Buongiorno, ho una persona vicina che soffre di dipendenze gravi da alcool e sostanze, ma rifiuta di
Buongiorno, ho una persona vicina che soffre di dipendenze gravi da alcool e sostanze, ma rifiuta di ammetterlo e si allontana da chiunque cechi di aiutarla. Il problema sta ormai influendo sulla sua vita e salute fisica, come posso aiutarla senza venire allontanata a mia volta ?
29 risposte
La situazione che descrive mi sembra molto delicata e faticosa, soprattutto perché si trova a voler aiutare una persona che non riconosce la propria difficoltà. Purtroppo in questa posizione può starle vicino, ma non può sostituirsi a lei nel percorso di cambiamento. In questi casi è importante cercare di mantenere una vicinanza senza dimenticare di tutelare anche sé stessi, mettendo dei confini rispetto a ciò che si è disposti a sostenere e cercando una rete di supporto. Anche per lei potrebbe essere utile avere uno spazio in cui poter condividere la fatica che sta vivendo, comprendere come stare accanto a questa persona senza sentirsi sola e trovare modalità che le permettano di preservare il suo benessere. Le auguro che la situazione possa evolvere verso una condizione di maggiore serenità e che anche lei possa trovare il sostegno di cui ha bisogno. Un caro saluto.
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Salve, Se la persona in questione non accetta di ricevere un aiuto, potrebbe essere a questo punto lei invece a poterne beneficiare, al fine di comprendere meglio come intervenire per poter sostenere la persona e anche spingerla nel contattare un aiuto professionale. Se vuole resto a disposizione Un cordiale saluto Dott.ssa Di Giovanni
Buongiorno, capisco quanto possa essere difficile vedere una persona a cui si vuole bene stare male e, allo stesso tempo, sentirsi respinti ogni volta che si prova ad aiutarla. Quando una persona non riconosce o non accetta il proprio problema, può essere particolarmente difficile capire come starle vicino senza entrare in conflitto con lei. Non è possibile dire da queste poche informazioni quale sia il modo migliore di intervenire, anche perché molto dipende dalla situazione concreta, dal tipo di sostanze utilizzate, dalla gravità del problema e dal rapporto che avete. Quello che posso dirle però è che eventualmente non è necessario aspettare che sia la persona interessata a chiedere aiuto per poter chiedere un orientamento. Può rivolgersi anche lei a un SerD (Servizio per le Dipendenze) del territorio e raccontare la situazione ai professionisti, anche semplicemente per capire come muoversi e quali possibilità ci siano. I SerD sono servizi pubblici che si occupano delle problematiche legate alle dipendenze e prevedono attività di ascolto, orientamento e supporto anche per i familiari. Credo che il primo passo possa quindi essere proprio quello di trovare uno spazio in cui lei possa spiegare con maggiore dettaglio ciò che sta accadendo, senza dover necessariamente decidere da sola come affrontare la situazione. Un professionista potrà aiutarla a capire come avvicinarsi alla persona, quali atteggiamenti possono essere più utili e, allo stesso tempo, come tutelare anche se stessa all'interno di una situazione che può essere molto faticosa. Le auguro di poter trovare il supporto necessario per non affrontare dal sola questa situazione.
La situazione che descrive è molto comune. Purtroppo, se la persona in questione non ammette il problema e rifiuta aiuto c'è poco che lei può fare. Potrebbe iniziare un percorso di sostegno psicologico per capire come rimanere vicina a questa persona, se davvero lo vuole, o come vivere un eventuale allontanamento.
Gentle utente, posso solo immaginare la sua preoccupazione e il suo senso di impotenza verso la situazione. Gestire la dipendenza di una persona cara in fase di diniego richiede un delicato equilibrio tra vicinanza emotiva e tutela personale, evitando lo scontro diretto per non favorire l'isolamento. Per mantenere un canale di comunicazione aperto è fondamentale spostare il focus del discorso dalla sostanza alla persona, esprimendo preoccupazione sincera per il suo stato di salute emotiva e fisica. Offrire un ascolto empatico e privo di pregiudizi permette di rimanere un punto di riferimento sicuro. Sul piano pratico, è possibile consultare in prima persona i servizi territoriali per le dipendenze, come i SerD o le strutture del terzo settore, che offrono consulenza ai familiari e forniscono strategie mirate per facilitare un futuro aggancio terapeutico. Affiancare a questo un percorso di supporto psicologico o la partecipazione a gruppi per familiari aiuta a gestire il carico emotivo e a definire confini sani per la propria vita. Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Gentile utente, stare accanto a una persona con una dipendenza può essere molto doloroso, soprattutto quando ogni tentativo di aiuto viene percepito come un'intrusione e porta all'allontanamento. Purtroppo non possiamo obbligare qualcuno a riconoscere il proprio problema o a chiedere aiuto, ma possiamo scegliere come stare nella relazione. Può essere utile evitare lo scontro diretto sul “hai una dipendenza” e provare invece a parlare di ciò che osserva e delle conseguenze concrete, esprimendo preoccupazione senza giudizio: “Mi preoccupa vederti così e vorrei capire come posso esserti vicino”. Allo stesso tempo, essere disponibili non significa assecondare o coprire le conseguenze del consumo. È importante anche che lei non rimanga sola in questa situazione. Un professionista o un servizio per le dipendenze può offrire indicazioni anche ai familiari, persino quando la persona interessata non è ancora disponibile a curarsi. Un percorso psicologico per lei potrebbe inoltre aiutarla a comprendere come mantenere un legame senza perdere i propri confini e il proprio benessere. Se ci fosse un pericolo immediato per la sua vita o per quella di altri, invece, è necessario rivolgersi ai servizi di emergenza. Un caro saluto.
Purtroppo si può aiutare solo chi vuole essere aiutato. Inoltre in casi come questo solo una comunità di recupero specializzata può svolgere un lavoro di contenimento e riabilitazione adeguato. In bocca al lupo
Buongiorno, capisco quanto possa essere difficile stare accanto a una persona che ha una dipendenza e allo stesso tempo rifiuta di riconoscere il problema. Purtroppo non è possibile obbligare qualcuno a chiedere aiuto, ma è possibile mantenere una presenza affettuosa senza minimizzare ciò che sta accadendo. Può provare a parlarle partendo dalla sua preoccupazione, evitando accuse o ultimatum, e proponendo concretamente un confronto con un professionista e/o con un servizio dedicato alle dipendenze. È altrettanto importante, però, proteggere anche se stessa e stabilire dei limiti rispetto a comportamenti che stanno compromettendo la sua salute e la sua vita. Anche un percorso di sostegno per lei potrebbe aiutarla a capire come starle vicino senza sentirsi responsabile della sua guarigione. In presenza di situazioni di grave rischio o emergenza, è invece necessario rivolgersi tempestivamente ai servizi sanitari. Un saluto I.
Buongiorno, è una situazione molto delicata, perché quando una persona con una dipendenza nega il problema e rifiuta l’aiuto, chi le sta vicino può sentirsi impotente e avere paura che affrontare l’argomento provochi un ulteriore allontanamento. Cercherei di evitare confronti accusatori o tentativi continui di convincerla. È preferibile parlarle nei momenti in cui è sobria e maggiormente disponibile, partendo dalla propria preoccupazione e da fatti concreti: “Ti voglio bene e sono preoccupata per quello che vedo. Se un giorno vorrai chiedere aiuto, io sarò disponibile ad accompagnarti.” È altrettanto importante ricordare che aiutare non significa coprire o compensare le conseguenze della dipendenza. Giustificare comportamenti problematici, prestare continuamente denaro o assumersi responsabilità che appartengono all’altra persona può, involontariamente, contribuire al mantenimento della situazione. Purtroppo non esiste un modo sicuro per evitare che la persona si allontani: la sua reazione non dipende completamente da lei. Quello che può fare è cercare di mantenere aperto il legame senza diventare complice della dipendenza, stabilendo contemporaneamente dei limiti che proteggano anche lei. Le suggerirei inoltre di rivolgersi personalmente a un professionista o a un servizio territoriale specializzato nelle dipendenze. Questi servizi possono offrire supporto e indicazioni anche ai familiari e alle persone vicine, anche quando chi presenta la dipendenza non è ancora disposto a chiedere aiuto. Se invece dovessero verificarsi situazioni di grave intossicazione, perdita di coscienza, difficoltà respiratoria, comportamenti pericolosi, violenti o rischio suicidario, è necessario considerarla un’emergenza e richiedere immediatamente assistenza sanitaria.
Buonasera, é difficile aiutare chi non vuole essere aiutato. Se lei allontana le persone che gli tendono la mano per sostenerla e comprenderla, come fa lei, chiude ogni strada e possibilità per uscire dalla situazione in cui si trova. Mi dispiace che lei si preoccupi ma purtroppo a volte siamo obbligati a lasciare andare. Buona fortuna.
Buongiorno, quando una persona vicina vive una dipendenza e non riconosce il problema, chi le sta accanto può trovarsi in una posizione molto difficile: desidera aiutarla, ma allo stesso tempo teme che ogni tentativo di avvicinamento venga vissuto come un giudizio o un’invasione. In questi casi, spesso, più che cercare la frase giusta per convincere l’altro a cambiare, può essere utile interrogarsi su come ci si sta posizionando nella relazione. Cercare continuamente di controllare, convincere, coprire le conseguenze della dipendenza o “salvare” la persona può, involontariamente, contribuire a mantenere un equilibrio relazionale che nel tempo diventa sempre più faticoso per entrambi. Questo non significa abbandonarla o essere indifferenti. Significa distinguere ciò che possiamo fare da ciò che appartiene alla responsabilità dell’altra persona. Si può comunicare la propria preoccupazione, offrire disponibilità ad accompagnarla verso un aiuto professionale e, allo stesso tempo, stabilire dei limiti rispetto ai comportamenti che ci fanno stare male o che non siamo più disposti a sostenere. Anche il timore di essere allontanata merita attenzione: a volte, per paura di perdere la relazione, si finisce per rinunciare progressivamente ai propri bisogni e ai propri confini. Un percorso psicoterapeutico può essere utile anche quando la persona con la dipendenza non è ancora disponibile a chiedere aiuto. Chi le sta vicino può infatti lavorare su di sé, comprendere le dinamiche relazionali che si sono create e trovare un modo di stare nella relazione senza sentirsi costantemente responsabile della possibilità che l’altro cambi.
Buongirono, Per curare una dipendenza, il paziente dovrebbe rivolgersi ai Ser.D (Servizi Dipendenze) pubblici della ASL o a strutture private specializzate. I Ser.D del territorio: Sono i servizi pubblici del Servizio Sanitario Nazionale. Offrono supporto medico, psicologico e sociale per dipendenze da sostanze (alcol, droga) e comportamentali (gioco d'azzardo). Molto spesso il supporto ed il sostegno della famiglia è importante insieme alla volontà del paziente; le strutture dedicate solitamente effettuano una presa in carico globale che include l'utente e la sua stessa famiglia. Cordiali Saluti Dott. Diego Ferrara
Buongiorno, sicuramente e molto difficile stare accanto ad una persona che soffre di dipendenze possiamo amarla una persona che soffre di dipendenze,possiamo partire dai suoi punti di forza allearci alle sue passioni anche dimenticate ed incoraggiare a farsi aiutare, possiamo non giudicarla e farla sentire sbagliata,possiamo consolarla e proteggere ma non possiamo sostituirci a lui e dobbiamo accettare che sarà lui a scegliere se ripartire dal fondo, non possiamo farlo noi per lui possiamo offrire tutto il supporto e stimoli ma poi dobbiamo a accettare che ognuno deve sceglier per se stessi. Lei non deve smettere di occuparsi dei suoi bisogni e chiedersi se si sta dimenticando di se stessa per stare vicina di questa persona. Se vorrà possiamo affrontare insieme questo cammino di comprensione
Buona sera, gentile utente la ringrazio per il suo racconto in poche righe fa comprendere la situazione. Purtroppo avere consapevolezza di avere un problema è fondamentale e finché questa persona non ne avrà sarà difficile, unica cosa che lei piò fare e stargli vicino magari può tentare un contatto al serd.d con lo scopo di essere aiutata a gestire la situazione. Un caro saluto dott.ssa Valeria Sicari
Buongiorno, purtroppo non è possibile aiutare qualcuno che non vuole farsi aiutare. L'unico modo per stargli vicino è offrirgli la sua amicizia, mettendo però i giusti paletti, se lui continua ad abusare di qualcosa. Per esempio potrebbe decidere do non volerlo vedere quando è sotto effetto di sostanze. Stia però attenta perché a volte si viene risucchiati da queste persone senza rendersene conto. Se ha bisogno di un consiglio, mi chiami pure, ho lavorato per anni con dipendenze da alcool e da sostanze.
Salve, stare accanto a una persona con una dipendenza importante può essere molto doloroso, soprattutto quando ogni tentativo di aiuto viene vissuto come un’intrusione e porta ad allontanarsi. Quando una persona non riconosce il problema, cercare di convincerla, controllarla o metterla continuamente di fronte alle conseguenze dei suoi comportamenti può aumentare la chiusura e il conflitto. Può essere più utile mantenere una presenza disponibile ma chiara, esprimendo la propria preoccupazione senza giudizio e parlando di ciò che lei osserva e di come questa situazione la coinvolge, piuttosto che cercare di ottenere un’ammissione. È però importante ricordare che non può costringere questa persona a curarsi, né assumersi la responsabilità della sua guarigione. Può offrire aiuto, indicare la possibilità di rivolgersi a servizi o professionisti specializzati e, allo stesso tempo, stabilire dei confini rispetto a ciò che è disposta a sostenere. Anche chi sta accanto a una persona con una dipendenza ha bisogno di essere tutelato. Un confronto con uno psicologo o con un servizio dedicato alle dipendenze può aiutarla a capire come mantenere una relazione senza esserne completamente assorbita e come distinguere l’aiutare dal sostituirsi all’altro. Se invece dovessero esserci situazioni di rischio immediato per la salute, perdita di coscienza, grave alterazione, comportamenti pericolosi o rischio per sé o per altri, è importante rivolgersi tempestivamente ai servizi di emergenza. A volte aiutare significa anche riuscire a restare presenti senza inseguire l’altro, lasciando aperta una porta ma senza perdersi nel tentativo di salvarlo. Un saluto.
Buongiorno a lei, quello che sta ponendo è un problema delicato che non può essere affrontato senza l'aiuto di altri; esistono delle Associazioni che si occupano di dipendenze, alcol e/o droga che sia. Queste associazioni offrono anche opportunità di incontro e sostegno per i familiari e, comunque, per tutte le persone vicine a chi presenta il problema della dipendenza, anche nelle fasi iniziali dove manca un atteggiamento collaborativo e la volontà di affrontare il problema. C'è da dire che l'aiuto e il sostegno ai familiari è fondamentale come pure la loro partecipazione al percorso di cura, così come la creazione, attraverso l'incontro con altri che affrontano lo stesso problema, di una "rete" di relazioni di aiuto reciproco, attraverso un confronto continuo . Per l'esperienza che ne ho, posso dire che questo approccio funziona per moltissimi casi ed aiuta a conquistare e mantenere uno stato di sobrietà; una volta raggiunto e consolidato questo, per molte persone può essere indicato anche un percorso di psicoterapia, a rinforzo della persona attraverso una migliore conoscenza di sé e dei meccanismi mentali che l' hanno portata alla dipendenza. Il mio consiglio è quindi di prendere senz'altro contatto con un'Associazione che, nel suo territorio e in collegamento con le strutture sanitarie, si occupi del trattamento dell'alcoldipendenza (per esempio ACAT- associazione club alcolisti in trattamento, o AA alcolisti anonimi). La potranno accogliere e studiare insieme il modo di coinvolgere la persona che le sta a cuore. Le faccio molti auguri.
Buongiorno, più che convincerla ad ammettere il problema, cerchi di mantenere aperto un canale di relazione: esprima la sua preoccupazione senza giudicarla e le faccia sapere che sarà disponibile ad accompagnarla verso un aiuto professionale quando sarà pronta. Allo stesso tempo, stabilisca dei limiti chiari: aiutare non significa coprire o sostenere le conseguenze della dipendenza. Anche lei può rivolgersi a un servizio per le dipendenze per ricevere indicazioni su come comportarsi con una persona che al momento rifiuta le cure.
Buongiorno. Da un punto di vista psicoterapeutico, la prima cosa è riconoscere che non può costringere una persona a curarsi se non è pronta, ma può aumentare le possibilità che accetti un aiuto. Eviti di affrontarla durante l’uso o quando è alterata: scelga un momento di lucidità e parli con calma, usando frasi come “Sono preoccupata per te e vedo che stai soffrendo”, evitando accuse o etichette. Non cerchi di convincerla che “ha una dipendenza”: può essere più efficace parlare delle conseguenze concrete che sta vivendo. Offra un aiuto pratico e non giudicante: “Se vuoi, ti accompagno a parlare con un professionista.” Eviti però di coprire le conseguenze del suo comportamento, prestare denaro o mentire per proteggerla: sostenere non significa rendere possibile la dipendenza. Cerchi anche lei un supporto professionale: stare accanto a una persona con dipendenze può essere molto logorante, e proteggere i propri confini non significa abbandonarla. La cosa più importante è cercare di mantenere aperto il rapporto senza trasformarlo in una continua battaglia per farle ammettere il problema.
Gentilissima, A parer mio deve solo accettare che la probabilità che lei non possa fare assolutamente nulla è altissima, diciamo una certezza. La dipendenza da alcool e sostanze (tipicamente alcool, cocaina e/o cannabis) assorbe chi ne soffre in uno stato mentale dove tutti gli altri, compresa lei, sono solo strumenti per passare il tempo in modo socialmente accettabile fra una dose e l'altra alleggerendo il senso di colpa e ottenendo vantaggi concreti (come soldi o supporto sociale e lavorativo), manipolandoli e mentendogli in ogni modo per tenerli a disposizione e al contempo impotenti. Se lei avesse davvero il potere di intervenire sulla dipendenza di questa persona, per difendere la dipendenza questa persona farebbe di tutto per allontanarla. Capisco quanto sia difficile accettare tutto questo; per le persone "normali" non tossicodipendenti non è possibile comprendere la trasformazione in senso opportunistico che subiscono i loro cari quando divengono schiavi delle sostanze; nulla e nessuno sono più importanti della dose, e se promettono qualcosa di diverso è solo a fini manipolatori. Un tossicodipendente inizia il suo recupero solo quando rende pubblico a tutti i suoi conoscenti la sua condizione, inizia la frequentazione di gruppi e comunità dedicati al problema e accetta di coinvolgere i cari conviventi nel percorso terapeutico, oltre a seguirne uno esclusivamente dedicato a lui, spesso comprensivo di supporto psichiatrico. Come comprenderà, tutto questo è altamente improbabile che accada... La invito invece a chiedersi se lei stessa non soffra in qualche grado di dipendenza affettiva, al punto da perdere di vista il suo proprio bene, la sua autostima e le possibilità di una vita felice. Il mondo è pieno di gente e la nostra vita è fatta di esperienze di crescita veicolate dal rapporto con gli altri; ogni cosa inizia e finisce, e al termine di un ciclo noi diventiamo più forti e consapevoli, più capaci di aiutare gli altri con quello che abbiamo imparato. Trascinarci dietro gli altri che si rendono zavorra non ha senso; c'è sempre la possibilità di rivolgere il nostro amore a chi può ricambiarlo e il tempo è l'unica nostra risorsa che non può essere rigenerata; vale dunque la pena sprecarlo? Le auguro ogni bene, Andrea Tamburrini
Buonaserw, capisco la sua preoccupazione e anche il timore di perderla se prova ad avvicinarsi troppo. Quando una persona non riconosce di avere una dipendenza, purtroppo non possiamo costringerla a chiedere aiuto. Può però farle sentire che lei c’è, senza giudicarla né giustificare i suoi comportamenti. Cerchi un momento in cui sia lucida e le parli con affetto, esprimendo ciò che osserva e la sua preoccupazione, più che accusarla. E soprattutto, non rimanga sola in questa situazione: può chiedere consiglio a un professionista o a un servizio per le dipendenze anche senza che sia lei a presentarsi. Se la sua salute fisica è seriamente compromessa o c’è un pericolo immediato, invece, è importante chiamare i soccorsi. A volte aiutare significa anche rispettare la distanza dell’altro, continuando però a lasciare aperta una porta.
Buongiorno, come può aiutare qualcuno che non ha voglia di farsi aiutare? Forse dovrebbe chiedersi come mai vorrebbe aiutare questa persona a tutti i costi e cosa reattiva in lei. Se desidera approfondire sono disponibile per un consulto online.
Salve. Quando una persona con dipendenza da alcol o sostanze non riconosce il problema, tentare continuamente di convincerla spesso aumenta opposizione e distanza. È più utile mantenere un contatto non giudicante, porre limiti chiari rispetto ai comportamenti dannosi e proporre concretamente un accesso al SerD. Anche un familiare può rivolgersi al servizio per ricevere indicazioni su come gestire la situazione. Se compaiono grave intossicazione, alterazione della coscienza, aggressività o rischio per la vita, è necessario comunque rivolgersi ai servizi di emergenza.
Buongiorno, dipende dal rapporto che ha con lei, dal livello di vicinanza in termini sia di conoscenza che di profondità di rapporto e l'importanza che questa persona ha nella sua vita e quindi da dove nasce il desiderio di aiutare questa persona. Spesso chi ha un problema di dipendenza vive in funzione di questo e fatica a riconoscere la gravità del problema oppure le emozioni connesse con la dipendenza come la vergogna o la paura del giudizio rende l'altra persona molto vulnerabile e la dipendenza può isolare la persona dagli altri. Valuti di comprendere come sta la persona e se ci sono dei segnali che la fanno realmente preoccupare, senza giudicarla, mostrando disponibilità al dialogo e all'ascolto empatico, ma senza con ciò perdere il contatto con se stessa. Si può provare a tendere una mano senza esserne trascinati, continuando a prendersi cura di sé e sta sempre alla volontà dell'altra persona decidere se e quando prendersi cura di lei. Ed eventualmente valuti la rete relazionale in cui è inserita, una persona sola senza la volontà cooperativa nell'uscire da una dipendenza non riesca a risolvere il problema. Si prenda in primis cura di lei.
Buongiorno, quando una persona non riconosce la propria difficoltà, chi le sta vicino può ritrovarsi in una posizione molto faticosa: cercare continuamente il modo giusto per aiutarla, temendo che ogni parola possa provocare un allontanamento. Forse, però, la questione non è trovare la strategia che le impedisca di allontanarLa, ma capire che cosa può fare Lei senza assumersi la responsabilità di cambiare l’altra persona. Può esserci una differenza importante tra esserci per qualcuno e cercare di salvarlo. Può essere utile chiedersi anche: che cosa accade a Lei quando prova ad aiutarla? Che cosa si sente obbligata a fare, che cosa teme possa succedere se smettesse di intervenire e quali limiti sente di non riuscire più a mettere? La dipendenza riguarda certamente la persona che ne soffre, ma finisce spesso per coinvolgere profondamente anche chi le sta accanto. Se sente di essere entrata in una situazione dalla quale non riesce più a prendere distanza o di non sapere più quale sia il Suo posto, un colloquio può aiutarLa a mettere a fuoco proprio questo, senza dover partire dalla necessità di trovare immediatamente una soluzione per l’altra persona.
E' importante che in questi momenti di difficoltà riesca ad affidarsi a un terapeuta che sappia realmente aiutarla a conoscere e gestire i propri vissuti emotivi in merito. A presto, Dott. Salvatore Di Costanzo
Buongiorno, capisco la paura di perderla, ma deve ricordare una cosa fondamentale: non può salvare chi non vuole assumersi la responsabilità della propria situazione. Alcol e sostanze possono richiedere un aiuto specialistico, e aspettare che la persona tocchi il fondo può essere molto rischioso. Può esserci senza coprire le conseguenze delle sue scelte, senza giustificarla e senza sacrificare la sua salute. Si chieda: quanto ancora è disposta a perdere nel tentativo di salvare questa persona? E se iniziasse a mettere dei limiti chiari, cosa teme davvero di perdere?
La dipendenza è un tentativo di autocura, affronterei l'argomento da una prospettiva differente magari quale sia la sofferenza che tormenta questa persona, chiedendo la sua versione della sua storia di vita, facendo sentire l'interesse autentico verso una persona in difficoltà
Salve. purtroppo ch è dipedente e non accetta la situazione non può essere obbligato a farsi curare,.Le rimane solo di scegliere se rimanere accanto a questa persona o allontanarla. E' la persona che deve maturare il bisogno di una vita serena.Se non ha la motivazione, la forza eil coraggio , è tutto vano.
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