Domande del paziente (621)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno. Mi dispiace per questo suo vissuto e La ringrazio intanto di aver condiviso parte della Sua storia. Da ciò che racconta, emerge un forte senso di solitudine emotiva nella relazione. Quando... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, capisco la Sua preoccupazione. Da come descrive l’episodio, non è una prova di desiderio sessuale verso quelle immagini: l’orgasmo può essere una “scarica” fisiologica quando sono già presenti... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno. Mi dispiace per questo suo vissuto e la ringrazio per aver condiviso una parte così dolorosa della sua storia. Dopo una relazione di 7 anni, è comprensibile sentire il bisogno di capire, ricostruire... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, difficoltà sessuali come quella che descrive possono comparire anche in una fase emotivamente delicata come questa ,in cui si intrecciano separazione, ritorno con una ex partner, forte coinvolgimento... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, una consulenza psicologica può aiutarla a ritrovare lucidità quando una situazione relazionale viene vissuta come minacciosa e il corpo reagisce con tremore, insonnia e aumento della pressione.... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno. La ringrazio per aver condiviso parte del suo vissuto. Da ciò che racconta, non sembra che il punto sia semplicemente “essere portata o non portata” per l’università, ma trovarsi in una fase... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, da ciò che descrive sembra esserci un legame che nel tempo è diventato più coinvolgente, ma che per Lei resta fonte di forte incertezza. Più che cercare di interpretare ogni singolo gesto, il... Altro


    Salve a tutti, sono una studentessa universitaria che ora più che mai sta avendo a che fare con pensieri che definirei "ossessivi" per quanto riguarda le relazioni sociali (amicizie, conoscenze, ecc.): dopo ogni interazione non sentita al 100% riuscita, riavvolgo continuamente nella mia testa ogni piccolo dettaglio della situazione per capire cosa avrei potuto sbagliare, cercando continue rassicurazioni, e spendendoci la notte in pianti. Oltre a questo, sospetto da sempre di essere neurodivergente/essere nello spettro autistico.
    Mi sto chiedendo quindi se non sia necessario partire da una valutazione psicodiagnostica per l'autismo/AuDHD. Ho il forte sospetto che i miei pensieri ossessivi siano il risultato di un sovraccarico cognitivo dovuto al masking e alla mancanza di strumenti adatti al mio funzionamento reale. Temo che un percorso generico, non formato sulla neurodivergenza, possa rivelarsi inefficace o invalidante, come già accaduto in passato. Dunque, quale percorso pensate sia meglio affrontare per prima (a fronte dei soldi)? Un percorso "generico" per risolvere inanzitutto i miei pensieri ossessivi, o un percorso psicodiagnostico (forse un po' più lungo?) per partire dalla radice?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, da ciò che descrive non è possibile stabilire online se vi sia effettivamente una condizione dello spettro autistico o un quadro di tipo ossessivo, ma il suo ragionamento è comprensibile e merita un inquadramento accurato. Nelle persone adulte, infatti, una valutazione per possibile autismo dovrebbe essere svolta da professionisti esperti in questo ambito, ed è la valutazione specialistica l’unico modo per chiarire se ci si trovi realmente di fronte a una condizione dello spettro. Inoltre, tra i segni che possono portare ad approfondire vi sono anche la forte fatica nelle situazioni sociali, l’ansia sociale e il disagio quando il proprio funzionamento richiede un grande sforzo di adattamento. Allo stesso tempo, i pensieri ripetitivi, il rimuginare a lungo dopo le interazioni e la continua ricerca di rassicurazioni possono rientrare anche in un funzionamento di tipo ossessivo o ansioso, e non andrebbero sottovalutati se la portano a piangere, a perdere il sonno e a stare così male. Anche quando non vi sono compulsioni evidenti, le linee guida considerano importante valutare e trattare i pensieri ossessivi, spesso con interventi psicologici mirati. Per questo, più che scegliere tra un percorso “generico” e uno psicodiagnostico lungo, potrebbe essere utile iniziare con un primo colloquio clinico con uno psicologo o uno psichiatra che abbia esperienza specifica nella valutazione dell’autismo negli adulti e della neurodivergenza. Un professionista con questa formazione può aiutarla a capire se, in base alla sua storia e ai sintomi attuali, sia opportuno partire da una valutazione psicodiagnostica oppure da un trattamento del disagio più urgente, senza rischiare di invalidare il suo vissuto. Se dovessi darle un orientamento pratico, considerato anche il fattore economico, le direi che la strada più sensata è partire da una valutazione iniziale mirata con un professionista competente su questi temi, così da decidere con maggiore precisione il passo successivo, invece di iniziare un percorso troppo generico o, al contrario, un iter diagnostico senza prima un buon inquadramento clinico.
    Le auguro una buona serata.


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, avere di tanto in tanto dei pensieri ripetitivi o dei “loop mentali” non significa necessariamente che ci sia un problema clinico. Può capitare a molte persone, soprattutto in periodi di maggiore... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, il fatto che Lei si sia scusato subito e abbia riconosciuto il disagio di questa ragazza è un elemento importante. Da ciò che racconta, però, sembra che per lei quell’episodio abbia segnato... Altro


    Salve, chiedo consiglio a voi per una "situationship" (perdonatemi il termine ma non saprei come chiamarla), che va avanti da ormai 5 mesi. Stiamo molto bene insieme, ci si diverte, si fa tanto sesso e si hanno momenti romantici. Insomma, vista da fuori potrebbe sembrare una relazione. Relazione che però nella realtà non è poiché pecca di etichetta, ovvero io e lui nel concreto non siamo fidanzati. Ho un piccolo dubbio però che mi sorge spesso quando siamo insieme, io noto che molto spesso io cerco il bacio a stampo casuale, ad esempio: l'altro giorno eravamo su questa panchina di fronte ad un bellissimo panorama, io avevo tanta voglia di baciarlo, ma noto che quando provo a dargli un bacio a stampo, lui, me lo da, ma comunque lo vedo un po' "restio" nel darmelo. Al contrario, lui molto spesso mi da dei baci sulla fronte, sulla guancia, ma poco sulle labbra, è molto fisico ma nei baci è sempre strano. E questo suo comportamento mi fa sorgere i dubbi perché penso "Se gli piaccio perché non mi da baci? Quindi non gli piaccio?" e quindi poi svariate volte io evito di dargli baci per "paura" che lui me li eviti o me li dia così come "contentino"
    Io so per certo che lui tiene a me, ma non riesco a capire se davvero non mi vede oltre ad un'amica a cui tiene tanto e nel mentre fa del sesso.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, da ciò che descrive il punto centrale non sembra tanto il singolo gesto, quanto l’incertezza sul significato della relazione e sul posto che Lei occupa per questa persona. A volte modalità diverse nel contatto fisico non indicano necessariamente disinteresse, ma quando un comportamento suscita dubbi ripetuti è importante non ignorare ciò che fa sentire. Più che cercare di interpretare ogni bacio o ogni mancanza, potrebbe essere utile un confronto chiaro con lui su ciò che state vivendo e su ciò che ciascuno desidera davvero da questo rapporto. Se questa ambiguità Le genera insicurezza o sofferenza, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a comprendere meglio i Suoi bisogni affettivi e relazionali.
    Le auguro una buona giornata.


    salve dottori, ho un problema con la mia attuale ragazza che non mi fa vivere bene la relazione, siamo io e 2 miei amici a una serata in discoteca e noto questa ragazza la serata finisce lì, solo che il mio amico manda la richiesta su instagram a lei senza però scriverle, passano 4 giorni e il mio amico letteralmente le scrive un messaggio rispondendo a una nota di vederci in gruppo una sera, la sera stessa appena conosciuti tutti e presentati lei però si bacia con lui si frequentano 1 settimana finiscono anche in macchina insieme post serata però senza avere rapporti perché a detta sua lei non voleva, (anche se per me per andarci in macchina l’intenzione c’è) fatto sta che dopo io e lei ci avviciniamo inizialmente in amicizia ma poi scatta qualcosa in ambito sentimentale e lei diventa pazza di me arrivando pure a venire sotto casa mia più volte nonostante i miei rifiuti, ora io non so che fare perché ci sto benissimo con questa ragazza ma l’idea che non mi abbia scelto inizialmente mi logora dentro e mi fa stare male, poi aggiungo anche il fatto che per me lei è una facile perché si è baciata con lui appena conosciuti e ha avuto rapporti con uno dopo solo 2 uscite e non è quello che cerco in una ragazza ma ormai ci tengo troppo, io ne ho parlato con lei di tutto e dice che inizialmente preferiva me al mio amico, ma la sua amica era interessa a me e quindi non ha voluto interferire, anche se non ha molto senso perché mi ha sempre dato versioni diverse e in più non c’era motivo di lasciarmi alla sua amica, lei dice che ha sempre puntato me e che tuttora vuole solo me e me lo dimostra sinceramente, non so che fare perché io ci sto male perché non è quello che cerco in una ragazza, il fatto che sia stata facile lei lo giustifica dicendo che era appena uscita da un ex tossico e voleva divertirsi, ma per me ha poca differenza perché non siamo animali e si pensa prima di agire

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, da ciò che descrive il punto centrale non sembra tanto ciò che è accaduto all’inizio, quanto il fatto che oggi questa storia continui a farLa stare male e a entrare in conflitto con la Sua idea di relazione. Quando un legame nasce in un contesto che si è vissuto con dubbio, gelosia o sfiducia, può diventare difficile sentirsi davvero sereni anche se l’altra persona, nel presente, appare coinvolta e sincera. Più che cercare di stabilire chi abbia “ragione”, potrebbe essere utile chiedersi se riesce davvero ad accettare questa ragazza per ciò che è e per la storia con cui la relazione è iniziata, oppure se questo vissuto continuerà a pesare nel tempo. Se sente che il disagio, la gelosia o il giudizio restano molto forti, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a comprendere meglio ciò che prova e a capire se questa relazione può davvero farLa stare bene.
    Le auguro una buona giornata.


    Salve dottori vi vorrei porre una domanda ma quando una persona è normale e quando no? Quando una cosa è normale e quando è patologica ? Mi spiego meglio io ad esempio sono molto sereno della mia vita affronto anche le difficoltà che mi presentono con molta calma e serenità , ad esempio anche con la memoria io credo di avere una buona memoria mi ricordo molte cose anche sé altre e me li dimentico volevo sapere quando è normale e quando è patologico , e in ultimo io leggo molti forum di psicologia ma ancora non sono mai andato da un professionista a volte mi confronto con un amico psicologo ma molto informale so che un professionista è molto d aiuto ma io non è ho mai sentito la necessità questo è un errore ? Dovrei andare ogni volta da un professionista per qualsiasi minimo dubbio? Perché io li risolvo le cose ma non è un metodo che forse usate voi professionisti grazie per un vostro chiarimento

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, in psicologia non esiste quasi mai un confine rigido tra ciò che è “normale” e ciò che è “patologico”. Più che il singolo pensiero, comportamento o piccolo sintomo, si osservano alcuni elementi: quanto quella esperienza sia intensa, frequente, duratura, quanto faccia soffrire la persona e quanto interferisca con la vita quotidiana, nelle relazioni, nel lavoro o nel benessere generale. Per esempio, dimenticare ogni tanto qualcosa o avere dubbi su di sé può essere del tutto normale; la questione cambia quando questi aspetti diventano persistenti, peggiorano nel tempo oppure iniziano a creare difficoltà concrete nella vita di tutti i giorni. Anche per la memoria, infatti, una certa dimenticanza occasionale può essere comune, mentre è più opportuno approfondire quando il problema diventa ricorrente o impatta sul funzionamento quotidiano. Non è affatto un errore non rivolgersi a un professionista per ogni minimo dubbio. Molte persone riescono ad affrontare e risolvere autonomamente diverse difficoltà, e questo fa parte delle normali risorse personali. Un confronto con uno psicologo può diventare utile quando ci si sente bloccati, quando la sofferenza aumenta, quando i sintomi persistono oppure quando si desidera comprendere meglio alcuni aspetti di sé. In altre parole, chiedere aiuto non è obbligatorio per ogni piccola incertezza, ma può essere una possibilità importante quando da soli non si riesce più a stare bene come prima.
    Le auguro una buona giornata.


    Salve, sto attraversando un periodo “buio” nella relazione di convivenza con la mia compagna.
    Conviviamo da 13 anni, abbiamo un figlio di 6 anni ed abbiamo fatto i nostri sbagli e avuto i nostri alti e bassi nella relazione, ma recentemente la mia compagna mi ha comunicato di non essere felice ed avere dubbi sui sentimenti nei miei confronti.
    Questo pare sia dovuto a tante piccole cose che nel tempo le hanno dato fastidio, non riesce ad essere se stessa per paura di non so cosa e ora è arrivata ad essere “piena” e forse anche un pochino chiusa in se stessa.
    Per me è stato un fulmine a ciel sereno, arrivato cosi dal niente e invece a quanto pare è una situazione che si porta avanti da tempo, senza che io mi accorgessi di niente e senza che lei ne parlasse con me per cercare una soluzione. Ovviamente mi sento vuoto, sconfitto, ma anche speranzoso che la situazione possa risolversi positivamente per poter tornare ad essere la famiglia che eravamo, anzi forse anche migliore andando a correggere quelli aspetti che potrebbero aver portato a questa situazione.
    La mia più grande paura è ovviamente la sofferenza che potrebbe avere il bimbo, ma anche il fatto di “buttar via” quello che è stato costruito con fatica e impegno in tutti questi anni.
    Non credo di averle mai fatto mancare niente, anzi è sempre stata libera di fare le sue cose, anche se alcune mi creavano delle preoccupazioni/perplessità che non ho mai nascosto, ma lei spesso ignorato.
    Io mi sono reso più che disponibile a cercare di trovare una soluzione, a lavorare su noi per cercare di migliorare sugli aspetti che hanno portato a questo e ho teso la mano, ma da parte sua non capisco se questa volontà ci sia o meno, come se fosse intrappolata in un limbo e non riesco a comprendere come sia possibile questa freddezza dopo 13 anni e una famiglia costruita.
    Sto cominciando ad avere grandi dubbi, tipo che sia stata con me fino ad oggi, nonostante questo suo “disagio”, solo per comodità e per paura di non restare sola, visto che i genitori vivono in un altro stato e quindi di essere stato utilizzato e preso in giro.
    Come dovrei comportarmi adesso? Potremmo provare ad intraprendere inizialmente un percorso di coppia insieme ed eventualmente, se reputato necessario, in seguito anche singolarmente per poter affrontare questa problematica che stiamo vivendo?
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, da ciò che descrive emerge una crisi di coppia importante, ma anche la presenza di una volontà da parte Sua di comprendere e provare a recuperare la relazione. Quando, dopo molti anni insieme, uno dei due arriva a sentirsi “pieno”, distante o confuso nei sentimenti, un percorso di coppia può essere uno spazio utile per riaprire il dialogo e capire se vi siano ancora margini di lavoro comune. Il punto, in questa fase, non sembra essere convincere la Sua compagna, ma capire se ci sia una disponibilità reciproca a mettersi in gioco. Se questa disponibilità esiste, iniziare con una terapia di coppia può essere una scelta sensata; in un secondo momento, se necessario, il professionista potrà suggerire anche uno spazio individuale per uno o per entrambi. Il supporto psicologico può aiutare proprio a comprendere meglio emozioni, pensieri e modalità relazionali che stanno creando sofferenza.
    Le auguro una buona giornata.


    salve dottori, sono in una situazione in cui non capisco e non so cosa fare nel concreto..sono una ragazza di 25 anni, mi sono lasciata con il mio fidanzato (lui più grande di 20 anni), per vari motivi, tra cui non riuscivamo a comunicare, perché lui non voleva le discussioni, vuole stare tranquillo nella relazione, quando io invece voglio avere il confronto, discutere ecc, dall'altra parte avevo riniziato a sentirmi con un amico con cui mi ero frequentata a distanza qualche anno prima, siamo sempre rimasti in buoni rapporti, ci sono semrpe stata per lui e lui mi ha sempre ascoltato e capito ecco..ci siamo rivisti in amicizia un pò di giorni fa, diciamo che ho avuto un senso di colpa nei confronti dell'ex perché comunque ci vedevamo ancora e qualcosa ancora c'è tra me e lui, però vedendo questo amico diciamo che c'è stato qualche bacio, mi sento in colpa perché il mio ex mi ha detto che se fosse successo qualcosa l'avrei perso per sempre ecc..il punto è che sto seguendo un percorso con un professionista, solo che non lo so, non trovo le risposte, mi ha fatto fare un esercizio diciamo di rappresentare la relazione con il mio ex, e comunque si è capito che non mi sento in una relazione e neanche con il mio amico, diciamo che questo mi ha un pò lasciato cosi cosi..non me lo aspettavo ecco, in più mi dice sempre di vedere me, e ciò che provo e sento io, perché parlo sempre delle due parti e dell'esterno, mai di me e di come sto io..però è difficile e quello che vorrei sono cose concrete e non so come fare, vorrei più consigli, ad esempio anche come rapportarmi con il mio ex se lui vuole ancora stare con me, ma io non lo so..se magari voglio ancora vedere questo amico e anche se succede qualcosa..cioè non so come comportarmi e cosa sento non lo so..come posso avere consigli o qualcosa di concreto in modo da capire di più?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, da ciò che descrive sembra che in questo momento la difficoltà principale non sia tanto scegliere tra il Suo ex e questo amico, quanto capire che cosa sente davvero Lei, al di là del senso di colpa, della paura di perdere qualcuno o del bisogno di avere subito una risposta concreta. Il fatto che nel percorso stia emergendo una fatica a stare in contatto con i Suoi vissuti non significa che la terapia non stia funzionando: al contrario, può essere proprio un nodo importante su cui lavorare. La psicoterapia, infatti, può aiutare a comprendere meglio emozioni, pensieri e comportamenti che stanno creando sofferenza. Più che cercare subito la decisione “giusta”, potrebbe esserLe utile continuare a portare nel percorso proprio questa richiesta di concretezza, perché spesso il punto non è ricevere una regola su come comportarsi, ma arrivare gradualmente a una posizione più chiara e autentica verso sé stessa. Nelle relazioni sane, infatti, hanno un ruolo importante il rispetto, il sostegno reciproco e la possibilità di parlare apertamente di ciò che si prova. Se oggi Lei sente di non essere davvero in nessuna delle due relazioni, questo è già un elemento significativo da ascoltare.
    Le auguro una buona giornata.


    Buongiorno Gent.mi Dottori, vorrei un Vostro parere...non so come reagire, come comportarmi, mi trovo sempre impreparata...ho rivisto il mio ex stava parlando con suoi colleghi nel corridoio degli uffici, e siccome io dovevo attraversare per forza il corridoio (dove era fermo lui a parlare) per entrare in ufficio e lo spazio era stretto, non c'erano altre vie e gli sono dovuta passare affianco e quindi il mio braccio ha sfiorato il suo..lui non si è nemmeno spostato per farmi passare, come se non esistessi, un infantile.. so che avrei dovuto dire "permesso, scusate" per farlo spostare e farmi rispettare pero' non volevo rivolgere la parola a ne' a lui né agli altri...non capisco questi suoi dispetti dato che è stato lui a lasciarmi..Lavoriamo nella stessa università ma uffici distanti.. una altra volta mentre parlavo con un collega, mi sono accorta che camminava di fretta a testa bassa come se fossi invisibile, come se avessi la peste..(è come se volesse sottolineare che non mi vuole, di non iludermi ma di questo ne sono consapevole) .il mio collega che lo conosce ma non sa la nostra situazione, gli ha dato una pacca sulla spalla in segno di saluto ed il mio ex sempre a testa bassa , ha detto un buongiorno forzato e se ne è andato di fretta..tempo fa trovandomelo di fronte, gli ho detto ciao e lui ha ricambiato con ciao (ma sembrava un ciao forzato) e ci siamo guardati negli occhi per qualche istante ma di sua iniziativa non saluta né mi rivolge sguardi..forse ha paura non so per quale motivo..nonostante per due anni non ci siamo visti né sentiti..ho evitato luoghi comuni..e nonostante io sappia che non ci potrà essere un futuro tra noi, dopo che lo incontro, sento dentro di me una agitazione, tremore, come se dentro stessi esplodendo tanto che dopo ho bisogno di sedermi..sono purtroppo timida. introversa, ansiosa e non so mai quale è il modo migliore di comportarmi con lui, mi sembra di sbagliare sempre..Grazie per i vostri pareri..Vi Auguro una Buona Pasqua.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, da ciò che descrive il punto centrale non sembra tanto capire il comportamento del Suo ex, quanto l’intensa reazione emotiva che questi incontri Le provocano. Agitazione, tremore e senso di forte attivazione possono comparire in stati d’ansia, soprattutto quando una persona riattiva vissuti ancora sensibili. In questi casi non esiste un modo “perfetto” di comportarsi: può essere sufficiente mantenere un atteggiamento educato e neutro, senza sentirsi obbligata né a cercare né a evitare un contatto ulteriore. Più che cercare di interpretare ogni suo gesto, potrebbe essere utile osservare ciò che questi incontri smuovono dentro di Lei. Se questa situazione continua a destabilizzarLa, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a gestire con maggiore serenità queste reazioni.
    Le auguro una buona giornata.


    Buonasera Gentili Dottori, Vi scrivo per chiedere consigli su come riprendere i rapporti almeno cordiali, con il mio ex , dato che lavoriamo nello stesso ambiente, anche se io ne sono ancora innamorata..ma mi sembra impossibile potergli dire anche solo buongiorno visto che lui prende le distanze, è freddo, cammina a testa bassa quando mi vede, neanche si avvicina a salutare i colleghi in comune se ci sono io, mi tratta come se fossi invisibile..non pensavo che qualcuno mai potesse avere così paura di me nonostante non sia mai stata aggressiva, violenta..anzi sempre dolce, sensibile..capisco che non voglia avere niente a che fare con me dato che è stato lui a lasciarmi l'anno scorso, poi è orgoglioso, permaloso però mi ferisce il suo atteggiamento, non mi ha mai più neanche guardata negli occhi..mi tratta da invisibile..penso che anche se lo lo chiamassi per nome farebbe finta di non sentire; se stessi per cadere neanche mi aiuterebbe, mi calpesterebbe, non esisto..mi fa solo piangere questo suo comportamento di evitamento e indifferenza..Vi ringrazio e Vi auguro una Serena Pasqua. Cordiali Saluti.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, da ciò che descrive il punto centrale non sembra tanto riprendere un rapporto cordiale con il Suo ex, quanto il forte dolore e la destabilizzazione che i suoi atteggiamenti continuano a provocarLe. Quando la presenza di una persona riattiva agitazione, pianto e sofferenza, può essere utile spostare l’attenzione dal cercare di capire o modificare l’altro al comprendere meglio ciò che accade dentro di sé. Nelle relazioni sane, infatti, sono importanti rispetto reciproco, confini e tutela del proprio benessere emotivo.
    In questo momento potrebbe esserLe sufficiente mantenere, se necessario, un atteggiamento educato e professionale, senza sentirsi obbligata a ristabilire una vicinanza che oggi La fa stare male. Se questa situazione continua a farLa soffrire così tanto, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a elaborare il distacco e a gestire con maggiore serenità ciò che prova.
    Le auguro una buona serata.


    Buongiorno,
    vorrei provare a sottoporvi una domanda. Ho 37 anni e sono single da 4 anni.
    In questo periodo mi sono messa in gioco come potevo, sia tramite amici di amici sia tramite l'uso sporadico di app di dating. Queste ultime soprattutto ritengo essere state una grande perdita di tempo in quanto non arrivavo mai al secondo appuntamento o a volte nemmeno all'incontro. A dire la verità analizzando anche gli incontri avuti con persone conosciute dal vivo sono stati incontri dove non ho percepito un reale interesse nel conoscermi. Argomenti spesos superficiali, mi chiedevano dei miei ex, ma zero domande su chi fossi io mentre io a loro ne facevo per poi sparire poco dopo. Devo ammettere che sto cominciando a pensare di essere io una persona banale o che in qualche modo annoia gli altri. Spesso mi sentivo dire che non scattava la scintilla ma dubito possa scattare in 2 appuntamenti! Temo di dovermi rassegnare a rimanere single a vita e credo pure che oggi incontrare il vero amore sia solo questione di trovarsi al posto giusto al momento giusto.
    Questa singletudine mi pesa, ho solo amici accoppiati e ormai non ci si vede più. Sto provando a rimettermi in gioco ancora una volta ma negli ambienti vhe frequento le conoscenze faticano ad arrivare e così spesso esco anche da sola. Avrei voluto diventare madre, mi sono sempre immaginata con uno o due figli ma ormai temo di essere fuori tempo massimo.
    Se devo rassegnarmi lo farò ma vorrei capire cosa mi manca rispetto alle altre ragazze che finiscono una relazione e dopo qualche anno le vedi già con un altro e spesso sono ragazze assolutamente normali come me.
    Sono a chiedervi se puó essere possibile che certe persone non incontrino mai qualcuno che faccia al caso loro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, il fatto che in questi anni non abbia ancora incontrato una persona adatta a lei non significa necessariamente che le “manchi qualcosa” o che ci sia qualcosa di sbagliato in lei. A volte le esperienze ripetute di scarso interesse, superficialità o delusione possono portare a mettere in dubbio il proprio valore, ma questo non coincide automaticamente con la realtà. La solitudine, soprattutto quando si prolunga e pesa molto sul piano emotivo, può incidere in modo importante sul benessere psicologico. Più che chiedersi cosa abbia “in meno” rispetto alle altre, potrebbe essere utile fermarsi su quanto oggi questa condizione la faccia soffrire, la faccia sentire sola e la porti a vivere con crescente sfiducia le conoscenze. Se questa singletudine sta diventando così dolorosa, un supporto psicologico potrebbe aiutarla a comprendere meglio i vissuti che si sono costruiti nel tempo e a ritrovare uno sguardo più saldo su di sé e sulle relazioni.
    Le auguro una buona giornata.


    Mia moglie è molto pessimista,emana molta negatività e si mette molto spesso,quasi sempre contro le mie idee,i miei pensieri e alle mie realizzazioni,riuscendo a demoralizzarmi e non farmi più essere di pensiero positivo. Come posso gestire questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, da ciò che descrive sembra che questa dinamica stia incidendo molto sul Suo benessere emotivo e sulla serenità della relazione. Nelle relazioni sane hanno un ruolo importante il rispetto reciproco, il sostegno e la possibilità di parlare apertamente di ciò che si prova; quando invece ci si sente costantemente svalutati o demoralizzati, è utile fermarsi e dare peso a questo disagio. Più che cercare di convincere Sua moglie sul momento, potrebbe essere utile provare a comunicarle con chiarezza l’effetto che questi atteggiamenti hanno su di Lei, in un momento di calma e senza entrare in una contrapposizione. Se questa modalità è ormai stabile e Le sta togliendo serenità, un supporto psicologico o un percorso di coppia potrebbero aiutarvi a comprendere meglio la dinamica e a trovare modalità di comunicazione più sane.
    Le auguro una buona giornata.


    salve, scrivo per parlare brevemente di un disagio parecchio invasivo, non è chissà che dramma, ma mi reca fastidio.
    ho delle fantasie erotiche riguardo i tradimenti dei miei partner, non so perché questa cosa accada, ovviamente nella realtà mi farebbe schifo, ma nel momento d eccitazione non riesco a provare piacere se non pensando ad un tradimento, anche durante i rapporti spesso.
    ci sono modi per cercare di evitare?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, avere fantasie sessuali che nella realtà non si desidererebbero mettere in atto non significa necessariamente volerle davvero. Il punto diventa importante quando queste fantasie diventano quasi indispensabili per provare piacere oppure iniziano a creare disagio, confusione o sofferenza, come sembra nel Suo caso. La letteratura clinica distingue infatti tra fantasia e comportamento reale, e considera rilevante soprattutto il livello di distress e di perdita di controllo percepita.
    Più che forzarsi a “non pensare”, potrebbe esserLe utile affidarsi a uno psicologo per comprendere meglio il significato di queste fantasie e lavorare sul modo in cui incidono sulla Sua vita sessuale. Un supporto psicosessuologico può essere indicato proprio quando aspetti della sessualità creano disagio personale o nella relazione.
    Le auguro una buona serata.


Domande più frequenti

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