Buonasera ho 55 anni sposata da più di 30 anni senza figli. Dal 2019 assisto h24 mio marito invalido
32
risposte
Buonasera ho 55 anni sposata da più di 30 anni senza figli. Dal 2019 assisto h24 mio marito invalido totale fisico e psichico. Credevo di riuscire a sopportare questa situazione ma ultimamente la mia tolleranza sta dando segno di cedimento. Mi sento stanca sia fisicamente che mentalmente, la rabbia a volte non è controllabile ed esplodo e subito dopo mi sento in colpa. L'ansia mi sopraffa.
Paziente anonima le consiglio vivamente di essere lei questa volta a chiedere aiuto, sicuramente ha messo da parte la sua vita e la sua ansia le sta dicendo che c'è bisogno di trovare un nuovo equilibrio con i suoi punti di vista, con il suo modo di vedere la realtà. Contatti uno specialista, dia spazio al suo mondo interiore.
Risolvi i tuoi dubbi grazie alla consulenza online
Se hai bisogno del consiglio di uno specialista, prenota una consulenza online. Otterrai risposte senza muoverti da casa.
Mostra risultati Come funziona?
Capisco che stai vivendo una situazione molto difficile, e le emozioni che provi, come la stanchezza, la rabbia e l’ansia, sono reazioni naturali data la pressione costante di assistere tuo marito. È normale sentirsi sopraffatta, ma è importante ricordare che non devi affrontare tutto da sola. Chiedere aiuto, magari rivolgendoti a un professionista o partecipando a un gruppo di sostegno per caregiver, può essere un passo fondamentale per il tuo benessere. Prendersi cura di te stessa non è egoista, ma essenziale per poter continuare ad essere presente per tuo marito.
Dott.ssa Alessia Pontecorvi
Dott.ssa Alessia Pontecorvi
Gentile utente, essere il caregiver di una familiare invalido h24 è comprensibilmente faticoso e complesso. Posso solo immaginare la sua fatica, ma credo che le sue emozioni siano legittime. Ha valutato di chiedere un supporto al servizio sociale della sua zona, anche solo per qualche ora al giorno, per darle il tempo di prendere un po di fiato e recuperare le energie. Inoltre potrebbe valutare anche un supporto psicologico che la sostenga nel suo ruolo di caregiver ed le dia spazio di elaborare i suoi vissuti. Rimango a sua disposizione Cordialmente Dott.ssa Alessia D'Angelo
Buonasera, è comprensibile che nel ruolo di caregiver si trovi a disagio, soprattutto in una condizione di invalidità totale sia dal punto di vista fisico che psichico. Nella sua situazione degli incontri psicologici potrebbero esserle utile.
Gentilissima, grazie per la condivisione. Comprendo la situazione che descrive, e posso solo immaginare le fatiche emotive e psichiche che sta vivendo da anni, assistendo con devozione suo marito. Credo che intraprendere un percorso di terapia, in un suo spazio privato e protetto, potrebbe aiutarla ad esplorare e trovare uno sfogo personale, necessario data la fatica e l'ansia che sta provando.
Resto a disposizione!
AV
Resto a disposizione!
AV
Gentile utente, grazie per la sua condivisione. Descrive una situazione molto difficile, sembra molto condivisibile il fatto che lei si senta stanca, arrabbiata e forse anche un po' sola. Potrebbe essere importante forse riuscire a ricavarsi degli spazi per sè, tra cui uno spazio di terapia, per riuscire ad elaborare ciò che ha vissuto e sta vivendo e ritrovare spinte vitali in un contesto di vita molto assorbente e difficoltoso.
Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Resto a disposizione. Un caro saluto. Dott.ssa Ciaudano
Signora, valuti un aiuto in casa, una persona che possa aiutarla nel lavoro di cura di suo marito.
La sua è una situazione davvero complessa, prendersi cura degli altri è una delle condizioni più ad alto rischio che possiamo vivere e farlo da soli può provorare la condizione emotiva che lei riporta. Rabbia, senso di colpa, stress, stanchezza cronica, sensazione di annientamento e annichilimento, sono stati emotivi particolarmente sensibili che meritano di essere indagati con l'aiuto di uno specialista. Le consiglio vivamente di non affrontare tutto ciò da sola, ma di lasciarsi aiutare. Del resto anche noi terapeuti abbiamo spesso bisogno di aiuto per sopportare tutto il carino emotivo che il prendersi cura degli altri comporta. Spero di averla in qualche modo aiutata e intanto le auguro un grande in bocca al lupo
Cara utente, lei si prende cura di suo marito a tempo pieno, dando tutta se stessa. Questo le costa tanta fatica, non solo fisica, ma emotiva e psicologica. E' del tutto normale sentirsi come lei ha descritto. La rabbia che lei prova nasconde in realtà un senso di svuotamento, scoramento e solitudine, che non sono altro che il risultato di un dolore profondo per tutto ciò che si trova a dover affrontare giorno dopo giorno. Per poterci prendere cura degli altri, è assolutamente necessario che riusciamo a prenderci cura di noi stessi in primis. Come posso dare da bere agli altri, se il mio vaso è vuoto? Per questo si parla tanto della cura del "carer". Non so se lei ha una buona rete sociale od una rete di supporto a cui rivolgersi. E' inoltre farsi accompagnare in questo difficile percorso, da un professionista che le sappia fornire il giusto spazio e gli strumenti per poter riempire il suo "vaso". Le auguro davvero di trovare la forza di chiedere aiuto. Chiedere aiuto è infatti un atto di grande coraggio, ma necessario per il benessere suo e di suo marito. Un abbraccio. Lisa Vampa
Buonasera, è comprensibile la fatica legata alla situazione a cui accenna. Credo sia importante che si ritagli del tempo per se stessa che l'aiuterebbe anche ad avere piu' energia da dedicare a suo marito. Valuti aiuti esterni e la possibilità di partecipare a dei gruppi di supporto per caregiver.
I migliori auguri
Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa Psicoterapeuta
I migliori auguri
Dott.ssa Annalisa De Filippo
Psicologa Psicoterapeuta
Buonasera,
la situazione che sta vivendo è estremamente complessa e gravosa. L'assistenza continua a un coniuge invalido, sia fisicamente che psichicamente, può essere emotivamente ed energeticamente molto dispendiosa, e il senso di responsabilità che sente è comprensibile. Tuttavia, è importante riconoscere che anche lei ha dei bisogni, dei limiti e il diritto di prendersi cura di sé stessa.
La stanchezza fisica e mentale, la rabbia incontrollata, il senso di colpa e l'ansia che descrivono sono segnali che il peso che sta portando è diventato troppo grande per essere gestito da sola. Il rischio di esaurimento psicofisico, noto anche come caregiver burnout , è una condizione che può compromettere seriamente il suo benessere e la sua capacità di continuare ad assistere suo marito.
È fondamentale che trovi degli spazi per sé, anche piccoli, per recuperare energie e ristabilire un equilibrio. Cercare aiuto non significa fallire, ma riconoscere che ogni persona ha bisogno di supporto per affrontare situazioni tanto impegnative. Potrebbe essere utile valutare soluzioni di assistenza, anche parziale, e cercare il sostegno di amici, familiari o gruppi di auto-mutuo aiuto.
Sarebbe utile e consigliato approfondire questi aspetti con uno specialista, che potrà aiutarla a trovare strategie per gestire lo stress, l'ansia e la rabbia, oltre a fornirle strumenti per affrontare questa situazione con maggiore serenità.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che sta vivendo è estremamente complessa e gravosa. L'assistenza continua a un coniuge invalido, sia fisicamente che psichicamente, può essere emotivamente ed energeticamente molto dispendiosa, e il senso di responsabilità che sente è comprensibile. Tuttavia, è importante riconoscere che anche lei ha dei bisogni, dei limiti e il diritto di prendersi cura di sé stessa.
La stanchezza fisica e mentale, la rabbia incontrollata, il senso di colpa e l'ansia che descrivono sono segnali che il peso che sta portando è diventato troppo grande per essere gestito da sola. Il rischio di esaurimento psicofisico, noto anche come caregiver burnout , è una condizione che può compromettere seriamente il suo benessere e la sua capacità di continuare ad assistere suo marito.
È fondamentale che trovi degli spazi per sé, anche piccoli, per recuperare energie e ristabilire un equilibrio. Cercare aiuto non significa fallire, ma riconoscere che ogni persona ha bisogno di supporto per affrontare situazioni tanto impegnative. Potrebbe essere utile valutare soluzioni di assistenza, anche parziale, e cercare il sostegno di amici, familiari o gruppi di auto-mutuo aiuto.
Sarebbe utile e consigliato approfondire questi aspetti con uno specialista, che potrà aiutarla a trovare strategie per gestire lo stress, l'ansia e la rabbia, oltre a fornirle strumenti per affrontare questa situazione con maggiore serenità.
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Salve,
la situazione che sta vivendo non è affatto facile e le emozioni come la rabbia è normale che arrivino.
Spesso è importante che le persone che si prendono cura dei propri cari si ritaglino degli spazi per sé e a questo è consigliabile quando necessario affiancare, anche solo per un periodo, un percorso di psicoterapia per cercare di "capire e nutrire" anche se stessi e i propri bisogni (che a volte non si trova il tempo di ascoltare o conoscere). E' importante buttare fuori tutto quello che spesso rimane "incastrato" dentro di noi e che non ci siamo dati lo spazio, a volte proprio per mancanza di consapevolezza, di ascoltare.
Le auguro di trovare al più presto un suo spazio, magari praticando dei momenti di rilassamento per cercare di abbassare i suoi livelli di ansia, cercando di non giudicarsi o colpevolizzarsi per le esplosioni di rabbia che le capitano. Anche quelle in questo momento le stanno parlando di lei e di un suo stato emotivo che sta vivendo. Si accolga con amore per tutto quello che fa, interrogandosi sulle sue reali possibilità e in caso pensando di poter chiedere aiuto laddove, anche momentaneamente, non riesce ad arrivare.
la situazione che sta vivendo non è affatto facile e le emozioni come la rabbia è normale che arrivino.
Spesso è importante che le persone che si prendono cura dei propri cari si ritaglino degli spazi per sé e a questo è consigliabile quando necessario affiancare, anche solo per un periodo, un percorso di psicoterapia per cercare di "capire e nutrire" anche se stessi e i propri bisogni (che a volte non si trova il tempo di ascoltare o conoscere). E' importante buttare fuori tutto quello che spesso rimane "incastrato" dentro di noi e che non ci siamo dati lo spazio, a volte proprio per mancanza di consapevolezza, di ascoltare.
Le auguro di trovare al più presto un suo spazio, magari praticando dei momenti di rilassamento per cercare di abbassare i suoi livelli di ansia, cercando di non giudicarsi o colpevolizzarsi per le esplosioni di rabbia che le capitano. Anche quelle in questo momento le stanno parlando di lei e di un suo stato emotivo che sta vivendo. Si accolga con amore per tutto quello che fa, interrogandosi sulle sue reali possibilità e in caso pensando di poter chiedere aiuto laddove, anche momentaneamente, non riesce ad arrivare.
Buongiorno assistere una persona invalida (fisica o psichica) non è mai semplice ed è umano provare sentimenti contrastanti verso la persona cara. Non è una colpa provare fastidio, rabbia e irritazione, perchè certamente ostacola la sua libertà. In questi casi è importante cercare il supporto di altre persone, o di assistenza specifica, per aiutarla a non sovraccaricarsi.
Grazie per aver condiviso la tua situazione. Assistere un coniuge con disabilità fisiche e psichiche 24 ore su 24 è un compito molto difficile, ed è normale sentirsi stanchi, frustrati e in ansia. È importante prendersi cura di sé stessi, trovando momenti per riposare e dedicarsi a qualcosa di piacevole, e non trascurare la salute fisica.
Chiedere aiuto a familiari, amici o servizi sociali può essere fondamentale, così come informarsi sui servizi di assistenza disponibili. Un supporto psicologico o partecipare a gruppi di sostegno per caregiver può aiutare a gestire emozioni come rabbia, senso di colpa e ansia.
Se la situazione diventa insostenibile, valuta opzioni a lungo termine, come l’inserimento in una struttura specializzata, anche temporaneo.
Chiedere aiuto a familiari, amici o servizi sociali può essere fondamentale, così come informarsi sui servizi di assistenza disponibili. Un supporto psicologico o partecipare a gruppi di sostegno per caregiver può aiutare a gestire emozioni come rabbia, senso di colpa e ansia.
Se la situazione diventa insostenibile, valuta opzioni a lungo termine, come l’inserimento in una struttura specializzata, anche temporaneo.
Buongiorno, nella mia esperienza passata di educatore ho anche accudito dei disabili gravi, per sei anni. Credo di capire il suo disagio. Non giro troppo attorno alla questione, trovi le energie per chiedere aiuto ad un esperto/a e cominci un percorso che la aiuti ad individuare il miglior modo di porsi per affrontare il più serenamente possibile una condizione che affaticherebbe chiunque. Ansia e sensi di colpa sono le spie più evidenti che, in assenza di interventi, non possono altro che aumentare. Si faccia coraggio e trovi il numero di telefono giusto. Buona giornata
Gentile utente mi dispiace per ciò che sta affrontando . Le consiglio di intraprendere un percorso psicoterapico dal quale troverà sicuramente giovamento e forza. Per qualsiasi altra informazione sono a sua disposizione . Cordiali saluti dott.ssa Sabrina Scarpetta
Gentilissima Signora,
non si preoccupi di questi sentimenti: considerando il peso che grava sulle sue spalle, sono più che comprensibili. Avverto però che ciò che sembra allarmarla e appesantirla ulteriormente siano le sue manifestazioni esplosive. Mi permetto di evidenziare che le emozioni possono essere una bussola preziosa, aiutandola a orientarsi rispetto a sé stessa.
In questa situazione di totale dedizione alla cura di suo marito, è fondamentale che trovi degli spazi per sé, momenti di sfogo e recupero, così come fonti di supporto per l'assistenza. Esistono diversi canali di aiuto, tra cui gruppi, associazioni e volontari disponibili a offrire sostegno.
Del resto, accumulare tanto, senza una via di scarico, sembra essere per lei controproducente.
Le auguro ogni bene.
non si preoccupi di questi sentimenti: considerando il peso che grava sulle sue spalle, sono più che comprensibili. Avverto però che ciò che sembra allarmarla e appesantirla ulteriormente siano le sue manifestazioni esplosive. Mi permetto di evidenziare che le emozioni possono essere una bussola preziosa, aiutandola a orientarsi rispetto a sé stessa.
In questa situazione di totale dedizione alla cura di suo marito, è fondamentale che trovi degli spazi per sé, momenti di sfogo e recupero, così come fonti di supporto per l'assistenza. Esistono diversi canali di aiuto, tra cui gruppi, associazioni e volontari disponibili a offrire sostegno.
Del resto, accumulare tanto, senza una via di scarico, sembra essere per lei controproducente.
Le auguro ogni bene.
Buongiorno signora. MI rendo conto che giornalmente viene investita da un lavoro mentale e fisico notevole per assicurare a suo marito e a se stessa la cura e l'affetto che occorrono per vivere in salute. Tuttavia sente di essere stanca, arrabbiata e a volte perde il controllo. L'ansia è il segnale forte che la mente le invia perché sente di non avere le risorse sufficienti per governare la situazione. Le consiglio un percorso di psicoterapia che le consenta di affrontare in maniera appropriata questo momento della sua vita, darsi il permesso di accrescere le sue risorse mentali e fisiche, elaborare un sistema di credenze profondo e nutriente al fine di vivere in armonia con suo marito e con se stessa.
Gentile Utente,
essere caregiver (ovvero occuparsi di un proprio caro) può essere complesso per molti aspetti. Spesso si persiste nel proprio compito come se, metaforicamente, si fosse in immersione. Occorrono dei momenti-strategie per riemergere e prendere fiato, altrimenti non si nuota per molti metri. Solitamente un maggior benessere personale influenza positivamente anche la relazione di cura.
L'invito è di allargare la rete di supporto, ritagliarsi spazi di cura personali e valutare uno spazio di colloquio individuale in cui poter elaborare il carico percepito e le possibili reazioni.
Saluti
essere caregiver (ovvero occuparsi di un proprio caro) può essere complesso per molti aspetti. Spesso si persiste nel proprio compito come se, metaforicamente, si fosse in immersione. Occorrono dei momenti-strategie per riemergere e prendere fiato, altrimenti non si nuota per molti metri. Solitamente un maggior benessere personale influenza positivamente anche la relazione di cura.
L'invito è di allargare la rete di supporto, ritagliarsi spazi di cura personali e valutare uno spazio di colloquio individuale in cui poter elaborare il carico percepito e le possibili reazioni.
Saluti
Buongiorno Signora,
immagino la stanchezza e il sentirsi sopraffatta! Le consiglierei di provare a prendersi un po' di tempo per sé per ricaricarsi. Per questo ha di solito un buon esito svolgere qualche sessione di mindfulness per praticare cin qualcuno che guida, prediligendo le pratiche di gentilezza e compassione verso di sé. Per ulteriori informazioni rimango a disposizione. Un caro saluto, Elena Cristalli
immagino la stanchezza e il sentirsi sopraffatta! Le consiglierei di provare a prendersi un po' di tempo per sé per ricaricarsi. Per questo ha di solito un buon esito svolgere qualche sessione di mindfulness per praticare cin qualcuno che guida, prediligendo le pratiche di gentilezza e compassione verso di sé. Per ulteriori informazioni rimango a disposizione. Un caro saluto, Elena Cristalli
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Buonasera, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Credo sia più che normale che le capiti di sentirsi arrabbiata, in colpa e a volte sopraffatta: l'assistenza continua di una persona cara, soprattutto in condizioni di grave invalidità, è un compito estremamente faticoso e logorante, sia fisicamente che emotivamente.
Ha pensato alla possibilità di ricercare nella sua zona un qualche gruppo di supporto per caregiver pensati per offrire sostegno emotivo e pratico a chi, come lei, si dedica alla cura di un familiare invalido?
Cordialmente,
Dott.ssa Cerruti
Ha pensato alla possibilità di ricercare nella sua zona un qualche gruppo di supporto per caregiver pensati per offrire sostegno emotivo e pratico a chi, come lei, si dedica alla cura di un familiare invalido?
Cordialmente,
Dott.ssa Cerruti
Gentile signora, l'assistenza delle persone con invalidità può essere logorante e provocare una profonda sofferenza nel caregiver, soprattutto quando ci prendiamo cura di persone che amiamo. E' normale sentirsi stanchi e sopraffatti dalle emozioni quali rabbia, ansia e colpa. Le consiglierei di chiedere un aiuto, anche esterno, nella gestione del suo caro così da avere la possibilità di trovare uno spazio ed un tempo suo dove poter riconnettersi con se stessa senza sentirsi in colpa.
Buonasera.
Nel suo caso è importante distinguere due aspetti fondamentali che si intrecciano e influiscono sul suo stato di benessere. Da un lato, le sue emozioni, che non devono essere ignorate né represse, ma riconosciute, vissute ed elaborate affinché possa ritrovare un equilibrio interiore. Sentirsi esausta, sopraffatta e a volte arrabbiata non significa essere una persona sbagliata, ma una persona che sta vivendo una situazione estremamente complessa e logorante.
Dall’altro lato, la realtà oggettiva che sta affrontando da anni: la gestione quotidiana di una persona cara con un'invalidità totale, senza pause, senza spazi per sé, porta inevitabilmente a un sovraccarico fisico ed emotivo. È del tutto comprensibile che la sua tolleranza sia messa alla prova e che emerga un senso di frustrazione, stanchezza e ansia.
Per questo motivo, un percorso terapeutico mirato potrebbe rappresentare un aiuto prezioso sotto diversi aspetti. Da un lato, le permetterebbe di elaborare le sue emozioni, alleggerendo il peso del senso di colpa e della rabbia, aiutandola a riconoscere i propri bisogni senza sentirsi in errore. Dall’altro, potrebbe offrirle strumenti concreti per affrontare meglio la situazione quotidiana, individuando strategie per ridurre lo stress e migliorare la qualità della sua vita, anche all'interno di un contesto così impegnativo.
Non è sbagliato chiedere aiuto né ritagliarsi degli spazi per sé: al contrario, prendersi cura di sé è essenziale per poter continuare ad assistere chi si ama senza annullarsi completamente. Se sente il bisogno di un supporto in questo percorso, sono a sua disposizione per aiutarla a ritrovare un equilibrio e un po’ di serenità in questa situazione così difficile.
Nel suo caso è importante distinguere due aspetti fondamentali che si intrecciano e influiscono sul suo stato di benessere. Da un lato, le sue emozioni, che non devono essere ignorate né represse, ma riconosciute, vissute ed elaborate affinché possa ritrovare un equilibrio interiore. Sentirsi esausta, sopraffatta e a volte arrabbiata non significa essere una persona sbagliata, ma una persona che sta vivendo una situazione estremamente complessa e logorante.
Dall’altro lato, la realtà oggettiva che sta affrontando da anni: la gestione quotidiana di una persona cara con un'invalidità totale, senza pause, senza spazi per sé, porta inevitabilmente a un sovraccarico fisico ed emotivo. È del tutto comprensibile che la sua tolleranza sia messa alla prova e che emerga un senso di frustrazione, stanchezza e ansia.
Per questo motivo, un percorso terapeutico mirato potrebbe rappresentare un aiuto prezioso sotto diversi aspetti. Da un lato, le permetterebbe di elaborare le sue emozioni, alleggerendo il peso del senso di colpa e della rabbia, aiutandola a riconoscere i propri bisogni senza sentirsi in errore. Dall’altro, potrebbe offrirle strumenti concreti per affrontare meglio la situazione quotidiana, individuando strategie per ridurre lo stress e migliorare la qualità della sua vita, anche all'interno di un contesto così impegnativo.
Non è sbagliato chiedere aiuto né ritagliarsi degli spazi per sé: al contrario, prendersi cura di sé è essenziale per poter continuare ad assistere chi si ama senza annullarsi completamente. Se sente il bisogno di un supporto in questo percorso, sono a sua disposizione per aiutarla a ritrovare un equilibrio e un po’ di serenità in questa situazione così difficile.
Gentile signora,
prima di tutto, desidero dirle che ciò che sta vivendo è estremamente impegnativo e che le emozioni che descrive sono del tutto comprensibili. Assistere una persona cara h24, soprattutto in condizioni di invalidità totale, è un compito che richiede una forza straordinaria, non solo fisica ma anche emotiva e mentale.
La stanchezza, la rabbia, il senso di colpa e l’ansia non sono segni di debolezza, ma segnali che il suo corpo e la sua mente stanno chiedendo aiuto. Il burnout del caregiver è una condizione molto comune tra chi si prende cura di un familiare in modo continuativo, ed è importante riconoscerlo per poter intervenire prima che il peso diventi insostenibile.
Per quanto possa sembrare difficile, è fondamentale che riesca a ritagliarsi degli spazi per sé. Anche brevi momenti di respiro possono fare la differenza. Se non l’ha già fatto, potrebbe valutare la possibilità di chiedere un supporto, che sia un aiuto pratico (assistenza domiciliare, servizi di sollievo) o un supporto emotivo (colloqui psicologici, gruppi di ascolto per caregiver). Non deve affrontare tutto da sola.
E soprattutto, cerchi di non colpevolizzarsi. Essere esausti, sentirsi sopraffatti, provare rabbia non la rende una persona meno amorevole o meno dedita. Sono reazioni umane a una situazione molto complessa. Il suo benessere è importante quanto quello di suo marito, e prendersi cura di sé non significa trascurare lui, ma garantirsi la possibilità di continuare a essere presente senza annullarsi.
Le auguro di trovare il supporto di cui ha bisogno e, se sente la necessità di parlarne ancora, sappia che non è sola. Un caro saluto. Dott.ssa S. Ludovici
Un caro saluto.
prima di tutto, desidero dirle che ciò che sta vivendo è estremamente impegnativo e che le emozioni che descrive sono del tutto comprensibili. Assistere una persona cara h24, soprattutto in condizioni di invalidità totale, è un compito che richiede una forza straordinaria, non solo fisica ma anche emotiva e mentale.
La stanchezza, la rabbia, il senso di colpa e l’ansia non sono segni di debolezza, ma segnali che il suo corpo e la sua mente stanno chiedendo aiuto. Il burnout del caregiver è una condizione molto comune tra chi si prende cura di un familiare in modo continuativo, ed è importante riconoscerlo per poter intervenire prima che il peso diventi insostenibile.
Per quanto possa sembrare difficile, è fondamentale che riesca a ritagliarsi degli spazi per sé. Anche brevi momenti di respiro possono fare la differenza. Se non l’ha già fatto, potrebbe valutare la possibilità di chiedere un supporto, che sia un aiuto pratico (assistenza domiciliare, servizi di sollievo) o un supporto emotivo (colloqui psicologici, gruppi di ascolto per caregiver). Non deve affrontare tutto da sola.
E soprattutto, cerchi di non colpevolizzarsi. Essere esausti, sentirsi sopraffatti, provare rabbia non la rende una persona meno amorevole o meno dedita. Sono reazioni umane a una situazione molto complessa. Il suo benessere è importante quanto quello di suo marito, e prendersi cura di sé non significa trascurare lui, ma garantirsi la possibilità di continuare a essere presente senza annullarsi.
Le auguro di trovare il supporto di cui ha bisogno e, se sente la necessità di parlarne ancora, sappia che non è sola. Un caro saluto. Dott.ssa S. Ludovici
Un caro saluto.
Buonasera, provi a parlarne con uno psicoterapeuta. Ho l'impressione che lei sia abituata a portare tutto il peso da sola, magari poterlo condividere con un'altra persona può aiutarla.
Buongiorno,
assistere una persona cara notte e giorno, porta a una situazione di stress molto forte, che alla lunga, diviene insopportabile, sia da un punto di vista fisico, e soprattutto da un punto di vista psicologico, sperimentando sentimenti ed emozioni negativi, come quelli da lei indicati.
In questi casi diventa determinante un supporto psicologico, per "reggere" questa situazione e trovare un equilibrio psico-fisico ed essere di aiuto. Sarebbe indicato un sostegno psicologico, anche online.
Cordiali saluti.
Laura Leone
assistere una persona cara notte e giorno, porta a una situazione di stress molto forte, che alla lunga, diviene insopportabile, sia da un punto di vista fisico, e soprattutto da un punto di vista psicologico, sperimentando sentimenti ed emozioni negativi, come quelli da lei indicati.
In questi casi diventa determinante un supporto psicologico, per "reggere" questa situazione e trovare un equilibrio psico-fisico ed essere di aiuto. Sarebbe indicato un sostegno psicologico, anche online.
Cordiali saluti.
Laura Leone
L'assistenza e la cura per l'altro sono caratteristiche di umanità e di rispetto, senza trascurare la base affettiva che rappresenta il motore di ogni gesto; ma ciò che spesso può manifestarsi è la sproporzionalità di tali attenzioni all'interno di uno scenario nel quale è lo stesso accudente a trascurare i proprio bisogni primari ed emotivi per l'altro, come accade in lei nei confronti di suo marito, arrivando a non controllare più le sue emozioni fino ad esplodere.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire con maggiore cura le proprie necessità ed i proprio bisogni, permettendole anche di vivere al meglio la relazione con suo marito. Se vuole, sono disponibile.
Un percorso psicologico potrebbe aiutarla a gestire con maggiore cura le proprie necessità ed i proprio bisogni, permettendole anche di vivere al meglio la relazione con suo marito. Se vuole, sono disponibile.
Buonasera,
la situazione che sta vivendo è estremamente impegnativa e comprensibilmente sta lasciando segni profondi su di lei. Assistere quotidianamente una persona cara, senza tregua, può generare un forte carico emotivo, fisico e psicologico, anche in chi è molto resistente.
La stanchezza, la rabbia, il senso di colpa e l’ansia che descrive sono reazioni umane e legittime, non segni di debolezza. Le consiglio vivamente un supporto psicologico per avere uno spazio tutto suo in cui poter esprimere il peso che porta, rielaborare le emozioni e trovare strategie per tutelare anche il suo benessere.
Se ha bisogno sono a disposizione per iniziare un percorso insieme.
la situazione che sta vivendo è estremamente impegnativa e comprensibilmente sta lasciando segni profondi su di lei. Assistere quotidianamente una persona cara, senza tregua, può generare un forte carico emotivo, fisico e psicologico, anche in chi è molto resistente.
La stanchezza, la rabbia, il senso di colpa e l’ansia che descrive sono reazioni umane e legittime, non segni di debolezza. Le consiglio vivamente un supporto psicologico per avere uno spazio tutto suo in cui poter esprimere il peso che porta, rielaborare le emozioni e trovare strategie per tutelare anche il suo benessere.
Se ha bisogno sono a disposizione per iniziare un percorso insieme.
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso una parte così delicata della sua vita. È assolutamente naturale che, dopo anni di assistenza continua a suo marito, la sua resistenza stia mostrando dei segni di cedimento. Prendersi cura di una persona con invalidità totale, sia fisica che psichica, è un compito che va ben oltre le normali sfide quotidiane e richiede un dispendio di energie fisiche ed emotive davvero notevole. La stanchezza che avverte, sia nel corpo che nella mente, è un segnale importante che non va sottovalutato. Anche la rabbia che a volte irrompe, seguita dal senso di colpa, è una manifestazione comprensibile di questa pressione costante. In momenti come questi, un supporto esterno può fare una grande differenza. Mi sentirei di suggerirle di considerare l'importanza di un supporto terapeutico per lei. Parlare con un professionista, in un ambiente sicuro e accogliente, potrebbe offrirle uno spazio prezioso per esplorare i suoi sentimenti, elaborare la rabbia e l'ansia, e trovare strategie per gestire meglio lo stress e il senso di colpa.
Resto a disposizione anche per consulenze online.
Un caro saluto Dott.ssa Valentina De Chiara
Brescia
Resto a disposizione anche per consulenze online.
Un caro saluto Dott.ssa Valentina De Chiara
Brescia
Gentile Utente, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza, che trasmette tutta la profondità di una situazione estremamente complessa e logorante. È assolutamente comprensibile che, dopo anni di assistenza continua e totale, lei si senta stanca sia fisicamente che mentalmente.
Occuparsi di una persona cara in condizioni di grave invalidità richiede una disponibilità emotiva, una forza e una presenza costante che spesso vanno oltre ciò che una sola persona può sostenere a lungo termine, soprattutto senza adeguato supporto. Le reazioni che descrive non sono segnali di debolezza, ma indicatori umani e naturali di un carico eccessivo. Il fatto che lei le stia riconoscendo è già un passo importante verso una maggiore consapevolezza di sé e dei suoi limiti, che meritano di essere rispettati.
Non è raro che chi si prende cura di un familiare in condizioni gravi possa sviluppare un quadro di burnout da caregiving. In questi casi, è fondamentale riportare l’attenzione anche su di sé, sui propri bisogni, sul diritto al riposo, alla cura personale e su un eventuale spazio di supporto psicologico.
Le suggerirei di valutare la possibilità di un confronto con un professionista, anche solo per avere un luogo protetto in cui dare voce al suo vissuto, elaborare la rabbia e la frustrazione, e identificare risorse concrete (psicologiche ma anche pratiche) per alleggerire, per quanto possibile, questo carico.
Cordiali saluti, AM
Occuparsi di una persona cara in condizioni di grave invalidità richiede una disponibilità emotiva, una forza e una presenza costante che spesso vanno oltre ciò che una sola persona può sostenere a lungo termine, soprattutto senza adeguato supporto. Le reazioni che descrive non sono segnali di debolezza, ma indicatori umani e naturali di un carico eccessivo. Il fatto che lei le stia riconoscendo è già un passo importante verso una maggiore consapevolezza di sé e dei suoi limiti, che meritano di essere rispettati.
Non è raro che chi si prende cura di un familiare in condizioni gravi possa sviluppare un quadro di burnout da caregiving. In questi casi, è fondamentale riportare l’attenzione anche su di sé, sui propri bisogni, sul diritto al riposo, alla cura personale e su un eventuale spazio di supporto psicologico.
Le suggerirei di valutare la possibilità di un confronto con un professionista, anche solo per avere un luogo protetto in cui dare voce al suo vissuto, elaborare la rabbia e la frustrazione, e identificare risorse concrete (psicologiche ma anche pratiche) per alleggerire, per quanto possibile, questo carico.
Cordiali saluti, AM
Buonasera,
capisco profondamente la fatica che sta vivendo: assistere un coniuge in condizioni di grave invalidità non è solo un gesto d’amore, ma anche un impegno continuo che logora fisicamente, emotivamente e psicologicamente. È del tutto naturale che lei senta stanchezza, rabbia, ansia e persino senso di colpa: queste reazioni non significano che non ami suo marito, ma che il suo corpo e la sua mente stanno chiedendo sollievo e supporto.
Quello che mi colpisce dalle sue parole è il fatto che lei non ha mai smesso di esserci, nonostante il peso enorme di questa responsabilità. Questo è già indice di grande forza e dedizione. Allo stesso tempo, per poter continuare ad assistere, è fondamentale iniziare a prendersi cura di sé.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a:
dare uno spazio sicuro alle sue emozioni (rabbia, colpa, ansia), per riconoscerle e imparare a gestirle senza giudicarsi;
imparare tecniche pratiche di gestione dell’ansia e del sovraccarico emotivo;
lavorare sul senso di colpa, che spesso accompagna i caregiver e rischia di diventare un ostacolo al benessere personale;
valutare, se possibile, anche l’inserimento di momenti di respiro per sé, senza viverli come egoismo ma come risorsa necessaria.
Il suo percorso non dovrebbe essere affrontato da sola: la psicoterapia rappresenta un luogo in cui sentirsi finalmente accolta e sostenuta, un passo che le permetterebbe di ritrovare energia, equilibrio e dignità anche per la sua vita personale.
Se se la sente, possiamo fissare un primo colloquio: questo potrebbe essere l’inizio di uno spazio dedicato solo a lei, in cui poter rimettere ordine dentro ciò che ora la sta travolgendo. Saluti, Dott. Valerio Ancis
capisco profondamente la fatica che sta vivendo: assistere un coniuge in condizioni di grave invalidità non è solo un gesto d’amore, ma anche un impegno continuo che logora fisicamente, emotivamente e psicologicamente. È del tutto naturale che lei senta stanchezza, rabbia, ansia e persino senso di colpa: queste reazioni non significano che non ami suo marito, ma che il suo corpo e la sua mente stanno chiedendo sollievo e supporto.
Quello che mi colpisce dalle sue parole è il fatto che lei non ha mai smesso di esserci, nonostante il peso enorme di questa responsabilità. Questo è già indice di grande forza e dedizione. Allo stesso tempo, per poter continuare ad assistere, è fondamentale iniziare a prendersi cura di sé.
Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarla a:
dare uno spazio sicuro alle sue emozioni (rabbia, colpa, ansia), per riconoscerle e imparare a gestirle senza giudicarsi;
imparare tecniche pratiche di gestione dell’ansia e del sovraccarico emotivo;
lavorare sul senso di colpa, che spesso accompagna i caregiver e rischia di diventare un ostacolo al benessere personale;
valutare, se possibile, anche l’inserimento di momenti di respiro per sé, senza viverli come egoismo ma come risorsa necessaria.
Il suo percorso non dovrebbe essere affrontato da sola: la psicoterapia rappresenta un luogo in cui sentirsi finalmente accolta e sostenuta, un passo che le permetterebbe di ritrovare energia, equilibrio e dignità anche per la sua vita personale.
Se se la sente, possiamo fissare un primo colloquio: questo potrebbe essere l’inizio di uno spazio dedicato solo a lei, in cui poter rimettere ordine dentro ciò che ora la sta travolgendo. Saluti, Dott. Valerio Ancis
Esperti
Domande correlate
- Hello, I have been suffering from overthinking for the past several years. I have not taken any special medication. Now I feel very depressed and exhausted because life seems pointless, useless, and hopeless. Sometimes I think that I'm Useless in this world. I'm not made for this universe. I always have…
- Salve dottori, il 15 novembre ho avuto un rapporto non protetto ho preso ellaone subito ho ripreso la Yasmin, per distrazione ho saltato qualche pillola, ho avuto un rapporto completo il 30 novembre, dal 30 novembre a giorno 8 dicembre ho completato il pacco di Yasmin. Giorno 11 arriva il ciclo riprendo…
- Buongiorno, soffro di insonnia da molti anni e da qualche anno prendo le benzodiazepine per addormentarmi ma mi sveglio quasi ogni ora e di giorno sono distrutta. Cosa posso fare? Grazie per i vostri pareri.
- Buongiorno da parecchi anni che prendo al bisogno il prazene a pillole non trovandolo più per un po' di tempo lo preso a gocce ma da un paio di anni sto prendendo il prazene generico sempre con la stesso componente del prazepam che si riesce a trovare senza problemi in farmacia volevo sapere i risultati…
- Salve, sono una donna di 60 anni e da 3 mesi circa soffro di ansia e insonnia occasionale, ma nelle ultime tre settimane sta diventando più frequente, tanto che comincio a preoccuparmi quando si fa sera. Prima di andare a letto prendo camomilla con melatonina, ma non funziona. A quale specialista posso…
- Buongiorno mia moglie soffre di una grave forma di depressione accompagnata da profonda ansia. La memoria a breve termine è inesistente ed è portata a ripetere le stesse cose. Il neurologo ci ha consigliato Xanax a lento rilascio al mattino, citolopram gocce e quietiapina. Non vedo però alcun miglioramento.....cosa…
- Buonasera, mia moglie (ricaduta in depressione e guarita con anafrani e litio) prende anafranil 75 × 2 da 35 giorni e Lamotrigina 100×2 e 50×1 il litio per problemi ai reni non può assumerlo, sta bene 2/3 giorni poi ritorna a piangere e non si vedono miglioramenti significativi.ha provato anche spravato…
- è da circa un mese che soffro come preliminare forte ansia seguito da attacchi di panico, questo mi rende la vita impossibile : paura di morire di infarto ictus ecc.. ecc..arrivo ora ad avere anche 3 attacchi al di , emicrania paura di uscire di casa, e agorafobia, al pronto soccorso mi hanno prescritto…
- Buongiorno, scrivo perché non riesco a uscire da questa fissa e non sono più tanto serena. Ho appena vent'anni e sono in un periodo transitorio e di trasformazioni nella vita, perché ho cominciato l'università e sto piano piano costruendo il futuro. Fatto sta che ho cominciato a pensare alla morte:…
- Buonasera a tutti. Avevo già scritto tempo fa su questo forum, e diverse volte sono tornata a rileggere le risposte ricevute, e alcune mi hanno dato un po' di forza. Solo per fare un piccolo recap, per chi non avesse letto il mio "post", ho 28 anni e soffro di attacchi di panico e ansia da quando…
Vuoi inviare una domanda?
I nostri esperti hanno risposto a 434 domande su Ansia
Tutti i contenuti pubblicati su MioDottore.it, specialmente domande e risposte, sono di carattere informativo e in nessun caso devono essere considerati un sostituto di una visita specialistica.