Da aprile 2024 ho iniziato a ridurre gradualmente le gocce di En, dopo averle assunte quotidianament
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Da aprile 2024 ho iniziato a ridurre gradualmente le gocce di En, dopo averle assunte quotidianamente per 15 anni. Da un mese noto problemi di insonnia e sbalzi d'umore. Mi servirebbe qualche consiglio su come affrontare con successo la fase finale per superare la dipendenza fisica e psicologica.
Caro/a utente, da quanto scrive, immagino abbia assunto En per problemi legati alla sfera dell'umore ma non è chiaro se abbia anche svolto una psicoterapia in parallelo proprio per risolvere questi problemi alla base. Non è neanche chiaro chi le abbia prescritto il farmaco e come mai lo stia riducendo proprio ora.
Nella migliore delle ipotesi il farmaco dovrebbe essere stato prescritto da uno psichiatra e dovrebbe avere iniziato a ridurlo perché grazie alla psicoterapia ha risolto i problemi alla radice e sta meglio.
In caso contrario sarebbe come se lei avesse preso medicine per non sentire il sintomo ma di fatto non avesse curato il problema alla radice. Se questo è il caso, il problema originario potrebbe ripresentarsi una volta tolta la "stampella" farmacologica.
Le riporto qui di seguito alcune buone pratiche generali per favorire il sonno (*) ma la cosa migliore sarebbe prendere un appuntamento con uno/a specialista qualora i disturbi non si alleviassero:
Non andare a letto troppo presto.
Andare a letto a orari regolari.
Usare il letto solo per dormire.
Non sforzarsi di dormire (se dopo 20-30’ non si riesce, alzarsi e fare altro).
Non svolgere attività attivanti prima del sonno (es. attività fisica, PC, smartphone etc.)
Pensare positivamente al sonno
Rilassarsi (eventualmente anche con tecniche di rilassamento tipo Training Autogeno etc.)
Non aumentare la temperatura corporea con bagni troppo caldi o attività sportive.
Non attivare troppo la mente poco prima di andare a dormire.
Passare almeno mezz’ora al giorno alla luce del sole.
Mezz’ora di attività fisica almeno al giorno, meglio se all’aria aperta.
Cena leggera e sufficientemente lontana dal momento in cui si andrà a dormire.
* Fonte: Say Goodnight to Insomnia di Gregg D. Jacobs
Un caro saluto
Gordana Cifali
Psicologa -Psicoterapeuta
Nella migliore delle ipotesi il farmaco dovrebbe essere stato prescritto da uno psichiatra e dovrebbe avere iniziato a ridurlo perché grazie alla psicoterapia ha risolto i problemi alla radice e sta meglio.
In caso contrario sarebbe come se lei avesse preso medicine per non sentire il sintomo ma di fatto non avesse curato il problema alla radice. Se questo è il caso, il problema originario potrebbe ripresentarsi una volta tolta la "stampella" farmacologica.
Le riporto qui di seguito alcune buone pratiche generali per favorire il sonno (*) ma la cosa migliore sarebbe prendere un appuntamento con uno/a specialista qualora i disturbi non si alleviassero:
Non andare a letto troppo presto.
Andare a letto a orari regolari.
Usare il letto solo per dormire.
Non sforzarsi di dormire (se dopo 20-30’ non si riesce, alzarsi e fare altro).
Non svolgere attività attivanti prima del sonno (es. attività fisica, PC, smartphone etc.)
Pensare positivamente al sonno
Rilassarsi (eventualmente anche con tecniche di rilassamento tipo Training Autogeno etc.)
Non aumentare la temperatura corporea con bagni troppo caldi o attività sportive.
Non attivare troppo la mente poco prima di andare a dormire.
Passare almeno mezz’ora al giorno alla luce del sole.
Mezz’ora di attività fisica almeno al giorno, meglio se all’aria aperta.
Cena leggera e sufficientemente lontana dal momento in cui si andrà a dormire.
* Fonte: Say Goodnight to Insomnia di Gregg D. Jacobs
Un caro saluto
Gordana Cifali
Psicologa -Psicoterapeuta
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Gentile utente è necessario che parli con il medico che le ha prescritto la terapia farmacologia, certamente le darà tutte le indicazioni necessarie per affrontare questo cambiamento.
Per quanto riguarda gli aspetti definiti di da lei di dipendenza psicologica,le suggerisco un percorso psicologico di supporto, laddove non avesse già iniziato.
Saluti
Giuditta Di Meo
Per quanto riguarda gli aspetti definiti di da lei di dipendenza psicologica,le suggerisco un percorso psicologico di supporto, laddove non avesse già iniziato.
Saluti
Giuditta Di Meo
Gentile utente, prima di tutto credo sia importante rivolgersi al proprio medico di riferimento e consultarsi con lui rispetto ai sintomi. Affiancando a questo un possibile percorso psicologico che la possa aiutare in questo delicato momento della sua vita. Rimango a disposizione Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buonasera, grazie per la sua condivisione. Le variazioni farmacologiche "fai da te" non rappresentano un buon modo di procedere. Le consiglio di confrontarsi almeno con il suo medico di medicina generale, in modo che potrà affiancarlo in un percorso di scalaggio lento ma supervisionato. Per i suoi sintomi di insonnia e sbalzi di umore consideri anche l'eventualità di far riferimento ad uno specialista in psichiatria che potrà indirizzarla verso il percorso più adeguato per lei. Con la speranza di esserle stata di aiuto la saluto cordialmente.
Gentile utente potrebbe iniziare praticando attività fisica, coltivare la socialità e valutare l'idea di intraprendere un percorso di psicoterapia per aumentare il benessere psicofisico e migliorare la qualità della sua vita.
Cordiali saluti
Dr. Carmela D'Auria
Cordiali saluti
Dr. Carmela D'Auria
Buongiorno, sarebbe, a mio parere opportuno parlarne con il suo psichiatra di riferimento per quanto concerne i disturbi fisici riportati. Inoltre potrebbe iniziare un percorso di psicoterapia per essere sostenuto in questa fase delicata. Cordiali saluti
Salve, sarebbe preferibile rivolgere questa domanda al suo medico di fiducia.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buongiorno,
come scrive la sospensione degli psicofarmaci deve essere lenta e graduale.
A titolo indicativo, di esempio, e non come consiglio medico, se si scalano gli psicofarmaci attraverso tante piccole riduzioni di dose (ad es. 5 o 10% della dose in uso ogni mese e quindi aliquote sempre più piccole mano a mano che si procede nello scalaggio) il cervello si adatterà ogni volta alla nuova concentrazione di farmaco.
Questo tipo di scalaggio permette di scalare fino a sospendere gli psicofarmaci, evitando pericolose crisi di astinenza (che spesso erroneamente vengono confuse con una ricaduta nel disturbo psichico iniziale).
Di solito, queste alterazioni prodotte dallo psicofarmaco sono reversibili; anche se quando il trattamento farmacologico perdura da molto tempo è più difficile, in alcuni casi, recuperare completamente.
Il processo di scalaggio e sospensione degli psicofarmaci deve essere condotto sotto il controllo medico esperto e accompagnato da una buona psicoterapia per affrontare i problemi che avevano portato al loro uso.
Resto a disposizione,
cordialmente,
Manuela Ciambellini
come scrive la sospensione degli psicofarmaci deve essere lenta e graduale.
A titolo indicativo, di esempio, e non come consiglio medico, se si scalano gli psicofarmaci attraverso tante piccole riduzioni di dose (ad es. 5 o 10% della dose in uso ogni mese e quindi aliquote sempre più piccole mano a mano che si procede nello scalaggio) il cervello si adatterà ogni volta alla nuova concentrazione di farmaco.
Questo tipo di scalaggio permette di scalare fino a sospendere gli psicofarmaci, evitando pericolose crisi di astinenza (che spesso erroneamente vengono confuse con una ricaduta nel disturbo psichico iniziale).
Di solito, queste alterazioni prodotte dallo psicofarmaco sono reversibili; anche se quando il trattamento farmacologico perdura da molto tempo è più difficile, in alcuni casi, recuperare completamente.
Il processo di scalaggio e sospensione degli psicofarmaci deve essere condotto sotto il controllo medico esperto e accompagnato da una buona psicoterapia per affrontare i problemi che avevano portato al loro uso.
Resto a disposizione,
cordialmente,
Manuela Ciambellini
Buongiorno, si è consultat* con il suo dottore per la riduzione? E' importante che venga sostenuta dal medico e che il medico sia a conoscenza di questi sintomi, magari può rivolgersi ad uno psicologo che la aiuti a superare la dipendenza psicologica dal farmaco.
Gentile Utente, avrei una domanda: ha consultato il suo psichiatra o medico di base prima di effettuare questa riduzione graduale del farmaco? Sarebbe difatti consigliabile procedere sotto una supervisione medica in questi casi, proprio per evitare effetti indesiderati. Un altro consiglio sarebbe quello di effettuare (sempre se non l'ha già fatto) un percorso di tipo psicologico per capire e dunque lavorare sulle cause sottostanti all'insonnia e alle cause che l'hanno portata ad assumere il farmaco. Rimango a disposizione, anche online. Dott.ssa Valentina Terruzzi
Buongiorno, è necessario che faccia riferimento alla figura dello psichiatra in quanto competente nel decalage farmacologico e nell'eventuale gestione degli effetti collaterali.
Cordialmente
Cordialmente
Sakve gentile utente le consiglio vivamente di rivolgersi a un medico o a chi ha prescritto le gocce di En e mai smettere farmaci come questo senza il supporto adeguato di un medico. L' ideale sarebbe che lei si rivolgesse a uno psichiatra che le sistema la terapia ed eventualmente ridurre il dosaggio ed eventualmente associare una psicoterapia per capire i motivi che causano l'insonnia, un percorso di conoscenza personale le può solo che portare dei benefici. Un caro saluto Dott.ssa Valeria sicari
Ciao! intanto complimenti per la tua scelta coraggiosa e consapevole di diminuire la dose di En, uno psicofarmaco che ti accompagna davvero da tanti anni. Superare una dipendenza non è facile, soprattutto, come hai detto tu quando le conseguenze sono sia fisiche che psicologiche. Sarebbe interessante vedere come questo cambiamento abbia impattato sulla vita quotidiana, se ci sono state conseguenze con ansia, stress, problemi lavorativi o nelle tue relazioni sentimentali o familiari, oppure se questi sbalzi d'umore sono dovuti all'insonnia, se l'insonnia è causata da dei pensieri ansiosi e "ruminanti" (non necessariamente nocivi ma che comprensibilmente ti preoccupano) che ora stanno ricominciando a tornare. Forse puoi cogliere l'occasione per ascoltare quei pensieri, insieme al tuo umore.
Rimango a tua disposizione e ti faccio un in bocca al lupo!
Rimango a tua disposizione e ti faccio un in bocca al lupo!
Buongiorno,
capisco la problematica, scalare le gocce è un bel passo per la sua vita, deve sopportare per un pò questa fase fastidiosa di passaggio, sarebbe bene affiancasse delle tecniche per la gestione dell'ansia e per il trattamento dell'insonnia, in modo da uscire al più presto dal circolo pensieri disfunzionali. Se lo vuole sono disponibile per qualche colloquio, in studio o anche online.
Nel caso, mi contatti pure,
dr.ssa Elisa Paganini
capisco la problematica, scalare le gocce è un bel passo per la sua vita, deve sopportare per un pò questa fase fastidiosa di passaggio, sarebbe bene affiancasse delle tecniche per la gestione dell'ansia e per il trattamento dell'insonnia, in modo da uscire al più presto dal circolo pensieri disfunzionali. Se lo vuole sono disponibile per qualche colloquio, in studio o anche online.
Nel caso, mi contatti pure,
dr.ssa Elisa Paganini
Salve, la ringrazio per aver scritto.
Lo scalaggio dei farmaci e dei trattamenti a lungo termine è importante che possa essere monitorato dallo psichiatra di riferimento per valutare eventuali di aggiustamenti e favorire un adattamento progressivo.
Cordiali saluti
Lo scalaggio dei farmaci e dei trattamenti a lungo termine è importante che possa essere monitorato dallo psichiatra di riferimento per valutare eventuali di aggiustamenti e favorire un adattamento progressivo.
Cordiali saluti
Può essere difficile affrontare questa fase. Ridurre gradualmente un farmaco dopo un uso prolungato può portare a sintomi di astinenza come insonnia e sbalzi d'umore.
Potrebbe essere necessario una visita psichiatrica per un piano terapeutico di riduzione graduale e con l'introduzione di terapie psicologiche orientate alla gestione della sintomatologia attuale. Un esempio potrebbe essere, la terapia cognitivo-comportamentale particolarmente efficace nel gestire l'ansia e i cambiamenti d'umore associati alla riduzione dei farmaci. Creare una propria routine quotidiana e se possibile fare attività fisica settimanale.
Potrebbe essere necessario una visita psichiatrica per un piano terapeutico di riduzione graduale e con l'introduzione di terapie psicologiche orientate alla gestione della sintomatologia attuale. Un esempio potrebbe essere, la terapia cognitivo-comportamentale particolarmente efficace nel gestire l'ansia e i cambiamenti d'umore associati alla riduzione dei farmaci. Creare una propria routine quotidiana e se possibile fare attività fisica settimanale.
Salve, è importante che ponga questo tipo di domande al medico che la segue e che le ha prescritto il farmaco. In alternativa, qualora lei abbia dei dubbi sulla cura che le è stata prescritta, può chiedere un consulto ad un altro professionista (preferibilmente, un medico psichiatra, oppure un neurologo). E' molto importante evitare il fai da te ed affidarsi ad un bravo medico anche per scalare il farmaco, così da avere anche un supporto nel tollerare e superare gli effetti collaterali.
Spero di esserle stata utile. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Jessica Cartuccia
Spero di esserle stata utile. Un cordiale saluto.
Dott.ssa Jessica Cartuccia
Ridurre gradualmente un farmaco come l'En, dopo un uso prolungato di 15 anni, è un percorso che richiede grande attenzione e pazienza. La sua esperienza di insonnia e sbalzi d'umore è piuttosto comune durante la fase di riduzione e può essere il risultato sia di un aggiustamento fisico che psicologico.
Ecco alcuni consigli utili per affrontare questa fase:
Strutturare una routine: Mantenere abitudini regolari, soprattutto per quanto riguarda l'orario di andare a dormire e svegliarsi, può favorire un migliore equilibrio del ritmo circadiano.
Tecniche di rilassamento: Praticare la Mindfulness, la meditazione o esercizi di respirazione può aiutare a gestire l'ansia e a migliorare la qualità del sonno.
Attività fisica regolare: Un esercizio moderato, come camminare o fare yoga, può migliorare l'umore e favorire un sonno più profondo.
Alimentazione bilanciata: Evitare caffeina, alcol e zuccheri raffinati, che possono peggiorare i sintomi di insonnia e sbalzi d'umore.
Supporto sociale: Parlare con amici o familiari fidati può essere utile per sentirsi sostenuti in questo percorso.
Monitoraggio medico: È fondamentale che la riduzione venga effettuata sotto stretto controllo del medico curante, che può valutare l'opportunità di supporti alternativi.
Tuttavia, ogni situazione è unica e complessa. Per affrontare nel modo più efficace la fase finale della riduzione e superare la dipendenza fisica e psicologica, è consigliato rivolgersi a uno specialista che possa offrirle un supporto personalizzato e professionale.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Ecco alcuni consigli utili per affrontare questa fase:
Strutturare una routine: Mantenere abitudini regolari, soprattutto per quanto riguarda l'orario di andare a dormire e svegliarsi, può favorire un migliore equilibrio del ritmo circadiano.
Tecniche di rilassamento: Praticare la Mindfulness, la meditazione o esercizi di respirazione può aiutare a gestire l'ansia e a migliorare la qualità del sonno.
Attività fisica regolare: Un esercizio moderato, come camminare o fare yoga, può migliorare l'umore e favorire un sonno più profondo.
Alimentazione bilanciata: Evitare caffeina, alcol e zuccheri raffinati, che possono peggiorare i sintomi di insonnia e sbalzi d'umore.
Supporto sociale: Parlare con amici o familiari fidati può essere utile per sentirsi sostenuti in questo percorso.
Monitoraggio medico: È fondamentale che la riduzione venga effettuata sotto stretto controllo del medico curante, che può valutare l'opportunità di supporti alternativi.
Tuttavia, ogni situazione è unica e complessa. Per affrontare nel modo più efficace la fase finale della riduzione e superare la dipendenza fisica e psicologica, è consigliato rivolgersi a uno specialista che possa offrirle un supporto personalizzato e professionale.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentilissimo utente, grazie per la condivisione. Innanzitutto complimenti per la scelta coraggiosa di ridurre sempre di più il farmaco in modo da provare a farcela con le sue energie personali. Per quanto concerne la parte dei consigli, essendo una tematica delicata e che merita la giusta attenzione visto che si tratta di una fase importante per la buona riuscita della terapia, potrebbe aiutarla intraprendere dei colloqui con uno specialista, in modo da garantire la giusta attenzione che merita questo aspetto.
Rimango a disposizione!
cordiali saluti
AV
Rimango a disposizione!
cordiali saluti
AV
la cura più efficace, scientificamente provata per ridurre l'insonnia è la psicoterapia cognitivo comportamentale. Quando di notte non si riesce a dormire è molto frequente diventare irritabili, le consiglio di non mettersi a letto subito la sera ma di appoggiarsi prima sul divano rilassarsi e poi di andare a letto quando sente che sta per arrivare il sonno. Spero di esserle stata utile. Un Saluto
Buongiorno gentile utente,
Lei riporta solo la diminuzione del quantitativo di farmaco che assume giornalmente da 15 anni.
Non parla del fatto che ci sia in atto una psicoterapia. Le dico così perché senza un lavoro attivo e consapevole intorno ai sintomi che, diminuendo il farmaco si stanno ripresentando, non sarà semplice liberarsi del disagio o malessere di cui parla.
Per questo motivo le consiglio caldamente di confrontarsi con uno psicologo o psichiatra o psicoterapeuta affinché lei possa riprendere in mano la sua vita grazie ad un percorso di terapia realizzato ad hoc per lei, eliminando serenamente l’uso del farmaco.
Un cordiale saluto
Lei riporta solo la diminuzione del quantitativo di farmaco che assume giornalmente da 15 anni.
Non parla del fatto che ci sia in atto una psicoterapia. Le dico così perché senza un lavoro attivo e consapevole intorno ai sintomi che, diminuendo il farmaco si stanno ripresentando, non sarà semplice liberarsi del disagio o malessere di cui parla.
Per questo motivo le consiglio caldamente di confrontarsi con uno psicologo o psichiatra o psicoterapeuta affinché lei possa riprendere in mano la sua vita grazie ad un percorso di terapia realizzato ad hoc per lei, eliminando serenamente l’uso del farmaco.
Un cordiale saluto
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua esperienza. Rispetto alla psico-farmacologia potrebbe esserle utile richiedere una consulenza psichiatrica rispetto alla gestione dei suoi sintomi su un piano medico. La invito, inoltre, a pensare alla possibilità di una consulenza psicologica, relativa alla gestione di una sintomatologia ansiosa per la quale ha assunto per molti anni le gocce di EN, e ad una consapevolezza delle dinamiche sottostanti. resto a disposizione per qualsiasi riflessione, anche online. cordiali saluti, dott.ssa Amelia Capezio
Salve, le gocce che assumeva certamente la aiutavano nella soluzione dell' insonnia. Perché le ha sospese, anche se gradualmente? Se vuole , come dice, superare quella che ritiene una dipendenza psicologica le consiglio di confrontarsi innanzitutto con il medico che gliele ha prescritte, o cmq uno specialista esperto in neurologia, che la possa aiutare a risolvere innanzitutto i suoi problemi di insonnia senza per questo farla sentire dipendente da un farmaco per ritrovare il suo benessere.
Buonasera,
nei 15 anni che ha assunto farmaci era seguito/a da qualche professionista?
Ritengo fondamentale rivolgersi alla persona che l'ha seguita fino ad adesso, avendo quest'ultima un quadro più completo per poterle dare un feedback più aderente alla sua persona.
Resto disponibile per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Marzia Porcelli
nei 15 anni che ha assunto farmaci era seguito/a da qualche professionista?
Ritengo fondamentale rivolgersi alla persona che l'ha seguita fino ad adesso, avendo quest'ultima un quadro più completo per poterle dare un feedback più aderente alla sua persona.
Resto disponibile per ulteriori chiarimenti.
Dott.ssa Marzia Porcelli
Buongiorno, è buona cosa in queste situazioni concordare con il medico/psichiatra che le ha prescritto la terapia le modalità più consone per affrontare con successo la situazione.
Buon pomeriggio,
sarebbe utile capire se le ha calate con indicazione di un professionista o meno.
Eventualmente può valutare un supporto specifico rispetto a quanto riferisce.
Un saluto
sarebbe utile capire se le ha calate con indicazione di un professionista o meno.
Eventualmente può valutare un supporto specifico rispetto a quanto riferisce.
Un saluto
Dopo quindici anni di assunzione quotidiana di En, la sospensione, anche graduale, attiva un processo complesso di riequilibrio neurobiologico. I recettori GABA-A, a lungo stimolati, hanno ridotto la loro sensibilità e il sistema eccitatorio (glutammato, noradrenalina, cortisolo) tende ora a prevalere. Da qui insonnia, irritabilità, sbalzi d’umore e iperattivazione generale.
Può essere una fase fisiologica di adattamento.
Sul piano immunitario, la sospensione può riaccendere una lieve infiammazione sistemica, con rilascio di citochine che contribuiscono alla stanchezza e all’irrequietezza. È utile ridurre questo stato attraverso un’alimentazione antinfiammatoria, una buona idratazione e un ritmo sonno-veglia regolare.
Per sostenere il sistema nervoso possono essere utili integratori come magnesio, omega-3, vitamine del gruppo B e vitamina D, da valutare con il proprio medico.
È essenziale ristabilire un senso di autoregolazione attraverso rituali costanti: esporsi alla luce naturale al mattino, limitare caffeina e schermi dopo cena, usare tecniche di respirazione lenta o rilassamento corporeo, mantenere orari stabili. Se non riesce a dormire, è meglio alzarsi, leggere o scrivere per qualche minuto e tornare a letto senza forzare il sonno.
Il sostegno psicologico, in questa fase, può essere determinante. Un percorso breve con un professionista esperto in dipendenze farmacologiche o regolazione affettiva aiuta a superare la paura del “vuoto” lasciato dal farmaco e a ricostruire fiducia nella propria stabilità interna.
Può essere una fase fisiologica di adattamento.
Sul piano immunitario, la sospensione può riaccendere una lieve infiammazione sistemica, con rilascio di citochine che contribuiscono alla stanchezza e all’irrequietezza. È utile ridurre questo stato attraverso un’alimentazione antinfiammatoria, una buona idratazione e un ritmo sonno-veglia regolare.
Per sostenere il sistema nervoso possono essere utili integratori come magnesio, omega-3, vitamine del gruppo B e vitamina D, da valutare con il proprio medico.
È essenziale ristabilire un senso di autoregolazione attraverso rituali costanti: esporsi alla luce naturale al mattino, limitare caffeina e schermi dopo cena, usare tecniche di respirazione lenta o rilassamento corporeo, mantenere orari stabili. Se non riesce a dormire, è meglio alzarsi, leggere o scrivere per qualche minuto e tornare a letto senza forzare il sonno.
Il sostegno psicologico, in questa fase, può essere determinante. Un percorso breve con un professionista esperto in dipendenze farmacologiche o regolazione affettiva aiuta a superare la paura del “vuoto” lasciato dal farmaco e a ricostruire fiducia nella propria stabilità interna.
Capisco perfettamente la difficoltà del momento che sta vivendo. Dopo 15 anni di assunzione quotidiana di En, il suo corpo e la sua mente si sono abituati a quella presenza, e interromperla, anche gradualmente, può generare reazioni significative come insonnia e sbalzi d’umore. Vorrei provare a offrirle un approccio che tenga conto della sua esperienza personale e della sua storia, con un tono umano e narrativo.
Immagini per un momento la sua esperienza come un libro lungo, dove le pagine degli ultimi 15 anni contengono la compagnia quotidiana delle gocce. Ora, sta lentamente girando le pagine finali di quel capitolo. Ogni notte insonne, ogni sbalzo d’umore, è come un personaggio che si fa notare, chiedendo attenzione: il corpo le sta ricordando che quel ritmo familiare non c’è più, e la mente, abituata a quel sostegno, fatica a trovare nuove strategie.
**Alcune linee guida narrative e umanistiche che possono aiutarla:**
1. **Osservare senza giudicare:**
Scrivere ogni giorno come si sente può essere molto utile. Non per correggere o “aggiustare” le emozioni, ma per riconoscerle, darle un nome. L’insonnia diventa allora un segnale, non un nemico. Gli sbalzi d’umore, dei messaggi su ciò che il corpo e la mente stanno attraversando.
2. **Creare piccoli rituali di supporto:**
Piccoli gesti concreti diventano ancora più importanti quando si perde un punto di riferimento quotidiano. Una tisana calda, una passeggiata lenta, respirazioni profonde prima di dormire. Questi gesti diventano i nuovi “capitoli” della sua routine, che sostituiscono, senza fretta, il vecchio schema delle gocce.
3. **Accogliere il tempo della transizione:**
La fase finale della riduzione è un periodo delicato. Non si tratta di “resistere” o di forzarsi, ma di permettere al corpo e alla mente di adattarsi. Ogni piccolo progresso, anche solo una notte di sonno leggermente migliore o un momento di calma, è un traguardo importante.
4. **Dialogare con qualcuno fidato o con un professionista:**
Raccontare la sua esperienza a chi la può ascoltare senza giudizio può alleggerire il carico emotivo. A volte, il solo fatto di mettere in parole ciò che sta accadendo riduce ansia e senso di solitudine.
5. **Riconoscere la resilienza già dimostrata:**
Ha già percorso un lungo cammino, riducendo gradualmente la dose: questo dimostra forza e capacità di gestione. Ogni piccolo passo è la prova della sua determinazione e della sua capacità di cura verso sé stessa. UN caro saluto, dott.ssa Tonia Caturano.
Immagini per un momento la sua esperienza come un libro lungo, dove le pagine degli ultimi 15 anni contengono la compagnia quotidiana delle gocce. Ora, sta lentamente girando le pagine finali di quel capitolo. Ogni notte insonne, ogni sbalzo d’umore, è come un personaggio che si fa notare, chiedendo attenzione: il corpo le sta ricordando che quel ritmo familiare non c’è più, e la mente, abituata a quel sostegno, fatica a trovare nuove strategie.
**Alcune linee guida narrative e umanistiche che possono aiutarla:**
1. **Osservare senza giudicare:**
Scrivere ogni giorno come si sente può essere molto utile. Non per correggere o “aggiustare” le emozioni, ma per riconoscerle, darle un nome. L’insonnia diventa allora un segnale, non un nemico. Gli sbalzi d’umore, dei messaggi su ciò che il corpo e la mente stanno attraversando.
2. **Creare piccoli rituali di supporto:**
Piccoli gesti concreti diventano ancora più importanti quando si perde un punto di riferimento quotidiano. Una tisana calda, una passeggiata lenta, respirazioni profonde prima di dormire. Questi gesti diventano i nuovi “capitoli” della sua routine, che sostituiscono, senza fretta, il vecchio schema delle gocce.
3. **Accogliere il tempo della transizione:**
La fase finale della riduzione è un periodo delicato. Non si tratta di “resistere” o di forzarsi, ma di permettere al corpo e alla mente di adattarsi. Ogni piccolo progresso, anche solo una notte di sonno leggermente migliore o un momento di calma, è un traguardo importante.
4. **Dialogare con qualcuno fidato o con un professionista:**
Raccontare la sua esperienza a chi la può ascoltare senza giudizio può alleggerire il carico emotivo. A volte, il solo fatto di mettere in parole ciò che sta accadendo riduce ansia e senso di solitudine.
5. **Riconoscere la resilienza già dimostrata:**
Ha già percorso un lungo cammino, riducendo gradualmente la dose: questo dimostra forza e capacità di gestione. Ogni piccolo passo è la prova della sua determinazione e della sua capacità di cura verso sé stessa. UN caro saluto, dott.ssa Tonia Caturano.
Gentile Utente,
dopo tanti anni di assunzione, la fase finale della riduzione è spesso la più delicata e può portare con sé insonnia e oscillazioni dell’umore. Quello che sta sperimentando rientra in un processo impegnativo, ma comprensibile, e non significa che stia facendo qualcosa di sbagliato.
È importante procedere senza fretta, rispettando i tempi di adattamento del suo organismo e mantenendo il confronto con il medico che la segue, così da non sentirsi solo/a in questo passaggio. Anche sul piano emotivo possono emergere stanchezza, irritabilità o timori legati al “farne a meno”: sono aspetti che meritano ascolto e non giudizio.
In questo momento l’obiettivo non è forzare il superamento dei sintomi, ma accompagnarli con attenzione e sostegno, riducendo il carico di pressione su di lei. In terapia possiamo dare spazio a ciò che sta emergendo ora, lavorando per creare maggiore stabilità e aiutarla ad attraversare questa fase in modo più sicuro.
dopo tanti anni di assunzione, la fase finale della riduzione è spesso la più delicata e può portare con sé insonnia e oscillazioni dell’umore. Quello che sta sperimentando rientra in un processo impegnativo, ma comprensibile, e non significa che stia facendo qualcosa di sbagliato.
È importante procedere senza fretta, rispettando i tempi di adattamento del suo organismo e mantenendo il confronto con il medico che la segue, così da non sentirsi solo/a in questo passaggio. Anche sul piano emotivo possono emergere stanchezza, irritabilità o timori legati al “farne a meno”: sono aspetti che meritano ascolto e non giudizio.
In questo momento l’obiettivo non è forzare il superamento dei sintomi, ma accompagnarli con attenzione e sostegno, riducendo il carico di pressione su di lei. In terapia possiamo dare spazio a ciò che sta emergendo ora, lavorando per creare maggiore stabilità e aiutarla ad attraversare questa fase in modo più sicuro.
Buonasera, le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia per gestire gli sbalzi d'umore e l'insonnia. Ne parli anche con il suo medico di base. Dott.ssa Francesca Ghislanzoni
Dopo 15 anni di EN, insonnia e sbalzi d’umore nella fase finale di riduzione sono molto frequenti e non significano che non ce la farà. Di solito indicano una sindrome da sospensione ancora in corso e una quota di dipendenza psicologica dal farmaco-sonno. Il consiglio è non accelerare adesso: meglio uno scalaggio ancora più lento, con tempi lunghi sull’ultima parte, piuttosto che forzare e poi tornare indietro. In parallelo serve lavorare su sonno, rituali serali e tolleranza dell’ansia da insonnia, perché il vero passaggio finale è smettere di associare il farmaco alla sicurezza.
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