Buonasera... Scrivo perché sto male o comunque non mi va bene il fatto che io sia menefreghista, nel

21 risposte
Buonasera... Scrivo perché sto male o comunque non mi va bene il fatto che io sia menefreghista, nel senso che non sempre salvo qualcuno se c'è da salvarlo nel senso fisico,oppure potrei non essere tempestiva nel farlo... Penso proprio di essere menefreghista e basta, senza altri motivi di fondo... Cosa dovrei fare? Sembra che proprio non riesco... È più forte di me. Vorrei essere diversa. Non scrivo altro, perché non so se la domanda venga pubblicata, dato a volte nemmeno vengono pubblicate le mie domande,scrivere un poema che magari non viene pubblicato, anche no... La farò breve. Grazie e attendo risposte.
Dott.ssa Lina Isardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Firenze
Non riesco a capire la sua richiesta quindi non posso dare una risposta. Cosa intende dire che è menefreghista nel senso che non sempre salvo qualcuno se c'è da salvarlo nel senso fisico? Non è chiara almeno per me la sua domanda e quindi per me è impossibile darle risposte. Un saluto. Dott. Lina Isardi

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Dott.ssa Greta Pisano
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buonasera,
il fatto che Lei stia male per questo e desideri essere diversa fa pensare che non si tratti di vero menefreghismo. In situazioni difficili molte persone possono bloccarsi, avere paura o non riuscire a reagire subito, senza che questo significhi essere cattive o indifferenti.

Più che giudicarsi duramente, potrebbe essere utile cercare di capire cosa prova in quei momenti e cosa La porta a reagire così. La consapevolezza è già un primo passo importante.

Se sente che questa difficoltà Le pesa molto, potrebbe esserLe utile un colloquio di approfondimento psicologico per comprendere meglio questi vissuti e lavorare sul cambiamento desiderato.

Un saluto,
dott.ssa Pisano
Dott.ssa Ilaria Visone
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Pomigliano d'Arco
Salve ci potrebbero essere tante motivazioni per cui non riesce ad agire subito in caso di pericolo, ognuno di noi ha una strategia diverso rispetto alle situazioni di pericolo, data sia dalle nostre esperienze personali, sia dal senso di autoefficacia (quanto mi reputo in grado o capace di aiutare), sia dal nostro stato emotivo di base. Infatti spesso capita che chi ha la tendenza ad un umore basso o la tendenza al rimuginio (loop di pensieri) faccia fatica a stare in contatto con le proprie emozioni e a pianificare correttamente le azioni. Spero di averle dato qualche spunto di riflessione.
Dott. BRUNO PARODI
Psicologo, Psicoterapeuta
Genova
Buongiorno, ciò che lei definisce il suo essere “menefreghista” credo sia quella che Jung definiva “maschera” o una delle maschere che lei indossa, nel relazionarsi con gli altri. Noi tutti per muoverci nel mondo indossiamo maschere, che indicano l'insieme dei comportamenti, delle emozioni e degli atteggiamenti di facciata che si indossano per proteggersi dal giudizio altrui, facilitando così l'adattamento sociale o nascondendo insicurezze e soprattutto ferite interiori, profonde. Le maschere non sono di per se stesse negative. Ci proteggono in determinati casi dai pericoli che provengono dagli altri. Ma è importante che non divengano maschere rigide, perché altrimenti il nostro modo di agire diviene controproducente e ci impedisce di evolvere e far emergere le nostre risorse, passando appunto attraverso il riconoscimento delle nostre ferite profonde. Lei ha ferite, come ogni essere umano, che chiedono di essere “curate”. Credo che lei desidererebbe che gli altri si prendessero cura delle sue ferite, che gli altri non fossero da lei percepiti come “menefreghisti”, che si occupassero dei sui sentimenti e dei suoi bisogni. Solo così potrà risvegliare in se stessa l’interesse per “l’altro”, per l’altro nella sua totalità.
Dott. Dario Martelli
Psicologo clinico, Psicologo, Psicoterapeuta
Torino
Buongiorno, sembra che da queste righe che scrive traspaia un'insoddisfazione di come lei è o si sente. Questo aspetto del menefreghismo potrebbe essere un indicatore di aspetti di lei che la fanno star male. La necessità è di approfondire, così è veramente difficile dire qualcosa che le possa servire veramente. Se ritiene sono disponibile per una consulenza, anche online, per capire meglio. Buona serata. Dario Martelli
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buonasera,
da quello che scrive mi sembra che il punto non sia tanto “essere menefreghista”, quanto il modo molto duro con cui sta interpretando alcuni suoi comportamenti.
Quando ci si descrive in modo così assoluto, si rischia di perdere la complessità di ciò che succede nei singoli momenti.
Il comportamento che descrive può dipendere da molti fattori: il tipo di situazione, il livello di stress, il tempo di reazione, o anche da come in quel momento vengono percepiti il rischio e l’urgenza.
Più che chiedersi “sono menefreghista?”, potrebbe essere utile osservare:
in quali situazioni faccio più fatica ad attivarmi?
cosa provo in quei momenti (confusione, paura, blocco, distanza)?
cosa mi aiuterebbe a sentirmi più presente e reattivo?
Il fatto stesso che lei si stia ponendo questa domanda indica che non c’è indifferenza, ma piuttosto una preoccupazione rispetto al proprio modo di reagire.
Se questa cosa la fa stare male o la preoccupa, può essere utile approfondirla in uno spazio di confronto psicologico.
Un saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dalla sua domanda sembrerebbe che lei faccia un lavoro dove, almeno ogni tanto, debba prestare soccorso. Io penso che il fatto stesso che lei stia male nell'essere menfreghista vuol dire che non lo è, invece, probabilmente ha paura del fallimento. In fondo se sta ferma non può fallire più di tanto se non nell'omissione, invece se fallisce perché fa allora è un vero e proprio fallimento. Stesso discorso vale per un intervento non tempestivo: può fallire perché non è tempestivo, non perché lei ha fatto tutto ciò che poteva ma non è riuscita. Io penso che nel suo caso possa trattarsi di un autosabotaggio per paura del fallimento, forse dovrebbe chiedersi perché lo fa. Inoltre, se la cosa la fa stare male, le consiglio di affrontarla, si libererà di un grosso peso. La saluto e le suguro buona serata.
Dott. Marco De Fonte
Psicologo, Psicoterapeuta
Bari
Buonasera. La ringrazio per essere riuscita a raccogliere le forze e a riassumere in poche righe un vissuto così intimo e faticoso da portare dentro. Capisco anche il timore di investire tempo ed energie in un messaggio lungo col rischio che non venga pubblicato; ha fatto benissimo a focalizzarsi sul nucleo del problema.

C'è un dettaglio che colpisce profondamente nelle sue parole: il contrasto doloroso tra il modo in cui si definisce ("menefreghista") e il fatto stesso che stia scrivendo qui, ammettendo di stare male e manifestando il desiderio profondo di essere diversa. Una persona a cui davvero non importasse nulla degli altri non soffrirebbe per il proprio comportamento, né cercherebbe aiuto per cambiare. Il fatto che lei provi questo tormento ci dice che, al contrario, le importa moltissimo.

Quando si trova di fronte a una situazione d'emergenza in cui bisognerebbe agire tempestivamente e sente che "è più forte di lei", quello che sperimenta potrebbe non essere affatto menefreghismo, ma una reazione di totale congelamento emotivo e fisico. Di fronte a un forte carico di tensione, al pericolo o alla paura di sbagliare, la nostra mente e il nostro corpo a volte si paralizzano per proteggerci da un'angoscia che in quel momento percepiscono come intollerabile o troppo grande da gestire. Quel distacco o quell'apparente freddezza non sono una scelta, ma uno scudo involontario che si attiva quando ci si sente sopraffatti.

Definirsi semplicemente "menefreghista e basta" rischia di essere una condanna severa che applica a se stessa, un'etichetta che non le permette di comprendere cosa accade realmente dentro di lei quando si attiva quel blocco.

Cosa dovrebbe fare? Il primo passo è proprio smettere di combattere questa reazione giudicandola come una colpa, e iniziare invece a guardarla con curiosità e compassione. C'è bisogno di capire cosa succede nel suo corpo e nelle sue emozioni in quegli esatti momenti in cui non riesce a muoversi.

Per fare questo, le consiglio di concedersi uno spazio protetto, accogliente e privo di giudizio con un professionista della salute mentale. Un percorso terapeutico la aiuterà a decodificare questa paralisi e a trovare gradualmente la chiave per sbloccarla, permettendole di sentirsi più sicura e di avvicinarsi alla persona che vorrebbe essere. Io resto a sua completa disposizione qualora decidesse di intraprendere questo cammino. Un caro saluto.
Dott.ssa Elin Miroddi
Psicoterapeuta, Psicologo
Roma
Buon giorno cara,
Quello che descrivi non suona come menefreghismo.
Suona come qualcuno che si osserva con molta severità, e che usa una parola dura - "menefreghista" - per nominare qualcosa che ancora non riesce a capire bene.
Il fatto stesso che tu stia scrivendo, che ti dispiaccia, che tu voglia essere diversa... non è il profilo di chi non si cura degli altri. È il profilo di chi ci tiene, e si sente in qualche modo bloccata.
Quel blocco, quella difficoltà ad agire in certi momenti, quella lentezza o assenza di reazione, può avere molte radici. A volte è una forma di dissociazione, cioè una risposta automatica del sistema nervoso che "si spegne" proprio nelle situazioni di emergenza o di alta intensità emotiva. Non è una scelta morale, è un meccanismo. A volte nasce da esperienze passate che hanno insegnato al corpo che fermarsi è più sicuro che muoversi. A volte è semplicemente un tratto temperamentale che può essere compreso e, se si vuole, lavorato.
Nessuna di queste ipotesi ti rende una persona cattiva.
Se senti che questo ti pesa davvero, potrebbe valere la pena parlarne con qualcuno, un professionista, non per essere "sistemata", ma per capire cosa c'è sotto quella parola così pesante che hai scelto per definirti.
Dott.ssa Elin Miroddi
Dott.ssa Sara Sanna
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Su planu
Buonasera,da ciò che scrive emerge una forte sofferenza legata al modo in cui si percepisce: si definisce “menefreghista” e sembra giudicarsi in modo molto duro per il timore di non riuscire ad aiutare gli altri in situazioni di emergenza o di non essere abbastanza tempestiva.
È importante però distinguere tra essere menefreghisti e sentirsi bloccati, spaventati, confusi o non pronti davanti a situazioni che richiedono una reazione immediata. In alcune persone, di fronte a eventi percepiti come critici, può attivarsi una risposta di blocco, ansia, paura di sbagliare o senso di inadeguatezza. Questo non significa automaticamente non avere cuore o non interessarsi agli altri.
Il fatto che lei stia male per questa cosa e desideri essere diversa indica già che il tema per lei è importante. Più che etichettarsi come “menefreghista”, potrebbe essere utile chiedersi:
“Cosa succede dentro di me in quei momenti?”
“Mi blocco?”
“Ho paura di fare la cosa sbagliata?”
“Mi sento incapace o responsabile oltre misura?”
Le consiglierei di approfondire questo vissuto con un/una professionista, non perché ci sia necessariamente “qualcosa che non va”, ma perché il giudizio che sta dando su di sé sembra molto pesante e doloroso. Un percorso psicologico può aiutarla a comprendere meglio le sue reazioni, ridurre l’autocritica e costruire modalità più funzionali per affrontare certe situazioni.
Un caro saluto.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buonasera,
da ciò che scrive emerge molta sofferenza e anche un forte senso di colpa verso se stessa. Tuttavia, il fatto stesso che lei si interroghi sul proprio comportamento e desideri essere diversa fa pensare che non ci sia un reale “menefreghismo” nel senso di totale indifferenza emotiva. Una persona davvero priva di coinvolgimento difficilmente starebbe così male o cercherebbe aiuto.

Spesso, in situazioni di emergenza o davanti alla sofferenza altrui, le persone possono reagire in modi molto diversi: c’è chi interviene subito, chi si blocca, chi ha un rallentamento nel reagire, chi prova paura, confusione o distacco emotivo. Non sempre è cattiveria o egoismo. A volte entrano in gioco ansia, difficoltà nella gestione delle emozioni, paura di sbagliare, meccanismi di difesa o modalità apprese nel tempo.

Inoltre, giudicarsi con etichette molto dure come “sono menefreghista e basta” rischia di farle vedere se stessa solo attraverso un aspetto negativo, senza comprendere davvero cosa accade dentro di lei in quei momenti. Dietro certi comportamenti possono esserci motivazioni profonde di cui non si è pienamente consapevoli.

Il fatto che lei dica “vorrei essere diversa” è importante, perché indica consapevolezza e desiderio di cambiamento. Il cambiamento però raramente avviene attraverso il senso di colpa o l’autocritica continua; è più utile cercare di capire le proprie reazioni e imparare gradualmente modalità diverse di gestione emotiva e comportamentale.

Per questo motivo, sarebbe consigliabile approfondire la situazione con uno specialista, così da comprendere meglio l’origine di queste difficoltà e lavorare in modo concreto sul disagio che sta vivendo.

Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott. Valerio Romano
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Torino
Buongiorno,
il fatto stesso che lei si ponga questa domanda con sofferenza e desideri essere diversa fa pensare che dentro di sé ci sia tutt’altro che indifferenza. Una persona realmente “menefreghista” difficilmente si interroga con questo livello di preoccupazione sul proprio modo di reagire agli altri.
Spesso, in situazioni di emergenza o davanti alla sofferenza altrui, le persone non reagiscono tutte allo stesso modo. C’è chi interviene immediatamente, chi si blocca, chi ha bisogno di qualche secondo per capire cosa stia accadendo, chi entra in confusione o si sente paralizzato dall’ansia, dalla paura di sbagliare o dal timore delle conseguenze. Questo non significa automaticamente essere egoisti o privi di empatia.
Lei dice: “è più forte di me”. Questa frase fa pensare più a una difficoltà di reazione o di gestione emotiva che a una scelta deliberata di non aiutare. A volte alcune persone, soprattutto se molto sensibili o insicure, davanti a situazioni forti possono andare in una sorta di congelamento emotivo o mentale. Dopo, però, arrivano il senso di colpa e l’autocritica molto dura.
Forse potrebbe aiutarla provare a osservare meglio cosa succede dentro di lei in quei momenti: paura? confusione? ansia? senso di inadeguatezza? timore di non sapere cosa fare? Perché definire tutto semplicemente come “menefreghismo” rischia di essere una condanna molto severa verso se stessa, che magari non descrive davvero ciò che accade.
Se sente che questo tema le pesa molto e si ripete anche in altri ambiti della vita, parlarne con uno psicologo potrebbe aiutarla a comprendere meglio i suoi meccanismi emotivi senza giudicarsi in modo così duro.

Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Dott.ssa Elvira Cerullo
Psicologo, Psicoterapeuta
Pescara
Buonasera, dal modo in cui scrive non emerge affatto una persona “menefreghista” nel senso superficiale del termine. Anzi, il fatto che lei si interroghi con sofferenza sul proprio modo di reagire davanti a certe situazioni indica che qualcosa di ciò che accade la tocca profondamente. È importante considerare che, di fronte a situazioni percepite come critiche o emotivamente intense, le persone non reagiscono tutte allo stesso modo. Alcuni intervengono immediatamente, altri si bloccano, altri ancora sembrano distaccarsi o diventare lenti nel reagire. Questo non significa necessariamente essere egoisti o privi di empatia. A volte il soggetto può sperimentare una sorta di paralisi, difficoltà ad accedere prontamente all’azione o una distanza emotiva che non dipende da una scelta consapevole di “non aiutare”.
Lei stessa scrive: “è più forte di me”. Questa espressione lascia intendere che non si tratti semplicemente di una decisione volontaria di non interessarsi agli altri, ma di qualcosa che sente di non riuscire pienamente a controllare o comprendere.
Più che giudicarsi duramente attraverso l’etichetta di “menefreghista”, potrebbe essere utile chiedersi cosa prova realmente in quei momenti: paura? confusione? distacco? senso di impotenza? A volte dietro comportamenti che appaiono freddi o poco tempestivi possono esserci vissuti molto più complessi di quanto si pensi.
Il desiderio che lei esprime — “vorrei essere diversa” — è già qualcosa di importante, perché indica che non si è completamente identificata con questa immagine negativa di sé. Forse il punto non è forzarsi ad essere “perfetta” nelle reazioni, ma iniziare a comprendere meglio cosa accade dentro di lei quando si trova davanti alla richiesta implicita o esplicita di intervenire.

Un caro saluto.
Dott.ssa Valentina Mascolo
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Battipaglia
Cara, mi dispiace leggere di questa tua sofferenza. Mi ha colpito tantissimo il tuo etichettarti come "menefreghista", cosa che a pelle sento tu non sia - basti pensare che i veri "menefreghisti" non si sarebbero posti questa domanda. Sento in te un grande desiderio di scoprire davvero chi sei, nelle tue risorse, così come nelle tue vulnerabilità. Quello che scrivi pone in me tante domande che voglio inviarti: in quali occasioni senti di essere menefreghista? Inoltre nelle situazioni in cui c'è qualcuno da salvare e tu non fai in tempo, che emozioni sperimenti (prima, durante e dopo)?

Mi intenerisce il tuo pensiero quando dici "vorrei essere diversa". Io penso proprio che tu vada bene come sei. Penso che la tua persona abbia solo bisogno di un lavoro profondo su di sè, non solo per salvare le persone, ma per vivere una vita serena ed appagante.

De Andrè diceva "continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai?", io ti chiedo: "continuerai a voler salvare, o finalmente ti vorrai salvare?".

Inutile dirti che mi piacerebbe conoscerti e, se vuoi, provare ad aiutarti. Puoi contattarmi quando vuoi, io ricevo a Battipaglia (SA), oppure Online.

Intanto ti mando un grande abbraccio. Abbi cura di te, cara (concedimelo) salvatrice...
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Gentile utente,
il suo malessere e le sue difficoltà potrebbero meglio essere esplorate all' interno di uno spazio di ascolto più ampio che solo una psicoterapia potrebbe fornirle.
Mi contatti privatamente e sarò pronto ad accogliere la sua richiesta di aiuto, ricevo anche on line.
Cordiali saluti
Dott. Diego Ferrara
Dott. Ferdinando Suvini
Psicologo, Psicoterapeuta
Firenze
Buongiorno, comprendo il suo disagio e la sofferenza, soprattutto quando si scontra con il desiderio profondo di essere diversa.
Quello che lei descrive come "menefreghismo" potrebbe non essere affatto una mancanza di sensibilità o di interesse. Il fatto stesso che lei stia male per queste situazioni e che esprima il desiderio di cambiare dimostra che le importa, e questo contrasta con la definizione di puro menefreghismo.
Eviti di darsi etichette rigide ("sono menefreghista e basta"), che aumentano solo il senso di colpa e l'impotenza e proverei a osservare cosa prova in quei momenti (paura, ansia, senso di inadeguatezza, confusione).
Sempre possibile e utile iniziare un percorso psicologico: un terapeuta può aiutarla a comprendere le dinamiche presenti e a sviluppare strategie per gestire il suo vissuto emotivo.
Dott.ssa Rossana Ravalico
Psicologo, Psicoterapeuta
Trieste
Buongiorno, penso che la situazione che lei descrive meriti un approfondimento. In quali situazioni si è sentita menefreghista? E questo come la fa sentire?
Dott.ssa Rosa Russiello
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Arzano
Gentile paziente,
la ringrazio per aver condiviso una riflessione così personale.
Dal modo in cui ne parla, sembra che questa situazione le provochi disagio e che ci sia una distanza tra come si percepisce e come vorrebbe essere.
A volte dietro comportamenti che giudichiamo con durezza possono esserci vissuti, emozioni o difficoltà che meritano di essere ascoltati e compresi, anziché semplicemente condannati.
Se questo tema la accompagna da tempo e la fa stare male, potrebbe essere utile concedersi uno spazio di confronto con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Approfondire ciò che accade in quei momenti potrebbe aiutarla a comprendersi meglio e a trovare modalità più soddisfacenti di rapportarsi a sé stessa e agli altri.
Le auguro di accogliere questa sua difficoltà con un po' di gentilezza e curiosità, senza definirsi esclusivamente attraverso ciò che oggi percepisce come un limite.

Un cordiale saluto.
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Buongiorno, leggendo le tue parole mi arriva prima di tutto una certa preoccupazione per come stai descrivendo te stessa, come se da questo comportamento tu traessi una conclusione molto netta sul tuo valore come persona.
Però, da ciò che scrivi, non mi è del tutto chiaro a quali situazioni ti riferisci quando parli del “non salvare qualcuno nel senso fisico”. Sarebbe importante capire meglio cosa intendi concretamente, perché da questo dipende molto il senso di ciò che stai vivendo e la possibilità di leggerlo in modo più preciso.
A volte, infatti, tra ciò che facciamo in una situazione di difficoltà e il significato che poi attribuiamo a quel comportamento può esserci una grande distanza.
In generale, il modo in cui reagiamo nelle situazioni di emergenza o di forte stress può essere molto diverso da persona a persona e non sempre coincide con l’idea di “menefreghismo”.
Se questo pensiero su di te è diventato così pesante e ricorrente, potrebbe essere utile fermarsi un attimo e provare a ricostruire con più calma cosa è accaduto nelle situazioni a cui ti riferisci e cosa hai sentito in quei momenti. Rimango disponibile.
Un caro saluto. Dott.ssa Arianna Broglia
Dott. Gabriele Scortichini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Melegnano
Buongiorno, essere menefreghista è un giudizio che però fa capire poco purtroppo. Sarebbe utile approfondire la sua richiesta per capire cosa genera il suo malessere.
Dott.ssa Anita Arena
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bra

Dalle tue parole mi sembra di cogliere molta severità nei confronti di alcuni comportamenti che fai fatica ad accettare, in te stessa o negli altri.

Mi viene da pensare che il punto non sia tanto essere "menefreghisti" — termine che forse varrebbe la pena approfondire meglio — quanto capire che effetto abbia su di te percepire certi comportamenti in questo modo.

Ad esempio, non intervenire in una situazione in cui qualcuno potrebbe aver bisogno di aiuto può forse entrare in conflitto con i tuoi valori e generare sensi di colpa. Allo stesso tempo, la tendenza a proteggere la propria incolumità è una reazione molto umana e profondamente radicata. In situazioni di pericolo o forte stress, non è raro che la prima risposta sia orientata all'autoconservazione.

Più che soffermarti sul comportamento in sé, incuriosiciti di ciò che accade dentro di te in quei momenti. Cosa succede quando senti l'impulso di intervenire e poi ti trattieni? Quali pensieri emergono? Quali emozioni provi verso te stessa?

Non è detto che tu debba cambiare necessariamente il tuo modo di agire, ma può essere d'aiuto comprendere meglio il significato che attribuisci a queste situazioni e il motivo per cui sembrano farti sentire, in qualche misura, sbagliata.

Forse il nodo centrale non è tanto ciò che fai o non fai, ma il modo in cui giudichi te stessa quando non riesci a comportarti come pensi di dover fare. Esplorare con curiosità e gentilezza questa distanza tra ciò che senti di dover essere e ciò che riesci a fare potrebbe offrire qualche elemento utile per comprenderti meglio e, magari, guardarti con un po' più di comprensione.

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