
• Valutate un colloquio con un avvocato per capire se ci sono strumenti di tutela (es. amministrazione di sostegno) se lei non riesce a gestire i soldi o è manipolata.
2) Come parlarle (senza scontro)
Le bugie spesso sono parte della dipendenza e/o di un trauma: inseguirle una per una raramente funziona.
• Usate frasi brevi e concrete:
• “Ti vogliamo bene, ma non ti daremo più soldi.”
• “Se vuoi aiuto, ti accompagniamo al SerD (servizio per le dipendenze) o dal medico.”
• “Non discutiamo più su cosa è vero o no: discutiamo su cosa fai da oggi.”
• Offrite due opzioni semplici e una scelta:
• “Domani ti accompagno al SerD oppure prenotiamo dal medico di base oppure dallo specialista: quale preferisci?”
• Mantenete limiti chiari e uguali tra familiari (tutti la stessa linea), perché l’incoerenza peggiora la situazione.
3) Riagganciarla alle cure anche se “non ci va”
Per persone con dipendenza e traumi, spesso aiutano percorsi con contatti ripetuti, outreach (aggancio attivo) e sostegno pratico, non solo “vai dallo psicoterapeuta e basta”. In modelli di cura integrata con contatti regolari e tecniche tipo colloquio motivazionale, l’aggancio può migliorare (esempi di programmi con outreach/case manager e motivazione) . Anche i servizi di peer support/recovery coach (persone formate con esperienza di dipendenza) possono aumentare l’aggancio alle cure.
Azioni pratiche:
• Contattate uno psichiatra del territorio e chiedete:
• “Come possiamo fare un primo contatto se lei è ambivalente?”
• “Avete colloqui familiari o un educatore/assistente sociale?”
4) Se c’è sfruttamento o manipolazione da parte di altri
Il fatto del “ragazzo” e dei soldi può essere sfruttamento economico.
• Parlatene con: SerD + assistente sociale (spesso possono orientare su protezioni e denunce).
• Se ci sono reati (truffa, estorsione, violenza): valutate denuncia con consulenza legale.
5) Quando rivolgersi subito a un professionista
Muovetevi rapidamente (medico/SerD/psichiatra o emergenza) se notate:
• confusione, allucinazioni, paranoia grave
• minacce di suicidio, autolesioni
• overdose, svenimenti, agitazione incontrollabile
• incapacità di provvedere a sé (mangiare, dormire, igiene, casa).

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Dott.ssa Antonella Morelli
Psicologo, Psicoterapeuta
Padova
Buongiorno, non so se già l'ha fatto, ma dovrebbe parlare con l'assistente sociale del suo SERD di riferimento e chiedere se può essere nominato un amministratore di sostegno dal Giudice Tutelare. Chiedere se le attivano una valutazione.
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve purtroppo non possiamo mai costringere qualcuno , per quanto stia male, ad intraprendere un percorso di terapia. Valuti se possa essere il caso di andarci insieme per riflettere su alcuni problemi delle vostra relazione come sorelle, in un assetto di collaborazione e di cura, che possa giovare ad entrambe. Valuti questa possibilità o anche un percorso individuale suo che le dia supporto rispetto alle tante preoccupazioni che sta sperimentando. Spero di esserle stata d'aiuto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Gentile utente,
dalla sua descrizione emerge una situazione molto complessa e dolorosa, sia per sua sorella sia per lei, che si trova a cercare di aiutarla senza sapere come fare.
Le menzogne ripetute, le difficoltà economiche, la storia di dipendenza e di traumi subiti possono essere il segnale di una sofferenza profonda che meriterebbe una valutazione professionale accurata. Tuttavia, è importante ricordare che nessuno può essere aiutato efficacemente contro la propria volontà.
Più che cercare di convincerla o contestare le sue versioni dei fatti, potrebbe essere utile esprimerle con calma la sua preoccupazione, sottolineando ciò che osserva concretamente e proponendole un supporto specialistico come un'opportunità, non come un'imposizione.
In alcuni casi può essere utile che anche i familiari si confrontino con uno psicoterapeuta per ricevere indicazioni su come gestire la relazione e sostenere la persona senza assumersi un carico eccessivo.
Le auguro di trovare il modo migliore per accompagnare sua sorella in questo momento delicato.
Un cordiale saluto.
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Antonella Antonini
Psicologo, Psicoterapeuta
Ascoli Piceno
In base a quanto descrive sembra sua sorella stia vivendo una situazione molto complessa, in cui si intrecciano dipendenza, relazioni instabili, difficoltà economiche e una scarsa trasparenza rispetto ai percorsi di aiuto. Capisco che lei possa sentirsi preoccupata, frustrata, arrabbiata o impotente di fronte a tutto questo.

La domanda che mi viene da porle è: che cosa sente di voler fare per lei e che cosa, realisticamente, è nelle sue possibilità fare? Aiutare una persona non significa necessariamente salvarla o risolvere i suoi problemi al suo posto.
E' possibile riflettere su quali forme di sostegno siano utili e sostenibili per lei, senza che debba assumersi responsabilità che non le appartengono. È importante anche considerare che, se una persona non riconosce pienamente il problema o non è pronta a intraprendere un percorso di cambiamento, chi le sta vicino può trovarsi a investire molte energie senza ottenere i risultati sperati.

Può essere fruttuoso comprendere come questa situazione influisce su di lei: quali emozioni suscita e quali pensieri e aspettative le sostngono, quali timori ha per sua sorella e quali conseguenze sta avendo sulla sua vita.”

Per quanto riguarda sua sorella può senz'altro offrirle ascolto, informazioni sui servizi disponibili e incoraggiarla a cercare nuovamente un aiuto professionale, ma è importante che lavori per trovare e mantenenre un equilibrio tra la vicinanza a sua sorella e la tutela del suo benessere. Cordiali saluti
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Buongiorno, leggendo il suo messaggio mi arriva tutta la preoccupazione che prova per sua sorella, ma anche la fatica di trovarsi di fronte a racconti che sembrano cambiare nel tempo e che rendono difficile capire cosa stia realmente accadendo.
Mi colpisce quanto lei si stia impegnando per comprenderla e per aiutarla, nonostante la complessità della situazione e le numerose delusioni che descrive.
Da ciò che racconta, sembra che sua sorella abbia attraversato esperienze molto difficili nel corso della vita. Tuttavia, a distanza e attraverso poche informazioni, è difficile comprendere cosa stia accadendo oggi e quali siano i bisogni più urgenti su cui intervenire.
A volte, quando ci sentiamo feriti o disorientati di fronte alle incongruenze nei racconti di una persona a cui vogliamo bene, il rischio è quello di concentrarci soprattutto sulla verità dei fatti. Talvolta può essere utile chiedersi anche quale funzione abbiano quei racconti nella vita di chi li porta.
In situazioni come questa, a volte può essere utile pensare non solo a un percorso individuale per la persona che sta vivendo la difficoltà, ma anche a come l’intero contesto familiare stia cercando di orientarsi e di trovare un modo per stare dentro ciò che accade.
Rispetto alla sua domanda, credo sia importante ricordare che un percorso di cura può essere davvero efficace quando la persona riesce, almeno in parte, a riconoscerne la necessità. Per questo motivo, più che cercare di convincerla, potrebbe essere utile provare a mantenere aperto uno spazio di dialogo in cui esprimere la sua preoccupazione e il suo desiderio di esserle vicina, senza concentrarsi esclusivamente sulle contraddizioni o sulle spiegazioni.
Mi chiedo anche chi stia sostenendo lei in tutto questo. Prendersi cura di una persona cara che vive una situazione così complessa può essere molto impegnativo e, a volte, avere uno spazio di confronto per sé può aiutare a orientarsi e a comprendere quali siano i limiti e le possibilità del proprio aiuto.
Se sente il bisogno di approfondire ulteriormente la sua situazione o di avere uno spazio di confronto più personale rispetto a ciò che sta vivendo, può eventualmente contattarmi attraverso la piattaforma.
Le auguro di trovare una strada che permetta di prendersi cura sia di sua sorella sia di sé stessa.
Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia
Buon pomeriggio, mi duole doverle dire che le persone come sua sorella non si fanno aiutare quasi mai, tranne in casi rarissimi. Le bugienle dicono apposta per non avere il fiato sul collo me, come lei ha potuto constatare, dicono ciò che gli altri vogliono sentirsi dire. Non è affatto detto che i soldi li abbia prestati, può darsi benissimo che li abbia spesi, o per la droga o per chissà cos'altro. Di solito le persone tossicodipendenti sono problematiche in molte altre aree della loro vita, compresa la gestione del denaro. Io penso che la cosa migliore che possa fare è rivolgersi a un professionista per capire come difendersi al meglio da sua sorella e proteggere sua madre. Se spera di riuscire ad aiutare sua sorella, temo che possa perdere solo tempo. Le auguro un buon proseguimento di giornata.
Dott. Fabio Mallardo
Psicoterapeuta, Psicologo
Venezia
Buonasera,
da quello che racconti emerge quanto tu sia coinvolta e preoccupata per tua sorella, e allo stesso tempo quanto possa essere faticoso confrontarsi con le sue difficoltà e con la sensazione di non riuscire a fidarti pienamente di ciò che dice.

Situazioni come questa sono spesso complesse: chi ha vissuto traumi importanti e percorsi di dipendenza può sviluppare modalità difensive, come il mentire o il minimizzare, che non sono semplicemente “scelte”, ma strategie disfunzionali per gestire dolore, vergogna o paura.

Il tuo desiderio di aiutarla è molto prezioso, ma è importante ricordare che non è possibile “indurre” qualcuno a curarsi se non è minimamente disponibile. Ciò che puoi fare è mantenere una posizione ferma ma accogliente: esprimere con chiarezza la tua preoccupazione, evitare di entrare in conflitti sul “vero o falso”, e proporle un supporto concreto (ad esempio offrirti di accompagnarla a un primo colloquio).

A volte può essere utile anche che tu stessa abbia uno spazio di confronto con un professionista, per capire come gestire al meglio la relazione e proteggerti emotivamente.

Resto disponibile se desideri approfondire.

Un caro saluto,
Dott. Fabio Mallardo
Psicologo-Psicoterapeuta
Dr. Antonio Rivetti
Psicologo, Psicoterapeuta
San Nicola la Strada
Gentile Utente ... non possiamo aiutare coloro che non ci chiedono aiuto o meglio NON vogliono essere aiutati. Il bisogno di aiutare diventa una necessità personale che nasconde altro; il dispiacere, l'affetto, soprattutto, le parentele ci mettono in una condizione di totale cecità rispetto a ciò che viviamo. Ricordi che l'amore è libertà, lasciare andare, attendere, pazientare, accettare le scelte di coloro che amiamo anche se non Le condividiamo. Comunichi a sua sorella che Lei ci sarà sempre per sostenerla ma solo quando sarà proprio sua sorella a chiederLe aiuto ma, se continuerà a mentirLe, non potrà aiutarla. L'amore non è trattenere ma fidarsi e affidarsi alla Vita; Noi possiamo fare la nostra parte quando ci viene chiesto. Dedicare la propria Vita ad un'altra persona è il tradimento più grande che possiamo fare a Noi stessi. Grazie.
Dott.ssa Chiara Tumminello
Psicologo, Psicoterapeuta
San Martino Buon Albergo
Buongiorno gentile utente, la ringrazio per la sua condivisione. Comprendo come possa essere difficile e doloroso affrontare una situazione così complessa. Le consiglio di contattare i servizi pubblici della sua zona che si occupano di tossicodipendenze per chiedere un aiuto su come muoversi. Rimango a disposizione per dubbi o domande. Cordialmente, dott.ssa Chiara Tumminello.
Dott.ssa Elisa Oliveri
Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Cara signora,
la situazione che lei descrive è molto complessa e dolorosa e dimostra quanto lei sia affezionata a sua sorella e desideri aiutarla.
In persone con passato di dipendenza la menzogna è piuttosto comune come meccanismo di difesa nei confronti di una realtà che sente impossibile da gestire e affrontare. Imporre la terapia non servirebbe a nulla se non a creare ulteriore difese . Provi a parlarle con calma suggerendole l'utilità per lei di qualcuno con cui parlare.
Le domando però una cosa. Non ha mai pensato di attivarsi per l'amministrazione di sostegno in modo da evitare che in futuro altri malintenzionati possano nuovamente svuotare il conto? Le auguro il meglio.
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
dalla sua descrizione emerge una situazione molto complessa e dolorosa, nella quale convivono la preoccupazione per sua sorella, il senso di responsabilità nei suoi confronti e la difficoltà di capire quanto di ciò che racconta corrisponda alla realtà.
Le esperienze traumatiche che sua sorella ha vissuto, unite alla storia di tossicodipendenza, possono aver lasciato conseguenze profonde sul piano emotivo e relazionale. In alcune persone, la difficoltà a chiedere aiuto, la tendenza a nascondere i problemi o a raccontare versioni parziali della realtà possono diventare modalità abituali di funzionamento, soprattutto quando sono presenti vergogna, paura del giudizio o un forte senso di vulnerabilità.
È importante però distinguere ciò che può fare lei da ciò che può fare sua sorella. Comprensibilmente desidera aiutarla, ma nessun percorso terapeutico può essere intrapreso efficacemente se non c'è almeno una minima disponibilità personale a mettersi in gioco. Forzarla o incalzarla rischierebbe di aumentare le sue difese e la sua chiusura.
Potrebbe essere più utile provare a parlarle partendo dalla sua preoccupazione, evitando di concentrarsi sulle bugie o sulle contraddizioni. Ad esempio, invece di cercare di ottenere confessioni o spiegazioni, potrebbe comunicarle qualcosa come: "Mi preoccupa vederti in difficoltà e sapere che stai affrontando tutto questo da sola. Vorrei capire come posso aiutarti e penso che un supporto professionale potrebbe esserti utile".
Un altro aspetto importante riguarda lei stessa. Chi vive accanto a una persona con una storia di dipendenza, traumi e comportamenti poco trasparenti spesso finisce per assumere un ruolo di controllo, vigilanza o salvataggio che può diventare molto faticoso e logorante. Per questo motivo potrebbe essere utile valutare anche per sé uno spazio di consulenza psicologica, non perché sia lei ad avere un problema, ma per essere sostenuta nel comprendere come aiutarla senza caricarsi di un peso che non può portare da sola.
Infine, il fatto che sua sorella abbia perso una somma così rilevante di denaro e si trovi oggi in difficoltà economica rende ancora più importante un intervento tempestivo. Se dovesse emergere una situazione di particolare fragilità, isolamento o incapacità di gestire autonomamente aspetti essenziali della propria vita, potrebbe essere opportuno confrontarsi anche con i servizi territoriali presenti nella vostra zona per valutare quali forme di supporto possano essere attivate.
Aiutare una persona cara in queste condizioni significa spesso trovare un equilibrio delicato: esserci, mantenere aperto il dialogo e offrire sostegno, senza però assumersi la responsabilità di risolvere problemi che solo lei, con un adeguato aiuto professionale, potrà affrontare.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Comprendo il suo senso di smarrimento e il dolore di questa scoperta. Gestire la sofferenza di una sorella con un passato così traumatico, tutelando al contempo una madre anziana, richiede enormi risorse emotive.
È comprensibile sentirsi traditi e impotenti di fronte a una rete di bugie così fitta e sapere che non era realmente assistita da sette anni toglie a lei sicurezza (falsa), ma le restituisce la fotografia reale della situazione attuale.
Eviterei il muro contro muro mettendo sua sorella alle strette per smascherare ogni bugia passata che indurrebbe probabilmente solo una reazione di ulteriore chiusura o fuga.

Importante definire confini chiari. Aiutare non significa assecondare o coprire i debiti.
Eviterei di subentrare economicamente per sanare i buchi finanziari, poiché questo potrebbe involontariamente alimentare il circuito della dipendenza o della sottomissione a terzi, meglio semmai aiuti pratici e concreti.

Terapia personale e lavoro su di Sé: chi ha vissuto traumi e dipendenze rifiuta le imposizioni. Le proponga un percorso terapeutico come un supporto per il suo benessere e per la sua autonomia formatasi dopo i fatti subiti.
Coinvolga i servizi territoriali vista la complessità del quadro (passato di tossicodipendenza, truffa subita, bugie).
Si offra di accompagnarla fisicamente al primo colloquio di accoglienza, riducendo l'ansia dell'inizio.
Importante tutelare se stessa e sua madre di 92 anni. Se la situazione dovesse diventare economicamente pericolosa per il patrimonio di famiglia, valuti con un legale l'ipotesi di richiedere un amministratore di sostegno, figura giuridica che proteggerebbe sua sorella da ulteriori problemi senza privarla totalmente della libertà.
Dott.ssa Maria Giusy Rosamondo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Cara utente, la situazione che ci racconta è complessa perchè è molto difficile aiutare chi non vuole essere aiutato.
Sua sorella si è probabilmente chiusa nella sua problematica e non riesce a trovare vie d'uscita.
Potreste proporle una Psicoterapia familiare in cui entrambe venite seguite e iniziare parlando del vostro rapporto per poi arrivare a gestire le problematiche che ha esposto.
Un caro saluto.
Dott.ssa Caterina Loiacono
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno, dalle sue parole emerge una grande preoccupazione per sua sorella e allo stesso tempo la fatica di confrontarsi con continue situazioni poco chiare e con la sensazione di non sapere più a cosa credere. Comprendo quanto possa essere stato destabilizzante scoprire che il percorso terapeutico di cui le parlava non era quello che immaginava e che nemmeno il professionista fosse a conoscenza delle difficoltà economiche che sta attraversando. Le condotte che descrive, comprese le menzogne ripetute, possono rappresentare modalità disfunzionali di gestione della sofferenza, della vergogna o della paura di essere giudicata. Tuttavia, perché possa avvenire un cambiamento, è fondamentale che sua sorella sviluppi una consapevolezza del proprio disagio e una motivazione personale a chiedere aiuto. Più che cercare di convincerla, potrebbe essere utile comunicarle con chiarezza la sua preoccupazione per il suo benessere e incoraggiarla a riprendere un percorso psicologico strutturato. Parallelamente, consideri anche la possibilità di ricevere lei stessa un supporto professionale, prendersi cura di un familiare così fragile può essere molto impegnativo sul piano emotivo. Le auguro di non sentirsi sola nel sostenere questa situazione e di trovare, per sé e per sua sorella, il supporto più adeguato in questo momento delicato.

Un caro saluto
Psicologa Psicoterapeuta Caterina Loiacono
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile utente,
dalla sua descrizione emerge tutta la fatica di confrontarsi con una persona cara che sembra sottrarsi continuamente a una relazione autentica con sé stessa e con gli altri. Più che sulle singole menzogne, potrebbe essere utile interrogarsi sul significato che queste assumono nella sua storia: talvolta alterare la realtà può rappresentare un tentativo di proteggersi da esperienze dolorose.
Il suo desiderio di aiutarla è comprensibile, ma un percorso di cura può iniziare solo quando la persona riesce, almeno in parte, a riconoscere la propria sofferenza.
Il compito più delicato non è convincerla, bensì mantenere una presenza ferma che continui a interrogarsi, insieme a lei, su ciò che sta accadendo realmente nella sua vita.

Un caro saluto
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

l'inizio di un percorso terapeutico richiede la volontà da parte del soggetto di intraprenderlo. Nessuno potrà obbligare sua sorella a sottoporsi a cure. Provi semplicemente a parlarle e a farle capire che è dalla sua parte, dicendole appunto quanto potrebbe esserle utile parlare con dei professionisti.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott.ssa Valentina Mascolo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Battipaglia
Cara... mi dispiace molto leggere della tua sofferenza. Dalle tue parole sento che tu sia investita da una iper-responsabilità nei confronti di tua sorella. Le azioni di tua sorella, mosse da poca lucidità e quindi probabilmente da una forte sofferenza, non sono tua responsabilità. Mi rendo conto che aiutare la propria sorella sia una priorità nella vita, ma al contempo mi chiedo in che misura tu riesca a pensare a te stessa. Esistono tante strategie per far sì che tua sorella venga presa in carico (ad esempio il TSO, i SERT, i SERD), che sul momento fanno male al cuore, ma a lunga data sono un aiuto davvero essenziale sia per lei che indirettamente anche per te. Inoltre mi colpisce la tua protezione nei confronti di tua mamma... Mi sembri una persona che pensa tanto agli altri, e che resta delusa molto spesso. Da quanto tempo non pensi a te? A volte, indirettamente, pensare di più a noi stessi aiuta le persone a ritrovare se stesse trovando soluzioni personali.
Mi piacerebbe conoscerti e provare ad aiutarti. Accolgo i miei pazienti e le mie pazienti a Battipaglia (SA), oppure online, e se vorrai troverò uno spazio anche per te.
Intanto ti mando un grande abbraccio. A presto, spero!
Buongiorno immagino il suo dolore e la sua voglia di intervenire si chieda se la salute di sua sorella dipende da lei o da sua sorella stessa. Si può aiutare qualcuno che non ha voglia di farsi aiutare? Se sua sorella dovesse mostrarsi interessata all'aiuto bisogna comprendere la richiesta di aiuto: la tossicodipendenza? il servizio indicato il SERD oppure I problemi relazionali? allora la psicologia clinica dell'ASL o il CSM. Si ricordi però che l'aiuto psicologico non è imponibile obbligatoriamente e che parte dalla voglia di "guarire" del paziente. Qualora la situazione che sta vivendo le fa prova estrema difficoltà personale le consiglio di attivare un suo percorso di psicoterapia personale in cui poter analizzare le dinamiche e le risposte più utili alla gestione della sua situazione familiare.
Buongiorno. Purtroppo, non esiste un modo per indurre alla cura. Perchè sua sorella si aiuti, serve che lo voglia prima di tutto lei. Quello che lei può fare è prendersi cura di sè, facendosi aiutare a comprendere cosa significa per lei prendere atto di tali dinamiche messe in atto da sua sorella.
Dott.ssa Chiara Cagnoli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
comprendo il desiderio di aiutare sua sorella, ma non possiamo sostituirci alla volontà e motivazione dell'altro a voler cambiare o migliorare aspetti della propria vita, possiamo eventualmente trovare il modo di voler bene ed essere presenti nella vita dell'altro, se lo desideriamo, senza doverci prendere la responsabilità al loro posto su vari ambiti. Quello che lei può fare è dare a sua sorella il contatto di uno psicoterapeuta e se lei non accoglie la richiesta, esserci finché è sostenibile per lei emotivamente, ma valuti se anche lei non possa aver bisogno di un supporto per gestire al meglio questi confini che potrebbero, se non messi adeguatamente, eventualmente peggiorare la sua salute mentale. In caso di necessità resto a disposizione, augurandole ogni bene.

dott.ssa Chiara Cagnoli

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