Buonasera Cari Dottori, Vorrei chiederVi consiglio su come comportarmi in quanto sul luogo di lavor
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Buonasera Cari Dottori,
Vorrei chiederVi consiglio su come comportarmi in quanto sul luogo di lavoro capita di incontrare il mio ex che mi evita, facendo finta di non conoscermi..(è stato lui a lasciarmi in quanto non coinvolto emotivamente).. a me ferisce questo suo evitamento. Se io lo saluto con un semplice "ciao, buongiorno " allora lui ricambia "ciao" altrimenti non mi saluta di sua iniziativa..quando sto a parlare con miei colleghi, il mio ex si avvicina a salutare solo loro, come se io non esistessi..io vorrei un rapporto cordiale, da uomo maturo da parte sua, non per torniare insieme, so che lui non tornerebbe mai con me ma dato che lavoriamo nello stesso luogo anche se in uffici diversi, almeno mantenere un rapporto civile..Io vorrei provare a parlargli ma avendo lui un carattere permaloso, orgoglioso, temo che possa infastidirsi, che possa dirmi "lasciami stare"..non so come fare.. mi sento triste e umiliata da questo suo comportamento.. Vi ringrazio e Vi auguro Buona Serata.
Vorrei chiederVi consiglio su come comportarmi in quanto sul luogo di lavoro capita di incontrare il mio ex che mi evita, facendo finta di non conoscermi..(è stato lui a lasciarmi in quanto non coinvolto emotivamente).. a me ferisce questo suo evitamento. Se io lo saluto con un semplice "ciao, buongiorno " allora lui ricambia "ciao" altrimenti non mi saluta di sua iniziativa..quando sto a parlare con miei colleghi, il mio ex si avvicina a salutare solo loro, come se io non esistessi..io vorrei un rapporto cordiale, da uomo maturo da parte sua, non per torniare insieme, so che lui non tornerebbe mai con me ma dato che lavoriamo nello stesso luogo anche se in uffici diversi, almeno mantenere un rapporto civile..Io vorrei provare a parlargli ma avendo lui un carattere permaloso, orgoglioso, temo che possa infastidirsi, che possa dirmi "lasciami stare"..non so come fare.. mi sento triste e umiliata da questo suo comportamento.. Vi ringrazio e Vi auguro Buona Serata.
Buongiorno, bisognerebbe lavorare sulle sue emozioni. Leggo un focus sul carattere del suo ex compagno, delle "giustificazioni" rispetto ai motivi per cui lui non intraprenda un rapporto cordiale. Ma come sta lei? Di cosa ha bisogno lei? Queste sono secondo me le domande su cui si potrebbe lavorare
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Buonasera,
grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Dalle sue parole emerge quanto l’atteggiamento evitante del suo ex sia per lei doloroso e quanto questo la faccia sentire triste e umiliata. È comprensibile: quando una relazione finisce, soprattutto non per propria scelta, il modo in cui l’altro si pone può riattivare il senso di rifiuto e di esclusione.
Provo a offrirle una chiave di lettura. In una prospettiva relazionale, l’evitamento dell’altro non parla solo di lei, ma anche delle modalità che lui ha di gestire la distanza, il disagio o il conflitto emotivo. Ignorare, non salutare per primo, rivolgersi solo agli altri colleghi può essere un modo — forse rigido e immaturo — per proteggersi o per non entrare in contatto con ciò che la relazione ha significato per lui.
Lei, invece, sembra muoversi in una direzione diversa: cerca una forma di civiltà relazionale, non per riaprire il legame, ma per renderlo sostenibile in un contesto lavorativo condiviso. Questo dice molto della sua capacità di distinguere tra il piano affettivo e quello sociale.
Prima ancora di chiedersi se parlargli o meno, potrebbe essere utile domandarsi: che cosa le farebbe stare più in contatto con sé stessa e con la sua dignità? Continuare a salutarlo, ad esempio, può essere letto non come un’esporsi all’umiliazione, ma come un gesto che la definisce, indipendentemente dalla risposta dell’altro.
Se dovesse scegliere di parlargli, potrebbe farlo in modo molto semplice e circoscritto, senza entrare nel passato né chiedere qualcosa sul piano emotivo, ma limitandosi a chiarire un bisogno pratico e presente (ad esempio: mantenere un clima cordiale sul lavoro). In questo modo non si tratterebbe di “convincerlo”, ma di dare voce a sé stessa, lasciando a lui la responsabilità di come rispondere.
In ogni caso, il suo valore e la sua maturità non dipendono dal comportamento che lui sceglierà di avere. Il lavoro, semmai, può essere quello di accompagnarla a trasformare questa esperienza da luogo di umiliazione a spazio di riappropriazione di sé.
Resto a disposizione per continuare a riflettere insieme.
grazie per aver condiviso una situazione così delicata. Dalle sue parole emerge quanto l’atteggiamento evitante del suo ex sia per lei doloroso e quanto questo la faccia sentire triste e umiliata. È comprensibile: quando una relazione finisce, soprattutto non per propria scelta, il modo in cui l’altro si pone può riattivare il senso di rifiuto e di esclusione.
Provo a offrirle una chiave di lettura. In una prospettiva relazionale, l’evitamento dell’altro non parla solo di lei, ma anche delle modalità che lui ha di gestire la distanza, il disagio o il conflitto emotivo. Ignorare, non salutare per primo, rivolgersi solo agli altri colleghi può essere un modo — forse rigido e immaturo — per proteggersi o per non entrare in contatto con ciò che la relazione ha significato per lui.
Lei, invece, sembra muoversi in una direzione diversa: cerca una forma di civiltà relazionale, non per riaprire il legame, ma per renderlo sostenibile in un contesto lavorativo condiviso. Questo dice molto della sua capacità di distinguere tra il piano affettivo e quello sociale.
Prima ancora di chiedersi se parlargli o meno, potrebbe essere utile domandarsi: che cosa le farebbe stare più in contatto con sé stessa e con la sua dignità? Continuare a salutarlo, ad esempio, può essere letto non come un’esporsi all’umiliazione, ma come un gesto che la definisce, indipendentemente dalla risposta dell’altro.
Se dovesse scegliere di parlargli, potrebbe farlo in modo molto semplice e circoscritto, senza entrare nel passato né chiedere qualcosa sul piano emotivo, ma limitandosi a chiarire un bisogno pratico e presente (ad esempio: mantenere un clima cordiale sul lavoro). In questo modo non si tratterebbe di “convincerlo”, ma di dare voce a sé stessa, lasciando a lui la responsabilità di come rispondere.
In ogni caso, il suo valore e la sua maturità non dipendono dal comportamento che lui sceglierà di avere. Il lavoro, semmai, può essere quello di accompagnarla a trasformare questa esperienza da luogo di umiliazione a spazio di riappropriazione di sé.
Resto a disposizione per continuare a riflettere insieme.
Buonasera,
Capisco quanto possa essere doloroso: l’evitamento, soprattutto in un contesto pubblico come il lavoro, può far sentire svalutati e “cancellati”, e la tristezza/umiliazione che descrivi è una reazione molto comprensibile.
In situazioni come questa può aiutare tenere insieme due aspetti: da un lato il fatto che, dopo una separazione, alcune persone gestiscono la tensione con la distanza (per imbarazzo, difficoltà a sostenere il contatto, o per chiudere nettamente); dall’altro l’effetto che questo ha su di te, che è reale e merita ascolto. Anche se non c’è un intento dichiarato, l’impatto può essere molto forte.
Il tuo desiderio di un clima cordiale e civile è legittimo, soprattutto perché condividete lo stesso contesto lavorativo. E allo stesso tempo è importante riconoscere che la “maturità” che vorresti dall’altro non sempre è disponibile: quando manca, spesso resta da capire come proteggere la propria dignità e il proprio benessere senza doversi mettere continuamente alla prova cercando segnali di riconoscimento.
Potrebbe essere utile chiederti cosa ti ferisce di più, in concreto: il mancato saluto in sé, oppure ciò che quel gesto comunica (ad esempio sentirti non vista, non considerata, “di troppo”). A volte la sofferenza più intensa non nasce solo dall’episodio, ma dal significato che assume dentro di noi. Dare un nome a quel significato può ridurre il senso di impotenza e aiutarti a ritrovare una posizione più solida.
Se questa dinamica sta diventando un peso quotidiano, uno spazio psicologico può aiutarti a elaborare la rottura e a non restare agganciata a un riconoscimento che, al momento, lui sembra non riuscire a offrire. L’obiettivo non è “capire lui”, ma sostenere te: perché il lavoro resti un luogo praticabile e tu possa sentirti più centrata, indipendentemente da come lui si comporta.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Capisco quanto possa essere doloroso: l’evitamento, soprattutto in un contesto pubblico come il lavoro, può far sentire svalutati e “cancellati”, e la tristezza/umiliazione che descrivi è una reazione molto comprensibile.
In situazioni come questa può aiutare tenere insieme due aspetti: da un lato il fatto che, dopo una separazione, alcune persone gestiscono la tensione con la distanza (per imbarazzo, difficoltà a sostenere il contatto, o per chiudere nettamente); dall’altro l’effetto che questo ha su di te, che è reale e merita ascolto. Anche se non c’è un intento dichiarato, l’impatto può essere molto forte.
Il tuo desiderio di un clima cordiale e civile è legittimo, soprattutto perché condividete lo stesso contesto lavorativo. E allo stesso tempo è importante riconoscere che la “maturità” che vorresti dall’altro non sempre è disponibile: quando manca, spesso resta da capire come proteggere la propria dignità e il proprio benessere senza doversi mettere continuamente alla prova cercando segnali di riconoscimento.
Potrebbe essere utile chiederti cosa ti ferisce di più, in concreto: il mancato saluto in sé, oppure ciò che quel gesto comunica (ad esempio sentirti non vista, non considerata, “di troppo”). A volte la sofferenza più intensa non nasce solo dall’episodio, ma dal significato che assume dentro di noi. Dare un nome a quel significato può ridurre il senso di impotenza e aiutarti a ritrovare una posizione più solida.
Se questa dinamica sta diventando un peso quotidiano, uno spazio psicologico può aiutarti a elaborare la rottura e a non restare agganciata a un riconoscimento che, al momento, lui sembra non riuscire a offrire. L’obiettivo non è “capire lui”, ma sostenere te: perché il lavoro resti un luogo praticabile e tu possa sentirti più centrata, indipendentemente da come lui si comporta.
Un caro saluto,
Dott. Valerio Romano
Buonasera,
comprendo quanto il comportamento di evitamento del suo ex possa ferirla, soprattutto in un contesto lavorativo condiviso. Il suo desiderio di mantenere un rapporto civile è legittimo, ma non sempre l’altro riesce o vuole sostenere questo tipo di contatto.
In questi casi diventa importante capire come proteggere il proprio equilibrio emotivo.
Dare senso a ciò che prova può aiutarla a sentirsi meno umiliata e più centrata su di sé.
Se lo desidera, può prenotare un colloquio per approfondire la situazione oppure scrivermi un messaggio per valutare insieme come procedere.
Un caro saluto,
Dott. Alessandra Corti
comprendo quanto il comportamento di evitamento del suo ex possa ferirla, soprattutto in un contesto lavorativo condiviso. Il suo desiderio di mantenere un rapporto civile è legittimo, ma non sempre l’altro riesce o vuole sostenere questo tipo di contatto.
In questi casi diventa importante capire come proteggere il proprio equilibrio emotivo.
Dare senso a ciò che prova può aiutarla a sentirsi meno umiliata e più centrata su di sé.
Se lo desidera, può prenotare un colloquio per approfondire la situazione oppure scrivermi un messaggio per valutare insieme come procedere.
Un caro saluto,
Dott. Alessandra Corti
Quello che descrive è un vissuto comprensibile: sentirsi evitati, soprattutto in un contesto lavorativo condiviso, può generare dolore, tristezza e un senso di svalutazione. Dal punto di vista relazionale, però, è importante ricordare che ogni comportamento, anche l’evitamento, comunica qualcosa e parla spesso più della difficoltà dell’altro che di un nostro valore personale. In una prospettiva sistemico-relazionale, può essere utile distinguere ciò che è sotto il nostro controllo da ciò che non lo è. Lei può scegliere di mantenere un atteggiamento educato, coerente con i suoi valori (un saluto, una postura cordiale), ma non può controllare la risposta dell’altro. Forzare un chiarimento quando l’altro non sembra disponibile rischia di aumentare la tensione invece di ridurla. A volte, in questi casi, il lavoro più importante non è “ottenere” un comportamento diverso dall’ex partner, ma proteggere la propria dignità emotiva, ridefinendo i confini e il significato che si attribuisce a quei gesti. Il rispetto può anche consistere nel non esporsi oltre ciò che l’altro è in grado di sostenere. Se il disagio persiste, confrontarsi con un professionista può aiutare a dare senso a questa esperienza e a trovare una posizione relazionale più tutelante per sé, soprattutto in un contesto, come quello lavorativo, che non può essere evitato.
Cordiali saluti
Cordiali saluti
Buongiorno,
comprendo quanto il comportamento del suo ex possa essere doloroso e umiliante, soprattutto in un contesto lavorativo dove l’incontro è inevitabile. Il suo desiderio di mantenere un rapporto civile è legittimo e maturo; tuttavia, l’evitamento da parte sua sembra essere una modalità di difesa che parla più delle sue difficoltà che del suo valore come persona.
Dal momento che lui risponde quando viene salutato, può continuare a mantenere un atteggiamento educato e rispettoso, senza forzare un confronto che potrebbe esporla a ulteriore sofferenza. Proteggere il suo equilibrio emotivo, in questo momento, è prioritario rispetto al tentativo di ottenere da lui un comportamento diverso.
Se lo desidera, può scrivermi indicandomi la zona in cui abita, così potrò consigliarle un professionista vicino a lei che possa aiutarla a elaborare questa esperienza e rafforzare il suo benessere.
Un cordiale saluto.
comprendo quanto il comportamento del suo ex possa essere doloroso e umiliante, soprattutto in un contesto lavorativo dove l’incontro è inevitabile. Il suo desiderio di mantenere un rapporto civile è legittimo e maturo; tuttavia, l’evitamento da parte sua sembra essere una modalità di difesa che parla più delle sue difficoltà che del suo valore come persona.
Dal momento che lui risponde quando viene salutato, può continuare a mantenere un atteggiamento educato e rispettoso, senza forzare un confronto che potrebbe esporla a ulteriore sofferenza. Proteggere il suo equilibrio emotivo, in questo momento, è prioritario rispetto al tentativo di ottenere da lui un comportamento diverso.
Se lo desidera, può scrivermi indicandomi la zona in cui abita, così potrò consigliarle un professionista vicino a lei che possa aiutarla a elaborare questa esperienza e rafforzare il suo benessere.
Un cordiale saluto.
Buonasera, quello che descrive è un vissuto doloroso e comprensibile. Incontrare una persona che ha avuto un ruolo affettivo importante e sentirsi ignorata, come se non esistesse, può ferire profondamente e toccare aspetti molto delicati della dignità personale. La tristezza e il senso di umiliazione che prova non sono esagerati né immotivati, sono una reazione umana a un comportamento che, anche se forse non intenzionalmente, comunica distanza e rifiuto. È importante distinguere due piani. Da una parte c’è il comportamento del suo ex, che probabilmente evita il contatto per proteggersi da emozioni che non sa o non vuole gestire. L’evitamento, soprattutto dopo una relazione in cui uno dei due era meno coinvolto emotivamente, è spesso un modo per tenere tutto sotto controllo e non riattivare sensi di colpa, disagio o domande scomode. Questo però parla di lui, non del suo valore come persona. Dall’altra parte ci sono i suoi bisogni legittimi, cioè poter lavorare in un ambiente che non la faccia sentire invisibile o svalutata. Il fatto che lei desideri solo un rapporto civile e cordiale, senza secondi fini, mostra maturità e rispetto dei confini. Non sta chiedendo intimità né spiegazioni, ma semplicemente una forma minima di riconoscimento umano. È comprensibile che la sua paura sia quella di esporsi ulteriormente e ricevere un’ulteriore chiusura, magari con una risposta brusca o difensiva. Prima ancora di decidere se parlargli o meno, può essere utile chiedersi che cosa la farebbe stare più in pace con se stessa. A volte il punto non è ottenere una risposta diversa dall’altro, ma potersi dire di essersi comportata in modo coerente con i propri valori. Se per lei il rispetto e la civiltà sono importanti, continuare a salutare con educazione, senza forzare nulla, è già una forma di tutela di sé. Il saluto non è una richiesta, è un gesto che definisce chi è lei, indipendentemente da come l’altro reagisce. L’idea di parlargli direttamente può avere senso solo se l’obiettivo non è cambiarlo o ottenere una reazione diversa, ma esprimere in modo semplice e contenuto un bisogno pratico. Qualora decidesse di farlo, potrebbe immaginare un breve scambio, in un momento neutro, in cui comunicare che lavorare nello stesso luogo rende importante mantenere un clima civile. Non per riaprire il passato, ma per stare meglio entrambi. Se però sente che questo passo la esporrebbe a ulteriore sofferenza, è altrettanto legittimo scegliere di non farlo e proteggersi. Il senso di umiliazione nasce spesso dal pensiero di non essere considerata, ma il valore di una persona non è definito dallo sguardo o dal comportamento di chi ha scelto di allontanarsi. Ogni volta che si trova in quelle situazioni sul lavoro, può provare a riportare l’attenzione su ciò che è sotto il suo controllo, cioè il modo in cui si pone, il rispetto che ha per se stessa, la qualità delle relazioni che coltiva con chi la vede e la riconosce davvero. Il tempo e la ripetizione di questi incontri possono rendere la ferita più sensibile, ma anche meno acuta se riesce a non interpretare ogni evitamento come una conferma di svalutazione personale. Non è facile, richiede pazienza e gentilezza verso se stessa. Sta attraversando una fase di elaborazione, e il fatto che oggi faccia ancora male non significa che resterà così. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Buongiorno, bisognerebbe essere in due a "volere un rapporto cordiale", ma evidentemente non è così. Cordiali saluti.
Buongiorno, comprendo la situazione e la sofferenza che ne comporta. Potrebbe essere utile approfondire le ragioni, oltre a quelle ovvie in quanto "sentirsi invisibili" non piace a nessuno, che la fanno sentire così triste e umiliata. Inoltre se vuole affrontare il discorso con lui, potrebbe essere importante per lei capire qual è la modalità corretta, affrontando insieme le strategie comunicative migliori per fronteggiare anche la sua (di lui) permalosità e l'orgoglio. Se la comunicazione è efficace, l'altro non si sente in dovere di arroccarsi sulla difensiva.
Le auguro di riuscire ad uscire da questa situazione per lei alquanto spiacevole.
Dott.ssa Alessandra Guiotto
Le auguro di riuscire ad uscire da questa situazione per lei alquanto spiacevole.
Dott.ssa Alessandra Guiotto
Buongiorno, capisco cosa sta provando, però quando una relazione si è chiusa e uno dei due mostra segnali di difficoltà nel mantenere un contatto, può rappresentare una forma di rispetto reciproco.
A volte, proprio per rispetto della sofferenza dell'altro e della propria, è necessario mantenere un confine chiaro, senza forzarsi a essere cordiali, e disponibili come quando si stava insieme.
Continuando a proporsi espone lei a una esperienza ripetuta di rifiuto e l'altro ad una pressione che può essere vissuta come intrusiva, anche se non intenzionale.
Accettare che l'altro non possa o non voglia salutare non significa sminuire il valore della vostra relazione passata, ma riconoscere che i tempi emotivi non sono simmetrici e che forzarli tende ad aumentare la sofferenza.
La saluto.
A volte, proprio per rispetto della sofferenza dell'altro e della propria, è necessario mantenere un confine chiaro, senza forzarsi a essere cordiali, e disponibili come quando si stava insieme.
Continuando a proporsi espone lei a una esperienza ripetuta di rifiuto e l'altro ad una pressione che può essere vissuta come intrusiva, anche se non intenzionale.
Accettare che l'altro non possa o non voglia salutare non significa sminuire il valore della vostra relazione passata, ma riconoscere che i tempi emotivi non sono simmetrici e che forzarli tende ad aumentare la sofferenza.
La saluto.
Buonasera,
comprendo quanto possa essere doloroso e frustrante vivere quotidianamente questa situazione sul luogo di lavoro. Sentirsi ignorata da una persona con cui si è condivisa un’intimità può generare tristezza, senso di rifiuto e ferire profondamente.
Il desiderio di mantenere un rapporto cordiale e maturo è comprensibile e legittimo, soprattutto in un contesto lavorativo condiviso. Allo stesso tempo, questo tipo di relazione richiede la disponibilità di entrambe le parti, e non sempre è possibile ottenerla.
Ognuno gestisce le rotture e le fasi successive in modo diverso: c’è chi ha bisogno di distanza per elaborare e chi evita il contatto come forma di protezione emotiva. Il suo comportamento, per quanto doloroso per lei, potrebbe essere il suo modo di gestire la situazione, non necessariamente un atto intenzionale di svalutazione o umiliazione.
Forzare una conversazione chiarificatrice comporta dei rischi: potrebbe non essere accolta e aumentare ulteriormente la sofferenza. Continuare invece a mantenere un saluto educato e rispettoso, indipendentemente dalla sua risposta, può aiutarla a restare in linea con i suoi valori.
Può essere utile anche chiedersi quanto questa situazione stia incidendo sul suo benessere emotivo e sulla serenità lavorativa. Se l’impatto è significativo, un supporto psicologico può offrire uno spazio per elaborare la fine della relazione e il peso emotivo di questa convivenza professionale.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
comprendo quanto possa essere doloroso e frustrante vivere quotidianamente questa situazione sul luogo di lavoro. Sentirsi ignorata da una persona con cui si è condivisa un’intimità può generare tristezza, senso di rifiuto e ferire profondamente.
Il desiderio di mantenere un rapporto cordiale e maturo è comprensibile e legittimo, soprattutto in un contesto lavorativo condiviso. Allo stesso tempo, questo tipo di relazione richiede la disponibilità di entrambe le parti, e non sempre è possibile ottenerla.
Ognuno gestisce le rotture e le fasi successive in modo diverso: c’è chi ha bisogno di distanza per elaborare e chi evita il contatto come forma di protezione emotiva. Il suo comportamento, per quanto doloroso per lei, potrebbe essere il suo modo di gestire la situazione, non necessariamente un atto intenzionale di svalutazione o umiliazione.
Forzare una conversazione chiarificatrice comporta dei rischi: potrebbe non essere accolta e aumentare ulteriormente la sofferenza. Continuare invece a mantenere un saluto educato e rispettoso, indipendentemente dalla sua risposta, può aiutarla a restare in linea con i suoi valori.
Può essere utile anche chiedersi quanto questa situazione stia incidendo sul suo benessere emotivo e sulla serenità lavorativa. Se l’impatto è significativo, un supporto psicologico può offrire uno spazio per elaborare la fine della relazione e il peso emotivo di questa convivenza professionale.
Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Ritengo che il comportamento del suo ex abbia una motivazione di fondo che lo porta a scegliere questo tipo "risposta" relazionale. Potrebbe trattarsi di imbarazzo? Non vuole rischiare di farle credere che possa esserci un riavvicinamento? Vuole avere una considerazione sociale, visto il contesto?
Il suo tentativo di confronto/chiarimento lo trovo plausibile e una strada percorribile, ancor più in considerazione del fatto che se è lei a fare il primo passo, lui non si tira indietro nel saluto.
Ritengo inoltre che quando avrà tentato un chiarimento, cercando di capire le motivazioni che portano il suo ex ad agire così, indipendentemente dalla risposta che riceverà, potrà sentirsi libera da un peso che continua a portarsi dietro.
Saluti
Dott.ssa Abatecola Romina
Il suo tentativo di confronto/chiarimento lo trovo plausibile e una strada percorribile, ancor più in considerazione del fatto che se è lei a fare il primo passo, lui non si tira indietro nel saluto.
Ritengo inoltre che quando avrà tentato un chiarimento, cercando di capire le motivazioni che portano il suo ex ad agire così, indipendentemente dalla risposta che riceverà, potrà sentirsi libera da un peso che continua a portarsi dietro.
Saluti
Dott.ssa Abatecola Romina
Buongiorno,
capisco bene quanto questa situazione possa essere faticosa da vivere. Ritrovarsi a condividere lo stesso ambiente di lavoro con una persona con cui c’è stata una relazione, e sentirsi sistematicamente evitati, può far molto male, soprattutto quando da parte sua non c’è alcuna intenzione di riaprire il rapporto, ma solo il desiderio di mantenere un clima civile.
È comprensibile che il suo comportamento la faccia sentire triste e umiliata, essere ignorati, anche con piccoli gesti quotidiani, può toccare profondamente l’autostima. Allo stesso tempo, però, è importante ricordare che il modo in cui lui sceglie di comportarsi sembra essere il suo modo di gestire il disagio o la distanza emotiva, non un giudizio sul suo valore come persona.
Il fatto che lei, quando lo saluta, riceva comunque una risposta indica che una forma minima di rispetto è possibile, anche se non parte spontaneamente da lui. Probabilmente, per lui evitare l’iniziativa è un modo per proteggersi o per tenere una distanza che sente necessaria, anche se questo può risultare immaturo o poco elegante.
Il suo desiderio di chiarire è comprensibile, ma è altrettanto legittimo chiedersi se farlo ora possa davvero portarle il sollievo che cerca. Parlare potrebbe aiutarla solo se nasce da un bisogno di esprimersi, non dalla speranza che lui cambi atteggiamento. In alcuni casi, accettare che l’altro non riesca a offrire quella cordialità che vorremmo è doloroso, ma permette di smettere di attendere qualcosa che forse non arriverà.
Continuare a mantenere da parte sua un comportamento educato, come già sta facendo, significa restare coerente con i suoi valori, indipendentemente da come lui si comporta. Questo, nel tempo, può aiutarla a proteggere se stessa e a non sentirsi in difetto.
La sofferenza che prova è comprensibile e non va minimizzata. Se questa situazione continua a pesarle molto, parlarne all’interno di un percorso psicologico potrebbe aiutarla a trovare un modo per tutelarsi emotivamente e vivere l’ambiente di lavoro con maggiore serenità, senza che la presenza di lui condizioni così tanto il suo benessere.
Le auguro di riuscire, poco alla volta, a ritrovare equilibrio e tranquillità, soprattutto in un contesto in cui è importante sentirsi al sicuro e rispettati.
Un caro saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
capisco bene quanto questa situazione possa essere faticosa da vivere. Ritrovarsi a condividere lo stesso ambiente di lavoro con una persona con cui c’è stata una relazione, e sentirsi sistematicamente evitati, può far molto male, soprattutto quando da parte sua non c’è alcuna intenzione di riaprire il rapporto, ma solo il desiderio di mantenere un clima civile.
È comprensibile che il suo comportamento la faccia sentire triste e umiliata, essere ignorati, anche con piccoli gesti quotidiani, può toccare profondamente l’autostima. Allo stesso tempo, però, è importante ricordare che il modo in cui lui sceglie di comportarsi sembra essere il suo modo di gestire il disagio o la distanza emotiva, non un giudizio sul suo valore come persona.
Il fatto che lei, quando lo saluta, riceva comunque una risposta indica che una forma minima di rispetto è possibile, anche se non parte spontaneamente da lui. Probabilmente, per lui evitare l’iniziativa è un modo per proteggersi o per tenere una distanza che sente necessaria, anche se questo può risultare immaturo o poco elegante.
Il suo desiderio di chiarire è comprensibile, ma è altrettanto legittimo chiedersi se farlo ora possa davvero portarle il sollievo che cerca. Parlare potrebbe aiutarla solo se nasce da un bisogno di esprimersi, non dalla speranza che lui cambi atteggiamento. In alcuni casi, accettare che l’altro non riesca a offrire quella cordialità che vorremmo è doloroso, ma permette di smettere di attendere qualcosa che forse non arriverà.
Continuare a mantenere da parte sua un comportamento educato, come già sta facendo, significa restare coerente con i suoi valori, indipendentemente da come lui si comporta. Questo, nel tempo, può aiutarla a proteggere se stessa e a non sentirsi in difetto.
La sofferenza che prova è comprensibile e non va minimizzata. Se questa situazione continua a pesarle molto, parlarne all’interno di un percorso psicologico potrebbe aiutarla a trovare un modo per tutelarsi emotivamente e vivere l’ambiente di lavoro con maggiore serenità, senza che la presenza di lui condizioni così tanto il suo benessere.
Le auguro di riuscire, poco alla volta, a ritrovare equilibrio e tranquillità, soprattutto in un contesto in cui è importante sentirsi al sicuro e rispettati.
Un caro saluto,
Dott.ssa Carmen Coppola - Psicologa a Milano, Sesto S.G, Online.
Buonasera a Lei, vorrei in primis ringraziarla per aver condiviso una situazione così delicata: è comprensibile che il comportamento del suo ex compagno la faccia sentire ferita, triste o umiliata. Quando una relazione si chiude, soprattutto se non è stata una scelta condivisa, il modo in cui l’altro gestisce il distacco può riattivare vissuti di rifiuto e svalutazione, ancora più intensi quando si è costretti a frequentarsi sul luogo di lavoro.
È importante distinguere ciò che è nelle sue possibilità da ciò che non lo è: non può controllare il suo atteggiamento né il suo modo di affrontare l’imbarazzo o il dolore, ma può prendersi cura del proprio modo di stare nella situazione. Il fatto che lei desideri mantenere un rapporto civile e rispettoso è un obiettivo sano e maturo, ma non sempre l’altro è disponibile o capace di muoversi nella stessa direzione.
Rispetto all’idea di parlargli, può essere utile chiedersi se questo gesto nasce dal desiderio di chiarire per il suo benessere oppure dalla speranza che lui cambi atteggiamento. Nel primo caso, potrebbe valutare un breve e semplice confronto, molto centrato su di sé e sui propri bisogni, ad esempio limitandosi a esprimere che, lavorando nello stesso luogo, per lei sarebbe importante potersi salutare con cordialità. Nel secondo caso, è bene considerare che, se lui non è emotivamente disponibile, il rischio è di esporsi a un’ulteriore frustrazione.
In ogni caso, non è sbagliato scegliere una via più protettiva per sé, accettando che lui mantenga una distanza e lavorando piuttosto su come questo la fa sentire e su come tutelare il suo equilibrio emotivo in un contesto che non può evitare. Continuare a salutare con educazione, senza forzare interazioni, è già una modalità rispettosa e dignitosa.
Se sente che questa situazione le pesa molto, potrebbe essere utile prendersi uno spazio per elaborare la fine della relazione, così da ridurre l’impatto emotivo dei suoi comportamenti e ritrovare maggiore serenità sul lavoro.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente.
È importante distinguere ciò che è nelle sue possibilità da ciò che non lo è: non può controllare il suo atteggiamento né il suo modo di affrontare l’imbarazzo o il dolore, ma può prendersi cura del proprio modo di stare nella situazione. Il fatto che lei desideri mantenere un rapporto civile e rispettoso è un obiettivo sano e maturo, ma non sempre l’altro è disponibile o capace di muoversi nella stessa direzione.
Rispetto all’idea di parlargli, può essere utile chiedersi se questo gesto nasce dal desiderio di chiarire per il suo benessere oppure dalla speranza che lui cambi atteggiamento. Nel primo caso, potrebbe valutare un breve e semplice confronto, molto centrato su di sé e sui propri bisogni, ad esempio limitandosi a esprimere che, lavorando nello stesso luogo, per lei sarebbe importante potersi salutare con cordialità. Nel secondo caso, è bene considerare che, se lui non è emotivamente disponibile, il rischio è di esporsi a un’ulteriore frustrazione.
In ogni caso, non è sbagliato scegliere una via più protettiva per sé, accettando che lui mantenga una distanza e lavorando piuttosto su come questo la fa sentire e su come tutelare il suo equilibrio emotivo in un contesto che non può evitare. Continuare a salutare con educazione, senza forzare interazioni, è già una modalità rispettosa e dignitosa.
Se sente che questa situazione le pesa molto, potrebbe essere utile prendersi uno spazio per elaborare la fine della relazione, così da ridurre l’impatto emotivo dei suoi comportamenti e ritrovare maggiore serenità sul lavoro.
Resto a disposizione e la saluto cordialmente.
Buonasera,
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa: l’evitamento da parte di una persona significativa, soprattutto in un contesto obbligato come quello lavorativo, può far riemergere sentimenti di rifiuto, umiliazione e tristezza, anche quando razionalmente si è consapevoli che la relazione è conclusa.
È importante tenere presente che il comportamento del suo ex parla soprattutto delle sue modalità di gestione emotiva: l’evitamento è spesso una strategia difensiva per non entrare in contatto con emozioni scomode (imbarazzo, senso di colpa, disagio), non necessariamente un attacco diretto alla sua persona o al suo valore.
Dal punto di vista pratico, continuare a mantenere un saluto educato e sobrio, come già sta facendo, è una scelta matura e rispettosa di sé. Allo stesso tempo, è legittimo interrogarsi su quanto esporsi ulteriormente. Provare a parlargli può avere senso solo se lo fa per stare meglio lei, non per ottenere una risposta o un cambiamento da parte sua. In tal caso, potrebbe essere utile un approccio molto semplice e neutro, focalizzato esclusivamente sulla dimensione lavorativa e sulla convivenza civile, senza entrare nella relazione passata. Tuttavia, è altrettanto valido scegliere di proteggersi, accettando che al momento lui non è in grado di offrire quella cordialità che lei desidererebbe.
Il punto centrale, forse, è prendersi cura delle emozioni che questo comportamento riattiva in lei: la tristezza e il senso di umiliazione meritano ascolto e non vanno minimizzati. Approfondire questi vissuti con uno specialista può aiutarla a rafforzare i confini emotivi, a ridurre l’impatto di queste interazioni e a recuperare una maggiore serenità nel contesto lavorativo.
Un confronto con un professionista potrebbe quindi essere molto utile per elaborare questa esperienza e individuare le strategie più funzionali per il suo benessere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa: l’evitamento da parte di una persona significativa, soprattutto in un contesto obbligato come quello lavorativo, può far riemergere sentimenti di rifiuto, umiliazione e tristezza, anche quando razionalmente si è consapevoli che la relazione è conclusa.
È importante tenere presente che il comportamento del suo ex parla soprattutto delle sue modalità di gestione emotiva: l’evitamento è spesso una strategia difensiva per non entrare in contatto con emozioni scomode (imbarazzo, senso di colpa, disagio), non necessariamente un attacco diretto alla sua persona o al suo valore.
Dal punto di vista pratico, continuare a mantenere un saluto educato e sobrio, come già sta facendo, è una scelta matura e rispettosa di sé. Allo stesso tempo, è legittimo interrogarsi su quanto esporsi ulteriormente. Provare a parlargli può avere senso solo se lo fa per stare meglio lei, non per ottenere una risposta o un cambiamento da parte sua. In tal caso, potrebbe essere utile un approccio molto semplice e neutro, focalizzato esclusivamente sulla dimensione lavorativa e sulla convivenza civile, senza entrare nella relazione passata. Tuttavia, è altrettanto valido scegliere di proteggersi, accettando che al momento lui non è in grado di offrire quella cordialità che lei desidererebbe.
Il punto centrale, forse, è prendersi cura delle emozioni che questo comportamento riattiva in lei: la tristezza e il senso di umiliazione meritano ascolto e non vanno minimizzati. Approfondire questi vissuti con uno specialista può aiutarla a rafforzare i confini emotivi, a ridurre l’impatto di queste interazioni e a recuperare una maggiore serenità nel contesto lavorativo.
Un confronto con un professionista potrebbe quindi essere molto utile per elaborare questa esperienza e individuare le strategie più funzionali per il suo benessere.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Gentile utente, la situazione che descrive è comprensibilmente dolorosa e può generare sentimenti di tristezza e umiliazione, soprattutto quando il distacco affettivo si intreccia con una quotidianità lavorativa che non consente una vera distanza. L’atteggiamento evitante del suo ex, per quanto ferente, può essere letto come una modalità difensiva: spesso chi interrompe una relazione e non si sente emotivamente coinvolto sceglie l’evitamento per gestire il disagio, il senso di colpa o la difficoltà nel confrontarsi con l’altro. Questo, però, non rende meno legittima la sua sofferenza.
È importante distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è. Lei sta già mettendo in atto un comportamento corretto e maturo, mantenendo un saluto educato e rispettoso. Questo è un confine sano e sufficiente. Il desiderio di un confronto chiarificatore è umano, ma va valutato con attenzione. Se teme che un tentativo di dialogo possa esporla a un ulteriore rifiuto o a una risposta svalutante, può essere più tutelante per lei mantenere una posizione di cordialità formale, senza forzare un rapporto che al momento l’altra persona non sembra in grado di sostenere. In alcuni casi, proteggere il proprio equilibrio emotivo è più importante che ottenere una risposta “matura” dall’altro.
Il vissuto di umiliazione e tristezza che descrive merita ascolto e cura. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto per elaborare questa ferita relazionale, rafforzare il senso di dignità personale e affrontare questo periodo emotivamente “difficile” con maggiore consapevolezza e solidità, aiutandola a trovare modalità più funzionali per stare in un contesto che oggi la fa soffrire.
Resto a disposizione se desidera approfondire questo tema o intraprendere un percorso di esplorazione personale.
Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe M. Veneziano – Psicologo Clinico
È importante distinguere ciò che è sotto il suo controllo da ciò che non lo è. Lei sta già mettendo in atto un comportamento corretto e maturo, mantenendo un saluto educato e rispettoso. Questo è un confine sano e sufficiente. Il desiderio di un confronto chiarificatore è umano, ma va valutato con attenzione. Se teme che un tentativo di dialogo possa esporla a un ulteriore rifiuto o a una risposta svalutante, può essere più tutelante per lei mantenere una posizione di cordialità formale, senza forzare un rapporto che al momento l’altra persona non sembra in grado di sostenere. In alcuni casi, proteggere il proprio equilibrio emotivo è più importante che ottenere una risposta “matura” dall’altro.
Il vissuto di umiliazione e tristezza che descrive merita ascolto e cura. Un percorso psicologico potrebbe offrirle uno spazio protetto per elaborare questa ferita relazionale, rafforzare il senso di dignità personale e affrontare questo periodo emotivamente “difficile” con maggiore consapevolezza e solidità, aiutandola a trovare modalità più funzionali per stare in un contesto che oggi la fa soffrire.
Resto a disposizione se desidera approfondire questo tema o intraprendere un percorso di esplorazione personale.
Cordiali saluti,
Dott. Giuseppe M. Veneziano – Psicologo Clinico
Buongiorno, è assolutamente comprensibile che lei voglia mantenere un rapporto civile ed educato con il suo ex, essendo anche colleghi. Questo parla di lei, di quanto, nonostante sia stata lasciata, avrebbe la maturità e la cortesia di mantenere con lui dei buoni rapporti. Quello che però sarebbe interessante capire non è perchè lui si comporti in questo modo, ma come mai lei sente l'esigenza di "recuperare" un rapporto cordiale con lui, pur essendo ripetutamente ignorata e umiliata.
La saluto,
Dott.ssa Paola Taddeolini
La saluto,
Dott.ssa Paola Taddeolini
Gentile utente, grazie per la condivisione.
Lei ci parla di ciò che la ferisce, delle sue paure e desideri, e di come preferirebbe un diverso tipo di rapporto col suo ex compagno; ma rimane l'incognita più grande, ovvero, il suo ex compagno desidera le sue stesse cose nei suoi confronti?
Ovvero, purtroppo quest'uomo ha deciso di separarsi da lei, e sembra interessato a mantenere rapporti molto freddi e distanti, o assenti, ma questo sembra appunto essere ciò che lui vuole, e purtroppo non ci è possibile cambiare la mente e/o volontà di una persona.
Se lei sente di volersi confrontare con lui, può assolutamente farlo, il mio consiglio non è di evitare di parlarsi, o di "lasciare perdere e andare avanti".
Piuttosto le posso solo consigliare di riflettere sulle sue motivazioni, come mai sia ancora così importante per lei avere un rapporto civile con l'ex compagno, cosa desidera veramente da quest'uomo, quanto è davvero ancora coinvolta emotivamente. Queste sono tutte domande molto importanti da porsi (a mio avviso) e nel caso si senta smarrita, può sempre rivolgersi ad un professionista, lo psicologo può servire anche come aiuto e sostegno a comprenderci meglio; con la speranza di poter poi agire nel mondo in maniera più consapevole e soddisfacente.
Spero di esserle stato utile, le auguro buona giornata e buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.
Lei ci parla di ciò che la ferisce, delle sue paure e desideri, e di come preferirebbe un diverso tipo di rapporto col suo ex compagno; ma rimane l'incognita più grande, ovvero, il suo ex compagno desidera le sue stesse cose nei suoi confronti?
Ovvero, purtroppo quest'uomo ha deciso di separarsi da lei, e sembra interessato a mantenere rapporti molto freddi e distanti, o assenti, ma questo sembra appunto essere ciò che lui vuole, e purtroppo non ci è possibile cambiare la mente e/o volontà di una persona.
Se lei sente di volersi confrontare con lui, può assolutamente farlo, il mio consiglio non è di evitare di parlarsi, o di "lasciare perdere e andare avanti".
Piuttosto le posso solo consigliare di riflettere sulle sue motivazioni, come mai sia ancora così importante per lei avere un rapporto civile con l'ex compagno, cosa desidera veramente da quest'uomo, quanto è davvero ancora coinvolta emotivamente. Queste sono tutte domande molto importanti da porsi (a mio avviso) e nel caso si senta smarrita, può sempre rivolgersi ad un professionista, lo psicologo può servire anche come aiuto e sostegno a comprenderci meglio; con la speranza di poter poi agire nel mondo in maniera più consapevole e soddisfacente.
Spero di esserle stato utile, le auguro buona giornata e buon proseguimento, cordiali saluti, dott. Niccolò Orsi Bandini.
Buongiorno. Credo che Lei abbia tutto il diritto di esprimere il proprio disagio nei confronti del comportamento di un altro, anche qualora l'altro non avesse piacere a sentirla. Fosse anche solo una volta sola, per iscritto, ma è importante che lei manifesti cosa le da fastidio del comportamento dell'altro, per permettere all'altro di farsene responsabile. La cosa migliore da farsi dipende da tanti elementi, che potrebbero essere approfonditi parlandone di persona. Per ora, quello che posso dirle è che potrebbe manifestare al suo ex la sua necessità di parlargli, chiedendogli un momento in cui poterlo fare, di fronte a un caffè o facendo una breve passeggiata. Nel caso contrario, potrebbe scriverle un messaggio, in cui spiegargli il tipo di rapporto che vorrebbe avere con lui sul posto di lavoro e la disponibilità a poterne parlare, nel caso in cui lui avesse qualcosa da dirle. Se anche dopo il messaggio scritto lui non manifestasse segni di cambiamento o volontà di parlarne, allora starebbe a lei rispettare le sue volontà. Una risposta non data è pur sempre una risposta. In un ambiente di lavoro, in fondo, non sempre i dialoghi tra colleghi sono necessari. Certo, nel caso in cui collaboraste su un progetto, il restare in silenzio ed evitare il confronto potrebbe ostacolare la sua professione e quindi la questione si sposterebbe su una dimensione di confronto professionale. Non so se questo è il caso. Se no fosse così, se l'interazione non fosse necessaria a livello lavorativo, sarebbe importante lasciarlo andare. Non è obbligatorio, per degli ex, continuarsi a parlare. Se il suo ex sta gestendo in questo modo il suo essere adulto, sono affari suoi. Lei, nella gestione del suo essere adulta, dovrebbe rispettare la volontà dell'altro e non cercare qualcosa nell'altro quando questo qualcosa non c'è. Non c'è un modo giusto per stare in relazione, o meglio, a volte il modo giusto per farlo è rispettarsi anche se questo significa non stare in relazione. Ha mai pensato che forse lui voglia veramente essere "lasciato stare"? E se sì, perché non lasciarlo stare? Rifletta su questa possibilità e su quanto questo problema parli di lei più che di lui. Forse la sua ricerca di relazione con lui parla di altro e questo problema potrebbe essere una bellissima opportunità per prendere coscienza di una difficoltà mascherata dalla sua relazione con l'ex e che le sta impedendo di soddisfare pienamente i suoi attuali bisogni di relazione. Sarei lieto di poter approfondire questi elementi che riguardano la sua attualità. Non esiti a contattarmi, anche per un singolo appuntamento di check-up relazionale.
Buonasera,
immagino il suo dispiacere per tale situazione imbarazzante. Le pongo alcune domande di riflessione. Questo stato di cose dipendono da lei? Si sente responsabile di quanto sta accadendo ? e se sì , in che modo? Cosa le farebbe cambiare modo di vivere la situazione pur non facendo nulla? sente di poter fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose ? e se sì , in che modo? cosa potrebbe succedere se lei gli parlasse? e cosa vorrebbe dirgli? c'è qualcuno che potrebbe essere sua alleata nel risolvere la situazione? se sì , in che modo? c'è qualcosa che potrebbe andare storto ? eventuali problematiche e incomprensioni di comunicazione potrebbero essere risolte ? da uno a dieci quanto è importante per lei risolvere questa situazione? come potrebbe influire nella sua quotidianità lavorativa la risoluzione di questo problema? e come invece potrebbe influire la non risoluzione ?
se lei decidesse di affrontare la situazione eventualmente con un complice ma non dovessero esserci soluzioni a lei gradite pensa che la sua tristezza e la sua umiliazione potrebbero peggiorare o si sentirebbe sollevata nell'aver affrontato la situazione o altro...?
Le auguro buona vita.
Se ha bisogno di eventuali apprendimenti mi può contattare.
immagino il suo dispiacere per tale situazione imbarazzante. Le pongo alcune domande di riflessione. Questo stato di cose dipendono da lei? Si sente responsabile di quanto sta accadendo ? e se sì , in che modo? Cosa le farebbe cambiare modo di vivere la situazione pur non facendo nulla? sente di poter fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose ? e se sì , in che modo? cosa potrebbe succedere se lei gli parlasse? e cosa vorrebbe dirgli? c'è qualcuno che potrebbe essere sua alleata nel risolvere la situazione? se sì , in che modo? c'è qualcosa che potrebbe andare storto ? eventuali problematiche e incomprensioni di comunicazione potrebbero essere risolte ? da uno a dieci quanto è importante per lei risolvere questa situazione? come potrebbe influire nella sua quotidianità lavorativa la risoluzione di questo problema? e come invece potrebbe influire la non risoluzione ?
se lei decidesse di affrontare la situazione eventualmente con un complice ma non dovessero esserci soluzioni a lei gradite pensa che la sua tristezza e la sua umiliazione potrebbero peggiorare o si sentirebbe sollevata nell'aver affrontato la situazione o altro...?
Le auguro buona vita.
Se ha bisogno di eventuali apprendimenti mi può contattare.
La ringrazio per aver condiviso il suo vissuto. È comprensibile sentirsi ferita di fronte a un atteggiamento di evitamento, soprattutto in un contesto lavorativo che richiederebbe almeno una relazione civile.
Il comportamento del suo ex sembra esprimere un suo bisogno di distanza, che non definisce il suo valore personale. Può scegliere di mantenere un saluto cordiale senza forzare confronti che potrebbero esporla a ulteriore sofferenza, concentrandosi invece sulla tutela del suo benessere emotivo. Un caro saluto. Dott.ssa Elena Sassi
Il comportamento del suo ex sembra esprimere un suo bisogno di distanza, che non definisce il suo valore personale. Può scegliere di mantenere un saluto cordiale senza forzare confronti che potrebbero esporla a ulteriore sofferenza, concentrandosi invece sulla tutela del suo benessere emotivo. Un caro saluto. Dott.ssa Elena Sassi
Buonasera, grazie per aver condiviso una situazione così delicata.
È comprensibile sentirsi ferita e umiliata quando una persona significativa adotta un atteggiamento di evitamento, soprattutto in un contesto lavorativo che non può essere evitato. Il suo desiderio di mantenere un rapporto civile è sano e maturo. Detto questo, il comportamento del suo ex parla più delle sue difficoltà che del suo valore personale. Provare a parlargli può avere senso solo se fatto per sé, con poche parole chiare e senza aspettative sul risultato; tuttavia, non è indispensabile per stare meglio. A volte tutelarsi significa accettare che l’altro non è in grado di offrire nemmeno una cordialità minima e spostare il focus su ciò che può controllare: i propri confini, la propria dignità, il proprio benessere. Se la sofferenza persiste, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa ferita e a ritrovare stabilità emotiva. La ringrazio e le auguro una buona serata.
È comprensibile sentirsi ferita e umiliata quando una persona significativa adotta un atteggiamento di evitamento, soprattutto in un contesto lavorativo che non può essere evitato. Il suo desiderio di mantenere un rapporto civile è sano e maturo. Detto questo, il comportamento del suo ex parla più delle sue difficoltà che del suo valore personale. Provare a parlargli può avere senso solo se fatto per sé, con poche parole chiare e senza aspettative sul risultato; tuttavia, non è indispensabile per stare meglio. A volte tutelarsi significa accettare che l’altro non è in grado di offrire nemmeno una cordialità minima e spostare il focus su ciò che può controllare: i propri confini, la propria dignità, il proprio benessere. Se la sofferenza persiste, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a elaborare questa ferita e a ritrovare stabilità emotiva. La ringrazio e le auguro una buona serata.
Gentilissima, capisco perfettamente quanto possa essere difficile e doloroso affrontare questa situazione con il suo ex, soprattutto sul luogo di lavoro. È naturale sentirsi feriti quando qualcuno che è stato importante nella tua vita sembra ignorarci e disconfermare la nostra esistenza. Mi chiedo quanto importante sia stato per lui il rapporto con lei. Il suo saluto mostra la tua maturità e disponibilità a mantenere un rapporto cordiale, anche se lui non ricambia in modo caloroso. Sicuramente meriti di essere trattata con rispetto e che il suo comportamento riflette più le sue insicurezze che le tue. È importante proteggere il tuo benessere emotivo e non lasciarti influenzare da come lui decide di comportarsi.
Buona fortuna
Saluti
La dott.ssa Pazzola Annalisa
Buona fortuna
Saluti
La dott.ssa Pazzola Annalisa
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