Buon pomeriggio e Felice Anno Nuovo Gentili Dottori..Vi scrivo per chiederVi come comportarmi: al te

24 risposte
Buon pomeriggio e Felice Anno Nuovo Gentili Dottori..Vi scrivo per chiederVi come comportarmi: al termine delle lezioni di un corso a giugno all'università, scrissi al docente la possibilità di un ricevimento per avere chiarimenti..mi diede appuntamento un giorno preciso ma quel giorno lui non venne...un altro giorno a settembre andai a seguire un esame e al termine gli esposi il problema e mi disse tranquillamente di potermi fare ricevimento ma poi si ricordo' di avere una riunione e quindi niente..Da settembre lasciai stare, anche perché sono molto introversa, avevo vergogna a ricontattarlo, ho capito i suoi impegni, e che potesse essere noioso rispiegare alcuni concetti..non gli scrissi più per non infastidirlo..pensai anche che il docente ce l'avesse con me nonostante rispondevo alle sue domande di lezione, ero partecipe..ora, siccome, ricomincerà questo corso, vorrei riseguire alcune non tutte delle sue lezioni, quelle in cui ho più dubbi...ma temo che vedendomi si arrabbi, che mi possa considerare una stalker.. chiedo il vostro parere, Grazie Mille.
Dott.ssa Saveria Ottaviani
Psicologo, Psicologo clinico
Marina di Ardea
Fai bene ad andare a tutte le lezioni che ritieni più opportuno seguire. Probabilmente il docente è stato solo molto impegnato e vedrai che non avrà nessun comportamento particolare nei tuoi confronti. Buona continuazione dei tuoi studi, un saluto!

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Dott.ssa Martina Orzi
Psicologo, Psicologo clinico
Collegno
Buongiorno. Penso sia un suo diritto chiedere chiarimenti ad un docente, partendo dal fatto che lui le ha aperto alla possibilità di essere ricevuta previo appuntamento. Avere comportamenti di stalking è ben altro. Parrebbe più che il docente faccia semplicemente fatica a incastrare tutti gli impegni. Inoltre ricordiamo che l’altra persona è libera di segnalare quando dei comportamenti gli arrecano disagio, ma non è questo il caso.
Sul “ho paura ce l’abbia con me quindi non so se frequentare le sue lezioni” occorre prendersene cura. Esplorare le credenze che sottendono questo modo di pensare, quali emozioni la attraversano e soprattutto, il collegamento che poi fa con l’immagine di sé che potrebbe dare all’altro (in questo caso al docente).
Rimango a sua disposizione se ha voglia di esplorare questi aspetto in colloquio.
Un caro saluto e un augurio di buon inizio anno.
Dott.ssa Martina Orzi
Dal punto di vista psicologico, la situazione che descrivi non indica alcun problema relazionale reale con il docente, ma riflette piuttosto un vissuto interno caratterizzato da ansia anticipatoria e autocritica. È frequente, soprattutto nelle persone introverse e attente al giudizio altrui, attribuire a se stesse la responsabilità di eventi che in realtà dipendono da fattori esterni, come impegni organizzativi o imprevisti lavorativi del docente. Questo tipo di attribuzione porta a interpretare il silenzio o le mancate occasioni di confronto come segnali di disapprovazione, anche in assenza di elementi concreti che lo confermino.

Nel tuo racconto emerge anche una tendenza a immaginare ciò che l’altro potrebbe pensare o provare nei tuoi confronti. Si tratta di un processo comune, noto come “lettura del pensiero”, che può alimentare il timore di essere giudicata negativamente o di risultare invadente. In realtà, nel contesto universitario, i docenti sono abituati a richieste di chiarimento, a incontri rimandati e a rivedere studenti anche a distanza di tempo. Queste dinamiche fanno parte della normalità accademica e non vengono vissute come fastidiose.

Il fatto di aver smesso di contattare il docente può essere compreso come una strategia di evitamento: nel breve termine riduce l’ansia, ma nel lungo periodo tende a rinforzare il dubbio e il senso di inadeguatezza, facendoti percepire come “in errore” senza che vi sia una reale trasgressione o mancanza da parte tua. È importante sottolineare che la tua partecipazione attiva alle lezioni e il desiderio di chiarire alcuni contenuti sono indicatori di coinvolgimento e motivazione, non di invadenza.

Dal punto di vista professionale, quindi, è del tutto appropriato e legittimo che tu scelga di seguire nuovamente alcune lezioni per consolidare i temi che senti meno chiari. Non è necessario fornire giustificazioni dettagliate né ripercorrere quanto accaduto in passato. La scelta di tornare in aula può essere semplicemente letta come un investimento sulla tua formazione. Il disagio che provi nasce più dalla tua sensibilità e dal timore del giudizio che da un tuo comportamento scorretto o fuori luogo. Rioccupare quello spazio formativo non è un atto di disturbo, ma un’espressione sana di cura per il tuo percorso di apprendimento.
Spero di esserti stata di aiuto.

Saluti,
Dottoressa Forcignano
Dott. Mattia Moraschini
Psicologo, Psicologo clinico
Fano
Buonasera e grazie per sua condivisione. Posso immaginare le sue difficoltà nel rapportarsi con l'altro, un professore in questo caso quindi possiamo definirlo un'autorità, e come si senta in difetto. Non possiamo dirle come comportarsi in quanto qualsiasi risposta a questa domanda sarebbe una risposta piantata in area e senza nessun fondamento, ma posso darle un consiglio: provi con un percorso di psicoterapia, che è l'unica strada per poter provare a conoscere meglio queste dinamiche e questi vissuti che la condizionano in modo così profondo. Se riuscisse, tramite la psicoterapia, a "centrarsi" meglio e a vedersi di più, interiormente parlando, ciò porterebbe molto probabilmente a migliorare questi vissuti di disagio.
Cordialmente, dottor Moraschini
Dott.ssa Laura Bergamini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Gentile utente, intanto grazie per aver condiviso questi timori. Si comprende che questa situazione abbia provocato in lei del disagio e la sua preoccupazione è comprensibile, tenendo in considerazione la sua sensibilità e attenzione verso gli altri. Da quello che racconta non emerge nulla di inappropriato; non è stato messo in atto un comportamento eccessivo o inopportuno. Ha semplicemente chiesto dei chiarimenti. Inoltre, è comprensibile che il suo essere introversa possa amplificare le tue paure e timori. È probabile che il docente fosse molto impegnato e non dovrebbe interpretare il suo comportamento negativamente. Credo che si possa concedere di riprendere a frequentare le lezioni del corso che le sono meno chiare, senza doversi sentire fuori luogo e ascoltando i suoi bisogni di apprendimento. Potrebbe essere un'ulteriore occasione per chiarire con il docente di riferimento.
Rimango a disposizione.
Dott.ssa Bergamini Laura
Psicologa clinica e forense
Psicodiagnosta
Dott.ssa Francesca Panzali
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Cagliari
Buon pomeriggio a te e buon inizio anno.
Dato che l'anno sta iniziando potresti approfittarne per cambiare il tuo punto di vista su di te.Capisco che tu sia una persona introversa, ma negli episodi che descrivi sei assolutamente adeguata al ruolo che ricopri, cioè quello di una studentessa interessata a capire meglio un concetto che chiede, come previsto, un appuntamento al docente per avere un confronto. Nonostante tu ti sia comportata in maniera adeguata alla situazione, il docente non ha risposto con un comportamento corretto, nè come docente, nè come persona .
Tu però sei imbarazzata perchè pensi che lui ce la possa avere con te, che ti consideri una stalker, cioè metti in dubbio il tuo valore, non il suo comportamento.
Il mio consiglio è quello di lavorare su:
-la tua autostima, dandoti il giusto valore, la giusta importanza.
-chiedere ciò di cui hai bisogno senza per questo sentirti eccessiva o sbagliata
-lavorare sul sentimento di vergogna e imbarazzo che sicuramente ha origini lontane, per capire meglio te stessa e diventare più sicura nel chiedere e proporti agli altri.
Dr. Francesco Rossi
Psicologo, Psicologo clinico
Ozzano dell'Emilia
Salve, mi sento di rasserenarla, i docenti hanno molti impegni e purtroppo è anche probabile che non si ricordi bene di lei.
Se questa dinamica però la mette a disagio a tal punto, suggerirei di iniziare un percorso psicologico con uno Psicologo clinico o uno Psicoterapeuta che possano aiutarla a gestire al meglio alcuni aspetti del suo carattere, che lei stessa definisce introverso, così da poter agire maggior assertività ed essere più soddisfatta di come gestisce le relazioni.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Gent.ma utente, felice 2026 a lei!
Difficile capire cosa possa pensare di lei il professore che ha menzionato nel messaggio. Ma è probabile che sia abituato a interagire con una moltitudine di studenti e studentesse con comportamenti variegati e, glielo assicuro per esperienza, molto più invadenti del suo!
Nelle dinamiche che ha descritto, però, al di là della situazione specifica con questo docente, si può evincere che il suo temperamento timido e introverso sia per lei fonte di stress e che la condizioni nell'espressione libera dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti. Su questo la invito a riflettere.
Essere introversi non è affatto un attitudine negativa. Anzi, per molti versi, le persone introverse sono dotate di maggiore sensibilità, capacità introspettive, sono più attente e curiose dal punto di vista intellettuale. Il carattere introverso può anche consentire una migliore selezione delle relazioni veramente significative di cui si vuole circondare.
L'introversione, però, non deve diventare un limite per le funzioni normali di tutti i giorni, soprattutto in ambito sociale, accademico o lavorativo. Uno degli aspetti più invalidanti può essere proprio il timore del giudizio altrui, oppure il confronto con gli altri: se queste preoccupazioni diventano eccessive e creano pensieri intrusivi (come la paura di sembrare una stalker del docente), si può generare un fastidioso disturbo di ansia sociale.
Credo sia importante per lei sapere che si può imparare a gestire queste dinamiche psicologiche con flessibilità e agilità cognitiva. La mente sabotatrice può essere messa sotto scacco da strategie funzionali e vantaggiose.
Se lo desidera posso darle maggiori informazioni su un percorso di crescita personale di questo tipo che potrebbe portare beneficio a tutti gli ambiti della sua vita, trasformando l'introversione da un fattore limitante a un normale modo di esprimere il proprio carattere.
Le auguro il meglio, Dott. Antonio Cortese
Dott.ssa Luisa Cirimbilli
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Perugia
caro paziente,
al di là dell'evento specifico, emerge una sua profonda sensazione di inadeguatezza e un forte senso di colpa. Credo che quello che ci ha descritto sia uno dei tanti eventi che lei vive con disagio e con il timore di essere giudicata negativamente. Le posso consigliare di indagare l'origine e il significato del suo disagio. Premesso ciò segua liberamente le lezioni, le idee degli altri non sono sua responsabilità..
Resto a disposizione e porgo cari saluti e un sentito augurio per il nuovo anno.
Dott. Luca Rochdi
Psicologo, Psicologo clinico
Campobasso
Gentile utente, spesso i docenti sono molto impegnati e le email possono non essere viste. Le consiglio di andare a lezione o a ricevimento e provare a parlarne di persona.
Resto a disposizione, Dott. Luca Rochdi
Gentile Utente,
Buon pomeriggio e Felice Anno Nuovo anche a Lei.
Grazie per aver condiviso con tanta chiarezza e rispetto il suo vissuto.
Dal punto di vista clinico, ciò che emerge con forza dal suo racconto non è un comportamento “inappropriato” o eccessivo, bensì una marcata autocritica accompagnata da una tendenza ad attribuire a sé la responsabilità di eventi che, oggettivamente, non dipendono da lei.
Provo a riformulare alcuni passaggi chiave, perché possano essere letti con maggiore lucidità emotiva:
1. Lei ha agito in modo corretto e congruo al ruolo di studentessa
Ha chiesto un ricevimento nei tempi e nei modi appropriati, ha rispettato le disponibilità del docente e ha mostrato partecipazione durante le lezioni. Le mancate occasioni di confronto non sono state causate da una sua insistenza o invadenza, ma da impegni organizzativi del docente stesso, evento peraltro molto frequente nel contesto universitario.
2. Il timore di “infastidire” o di essere giudicata come eccessiva è una costruzione interna, non un dato di realtà
La paura di essere vista come “noiosa”, “di troppo” o addirittura “stalker” non trova riscontro nei fatti, ma sembra derivare da un funzionamento relazionale improntato all’evitamento del conflitto e alla protezione dell’altro, anche a scapito dei propri bisogni. Questo è tipico di persone introverse, sensibili e molto attente al giudizio altrui.
3. Nel contesto sistemico-relazionale, il ruolo protegge
Lei non è “una persona che disturba”, ma una studentessa che esercita un diritto formativo. All’interno del sistema universitario, il docente è abituato a rivedere studenti, anche a distanza di tempo, senza attribuire significati personali o emotivi alla loro presenza. La relazione è asimmetrica e funzionale, non personale: questo riduce drasticamente il rischio di interpretazioni negative.
4. Riprendere a seguire alcune lezioni non è invasivo, ma coerente con il suo obiettivo
Tornare a seguire solo le lezioni che le risultano più complesse è una scelta matura e autoregolata. Non c’è nulla che possa essere letto come “accanimento” o comportamento fuori luogo. Al contrario, è un segnale di responsabilità verso il proprio percorso.
In sintesi: non c’è alcun motivo clinico o realistico per temere una reazione negativa del docente. Il disagio che lei anticipa è comprensibile sul piano emotivo, ma non è sostenuto dai fatti. Piuttosto, potrebbe essere un’occasione preziosa per allenarsi a legittimare i propri bisogni senza colpevolizzarsi, tema spesso centrale nei percorsi di crescita personale.
Se dovesse accorgersi che questa paura di disturbare, di “chiedere troppo” o di esporsi si ripresenta anche in altri ambiti della sua vita, potrebbe essere utile esplorarla più a fondo in un percorso psicologico: spesso non riguarda l’evento presente, ma modalità relazionali apprese e consolidate nel tempo.
Resto a disposizione e le auguro un sereno proseguimento del suo percorso universitario.
Un caro saluto,
Dott.ssa Caterina Lo Bianco – Psicologa clinica, Psicologa ad orientamento Sistemico-Relazionale
Dott.ssa Sara Oppido
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Gentilissima,
il mio commento sarà conciso ma spero che possa farla riflettere sulla questione principale che pare emergere dalla sua domanda: a prescindere dal fatto che il suo docente possa considerarla o meno una stalker, come ha scritto lei, perchè lei ha così paura di occupare i suoi spazi? sembra che per lei questo equivalga ad invadere l'altro.

Cordialmente,
Dott.ssa Sara Oppido
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Buon pomeriggio,
grazie per aver condiviso una situazione che comprensibilmente le genera disagio.

Da ciò che descrive, il comportamento del docente appare legato principalmente a impegni organizzativi e non a un intento personale nei suoi confronti. Nelle dinamiche universitarie capita spesso che i ricevimenti vengano rimandati o saltati per riunioni o altri obblighi, e questo raramente ha a che fare con lo studente in sé. Il fatto che lei fosse partecipe a lezione e rispondesse alle domande va anzi nella direzione opposta rispetto al timore di essere vista negativamente.

I pensieri che oggi la preoccupano (che il docente possa essere arrabbiato, che la giudichi “invadente” o addirittura una “stalker”) sembrano più legati alla sua introversione e alla tendenza a mettersi in discussione, piuttosto che a elementi oggettivi. Seguire nuovamente alcune lezioni per chiarire dei dubbi è del tutto legittimo e rientra pienamente nel ruolo dello studente: non c’è nulla di inappropriato o eccessivo in questo.

È però importante notare come questa situazione le stia creando un forte carico emotivo, fatto di vergogna, timore del giudizio e autocritica. In questi casi può essere molto utile approfondire con uno specialista il modo in cui vive le relazioni asimmetriche (come quella con un docente) e come gestisce l’ansia sociale e i pensieri anticipatori negativi, così da affrontare situazioni simili con maggiore serenità.

Resto a disposizione e le auguro il meglio per il suo percorso.

Un cordiale saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa
Dott.ssa Laura Raco
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno, posso immaginare la frustrazione. Dal tuo messaggio quello che mi ha colpito sono le seguenti frasi: “pensare che ce l’abbia con me”, “…che mi possa considerare una stalker”, “che vedendomi si arrabbi” etc. Mi chiedo quanto questa idea dell’altro che ce l’ha con te faccia parte di una tua modalità di pensiero, e se sia ricorrente questo tuo modo di approcciarti, che porta come conseguenza il “preferisco non infastidire”. E’ un tuo schema ricorrente? Ne hai già avuto esperienza? Se la risposta è affermativa si può iniziare a chiedersi che idea hai tu di te stessa, di una persona che “infastidisce”? Quando nasce questa idea?
Ciao, ti leggo e si sente chiaramente una cosa: sei una persona molto rispettosa, attenta e sensibile. Forse anche troppo con te stessa.Provo a dirtelo in modo semplice: non hai fatto niente di male. Davvero. Hai chiesto un ricevimento, ti sei trovata davanti a imprevisti, ti sei fatta da parte per non disturbare. Questo non ti rende invadente, ti rende educata.
Quello che però ti ha fatto stare male non è il docente, ma quello che hai iniziato a dirti dentro: “Forse ce l’ha con me… forse do fastidio… magari penserà male di me”.
Quando siamo introversi, succede spesso: riempiamo i silenzi con pensieri che ci fanno sentire in colpa o fuori posto, anche se nessuno ce lo ha mai detto.
Ti dico una cosa con molta sincerità: nessun docente si arrabbia perché una studentessa segue delle lezioni. Non sei una stalker, sei una studentessa che vuole capire meglio. Punto. Se entri in aula e lo rivedi, non devi spiegare nulla, né giustificarti. Sei lì perché ti serve, ed è più che legittimo. Forse questa situazione ti sta toccando perché parla di qualcosa di più profondo: la paura di disturbare, di chiedere, di occupare spazio. E se è così, sappi che non sei sola e che si può lavorare molto bene su questo, in modo concreto e senza “psicologismi”.
Se senti che questa dinamica ti accompagna anche in altri ambiti della tua vita, puoi scrivermi in privato. Ne parliamo con calma, partendo proprio da situazioni come questa.
Dott.ssa Simona Santoni
Psicologo, Psicologo clinico
Torino
Buon pomeriggio e felice anno nuovo,
la ringrazio per il suo messaggio che restituisce molto bene il disagio e l’ansia che sta vivendo.
Da ciò che racconta, non emergono comportamenti inappropriati da parte sua: ha chiesto un ricevimento in modo corretto, ha rispettato i tempi e gli impegni del docente e, anzi, ha rinunciato a ricontattarlo proprio per il timore di “disturbare”. Questo è molto lontano da ciò che viene definito un comportamento invadente o persecutorio.
È comprensibile che, essendo una persona introversa, lei abbia interpretato questi episodi come segnali di rifiuto o disappunto ma è altrettanto probabile che si tratti semplicemente di impegni organizzativi del docente, senza alcuna valenza personale nei suoi confronti. Nella vita universitaria queste situazioni sono purtroppo piuttosto frequenti.
Seguire nuovamente alcune lezioni del corso è un suo pieno diritto come studentessa e non costituisce in alcun modo un comportamento scorretto. Le emozioni che descrive (in particolare la vergogna, il "non voler infastidire") sembrano però avere un peso importante e potrebbero essere utilmente esplorate in uno spazio psicologico, soprattutto se tendono a ripresentarsi anche in altri contesti relazionali e sociali.

Un caro saluto,
Simona Santoni - Psicologa
Dott.ssa Angela Borgese
Psicologo, Psicologo clinico
Gravina di Catania
Salve, qui non c’è nulla di “strano” nel suo comportamento. Quello che la blocca non è il docente, ma l’idea che lei si è costruita su come potrebbe essere guardata: l’ansia di disturbare, di essere di troppo, di essere giudicata.
Pertanto, potremmo dire che lei sta attribuendo al professore un pensiero che in realtà è il suo: “do fastidio, non dovrei esserci”. Ma questo non è un fatto, è un’interpretazione.
Il docente ha semplicemente impegni, non una posizione personale su di lei. Seguire di nuovo le lezioni non è invadenza né stalking: è esercitare il suo diritto di studentessa. Nessun professore si arrabbia perché uno studente segue un corso.
Se torna a lezione, non deve spiegare nulla né giustificarsi. Può esserci e basta. Quando smette di mettersi al posto dell’Altro e di immaginare il suo giudizio, l’ansia perde forza.
Non si tolga da sola lo spazio che le spetta.
Un caro saluto e Buon anno anche a lei
Buongiorno, grazie per la tua condivisione.
Dalle tue parole sembra emergere una sensibilità al giudizio e una tendenza a mettersi in discussione, comprensibile ma spesso molto faticosa. Seguire alcune lezioni o chiedere chiarimenti rientra pienamente nel ruolo di uno studente e non è indice di invadenza.

Se senti che questi timori ti bloccano o ti creano disagio, può essere utile lavorarci insieme.
È possibile prenotare un colloquio conoscitivo gratuito per parlarne con calma e capire come rafforzarsi. Ti aspetto Dott.ssa Alessandra Corti
Dr. Simone Gagliardi
Psicologo, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno
Quel che può pensare il professore sono, dopotutto, questioni del professore. Ciò che è invece più importante è quello che pensa e vive lei. C'è forse da interrogare questa vergogna che ha provato e su cosa si fonda, la sua grande attenzione a quelli che possono essere i problemi dell'altro (il potersi annoiare del professore) e discapito dei suoi desideri (voler seguire le lezioni). Inoltre, forse, questo professore ha delle caratteristiche che accentuano queste dinamiche e che potrebbero essere interrogate. Insomma, più che decidere cosa fare o non fare, quello che è prezioso è cogliere questa dinamica per poter capire qualcosa di se stessa che è più importante del solo andare o non andare al corso del professore.
 Carla Tromellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Reggio Emilia
è un suo diritto di studente interpellare un docente e avere audizione. Può contattarlo per mail e porgli le sue domande e i suoi dubbi. non abbia timore a contattarlo.
Dott.ssa Erika Messinese
Psicologo clinico, Psicologo
Torino
Gentilissima, nel ringraziarla per la sua condivisione, inizio col dirle che da ciò che racconta emerge una grande attenzione verso l’altro e un forte rispetto delle regole implicite del contesto universitario. Proprio per questo, però, sembra che abbia finito per mettersi molto in secondo piano, attribuendosi responsabilità che in realtà non le appartengono. Le mancate occasioni di ricevimento non dipendono da lei né dal suo comportamento, ma con ogni probabilità dagli impegni del docente, che sono frequenti e spesso imprevedibili.
Il timore di “infastidire”, di risultare fuori luogo o di essere giudicata nasce spesso quando si è molto scrupolosi e attenti, ma non trova riscontro nei fatti che descrive. Non ci sono segnali che facciano pensare a un risentimento nei suoi confronti: al contrario, il fatto che fosse presente, partecipe e coinvolta durante le lezioni è generalmente visto in modo positivo.
Seguire nuovamente alcune lezioni del corso è del tutto legittimo ed è una possibilità prevista proprio per permettere agli studenti di chiarire dubbi e consolidare i contenuti. I docenti sono abituati a rivedere studenti anche a distanza di tempo o in momenti diversi del percorso universitario, senza attribuire a questo significati personali.
Se lo desidera, può anche valutare di contattarlo con una comunicazione semplice e diretta, senza sentirsi in dovere di giustificarsi: chiedere chiarimenti o riprendere alcune lezioni non è un disturbo, ma una forma di responsabilità verso il proprio percorso di studio. Provi a considerare che ciò che per lei è fonte di molte preoccupazioni, per l’altro potrebbe essere solo una normale dinamica universitaria. Concedersi questa prospettiva può aiutarla a muoversi con maggiore serenità.
Sperando di aver dato qualche spunto utile, mi rendo disponibile per un ulteriore ascolto.
Un caro saluto,
Dott.ssa Erika Messinese
Salve,
dal suo racconto emerge un vissuto di forte incertezza e di attenzione a non risultare invadente, accompagnato dal timore di essere giudicata negativamente. Gli episodi che descrive, rimasti senza chiarimenti espliciti, sembrano aver alimentato dubbi e interpretazioni rivolte soprattutto verso di sé.
È comprensibile che, in assenza di risposte chiare, lei abbia cercato di dare un senso a quanto accaduto, arrivando a trattenersi per non “disturbare”. Allo stesso tempo, ri-frequentare alcune lezioni per chiarire dei dubbi rientra in un bisogno legittimo e nel ruolo dello studente, anche se per lei questa scelta ha un impatto emotivo significativo.
Forse può essere utile spostare l’attenzione da ciò che il docente potrebbe pensare a ciò che questa situazione attiva in lei: vergogna, blocco, paura di esporsi o di chiedere. Qualora questi vissuti si ripresentassero anche in altri contesti, uno spazio di approfondimento psicologico potrebbe aiutarla a comprenderli e a trovare modalità più serene di stare nella relazione.
Un caro saluto, dott. Daniele Rossetti
Dott.ssa Laura Montanari
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buon pomeriggio e felice anno nuovo a Lei,
da ciò che descrive i comportamenti messi in atto mi sembrano in linea con un delle richieste consone ad un ambiente universitario. Descrivendo in modo quanto più possibile oggettivo l’accaduto risulta che Lei ha chiesto un ricevimento, ha rispettato gli appuntamenti e, di fronte a imprevisti legati agli impegni del docente, ha scelto di farsi da parte per non “disturbare”. Questa non può essere catalogata come insistenza nè tantomeno come stalking. Può essere tutt’al più vista come una sorta di rinuncia, dettata dalla timidezza o dal timore di essere invadente. Questi aspetti mi sembrano in linea con la definizione che lei dà di sè come “persona introversa” e che probabilmente può averla portata ad interpretare i mancati incontri come un possibile segnale di rifiuto personale. Tuttavia, nel contesto universitario, episodi come quelli che descrive sono molto frequenti e quasi sempre legati a sovraccarico di impegni, riunioni improvvise, gestione di più corsi ed esami. È altamente improbabile che il docente abbia maturato un giudizio negativo ed irreversibile su di lei, soprattutto considerando che riferisce di essere stata partecipe e coinvolta durante le lezioni. Il timore che lei prova ora di essere vista come “invadente” o addirittura come una stalker sembrerebbe essere più una proiezione dell’ansia e della vergogna che una reale possibilità. Quando si è introversi, capita spesso che si è anche molto autocritici e questo può portare ad immaginare negli altri pensieri duri o accusatori che, nella maggior parte dei casi, non sono presenti. Seguire nuovamente alcune lezioni del corso è un suo pieno diritto come studentessa. I docenti sono abituati a vedere studenti che riprendono corsi, che seguono solo alcune lezioni o che ritornano per chiarire concetti rimasti poco chiari. Questo fa parte della normalità accademica e non viene letto come un comportamento anomalo.
Si dia la possibilità di esserci, di imparare e di fare domande: sono parti fondamentali del suo percorso e, anche se può far paura, lo faccia lo stesso. Oltre ad arricchirsi a livello professionale, continuando il suo percorso universitario, il fatto di andare oltre questa paura può sicuramente essere un passo in avanti anche nella sua crescita come persona.
Un caro saluto,
Dottssa LM
Dott. Francesco Libera
Psicologo, Psicologo clinico
Trento
Buongiorno!

Dalla situazione che ha illustrato non sembrano emergere elementi che possano far arrabbiare un docente, il cui lavoro comunque è insegnare, anzi semmai potrebbe essere il contrario. Un docente che non si rende disponibile e non si presenta a ricevimento quando ha preso l'impegno può giustamente suscitare pensieri ed emozioni nell'area della rabbia.
Potrebbe essere interessante e soprattutto funzionale chiedersi cosa lei pensa che, nei suoi comportamenti, atteggiamenti, richieste e azioni in generale potrebbe portare gli altri a ritenerla appunto una stalker o come mai teme che porre una richiesta, più che legittima da parte di una studentessa nei confronti di un docente, possa far scaturire emozioni di rabbia.

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