Buongiorno, padre di un bimbo di 4 anni concepito 6 mesi dopo la conoscenza con una madre di già 4 f
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Buongiorno, padre di un bimbo di 4 anni concepito 6 mesi dopo la conoscenza con una madre di già 4 figli (all' epoca dai 22 ai 10 e ancora tutti in casa, ora solo 2) con la quale abbiamo avuto sin dall' inizio notevoli problemi di relazione di natura diversa. Attualmente distaccati, dopo 5 anni di continui riavvicinamenti e allontanamenti soprattutto da parte sua, a seguito di un confronto e un suo cenno su un eventuale aiuto esterno (In passato ha sempre rifiutato la proposta che sia per la coppia e quindi anche solo per stessa, tranne una volta 2 anni fa ma con il conseguente mio pensiero "pero' se ci riusciamo da soli è più bello,intimo..). Da ormai tempo, dopo aver cercato di osservare il declino alle volte anche improvviso fino all'ennesimo strattone seguito dalle sue dichiarazioni ho notato una certa metodologia (dichiara di volere uno stile di vita per poi rinnegarlo a seguito di un allineamento,attribuzione alla mia persona che in verità riconosco in lei,bugie o omissioni anche vitali,impossibilità si seguire un progetto abbandonando con un pretesto,cerca di isolarmi dagli altri,morale in peggioramento con dichiarazione di vuoto,creazione degli eventi o sfruttamento dello stesso per dare la colpa all' altro, ricostruzione degli eventi stessi durante il confronto omettendo la sua parte come se non fosse mai esistita, distacco violento con umiliazione,descrizione della mia persona con le attribuzioni peggiori per un uomo ecc..).
I problemi erano ben precedenti alla mia conoscenza, e anche i suoi figli non ne sono usciti indenni.
Documentandomi nello stesso ormai tempo (circa 2 anni) tutto o quasi combacia con le scritture trovate che riportano al narcisismo, ovviamente lunge da me definire il tutto anche perchè dopo questo cammino penso di aver assorbito grosse difficoltà anche io oltre che probabilmente aver sviluppato una certa dipendeza affettiva.
Ovviamente non siamo mai riusciti a combinare nulla, ma neanche a farla finita,io vorrei sempre risolvere (forse perchè vedo gli sbagli in modo chiaro) mentre lei dice che ricade quando mi vede.
In quest'ultima fase, conseguenti avvenimenti particolari che prima forse non erano ancora accaduti.
Per me è sempre lo stesso problema e lei dice che è una persona rovinata da ricostruire e ha bisogno di aiuto.
Personalmente dico che ci vorrei provare per me, sono preoccupato per mio figlio e anche per lei (Ritengo che siamo tutti e 3 importanti in un tuttuno).
Consapevoli che oltre questo passaggio non c'è più nulla
Ci siamo detti che sarebbe bello..... ma
"Siamo allo stremo"
I problemi erano ben precedenti alla mia conoscenza, e anche i suoi figli non ne sono usciti indenni.
Documentandomi nello stesso ormai tempo (circa 2 anni) tutto o quasi combacia con le scritture trovate che riportano al narcisismo, ovviamente lunge da me definire il tutto anche perchè dopo questo cammino penso di aver assorbito grosse difficoltà anche io oltre che probabilmente aver sviluppato una certa dipendeza affettiva.
Ovviamente non siamo mai riusciti a combinare nulla, ma neanche a farla finita,io vorrei sempre risolvere (forse perchè vedo gli sbagli in modo chiaro) mentre lei dice che ricade quando mi vede.
In quest'ultima fase, conseguenti avvenimenti particolari che prima forse non erano ancora accaduti.
Per me è sempre lo stesso problema e lei dice che è una persona rovinata da ricostruire e ha bisogno di aiuto.
Personalmente dico che ci vorrei provare per me, sono preoccupato per mio figlio e anche per lei (Ritengo che siamo tutti e 3 importanti in un tuttuno).
Consapevoli che oltre questo passaggio non c'è più nulla
Ci siamo detti che sarebbe bello..... ma
"Siamo allo stremo"
Buongiorno,
Sarebbe consigliabile che vi faceste seguire da uno specialista, anche individualmente...
Potreste anche contattare il consultorio familiare del vostro comune.
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Potreste anche contattare il consultorio familiare del vostro comune.
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SM
SM
Buonasera, la sua storia travagliata mi fa pensare ad una passione ed un amore travolgente, che come un uragano, tutto travolge e tutto si porta con sé. La sua consapevolezza nel raccontare, nello scrivere, di questa esperienza mi fa anche pensare che puo' riuscire a ritrovare il giusto benessere e la giusta serenità, utile per lei e suo figlio, rivolgendosi ad un/a collega che potrà supportarla adeguatamente in questo momento della sua vita. Rimango a disposizione per ulteriori domande e confronti. Un saluto caro. Dott.ssa Sara Strufaldi
Salve, ha mai pensato a una terapia di coppia? Personalmente non me ne occupo, ma alcuni miei colleghi si.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buongiorno, non si capisce molto come è andata a finire riguardo a ciò che lei descrive come "aiuto esterno". Che cosa intende con quest'espressione; si riferisce forse al fatto che avevate valutato l'ipotesi di una terapia di coppia? Quali sono, secondo lei, le resistenze della sua compagna ad intraprendere un percorso terapeutico? E' importante sapere quali sono le motivazioni di entrambe i partner ai fini di un eventuale terapia di coppia. Un caro saluto Dr.ssa Claudia Sposini
Buongiorno. La situazione che descrive sembra davvero molto compromessa. Io le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo, meglio ancora se si reca al consultorio famigliare della sua zona.
Un caro saluto.
Un caro saluto.
Caro utente cosa la blocca dal chiedere l'aiuto di uno specialista? Le sue parole: "Siamo allo stremo" le danno una risposta...dovrebbero essere un incentivo per alzare il telefono e chiamare uno psicoterapeuta o recarsi alla ASL di competenza. È preoccupato per sé e mi sembra importante, per suo figlio ed è importante, per la madre di suo figlio che è importante, ha tre ottimi motivi per non aspettare ancora.
Se ha dubbi o domande non esiti a contattarmi.
Dott.ssa Federica Leonardi
Se ha dubbi o domande non esiti a contattarmi.
Dott.ssa Federica Leonardi
Gentile utente,
la sua storia travagliata merita la giusta attenzione di un terapeuta di coppia che prenda in considerazione i vari aspetti che lei delinea.
Sicuramente l'aspetto della genitorialità è l'emergenza dato che c'è un bambino di 4 anni che si muove in queste dinamiche.
Poi c'è da prendere in considerazione quanto voi siate coppia e che tipo di alleanza e patto avete stabilito, anche se implicitamente.
E poi naturalmente esplorare l'aspetto più individuale che vi porta a questo punto attuale.
Sono percorsi paralleli, che devono essere coordinati da uno psicoterapeuta di coppia e familiare per trovare il bandolo della matassa e capire in che direzione andare, per preservare l'equilibrio e il benessere di tutti i soggetti coinvolti.
Anche perchè parliamo di una famiglia allargata che sicuramente mostra la sua complessità e in quanto tale va gestita.
Mi auguro che chieda aiuto.
Io mi occupo di tutto questo nella mia pratica clinica, essendo una terapeuta familiare e di coppia. Se ha bisogno di pormi altre domande, mi può scrivere. Un caro saluto.
la sua storia travagliata merita la giusta attenzione di un terapeuta di coppia che prenda in considerazione i vari aspetti che lei delinea.
Sicuramente l'aspetto della genitorialità è l'emergenza dato che c'è un bambino di 4 anni che si muove in queste dinamiche.
Poi c'è da prendere in considerazione quanto voi siate coppia e che tipo di alleanza e patto avete stabilito, anche se implicitamente.
E poi naturalmente esplorare l'aspetto più individuale che vi porta a questo punto attuale.
Sono percorsi paralleli, che devono essere coordinati da uno psicoterapeuta di coppia e familiare per trovare il bandolo della matassa e capire in che direzione andare, per preservare l'equilibrio e il benessere di tutti i soggetti coinvolti.
Anche perchè parliamo di una famiglia allargata che sicuramente mostra la sua complessità e in quanto tale va gestita.
Mi auguro che chieda aiuto.
Io mi occupo di tutto questo nella mia pratica clinica, essendo una terapeuta familiare e di coppia. Se ha bisogno di pormi altre domande, mi può scrivere. Un caro saluto.
Buonasera, dal suo racconto emergono diversi aspetti: preoccupazione, malessere, ricerca di risposte da parte della sua compagna che però non riesce a trovare. Ha però desiderio di capire, di trovare una soluzione per ritrovare serenità, soprattutto per vostro figlio e gli altri figli non suoi. Questa è la spinta giusta per iniziare un percorso psicologico, che le permetta di capire come affrontare questo momento così difficile. Sarebbe inoltre molto utile svolgere incontri di coppia, perché i problemi che riporta sono legati a voi due.
Parli apertamente con sua moglie di quanto potrebbe giovarvi un percorso insieme.
Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Paola De Martino
Parli apertamente con sua moglie di quanto potrebbe giovarvi un percorso insieme.
Resto a disposizione, un caro saluto, dott.ssa Paola De Martino
Gentile utente,
descrive una situazione molto complicata, soprattutto per la presenza di un bambino che, a quanto ci racconta, sta subendo le pressioni delle vostre difficoltà.
Se la sua domanda è come distaccarmi, allora le consiglio una terapia individuale, e anche di far seguire in terapia suo figlio per limitare i possibili disagi.
Se invece vuole capire come continuare questo rapporto, forse la strada migliore è una terapia di coppia. In questo modo, se ci saranno le basi per proseguire e far crescere questo rapporto potrete scoprirlo insieme, al di là delle reciproche accuse; oppure termine il rapporto in modo più chiaro e responsabile per entrambi.
Con i migliori auguri,
dr. Ventura
descrive una situazione molto complicata, soprattutto per la presenza di un bambino che, a quanto ci racconta, sta subendo le pressioni delle vostre difficoltà.
Se la sua domanda è come distaccarmi, allora le consiglio una terapia individuale, e anche di far seguire in terapia suo figlio per limitare i possibili disagi.
Se invece vuole capire come continuare questo rapporto, forse la strada migliore è una terapia di coppia. In questo modo, se ci saranno le basi per proseguire e far crescere questo rapporto potrete scoprirlo insieme, al di là delle reciproche accuse; oppure termine il rapporto in modo più chiaro e responsabile per entrambi.
Con i migliori auguri,
dr. Ventura
Buongiorno, il suo racconto è molto complesso, sicuramente si evince molto dolore a fronte di una storia complicata. Consideri un aiuto psicologico sia pubblico che privato. Saluti.
Salve,
le consiglio il libro Narcisismo e Femminicidio.
Un saluto,
MMM
le consiglio il libro Narcisismo e Femminicidio.
Un saluto,
MMM
Gentile utente, la violenza di genere esiste anche dalla donna sull'uomo. Le consiglio di rivolgersi a uno psicologo psicoterapeuta per riprendere in mano la sua personalità e provare a vedere la situazione da una prospettiva più chiara, in ottica anche della tutela di suo figlio. Resto a disposizione per ulteriori chiarimenti. Un caro saluto - Dott.ssa Annamaria Coniglio
L' architettura della vostra storia è molto complessa al momento e compromessa da sentimenti negati o agiti, datevi la possibilità di farvi aiutare. Un percorso psicologico ritengo sia fondamentale per voi adesso.
Sono a vostra disposizione.
Cari saluti.
Monica D'Ettorre
Sono a vostra disposizione.
Cari saluti.
Monica D'Ettorre
Gentile, la situazione che emerge dalla sua narrazione sembra connotarsi non solo come complessa e dolorosa ma anche in un certo qual modo confusiva. Serve mettere ordine per individuare i suoi bisogni, desideri ed eventualmente comprendere secondo quali direttrici potrebbe evolvere. Personalmente credo che una serie di colloqui individuali potrebbero esserle di grande aiuto per fare chiarezza. Al tempo stesso, non escludo l'utilità di un percorso di coppia, anche in relazione al tema importante della genitorialità. Resto a sua disposizione per qualunque chiarimento. Un caro saluto. sr
Salve, mi dispiace per la situazione e per il disagio espresso. Credo che intraprendere una terapia di coppia possa essere la soluzione migliore per dirimere i conflitti e le questioni create, soprattutto perchè, oltre a voi adulti, c'è anche la presenza di un bambino che potrebbe risentirne.
Cordialmente, dott. FDL
Cordialmente, dott. FDL
Buongiorno, la situazione che descrive è complessa e attualmente, sembrerebbe produrre malessere. Il consiglio che posso darle è quello di prendere in considerazione l'idea di intraprendere un percorso di coppia. Un saluto, Dott. Alessandro D'Agostini
Buonasera gentile utente, quello che lei descrive è un problema di coppia che condiziona negativamente la sua vita ed ha sicuramente un carico emozionale intenso anche su vostro figlio.
Sono una terapeuta sistemico-relazionale e il mio consiglio è quello di approcciarsi ad una terapia di coppia o individuale per lei con eventuali allargamenti alla sua compagna per andare a fondo e recuperare le forze perse essendo "allo stremo". Inutile dire che gioverebbe a tutto il nucleo familiare ma in primis a lei, per conoscere le dinamiche relazionali che l'hanno portata fino a qui.
Resto a disposizione per eventuali domande o approfondimenti in merito, anche privatamente.
Cordialità,
Dott.ssa Valentina Maggiore
Sono una terapeuta sistemico-relazionale e il mio consiglio è quello di approcciarsi ad una terapia di coppia o individuale per lei con eventuali allargamenti alla sua compagna per andare a fondo e recuperare le forze perse essendo "allo stremo". Inutile dire che gioverebbe a tutto il nucleo familiare ma in primis a lei, per conoscere le dinamiche relazionali che l'hanno portata fino a qui.
Resto a disposizione per eventuali domande o approfondimenti in merito, anche privatamente.
Cordialità,
Dott.ssa Valentina Maggiore
Buona sera, in situazioni di forte disagio nonchè durature nel tempo sarebbe importante rivolgersi ad uno specialista per poter meglio comprendere ed elaborare questa sua problemtica. Preferibilmente le consiglierei di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta così che possa intraprendere un percorso di terapia anche in videochiamata WhatsApp. Cordiali saluti, Dott.ssa Beatrice Planas. Psicologa psicoterapeuta per consulenze online
Buongiorno mi sembra di comprendere Che nella vostra vita relazionale ci siano delle problematiche vi consiglio (Anche per il benessere di vostro figlio) di intraprendere un percorso con un professionista al fine di valutare i fattori scatenanti del disagio che vive ( da quanto tempo si manifesta c’è stata una particolare situazione un particolare pensiero che lo ha innescato?) fattori di mantenimento (in quali stazioni si manifesta questo disagio? Quali pensieri ho in quel momento? Quali conseguenze teme che potrebbero accadere?)
Un percorso con un professionista può aiutarla a comprendere meglio il suo disagio Ed affrontarlo nel miglior modo possibile. Cordiali saluti Dottor Luca Ferretti
Un percorso con un professionista può aiutarla a comprendere meglio il suo disagio Ed affrontarlo nel miglior modo possibile. Cordiali saluti Dottor Luca Ferretti
Buongiorno,
Capisco quanto sia difficile trovarsi in una situazione così complessa, dove il desiderio di ricostruire e dare stabilità si scontra con dinamiche relazionali dolorose e ripetitive. Il suo racconto trasmette molta sofferenza, ma anche un profondo senso di responsabilità e il desiderio di trovare una soluzione che tenga conto non solo del suo benessere, ma anche di quello della sua ex compagna e, soprattutto, di vostro figlio. Da ciò che descrive, sembra che il rapporto con la madre di suo figlio sia stato caratterizzato da una ciclicità di avvicinamenti e allontanamenti, da momenti di speranza seguiti da delusioni, da un senso di confusione che, nel tempo, ha portato a un logoramento emotivo. È evidente che abbia cercato di capire, di dare un senso a quanto accadeva, documentandosi e cercando risposte. È naturale voler comprendere e trovare una spiegazione ai comportamenti che ci feriscono, ma quando si è dentro una relazione complicata, il rischio è quello di perdersi in un labirinto di ipotesi, attribuzioni e tentativi di risolvere qualcosa che, da soli, non si può risolvere. Uno degli aspetti che emergono con forza dal suo racconto è il bisogno di chiarezza: capire se c'è ancora spazio per un cambiamento, per una trasformazione che renda la relazione più sana e meno distruttiva. È legittimo desiderarlo, ma è importante chiedersi su cosa si sta davvero investendo. Sta cercando di costruire un rapporto che abbia basi solide e reciproche, o sta tentando di "salvare" qualcuno che non è pronto o disposto a lavorare su se stesso? Se la sua ex compagna ha riconosciuto di aver bisogno di aiuto, questa potrebbe essere un'opportunità importante, ma la vera domanda è: è davvero pronta a mettersi in discussione e a intraprendere un percorso serio di cambiamento? E, soprattutto, questo percorso include anche lei o è qualcosa che riguarda solo se stessa? Perché spesso, dietro il desiderio di "aggiustare" una relazione, può nascondersi la speranza che l’altro cambi nella direzione che vorremmo, mentre il cambiamento, se reale, deve partire da un'esigenza interiore e non da una richiesta esterna. Ha menzionato la possibilità di una dipendenza affettiva, e questo è un aspetto molto importante su cui riflettere. Quando ci si trova in dinamiche relazionali caratterizzate da continue rotture e riconciliazioni, è possibile che si sviluppi una sorta di "legame traumatico", in cui l'alternanza di momenti di vicinanza e momenti di forte sofferenza crea una dipendenza emotiva. In questi casi, ciò che tiene legati non è tanto il benessere, quanto piuttosto la speranza che le cose possano finalmente sistemarsi, accompagnata dalla paura di perdere del tutto la relazione. Se si riconosce in questo meccanismo, potrebbe essere utile lavorarci in un percorso personale, per capire quali bisogni profondi stanno mantenendo questa connessione, nonostante il dolore che porta con sé. C'è anche un'altra questione fondamentale: vostro figlio. I bambini assorbono molto di ciò che accade intorno a loro, anche quando non si trovano direttamente coinvolti nei conflitti. Crescere in un ambiente carico di tensione, con figure genitoriali che faticano a trovare un equilibrio, può avere un impatto significativo sul suo sviluppo emotivo. È importante chiedersi quale sia il miglior contesto per garantirgli serenità e stabilità, anche se questo dovesse significare prendere decisioni difficili. Se sente di essere "allo stremo", forse è il momento di cambiare prospettiva. Invece di concentrarsi su come salvare la relazione, potrebbe essere utile spostare il focus su di sé: su cosa la farebbe stare davvero bene, su quali sono i suoi bisogni, su cosa può costruire per il suo futuro e per quello di suo figlio. Il desiderio di risolvere è comprensibile, ma non può essere un peso da portare da solo. Potrebbe valutare un percorso terapeutico che la aiuti a esplorare più a fondo questi aspetti e a prendere decisioni più consapevoli, basate non solo sul desiderio di "fare funzionare le cose", ma anche sul rispetto per il suo benessere e per quello di suo figlio. A volte, il cambiamento più importante non è quello dell'altro, ma quello che scegliamo di fare per noi stessi.
Cari saluti
Dott. Andrea Boggero
Capisco quanto sia difficile trovarsi in una situazione così complessa, dove il desiderio di ricostruire e dare stabilità si scontra con dinamiche relazionali dolorose e ripetitive. Il suo racconto trasmette molta sofferenza, ma anche un profondo senso di responsabilità e il desiderio di trovare una soluzione che tenga conto non solo del suo benessere, ma anche di quello della sua ex compagna e, soprattutto, di vostro figlio. Da ciò che descrive, sembra che il rapporto con la madre di suo figlio sia stato caratterizzato da una ciclicità di avvicinamenti e allontanamenti, da momenti di speranza seguiti da delusioni, da un senso di confusione che, nel tempo, ha portato a un logoramento emotivo. È evidente che abbia cercato di capire, di dare un senso a quanto accadeva, documentandosi e cercando risposte. È naturale voler comprendere e trovare una spiegazione ai comportamenti che ci feriscono, ma quando si è dentro una relazione complicata, il rischio è quello di perdersi in un labirinto di ipotesi, attribuzioni e tentativi di risolvere qualcosa che, da soli, non si può risolvere. Uno degli aspetti che emergono con forza dal suo racconto è il bisogno di chiarezza: capire se c'è ancora spazio per un cambiamento, per una trasformazione che renda la relazione più sana e meno distruttiva. È legittimo desiderarlo, ma è importante chiedersi su cosa si sta davvero investendo. Sta cercando di costruire un rapporto che abbia basi solide e reciproche, o sta tentando di "salvare" qualcuno che non è pronto o disposto a lavorare su se stesso? Se la sua ex compagna ha riconosciuto di aver bisogno di aiuto, questa potrebbe essere un'opportunità importante, ma la vera domanda è: è davvero pronta a mettersi in discussione e a intraprendere un percorso serio di cambiamento? E, soprattutto, questo percorso include anche lei o è qualcosa che riguarda solo se stessa? Perché spesso, dietro il desiderio di "aggiustare" una relazione, può nascondersi la speranza che l’altro cambi nella direzione che vorremmo, mentre il cambiamento, se reale, deve partire da un'esigenza interiore e non da una richiesta esterna. Ha menzionato la possibilità di una dipendenza affettiva, e questo è un aspetto molto importante su cui riflettere. Quando ci si trova in dinamiche relazionali caratterizzate da continue rotture e riconciliazioni, è possibile che si sviluppi una sorta di "legame traumatico", in cui l'alternanza di momenti di vicinanza e momenti di forte sofferenza crea una dipendenza emotiva. In questi casi, ciò che tiene legati non è tanto il benessere, quanto piuttosto la speranza che le cose possano finalmente sistemarsi, accompagnata dalla paura di perdere del tutto la relazione. Se si riconosce in questo meccanismo, potrebbe essere utile lavorarci in un percorso personale, per capire quali bisogni profondi stanno mantenendo questa connessione, nonostante il dolore che porta con sé. C'è anche un'altra questione fondamentale: vostro figlio. I bambini assorbono molto di ciò che accade intorno a loro, anche quando non si trovano direttamente coinvolti nei conflitti. Crescere in un ambiente carico di tensione, con figure genitoriali che faticano a trovare un equilibrio, può avere un impatto significativo sul suo sviluppo emotivo. È importante chiedersi quale sia il miglior contesto per garantirgli serenità e stabilità, anche se questo dovesse significare prendere decisioni difficili. Se sente di essere "allo stremo", forse è il momento di cambiare prospettiva. Invece di concentrarsi su come salvare la relazione, potrebbe essere utile spostare il focus su di sé: su cosa la farebbe stare davvero bene, su quali sono i suoi bisogni, su cosa può costruire per il suo futuro e per quello di suo figlio. Il desiderio di risolvere è comprensibile, ma non può essere un peso da portare da solo. Potrebbe valutare un percorso terapeutico che la aiuti a esplorare più a fondo questi aspetti e a prendere decisioni più consapevoli, basate non solo sul desiderio di "fare funzionare le cose", ma anche sul rispetto per il suo benessere e per quello di suo figlio. A volte, il cambiamento più importante non è quello dell'altro, ma quello che scegliamo di fare per noi stessi.
Cari saluti
Dott. Andrea Boggero
Buon pomeriggio,
Le proporrei di sentirci, così può spiegarmi meglio.
Dott.ssa Janett Aruta
Psicologa - ricevo su MioDottore in sede a Palermo
Le proporrei di sentirci, così può spiegarmi meglio.
Dott.ssa Janett Aruta
Psicologa - ricevo su MioDottore in sede a Palermo
Gentile utente,
dalle sue parole emerge un grande senso di coinvolgimento, affaticamento e responsabilità, ma anche la lucidità di chi ha iniziato a guardare con onestà dinamiche complesse e ripetitive. La relazione che descrive mostra caratteristiche tipiche di legami in cui si alternano fasi di idealizzazione e svalutazione, inversione delle responsabilità, forte ambiguità affettiva e — come lei stesso ha intuito — una dipendenza reciproca di tipo emotivo.
Le situazioni di questo tipo non si risolvono mai “da soli” all’interno della coppia, perché entrambi i partner finiscono per alimentare involontariamente lo stesso schema: chi tenta di “salvare” o “capire” resta imprigionato nel bisogno di essere riconosciuto e amato, mentre l’altro si sente sopraffatto, o alterna momenti di bisogno e fuga.
Non è tanto questione di “colpa”, ma di funzionamenti relazionali incompatibili e disfunzionali, che nel tempo logorano l’autostima e la percezione di realtà di entrambi.
Alla luce di questo, la priorità dovrebbe essere:
Tutelare suo figlio.
I bambini, anche molto piccoli, percepiscono la tensione e la discontinuità affettiva tra i genitori. L’obiettivo principale non dovrebbe essere “rimettere insieme la coppia”, ma garantire al bambino un ambiente stabile, prevedibile e privo di conflitti cronici.
Anche un legame genitoriale separato ma cooperativo è molto più sano di una relazione caotica e dolorosa.
Lavorare su di sé, indipendentemente da lei.
Lei stesso accenna alla possibilità di aver sviluppato una dipendenza affettiva: riconoscerlo è già un passo fondamentale.
Un percorso di psicoterapia individuale (possibilmente con un professionista che abbia esperienza in dinamiche di dipendenza e relazioni disfunzionali) può aiutarla a capire perché continua a voler “riparare” qualcosa che la fa soffrire e a ricostruire i suoi confini emotivi.
Lasciare che la responsabilità del suo benessere resti a lei.
Se la madre di suo figlio dice di aver bisogno di aiuto, l’unica condizione per un reale cambiamento è che lo cerchi personalmente. Lei può incoraggiarla, ma non può sostituirsi.
Se possibile, un percorso di mediazione familiare o di sostegno alla genitorialità.
Può essere molto utile per definire insieme regole e spazi di comunicazione centrati sul figlio, riducendo il rischio di nuovi conflitti.
Il fatto che lei parli di “stremo” è significativo: è il momento di fermarsi prima che l’esaurimento emotivo diventi totale. In questa fase, ciò che può “salvare” davvero la situazione non è un ulteriore tentativo di ricomposizione, ma la possibilità di dare finalmente stabilità a se stesso e al bambino.
Dott.ssa Sara Petroni
dalle sue parole emerge un grande senso di coinvolgimento, affaticamento e responsabilità, ma anche la lucidità di chi ha iniziato a guardare con onestà dinamiche complesse e ripetitive. La relazione che descrive mostra caratteristiche tipiche di legami in cui si alternano fasi di idealizzazione e svalutazione, inversione delle responsabilità, forte ambiguità affettiva e — come lei stesso ha intuito — una dipendenza reciproca di tipo emotivo.
Le situazioni di questo tipo non si risolvono mai “da soli” all’interno della coppia, perché entrambi i partner finiscono per alimentare involontariamente lo stesso schema: chi tenta di “salvare” o “capire” resta imprigionato nel bisogno di essere riconosciuto e amato, mentre l’altro si sente sopraffatto, o alterna momenti di bisogno e fuga.
Non è tanto questione di “colpa”, ma di funzionamenti relazionali incompatibili e disfunzionali, che nel tempo logorano l’autostima e la percezione di realtà di entrambi.
Alla luce di questo, la priorità dovrebbe essere:
Tutelare suo figlio.
I bambini, anche molto piccoli, percepiscono la tensione e la discontinuità affettiva tra i genitori. L’obiettivo principale non dovrebbe essere “rimettere insieme la coppia”, ma garantire al bambino un ambiente stabile, prevedibile e privo di conflitti cronici.
Anche un legame genitoriale separato ma cooperativo è molto più sano di una relazione caotica e dolorosa.
Lavorare su di sé, indipendentemente da lei.
Lei stesso accenna alla possibilità di aver sviluppato una dipendenza affettiva: riconoscerlo è già un passo fondamentale.
Un percorso di psicoterapia individuale (possibilmente con un professionista che abbia esperienza in dinamiche di dipendenza e relazioni disfunzionali) può aiutarla a capire perché continua a voler “riparare” qualcosa che la fa soffrire e a ricostruire i suoi confini emotivi.
Lasciare che la responsabilità del suo benessere resti a lei.
Se la madre di suo figlio dice di aver bisogno di aiuto, l’unica condizione per un reale cambiamento è che lo cerchi personalmente. Lei può incoraggiarla, ma non può sostituirsi.
Se possibile, un percorso di mediazione familiare o di sostegno alla genitorialità.
Può essere molto utile per definire insieme regole e spazi di comunicazione centrati sul figlio, riducendo il rischio di nuovi conflitti.
Il fatto che lei parli di “stremo” è significativo: è il momento di fermarsi prima che l’esaurimento emotivo diventi totale. In questa fase, ciò che può “salvare” davvero la situazione non è un ulteriore tentativo di ricomposizione, ma la possibilità di dare finalmente stabilità a se stesso e al bambino.
Dott.ssa Sara Petroni
Buongiorno. L'interesse sarebbe quello di svolgere delle sedute di coppia? O crede sia più utile svolgere delle sedute individuali? Dopo molti anni di convivenza insieme ad una persona, è più che normale aver sviluppato una certa dipendenza affettiva.
Ne volesse parlare, rimango a disposizione.
A presto.
Dott.ssa Martina Colle
Ne volesse parlare, rimango a disposizione.
A presto.
Dott.ssa Martina Colle
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