Buongiorno Sono la mamma di una ragazza di 16 anni che è in comunità terapeutica da 8 mesi.....da A

Buongiorno Sono la mamma di una ragazza di 16 anni che è in comunità terapeutica da 8 mesi.....da Asl hanno detto che potrebbe avere disturbo borderline di personalità però fino ai 18 anni non possono dire niente... In comunità li fanno prendere aripiprazolo+ EN al mattino e la sera aripiprazolo+sertralina in più c'è la psicoterapia Dopo 8 mesi di fatica finalmente ci vediamo da sole e se a settembre la scuola va bene (nel senso che riesce ad frequentare)da novembre si faranno i rientri a casa.... Sono tutti molto contenti del suo percorso (compresa mia figlia)che non vede l'ora di ritornare a casa .. La mia domanda è questa: è possibile che non è borderline o che si riesce veramente guarire? Chiedo perché sinceramente ho una paura tremenda per il ritorno.... è non perché sono una mamma che non vuole che sua figlia torni a casa... è perché ho paura di non riuscire ad aiutarla come si deve....e perché prima di andare in comunità abbiamo faticato tanto entrambe Grazie mille per la risposta Buona giornata

20 risposte


Buongiorno Sig.ra capisco la sua preoccupazione e la sua sofferenza per la situazione di sua figlia abbia fiducia nell'operato degli specilisti che la stanno seguendo e le auguro un rientro a breve in famiglia non si faccia problemi a chiedere agli operatori se vedesse che la situazione le sfugge di mano e le sembra di non riuscire ad aiutarla in questi casi è fondamentale un lavoro a più mani Vi faccio tanti auguri... Cordialmente

Dott.ssa Cristiana Matiotti

Dott.ssa Cristiana Matiotti

psicoterapeuta

Rivarolo Canavese

Prenota visita

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Salve, ritengo maggiormente utile che Lei possa rivolgere queste domande ai professionisti che hanno in cura la ragazza poichè comprendo i suoi dubbi e le sue paure; saranno loro a doverle dare indicazioni utili affinchè ciò che è accaduto in passato possa evitare di riverificarsi. Cordialmente, dott FDL


Buonasera, comprendo le sue perplessità, credo che possa essere utile avere comunque un riferimento sul territorio di un clinico in modo da poter supportare sua figlia ed eventualmente anche voi familiari. Un caro saluto


Gentile signora, innanzitutto la ringrazio per aver condiviso la dolorosa situazione che lei e la sua famiglia sta attraversando. In casi così delicati, come quello di sua figlia, è fondamentale avere una rete di professionisti di supporto che aiutino la ragazza e la famiglia stessa ad affrontare le difficoltà emotive e comportamentali che ostacolano il vostro benessere. Io credo molto anche nei gruppi di condivisione di genitori di adolescenti in difficoltà, sapere di non essere i soli ad affrontare la burrasca infonde coraggio e aiuta i genitori a essere un porto sicuro nonostante la tempesta. Le auguro il meglio Camilla


Cara utente, credo che ciò che lei stia sentendo e provando sia assolutamente normale. La paura di non riuscire a gestire le cose, è una paura normale, condividere tale paura e preoccupazione con chi si sta prendendo cura di sua figlia potrebbe essere un ottimo aiuto per lei e per sua figlia. Chieda ai professionisti che si stanno occupando del vostro percorso cosa potrebbe fare, chieda anche a sua figlia con l'aiuto degli educatori e della terapeuta di cosa sua figlia ha bisogno. Costruendo insieme le basi per un ritorno a casa sereno per lei, per sua figlia e per il vostro nucleo familiare. Inoltre potrebbe esserle utile ritagliarsi uno spazio ove lei possa dare voce alle sue preoccupazioni, emozioni, pensieri e vissuti. Stare vicino a qualcuno che soffre non è semplice ed è giusto che anche i caregiver si prendano cura dei propri vissuti. Rimango a sua disposizione Dott.ssa Alessia D'angelo


Gentile signora, le sue paure sono comprensibili: a volte come genitori non si è pronti ad affrontare situazioni così complesse e per le quali sarebbe importante che anche lei ricevesse il giusto supporto, al fine di riaccogliere sua figlia a casa, nel modo migliore, ed evitare che si inneschino nuovamente dinamiche madre-figlia, disfunzionali. La prevenzione delle ricadute, vista anche la giovane età di sua figlia, è fondamentale per evitare la cronicizzazione delle sue problematiche. Resto a disposizione per qualsiasi necessità e chiarimento. Buona fortuna. Un caro saluto. Dott.ssa Claudia D'Onofrio


Cara signora, comprendo la sua preoccupazione e i suoi dubbi. Sicuramente sua figlia avrà appreso gli strumenti per una regolazione emotiva ma sicuramente anche terminato il percorso è importante che sia sua figlia che lei abbiate dei punti di riferimento come un terapeuta e uno psichiatra (per sua figlia) ed uno psicoterapeuta per lei per imparare a conoscere meglio il funzionamento di sua figlia ed imparare a reagire in modo funzionale ad esso. Resto a disposizione per eventuali dubbi Cordiali saluti Dott.ssa Daniela Chieppa


gentile signora è comprensibile la sua preoccupazione. Le consiglierei di parlarne con gli operatori della comunità per prima cosa e altro aspetto importante, sarebbe quello di imbastire un riferimento curante anche fuori dalla comunità con l'asl ad esempio,per sua figlia e un supporto genitoriale per lei; in molte zone sono diffusi anche consultori pubblici o del privato sociale che dovrebbero offrire supporto alla genitorialità, uno spazio dove lei possa avere momenti per portare i suoi vissuti; uscire da un ct e non avere fuori una rete di riferimento di supporto con personale esperto non è un fattore positivo per il mantenimento dei risultati raggiunti; circa le diagnosi, credo che presa alla lettera, la possibilità in futuro di pensare ad un disturbo diagnosticato, non aiuti particolarmente a vivere la quotidianità per lei e sua figlia e altre persone intorno; le diagnosi servono ai clinici per intendersi e definire piani di trattamento ma conta poi l'aspetto relazionale tra le persone; inoltre aspetti comportamentali ,emotivi e cognitivi possono definire un disturbo ma possono col tempo cambiare; mantenga viva la fiducia. cordialmente dott.ssa Nicoletta Balestra


Buonasera, concordo con il suggerimento di prevedere una rete di professionisti, che supporti sua figlia (e lei stessa), una volta uscita dalla comunità. Oltre a quanto già suggeritole, insisterei sul tenere presente le informazioni provenienti da coloro, i quali stanno seguendo sua figlia. Infatti, sua figlia nell'insieme sta seguendo proficuamente il programma terapeutico (come da lei riferito), pertanto direi che dal punto di vista prognostico le probabilità di successo sono piuttosto consistenti. Come già scrittole, è importante che venga già preparata e prevista una rete di professionisti (psicologo, neuropsichiatra, ecc..) pronta a supportare il "post comunità", poiché il "lavoro" terapeutico/abilitativo continuerà anche dopo, e potrebbe essere necessario accompagnare la ragazza nel suo percorso per lo meno per tutto il periodo adolescenziale, vista tra l'altro la terapia farmacologica prescrittale. Cordialmente, M.M.


Gent.ma credo che la sua preoccupazione sia legittima, allo stesso modo è importante che ci sia fiducia nel percorso che sua figlia sta affrontando, affidandosi alle terapie prescritte. La dimensione diagnostica in psichiatria è una questione molto delicata e nel caso di sua figlia credo sia caratterizzata anche dalla fase adolescenziale che sta attraversando. Sarebbe utile probabilmente un percorso di sostegno anche per le figure genitoriali per supportare fasi di dubbi e incertezze e possibili ricadute della ragazza che possono verificarsi. le auguro il meglio, per lei e sua figlia. Cordialità


Salve, veda la cosa da un altro punto di vista ovvero che il percorso che sua figlia ha affrontato ha dato ottimi risultati e sta tornando alla vita . Forse ci saranno delle difficoltà in futuro ma le affronterà se arriveranno col supporto e aiuto della comunità che fino a oggi l'ha seguita con attenzione . Cordiali saluti. Professor Antonio Popolizio


Buongiorno. Si affidi a quello che le diranno i professionisti che seguiranno sua figlia anche quando uscirà dalla comunità. Sarà importante continuare e tenere monitorate le terapie, sia quelle farmacologiche. che la psicoterapia. Cordiali saluti.


Buongiorno Signora, la leggo sfiduciata riguardo la guarigione di sua figlia che sta affrontando un percorso impegnativo, sembra con successo. Penso che nessuno di noi potrà darle la certezza, anche perchè non conosciamo la reale situazione comportamentale di sua figlia. La invito ad intraprendere un percorso di psicoterapia dove potrà comprendere le dinamiche relazionali con sua figlia e perchè no un percorso, anche parallelo, di psicoterapia familiare. La ringrazio. Dr.ssa Francesca Luongo


Buongiorno, la sua prenotazione è legittima. I servizi specialistici valuteranno le modalità del rientro al domicilio e attiveranno i servizi più opportuni per favorire il reinserimento a casa. Penso che l'importante sia mantenere un riferimento clinico e sociale che possa supportarvi e sostenervi. Cordiali saluti

D#

Doctor #607326

Prenota visita

Gentile signora, comprendo la sua paura e difficoltà difronte una situazione così delicata. Lei non è sola, si informi nella sua città di gruppi di aiuto per genitori e adolescenti e se ritiene opportuno non dimentichi di sé stessa ci sono tanti specialisti a cui poter chiedere un supporto psicologico per vivere più serenamente e aiutare al meglio sua figlia. Un caro saluto Dott.ssa Veronica Guidi


Salve, la ragazza è molto giovane e per ora non è possibile avere una diagnosi. Le suggerisco di fare un breve percorso con un collega che le possa dare strumenti idonei ad affrontare questa situazione con efficacia, mantenga inoltre aperto il dialogo con le strutture che seguono sua figlia. saluti, dott.ssa Sandra Petralli


Gent.ma, la comprendo bene: come psicologa e anche come mamma. Sembra che il percorso di cura che sta portando avanti sua figlia stia dando buoni esiti e sia promettente. E' fondamentale che anche lei mostri fiducia negli interventi, così che anche sua figlia possa affidarsi e in questo modo trarne il meglio. Sappiamo dagli studi che la combinazione di farmaco-terapia e psicoterapia, unitamente ad un contesto accogliente e strutturato può fare moltissimo. rispetto alla diagnosi: ricordiamoci sempre che si tratta di ipotesi diagnostiche, non di verità assolute date un volta per tutte. A maggior ragione se si tratta di giovani adulti, ragazzi o bambini. Se dovesse orientarsi per un percorso di sostegno anche lei, dato il suo ruolo delicato di madre, sono a disposizione. magari utilizzando lo strumento dei video-colloqui, online. un caro saluto. B.C.


Buongiorno, capisco la sua paura riguardo al ritorno a casa di sua figlia, soprattutto dopo un lungo percorso in comunità terapeutica. Per quanto riguarda la diagnosi di disturbo borderline di personalità, come le è stato spiegato, una diagnosi definitiva è possibile solo dopo i 18 anni. Tuttavia, il fatto che sua figlia stia facendo progressi significativi grazie al trattamento è un segnale positivo. La gestione del disturbo borderline può richiedere tempo, ma molte persone riescono a gestirlo con successo con un supporto adeguato. È naturale avere timori per il ritorno a casa, ma continuare il piano terapeutico anche a casa e mantenere una comunicazione aperta e paziente sarà fondamentale per sostenere il suo reinserimento e per aiutarla nel suo percorso di crescita.


Buonasera Signora, intanto mi dispiace per la situazione che state vivendo, che certamente è molto difficile e dolorosa. Non mi sento di rispondere alla sua domanda rispetto alla diagnosi di sua figlia, perchè non conoscendo la ragazza sarebbe impossibile darle un'informazione corretta. Le consiglio, però, di farsi seguire da un/a psicoterapeuta per gestire il ritorno di sua figlia e per avere strumenti nuovi e adeguati per rispondere alle sue esigenze. In questo modo sarà in primis più tranquilla lei, e questo potrebbe avere una ricaduta positiva anche sulla ragazza. Le auguro che tutto vada bene e che troviate la vostra serenità. Cordialmente, Gabriella De Stefano


Cara, buongiorno e grazie per aver condiviso la sua esperienza. Chiarisco il punto rispetto alla diagnosi, così da poterle dare delle indicazioni: il motivo per cui non si può fare diagnosi di personalità al di sotto dei 18 anni è legato al fatto che prima di quel periodo i modi di essere e la personalità sono soggetti ai classici e normali cambiamenti e sviluppi che si hanno durante la crescita. Sicuramente, una volta che la ragazza diventa maggiorenne, è possibile, concordando con lei ovviamente, riavere una valutazione in modo tale da chiarire le aree di intervento, tenendo chiaramente presente che è comunque un'età in cui i cambiamenti sono ancora in atto. Mi sembra di avvertire dalla sua domanda una sana e normale paura di come potrà cambiare la situazione e tante domande su come creare delle condizioni relazionali favorevoli. Si può sicuramente trovare un equilibrio, imparando a capire come relazionarsi vicendevolmente. Può chiedere aiuto ad un* psicoterapeuta che potrà accompagnarla in questo percorso, dove potrà trovare uno spazio sicuro in cui imparare a confrontarsi con la situazione. Cerchi di Mantenere con sua figlia un dialogo sulla vostra relazione, che tenga presente sempre i bisogni dell'una, dell'altra e della famiglia. Un caro abbraccio.

D#

Doctor #644901

Prenota visita

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.