Buongiorno, ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho av
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risposte
Buongiorno,
ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà
ho 38 anni, donna, e sette mesi fa mi è stata diagnosticata positività a hpv18. Ho avviato tutto l'iter di vaccini, colposcopie, pap test, fermenti e chi più ne ha. Il problema adesso resta relazionale. Ho 38 anni e sono single. Mi chiedevo come si comunica una cosa del genere (perché si deve comunicare e siamo d'accordo su questo) a un'eventuale conoscenza, sapendo che al 99 percento quella persona si rifiuterà di avere una qualsivoglia relazione sessuale e quindi relazionale, dal momento che l'hpv si trasmette anche con preservativo? Devo smettere di conoscere gente finché non mi negativizzo? La gente oggi come oggi, durante gli incontri sparisce per molto molto meno. Grazie a chiunque mi risponderà
Buongiorno, la sincerità nelle relazioni di coppia, soprattutto in casi così delicati, è fondamentale, altrimenti rischia di minare le basi della fiducia.
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Buon pomeriggio, potremmo iniziare chiedendoci cosa ci porta ad identificarci con la nostra diagnosi. Lei è una donna, ha 38 anni, è single. La positività a hpv è una condizione transitoria che al momento non possiamo modificare, non la identifica. Capisco che adesso questo problema venga percepito così grande da nascondere dalla nostra percezione tutto il resto. Ci sentiamo sbagliate nel rapporto con gli altri? Quanta fatica mettiamo in ciò che non possiamo controllare?!
Buon pomeriggio,
capisco il tuo dubbio ma partiamo da una cosa importante: non è necessario smettere di frequentare qualcuno solo perchè hai l'HPV.
è una situazione molto più comune di quanto pensi, purtroppo se ne parla poco ed è normale sentirsi in difficoltà o provare vergogna sul piano relazionale.
Fondamentale è informare il partner prima di avere rapporti sessuali e usare sempre le precauzioni, è vero il preservativo non elimina il rischio ma lo riduce notevolmente.
Quando vuoi comunicare questo aspetto, ti consiglio di "normalizzarlo", senza drammatizzare, puoi usare l'ironia.. perchè il modo in cui lo comunichi influisce notevolmente la ricezione del messaggio da chi lo ascolta.
Sii diretta e tranquilla, insieme potete capire come comportarvi.
capisco il tuo dubbio ma partiamo da una cosa importante: non è necessario smettere di frequentare qualcuno solo perchè hai l'HPV.
è una situazione molto più comune di quanto pensi, purtroppo se ne parla poco ed è normale sentirsi in difficoltà o provare vergogna sul piano relazionale.
Fondamentale è informare il partner prima di avere rapporti sessuali e usare sempre le precauzioni, è vero il preservativo non elimina il rischio ma lo riduce notevolmente.
Quando vuoi comunicare questo aspetto, ti consiglio di "normalizzarlo", senza drammatizzare, puoi usare l'ironia.. perchè il modo in cui lo comunichi influisce notevolmente la ricezione del messaggio da chi lo ascolta.
Sii diretta e tranquilla, insieme potete capire come comportarvi.
Buon pomeriggio,
quello che porta è un tema molto delicato, perché tocca insieme la salute, l’intimità e il timore del rifiuto. È comprensibile che questo generi ansia e la sensazione di doversi “ritirare” dalle relazioni.
Partiamo da un punto importante: la sua preoccupazione (“al 99% l’altra persona rifiuterà”) è comprensibile, ma è anche una previsione molto rigida e probabilmente influenzata dalla paura. Nella realtà, le reazioni possono essere diverse: alcune persone potrebbero allontanarsi, altre informarsi, altre ancora scegliere di proseguire con consapevolezza. Non esiste un esito unico e certo.
Un altro aspetto centrale è come viene comunicata questa informazione. Non è necessario dirlo immediatamente, né nelle primissime fasi conoscitive. Può essere condiviso quando la relazione inizia a spostarsi su un piano più intimo, in un contesto di fiducia minima. Il modo in cui se ne parla fa la differenza: comunicare con chiarezza, tranquillità e informazioni corrette (ad esempio spiegando che è una condizione molto diffusa, che è in follow-up medico e che esistono modalità di gestione e prevenzione) aiuta a ridurre anche l’impatto emotivo sull’altra persona.
È importante anche non ridurre sé stessa a questa condizione. Lei è molto più di una diagnosi, e il rischio, in questi casi, è interiorizzare uno stigma che porta a sentirsi “non adatta” o “non desiderabile”. Questo può influenzare il modo in cui si pone nelle relazioni, ancora prima della reazione dell’altro.
Rispetto alla domanda “devo smettere di conoscere persone?”, la risposta è no: sospendere completamente la possibilità relazionale rischia di rinforzare isolamento e paura. Piuttosto, può essere utile procedere con gradualità, rispettando i suoi tempi e scegliendo contesti in cui si sente più a suo agio.
È vero che il tema della trasmissibilità esiste, ma è altrettanto vero che rientra in una gestione condivisa e informata della sessualità, come accade per molte altre condizioni. In una relazione adulta, questi aspetti possono essere affrontati insieme, senza che questo significhi automaticamente una chiusura.
Infine, il timore del rifiuto è un nodo importante: esporsi comporta sempre una quota di vulnerabilità, indipendentemente dall’HPV. Lavorare su questo può aiutarla non solo in questa situazione specifica, ma più in generale nel modo di vivere le relazioni.
Se sente che questa condizione sta influenzando molto il suo modo di vedere sé stessa e gli altri, può essere utile avere uno spazio per esplorare questi vissuti in modo più approfondito.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo.
quello che porta è un tema molto delicato, perché tocca insieme la salute, l’intimità e il timore del rifiuto. È comprensibile che questo generi ansia e la sensazione di doversi “ritirare” dalle relazioni.
Partiamo da un punto importante: la sua preoccupazione (“al 99% l’altra persona rifiuterà”) è comprensibile, ma è anche una previsione molto rigida e probabilmente influenzata dalla paura. Nella realtà, le reazioni possono essere diverse: alcune persone potrebbero allontanarsi, altre informarsi, altre ancora scegliere di proseguire con consapevolezza. Non esiste un esito unico e certo.
Un altro aspetto centrale è come viene comunicata questa informazione. Non è necessario dirlo immediatamente, né nelle primissime fasi conoscitive. Può essere condiviso quando la relazione inizia a spostarsi su un piano più intimo, in un contesto di fiducia minima. Il modo in cui se ne parla fa la differenza: comunicare con chiarezza, tranquillità e informazioni corrette (ad esempio spiegando che è una condizione molto diffusa, che è in follow-up medico e che esistono modalità di gestione e prevenzione) aiuta a ridurre anche l’impatto emotivo sull’altra persona.
È importante anche non ridurre sé stessa a questa condizione. Lei è molto più di una diagnosi, e il rischio, in questi casi, è interiorizzare uno stigma che porta a sentirsi “non adatta” o “non desiderabile”. Questo può influenzare il modo in cui si pone nelle relazioni, ancora prima della reazione dell’altro.
Rispetto alla domanda “devo smettere di conoscere persone?”, la risposta è no: sospendere completamente la possibilità relazionale rischia di rinforzare isolamento e paura. Piuttosto, può essere utile procedere con gradualità, rispettando i suoi tempi e scegliendo contesti in cui si sente più a suo agio.
È vero che il tema della trasmissibilità esiste, ma è altrettanto vero che rientra in una gestione condivisa e informata della sessualità, come accade per molte altre condizioni. In una relazione adulta, questi aspetti possono essere affrontati insieme, senza che questo significhi automaticamente una chiusura.
Infine, il timore del rifiuto è un nodo importante: esporsi comporta sempre una quota di vulnerabilità, indipendentemente dall’HPV. Lavorare su questo può aiutarla non solo in questa situazione specifica, ma più in generale nel modo di vivere le relazioni.
Se sente che questa condizione sta influenzando molto il suo modo di vedere sé stessa e gli altri, può essere utile avere uno spazio per esplorare questi vissuti in modo più approfondito.
Se desidera, può prenotare una prima consulenza on line direttamente dal mio profilo.
Cara utente, senz'altro sarebbe ideale se si astenesse da rapporti sessuali per evitare di contribuire alla diffusione del virus. Ad ogni modo, come lei dice, nel momento in cui comunicasse questa informazione ad un eventuale partner, senz'altro è possibile che sarebbe lui a rifiutarsi di avere un rapporto (giustamente).
Come mai sente di non poter aspettare di negativizzarsi dal virus?
Come mai sente di non poter aspettare di negativizzarsi dal virus?
Cara utente,la sua preoccupazione è assolutamente comprensibile, soprattutto perché tocca un aspetto delicato come quello relazionale.
Non è necessario rinunciare a conoscere persone fino alla negativizzazione. Piuttosto, è importante trovare un modo di comunicare che sia rispettoso sia di sé che dell’altro. In genere, non serve dirlo subito, ma nel momento in cui si intravede una possibile intimità.
Il preservativo in ogni caso riduce il rischio.
La paura del rifiuto è comprensibile, ma non è scontato che l’altro reagisca allontanandosi perchè spesso una comunicazione chiara e serena favorisce risposte più mature di quanto si immagini.
Se questa situazione sta incidendo molto sul suo modo di vivere le relazioni, può essere utile avere uno spazio per elaborare queste paure e non lasciare che siano loro a guidare le scelte.
Un caro saluto
Non è necessario rinunciare a conoscere persone fino alla negativizzazione. Piuttosto, è importante trovare un modo di comunicare che sia rispettoso sia di sé che dell’altro. In genere, non serve dirlo subito, ma nel momento in cui si intravede una possibile intimità.
Il preservativo in ogni caso riduce il rischio.
La paura del rifiuto è comprensibile, ma non è scontato che l’altro reagisca allontanandosi perchè spesso una comunicazione chiara e serena favorisce risposte più mature di quanto si immagini.
Se questa situazione sta incidendo molto sul suo modo di vivere le relazioni, può essere utile avere uno spazio per elaborare queste paure e non lasciare che siano loro a guidare le scelte.
Un caro saluto
Carissima, certo quello che ti è successo è una brutta disavventura, ma ciò che ti suggerisco è di viverla come un'occasione, un tempo che può servirti per riflettere sul modo di relazionarti con un eventuale partner, sul rispetto che bisogna avere innanzitutto per se stessi, prerequisito necessario per qualunque relazione e soprattutto per elaborare un possibile rifiuto, evento fisiologico in qualunque relazione.
Gentile Utente, Lei cosa farebbe se si trovasse al posto di una eventuale persona interessata a Lei se Le venisse comunicato tutto questo? Una buona relazione, di qualsiasi natura possa essere, è basata sul rispetto, sulla fiducia ed essere onesti con gli altri ci mette in una posizione di serenità; la scelta di frequentare una persona ed iniziare, eventualmente, una relazione d'amore spetta al diretto interessato. Noi possiamo solo comunicare ed attendere, accettando qualsiasi risposta con tranquillità, sereni di aver informato gli altri e di aver fatto la cosa migliore. La invito a curarsi ed avere una totale attenzione alla sua salute ed "ascoltare" che cosa la Vita, in questo momento, sta cercando di insegnarLe. Grazie.
Buongiorno,
capisco bene la sua preoccupazione: una diagnosi di HPV può avere un impatto non solo medico, ma anche relazionale, soprattutto quando si è in una fase di nuove conoscenze.
Le lascio alcuni punti importanti.
L’HPV è un’infezione molto diffusa e nella maggior parte dei casi viene gestita e monitorata, come sta già facendo lei. Questo è già un elemento di tutela e responsabilità.
Rispetto alle relazioni: non è necessario smettere di conoscere persone. Il punto è piuttosto come e quando comunicare.
Non serve dirlo subito all’inizio, ma è corretto farlo prima di un’intimità, in modo chiaro e sereno. Spesso il timore è che l’altro si allontani, ed è una possibilità reale, ma non scontata.
Può aiutarsi anche con una comunicazione semplice e diretta, ad esempio:
“Ti dico una cosa importante: ho un HPV, è una condizione molto comune che sto seguendo con il medico. Preferisco dirtelo con chiarezza prima di andare oltre.”
Un aspetto importante è anche questo: cercare di non vivere questa condizione come qualcosa che la definisce o la rende “meno desiderabile”. Sta gestendo una situazione sanitaria, non qualcosa che la rappresenta come persona.
Chi si allontana senza ascoltare o informarsi difficilmente sarebbe comunque una presenza solida sul piano relazionale.
Non è necessario fermare la sua vita affettiva: può continuare a conoscere persone, con consapevolezza e gradualità.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
capisco bene la sua preoccupazione: una diagnosi di HPV può avere un impatto non solo medico, ma anche relazionale, soprattutto quando si è in una fase di nuove conoscenze.
Le lascio alcuni punti importanti.
L’HPV è un’infezione molto diffusa e nella maggior parte dei casi viene gestita e monitorata, come sta già facendo lei. Questo è già un elemento di tutela e responsabilità.
Rispetto alle relazioni: non è necessario smettere di conoscere persone. Il punto è piuttosto come e quando comunicare.
Non serve dirlo subito all’inizio, ma è corretto farlo prima di un’intimità, in modo chiaro e sereno. Spesso il timore è che l’altro si allontani, ed è una possibilità reale, ma non scontata.
Può aiutarsi anche con una comunicazione semplice e diretta, ad esempio:
“Ti dico una cosa importante: ho un HPV, è una condizione molto comune che sto seguendo con il medico. Preferisco dirtelo con chiarezza prima di andare oltre.”
Un aspetto importante è anche questo: cercare di non vivere questa condizione come qualcosa che la definisce o la rende “meno desiderabile”. Sta gestendo una situazione sanitaria, non qualcosa che la rappresenta come persona.
Chi si allontana senza ascoltare o informarsi difficilmente sarebbe comunque una presenza solida sul piano relazionale.
Non è necessario fermare la sua vita affettiva: può continuare a conoscere persone, con consapevolezza e gradualità.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Cara signora,
capisco la sua preoccupazione per una situazione non facile da gestire.
Certamente è un'informazione che dovrà fornire nel caso decidesse di avere rapporti sessuali con la persona che frequenterà ma cerchi di separare la sua visione un pò catastrofica di una perdita inevitabile da ciò che potenzialmente potrebbe accadere. Ciò infatti potrebbe portarla a attivare meccanismi di evitamento e distanziamento relazionale per il timore di essere abbandonata . Le consiglierei, se possibile, di farsi accompagnare in un percorso di terapia per affrontare questa cosa senza sentirsi da sola. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
capisco la sua preoccupazione per una situazione non facile da gestire.
Certamente è un'informazione che dovrà fornire nel caso decidesse di avere rapporti sessuali con la persona che frequenterà ma cerchi di separare la sua visione un pò catastrofica di una perdita inevitabile da ciò che potenzialmente potrebbe accadere. Ciò infatti potrebbe portarla a attivare meccanismi di evitamento e distanziamento relazionale per il timore di essere abbandonata . Le consiglierei, se possibile, di farsi accompagnare in un percorso di terapia per affrontare questa cosa senza sentirsi da sola. Le auguro di ritrovare presto la sua serenità.
Gentile utente, posso solo immaginare il suo stato d'animo: a 38 anni, ricevere una diagnosi di HPV 18 può far sentire come se la propria vita sentimentale fosse finita. È normale sentirsi vulnerabili e percepire quel risultato clinico come un "marchio". La realtà statistica e medica è molto diversa da come la stai immaginando in questo momento di comprensibile sconforto.
Innanzitutto, l'idea che il 99% delle persone fuggirebbe è un pensiero ansio anticipatorio negativo non un fatto reale sostenuto da prove. L'HPV è molto più diffuso di quanto non si creda. Non sei in un mondo di sani, sei semplicemente una donna che è consapevole del proprio stato e sta facendo prevenzione.
Non è obbligata a smettere di conoscere persone in attesa della negativizzazione. La questione della comunicazione è delicata ma gestibile: è un'informazione da condividere con calma quando si decide di entrare nell'intimità. Se presenti la questione come un dato clinico gestibile, in modo calmo onesto e sincero ("Ho un test positivo per l'HPV, per correttezza te lo dico perché tengo alla salute di entrambi"), permetti all'altro di reagire con altrettanta maturità.
È vero, qualcuno potrebbe allontanarsi, ma l'HPV in questo senso funge da "filtro": chi sparisce di fronte a un virus così comune e gestibile, probabilmente non sarebbe stato un partner capace di affrontare le reali sfide della vita. Oggi molti uomini sono vaccinati o possono farlo su suggerimento, riducendo drasticamente i rischi. Lasciare che un esito di laboratorio definisca il suo valore o il suo diritto ad essere amata non è giusto verso sè stessa. Provi a vedersi come una donna che sta gestendo la propria salute con grande serietà, e questa è una qualità, non un difetto da nascondere.
Se sente che però tale vissuto diventa per lei complesso da vivere o gestire potrebbe sempre valutare un supporto psicologico per questo delicato momento della sua vita. Cordiali saluti Dott.ssa Alessia D'Angelo
Innanzitutto, l'idea che il 99% delle persone fuggirebbe è un pensiero ansio anticipatorio negativo non un fatto reale sostenuto da prove. L'HPV è molto più diffuso di quanto non si creda. Non sei in un mondo di sani, sei semplicemente una donna che è consapevole del proprio stato e sta facendo prevenzione.
Non è obbligata a smettere di conoscere persone in attesa della negativizzazione. La questione della comunicazione è delicata ma gestibile: è un'informazione da condividere con calma quando si decide di entrare nell'intimità. Se presenti la questione come un dato clinico gestibile, in modo calmo onesto e sincero ("Ho un test positivo per l'HPV, per correttezza te lo dico perché tengo alla salute di entrambi"), permetti all'altro di reagire con altrettanta maturità.
È vero, qualcuno potrebbe allontanarsi, ma l'HPV in questo senso funge da "filtro": chi sparisce di fronte a un virus così comune e gestibile, probabilmente non sarebbe stato un partner capace di affrontare le reali sfide della vita. Oggi molti uomini sono vaccinati o possono farlo su suggerimento, riducendo drasticamente i rischi. Lasciare che un esito di laboratorio definisca il suo valore o il suo diritto ad essere amata non è giusto verso sè stessa. Provi a vedersi come una donna che sta gestendo la propria salute con grande serietà, e questa è una qualità, non un difetto da nascondere.
Se sente che però tale vissuto diventa per lei complesso da vivere o gestire potrebbe sempre valutare un supporto psicologico per questo delicato momento della sua vita. Cordiali saluti Dott.ssa Alessia D'Angelo
Gentile, quello che sta vivendo non riguarda solo la diagnosi, ma il modo in cui questa diagnosi ha impattato la sua vita relazionale. L’HPV, soprattutto quando viene nominato con un numero “importante” come il 18, porta con sé un immaginario di rischio, rifiuto e stigma che spesso pesa più del virus stesso. È comprensibile che oggi la sua paura non sia tanto clinica, quanto esistenziale: “come faccio a costruire una relazione se temo di essere rifiutata in partenza?”.
In realtà, ciò che descrive è un doppio livello: da una parte c’è la gestione medica, che sta già seguendo con attenzione; dall’altra c’è il timore che questa condizione la renda “non presentabile”, come se dovesse mettere in pausa la sua vita affettiva finché non si negativizza. È un pensiero comprensibile, ma nasce più dalla paura di essere giudicata che da un reale limite alla possibilità di conoscere qualcuno.
La comunicazione con un nuovo partner non è un “annuncio” che cancella la relazione prima ancora che inizi, ma un processo che si costruisce quando c’è fiducia reciproca. Non serve dirlo al primo incontro, né rinunciare a conoscere persone: si comunica quando la relazione inizia a prendere forma, con calma e con informazioni corrette, non con la paura di essere rifiutata.
Molte persone vivono e hanno vissuto l’HPV, e la maggior parte delle relazioni non si interrompe per questo. Il punto non è “nascondere” o “dire subito”, ma trovare un modo di parlarne che non la faccia sentire colpevole o pericolosa. E questo richiede prima di tutto che lei non si percepisca come tale.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio a rimettere ordine tra ciò che appartiene alla realtà medica e ciò che appartiene alla paura di essere scartata, restituendole la possibilità di vivere le relazioni senza sentirsi definita da una diagnosi
In realtà, ciò che descrive è un doppio livello: da una parte c’è la gestione medica, che sta già seguendo con attenzione; dall’altra c’è il timore che questa condizione la renda “non presentabile”, come se dovesse mettere in pausa la sua vita affettiva finché non si negativizza. È un pensiero comprensibile, ma nasce più dalla paura di essere giudicata che da un reale limite alla possibilità di conoscere qualcuno.
La comunicazione con un nuovo partner non è un “annuncio” che cancella la relazione prima ancora che inizi, ma un processo che si costruisce quando c’è fiducia reciproca. Non serve dirlo al primo incontro, né rinunciare a conoscere persone: si comunica quando la relazione inizia a prendere forma, con calma e con informazioni corrette, non con la paura di essere rifiutata.
Molte persone vivono e hanno vissuto l’HPV, e la maggior parte delle relazioni non si interrompe per questo. Il punto non è “nascondere” o “dire subito”, ma trovare un modo di parlarne che non la faccia sentire colpevole o pericolosa. E questo richiede prima di tutto che lei non si percepisca come tale.
Un percorso psicologico può aiutarla proprio a rimettere ordine tra ciò che appartiene alla realtà medica e ciò che appartiene alla paura di essere scartata, restituendole la possibilità di vivere le relazioni senza sentirsi definita da una diagnosi
Affrontare una diagnosi come questa sul piano medico è già impegnativo, ma l’impatto sulla vita relazionale è spesso la parte più difficile da gestire, e raramente viene affrontata con la stessa attenzione.
Alcune cose che possono essere utili da sapere. L’HPV ad alto rischio è estremamente diffuso, la maggior parte delle persone sessualmente attive lo contrae nel corso della vita, spesso senza saperlo. Questo non cambia la necessità di comunicarlo, ma ridimensiona l’idea che si tratti di qualcosa di eccezionale o stigmatizzante. Il momento e il modo in cui comunicarlo dipendono molto dalla relazione che si sta costruendo: non è necessario farlo al primo incontro, ma prima che ci sia un’intimità sessuale sì. Per i dettagli su rischi specifici, trasmissibilità e protezione nel suo caso, il riferimento resta il ginecologo che la segue, che può darle informazioni precise e aggiornate su cui basarsi anche nelle conversazioni con eventuali partner.
Riguardo all’idea di smettere di frequentare persone fino alla negativizzazione: non esiste un obbligo in questo senso, e i tempi possono essere molto variabili. Isolarsi non è necessariamente la risposta, ma è comprensibile sentire il peso di questa incertezza. Se la diagnosi sta influenzando molto il modo in cui si approccia alle relazioni o la sua autostima, parlarne con uno psicologo può aiutarla a trovare un equilibrio.
Alcune cose che possono essere utili da sapere. L’HPV ad alto rischio è estremamente diffuso, la maggior parte delle persone sessualmente attive lo contrae nel corso della vita, spesso senza saperlo. Questo non cambia la necessità di comunicarlo, ma ridimensiona l’idea che si tratti di qualcosa di eccezionale o stigmatizzante. Il momento e il modo in cui comunicarlo dipendono molto dalla relazione che si sta costruendo: non è necessario farlo al primo incontro, ma prima che ci sia un’intimità sessuale sì. Per i dettagli su rischi specifici, trasmissibilità e protezione nel suo caso, il riferimento resta il ginecologo che la segue, che può darle informazioni precise e aggiornate su cui basarsi anche nelle conversazioni con eventuali partner.
Riguardo all’idea di smettere di frequentare persone fino alla negativizzazione: non esiste un obbligo in questo senso, e i tempi possono essere molto variabili. Isolarsi non è necessariamente la risposta, ma è comprensibile sentire il peso di questa incertezza. Se la diagnosi sta influenzando molto il modo in cui si approccia alle relazioni o la sua autostima, parlarne con uno psicologo può aiutarla a trovare un equilibrio.
Buongiorno, credo che dovrebbe concedersi del tempo per guarire e ritrovare il proprio equilibrio psico-fisico. Potrebbe ricorrere ad una psicoterapia di tipo psicodinamico che Le consenta nel frattempo di conseguire maggiore sicurezza verso se stessa ed alimentare aree di interesse non legate unicamente alla sfera sessuale. Sento nelle parole che scrive l'ansia di guarire più in fretta possibile e Le sono vicina in questo, ma penso che occorra darsi il tempo di curarsi nel modo più adeguato possibile, migliorando le relazioni quotidiane ed affrontando un percorso che Le consenta di raggiungere un'autostima più sentita. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Buongiorno. Comprendo profondamente il senso di sospensione e l'inquietudine che Lei sta vivendo, perché il corpo, quando ospita qualcosa che sentiamo come estraneo o minaccioso, smette di essere solo una questione biologica e diventa lo spazio in cui si gioca la nostra immagine riflessa negli occhi dell'altro. La Sua domanda tocca un punto nevralgico dell'identità: come possiamo continuare a sentirci "abitabili" e desiderabili quando percepiamo una fragilità che temiamo possa allontanare il mondo?
In questa fase della Sua vita, a 38 anni, è naturale che emerga il timore che un elemento clinico possa trasformarsi in uno stigma capace di interrompere il flusso delle relazioni. Tuttavia, la scelta di "smettere di conoscere gente" rischierebbe di trasformarsi in una sorta di auto-isolamento che anticipa un rifiuto non ancora avvenuto, una forma di protezione che però finisce per nutrire proprio quel senso di solitudine che vorrebbe evitare. L'identità non è un dato statico che attende la negativizzazione per tornare a splendere, ma è un processo relazionale che continua anche attraverso questa prova.
Per quanto riguarda il momento della condivisione, non è necessario che avvenga come una confessione medica immediata, che caricherebbe l'incontro di un peso eccessivo ancor prima di aver costruito un terreno comune. La comunicazione può nascere quando si percepisce che tra Lei e l'altra persona si sta stabilendo un legame di fiducia e reciprocità. Parlarne significa anche saggiare la capacità dell'altro di accogliere la complessità e la vulnerabilità: chi sceglie di allontanarsi di fronte a una realtà che riguarda la salute umana, probabilmente non possiede gli strumenti per abitare una relazione autentica, che è fatta per sua natura di imprevisti e di cura reciproca.
Non veda questo tempo come un'interruzione della Sua vita relazionale, ma forse come un momento in cui la qualità dell'incontro può essere filtrata da una nuova consapevolezza. L'invito che mi sento di farle è di non lasciare che questa diagnosi occupi tutto lo spazio della Sua narrazione interna, permettendosi ancora di essere curiosa verso l'altro e verso se stessa, ricordando che la Sua interezza va ben oltre una positività virale. La trasparenza è un atto di dignità verso se stessi prima ancora che un dovere verso l'esterno, e può diventare il primo mattone di un legame basato sulla verità e non sulla pretesa di un'invulnerabilità che, di fatto, non appartiene a nessuno.
Cordialità
Dott.ssa Giovanna Costanzo
In questa fase della Sua vita, a 38 anni, è naturale che emerga il timore che un elemento clinico possa trasformarsi in uno stigma capace di interrompere il flusso delle relazioni. Tuttavia, la scelta di "smettere di conoscere gente" rischierebbe di trasformarsi in una sorta di auto-isolamento che anticipa un rifiuto non ancora avvenuto, una forma di protezione che però finisce per nutrire proprio quel senso di solitudine che vorrebbe evitare. L'identità non è un dato statico che attende la negativizzazione per tornare a splendere, ma è un processo relazionale che continua anche attraverso questa prova.
Per quanto riguarda il momento della condivisione, non è necessario che avvenga come una confessione medica immediata, che caricherebbe l'incontro di un peso eccessivo ancor prima di aver costruito un terreno comune. La comunicazione può nascere quando si percepisce che tra Lei e l'altra persona si sta stabilendo un legame di fiducia e reciprocità. Parlarne significa anche saggiare la capacità dell'altro di accogliere la complessità e la vulnerabilità: chi sceglie di allontanarsi di fronte a una realtà che riguarda la salute umana, probabilmente non possiede gli strumenti per abitare una relazione autentica, che è fatta per sua natura di imprevisti e di cura reciproca.
Non veda questo tempo come un'interruzione della Sua vita relazionale, ma forse come un momento in cui la qualità dell'incontro può essere filtrata da una nuova consapevolezza. L'invito che mi sento di farle è di non lasciare che questa diagnosi occupi tutto lo spazio della Sua narrazione interna, permettendosi ancora di essere curiosa verso l'altro e verso se stessa, ricordando che la Sua interezza va ben oltre una positività virale. La trasparenza è un atto di dignità verso se stessi prima ancora che un dovere verso l'esterno, e può diventare il primo mattone di un legame basato sulla verità e non sulla pretesa di un'invulnerabilità che, di fatto, non appartiene a nessuno.
Cordialità
Dott.ssa Giovanna Costanzo
Buongiorno,
quello che sta vivendo è molto comprensibile: la diagnosi di HPV, soprattutto in una fase di vita in cui si desidera costruire o ri-costruire relazioni, può avere un impatto non solo medico ma anche emotivo e relazionale.
Parto da un punto importante: non è necessario “smettere di conoscere persone”. L’HPV è un virus estremamente diffuso — la maggior parte delle persone sessualmente attive entra in contatto con almeno un ceppo nel corso della vita — e nella grande maggioranza dei casi viene gestito e monitorato senza impedire una vita affettiva.
Come comunicare la positività
La comunicazione è certamente delicata, ma non deve diventare un ostacolo insormontabile. Alcuni aspetti possono aiutarla:
Tempistica: non è necessario dirlo al primo incontro. È più opportuno farlo quando si intravede un possibile coinvolgimento intimo.
Tono: parlare in modo informato e tranquillo aiuta anche l’altro a non reagire con paura. Può spiegare che è seguita, che sta facendo controlli regolari e che esistono modalità di prevenzione e monitoraggio.
Contenuto: è corretto informare, ma senza sentirsi “definita” da questa condizione. Lei è molto di più di una diagnosi.
La paura del rifiuto
È comprensibile pensare che “al 99% l’altro rifiuterà”, ma questo è spesso un pensiero anticipatorio, più legato alla paura che alla realtà. Le reazioni possono essere diverse:
alcune persone potrebbero effettivamente spaventarsi,
altre potrebbero informarsi meglio,
altre ancora potrebbero accogliere la situazione con maturità.
In una relazione sana, la comunicazione e la gestione condivisa dei rischi fanno parte dell’intimità stessa.
HPV e relazioni
È vero che il preservativo non azzera completamente il rischio, ma lo riduce significativamente, e la presenza di follow-up medico regolare è un elemento molto importante. Inoltre, il percorso vaccinale che ha intrapreso è un ulteriore fattore protettivo.
Un aspetto psicologico centrale
Il rischio più grande, in questi casi, non è tanto il virus in sé quanto l’effetto che può avere sull’autostima e sull’apertura verso gli altri. Evitare le relazioni per paura del rifiuto potrebbe, nel tempo, aumentare il senso di isolamento e di sfiducia.
L’obiettivo non è trovare qualcuno che “accetti un problema”, ma qualcuno con cui costruire una relazione basata su informazione, rispetto e reciprocità.
In sintesi: non deve sospendere la sua vita relazionale, ma può imparare a gestire tempi e modalità della comunicazione in modo più sereno e consapevole, lavorando anche sulle paure legate al rifiuto.
Se sente che questa situazione sta incidendo molto sul suo modo di vivere le relazioni o sull’immagine di sé, può essere davvero utile approfondire con uno specialista, per avere uno spazio in cui elaborare questi vissuti e trovare strategie comunicative più sicure.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
quello che sta vivendo è molto comprensibile: la diagnosi di HPV, soprattutto in una fase di vita in cui si desidera costruire o ri-costruire relazioni, può avere un impatto non solo medico ma anche emotivo e relazionale.
Parto da un punto importante: non è necessario “smettere di conoscere persone”. L’HPV è un virus estremamente diffuso — la maggior parte delle persone sessualmente attive entra in contatto con almeno un ceppo nel corso della vita — e nella grande maggioranza dei casi viene gestito e monitorato senza impedire una vita affettiva.
Come comunicare la positività
La comunicazione è certamente delicata, ma non deve diventare un ostacolo insormontabile. Alcuni aspetti possono aiutarla:
Tempistica: non è necessario dirlo al primo incontro. È più opportuno farlo quando si intravede un possibile coinvolgimento intimo.
Tono: parlare in modo informato e tranquillo aiuta anche l’altro a non reagire con paura. Può spiegare che è seguita, che sta facendo controlli regolari e che esistono modalità di prevenzione e monitoraggio.
Contenuto: è corretto informare, ma senza sentirsi “definita” da questa condizione. Lei è molto di più di una diagnosi.
La paura del rifiuto
È comprensibile pensare che “al 99% l’altro rifiuterà”, ma questo è spesso un pensiero anticipatorio, più legato alla paura che alla realtà. Le reazioni possono essere diverse:
alcune persone potrebbero effettivamente spaventarsi,
altre potrebbero informarsi meglio,
altre ancora potrebbero accogliere la situazione con maturità.
In una relazione sana, la comunicazione e la gestione condivisa dei rischi fanno parte dell’intimità stessa.
HPV e relazioni
È vero che il preservativo non azzera completamente il rischio, ma lo riduce significativamente, e la presenza di follow-up medico regolare è un elemento molto importante. Inoltre, il percorso vaccinale che ha intrapreso è un ulteriore fattore protettivo.
Un aspetto psicologico centrale
Il rischio più grande, in questi casi, non è tanto il virus in sé quanto l’effetto che può avere sull’autostima e sull’apertura verso gli altri. Evitare le relazioni per paura del rifiuto potrebbe, nel tempo, aumentare il senso di isolamento e di sfiducia.
L’obiettivo non è trovare qualcuno che “accetti un problema”, ma qualcuno con cui costruire una relazione basata su informazione, rispetto e reciprocità.
In sintesi: non deve sospendere la sua vita relazionale, ma può imparare a gestire tempi e modalità della comunicazione in modo più sereno e consapevole, lavorando anche sulle paure legate al rifiuto.
Se sente che questa situazione sta incidendo molto sul suo modo di vivere le relazioni o sull’immagine di sé, può essere davvero utile approfondire con uno specialista, per avere uno spazio in cui elaborare questi vissuti e trovare strategie comunicative più sicure.
Un caro saluto
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Buongiorno,
capisco quanto questo tema possa far sentire esposti e vulnerabili, soprattutto quando si desidera costruire una relazione.
È importante partire da un punto: l’HPV è molto diffuso e, nella maggior parte dei casi, non impedisce la possibilità di avere una vita affettiva e sessuale. Il timore che “al 99% l’altro rifiuterà” è comprensibile, ma rischia di essere più legato alla paura che a ciò che accade realmente.
Non è necessario rinunciare a conoscere persone. Piuttosto, può essere utile pensare a quando e come comunicarlo: non all’inizio, ma quando si crea un minimo di fiducia e si intravede la possibilità di un’intimità. Condividerlo in modo chiaro, senza allarmismo ma con responsabilità, permette all’altro di comprendere e scegliere, ma anche a lei di non sentirsi definita solo da questo aspetto.
Una persona interessata a lei nel suo insieme difficilmente ridurrà tutto a questa informazione. Chi si allontana lo fa anche per propri limiti o paure, non perché “lei non sia adatta” a una relazione.
Il punto quindi non è smettere di vivere, ma trovare un modo che le permetta di sentirsi rispettosa verso l’altro e allo stesso tempo non penalizzata o bloccata.
Un caro saluto.
capisco quanto questo tema possa far sentire esposti e vulnerabili, soprattutto quando si desidera costruire una relazione.
È importante partire da un punto: l’HPV è molto diffuso e, nella maggior parte dei casi, non impedisce la possibilità di avere una vita affettiva e sessuale. Il timore che “al 99% l’altro rifiuterà” è comprensibile, ma rischia di essere più legato alla paura che a ciò che accade realmente.
Non è necessario rinunciare a conoscere persone. Piuttosto, può essere utile pensare a quando e come comunicarlo: non all’inizio, ma quando si crea un minimo di fiducia e si intravede la possibilità di un’intimità. Condividerlo in modo chiaro, senza allarmismo ma con responsabilità, permette all’altro di comprendere e scegliere, ma anche a lei di non sentirsi definita solo da questo aspetto.
Una persona interessata a lei nel suo insieme difficilmente ridurrà tutto a questa informazione. Chi si allontana lo fa anche per propri limiti o paure, non perché “lei non sia adatta” a una relazione.
Il punto quindi non è smettere di vivere, ma trovare un modo che le permetta di sentirsi rispettosa verso l’altro e allo stesso tempo non penalizzata o bloccata.
Un caro saluto.
gentilissima, grazie per la intima e profonda condivisione innanzitutto. Comprendo la sua fatica, e posso solo immaginare la paura che sente nel comunicare quello che sta vivendo. Credo che intraprendere un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare e comprendere quello che sta vivendo, individuando insieme allo specialista strategie funzionali per affrontare il tutto.
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Resto a disposizione!
cordiali saluti
AV
Buongiorno, comprendo la sua situazione. Non deve essere facile, ma cercherò di mostrarle il bicchiere mezzo pieno :) Nella maggioranza dei casi ci si negativizza all'hpv18 in circa un anno. In questo periodo può anche pensare a questa comunicazione come modo per conoscere meglio la persona che potrebbe frequentare e chiedersi e capire quale tipo di persona lei avrebbe bisogno di avere vicino. Mi spiego meglio: una persona che non scappa per questa comunicazione, che mantiene la voglia di conoscerla e magari trovare dei modi alternativi per trovare una buona intimità, potrebbe andar bene? O cerca altro?
Cari saluti,
Barbara
Cari saluti,
Barbara
Buongiorno,
potrebbe comunicare al suo prossimo conoscente che si sta prendendo cura della problematica di salute qui espressa e che non appena sarà negativa potrà riprendere normalmente una buona attività sessuale senza patemi. Una persona realmente interessata a lei comprenderà la delicatezza della questione.
Cordialmente
Dott. Diego Ferrara
potrebbe comunicare al suo prossimo conoscente che si sta prendendo cura della problematica di salute qui espressa e che non appena sarà negativa potrà riprendere normalmente una buona attività sessuale senza patemi. Una persona realmente interessata a lei comprenderà la delicatezza della questione.
Cordialmente
Dott. Diego Ferrara
Mi dispiace signora del disagio. Non c'è un modo per comunicare un'infezione in modo innocuo. E' sempre l'altro a decidere per sè come lei decide per se stessa. Deve mettere in condizione l'altra persona di scegliere per non avere ripercussioni relazionali e psicologiche.
L’HPV si trasmette attraverso il contatto tra mucose e cute, soprattutto nell’aria genitale; questo è il motivo per cui l’infezione da Papilloma virus è così diffusa. È quindi importante capire che l’infezione si trasmette anche senza aver avuto un rapporto completo. Il preservativo riduce il rischio dell'80 per cento ma l'unica vera protezione è la vaccinazione. Queste sono le informazioni giuste da dare.
L’HPV si trasmette attraverso il contatto tra mucose e cute, soprattutto nell’aria genitale; questo è il motivo per cui l’infezione da Papilloma virus è così diffusa. È quindi importante capire che l’infezione si trasmette anche senza aver avuto un rapporto completo. Il preservativo riduce il rischio dell'80 per cento ma l'unica vera protezione è la vaccinazione. Queste sono le informazioni giuste da dare.
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