Buon pomeriggio e Buona Vigilia Gentili Dottori. Vi scrivo per un aiuto..ho 37 anni, mai avuto rappo
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Buon pomeriggio e Buona Vigilia Gentili Dottori. Vi scrivo per un aiuto..ho 37 anni, mai avuto rapporti sessuali...questo mi fa soffrire mi fa sentire inferiore alle altre ragazze, donne che alla mia età sono sposate e hanno pure tre figli, sono felici, hanno una famiglia..mi sento sbagliata perché vedo che vengono apprezzate, considerate migliori le persone estroverse, ed io purtroppo sono timida, riservata, molto sensibile..i ragazzi che si approcciano a me e sembrano interessati poi non sono interessati ad una storia una relazione seria..non mi sono mai sentita dire "fidanziamoci, andiamo a convivere o sposiamoci" ...non sono una modella ma sono carina...non riesco a capire il perché e come risolvere il problema..Vi ringrazio e Vi auguro Buone Feste.
Buon pomeriggio, grazie per aver condiviso con me qualcosa di così importante.
Capisco quanto possa essere doloroso confrontarsi con gli altri e sentirsi “indietro” o sbagliata, soprattutto quando si desidera una relazione e non arriva come si vorrebbe. Voglio dirle però una cosa molto chiara: ciò che sta vivendo non dice nulla sul suo valore come donna né sulla sua possibilità di costruire una relazione significativa.
Essere timida, riservata e sensibile non è un difetto, ma una caratteristica profonda, che spesso ha solo bisogno di essere riconosciuta e accompagnata nel modo giusto. Le difficoltà che incontra non dipendono dal fatto che lei “non sia abbastanza”, ma da dinamiche relazionali ed emotive che possiamo comprendere e lavorare insieme, passo dopo passo.
Se lo desidera, possiamo esplorare con calma cosa accade negli incontri, quali aspettative entrano in gioco e come costruire uno spazio relazionale più in sintonia con ciò che lei è e desidera davvero.
Intanto la ringrazio per la fiducia e le auguro una Vigilia il più possibile gentile con se stessa.
Dott.ssa Valeria C. PARADISO
Capisco quanto possa essere doloroso confrontarsi con gli altri e sentirsi “indietro” o sbagliata, soprattutto quando si desidera una relazione e non arriva come si vorrebbe. Voglio dirle però una cosa molto chiara: ciò che sta vivendo non dice nulla sul suo valore come donna né sulla sua possibilità di costruire una relazione significativa.
Essere timida, riservata e sensibile non è un difetto, ma una caratteristica profonda, che spesso ha solo bisogno di essere riconosciuta e accompagnata nel modo giusto. Le difficoltà che incontra non dipendono dal fatto che lei “non sia abbastanza”, ma da dinamiche relazionali ed emotive che possiamo comprendere e lavorare insieme, passo dopo passo.
Se lo desidera, possiamo esplorare con calma cosa accade negli incontri, quali aspettative entrano in gioco e come costruire uno spazio relazionale più in sintonia con ciò che lei è e desidera davvero.
Intanto la ringrazio per la fiducia e le auguro una Vigilia il più possibile gentile con se stessa.
Dott.ssa Valeria C. PARADISO
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Buon pomeriggio,
comprendo quanto questa situazione la faccia soffrire e quanto il confronto con le altre persone la faccia sentire “indietro” e sbagliata. È una fatica comprensibile, soprattutto quando il desiderio di essere scelta e amata non trova risposta.
Non c’è nulla di sbagliato in lei. Essere timida, sensibile e riservata non è un difetto, anche se spesso il mondo sembra premiare solo chi è più estroverso. Non aver avuto rapporti o una relazione stabile alla sua età non definisce il suo valore né la rende inferiore.
Il fatto che alcuni uomini non cerchino una relazione seria dice molto più delle loro disponibilità emotive che di lei.
Un primo passo può essere smettere, per quanto possibile, di misurarsi sugli altri e iniziare a chiedersi cosa desidera davvero per sé. In questo, un percorso psicologico può essere un aiuto prezioso per rafforzare l’autostima e il modo di stare nelle relazioni. Non c’è un tempo sbagliato, questo è il suo.
Le auguro buone feste e un po’ di gentilezza verso se stessa.
Un caloroso saluto.
comprendo quanto questa situazione la faccia soffrire e quanto il confronto con le altre persone la faccia sentire “indietro” e sbagliata. È una fatica comprensibile, soprattutto quando il desiderio di essere scelta e amata non trova risposta.
Non c’è nulla di sbagliato in lei. Essere timida, sensibile e riservata non è un difetto, anche se spesso il mondo sembra premiare solo chi è più estroverso. Non aver avuto rapporti o una relazione stabile alla sua età non definisce il suo valore né la rende inferiore.
Il fatto che alcuni uomini non cerchino una relazione seria dice molto più delle loro disponibilità emotive che di lei.
Un primo passo può essere smettere, per quanto possibile, di misurarsi sugli altri e iniziare a chiedersi cosa desidera davvero per sé. In questo, un percorso psicologico può essere un aiuto prezioso per rafforzare l’autostima e il modo di stare nelle relazioni. Non c’è un tempo sbagliato, questo è il suo.
Le auguro buone feste e un po’ di gentilezza verso se stessa.
Un caloroso saluto.
Buona vigilia a lei!
Ho già seguito per un certo tempo una donna che aveva la sua età e si sentiva come se fosse in una posizione di inferiorità rispetto alle altre donne. Abbiamo riflettuto anzitutto sul fatto che anche l'età per iniziare una relazione di coppia o avere figli diventa una performance e quindi un metro di giudizio. Poi abbiamo approfondito altri aspetti.
Se lo ritiene, possiamo fare un colloquio conoscitivo e verificare insieme come considerare il suo vissuto.
Buon Natale!
Ho già seguito per un certo tempo una donna che aveva la sua età e si sentiva come se fosse in una posizione di inferiorità rispetto alle altre donne. Abbiamo riflettuto anzitutto sul fatto che anche l'età per iniziare una relazione di coppia o avere figli diventa una performance e quindi un metro di giudizio. Poi abbiamo approfondito altri aspetti.
Se lo ritiene, possiamo fare un colloquio conoscitivo e verificare insieme come considerare il suo vissuto.
Buon Natale!
Buon pomeriggio a Lei,
Si può decidere di avere o non avere rapporti sessuali, la scelta non implica essere inferiori alle ragazze che li hanno già avuti. Le consiglio un colloquio psico-sessuologico per aiutarla nel disagio che sta provando.
Buon Natale
Si può decidere di avere o non avere rapporti sessuali, la scelta non implica essere inferiori alle ragazze che li hanno già avuti. Le consiglio un colloquio psico-sessuologico per aiutarla nel disagio che sta provando.
Buon Natale
Vi è in lei forse una credenza svalutante, ad esempio che contino solo gli estroversi o quelli che hanno realizzato obiettivi che la società si aspetta? Dire di sé stessa che “purtroppo” è timida, riservata e sensibile significa svalutare delle qualità che hanno invece un immenso valore nelle relazioni, a patto che lei stessa le riconosca. Perciò, la sensazione di sentirsi sbagliata corrisponde più a un auto-giudizio che a un giudizio esterno o a una constatazione oggettiva. Vi è in lei il desiderio di una relazione stabile non corrisposto e una difficoltà a incontrare partner orientati alla progettualità. Data la visione negativa che ha di sé, il fatto di incontrare ragazzi che si approccino a lei ma che non intendono impegnarsi in un rapporto duraturo potrebbe essere una profezia che si autoavvera; ovvero, potrebbe essere che inconsciamente lei faccia di tutto per ricevere questo trattamento, che confermerebbe la poca stima che ha di sé. La migliore strada per arrivare a questa comprensione e finalmente vivere la sua vita relazionale in modo soddisfacente è quella di intraprendere un percorso di terapia, con il fine di arrivare a divenire consapevole di questa sua dinamica interna.
Buon pomeriggio a te, e grazie per aver trovato il coraggio di scrivere una cosa così intima. Vorrei dirti subito una cosa importante: non sei sbagliata e la tua storia non è una misura del tuo valore come donna o come persona.
La sofferenza che provi nasce soprattutto dal confronto: con le altre donne, con i modelli sociali di felicità, con l’idea che a 37 anni “si dovrebbe” essere in una certa posizione. Ma la vita non segue un calendario uguale per tutti. Il fatto di non aver avuto rapporti sessuali non dice nulla sulla tua capacità di amare, di essere desiderabile o di costruire una relazione profonda. Dice solo che, per una serie di fattori (carattere, timidezza, sensibilità, incontri poco adatti), non si è ancora creato uno spazio sicuro in cui poterti esprimere. Spesso le persone molto sensibili e riservate vengono notate meno in una società che premia l’estroversione e la disinvoltura, ma questo non significa che siano meno desiderabili: significa che attraggono un tipo di persona diverso, più raro, ma spesso più adatto a relazioni autentiche. Il problema non è che tu “non vai bene”, ma che probabilmente ti sei mossa in contesti o dinamiche che non ti tutelano.
Un nodo importante potrebbe essere anche la tua autopercezione: sentirti “inferiore” rischia, senza volerlo, di portarti ad accettare attenzioni superficiali o persone poco disponibili emotivamente. Non perché tu lo voglia, ma perché una parte di te forse non si sente autorizzata a pretendere di più.
Per “risolvere” non serve forzarti a diventare qualcun’altra, né vivere esperienze solo per “recuperare il tempo”. Serve piuttosto un lavoro delicato su autostima, desiderio e diritto a essere scelta, magari con un percorso psicologico che ti aiuti a sciogliere la vergogna e a costruire fiducia nella relazione. L’intimità non è una gara né una scadenza: è un incontro. E non è affatto detto che per te sia troppo tardi.
La sofferenza che provi nasce soprattutto dal confronto: con le altre donne, con i modelli sociali di felicità, con l’idea che a 37 anni “si dovrebbe” essere in una certa posizione. Ma la vita non segue un calendario uguale per tutti. Il fatto di non aver avuto rapporti sessuali non dice nulla sulla tua capacità di amare, di essere desiderabile o di costruire una relazione profonda. Dice solo che, per una serie di fattori (carattere, timidezza, sensibilità, incontri poco adatti), non si è ancora creato uno spazio sicuro in cui poterti esprimere. Spesso le persone molto sensibili e riservate vengono notate meno in una società che premia l’estroversione e la disinvoltura, ma questo non significa che siano meno desiderabili: significa che attraggono un tipo di persona diverso, più raro, ma spesso più adatto a relazioni autentiche. Il problema non è che tu “non vai bene”, ma che probabilmente ti sei mossa in contesti o dinamiche che non ti tutelano.
Un nodo importante potrebbe essere anche la tua autopercezione: sentirti “inferiore” rischia, senza volerlo, di portarti ad accettare attenzioni superficiali o persone poco disponibili emotivamente. Non perché tu lo voglia, ma perché una parte di te forse non si sente autorizzata a pretendere di più.
Per “risolvere” non serve forzarti a diventare qualcun’altra, né vivere esperienze solo per “recuperare il tempo”. Serve piuttosto un lavoro delicato su autostima, desiderio e diritto a essere scelta, magari con un percorso psicologico che ti aiuti a sciogliere la vergogna e a costruire fiducia nella relazione. L’intimità non è una gara né una scadenza: è un incontro. E non è affatto detto che per te sia troppo tardi.
Gentile, comprendo che, guardando le altre donne sposate e con figli, possa sentirsi inferiore; tuttavia la invito a non fare paragoni tra la sua vita e quella delle altre ragazze: ognuno ha il suo percorso da fare e, soprattutto non siamo fatti tutti nello stesso modo. Dice di sentirsi "sbagliata" perché non è estroversa: il primo passo importante da fare è quello di accettare se stessa così com'è con la sua timidezza, la sua riservatezza e la sua sensibilità. Poi, potrebbe esserle utile un supporto psicologico che le consenta di capire come si rapporta con i ragazzi, quali sono le dinamiche relazionali messe in atto così da aumentare la sua soddisfazione all'interno di una relazione di coppia. Un caro saluto
Buon pomeriggio,
dalle sue parole mi sembra di cogliere, soprattutto, una sofferenza profonda legata al confronto e al senso di inadeguatezza, non certo qualcosa che “non va” in lei. È importante dirlo con chiarezza: l’introversione non è né sbagliata né un difetto. È un tratto di personalità, e per molte persone – uomini compresi – rappresenta un valore. La riservatezza, la sensibilità, la profondità emotiva sono spesso percepite come qualità femminili, rassicuranti e autentiche. L’idea che solo l’estroversione sia desiderabile è una semplificazione culturale, non una verità.
Anche il tema della verginità va tolto dal piano del giudizio. Per molti uomini una donna non sessualmente esperta può risultare più desiderabile, perché associata a intimità, esclusività, delicatezza; per altri conta meno. In ogni caso non è un marchio negativo. Può implicare meno esperienza, sì, ma non meno valore, né tantomeno la minor possibilità di costruire una relazione affettiva significativa.
Detto questo, la sua situazione non va letta in modo riduttivo o cercando una sola causa. A 37 anni, una storia relazionale così limitata è una condizione piuttosto insolita, e proprio per questo è più probabile che sia il risultato di più fattori che agiscono insieme, spesso in modo non consapevole. Non si tratta di una sua “colpa”, ma di possibili conflitti interni nei modelli relazionali: aspettative affettive, timori legati al legame, modalità di scelta (o di evitamento), immagini di sé e dell’altro che possono essersi strutturate nel tempo - e che inevitabilmente la ostacolano nel vivere appieno la sua sfera sessuale e intima, creandole insicurezze.
In questo senso, un supporto psicologico può essere davvero molto utile per comprendere l’origine di questi meccanismi, dare un significato alla sua storia affettiva e lavorare per modificarla in modo concreto. Capire cosa accade nelle relazioni permette di uscire dal confronto doloroso con gli altri e di costruire, finalmente, qualcosa che sia coerente con chi lei è davvero.
Le auguro buone feste e, soprattutto, uno sguardo sul suo futuro più fiducioso.
dalle sue parole mi sembra di cogliere, soprattutto, una sofferenza profonda legata al confronto e al senso di inadeguatezza, non certo qualcosa che “non va” in lei. È importante dirlo con chiarezza: l’introversione non è né sbagliata né un difetto. È un tratto di personalità, e per molte persone – uomini compresi – rappresenta un valore. La riservatezza, la sensibilità, la profondità emotiva sono spesso percepite come qualità femminili, rassicuranti e autentiche. L’idea che solo l’estroversione sia desiderabile è una semplificazione culturale, non una verità.
Anche il tema della verginità va tolto dal piano del giudizio. Per molti uomini una donna non sessualmente esperta può risultare più desiderabile, perché associata a intimità, esclusività, delicatezza; per altri conta meno. In ogni caso non è un marchio negativo. Può implicare meno esperienza, sì, ma non meno valore, né tantomeno la minor possibilità di costruire una relazione affettiva significativa.
Detto questo, la sua situazione non va letta in modo riduttivo o cercando una sola causa. A 37 anni, una storia relazionale così limitata è una condizione piuttosto insolita, e proprio per questo è più probabile che sia il risultato di più fattori che agiscono insieme, spesso in modo non consapevole. Non si tratta di una sua “colpa”, ma di possibili conflitti interni nei modelli relazionali: aspettative affettive, timori legati al legame, modalità di scelta (o di evitamento), immagini di sé e dell’altro che possono essersi strutturate nel tempo - e che inevitabilmente la ostacolano nel vivere appieno la sua sfera sessuale e intima, creandole insicurezze.
In questo senso, un supporto psicologico può essere davvero molto utile per comprendere l’origine di questi meccanismi, dare un significato alla sua storia affettiva e lavorare per modificarla in modo concreto. Capire cosa accade nelle relazioni permette di uscire dal confronto doloroso con gli altri e di costruire, finalmente, qualcosa che sia coerente con chi lei è davvero.
Le auguro buone feste e, soprattutto, uno sguardo sul suo futuro più fiducioso.
Gent.ma utente,
grazie per la condivisione del suo stato d'animo. Dalle sue parole si evince il bisogno e il desiderio di avere una vita sentimentale soddisfacente e di vivere la sua sessualità. Sono necessità dell'essere umano impresse nella nostra storia evolutiva. Come tutti i bisogni primari possono generare frustrazione e aspettativa costante, con presenza di pensieri intrusivi ed emozioni difficili.
La mente può fare brutti scherzi in questi casi: da un lato ripresenta sempre alla nostra attenzione ciò che ci manca, ciò che hanno gli altri intorno a noi, ciò che ci renderebbe felici; dall'altro lato, è critica e severa sulle nostre capacità, ci spinge a non osare per paura di poter fallire, diventa incline al pessimismo e al fatalismo.
Spesso, l'errore principale che si compie è aspettarsi un certo comportamento dagli altri o influenzare la loro opinione. La verità è che ciò che pensano o fanno gli altri e fuori dal nostro controllo e spesso riserva delusioni o disillusioni.
Allora da dove cominciare? Sembra banale dirlo, ma l'unica risposta è ripartire da sé stessi. Concentrare le attenzioni sul benessere psicologico personale, migliorare la propria autostima, dedicarsi alle attività che maggiormente ci coinvolgono e ci fanno sentire vivi e interessati, accorgersi e gratificarsi del bello intorno a noi, delle emozioni positive che possiamo vivere, e coltivare le connessioni sociali significative, familiari, amici, colleghi, con cui possiamo stabilire rapporti autentici e stimolanti.
Scoprire e riscoprire il proprio potenziale per essere felici è la strada maestra per portare fuori l'orgoglio per quello che siamo e per gli attributi personali che possono migliorare la vita del mondo che ci circonda. Questa consapevolezza ci darà la spinta e il coraggio per mostrare sembra la nostra parte valoriale e gli altri non potranno non accorgersene! Sapremo di lasciare la nostra buona impressione ovunque andremo, senza bisogno di guardarsi indietro cercando il giudizio di altre persone, e senza avere la necessità di paragonarci a loro.
Valuti la possibilità di un percorso psicologico che valorizzi davvero il suo benessere personale con l'obiettivo di condizionare lei stessa positivamente il futuro che le si presenta. Ci sono strumenti, metodi ed esercizi che possono aiutarla a prendere consapevolezza di queste potenzialità e trovare giovamento nella vita quotidiana, nelle relazioni, nelle attività di interesse, nella ricerca di una maggiore soddisfazione di vita.
Se lo desidera, posso accompagnarla in un percorso di questo tipo, anche online.
Le auguro il meglio! Un caro saluto e buone feste, Dott. Antonio Cortese
grazie per la condivisione del suo stato d'animo. Dalle sue parole si evince il bisogno e il desiderio di avere una vita sentimentale soddisfacente e di vivere la sua sessualità. Sono necessità dell'essere umano impresse nella nostra storia evolutiva. Come tutti i bisogni primari possono generare frustrazione e aspettativa costante, con presenza di pensieri intrusivi ed emozioni difficili.
La mente può fare brutti scherzi in questi casi: da un lato ripresenta sempre alla nostra attenzione ciò che ci manca, ciò che hanno gli altri intorno a noi, ciò che ci renderebbe felici; dall'altro lato, è critica e severa sulle nostre capacità, ci spinge a non osare per paura di poter fallire, diventa incline al pessimismo e al fatalismo.
Spesso, l'errore principale che si compie è aspettarsi un certo comportamento dagli altri o influenzare la loro opinione. La verità è che ciò che pensano o fanno gli altri e fuori dal nostro controllo e spesso riserva delusioni o disillusioni.
Allora da dove cominciare? Sembra banale dirlo, ma l'unica risposta è ripartire da sé stessi. Concentrare le attenzioni sul benessere psicologico personale, migliorare la propria autostima, dedicarsi alle attività che maggiormente ci coinvolgono e ci fanno sentire vivi e interessati, accorgersi e gratificarsi del bello intorno a noi, delle emozioni positive che possiamo vivere, e coltivare le connessioni sociali significative, familiari, amici, colleghi, con cui possiamo stabilire rapporti autentici e stimolanti.
Scoprire e riscoprire il proprio potenziale per essere felici è la strada maestra per portare fuori l'orgoglio per quello che siamo e per gli attributi personali che possono migliorare la vita del mondo che ci circonda. Questa consapevolezza ci darà la spinta e il coraggio per mostrare sembra la nostra parte valoriale e gli altri non potranno non accorgersene! Sapremo di lasciare la nostra buona impressione ovunque andremo, senza bisogno di guardarsi indietro cercando il giudizio di altre persone, e senza avere la necessità di paragonarci a loro.
Valuti la possibilità di un percorso psicologico che valorizzi davvero il suo benessere personale con l'obiettivo di condizionare lei stessa positivamente il futuro che le si presenta. Ci sono strumenti, metodi ed esercizi che possono aiutarla a prendere consapevolezza di queste potenzialità e trovare giovamento nella vita quotidiana, nelle relazioni, nelle attività di interesse, nella ricerca di una maggiore soddisfazione di vita.
Se lo desidera, posso accompagnarla in un percorso di questo tipo, anche online.
Le auguro il meglio! Un caro saluto e buone feste, Dott. Antonio Cortese
il tema del valore che attribuiamo a noi stessi in base agli "obiettivi" ragiunti è un ottimo punto da affrontare in terapia.
Se questo è il tuo caso contattami pure.
Se questo è il tuo caso contattami pure.
Buon pomeriggio,
La sofferenza che descrive è comprensibile e non la rende sbagliata. Non avere avuto rapporti sessuali o una relazione stabile a 37 anni non definisce il suo valore né la sua femminilità.
Comprendo come il confronto con le altre può far sentire inferiori, ma timidezza, riservatezza e sensibilità non sono difetti. Il punto non è “cosa c’è che non va in lei”, ma quali dinamiche relazionali si ripetono.
Il fatto di non essersi mai sentita dire “costruiamo qualcosa insieme” non significa che non lo meriti. Può essere utile lavorare su come si guarda, su cosa chiede e su come entra in relazione.
Un caro saluto
Dott. Mariano Rossetto
La sofferenza che descrive è comprensibile e non la rende sbagliata. Non avere avuto rapporti sessuali o una relazione stabile a 37 anni non definisce il suo valore né la sua femminilità.
Comprendo come il confronto con le altre può far sentire inferiori, ma timidezza, riservatezza e sensibilità non sono difetti. Il punto non è “cosa c’è che non va in lei”, ma quali dinamiche relazionali si ripetono.
Il fatto di non essersi mai sentita dire “costruiamo qualcosa insieme” non significa che non lo meriti. Può essere utile lavorare su come si guarda, su cosa chiede e su come entra in relazione.
Un caro saluto
Dott. Mariano Rossetto
Buongiorno, La sofferenza che descrive è comprensibile e non indica che lei sia sbagliata: nasce dal confronto continuo con modelli esterni e dall’idea che esista un’unica traiettoria “giusta” di vita.
Essere timida, sensibile e riservata non è un difetto, ma può rendere più complesso esporsi e riconoscere chi è davvero disponibile a una relazione. Il punto non è il suo valore, ma i contesti, le dinamiche relazionali e le aspettative che nel tempo si sono create.
Queste difficoltà si possono comprendere e affrontare lavorando su autostima, desiderio, paura del rifiuto e modalità di incontro con l’altro. Le suggerisco di approfondire con un terapeuta per capire cosa sta ostacolando oggi la possibilità di una relazione più stabile. Buone feste. Dr. Giuseppe Mirabella
Essere timida, sensibile e riservata non è un difetto, ma può rendere più complesso esporsi e riconoscere chi è davvero disponibile a una relazione. Il punto non è il suo valore, ma i contesti, le dinamiche relazionali e le aspettative che nel tempo si sono create.
Queste difficoltà si possono comprendere e affrontare lavorando su autostima, desiderio, paura del rifiuto e modalità di incontro con l’altro. Le suggerisco di approfondire con un terapeuta per capire cosa sta ostacolando oggi la possibilità di una relazione più stabile. Buone feste. Dr. Giuseppe Mirabella
Gentile utente,
il dolore che porta non nasce dal “non aver avuto rapporti”, ma dal sentirsi non scelta, non vista, come se il tempo fosse passato lasciandola ai margini. Questo fa male, profondamente, e non ha nulla a che vedere con il suo valore.
La nostra società racconta una sola storia possibile: tappe, tempi, traguardi uguali per tutti. Ma la vita reale è fatta di percorsi silenziosi, sensibili, lenti, che non per questo sono sbagliati. Essere timida, riservata, sensibile non è un difetto: è una lingua diversa, che però ha bisogno di incontrare chi la sappia ascoltare.
Spesso chi è molto sensibile impara presto a trattenersi, a non disturbare, a non chiedere troppo. E così può capitare di incontrare persone che cercano solo una presenza leggera, non un legame profondo. Non perché lei “non meriti”, ma perché la profondità spaventa chi non è pronto.
Non c’è nulla di rotto in lei. C’è, piuttosto, una parte che forse ha imparato a mettersi un passo indietro, a non occupare spazio. Un percorso psicologico può aiutarla non a “diventare diversa”, ma a sentirsi autorizzata a desiderare, a scegliere, a farsi scegliere senza vergogna.
La sua storia non è in ritardo. È solo ancora aperta.
E la capacità di amare non si misura dal numero di esperienze, ma dalla verità con cui si è disposti a stare in relazione.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
il dolore che porta non nasce dal “non aver avuto rapporti”, ma dal sentirsi non scelta, non vista, come se il tempo fosse passato lasciandola ai margini. Questo fa male, profondamente, e non ha nulla a che vedere con il suo valore.
La nostra società racconta una sola storia possibile: tappe, tempi, traguardi uguali per tutti. Ma la vita reale è fatta di percorsi silenziosi, sensibili, lenti, che non per questo sono sbagliati. Essere timida, riservata, sensibile non è un difetto: è una lingua diversa, che però ha bisogno di incontrare chi la sappia ascoltare.
Spesso chi è molto sensibile impara presto a trattenersi, a non disturbare, a non chiedere troppo. E così può capitare di incontrare persone che cercano solo una presenza leggera, non un legame profondo. Non perché lei “non meriti”, ma perché la profondità spaventa chi non è pronto.
Non c’è nulla di rotto in lei. C’è, piuttosto, una parte che forse ha imparato a mettersi un passo indietro, a non occupare spazio. Un percorso psicologico può aiutarla non a “diventare diversa”, ma a sentirsi autorizzata a desiderare, a scegliere, a farsi scegliere senza vergogna.
La sua storia non è in ritardo. È solo ancora aperta.
E la capacità di amare non si misura dal numero di esperienze, ma dalla verità con cui si è disposti a stare in relazione.
Rimango a disposizione per qualunque chiarimento.
Dott.ssa Veronica Savio
Buongiorno, innanzitutto sarebbe importante che provasse a non attribuirsi giudizi ed etichette definitorie perché rischia di indurre in una "profezia che si autoavvera". E' ancora giovane, e la fiducia, comunque, va tenuta sempre viva! Se soffre molto per questa questione e ci tiene ad approfondirne le dinamiche sottostanti, le consiglierei di parlarne con uno o una psicoterapeuta. Se una questione soggettivamente ci fa male e da tempo, è utile affrontarla con un professionista. Un caro saluto e... coraggio! Le cose possono cambiare! Ilaria Innocenti
Buon pomeriggio,
e grazie per aver condiviso un aspetto così personale della sua vita. Mi spiace molto per la situazione che sta vivendo poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana.
La prima cosa che lei direi è che non aver avuto ancora rapporti o una relazione stabile a 37 anni non la definisce come donna né tantomeno come persona. Anche se è vero che, rispetto al passato, viviamo in un tempo storico che attribuisce valore ed importanza alla realizzazione personale, e quindi a tutte le diverse strade con cui ciò può accedere in termini di tempi, spazi e modi, restano ancora radicati alcuni copioni di vita secondo cui bisogna aver realizzato alcuni passaggi esistenziali entro una certa età... e purtroppo ciò è ancor più vero per il genere femminile, dove resiste, nonostante tutto, l’idea che l’autorealizzazione possa passare solamente attraverso la maternità.
Un discorso analogo potrebbe essere fatto per le caratteristiche che la distinguono, ovvero sensibilità, riservatezza, introversione. Forse più che chiedersi e cercare di essere la copia-copione di un modello validato e accettato socialmente – e di conseguenza sentirsi inferiori per ciò che si è – la strada da percorrere potrebbe essere quella di valorizzare le proprie peculiarità caratteriali.
Ecco due spunti di riflessione che le suggerirei. Il primo, provare ad assumere una posizione più pro-attiva a livello relazionale; questo non significa snaturarsi e diventare una persona che non si è (estroversa) ma provare ad assumere l’iniziativa per quanto riguarda la ricerca di figure che potrebbero diventare suoi partner. La seconda è relativa alla tipologia di uomini che le si avvicinano, e che più o meno consciamente attira; può essere che questi partner, che come dice lei sono più interessati più a una frequentazione superficiale, colgano e smuovano qualcosa di (e in) lei che magari non ha modo di venire espresso o che viene rifiutato/negato?
Per molte persone un percorso psicologico è lo spazio in cui poter interrogarsi sui propri vissuti e sulle proprie dinamiche relazionali. Questo non significa adottare un modello che non ci appartiene ma cambiare la relazione con se stessi, e di conseguenza con gli altri.
Con i migliori auguri, dott. Previtali.
e grazie per aver condiviso un aspetto così personale della sua vita. Mi spiace molto per la situazione che sta vivendo poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana.
La prima cosa che lei direi è che non aver avuto ancora rapporti o una relazione stabile a 37 anni non la definisce come donna né tantomeno come persona. Anche se è vero che, rispetto al passato, viviamo in un tempo storico che attribuisce valore ed importanza alla realizzazione personale, e quindi a tutte le diverse strade con cui ciò può accedere in termini di tempi, spazi e modi, restano ancora radicati alcuni copioni di vita secondo cui bisogna aver realizzato alcuni passaggi esistenziali entro una certa età... e purtroppo ciò è ancor più vero per il genere femminile, dove resiste, nonostante tutto, l’idea che l’autorealizzazione possa passare solamente attraverso la maternità.
Un discorso analogo potrebbe essere fatto per le caratteristiche che la distinguono, ovvero sensibilità, riservatezza, introversione. Forse più che chiedersi e cercare di essere la copia-copione di un modello validato e accettato socialmente – e di conseguenza sentirsi inferiori per ciò che si è – la strada da percorrere potrebbe essere quella di valorizzare le proprie peculiarità caratteriali.
Ecco due spunti di riflessione che le suggerirei. Il primo, provare ad assumere una posizione più pro-attiva a livello relazionale; questo non significa snaturarsi e diventare una persona che non si è (estroversa) ma provare ad assumere l’iniziativa per quanto riguarda la ricerca di figure che potrebbero diventare suoi partner. La seconda è relativa alla tipologia di uomini che le si avvicinano, e che più o meno consciamente attira; può essere che questi partner, che come dice lei sono più interessati più a una frequentazione superficiale, colgano e smuovano qualcosa di (e in) lei che magari non ha modo di venire espresso o che viene rifiutato/negato?
Per molte persone un percorso psicologico è lo spazio in cui poter interrogarsi sui propri vissuti e sulle proprie dinamiche relazionali. Questo non significa adottare un modello che non ci appartiene ma cambiare la relazione con se stessi, e di conseguenza con gli altri.
Con i migliori auguri, dott. Previtali.
salve, prima di farci delle domande sul perchè i ragazzi non vogliono, riflettiamo su quali ragazzi ci attacchiamo e sul perchè lo facciamo con quel tipo di ragazzo, consiglio un percorso psicologico
Buonasera, capisco bene quanto possa essere doloroso sentirsi "in ritardo" rispetto alle esperienze delle altre persone. Provare insicurezza in queste situazioni è naturale e umano, soprattutto se ci si percepisce timidi e riservati. Se sente che questo ambito della sua vita le genera una sofferenza significativa, un percorso di terapia potrebbe aiutarla ad esplorare sé stessa e i suoi bisogni, permettendole di comprendere più a fondo cosa cerca in un partner e in una relazione e quali dinamiche si attivano quando si avvicina a questo particolare tipo di legame. Un caro saluto, Dott.ssa Silvana Grilli
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'auti a ritrovare fiducia in sé stessa. Cordiali saluti.
Buon pomeriggio,
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato e personale. Da ciò che scrive emerge una sofferenza autentica, legata non tanto alla mancanza di una relazione in sé, quanto al confronto costante con modelli sociali molto rigidi (coppia, matrimonio, figli) che rischiano di farla sentire “sbagliata” o inadeguata.
È importante sottolineare che non esiste un’età “giusta” né un percorso obbligato per quanto riguarda la sessualità e le relazioni affettive. Essere timida, riservata e sensibile non è un limite, ma una caratteristica di personalità che può diventare una risorsa, se riconosciuta e valorizzata. Spesso, però, quando l’autostima è messa alla prova da ripetute esperienze di rifiuto o di non riconoscimento, si rischia di interiorizzare un’idea negativa di sé, che può influenzare anche il modo di porsi nelle relazioni.
Il fatto che alcune persone mostrino interesse iniziale ma non cerchino una relazione stabile non è necessariamente legato al suo valore personale. Le dinamiche relazionali sono complesse e dipendono da molti fattori, inclusi i bisogni e le disponibilità emotive dell’altro.
Considerata la sofferenza che descrive e l’impatto che questa situazione ha sul suo benessere emotivo, un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a esplorare più a fondo questi vissuti, lavorare sull’autostima, sui confronti sociali e sul modo in cui si percepisce e si racconta nelle relazioni. Si tratterebbe di uno spazio protetto, non giudicante, in cui dare significato alla sua esperienza e costruire maggiore fiducia in sé.
la ringrazio per aver condiviso un vissuto così delicato e personale. Da ciò che scrive emerge una sofferenza autentica, legata non tanto alla mancanza di una relazione in sé, quanto al confronto costante con modelli sociali molto rigidi (coppia, matrimonio, figli) che rischiano di farla sentire “sbagliata” o inadeguata.
È importante sottolineare che non esiste un’età “giusta” né un percorso obbligato per quanto riguarda la sessualità e le relazioni affettive. Essere timida, riservata e sensibile non è un limite, ma una caratteristica di personalità che può diventare una risorsa, se riconosciuta e valorizzata. Spesso, però, quando l’autostima è messa alla prova da ripetute esperienze di rifiuto o di non riconoscimento, si rischia di interiorizzare un’idea negativa di sé, che può influenzare anche il modo di porsi nelle relazioni.
Il fatto che alcune persone mostrino interesse iniziale ma non cerchino una relazione stabile non è necessariamente legato al suo valore personale. Le dinamiche relazionali sono complesse e dipendono da molti fattori, inclusi i bisogni e le disponibilità emotive dell’altro.
Considerata la sofferenza che descrive e l’impatto che questa situazione ha sul suo benessere emotivo, un percorso di sostegno psicologico potrebbe aiutarla a esplorare più a fondo questi vissuti, lavorare sull’autostima, sui confronti sociali e sul modo in cui si percepisce e si racconta nelle relazioni. Si tratterebbe di uno spazio protetto, non giudicante, in cui dare significato alla sua esperienza e costruire maggiore fiducia in sé.
Quello che descrive non parla di qualcosa che “non va” in lei, ma di una sofferenza che nasce dal confronto continuo con un modello di vita che sembra l’unico possibile. La timidezza, la sensibilità e la riservatezza non sono difetti: diventano dolorosi solo quando si trasformano in auto-accuse e attese silenziose.
Spesso il problema non è “non essere scelta”, ma restare bloccati in un ruolo che non permette agli altri di capire davvero chi siamo e cosa desideriamo. Più si aspetta che qualcuno riconosca il proprio valore, più questo valore resta invisibile, anche a sé stessi.
Non si tratta di diventare diversa o più estroversa, ma di smettere di misurarsi con vite altrui e iniziare a costruire, passo dopo passo, una posizione più attiva nelle relazioni. Come ricordava Giorgio Nardone, non è la realtà che ci blocca, ma il modo in cui cerchiamo di affrontarla. Quando cambia la strategia, cambia anche ciò che sembra “destino”.
Le auguro di cuore Buone Feste, con uno sguardo un po’ più gentile verso di sé.
Spesso il problema non è “non essere scelta”, ma restare bloccati in un ruolo che non permette agli altri di capire davvero chi siamo e cosa desideriamo. Più si aspetta che qualcuno riconosca il proprio valore, più questo valore resta invisibile, anche a sé stessi.
Non si tratta di diventare diversa o più estroversa, ma di smettere di misurarsi con vite altrui e iniziare a costruire, passo dopo passo, una posizione più attiva nelle relazioni. Come ricordava Giorgio Nardone, non è la realtà che ci blocca, ma il modo in cui cerchiamo di affrontarla. Quando cambia la strategia, cambia anche ciò che sembra “destino”.
Le auguro di cuore Buone Feste, con uno sguardo un po’ più gentile verso di sé.
Gentile utente,
comprendo quanto possa essere difficile convivere con un senso di inferiorità e quanto il confronto con gli altri possa risultare faticoso. Quando sono coinvolte difficoltà di tipo relazionale, è importante poter esplorare più a fondo il significato che la sessualità e l’amore hanno per lei. Per questo, potrebbe considerare l’opportunità di rivolgersi a uno psicologo, così da approfondire questa tematica e lavorare con l’obiettivo di ritrovare maggiore benessere.
Se lo desidera, resto a disposizione anche per colloqui online.
Un caro saluto
Dott.ssa Marta Romano
comprendo quanto possa essere difficile convivere con un senso di inferiorità e quanto il confronto con gli altri possa risultare faticoso. Quando sono coinvolte difficoltà di tipo relazionale, è importante poter esplorare più a fondo il significato che la sessualità e l’amore hanno per lei. Per questo, potrebbe considerare l’opportunità di rivolgersi a uno psicologo, così da approfondire questa tematica e lavorare con l’obiettivo di ritrovare maggiore benessere.
Se lo desidera, resto a disposizione anche per colloqui online.
Un caro saluto
Dott.ssa Marta Romano
Salve, per quanto descrive, mi sentirei di suggerire un percorso psicologico con uno Psicologo Clinico o uno Psicoterapeuta che l'aiuti a focalizzare i suoi obiettivi di vita e le modalità a lei più congrue per raggiungerli, così da vivere in modo più sereno ed appagante.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Saluti.
Dr. Francesco Rossi.
Prima di tutto, voglio dirti che non c'è nulla di sbagliato in te. Ognuno ha il proprio ritmo e non esiste un unico "cammino giusto" nella vita. La timidezza e la sensibilità sono qualità che fanno parte di te e non devono farti sentire inferiore. La felicità non dipende solo dal matrimonio o dalla famiglia, ma da come ti senti con te stessa.
Se vuoi esplorare più a fondo questi sentimenti, sono qui per aiutarti. Possiamo fissare un incontro gratuito di conoscenza e capire come posso esserti utile. Buone Feste anche a te!
Un abbraccio, Dott.ssa Alessandra Corti
Se vuoi esplorare più a fondo questi sentimenti, sono qui per aiutarti. Possiamo fissare un incontro gratuito di conoscenza e capire come posso esserti utile. Buone Feste anche a te!
Un abbraccio, Dott.ssa Alessandra Corti
Buongiorno,
in queste poche righe non riesco a capire se è più preoccupata del fatto che non ha avuto rapporti sessuali o se non ha una storia seria o altro.
Sarebbe importante capire come mai lei sia convinta di essere inferiore e come mai sia convinta che chi ha tre figli sia felice. Come mai si sia convinta che la sua felicità ruoti intorno ai rapporti sessuali.
in queste poche righe non riesco a capire se è più preoccupata del fatto che non ha avuto rapporti sessuali o se non ha una storia seria o altro.
Sarebbe importante capire come mai lei sia convinta di essere inferiore e come mai sia convinta che chi ha tre figli sia felice. Come mai si sia convinta che la sua felicità ruoti intorno ai rapporti sessuali.
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