Buongiorno sono un ragazzo di 26 anni che non ha la forza o forse non ha le capacità per vivere . So

Buongiorno sono un ragazzo di 26 anni che non ha la forza o forse non ha le capacità per vivere . Sono una persona sempre stanca e apatica , Forse sarà la depressione. Non riesco a stare con le altre persone ;non ho mai niente da dire, non riesco a parlare del più e del meno con gli altri ; quelle poche volte che Apro la bocca per parlare faccio pena perché non so parlare ,ho una dizione pessima e mi impappino con alcune parole .ne consegue che non ho amici e neanche una ragazza . A causa di questa mia indifferenza verso gli altri che è in parte voluta e in parte no , mi creo delle inimicizie e quindi mi complico ancora di più La vita. Passo le mie giornate sempre con la paura di sbagliare e non mi godo niente .non sono in grado di trovarmi neanche un lavoro e quindi sono costretto a fare quello che mio padre riesce a trovare . Non ho talenti particolari e probabilmente facendo la somma del mio aspetto e delle mie non capacità intellettive valgo anche meno della media delle persone che ci sono nel mondo. Amo l’indipendenza e la libertà ma purtroppo non me le so conquistare, e questo mi fa soffrire.

25 risposte


Buongiorno, lei è molto duro con sé stesso. Reperisce costantemente il suo punto di sofferenza in un'incapacità: l'incapacità di conquistare libertà e indipendenza; di godere; di parlare; di stare con gli altri. In un punto, però, fa riferimento a questa indifferenza che "in parte è voluta e in parte no". Questa apertura, se messa al lavoro con qualcuno che la ascolti, può essere foriera di interessanti riflessioni che potrebbero ridisegnare l'idea stessa di sofferenza. A volte la sofferenza è una scelta, un avamposto; una posizione paradossalmente vantaggiosa che permette di ottenere un tornaconto; e non necessariamente una conseguenza. Sebbene possa sembrare superfluo restituirle che lei è un giovane brillante, scelgo di farlo comunque, qualora veramente lei ne dubitasse. SM

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Buongiorno, la invito a contattare uno psicologo per poter dare significato all'incapacità di cui parla contestualizzandola nelle esperienze quotidiane. Questo potrebbe aiutarla da un lato a trovare una diversa chiave di lettura, dall'altro a contenere la tendenza all'auto colpevolizzazione che emerge da quanto scrive. Rimango a disposizione, un saluto


Salve, da come scrive noto che è molto severo con se stesso. Come mai? Come vive le difficoltà in generale? Comunque, le consiglio di intraprendere un percorso di psicoterapia, per trovare le risposte che cerca e poter affrontare al meglio la depressione. Rimango a sua disposizione. Buona serata. Dott. Fiori


Buongiorno, le consiglio un percorso sull'autostima. Provi a valutare anche l'ipotesi di una psicoterapia; è importante capire da dove deriva questa sua tendenza ad "auto-sabotarsi". Un cordiale saluto Dr.ssa Claudia Sposini


Buongiorno, vi è in lei una autovalutazione tanto negativa da sfociare nell'autocommiserazione. Perchè? Urge intraprendere un percorso con l'aiuto di uno psicoterapeuta per comprendere da dove origina questo stile e perchè si autoalimenta? Proviamo? Un caro saluto, dr.ssa Daniela Benvenuti


Buonasera, le sue considerazioni molto austere e inflessibili nei confronti di se stesso si sposano male con questa apertura che è riuscito a fare scrivendo su questo portale. Forse potrebbe provare a confrontarsi con uno psicoterapeuta che possa sostenerla nel dar nuova luce alle sue risorse e nel credere, insieme a lei, nella possibilità di un cambiamento, che le faccia sentire la vita un po’ meno pesante e la percezione di sé più obiettiva. Non demorda! Un caro augurio Dottsa Elisa Galantini


Buongiorno gentile utente, è evidente che tanta rigidità nei suoi confronti fa si che non noti nessun tipo di avvenimento positivo nella sua vita, a volte sono proprio sotto ai nostri occhi le cose positive e fatichiamo a vederle. Le rimando che la sua dizione non è pessima, perchè si è spiegato benissimo. E' bene che comprenda se questo suo dolore sia in parte scelto, in parte vissuto per caso, e per questo motivo lavorare in modo introspettivo su di sè potrebbe essere un bel regalo che fa a se stesso. Rimango a disposizione. Dott.ssa Giulia Bernardinello


Gentile utente, da quanto scrive posso sentire le sofferenza che la sta attraversando e che, se capisco bene, la accompagna da molto tempo. Mi sembra che lei abbia un'opinione molto scarsa di se stesso e che sia più propenso a sottolineare le sue difficoltà piuttosto che a mettere in luce i suoi punti di forza. Oltre a ciò, uno degli aspetti che più la preoccupano è l'assenza di amici e di una fidanzata, che lei stesso fa risalire in parte ad una sorta di disinteresse che prova verso gli altri e in parte alle difficoltà che incontra nel relazionarsi. Comprendo che questa situazione le debba procurare un grande disagio, ma al contempo mi sembra che lei abbia una buona consapevolezza di ciò che le sta accadendo: ritengo che un lavoro su di sé, accompagnato in questo da uno psicologo, le porterebbe grande benefico. Le consiglio quindi di rivolgersi ad un professionista per far luce sugli aspetti che ancora non le sono chiari e decidere insieme la strada da percorrere. Rimango a disposizione per eventuali domande. Saluti, dott Stefano Carrera


Carissimo ragazzo, interpreto quello che ha scritto come un desiderio di un confronto e una richiesta di aiuto. Sono molte le cose sulle quali aprire un confronto, ma non è questo il contesto per parlarne. Per questo le consiglio di scegliere un professionista psicologo e prendersi uno spazio per ripensare, con categorie di lettura diverse, ciò che sente, ri-scoprire le sue qualità e ritrovare l'energia per affrontare la vita con più serenità. Un caro saluto


Gentile utente, oltre a parlarci della sua importante sofferenza non ci ha detto se è mai stato in terapia e/o se è mai ricorso ad un aiuto di tipo farmacologico. Il suo essere nel pieno della giovinezza mi porta doppiamente ad indicarle una delle due o entrambe le strade. Ogni essere umano viene al mondo dotato delle potenzialità necessarie a vivere. Se lei non le riconosce in sè ci sono delle ragioni, ma non è detto che siano irreversibili. Resto a disposizione nella chat privata. Un saluto caro. Dott.ssa Pagliara


Gentile utente, la storia che racconta su di sé non sembra lasciare spazio a nessun dubbio o nessuna domanda: sembra davvero convinto di quest'opinione così dura, svalutante e severa su di sé. Certo se ci scrive qui si può intuire che quest'immagine che ci propone la fa soffrire molto e vorrebbe cambiarla. E ha ragione, perché proprio il fatto che questa sua storia sembri così certa, quasi irrevocabile ci fa sospettare molto che si debba guadare meglio e più a fondo. Una psicoterapia potrebbe proprio portarla a rivedere i termini di quanto crede di sè, a ritrovare le sue aree forti, le sue qualità e finalmente apprezzare quanto c'è di buono in lei. Con i migliori auguri, dr. Ventura


Buonasera, dalle sue parole emerge molta autocritica e severità con se stesso. Sarebbe utile ottenere ulteriori informazioni sulla sua vita e sul suo percorso fino ad ora. Certamente sarebbe importante iniziare un percorso per lavorare sulla sua autostima, motore della nostra volontà e forza interiore. Consulti uno psicologo con il quale affrontare questo suo profondo malessere. Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Paola De Martino


Buongiorno. Tenga presente che l'autostima tendeva oscillare molto, soprattutto in particolari momenti della vita. In questa precisa fase le consiglio di valutare la possibilità di un percorso dove dare senso ai sui dubbi. Cordialità MT


Caro ragazzo, mi colpisce la durezza che ha per sé e l'assenza di una domanda, che sottolinea a mio avviso una chiara richiesta di aiuto. La sua storia, i suoi vissuti e le sue emozioni hanno diritto di essere ascoltati in uno spazio solo suo con un professionista che possa aiutarla. Secondo me il primo passo l'ha già fatto scrivendo qui, il secondo è quello di fissare un colloquio con uno psicoterapeuta. Se ha bisogno mi contatti. Dott.ssa Federica Leonardi


Gentile utente di mio dottore, dalla sua scrittura emerge una profonda sofferenza ed una fatica immensa nel vivere la vita nel quotidiano. Ritengo le sia necessario intraprendere un percorso di psicoterapia individuale al fine di poter approfondire le ragioni del suo malessere. Non rimandi nel chiedere aiuto e sostegno, si prenda cura di se. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Gentile utente, da ciò che scrive emerge parecchia sofferenza, mancanza di autostima e di autonomia. Tutto ciò le crea "intoppi" nel parlare e soprattutto nel mettere in campo le risorse che sicuramente avrà. Perché non contattare uno psicoterapeuta per riuscire ad ottenere la libertà che desidera? Ci pensi. Rimango a sua disposizione. Dott.ssa Valeria Randisi

Dott.ssa Valeria Randisi

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Buongiorno, ciò che emerge dalla sue parole è un forte nucleo depressivo fatto di giudizi molto duri su sé stesso, pensieri limitanti e distruttivi, ed emerge inoltre un vizio al paragone costante tra lei e il mondo circostante in cui lei risulta dentro sé, sempre perdente. Ciò che vive è molto limitante mentalmente ed immagino doloroso. Le consiglio un percorso psicoterapico, per sbloccare tutta questa energia compressa. Saluti.


Salve, tutta questa insicurezza deve essere esternata all'interno di un settin protetto. Scelga un professionista di fiducia e inizi un percorso, vedrà che andrà molto meglio. Un saluto, MMM


Buongiorno, da quello che scrive si percepiscono alcune credenze e giudizi su di sé ben radicati: "valgo meno delle altre persone", "non ho mai niente da dire", "faccio pensa perché non so parlare" ecc. L'effetto di un giudizio così duro nei suoi stessi confronti è chiaramente quello di portare ad uno stato di tristezza e apatia. Questo, tuttavia, ci porta solamente a riconfermare all'infinito questo giudizio: non valgo, quindi meglio non far nulla. Questi aspetti emotivi e di pensiero hanno un impatto molto forte sulla sua qualità di vita, per cui la invito a riflettere: sono veramente leggi universali? è proprio vero che qualsiasi cosa faccia non la faccia bene? Nel suo caso un percorso con uno psicologo potrebbe essere proprio incentrato nella messa in gioco di questi pensieri e nel provare, piano piano, a cimentarsi in alcune attività che, magari, ha fino ad ora lasciato sospese in "lo farò quando avrò le energie" o "vorrei farlo, ma tanto non ci riuscirò". dott. De Rosa Saccone


Buongiorno, in primo luogo le consiglio di consultare il suo medico curante al fine di valutare se sussistono delle cause organiche e fisiologiche al suo disagio. Accertato che queste non sussistono Le consiglio di intraprendere un percorso con un professionista al fine di valutare i fattori scatenanti del disagio che vive ( da quanto tempo si manifesta c’è stata una particolare situazione un particolare pensiero che lo ha innescato?) fattori di mantenimento (in quali stazioni si manifesta questo disagio? Quali pensieri ho in quel momento? Quali conseguenze teme che potrebbero accadere?) Un percorso con un professionista può aiutarla a comprendere meglio il suo disagio Ed affrontarlo nel miglior modo possibile. Cordiali saluti Dottor Luca Ferretti


Buonasera, penso che al momento attuale, rivolgersi ad uno psicologo potrebbe esserle di aiuto per fare chiarezza e avere maggiore comprensione del periodo e della difficoltà che sta vivendo. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini


Salve gentile utente, intanto ti ringrazio per la sincera condivisione. Quello che hai descritto è un dolore profondo che merita spazio e ascolto. La tua sofferenza è palpabile dalle tue parole. Il fatto che tu riesca a mettere tutto questo a parole, quindi a riconoscere quello che provi, è già un primo passo importante: significa che c'è una parte di te che sta cercando di capire e che, soprattutto, vuole trovare un modo diverso per vivere. E questo è prezioso! Da psicologa, quello che posso consigliarti è di provare a darti la possibilità di parlare di tutti questi vissuti con qualcuno, che ti possa ascoltare, accogliere e comprendere. E poi aiutare nel percorso di guarigione interiore. Un saluto.


Buonasera. La situazione che Lei descrive porta a suggerirle di approfondire con un professionista i suoi reali bisogni, le sue relazioni, le sue potenziali risorse e le emozioni ed i pensieri che la accompagnano ogni volta che pensa di non essere in grado/all'altezza di situazioni, eventi, pensieri. Spesso il modo in cui ci percepiamo, e molto spesso quando questo avviene in modo negativo e fortemente critico, è il riflesso di una storia personale che ha bisogno di essere ascoltata, raccontata e riscritta per essere compresa e valorizzata. Rimango a disposizione, Dott.ssa Eleonora Aiazzi - Psicologa


Buongiorno caro, le sue parole arrivano con molta forza. Si sente stanco, apatico, bloccato, come se le mancassero le capacità per vivere la vita che desidera. È una sofferenza profonda, e il fatto che l’abbia messa per iscritto è già un segnale importante: dentro di lei c’è una parte che non si è arresa. Da ciò che descrive – stanchezza costante, apatia, senso di inadeguatezza, paura di sbagliare, difficoltà nelle relazioni – potrebbe esserci una componente depressiva o ansiosa. Ma al di là delle etichette, quello che conta è che sta vivendo un grande senso di blocco e di autosvalutazione. E questo pesa moltissimo. Quando dice “non valgo”, “sono sotto la media”, sta usando uno sguardo molto duro verso se stesso. Spesso, nel tempo, queste convinzioni diventano una voce interna costante che toglie energia e fiducia, fino a farci sentire incapaci prima ancora di provare. Non è una mancanza di valore: è un’immagine di sé costruita su esperienze di frustrazione, vergogna o confronto continuo con gli altri. Le difficoltà nel parlare, nell’improvvisare conversazioni, l’impaccio nella dizione possono aumentare l’ansia sociale e alimentare il ritiro. Ma queste non definiscono il suo valore come persona. Sono aspetti su cui si può lavorare, gradualmente, in un contesto sicuro. Mi colpisce molto una frase: “Amo l’indipendenza e la libertà”. Questo è un desiderio vitale, sano. Significa che dentro di lei c’è una spinta verso l’autonomia, verso qualcosa di più. La sofferenza nasce proprio dal divario tra ciò che sente di desiderare e ciò che oggi riesce a fare. Non è mancanza di capacità. Spesso è un sistema interiore bloccato dalla paura, dalla vergogna e da una profonda sfiducia in sé. Quando una persona vive per tanto tempo con la sensazione di “non essere abbastanza”, il corpo stesso si spegne: arriva la stanchezza, l’apatia, la rinuncia. Le direi una cosa con molta chiarezza: non è condannato a restare così. Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a: • comprendere l’origine di questa autosvalutazione • lavorare sull’ansia sociale e sulla paura del giudizio • recuperare energia e contatto con le sue risorse • costruire gradualmente autonomia reale Non serve diventare una persona diversa. Serve incontrare quella parte di lei che oggi è coperta dalla paura. Se in questo periodo sente pensieri molto bui o di perdita di speranza profonda, le consiglio di chiedere aiuto quanto prima al medico di base o a un professionista della salute mentale nella sua zona. Non deve affrontare tutto questo da solo. Il fatto che lei desideri libertà e indipendenza significa che dentro c’è vita. E la vita, anche quando sembra nascosta, può essere riattivata. Un passo alla volta è possibile. Un caro saluto.


Buongiorno, dalle sue parole emerge una sofferenza profonda e una visione di sé molto severa. Colpisce come gran parte del suo racconto sia attraversato da giudizi negativi sulle sue capacità, sul suo valore personale e sulle sue possibilità di costruire la vita che desidera. Quando si vive per molto tempo con sentimenti di stanchezza, apatia, paura di sbagliare e difficoltà nelle relazioni, può diventare facile convincersi di non avere qualità o risorse. Tuttavia, il modo in cui oggi si descrive potrebbe essere influenzato proprio dal momento di sofferenza che sta attraversando. Quando stiamo male, tendiamo a vedere soprattutto i nostri limiti e molto meno ciò che funziona o che abbiamo già affrontato nella vita. Mi colpisce anche il contrasto presente nelle sue parole: da una parte si definisce incapace, dall'altra esprime desideri molto chiari, come quello di essere indipendente, libero e di costruire una vita più soddisfacente. Questo suggerisce che una parte di lei non ha smesso di cercare una direzione, nonostante la fatica che sta vivendo. Le difficoltà sociali, la paura del giudizio, la sensazione di non sentirsi all'altezza e l'isolamento meritano attenzione e non dovrebbero essere affrontati da soli. Sarebbe importante approfondire ciò che sta vivendo con un professionista, anche per comprendere meglio se dietro questa sofferenza possano esserci aspetti depressivi o legati all'autostima e all'ansia sociale. Vorrei inoltre sottolineare che il valore di una persona non può essere misurato dal numero di amici, dalla facilità nel parlare con gli altri, dall'aspetto fisico o dalle prestazioni lavorative. In questo momento sembra che lei stia guardando sé stesso esclusivamente attraverso ciò che ritiene di non avere, perdendo di vista la complessità e le risorse che ogni persona possiede. Se sente che potrebbe esserle utile approfondire questi aspetti, potremmo parlarne insieme in uno spazio dedicato. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma spesso il primo passo per iniziare a guardarsi con maggiore comprensione e meno durezza.

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.