Buonasera! Ho 32 anni e una condizione un pochino stressante perché sono tornata a vivere vicino ai
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Buonasera! Ho 32 anni e una condizione un pochino stressante perché sono tornata a vivere vicino ai miei dopo essermi lasciata da 2 anni. Ma sto bene, ho iniziato un nuovo lavoro da casa ma ho anche tanta ansia sociale che cerco di gestire. Solo che quando mi ritrovo a cene o eventi con altre persone (per ora famigliari o amici stretti) ho sempre la sensazione di essere in un altro posto, mi sento ovattata e confusa, cerco di non darlo a vedere e fare il meglio che riesco ma credo siano episodi.. di derealizzazione? Mi accadono sempre, non capisco perché sono serena solo quando sono da sola o con una persona con cui ho un legame costante giornaliero. È invalidante perché nonostante io cerchi di motivarmi, è faticoso, mi spiace non riuscire a far divertire le altre persone o deluderle e mi fa venire voglia di stare sempre da sola... perché sto bene solo quando sono sola? Grazie mille
Salve, mi spiace molto per la situazione ed il disagio espresso e comprendo quanto possa essere difficile per lei convivere con questa situazione riportata.
Ritengo importante che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi, identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza in atto al fine di trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Ritengo importante che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi, identificare pensieri rigidi e disfunzionali che impediscono il cambiamento desiderato e mantengono la sofferenza in atto al fine di trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
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Gentile utente, da quello che scrive mi sembra di capire che la sua principale preoccupazione sia rivolta agli altri, al rischio di non farli divertire o addirittura deluderli. Penso che questo possa a volte essere un grosso "peso" da portare sulle proprie spalle, che ci costa abbastanza in termini di energia fisica ed emotiva, per cui il nostro organismo può cercare di difendersi "distaccandosi" dal mondo esterno... come se fosse un computer in stand-by. Potrebbe esserle di grande aiuto confrontarsi con un professionista, che la aiuti a fare luce sui segnali che la sua mente e il suo corpo le stanno inviando e su quali siano le risorse da mettere in campo per fronteggiare la sua stressante condizione. Le faccio i miei migliori auguri, dott.ssa Jessica Maranza.
Salve, da come scrive sembrerebbe preoccupata soprattutto del giudizio esterno, come mai? Comunque la invito a effettuare un primo consulto psicologico per chiarirsi alcune idee.
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buona giornata.
Dott. Fiori
Buongiorno,
dalle sue parole emerge una forte preoccupazione di non riuscire ad avere relazioni sociali e la percezione di avere momenti di derealizzazione.
Io le consiglio di richiedere un consulto psicologico per approfondire le ragioni dei suoi sintomi e capire cosa è meglio per lei. Cari saluti
dalle sue parole emerge una forte preoccupazione di non riuscire ad avere relazioni sociali e la percezione di avere momenti di derealizzazione.
Io le consiglio di richiedere un consulto psicologico per approfondire le ragioni dei suoi sintomi e capire cosa è meglio per lei. Cari saluti
Buon pomeriggio, mi spiace molto per il momento non facile che sta passando. Dalle sue parole sembrerebbe che lei ha paura di intraprendere qualsiasi tipo di relazione sociale. Le consiglio di intraprendere un percorso psicologico, anche online. Sono a disposizione. Saluti. Dottoressa Glenda Nibbioli.
Buonasera, mi dispiace per le difficoltà che sta vivendo. Premesso che non so come stia gestendo la sua problematica, possono essere svariati e innumerevoli i motivi per cui una persona preferisce stare da solo, come dice lei può essere ansia, oppure per un senso di inadeguatezza, per paura di un possibile confronto, oppure semplicemente per scelta. In questi casi può essere utile affidarsi ad un professionista psicologo, che possa aiutarla ad affrontare le sue difficoltà, a scoprire quali sono i motivi sottostanti e i significati associati e a individuare delle possibili soluzioni più opportune per lei.
Resto a disposizione, in caso desiderasse un aiuto psicologico.
Un cordiale saluto, Dott.ssa Matilde Ciaccia.
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Potrebbe essere che lo stare da sola sia diventato per lei un porto sicuro e prevedibile e per questo molto più piacevole dello stare con gli altri? Avrei diverse domande da porle a partire da come ha vissuto emotivamente la fine della sua storia e il ritorno a casa dai suoi genitori. Purtroppo non possiamo darle ulteriori spunti con questa modalità perciò le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo per una consulenza. Resto a disposizione, anche online.
Dott.ssa Sonia Zaccoletti
Dott.ssa Sonia Zaccoletti
Buongiorno,
Piuttosto che chiedersi perché sto bene quando sono sola, si chieda come mai non sta così bene quando è in compagnia!
Piuttosto che chiedersi perché sto bene quando sono sola, si chieda come mai non sta così bene quando è in compagnia!
Buonasera, quella lei descrive una situazione di grande sofferenza. La domanda a cui rispondere non è "perché sto bene solo quando sono sola", ma "cosa accade quando sono con gli altri, cosa provo, quali emozioni e sensazioni sperimento?". E soprattutto cosa sta accadendo nella sua vita? Cosa fa sì che gli altri per lei siano diventati fonte di preoccupazione? Le suggerisco di chiedere un consulto ad un terapeuta in modo da poter meglio capire l'origine del suo disagio. Se ha ulteriori dubbi sono a disposizione.
Gentile utente, probabilmente sta bene quando è sola o con persona familiare, perché si trova nella sua zona di agio, dove si sente al sicuro, non si sente giudicata, e quindi non prova ansia, è una zona che conosce bene e che può controllare al meglio. Cosa accadrebbe se varcasse i confini di questa zona?
Se questo stato psicologico è per lei invalidante, potrebbe farsi aiutare per riuscire ad oltrepassare tale confine, e imparare ad affrontare l'incertezza della vita. Cordiali saluti Dott.ssa Papi
Se questo stato psicologico è per lei invalidante, potrebbe farsi aiutare per riuscire ad oltrepassare tale confine, e imparare ad affrontare l'incertezza della vita. Cordiali saluti Dott.ssa Papi
Gentile Utente, mi dispiace molto per il disagio che sta vivendo. Da quanto scrive, colgo quanto la presenza dell'altro risulti ingombrante nelle sue relazioni e intuisco la fatica che per lei ne deriva. Il suo sentirsi "serena" sembra contraddetto dalla "condizione un pochino stressante" a cui fa riferimento e mi chiedo quanto sia difficile tenere insieme i suoi vissuti con i suoi propositi. Magari farsi sola la solleva da un peso simile, magari escludere l'altro o allontanarsi è il modo in cui si concede la possibilità di riposare, se le relazioni sono così cariche di aspettative... ma a quale costo? Piuttosto che invalidarsi, potrebbe rivolgersi ad un* psicolog* con cui dare valore alla sua intuizione, sperimentarsi nel contesto protetto della relazione di cura e incrementare le sue risorse. Resto a sua disposizione, dott.ssa Valentina Cecchi
Buonasera. Le sue sono domande importanti e dar loro una risposta richiede tempo. Di per sè voler rimanere sola in un certo momento della propria vita non è sbagliato, fuggire via da certi contesti di gruppo attraverso un corpo e una mente che ci salvano con la derealizzazione non è sbagliato.--se è quello di cui abbiamo bisogno 'per leccarci le ferite' O se invalidante, allora è importante ricercare risorse per farla 'uscire. Ma il tutto va contestualizzato nella sua storia e valutato il livello. e lo si può fare solo in un percorso terapeutico di relazione, conoscenza e analisi. In bocca al lupo.
Salve, sentirsi assenti o distanti può essere una condizione determinata da molti fattori. Per essere d'aiuto dovrei avere molti più dettagli della sua storia, che come tutte è unica e specifica. Anche le risposte alle sue domande dunque deriveranno solo da un meticoloso approfondimento di ciò che le accade. Parlarne con uno psicologo è il primo passo per incamminarsi verso una soluzione del disagio.
Rimango a disposizione , anche online se lo ritiene utile.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Rimango a disposizione , anche online se lo ritiene utile.
Dott.ssa Camilla Ballerini
Salve, capisco che non è bello sentirsi così. Mi fa piacere per i nuovi progetti avviati. Capisco che a volte la paura del giudizio, di fare una brutta figura, di non sapere cosa dire può farci sentire fuori luogo e vorremmo solo scappare via. I pensieri con un contenuto catastrofico, giudicante e autosvalutativo non ci sono d'aiuto per stare bene e per raggiungere i nostri scopi. I sintomi che ha riportato lei andrebbero approfonditi per comprendere se si possa trattare di ansia sociale e quei sintomi sono una manifestazione di uno stato ansioso.
Siamo circondati da relazioni sociali e capisco che può essere un disagio non viverle serenamente. Perciò le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo per analizzare meglio la situazione.
Spero di averle dato uno spunto di riflessione.
Rimango a disposizione per dubbi e domande
Buona giornata
Siamo circondati da relazioni sociali e capisco che può essere un disagio non viverle serenamente. Perciò le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo per analizzare meglio la situazione.
Spero di averle dato uno spunto di riflessione.
Rimango a disposizione per dubbi e domande
Buona giornata
Salve, mi dispiace per la situazione che sta vivendo. Credo che si tratti di sintomi ansiosi e la invito a chiedere una consulenza psicologica per capire da quanto tempo sono comparsi i sintomi e cosa succedeva nella sua vita in quel momento. Con un sostegno psicologico riuscirà ad approfondire e superare questo momento della sua vita, sciogliendo i blocchi che sente adesso. Un saluto, Dott.ssa Antonella Abate
Salve, grazie per aver condiviso qua la sua storia. Mi spiace molto che si senta non a suo agio con sé stessa e con gli altri, a causa di questo stato, probabilmente di natura ansiosa, di cui lei parla.
Come professionista le consiglio di intraprendere un percorso psicologico, poiché credo che sia necessario indagare alcuni aspetti della sua vita. Associato al potersi raccontare, andranno esplorati vissuti, emozioni e sentimenti annessi, in modo da poter ricostruire con il clinico, come si siano organizzati determinati schemi e modalità comportamentali.
Per qualsiasi dubbio o chiarimento, mi contatti pure.
Saluti,
Dott.ssa Angela Peronace.
Come professionista le consiglio di intraprendere un percorso psicologico, poiché credo che sia necessario indagare alcuni aspetti della sua vita. Associato al potersi raccontare, andranno esplorati vissuti, emozioni e sentimenti annessi, in modo da poter ricostruire con il clinico, come si siano organizzati determinati schemi e modalità comportamentali.
Per qualsiasi dubbio o chiarimento, mi contatti pure.
Saluti,
Dott.ssa Angela Peronace.
Salve, il vissuto che lei racconta potrebbe essere indagato all'interno di un percorso psicologico, in modo che possa trovare un sollievo e comprendere quello che lei vorrebbe all'interno delle relazioni sociali e quello che pensa cli altri si aspettino da lei.
Dott.ssa Viola Vigani
Dott.ssa Viola Vigani
Gentile utente, mi rendo conto che la situazione che vive non la fa star star tranquilla.
Ciò che riporta nella domanda andrebbe approfondito all'interno di un percorso psicologico, per capire al meglio il disagio che prova nelle situazioni che descrive e cercare di alleviare il carico che avverte.
Quando ci troviamo in situazioni di disagio, lo star soli e l'affrontare da soli la propria difficoltà, può sembrare un'idea risolutiva sul momento. In questi casi è opportuno cercare il giusto aiuto e supporto.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Un saluto,
Dott.ssa AIF
Ciò che riporta nella domanda andrebbe approfondito all'interno di un percorso psicologico, per capire al meglio il disagio che prova nelle situazioni che descrive e cercare di alleviare il carico che avverte.
Quando ci troviamo in situazioni di disagio, lo star soli e l'affrontare da soli la propria difficoltà, può sembrare un'idea risolutiva sul momento. In questi casi è opportuno cercare il giusto aiuto e supporto.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Un saluto,
Dott.ssa AIF
Buongiorno, sono molto dispiaciuto per la situazione che sta vivendo. In poche parole ci racconta dei passaggi molto delicati come la fine di un rapporto, il ritorno a casa dei suoi, l'inizio di un nuovo lavoro ed il desiderio di riprendere la propria vita sociale che si interfaccia con dei sintomi di natura ansiosa. In questo momento le potrebbe essere d'aiuto iniziare un percorso psicologico, un ambiente sicuro dove attraverso una relazione di fiducia possa dar voce ai suoi vissuti. Resto a sua disposizione, Dott. Marco Squarcini
Gentile utente, la sua esperienza descrive chiaramente una lotta interna tra la necessità di connessione sociale e il profondo desiderio di isolarsi, un conflitto che molte persone affrontano. La sensazione di confusione e di ovattamento durante gli incontri sociali può rappresentare una forma di derealizzazione, in cui la persona si sente distaccata dalla realtà circostante. Questa condizione può essere aggravata dall'ansia sociale, che può rendere interazioni sociali già impegnative addirittura più stressanti. È interessante notare che lei si sente più serena quando è da sola o con qualcuno di fidato; questo suggerisce che il suo benessere è strettamente legato alla qualità delle relazioni e al controllo che percepisce nel suo ambiente. Il sentirsi "in un altro posto" durante eventi sociali potrebbe anche riflettere una forma di autocontrollo, dove il suo io ha bisogno di proteggersi da situazioni percepite come minacciose. Potrebbe essere utile esplorare questi sentimenti e lavorare su tecniche di gestione dell'ansia, come la pratica della mindfulness, per aiutare a radicarsi nel presente e a ridurre la sensazione di distacco. Inoltre, comunicare con chi la circonda riguardo a come si sente potrebbe contribuire a creare un ambiente più comprensivo e supportivo.
Se desidera approfondire queste dinamiche e trovare modi per migliorare la sua esperienza sociale, non esiti a contattarmi.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Se desidera approfondire queste dinamiche e trovare modi per migliorare la sua esperienza sociale, non esiti a contattarmi.
Cordialmente, dottoressa Laura Lanocita.
Gentile utente, innanzitutto grazie per aver condiviso la sua sofferenza. Mi sento di suggerirle di iniziare un percorso terapeutico appunto per approfondire il quesito che di pone in seduta, in modo da poterci lavorare una volta compreso. Cordialmente, dr.ssa Melodia
Ciao, grazie per aver condiviso qualcosa di così delicato. Quello che descrivi — la sensazione di sentirti "ovattata" o distante durante momenti sociali — potrebbe effettivamente essere collegato a episodi di derealizzazione, spesso legati a stress o ansia sociale. È comprensibile che tu stia bene solo in ambienti dove ti senti completamente al sicuro.
Hai già fatto tanto osservandoti con questa lucidità. Se ti va, potresti valutare un primo colloquio psicologico: anche uno spazio breve, solo per te, può aiutarti a dare un nome a ciò che senti e a trovare nuove risorse. Un passo alla volta, senza pressioni.
Un abbraccio.
Hai già fatto tanto osservandoti con questa lucidità. Se ti va, potresti valutare un primo colloquio psicologico: anche uno spazio breve, solo per te, può aiutarti a dare un nome a ciò che senti e a trovare nuove risorse. Un passo alla volta, senza pressioni.
Un abbraccio.
Carissima, il fatto che tu sia serena quando sei sola è una cosa bellissima e positiva, perché ti preoccupi di questo? Potrebbe essere che, vista la tua età, ti senti via via che passa il tempo sempre più lontana dai tuoi cari e vai sempre più verso una tua realta, la tua individualizzazione? La tua sensazione di estranietà può essere provocata da diversi fattori, mi chiederei più se sia il caso di intraprendere un percorso per provare a stare meglio da quel punto di vista. Tutti noi mettiamo in atto degli schemi relazionali (per lo più inconsci) e conoscerli e cambiarli in positivo ci fa stare meglio dal punto di vista relazionale e con noi stessi. Hai provato tecniche di mindfullness e di grounding per rimanere più radicata nel presente? Ti auguro il meglio, un caro saluto. Rimango a disposizione, Dott.ssa Roberta Evangelista
Quello che descrivi – sentirti ovattata, come “altrove” quando sei con gli altri ma più tranquilla da sola – assomiglia molto a una reazione ansiosa con tratti di derealizzazione: è come se la tua mente, sotto stress sociale, si mettesse in modalità “protezione” staccandoti un po’ dalla situazione. Non significa che sei “matta” o destinata a stare sempre sola, ma che, dopo la rottura, il rientro vicino ai genitori e l’ansia sociale, stare in mezzo agli altri è diventato emotivamente molto impegnativo, mentre nella solitudine ti senti finalmente al sicuro e non giudicata. La fatica a divertirti e la paura di deludere gli altri aumentano la tensione e rendono questi episodi più probabili, creando un circolo vizioso: più temi di sentirti strana, più ti senti “disconnessa”. Sarebbe importante lavorare sia sulla radice dell’ansia sociale sia su queste sensazioni di irrealtà, imparando gradualmente a tollerare di più la presenza degli altri senza perderti. Un percorso psicologico può aiutarti a capire meglio perché il tuo sistema si difende così, a ridurre l’autocritica e a costruire piccoli passi per stare nelle relazioni sentendoti più presente. Se vuoi, possiamo iniziare a farlo in un colloquio online, dedicato proprio a questi vissuti, per trovare insieme un modo più sostenibile di stare con gli altri senza dover rinunciare al tuo benessere.
Buonasera, quello che descrive è un vissuto che può essere estremamente faticoso da sostenere, soprattutto perché dall’esterno spesso si continua a “funzionare”, a sorridere, a partecipare agli eventi, mentre internamente ci si sente distanti, scollegati, quasi come se una parte di sé non fosse davvero presente in quel momento. E immagino quanto possa essere frustrante vivere situazioni sociali che teoricamente dovrebbero essere piacevoli e ritrovarsi invece a percepirle come pesanti, confuse o emotivamente ovattate. Nel suo racconto colpisce molto una cosa: lei dice di stare bene quando è sola oppure con una persona con cui sente un legame stabile, quotidiano, prevedibile. Questo dettaglio è importante, perché fa pensare non tanto a un “non voler stare con gli altri”, ma a una condizione in cui il suo sistema interno sembra abbassare la tensione solo quando percepisce sicurezza, familiarità e assenza di pressione sociale. Spesso chi vive ansia sociale o una forte sensibilità al giudizio altrui non si rende conto di quanto il cervello rimanga continuamente in stato di allerta durante le interazioni. Anche se razionalmente si sa di essere con amici o familiari, internamente può esserci un monitoraggio costante di sé stessi: “Sto parlando abbastanza?”, “Sembro strana?”, “Li sto annoiando?”, “Dovrei essere più spontanea”, “Si accorgeranno che sono a disagio?”. Tutto questo lavoro mentale può diventare così intenso da far perdere il contatto con il momento presente. E quando la mente entra troppo nel controllo, capita che la realtà venga percepita come distante, confusa, poco nitida emotivamente. Molte persone descrivono queste esperienze proprio con parole simili alle sue: ovattamento, distacco, irrealtà, sensazione di essere “altrove”. Più che qualcosa da interpretare come pericoloso, spesso sono segnali di un sistema emotivo molto affaticato e iperattivato. È come se il cervello, trovandosi sotto stress sociale prolungato, cercasse una modalità per proteggersi abbassando il coinvolgimento emotivo diretto. Inoltre, nel suo messaggio emerge anche un altro elemento molto delicato: la sensazione di dover “far stare bene gli altri”, di non voler deludere, di sentirsi quasi responsabile del divertimento o del clima sociale. Questo può creare un’enorme pressione interna. Quando una persona entra nelle relazioni sentendo inconsciamente di dover performare, risultare piacevole, interessante, presente, spontanea, il contatto sociale smette gradualmente di essere nutriente e diventa qualcosa da sostenere con fatica. Il fatto che questo periodo della sua vita coincida con cambiamenti importanti non è secondario. Una separazione, il ritorno vicino ai genitori, un nuovo lavoro da casa, una maggiore solitudine quotidiana, possono modificare profondamente gli equilibri interiori. A volte ci si adatta apparentemente bene agli eventi, ma il corpo e la mente continuano comunque a vivere uno stato di vulnerabilità e tensione che emerge soprattutto nei contesti relazionali. Dal punto di vista cognitivo comportamentale, sarebbe importante comprendere meglio quali pensieri, aspettative e timori si attivano dentro di lei nei momenti sociali. Perché spesso il disagio non nasce semplicemente “dalle persone”, ma dal modo in cui la mente interpreta sé stessa all’interno delle relazioni. Più una persona teme di essere inadeguata, fuori posto o di deludere gli altri, più tenderà a osservarsi continuamente, e questa autoosservazione intensa può aumentare proprio quelle sensazioni di distacco che la spaventano. Un altro aspetto importante è che stare bene da soli non significa necessariamente essere sbagliati o incapaci di relazionarsi. A volte la solitudine diventa l’unico spazio percepito come privo di richieste, aspettative e tensioni. Il rischio, però, è che col tempo il cervello inizi ad associare il contatto sociale quasi esclusivamente alla fatica e la solitudine esclusivamente al sollievo, creando un circolo che porta progressivamente a isolarsi sempre di più. E comprensibilmente, sul momento, evitare può sembrare la soluzione migliore, perché riduce immediatamente il disagio. Ma nel lungo periodo spesso rafforza la convinzione di “non riuscire” a stare bene con gli altri. Credo che potrebbe esserle molto utile concedersi uno spazio psicologico in cui esplorare questi meccanismi con calma, senza giudicarsi. Non tanto per “costringersi” a diventare diversa, estroversa o sempre socievole, ma per capire perché le relazioni oggi attivino questo livello di tensione interna e perché la sua mente sembri trovare sicurezza quasi solo nell’isolamento o nei rapporti molto controllabili e prevedibili. Il fatto stesso che lei riesca a descrivere con così tanta lucidità ciò che prova è già un elemento importante. Significa che c’è una parte di sé molto osservante e consapevole. A volte, però, chi è molto attento al proprio mondo interno rischia anche di rimanere intrappolato nell’analisi continua delle proprie sensazioni, perdendo spontaneità e leggerezza. Non credo che ci sia qualcosa di “sbagliato” nel suo desiderio di stare sola quando si sente sovraccarica. Credo però che valga la pena capire più a fondo perché il contatto umano, che dovrebbe poter essere anche nutriente e rassicurante, oggi venga vissuto così spesso come uno sforzo emotivo. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
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