10 mesi fa è mancato mio marito. L'ho seguito per anni, prima la dialisi e poi il trapianto, in ulti

10 mesi fa è mancato mio marito. L'ho seguito per anni, prima la dialisi e poi il trapianto, in ultimo problemi al cuore, praticato la Tavi+pacemaker, in concomitanza di una polmonite interstiziale. Se ne andato improvvisamente ed io non riesco a farmene una ragione. Però 3/4 mesi fa stavo un po' meglio ora sono molto giù, sempre stanca, apatica e malinconica. Il mio medico mi ha consigliato citalopram, può aiutarmi? Meglio le gocce o le compresse? Grazie

17 risposte


Buona sera mi dispiace per la sua perdita. Può essere utile seguire il consiglio del suo medico di base e valutare con lui posologia e se gocce o compresse. Potrebbe essere utile iniziare un percorso di psicoterapia per sostenerla nell'elaborazione del dolore legato alla perdita e nell'elaborazione dello stress emotivo causato dalle ospedalizzazioni pregresse che avete affrontato insieme.

Ottieni una risposta grazie al consulto online

Hai bisogno del consiglio di uno specialista? Prenota un consulto online: riceverai tutte le risposte senza uscire di casa.


Mi dispiace molto per quello che ha vissuto. Da ciò che racconta emerge quanto sia stato intenso il percorso che ha affrontato accanto a suo marito: anni di cure, preoccupazioni, speranze e, infine, una perdita improvvisa. È comprensibile che tutto questo abbia lasciato un segno profondo. L'elaborazione del lutto non segue un andamento lineare. È frequente attraversare periodi in cui sembra di stare un po' meglio e altri in cui il dolore torna a farsi sentire con grande intensità. A dieci mesi dalla perdita, sentirsi stanca, malinconica o apatica non significa necessariamente che ci sia qualcosa di "sbagliato": il lutto è un processo che richiede tempo e ogni persona lo attraversa con ritmi diversi. Per quanto riguarda il citalopram, è importante confrontarsi con il medico che la conosce e che ha valutato la sua situazione clinica. Sarà lui a indicare se questa terapia è appropriata e quale formulazione sia più adatta alle sue esigenze. Non è possibile stabilire in modo generale se siano preferibili le gocce o le compresse. Se sente che questo dolore sta diventando troppo pesante da sostenere da sola o che le impedisce di ritrovare un minimo di serenità nella vita quotidiana, potrebbe essere molto utile affiancare al percorso medico un percorso psicologico. Essere accompagnati nell'elaborazione del lutto non significa "dimenticare" la persona amata, ma trovare, passo dopo passo, un modo nuovo di convivere con la sua assenza senza che il dolore occupi tutto lo spazio della propria vita. Le auguro di concedersi il tempo e la gentilezza che un'esperienza così dolorosa merita. In bocca al lupo!


Salve signora. innanzi tutto le mie condoglianze. Proviamo a fare il quadro della situazione. Naturalmente durante la malattia di suo marito, lei si è impegnata nella sua assistenza! Questo ha significato un notevole impegno psico-fisico che si è protratto, come scrive lei, per anni. Poi è avvenuto il decesso " improvvisamente ". Quindi c'è stato un grosso coinvolgimento fisico e mentale a cui è corrisposta una perdita! Probabilmente in un primo momento ha percepito più un rallentamento dell'impegno dagli alti sforzi . Ma, successivamente la realtà è tornata a galla. Attualmente vedo tre problematiche che lei dovrebbe affrontare: c'è una depressione in atto! Ma è la naturale conseguenza del vissuto degli ultimi anni, quindi ha fatto bene il medico a darle un sostegno farmacologico. Le perone più qualificate per l'uso di questi farmaci sono gli psichiatri ( proprio perchè li conoscono in maniera approfondita ), quindi, non si chieda se è meglio le gocce o le pasticche, vada da uno psichiatra e segua la terapia che le da. ( Molte persone non vogliono andare dagli psichiatri perchè gli arriva "come avere qualcosa in testa che non va ". In realta lo psichiatra è un medico! Seconda cosa. In questi casi, anche la cura psichiatrica potrebbe non essere sufficiente! Intendo, che per lei il mondo è cambiato ... quindi le consiglierei vivamente di rivolgersi anche ad uno psicoterapeuta ... con lui potrà ripercorrere le sue difficoltà, esprimere il suo dolore, i suoi sentimenti ... Si tratta di rivedere la propria vita ... Lo psicoterapeuta in questi casi diventa una persona che prende " per mano " il paziente e lo accompagna a ritornare alla vita! Terza cosa: non dice che età a lei, non scrive come è ora il suo sociale ... Le scrivo questo perchè in questi momenti è importante "riaprirsi " al mondo, anche se non abbiamo voglia! ( dobbiamo un pò sforsarci ). Allora dovremo sentire ( o riscoprire ) dentro di noi, gli interessi che abbiamo, magari quelli che non abbiamo mai potuto fare perchè impegnata in altre cose ... ecco, ora è il momento di "agire " . Può essere una attività fisica, un interesse culturale, il desiderio di un viaggio ... In pratica ha bisogno di rientrare nel mondo, di fare amicizie ...Questi sono i tre pilastri che potranno aiutarla, da sole le pasticche potrebbero essere insufficienti e comunque non le restituiscono " i colori della vita "! Le consiglierei vivamente di seguire questi tre miei consigli!


Gentile Signora, la situazione che descrive restituisce il peso di un lungo percorso di malattia e di assistenza, un'esperienza che spesso coinvolge profondamente non solo chi è malato, ma anche chi se ne prende cura. In casi come questo, oltre all'eventuale terapia farmacologica, può essere utile valutare anche un percorso psicologico, soprattutto quando, dopo una fase di apparente miglioramento, si osserva una riacutizzazione della sofferenza emotiva. Avere uno spazio dedicato all'elaborazione del lutto e dell'intenso carico vissuto negli anni può rappresentare un aiuto importante. Dr.ssa Roberta Ristagno


Buongiorno, affianchi la psicoterapia al trattamento farmacologico, vedrà che con il tempo la aiuterà ad elaborare il dolore connesso al lutto. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara


Gentile Amica, attraversare il lutto è davvero una prova difficile. Rischiamo di perderci, di soffrire, di cadere e poi rialzarci. E' del tutto normale. non servono banali incoraggiamenti: c'è da rielaborare il senso della propria vita, ritrovare la propria autonomia, ritrovare la nostra identità e il nostro senso dopo la perdita. Un antidepressivo può essere di aiuto, per alleviare i sintomi più duri, così come un salvagente aiuta a tenersi a galla nel mare. Tuttavia dobbiamo sempre muoverci noi, nuotare. Per questo le consiglio di rivolgersi ad uno psicoterapeuta esperto di lutto, che la accompagni in questo tratto di strada. con i migliori auguri, dr. Ventura


Il citalopram è un farmaco antidepressivo, della classe degli SSRI (inibitori della ricaptazione della serotonina), può esserle certamente di aiuto, ma mi sentirei di consigliarle una consulenza specialistica (psichiatrica) per la formulazione ed il dosaggio e per comprendere bene l'azione, sono farmaci che danno effetto dopo alcune settimane e che è consigliabile assumere per periodi prolungati per garantirne l'efficacia. Potrebbe valutare di farsi seguire da uno psichiatra che sia anche psicoterapeuta o di affiancare ad una consulenza psichiatrica un percorso terapeutico. Un caro saluto


Buongiorno signora, i farmaci possono essere di aiuto e su questi deve seguire le indicazioni del medico ma forse può valutare anche di rivolgersi ad uno psicoterapeuta per essere sostenuta nell'elaborazione del suo lutto. In alcuni casi può essere complicato da soli ritrovare il proprio orientamento in seguito ad una perdita significativa. Dal suo breve racconto si deduce quanta parte del suo tempo abbia dedicato alla cura di suo marito, è comprensibile che ora fatichi a riorganizzare la sua vita. Le auguro di trovare presto un supporto utile. Dott.ssa Franca Vocaturi


Gentile Utente, innanzitutto mi dispiace molto per la perdita di suo marito. Dalle sue parole emerge quanto sia stato intenso il percorso che avete affrontato insieme: anni di cure, preoccupazioni e presenza costante. Quando una persona cara manca dopo un periodo così lungo di assistenza, non si perde soltanto il partner, ma anche una parte importante della propria quotidianità e della propria identità. Il fatto che dopo alcuni mesi si fosse sentita un po' meglio e ora avverta una nuova fase di tristezza, stanchezza, apatia e malinconia non è insolito nel percorso del lutto. Il dolore non segue un andamento lineare: può attenuarsi e poi riemergere con forza, soprattutto quando la mente inizia a prendere realmente contatto con l'assenza. Per quanto riguarda il citalopram, può rappresentare un valido supporto quando, oltre al dolore del lutto, si sviluppa un quadro depressivo o ansioso che rende difficile affrontare la quotidianità. La scelta tra gocce o compresse, così come l'opportunità di iniziare una terapia farmacologica, è però importante che venga valutata attraverso un consulto psichiatrico, che potrà indicarle il trattamento più adatto alle sue esigenze. Accanto all'eventuale terapia farmacologica, le consiglierei di intraprendere anche un percorso di psicoterapia. A volte il lutto ha bisogno di uno spazio protetto in cui essere accolto e attraversato. Non per dimenticare chi abbiamo amato, ma per imparare, con il tempo, a portarne il ricordo senza che il dolore occupi tutto lo spazio della vita. Le auguro di poter ritrovare, un passo alla volta, un po' di serenità. Rimango a disposizione per eventuali chiarimenti. Dott.ssa Veronica Savio


Buongiorno, elaborare il lutto serve, si sottovaluta nel nostro tempo e nella nostra società, questa necessità, a cui nelle altre epoche veniva invece dedicato un tempo ed uno spazio specifico. Ha mai pensato di affrontare la perdita in un percorso di psicoterapia? Un saluto cordiale Dott.ssa Marzia Sellini


Buongiorno, mi dispiace molto per il suo lutto. Ciascuno ha i suoi tempi di elaborazione e talvolta può fare bene un supporto. Per quanto riguarda la terapia farmacologica, le consiglio di affidarsi ad un professionista quindi ad uno psichiatra, che le saprà consigliare la terapia migliore per la sua situazione. In casi come il suo, può essere utile la combinazione di una terapia farmacologica e di una psicoterapia. Queste indicazioni gliele lascio in linea generale, non conoscendo la sua situazione in modo approfondito.


Buongiorno, Si il citalopram è indicato per depressione legata al lutto complicato. Gocce e compresse hanno la stessa efficacia: le gocce servono se ha difficoltà a deglutire o vuole dosaggi più precisi.La scelta dipende dalla praticità personale, l'effetto si vede in 24 settimane, continui il follow up con il medico che le ha prescritto il farmaco. Dopo un lutto come il suo dopo anni di presa in cura, una morte improvvisa è normale avere un secondo crollo. I primi mesi si va avanti per inerzia e ancora sotto schock, poi subentra il lutto da elaborare pertanto il cervello realizza davvero la perdita e arrivano la stanchezza la malinconia, l'apatia. è un processo fisiologico, il citalopram aiuta perchè agisce sull'ormone dell'umore dandoti più forza di base per aiutarti. Tuttavia, le consiglio se dovesse prolungarsi questo stato di malessere di pensare ad un percorso terapeutico per analizzare eventuali altre condizioni cliniche che il farmaco non riesce a controllare. Asua disposizione per eventuali chiarimenti la saluto cordialmente Francesca


Innanzitutto, mi dispiace molto per quello che sta vivendo. Da ciò che racconta emerge quanto sia stato intenso il percorso accanto a suo marito: anni di cure, la dialisi, il trapianto, i problemi cardiaci, gli interventi e, infine, la sua scomparsa improvvisa. È comprensibile che un'esperienza così impegnativa e dolorosa lasci un segno profondo. Quello che descrive – sentirsi molto giù, stanca, apatica e malinconica a distanza di dieci mesi dalla perdita, dopo un periodo in cui sembrava stare un po' meglio – può accadere nel percorso di elaborazione del lutto. Il dolore non segue un andamento lineare: ci possono essere momenti di maggiore sollievo alternati a fasi in cui la sofferenza torna a farsi sentire con intensità. Per quanto riguarda il citalopram, è un farmaco antidepressivo che può essere utile quando, oltre al dolore del lutto, sono presenti sintomi depressivi significativi o un'ansia che compromettono il funzionamento quotidiano. Tuttavia, la scelta di iniziarlo, così come quella tra gocce e compresse, dovrebbe essere fatta insieme al medico che la conosce e che può valutare la soluzione più adatta alle sue condizioni cliniche. In generale, l'efficacia del farmaco non dipende dalla formulazione: gocce e compresse contengono lo stesso principio attivo, mentre la scelta dipende soprattutto da aspetti pratici, come la facilità di assunzione o la possibilità di modulare il dosaggio. Accanto all'eventuale terapia farmacologica, le suggerirei di non affrontare questo momento da sola. Un percorso di supporto psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui elaborare la perdita, dare un significato a ciò che è accaduto e affrontare quel senso di vuoto che spesso accompagna un lutto così importante. Farmaci e psicoterapia, quando indicati, possono essere due strumenti complementari. Le auguro di concedersi il tempo e il sostegno di cui ha bisogno, senza sentirsi in dovere di "stare bene" entro tempi prestabiliti.

Dott.ssa Eva Conte

Dott.ssa Eva Conte

psicologo

Montebello Vicentino

Prenota visita

Sicuramente una perdita richiede tempo per essere elaborata, ogni lutto è differente perchè differenti le persone e gli investimenti affettivi. Io le consiglio di appoggiarsi ad un professionista che la possa accompagnare in questo percorso e se per affrontare tutto ciò ha bisogno di un piccolo aiuto farmacologico come il citalopram, consiglierei le gocce dato che poi sono più facili da scalare una volta che vede che le cose vanno meglio


Buongiorno, grazie per la sua dolorosa condivisione. Ha passato un inferno, e credo che sia importante non farsi supportare solo farmacologicamente: il farmaco è una stampella importante, ma senza un buon percorso di psicoterapia che lo supporti rischia di funzionare solo come un cerotto che tampona. Per quanto riguarda il farmaco il mio suggerimento è di sentire uno psichiatra che possa seguirla e consigliarla al meglio, dopodiché visto il dolore e la sofferenza che ha vissuto e sta vivendo ancora adesso, credo che sia importante cominciare un percorso che possa aiutarla ad elaborare tutto quello che è accaduta. Con l'aiuto del giusto professionista è assolutamente possibile superare ogni sfida. Se avesse altre domande o volesse approfondire la questione mi trova a disposizione, anche online. Un caro saluto, dott.ssa Elena Gianotti


Sì, il citalopram può aiutare se oltre al lutto si è sviluppato un vero quadro depressivo (apatia, anergia, malinconia persistenti, perdita di interesse, sonno/appetito alterati), ma non è il trattamento più efficace per i sintomi “specifici del lutto complicato/prolungato”. Per i sintomi depressivi, l’effetto di solito non è immediato e si valuta tipicamente nelle prime 4–6 settimane di trattamento a dose adeguata (principio generale per SSRI; non ci sono RCT specifici “bereavement depression” con citalopram paragonabili per tempi come negli MDD trials). Se invece il nucleo del problema è soprattutto nostalgia intensa, incredulità, evitamento di ricordi, senso di vita “bloccato” sul coniuge con marcata compromissione, l’intervento più mirato è psicoterapico; in termini di efficacia clinica non c’è una prova che una formulazione orale sia “più forte” dell’altra: gocce e compresse servono soprattutto a personalizzare aderenza e titolazione.


Gentile paziente, accettare una perdita così significativa può richiedere tempi lunghi e nella maggior parte dei casi il supporto psicologico è la via maestra per migliorare la qualità della propria vita ed elaborare il doloroso lutto subito. L'uso di psicofarmaci è di sostegno nel breve termine, tuttavia meglio se monitorato da uno specialista psichiatra e se affiancato a un percorso con uno psicologo.

Dott. Marco Leone

Dott. Marco Leone

psicoterapeuta

Cagliari

Prenota visita

Tutti i contenuti, in particolare domande e risposte, sono di natura informativa e non possono in alcun caso sostituire una diagnosi medica.