Dott.ssa Silvia Secchi

Psicologa · Altro

Cagliari 1 indirizzo

4 recensioni
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Esperienze

Sono Silvia Secchi, psicologa iscritta all’Ordine della Sardegna. Mi occupo di adolescenti, adulti, coppie e singoli. La mia formazione si è intrecciata con esperienze pratiche e umane forti: dalla psicologia forense all’educazione scolastica, dall’accompagnamento emotivo in contesti vulnerabili fino alla missione internazionale.

Negli anni ho coltivato un approccio profondo e multidimensionale alla persona, che unisce rigore scientifico, ascolto empatico e attenzione al contesto relazionale. Credo nell’educazione emotiva come strumento potente di trasformazione e per questo sono co-fondatrice di una scuola che aiuta giovani e adulti a navigare il mondo interiore con consapevolezza.

Le mie esperienze in ambito clinico, educativo e sociale mi hanno resa una professionista flessibile, motivata e attenta all’unicità di ogni storia. Lavoro oggi per promuovere benessere psicologico, inclusione e consapevolezza, sia nelle istituzioni pubbliche che nelle relazioni di aiuto nel mio studio personale. 

Altro Su di me

Aree di competenza principali:

  • Psicologia clinica
  • Psicologia cognitiva
  • Psicologia della salute
  • Psicologia forense

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Consulenza online

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Prestazioni e prezzi

  • Colloquio psicologico

    55 €

  • Colloquio psicologico online

    65 €

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Disponibilità

Telefono

070 899...

Pazienti accettati

  • Pazienti senza assicurazione sanitaria
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Studio Privato

Via Grazia Deledda 39, Cagliari 09131

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4 recensioni

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  • J

    La dottoressa è stata molto attenta e disponibile. Mi sono sentita ascoltata e compresa fin dal primo incontro, creando un ambiente accogliente e sereno che mi ha permesso di aprirmi con facilità. La consiglio a chi cerca una professionista empatica e competente.

     • Studio Privato colloquio psicologico  • 

  • E

    Si tratta della prima seduta di consulenza psicologica cui mi sono sottoposta.
    La dottoressa Secchi mi ha accolta con il sorriso e mi ha fatta sentire, con la sua attenzione, lo sguardo e le parole “nel posto giusto” per tutta la durata del nostro appuntamento.
    Avevo delle aspettative, tutte soddisfatte. Continuerò con lei il percorso per prendermi cura di me.

     • Studio Privato  • 

  • L

    Ho avuto modo di intraprendere un percorso con la Dott.ssa Secchi, una psicologa giovane ma estremamente preparata e professionale. Fin dal primo incontro si è mostrata empatica, attenta e capace di mettere subito a proprio agio.
    Il suo approccio è chiaro e rassicurante. Nonostante la giovane età, dimostra competenza e serietà. Consiglio vivamente a chiunque stia cercando una professionista capace di unire empatia e preparazione.

     • Studio Privato colloquio psicologico  • 

  • V



    Ho iniziato il mio percorso con la dott.ssa
    Silvia in un momento in cui sentivo di aver perso l’equilibrio. Fin dal primo incontro, la
    sua presenza discreta ma profondamente empatica – minuta, con i suoi occhi attenti e i capelli scuri – mi ha trasmesso subito fiducia e tranquillità.

    Nonostante la sua figura delicata, ha una forza interiore incredibile: sa ascoltare davvero, accogliendo ogni parola senza giudizio, e accompagnando con competenza e sensibilità ogni passo del percorso. Con il suo aiuto sto imparando a conoscermi meglio, a dare un nome a ciò che provo e a prendermi cura di me stessa con maggiore consapevolezza.
    Ogni seduta con lei è uno spazio protetto in cui mi sento libera di essere vulnerabile, ma anche sostenuta nel cambiamento.
    La consiglio sinceramente a chiunque sia alla ricerca non solo di una professionista preparata, ma anche di una persona capace di “esserci” con autenticità.






     • Studio Privato  • 

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 2 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno oggi vorrei parlarvi di una cosa per me molto sensibile.
Sono un ragazzo di 20 anni, sono sempre stato molto sensibile come persona che soffre spesso di sensi di colpa e non é la prima volta che mi fisso su una cosa cosi come quella che vi sto per raccontare. Quando ero piu piccolo penso avessi 16 o 17 anni incuriosito da articoli sui internet durante la masturbazione provai alcune cose tipo l'auto fellatio senza neanche riuscirci o la stimolazione del punto L dall'interno. Sono cose su cui al momento non diedi nessun tipo di peso , ma 1 mesetto fa circa mi é tornato in mente questo chiodo fisso e mi vergogno da morire. Avrei vergogna anche a parlarne con uno psicologo (in passato ci sono gia stato). Non so quanto dovrei dare peso a questa cosa e quanto possa essere considerata "normale" . É una di quelle cose di cui mi vergognerei a parlare con chiunque e cio mi fa sentire non degno di amore e cose cosi. Vorrei poter tornare alla vita normale senza sentire questo peso sulla coscienza ma non so come fare. La visione di me e quella dei miei amici su di me é di una persona molto sensibile e molto romantica ,mi piacie romanticizzare un po tutto. Ma questo ricordo mi allontana da tutto cio e infatti faccio faticare ad avere la visione delle cose che avevo prima. Ho paura che in futuro con una ragazza non mi sentiro accettato finche non avró detto queste cose,che faranno da muro . Ho bisogno di qualche consiglio, grazie in anticipo

Buongiorno, grazie per aver trovato il coraggio di condividere qualcosa che per te è così delicato. Provo a risponderle con uno sguardo sistemico-relazionale, quindi non fermandomi solo al contenuto del ricordo, ma a che funzione sta avendo oggi nella sua vita.
Da quello che racconta, non sembra tanto ciò che ha fatto a 16–17 anni a creare sofferenza, quanto il significato che oggi attribuisce a quel ricordo. In adolescenza il corpo, la sessualità e la curiosità si esplorano spesso in modo confuso, sperimentale, senza che questo definisca l’identità profonda di una persona. All’epoca, infatti, dice che non gli avevi dato peso: questo è un elemento molto importante.
Oggi, invece, quel ricordo è diventato un “chiodo fisso”. In una prospettiva sistemica potremmo chiederci: perché proprio ora?
Spesso questi pensieri emergono in momenti di passaggio, di crescita, o quando l’immagine che abbiamo di noi stessi (in questo caso: sensibile, romantico, “puro”) entra in tensione con qualcosa che non combacia più perfettamente con quell’ideale. Non è un segno che lei sia “sbagliato”, ma che sta cercando di tenere insieme parti diverse.
La vergogna che sente sembra legata non tanto alla sessualità in sé, quanto alla paura di non essere più degno d’amore o accettazione in seguito a questo evento. È come se questo ricordo fosse diventato una sorta di giudice severo che le dice: “Se qualcuno sapesse, non mi amerebbe”. Le relazioni intime, però, non si basano sulla totale trasparenza forzata o sulla confessione, ma sulla costruzione graduale di fiducia, sicurezza e reciprocità.
Il fatto che lei dica che persino parlarne con uno psicologo la farebbe vergognare è un segnale importante: non perché sia troppo grave, ma perché questa vergogna merita uno spazio protetto in cui essere ascoltata, senza giudizio. In terapia non si portano “cose giuste”, si portano cose VERE. E spesso, quando una vergogna viene detta ad alta voce in un contesto sicuro, perde molta della sua forza.
Tornare a una “vita normale” non significa cancellare ciò che è stato, ma integrare: accettare che si può essere sensibili, romantici, profondi… e allo stesso tempo umani, curiosi, imperfetti.

Dott.ssa Silvia Secchi

Buongiorno, grazie a chi dedicherà del tempo per leggere e rispondere. Sono una ragazza di 25 anni. Da anni assumo psicofarmaci e sono in psicoterapia. Oltre all'antidepressivo, prendo anche Lorazepam al bisogno. Negli ultimi mesi l'ansia è peggiorata molto a livello fisico, e sono stata costretta a prendere Lorazepam con una cerca frequenza e continuintà, ma in modo irregolare, e sto cercando di diminuirne l'uso. Al momento l'ansia è ancora molto elevata, sento sintomi fisici quali giramenti di testa, fiato corto, battito accellerato, nodo in gola, insonnia. Questi sintomi peggiorano gradualmente dopo qualche giorno dall'assunzione dell'ultimo Lorazepam e mi vedo costretta a prenderlo dinuovo per attenuare almeno un po' i sintomi. Manca ancora un po' al prossimo appuntamento con la psichiatra, ma nel frattempo volevo chiedere, è possibile che io abbia sviluppato una dipendenza fisica dal Lorazepam? Grazie mille

Buongiorno, cerco di risponderle al meglio tenendo conto che i due percorsi che già porta avanti possano darle tutto il supporto e le risposte necessarie.
Quello che descrive è comprensibile. Quando l’ansia aumenta e si manifesta soprattutto a livello fisico, il corpo diventa il primo “portavoce” di una sofferenza che ci sta chiedendo attenzione. Dunque i sintomi che sta nominando – fiato corto, tachicardia, nodo alla gola, insonnia – sono segnali reali, faticosi, e non vanno minimizzati, ma soprattutto ci dicono qualcosa di più del semplice sintomo.
Rispetto alla tua domanda sul Lorazepam, è possibile che, con un uso frequente e prolungato nel tempo, il corpo si sia adattato a una sostanza che, per un periodo, ha avuto una funzione di contenimento, sono certa che parlandone con la psichiatra troverete la giusta quadra.
Da una prospettiva sistemica, però, può essere utile allargare un po’ lo sguardo:
il farmaco non è solo una sostanza chimica, ma entra a far parte di un equilibrio. In un certo senso, negli ultimi mesi il Lorazepam sembra essere diventato uno degli strumenti principali con cui il sistema (lei, il suo corpo, la sua quotidianità) riuscite a reggere un livello di ansia molto alto. Quando prova a toglierlo, l’equilibrio si rompe e il corpo reagisce intensificando i segnali.
Questo non vuol dire che “senza Lorazepam non può farcela”, ma che in questo momento l’ansia sta chiedendo un contenimento più ampio di quello che una sola risorsa può offrire.
Il fatto che lei stia già pensando di ridurne l’uso e che ti ponga queste domande è un segnale importante di consapevolezza e di cura verso se stessa. Allo stesso tempo, è fondamentale che qualsiasi cambiamento sull’uso del farmaco venga accompagnato dalla psichiatra, perché il corpo va aiutato a trovare un nuovo equilibrio, non forzato.
Buon cammino di vita.

Dott.ssa Silvia Secchi

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