Buongiorno , sto con il mio compagno da un anno é un amore a distanza e ci sono molti alti e bassi .
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Buongiorno , sto con il mio compagno da un anno é un amore a distanza e ci sono molti alti e bassi . Litighiamo spesso per causa mia perché sono gelosa e sospettosa che lui combini qualcosa dietro le mie spalle e mi tradisca. Tutto questo perché sono condizionata dal fatto che lui guarda alcune donne in maniera troppo ossessiva. Ogni Volta che inizia un nuovo lavoro io penso che a lui piaccia qualcuna e che flirti, dopo ogni litigata anche semplice lui o si chiude in se stesso facendomi silenzio punitivo o mi blocca e subito dopo scopro nuovi follow a donne ( a detta sua per far dispetto a me) . Ho scoperto anche che con alcune ci é andato a letto , con l’ultima in particolare ho scoperto chat e che continua a sentirla nonostante la relazione con me vada bene e lui progetta una convivenza. La cosa che più mi preoccupa sono le mie reazioni, passo da violenza verbale e insulti pesanti e offensivi a giustificare il tutto pur di riprendermelo . Ho iniziato anche io a rifugiarmi in altri uomini dopo ogni litigata , poi richiamo lui e facciamo subito pace . Questa relazione mi sta facendo impazzire e non mi riconosco più, mi chiedo come sia possibile che io sia ancora qui e non riesca a lasciarlo !
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso con tanta sincerità ciò che sta vivendo. Dal suo racconto emerge una grande sofferenza, sia per le dinamiche del rapporto, sia per le reazioni che sente di non riuscire più a controllare. È comprensibile che si senta “intrappolata”: quando una relazione alterna momenti intensi a rotture dolorose, può creare un vero e proprio circolo emotivo da cui è difficile allontanarsi.
Le situazioni che descrive — gelosia, sospetti, tradimenti, silenzi punitivi, blocchi, provocazioni, e anche il suo alternare rabbia molto forte e bisogno di recuperare subito la relazione — indicano un legame che la sta consumando e che la espone continuamente a instabilità e insicurezza. Non c’è nulla di “sbagliato” in lei: queste reazioni spesso nascono quando una persona vive paura dell’abbandono, perdita di fiducia, e si sente costantemente minacciata nel rapporto.
È importante però osservare un punto:
questa relazione sta attivando in entrambi comportamenti che generano ferite e non permettono di costruire un legame sano.
Il fatto che lei stessa dica di “non riconoscersi più” è un segnale prezioso, che merita ascolto e protezione.
Ciò che potrebbe aiutarla adesso è:
spostare l’attenzione da lui a lei: come si sente davvero? Cosa desidera da una relazione? Cosa la fa stare al sicuro?
riconoscere che nessuna relazione sana dovrebbe portarci a perdere il rispetto per noi stessi o ad agire in modi che ci fanno stare male;
prendersi uno spazio personale di supporto, dove possa esplorare con calma i motivi per cui, nonostante la sofferenza, le è così difficile lasciarlo;
valutare che, in questo momento, lavorare sulla sua stabilità emotiva può darle la chiarezza necessaria per prendere decisioni più libere e meno guidate dalla paura.
È possibile ritrovare equilibrio, ma non può farlo da sola mentre è immersa in una dinamica che la ferisce continuamente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a comprendere meglio i suoi bisogni, a gestire le reazioni impulsive e a ricostruire confini che la proteggano.
Si merita un rapporto in cui sentirsi rispettata, calma e al sicuro.
Se vorrà, sono qui per accompagnarla in questo cammino.
Se dovesse avere dei dubbi, può contattarmi premendo il tasto 'messaggio' sul mio profilo.
Resto a disposizione attraverso consulenze online.
Dott. Luca Rochdi
Le situazioni che descrive — gelosia, sospetti, tradimenti, silenzi punitivi, blocchi, provocazioni, e anche il suo alternare rabbia molto forte e bisogno di recuperare subito la relazione — indicano un legame che la sta consumando e che la espone continuamente a instabilità e insicurezza. Non c’è nulla di “sbagliato” in lei: queste reazioni spesso nascono quando una persona vive paura dell’abbandono, perdita di fiducia, e si sente costantemente minacciata nel rapporto.
È importante però osservare un punto:
questa relazione sta attivando in entrambi comportamenti che generano ferite e non permettono di costruire un legame sano.
Il fatto che lei stessa dica di “non riconoscersi più” è un segnale prezioso, che merita ascolto e protezione.
Ciò che potrebbe aiutarla adesso è:
spostare l’attenzione da lui a lei: come si sente davvero? Cosa desidera da una relazione? Cosa la fa stare al sicuro?
riconoscere che nessuna relazione sana dovrebbe portarci a perdere il rispetto per noi stessi o ad agire in modi che ci fanno stare male;
prendersi uno spazio personale di supporto, dove possa esplorare con calma i motivi per cui, nonostante la sofferenza, le è così difficile lasciarlo;
valutare che, in questo momento, lavorare sulla sua stabilità emotiva può darle la chiarezza necessaria per prendere decisioni più libere e meno guidate dalla paura.
È possibile ritrovare equilibrio, ma non può farlo da sola mentre è immersa in una dinamica che la ferisce continuamente. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla molto a comprendere meglio i suoi bisogni, a gestire le reazioni impulsive e a ricostruire confini che la proteggano.
Si merita un rapporto in cui sentirsi rispettata, calma e al sicuro.
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Cara utente,
quando una relazione ci porta a comportarci in modi che non ci appartengono (violenza verbale, vendette, ossessione), è il segnale che siamo entrati in una dinamica disfunzionale che sta erodendo la nostra identità.
In relazioni caratterizzate da forti alti e bassi, tradimenti, silenzi punitivi e riappacificazioni intense, si crea un meccanismo simile a una dipendenza. L'alternanza tra il dolore (il litigio, il blocco) e il sollievo (la pace, la promessa di convivenza) crea un legame chimico ed emotivo fortissimo: non resta perché sta bene, ma perché è in attesa del prossimo momento di "sollievo" che calmi l'angoscia che la relazione stessa ha creato.
In questo scenario, la gelosia e le reazioni aggressive sono verosimilmente la risposta di chi si sente costantemente in pericolo e non protetto all'interno della coppia.
Uscire da queste dinamiche da soli è molto difficile, perché la lucidità viene meno. Il mio consiglio più sentito è di cercare un supporto, per salvare se stessa, ricostruire la sua autostima e trovare le risorse per spezzare questo circolo vizioso che, usando le sue parole, la sta facendo impazzire.
Un caro saluto,
dott.ssa Elena Cherubini
quando una relazione ci porta a comportarci in modi che non ci appartengono (violenza verbale, vendette, ossessione), è il segnale che siamo entrati in una dinamica disfunzionale che sta erodendo la nostra identità.
In relazioni caratterizzate da forti alti e bassi, tradimenti, silenzi punitivi e riappacificazioni intense, si crea un meccanismo simile a una dipendenza. L'alternanza tra il dolore (il litigio, il blocco) e il sollievo (la pace, la promessa di convivenza) crea un legame chimico ed emotivo fortissimo: non resta perché sta bene, ma perché è in attesa del prossimo momento di "sollievo" che calmi l'angoscia che la relazione stessa ha creato.
In questo scenario, la gelosia e le reazioni aggressive sono verosimilmente la risposta di chi si sente costantemente in pericolo e non protetto all'interno della coppia.
Uscire da queste dinamiche da soli è molto difficile, perché la lucidità viene meno. Il mio consiglio più sentito è di cercare un supporto, per salvare se stessa, ricostruire la sua autostima e trovare le risorse per spezzare questo circolo vizioso che, usando le sue parole, la sta facendo impazzire.
Un caro saluto,
dott.ssa Elena Cherubini
Buongiorno,
la situazione che descrive presenta dinamiche complesse, con gelosia, sospetto e rabbia che influenzano sia il suo benessere sia il rapporto con il suo compagno. Può essere utile ripartire dalle fondamenta, riflettendo su cosa significhi per lei “voler bene”, “volersi bene” e cosa rappresenti una relazione per entrambi. Inoltre la gelosia è spesso legata a una scarsa fiducia, e può essere utile capire se questi sentimenti siano presenti da sempre o se siano emersi a seguito di comportamenti specifici del partner. Per quanto riguarda la relazione, che dice essere a distanza, va detto che richiede un impegno maggiore e può accentuare insicurezze e incomprensioni. Dal racconto emerge consapevolezza dei problemi, ma sembra non esserci ancora chiarezza su come invertire la situazione. A mio avviso un percorso di consapevolezza può offrirle uno spazio per esplorare le proprie emozioni, comprendere le dinamiche in gioco e trovare strategie per gestire la gelosia, i conflitti e il benessere personale.
la situazione che descrive presenta dinamiche complesse, con gelosia, sospetto e rabbia che influenzano sia il suo benessere sia il rapporto con il suo compagno. Può essere utile ripartire dalle fondamenta, riflettendo su cosa significhi per lei “voler bene”, “volersi bene” e cosa rappresenti una relazione per entrambi. Inoltre la gelosia è spesso legata a una scarsa fiducia, e può essere utile capire se questi sentimenti siano presenti da sempre o se siano emersi a seguito di comportamenti specifici del partner. Per quanto riguarda la relazione, che dice essere a distanza, va detto che richiede un impegno maggiore e può accentuare insicurezze e incomprensioni. Dal racconto emerge consapevolezza dei problemi, ma sembra non esserci ancora chiarezza su come invertire la situazione. A mio avviso un percorso di consapevolezza può offrirle uno spazio per esplorare le proprie emozioni, comprendere le dinamiche in gioco e trovare strategie per gestire la gelosia, i conflitti e il benessere personale.
Buon pomeriggio, a volte lo stare in relazione con qualcuno/a ci mette allo scoperto e fa emerge alcune parti di noi che non conoscevamo. Sicuramente un approfondimento della conoscenza di sè stessi può aiutare a prendere scelte liberanti, è uno strumento può essere iniziare un percorso di psicoterapia. Saluti.
Ciao, grazie per aver condiviso con tanta sincerità quello che stai vivendo. Da quello che scrivi, sei in una situazione davvero complessa e dolorosa, e il fatto che tu te ne stia accorgendo è già un primo passo importante.
Quello che descrivi , alternanza tra rabbia, gelosia, paura di essere tradita e comportamenti impulsivi , è comprensibile, considerando come il tuo partner si comporta e quanto i confini siano spesso violati nella vostra relazione. Non sei “pazza” o sbagliata: stai reagendo a una situazione che mette costantemente sotto stress il tuo equilibrio emotivo.
È normale sentirsi confusi e bloccati in legami così intensi, anche quando razionalmente sappiamo che ci fanno male. La difficoltà a lasciare una persona che ci fa soffrire spesso nasce dall’attaccamento, dalla speranza che cambi e dal peso emotivo dei momenti belli che comunque ci sono stati.
Quello che può aiutare è fare un passo indietro e guardare la situazione senza giudizio verso te stessa: quali comportamenti sono accettabili per te e quali no? Quali tuoi bisogni vengono sistematicamente ignorati? Riflettere su questo può aiutarti a riprendere un senso di controllo e a proteggere la tua integrità emotiva.
Parlarne con uno psicologo può essere davvero utile per fare chiarezza, gestire la gelosia e la rabbia, e capire quali scelte sono davvero sane per te. Non sei sola in questo, e riconoscere il dolore che provi è già un modo per prenderti cura di te stessa. Un abbraccio. Dr. Vincenzo Capretto.
Quello che descrivi , alternanza tra rabbia, gelosia, paura di essere tradita e comportamenti impulsivi , è comprensibile, considerando come il tuo partner si comporta e quanto i confini siano spesso violati nella vostra relazione. Non sei “pazza” o sbagliata: stai reagendo a una situazione che mette costantemente sotto stress il tuo equilibrio emotivo.
È normale sentirsi confusi e bloccati in legami così intensi, anche quando razionalmente sappiamo che ci fanno male. La difficoltà a lasciare una persona che ci fa soffrire spesso nasce dall’attaccamento, dalla speranza che cambi e dal peso emotivo dei momenti belli che comunque ci sono stati.
Quello che può aiutare è fare un passo indietro e guardare la situazione senza giudizio verso te stessa: quali comportamenti sono accettabili per te e quali no? Quali tuoi bisogni vengono sistematicamente ignorati? Riflettere su questo può aiutarti a riprendere un senso di controllo e a proteggere la tua integrità emotiva.
Parlarne con uno psicologo può essere davvero utile per fare chiarezza, gestire la gelosia e la rabbia, e capire quali scelte sono davvero sane per te. Non sei sola in questo, e riconoscere il dolore che provi è già un modo per prenderti cura di te stessa. Un abbraccio. Dr. Vincenzo Capretto.
Gentile Utente,
dal suo racconto emerge una grande sofferenza, ma anche una forte lucidità: lei vede con chiarezza che non si riconosce più nelle sue reazioni e che la relazione, così com’è ora, sta diventando destabilizzante.
Quello che descrive — la gelosia, i sospetti, le escalation emotive, il bisogno di recuperare il rapporto subito dopo litigi intensi, e allo stesso tempo la difficoltà a interromperlo — somiglia molto a un circolo che si alimenta da entrambe le parti. Da un lato comportamenti del suo compagno che la feriscono profondamente e minano la fiducia; dall’altro, le sue reazioni, che la fanno stare male e che lei stessa percepisce come lontane da chi vorrebbe essere. In questo intreccio è comprensibile sentirsi intrappolata, confusa e vulnerabile.
Mi colpisce come lei si chieda “come sia possibile che io sia ancora qui”: questa domanda, più che un giudizio, sembra il segnale di un bisogno profondo di ritrovare se stessa e capire cosa la tiene legata nonostante tutto. Spesso, quando una relazione alterna forte conflittualità e riavvicinamenti intensi, si crea una dinamica emotiva che rende molto difficile prendere distanza, anche quando razionalmente si vede la tossicità del legame.
Mi permetta di chiederle: come si sente davvero quando pensa all’idea di allontanarsi da questa relazione?
E, allo stesso tempo, che cosa teme potrebbe accadere se smettesse di giustificare o di rincorrere il rapporto dopo ogni rottura?
Esplorare questi aspetti potrebbe aiutarla a dare un nome ai bisogni, alle paure e alle ferite che oggi la tengono in questa posizione di sofferenza. Se desidera, possiamo approfondire insieme cosa accade dentro di lei nei momenti in cui “non si riconosce”, e cosa invece sente di desiderare per sé, al di là di questa relazione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
dal suo racconto emerge una grande sofferenza, ma anche una forte lucidità: lei vede con chiarezza che non si riconosce più nelle sue reazioni e che la relazione, così com’è ora, sta diventando destabilizzante.
Quello che descrive — la gelosia, i sospetti, le escalation emotive, il bisogno di recuperare il rapporto subito dopo litigi intensi, e allo stesso tempo la difficoltà a interromperlo — somiglia molto a un circolo che si alimenta da entrambe le parti. Da un lato comportamenti del suo compagno che la feriscono profondamente e minano la fiducia; dall’altro, le sue reazioni, che la fanno stare male e che lei stessa percepisce come lontane da chi vorrebbe essere. In questo intreccio è comprensibile sentirsi intrappolata, confusa e vulnerabile.
Mi colpisce come lei si chieda “come sia possibile che io sia ancora qui”: questa domanda, più che un giudizio, sembra il segnale di un bisogno profondo di ritrovare se stessa e capire cosa la tiene legata nonostante tutto. Spesso, quando una relazione alterna forte conflittualità e riavvicinamenti intensi, si crea una dinamica emotiva che rende molto difficile prendere distanza, anche quando razionalmente si vede la tossicità del legame.
Mi permetta di chiederle: come si sente davvero quando pensa all’idea di allontanarsi da questa relazione?
E, allo stesso tempo, che cosa teme potrebbe accadere se smettesse di giustificare o di rincorrere il rapporto dopo ogni rottura?
Esplorare questi aspetti potrebbe aiutarla a dare un nome ai bisogni, alle paure e alle ferite che oggi la tengono in questa posizione di sofferenza. Se desidera, possiamo approfondire insieme cosa accade dentro di lei nei momenti in cui “non si riconosce”, e cosa invece sente di desiderare per sé, al di là di questa relazione.
Un caro saluto,
Dott.ssa Susanna Brandolini
Buongiorno,
da ciò che riporta emerge un forte stato di tensione emotiva e una relazione che sembra alimentare insicurezza, rabbia e comportamenti che lei stessa non riconosce come suoi. Questo può accadere se il legame è instabile e alterna momenti di vicinanza intensa a episodi dolorosi, è comprensibile che si senta confusa e trattenuta, anche quando una parte di lei vorrebbe allontanarsi. I comportamenti del suo compagno, come silenzi punitivi, blocchi, contatti con altre donne, ecc., non sono aspetti marginali e possono contribuire ad amplificare paure profonde legate alla fiducia e all’abbandono. In situazioni così coinvolgenti dal punto di vista emotivo può essere molto utile intraprendere un percorso psicologico. Non per aggiustare la relazione, ma per aiutarla a comprendere cosa questa storia smuove dentro di lei, come mai diventi così difficile mettere dei limiti e cosa può servirle davvero per stare bene. Avere uno spazio sicuro in cui esplorare questi vissuti può darle maggiore chiarezza e un sostegno nel ritrovare stabilità e rispetto per i suoi bisogni.
da ciò che riporta emerge un forte stato di tensione emotiva e una relazione che sembra alimentare insicurezza, rabbia e comportamenti che lei stessa non riconosce come suoi. Questo può accadere se il legame è instabile e alterna momenti di vicinanza intensa a episodi dolorosi, è comprensibile che si senta confusa e trattenuta, anche quando una parte di lei vorrebbe allontanarsi. I comportamenti del suo compagno, come silenzi punitivi, blocchi, contatti con altre donne, ecc., non sono aspetti marginali e possono contribuire ad amplificare paure profonde legate alla fiducia e all’abbandono. In situazioni così coinvolgenti dal punto di vista emotivo può essere molto utile intraprendere un percorso psicologico. Non per aggiustare la relazione, ma per aiutarla a comprendere cosa questa storia smuove dentro di lei, come mai diventi così difficile mettere dei limiti e cosa può servirle davvero per stare bene. Avere uno spazio sicuro in cui esplorare questi vissuti può darle maggiore chiarezza e un sostegno nel ritrovare stabilità e rispetto per i suoi bisogni.
Buonasera,
lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con il suo compagno, sarebbe una occasione di crescita per entrambi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
lei è portatrice di una istanza di coppia ed è in un percorso di coppia che andrebbero affrontate le problematiche qui riportate. Ne parli anche con il suo compagno, sarebbe una occasione di crescita per entrambi.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Gent signora, nel Vs rapporto è chiaramente presente una dinamica disfunzionale, dato che lei non accetta i tradimenti di lui e non desidera una relazione di questo tipo. Dal canto suo, il suo partner ha scelto proprio una compagna gelosa e possessiva. Sarebbe utile mettere in luce perché avete impostato e scelto entrambi un ruolo in questa dinamica tossica e insoddisfacente per entrambi. Il mio consiglio è di farsi aiutare da un terapeuta attraverso sedute individuali e capire cosa c'è alla base del suo comportamento autodistruttivo.
Cordialmente, dr.ssa Daniela Benvenuti
Cordialmente, dr.ssa Daniela Benvenuti
Buongiorno,
dal suo racconto emerge con molta chiarezza che non è lei il problema, ma la dinamica tossica e instabile della relazione: tradimenti, silenzi punitivi, blocchi, provocazioni (i follow “per farle dispetto”), contatti continuati con altre donne mentre progetta una convivenza. Tutto questo mina profondamente la fiducia e alimenta ansia e gelosia.
Le sue reazioni, esplosioni di rabbia, insulti, poi il bisogno di recuperarlo a ogni costo, e rifugiarsi in altri uomini, non sono segno che “è sbagliata”: sono segnali di una forte dipendenza emotiva e di un legame che la sta consumando, non nutrendo.
Una relazione sana non porta una persona a “non riconoscersi più”.
È comprensibile che faccia fatica a lasciarlo: quando si crea una dipendenza affettiva, mollare non è questione di forza di volontà, ma di riuscire a vedere chiaramente che ciò che la lega a lui non è amore, ma sofferenza.
Il primo passo per ritrovare sé stessa è prendere distanza, anche temporanea, per respirare e capire cosa desidera davvero. Un supporto psicologico, anche breve, può aiutarla a rompere questo ciclo.
Lei non merita una relazione che la faccia “impazzire”: merita una relazione che la faccia stare bene. Dr. Giuseppe Mirabella
dal suo racconto emerge con molta chiarezza che non è lei il problema, ma la dinamica tossica e instabile della relazione: tradimenti, silenzi punitivi, blocchi, provocazioni (i follow “per farle dispetto”), contatti continuati con altre donne mentre progetta una convivenza. Tutto questo mina profondamente la fiducia e alimenta ansia e gelosia.
Le sue reazioni, esplosioni di rabbia, insulti, poi il bisogno di recuperarlo a ogni costo, e rifugiarsi in altri uomini, non sono segno che “è sbagliata”: sono segnali di una forte dipendenza emotiva e di un legame che la sta consumando, non nutrendo.
Una relazione sana non porta una persona a “non riconoscersi più”.
È comprensibile che faccia fatica a lasciarlo: quando si crea una dipendenza affettiva, mollare non è questione di forza di volontà, ma di riuscire a vedere chiaramente che ciò che la lega a lui non è amore, ma sofferenza.
Il primo passo per ritrovare sé stessa è prendere distanza, anche temporanea, per respirare e capire cosa desidera davvero. Un supporto psicologico, anche breve, può aiutarla a rompere questo ciclo.
Lei non merita una relazione che la faccia “impazzire”: merita una relazione che la faccia stare bene. Dr. Giuseppe Mirabella
Gentile utente,
dalla sua descrizione emerge una situazione relazionale molto complessa e dolorosa, che sta avendo un forte impatto sul suo benessere emotivo e sulla percezione di sé. Lei stessa riconosce di non riconoscersi più nei suoi comportamenti, oscillando tra rabbia intensa e tentativi di giustificazione, e questo è già un segnale importante di consapevolezza.
Alcuni aspetti che colpiscono sono:
- La dinamica di sfiducia e sospetto: la gelosia e il timore del tradimento sembrano costanti, alimentati anche da comportamenti concreti del suo compagno (chat, rapporti con altre donne, “silenzio punitivo”).
- La reciprocità disfunzionale: dopo ogni litigio entrambi ricorrete a strategie di “rifugio” in altre persone, per poi tornare insieme. Questo ciclo rischia di diventare un meccanismo ripetitivo che logora la relazione e la sua autostima.
- Le sue reazioni emotive: la violenza verbale e gli insulti, seguiti da un bisogno di recuperare il legame, indicano una forte ambivalenza tra rabbia e paura di perdere la relazione.
È comprensibile che si chieda come mai non riesca a lasciarlo: spesso, in relazioni caratterizzate da alti e bassi, si crea un legame di dipendenza emotiva, dove la paura della perdita e il bisogno di conferme prevalgono sulla consapevolezza della sofferenza. Questo non significa che lei sia “debole”, ma che si trova intrappolata in una dinamica che la destabilizza.
In una prospettiva psicologica, sarebbe utile:
- Riconoscere i suoi bisogni profondi: sicurezza, rispetto, fiducia. Chiedersi se questa relazione li soddisfa davvero.
- Lavorare sulla gestione della gelosia e delle emozioni: non per “colpevolizzarsi”, ma per comprendere da dove nasce questa intensità e come trasformarla in un dialogo più costruttivo.
- Valutare il tipo di legame: distinguere tra amore e dipendenza affettiva può aiutarla a capire perché, nonostante la sofferenza, sente di non riuscire a interrompere la relazione.
- Considerare un supporto psicologico individuale: avere uno spazio neutro e protetto dove elaborare queste dinamiche le permetterebbe di ritrovare chiarezza e forza decisionale.
Il fatto che lei si senta “impazzire” e non riconoscersi più è un segnale che merita attenzione: prendersi cura di sé, prima ancora che della relazione, è fondamentale.
dalla sua descrizione emerge una situazione relazionale molto complessa e dolorosa, che sta avendo un forte impatto sul suo benessere emotivo e sulla percezione di sé. Lei stessa riconosce di non riconoscersi più nei suoi comportamenti, oscillando tra rabbia intensa e tentativi di giustificazione, e questo è già un segnale importante di consapevolezza.
Alcuni aspetti che colpiscono sono:
- La dinamica di sfiducia e sospetto: la gelosia e il timore del tradimento sembrano costanti, alimentati anche da comportamenti concreti del suo compagno (chat, rapporti con altre donne, “silenzio punitivo”).
- La reciprocità disfunzionale: dopo ogni litigio entrambi ricorrete a strategie di “rifugio” in altre persone, per poi tornare insieme. Questo ciclo rischia di diventare un meccanismo ripetitivo che logora la relazione e la sua autostima.
- Le sue reazioni emotive: la violenza verbale e gli insulti, seguiti da un bisogno di recuperare il legame, indicano una forte ambivalenza tra rabbia e paura di perdere la relazione.
È comprensibile che si chieda come mai non riesca a lasciarlo: spesso, in relazioni caratterizzate da alti e bassi, si crea un legame di dipendenza emotiva, dove la paura della perdita e il bisogno di conferme prevalgono sulla consapevolezza della sofferenza. Questo non significa che lei sia “debole”, ma che si trova intrappolata in una dinamica che la destabilizza.
In una prospettiva psicologica, sarebbe utile:
- Riconoscere i suoi bisogni profondi: sicurezza, rispetto, fiducia. Chiedersi se questa relazione li soddisfa davvero.
- Lavorare sulla gestione della gelosia e delle emozioni: non per “colpevolizzarsi”, ma per comprendere da dove nasce questa intensità e come trasformarla in un dialogo più costruttivo.
- Valutare il tipo di legame: distinguere tra amore e dipendenza affettiva può aiutarla a capire perché, nonostante la sofferenza, sente di non riuscire a interrompere la relazione.
- Considerare un supporto psicologico individuale: avere uno spazio neutro e protetto dove elaborare queste dinamiche le permetterebbe di ritrovare chiarezza e forza decisionale.
Il fatto che lei si senta “impazzire” e non riconoscersi più è un segnale che merita attenzione: prendersi cura di sé, prima ancora che della relazione, è fondamentale.
Una relazione dovrebbe basarsi sul rispetto e la fiducia reciproci. Mancano? Vi fate dispetti e ripicche a vicenda e poi tornate l'uno dall'altro? Cosa cercate nel partner? Di che cosa avete bisogno? Una terapia di coppia potrebbe permettervi di raggiungere una miglior consapevolezza di ciò che siete l'uno per l'altro e ciò che provate. Manca una conversazione chiara tra voi, dov'è la coppia?
I miei migliori auguri
Dott.ssa Miculian
I miei migliori auguri
Dott.ssa Miculian
Gentile utente, grazie per aver condiviso la sua situazione.
Dalle sue parole emerge un legame che le procura un coinvolgimento molto forte ma anche un’intensa sofferenza. Si ritrova dentro una relazione in cui alterna paura di perderlo, sospetti continui, ricerca di conferme e reazioni emotive che sente di non riconoscere più. Quando c’è una storia fatta di gelosie, chiusure improvvise, blocchi, provocazioni e ritorni rapidi, la mente può entrare in una dinamica di attaccamento instabile che rende molto difficile allontanarsi anche quando si sta male.
Ciò che descrive, più che parlare di “colpe”, racconta un funzionamento relazionale che la mette sotto pressione. Le sue reazioni non nascono dal nulla, ma da un clima di allerta costante in cui non sa mai se fidarsi, se verrà esclusa o se dovrà difendersi. Questo può attivare rabbia, paura, impulsività e poi un bisogno immediato di riparare, creando un ciclo da cui è complicato uscire da soli.
Ritengo importante che lei possa esplorare con calma cosa la tiene legata a questa relazione, quale bisogno profondo entra in gioco e come proteggersi da una dinamica che rischia di consumare la sua energia emotiva e il senso di sé. Capire questi aspetti ora significa evitare che la sofferenza prenda ancora più spazio e che le sue reazioni diventino sempre più difficili da gestire.
Prenoti un primo colloquio gratuito per esplorare i suoi vissuti, ricevere un primo parere professionale e valutare i passi successivi.
Per ogni eventuale approfondimento sono a sua disposizione, anche online.
Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.
Dalle sue parole emerge un legame che le procura un coinvolgimento molto forte ma anche un’intensa sofferenza. Si ritrova dentro una relazione in cui alterna paura di perderlo, sospetti continui, ricerca di conferme e reazioni emotive che sente di non riconoscere più. Quando c’è una storia fatta di gelosie, chiusure improvvise, blocchi, provocazioni e ritorni rapidi, la mente può entrare in una dinamica di attaccamento instabile che rende molto difficile allontanarsi anche quando si sta male.
Ciò che descrive, più che parlare di “colpe”, racconta un funzionamento relazionale che la mette sotto pressione. Le sue reazioni non nascono dal nulla, ma da un clima di allerta costante in cui non sa mai se fidarsi, se verrà esclusa o se dovrà difendersi. Questo può attivare rabbia, paura, impulsività e poi un bisogno immediato di riparare, creando un ciclo da cui è complicato uscire da soli.
Ritengo importante che lei possa esplorare con calma cosa la tiene legata a questa relazione, quale bisogno profondo entra in gioco e come proteggersi da una dinamica che rischia di consumare la sua energia emotiva e il senso di sé. Capire questi aspetti ora significa evitare che la sofferenza prenda ancora più spazio e che le sue reazioni diventino sempre più difficili da gestire.
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Un caro saluto,
Dott. Mauro Terracciano.
Buongiorno, le sue parole raccontano una sofferenza intensa, che non nasce soltanto da ciò che accade tra voi, ma anche da ciò che questo rapporto sta toccando dentro di lei. Quando una relazione diventa un luogo in cui si alternano paura, rabbia, sospetto, bisogno di conferme e poi crolli dolorosi, è naturale sentirsi confusi e chiedersi come sia possibile rimanerci dentro anche quando ci fa stare così male. Non c’è nulla di strano nel suo vissuto: quando ci si lega molto a qualcuno, soprattutto in un contesto di distanza e incertezza, il legame può diventare una fonte di paura tanto quanto di desiderio. Da ciò che descrive, sembra che il rapporto sia costruito su dinamiche che la portano costantemente a sentirsi minacciata e non al sicuro. Le reazioni del suo compagno, come il silenzio punitivo, i blocchi improvvisi e l’uso di altre donne per farle dispetto, creano un clima in cui è difficile mantenere lucidità. In un contesto così instabile è normale che la gelosia cresca, che i pensieri si facciano ossessivi e che ogni dettaglio venga vissuto come un possibile tradimento. Non è un difetto suo, è un effetto della situazione. È comprensibile anche che le sue reazioni diventino estreme. Quando ci si sente feriti, svalutati o manipolati, la mente può passare da un impulso aggressivo a un tentativo disperato di trattenere la relazione, quasi come se perderla significasse perdere una parte di sé. A volte non si resta per amore soltanto, ma per la paura del vuoto, della solitudine, o perché ci si è abituati a una continua altalena emotiva che rende difficile vedere chiaramente cosa fa bene e cosa fa male. Il fatto che anche lei, in alcuni momenti, cerchi rifugio altrove non la rende una persona sbagliata. È spesso un modo per anestetizzare il dolore, per ritrovare per qualche ora una sensazione di valore personale o semplicemente per respirare. Ma ciò che conta davvero è che tutto questo le stia mostrando quanto questa relazione stia consumando la sua energia emotiva e quanto la stia allontanando dalla versione di sé che vorrebbe essere. Non c’è una risposta semplice sul perché non riesca a lasciarlo. Quando ci si lega a qualcuno che alterna vicinanza e distanza, calore e punizione, il cervello entra in un ciclo in cui ogni piccola fase positiva diventa un sollievo così grande da far dimenticare tutto il resto. È un meccanismo molto potente, che può trattenere anche persone forti e consapevoli. Ma più si osserva questo ciclo, più diventa possibile riconoscerlo e fermarsi, facendo spazio a domande importanti: che cosa desidera davvero in una relazione? Che cosa la farebbe sentire rispettata, tranquilla, al sicuro? Che cosa merita? Lei sta già facendo un passo fondamentale: si sta ascoltando e sta chiedendo aiuto. Questo significa che una parte di lei sta cercando un punto fermo, un luogo più sereno in cui poter respirare senza paura. Ritrovare se stessa non significa prendere una decisione immediata, ma iniziare a vedere con più chiarezza cosa le fa bene e cosa invece continua a ferirla. Da lì, le scelte arrivano in modo più naturale. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Salve, da quanto dice, ritengo sarebbe opportuno iniziare un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che possa aiutarla a fare chiarezza in questo momento di confusione e sofferenza.
Le relazioni non sono certamente facili, ma non dovrebbero nemmeno apportare così tanto disagio nella vita di una persona, pertanto, sarebbe bene cercare di comprendere le cause e le modalità a lei più confacenti per affrontare la situazione, abbassare i livelli di distress e ripristinare un equilibrio e un benessere di base soddisfacente nella sua vita sia personale che di coppia.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Le relazioni non sono certamente facili, ma non dovrebbero nemmeno apportare così tanto disagio nella vita di una persona, pertanto, sarebbe bene cercare di comprendere le cause e le modalità a lei più confacenti per affrontare la situazione, abbassare i livelli di distress e ripristinare un equilibrio e un benessere di base soddisfacente nella sua vita sia personale che di coppia.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
“Come diceva Epitteto, non sono le cose a turbarci ma l’idea che abbiamo delle cose”.
Leggendo le tue parole emerge tutta la fatica di un rapporto che alterna picchi di coinvolgimento a momenti di profonda instabilità e dolore. In una dinamica così oscillante è naturale che la mente inizi a reagire con gelosia, sospetto, controllo e al tempo stesso con attaccamento e paura di perdere ciò che sembra darti intensità emotiva. Allo stesso modo è comprensibile che le tue reazioni diventino estreme perché spesso quando ci si sente minacciati o svalutati si tenta di recuperare controllo proprio attraverso l’eccesso, pur sapendo che non funziona. Eppure proprio qui si apre uno spazio di consapevolezza importante: finora, cosa ti ha trattenuto più della paura di perderlo, la speranza di cambiarlo o il timore di restare sola con ciò che provi. E ancora, cosa dice di te il fatto che per ritrovare calma tu debba prima ferirti con parole e comportamenti che non senti tuoi.
Guardando la situazione dall’esterno appare evidente che questa relazione ti sta portando verso un circolo vizioso in cui entrambe le parti contribuiscono a creare dipendenza, rabbia, bisogno, punizioni reciproche e “ripartenze” che però non risolvono mai davvero. La domanda strategica diventa allora: se continuasse esattamente così come è ora, tra sei mesi come ti vedresti, più forte o ancora più logorata.
A volte non è la difficoltà di lasciare una persona ma la difficoltà di lasciare la versione di noi che abbiamo creato accanto a quella persona. E proprio da qui può partire la domanda più trasformativa: cosa succederebbe se per un attimo disinvestissi da lui e investissi su di te, sui tuoi confini, sul tuo valore, sulle tue reazioni.
“Come ricorda James Hillman, non si guarisce tornando come prima ma diventando qualcosa che prima non si era”.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Leggendo le tue parole emerge tutta la fatica di un rapporto che alterna picchi di coinvolgimento a momenti di profonda instabilità e dolore. In una dinamica così oscillante è naturale che la mente inizi a reagire con gelosia, sospetto, controllo e al tempo stesso con attaccamento e paura di perdere ciò che sembra darti intensità emotiva. Allo stesso modo è comprensibile che le tue reazioni diventino estreme perché spesso quando ci si sente minacciati o svalutati si tenta di recuperare controllo proprio attraverso l’eccesso, pur sapendo che non funziona. Eppure proprio qui si apre uno spazio di consapevolezza importante: finora, cosa ti ha trattenuto più della paura di perderlo, la speranza di cambiarlo o il timore di restare sola con ciò che provi. E ancora, cosa dice di te il fatto che per ritrovare calma tu debba prima ferirti con parole e comportamenti che non senti tuoi.
Guardando la situazione dall’esterno appare evidente che questa relazione ti sta portando verso un circolo vizioso in cui entrambe le parti contribuiscono a creare dipendenza, rabbia, bisogno, punizioni reciproche e “ripartenze” che però non risolvono mai davvero. La domanda strategica diventa allora: se continuasse esattamente così come è ora, tra sei mesi come ti vedresti, più forte o ancora più logorata.
A volte non è la difficoltà di lasciare una persona ma la difficoltà di lasciare la versione di noi che abbiamo creato accanto a quella persona. E proprio da qui può partire la domanda più trasformativa: cosa succederebbe se per un attimo disinvestissi da lui e investissi su di te, sui tuoi confini, sul tuo valore, sulle tue reazioni.
“Come ricorda James Hillman, non si guarisce tornando come prima ma diventando qualcosa che prima non si era”.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Francesca Gottofredi.
Buongiorno, forse più che una psicoterapia di coppia come è indicato nella domanda mi pare che ci siano le condizioni perchè lei intraprenda una psicoterapia. Mi sembra importante che lei inizi un percorso di approfondimento per contattare il suo modo di stare in relazione e che cosa chiede appunto ad una relazione. Può capire come mai non riesce a lasciarlo. Se ritiene posso essere disponibile anche online. Buona Giornata! Dario Martelli
Buongiorno, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. La sua difficoltà a riconoscersi non è un segno di debolezza: è il risultato di una dinamica che la mette costantemente in allerta. I tradimenti, i silenzi punitivi, i blocchi e i “follow per dispetto” creano un clima di incertezza che attiva la paura dell’abbandono. Da qui nasce l’iper-vigilanza: ogni gesto del suo compagno diventa una possibile minaccia, e la gelosia cresce non perché lei sia insicura, ma perché il contesto stesso è insicuro.
Quindi, quando l’ansia arriva al culmine, capita di reagire con rabbia, parole impulsive o comportamenti che non le appartengono. E subito dopo, proprio per alleviare quella tensione, si sente il bisogno urgente di recuperare il legame, quasi fossimo obbligati a riparare la frattura il prima possibile. Questo alternarsi di paura, esplosione emotiva e riavvicinamento crea un attaccamento molto forte ma anche molto doloroso, una sorta di “legame traumatico” da cui non è semplice uscire.
La domanda, forse, non riguarda il perché non riesce a lasciarlo, ma quanto questa relazione stia minando il suo equilibrio emotivo. Le sue reazioni sono dei sintomi e probabilmente lei vorrebbe ambire a un rapporto in cui non debba vivere continuamente in allerta, ma in cui possa sentirsi stabile, rispettata e al sicuro.
Quindi, quando l’ansia arriva al culmine, capita di reagire con rabbia, parole impulsive o comportamenti che non le appartengono. E subito dopo, proprio per alleviare quella tensione, si sente il bisogno urgente di recuperare il legame, quasi fossimo obbligati a riparare la frattura il prima possibile. Questo alternarsi di paura, esplosione emotiva e riavvicinamento crea un attaccamento molto forte ma anche molto doloroso, una sorta di “legame traumatico” da cui non è semplice uscire.
La domanda, forse, non riguarda il perché non riesce a lasciarlo, ma quanto questa relazione stia minando il suo equilibrio emotivo. Le sue reazioni sono dei sintomi e probabilmente lei vorrebbe ambire a un rapporto in cui non debba vivere continuamente in allerta, ma in cui possa sentirsi stabile, rispettata e al sicuro.
Quello che descrivi è una situazione molto complessa e dolorosa, e il fatto che tu ti senta “impazzire” è un segnale importante da ascoltare. La tua relazione sembra caratterizzata da dinamiche tossiche: gelosia, sospetti, tradimenti, silenzi punitivi, blocchi e comportamenti di ripicca da entrambe le parti. Tutto questo crea un circolo vizioso che alimenta rabbia, insicurezza e perdita di controllo, fino a farti agire in modi che tu stessa non riconosci.
Il bisogno di riprendere il rapporto a ogni costo, anche dopo aver scoperto tradimenti e chat con altre donne, indica che c’è una forte dipendenza emotiva. Questo non significa che tu sia “debole”, ma che probabilmente la relazione è diventata una fonte di ansia e di sollievo allo stesso tempo, come accade nei legami disfunzionali. Quando dici che ti rifugi in altri uomini dopo i litigi, sembra un tentativo di compensare il dolore e la paura di perderlo, ma poi torni da lui perché la separazione ti spaventa più del conflitto.
La domanda che ti fai – “come è possibile che io sia ancora qui?” – è molto importante. Spesso restiamo in relazioni che ci fanno male perché abbiamo paura di stare soli, di affrontare il vuoto, o perché speriamo che le cose cambino. Ma il prezzo che stai pagando è altissimo: stai perdendo la serenità, il rispetto per te stessa e il controllo delle tue reazioni.
Il primo passo non è giudicarti, ma fermarti e chiederti: questa relazione mi fa crescere o mi distrugge? Mi sento amata e sicura, o costantemente in allarme e ferita? Se la risposta è la seconda, è fondamentale pensare alla tua salute emotiva. Parlare con uno psicologo può aiutarti a capire perché ti senti legata a lui nonostante tutto, e a ricostruire la tua autostima e i tuoi confini.
Non sei sola, e non sei sbagliata: sei in una situazione che molte persone vivono, ma da cui si può uscire con supporto e consapevolezza.
Il bisogno di riprendere il rapporto a ogni costo, anche dopo aver scoperto tradimenti e chat con altre donne, indica che c’è una forte dipendenza emotiva. Questo non significa che tu sia “debole”, ma che probabilmente la relazione è diventata una fonte di ansia e di sollievo allo stesso tempo, come accade nei legami disfunzionali. Quando dici che ti rifugi in altri uomini dopo i litigi, sembra un tentativo di compensare il dolore e la paura di perderlo, ma poi torni da lui perché la separazione ti spaventa più del conflitto.
La domanda che ti fai – “come è possibile che io sia ancora qui?” – è molto importante. Spesso restiamo in relazioni che ci fanno male perché abbiamo paura di stare soli, di affrontare il vuoto, o perché speriamo che le cose cambino. Ma il prezzo che stai pagando è altissimo: stai perdendo la serenità, il rispetto per te stessa e il controllo delle tue reazioni.
Il primo passo non è giudicarti, ma fermarti e chiederti: questa relazione mi fa crescere o mi distrugge? Mi sento amata e sicura, o costantemente in allarme e ferita? Se la risposta è la seconda, è fondamentale pensare alla tua salute emotiva. Parlare con uno psicologo può aiutarti a capire perché ti senti legata a lui nonostante tutto, e a ricostruire la tua autostima e i tuoi confini.
Non sei sola, e non sei sbagliata: sei in una situazione che molte persone vivono, ma da cui si può uscire con supporto e consapevolezza.
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Da ciò che descrive emerge una relazione instabile, che viene vissuta con gelosia, sospetti, tradimenti e reazioni impulsive che la stanno facendo stare profondamente male. è comprensibile che in questo clima lei si senta confusa e bloccata, anche se razionalmente riconosce che questo non la fa stare bene. Quando in una relazione si alternano forti conflitti con riavvicinamenti immediati e comportamenti che minano la fiducia, è facile sviluppare una sorta di "dipendenza" che rende difficile allontanarsi. Forse in questo momento dovrebbe concentrarsi su di lei, sulle sue emozioni e sul bisogno di ritrovare stabilità e autostima. Parlare con un professionista e fare un percorso di supporto e sostegno potrebbe aiutarla a capire cosa la tiene legata e a gestire le sue reazioni.
Se ne sentisse il bisogno, non esiti a contattarmi. Insieme possiamo approfondire i passaggi che le fanno più paura.
Un saluto
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologa - Psicodiagnosta
Se ne sentisse il bisogno, non esiti a contattarmi. Insieme possiamo approfondire i passaggi che le fanno più paura.
Un saluto
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologa - Psicodiagnosta
Grazie per aver condiviso ciò che stai vivendo, si sente chiaramente quanto questa relazione ti stia destabilizzando e spaventando. Quello che descrivi, gelosia intensa, paura di abbandono, tira-e-molla emotivo, non significa che tu sia “sbagliata”: le tue reazioni nascono da una dinamica relazionale che non ti offre sicurezza e alimenta insicurezza e dolore.
Riconoscere che ti comporti in modi che non ti appartengono e sentire che non ti riconosci più è un passo importante: significa che dentro di te c’è già il desiderio di proteggerti. Questo tipo di relazione può attivare ferite profonde e bisogni emotivi non soddisfatti, e parlarne con uno psicologo può aiutarti a ritrovare lucidità e stabilità.
Meriti un amore che ti faccia sentire al sicuro e che non ti faccia perdere te stessa. Il fatto che tu stia cominciando a vedere la distruttività di questa dinamica è già un primo passo verso la protezione di te stessa.
Riconoscere che ti comporti in modi che non ti appartengono e sentire che non ti riconosci più è un passo importante: significa che dentro di te c’è già il desiderio di proteggerti. Questo tipo di relazione può attivare ferite profonde e bisogni emotivi non soddisfatti, e parlarne con uno psicologo può aiutarti a ritrovare lucidità e stabilità.
Meriti un amore che ti faccia sentire al sicuro e che non ti faccia perdere te stessa. Il fatto che tu stia cominciando a vedere la distruttività di questa dinamica è già un primo passo verso la protezione di te stessa.
Salve, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Dal suo racconto emerge quanto questa relazione le stia facendo vivere momenti di grande vicinanza e, immediatamente dopo, fasi di allarme, sospetto e paura di essere tradita. Questo la porta a reazioni molto intense di rabbia, accuse, ricerca di conferme che però non sembrano tanto “scelte”, quanto risposte a una sensazione profonda di minaccia e precarietà del legame.
Queste oscillazioni non dipendono soltanto da lei, ma sembrano inserirsi in un ciclo relazionale che si è costruito tra voi: da una parte lei si attiva molto quando percepisce un rischio per il legame, dall’altra lui risponde con chiusura, silenzi punitivi o comportamenti che aumentano la sua insicurezza.
Prima di arrivare a “lasciarlo o restare”, può essere utile soffermarsi su cosa rappresenti per lei questo legame. Che significato profondo ha, al punto da renderle così difficile interromperlo anche quando le causa sofferenza? Non si tratta di guardare tutto questo in modo giudicante, ma di comprendere quali parti di lei, della sua storia e dei suoi bisogni si attivano in questa relazione.
A volte è proprio il tentativo di proteggere qualcosa di molto importante come il sentirsi vista, scelta, confermata che rende difficile prendere distanza anche da ciò che ferisce.
Queste oscillazioni non dipendono soltanto da lei, ma sembrano inserirsi in un ciclo relazionale che si è costruito tra voi: da una parte lei si attiva molto quando percepisce un rischio per il legame, dall’altra lui risponde con chiusura, silenzi punitivi o comportamenti che aumentano la sua insicurezza.
Prima di arrivare a “lasciarlo o restare”, può essere utile soffermarsi su cosa rappresenti per lei questo legame. Che significato profondo ha, al punto da renderle così difficile interromperlo anche quando le causa sofferenza? Non si tratta di guardare tutto questo in modo giudicante, ma di comprendere quali parti di lei, della sua storia e dei suoi bisogni si attivano in questa relazione.
A volte è proprio il tentativo di proteggere qualcosa di molto importante come il sentirsi vista, scelta, confermata che rende difficile prendere distanza anche da ciò che ferisce.
Buongiorno Gentile Paziente,
da quello che ha spiegato sembra una relazione di coppia in cui entrambi portate al suo interno delle fragilità personali che minano il vostro benessere.
Il mio consiglio è quello di provare a scavare a fondo per comprendere l'origine di queste fragilità e capire di conseguenza se è una relazione che può avere un futuro oppure no.
Le auguro il meglio.
da quello che ha spiegato sembra una relazione di coppia in cui entrambi portate al suo interno delle fragilità personali che minano il vostro benessere.
Il mio consiglio è quello di provare a scavare a fondo per comprendere l'origine di queste fragilità e capire di conseguenza se è una relazione che può avere un futuro oppure no.
Le auguro il meglio.
Gentile paziente,
quello che descrive non è un problema di gelosia “troppo forte”, ma una relazione che la sta trascinando in un circolo di dipendenza emotiva, sfiducia, rabbia e umiliazione. Lei non sta impazzendo: sta reagendo a una situazione che la ferisce continuamente e che la espone a continue attivazioni emotive che nessuno reggerebbe a lungo.
Il comportamento del suo compagno non è neutro. Le nasconde cose, la tradisce, mantiene contatti con altre donne, la blocca per punirla, usa i follow e i silenzi come strumenti per farla reagire. Queste non sono dinamiche “da coppia”, ma modalità manipolative che minano la sua autostima e la fanno vivere in uno stato di allarme continuo. Nessuna persona gelosa potrebbe sentirsi tranquilla con un partner che agisce così.
Il punto centrale è che non è lei a non riuscire a fidarsi: è lui a non essere affidabile.
Le sue reazioni intense – urla, rabbia, insulti, poi il bisogno di recuperarlo a tutti i costi – sono segnali di una dipendenza affettiva che si è ormai cronicizzata. In relazioni instabili e imprevedibili il cervello alterna paura, idealizzazione, bisogno e disperazione. È per questo che, anche se soffre, non riesce a lasciarlo: lui rappresenta allo stesso tempo il dolore e la “cura”, perché solo lui può spegnere l’ansia che lui stesso le crea.
Anche il cercare altri uomini dopo i litigi non è qualcosa di cui vergognarsi: è un tentativo di proteggersi, di sentirsi ancora desiderabile, di avere un appiglio quando lui la fa crollare. È un modo di sopravvivere, non la misura del suo valore.
È importante che lei sappia una cosa:
questa storia non si risolverà cambiando lei, parlando con lui o controllando di più. Lui continuerà a comportarsi così, perché questo equilibrio ,fatto di punizioni, ritorni, gelosie e riagganci ,lo tiene al centro della situazione e la mantiene legata.
Quello su cui può lavorare è il perché tollera tutto questo, il perché accetta così poco per paura di perdere tutto, il perché l’idea di lasciarlo le sembra impossibile anche quando sta male.
Si può uscire da una relazione così. Non da sola, però. Un percorso psicologico la aiuterebbe a interrompere questi meccanismi, a ricostruire autostima e confini, e a capire perché questa relazione ha attivato così tanto le sue fragilità.
Lei merita una storia che la faccia stare bene, non una che la consuma ogni settimana.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera lavorare su dipendenza emotiva e relazioni disfunzionali, può prenotare una visita.
quello che descrive non è un problema di gelosia “troppo forte”, ma una relazione che la sta trascinando in un circolo di dipendenza emotiva, sfiducia, rabbia e umiliazione. Lei non sta impazzendo: sta reagendo a una situazione che la ferisce continuamente e che la espone a continue attivazioni emotive che nessuno reggerebbe a lungo.
Il comportamento del suo compagno non è neutro. Le nasconde cose, la tradisce, mantiene contatti con altre donne, la blocca per punirla, usa i follow e i silenzi come strumenti per farla reagire. Queste non sono dinamiche “da coppia”, ma modalità manipolative che minano la sua autostima e la fanno vivere in uno stato di allarme continuo. Nessuna persona gelosa potrebbe sentirsi tranquilla con un partner che agisce così.
Il punto centrale è che non è lei a non riuscire a fidarsi: è lui a non essere affidabile.
Le sue reazioni intense – urla, rabbia, insulti, poi il bisogno di recuperarlo a tutti i costi – sono segnali di una dipendenza affettiva che si è ormai cronicizzata. In relazioni instabili e imprevedibili il cervello alterna paura, idealizzazione, bisogno e disperazione. È per questo che, anche se soffre, non riesce a lasciarlo: lui rappresenta allo stesso tempo il dolore e la “cura”, perché solo lui può spegnere l’ansia che lui stesso le crea.
Anche il cercare altri uomini dopo i litigi non è qualcosa di cui vergognarsi: è un tentativo di proteggersi, di sentirsi ancora desiderabile, di avere un appiglio quando lui la fa crollare. È un modo di sopravvivere, non la misura del suo valore.
È importante che lei sappia una cosa:
questa storia non si risolverà cambiando lei, parlando con lui o controllando di più. Lui continuerà a comportarsi così, perché questo equilibrio ,fatto di punizioni, ritorni, gelosie e riagganci ,lo tiene al centro della situazione e la mantiene legata.
Quello su cui può lavorare è il perché tollera tutto questo, il perché accetta così poco per paura di perdere tutto, il perché l’idea di lasciarlo le sembra impossibile anche quando sta male.
Si può uscire da una relazione così. Non da sola, però. Un percorso psicologico la aiuterebbe a interrompere questi meccanismi, a ricostruire autostima e confini, e a capire perché questa relazione ha attivato così tanto le sue fragilità.
Lei merita una storia che la faccia stare bene, non una che la consuma ogni settimana.
Un caro saluto
Dott.ssa Alina Mustatea, Psicologa clinica e giuridica, Psicodiagnosta clinica e forense, Coordinatore genitoriale
Se desidera lavorare su dipendenza emotiva e relazioni disfunzionali, può prenotare una visita.
Buonasera, spesso parte razionale ed emozionale non coincidono. Lei sa razionalmente che è una situazione che la fa soffrire, ma non riesce ad uscirne. Io le suggerisco un supporto psicologico per fare chiarezza.
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
Cordiali saluti
Dott.ssa Valeria Randisi
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