Domande del paziente (621)

    Buon pomeriggio,sono una ragazza di 25 anni e soffro ormai di attacchi di panico e ansia da quando ne avevo 14 o 15. Inizialmente stavo sempre male poi ho imparati a gestirli. Ho perso 2 anni e mezzo fa mio nonno e stavo malissimo,ho fatto un percorso dove posso dire di non essere mai stata così bene dopo questo percorso...ero al 100%. Luglio 2025 sono andata a convivere ed è stato ancora più positivo perché avevo i miei spazi,non stavo a casa con altre 3 persone disordinate visto che sono fissata per ordine e pulizia. Da luglio a novembre tutto bene:mangiavo sano,palestra,avevo la mia routine dormire alle 00 e svegliarmi alle 8,servizi,stare a casa o uscire a fare commissioni,ero abituata e stavo bene con questa routine. Restavo anche a casa a fare i servizi e a mangiare da sola visto che il mio compagno torna alle 16.00 oppure mangiavo da mia madre,suocera o a casa. Dipende dai giorni però avevo certamente mente piena e svago. Il pomeriggio mi dedicavo a cucinare al mio compagno e mi rilassavo sul divano a vedere la TV aspettando che arrivasse da lavoro. Da novembre però è cambiato tutto,i miei si sono divorziati e novembre dicembre sono stata bene con la solita routine e orari però ho lasciato la palestra,primo segnale che qualcosa in me non andava. A inizio febbraio peggiorato tutto,ho avuto da sola a casa attacchi di panico e ho chiamato subito mia madre, altre volte mio cognato o mia suocera...insomma ho iniziato ad allontanarmi da casa. Mi svegliavo già con tachicardia e ansia e come andava mia il mio compagno stavo male per fortuna mia sorella vive nel mio stesso palazzo e mi rifugiavo da lei,mi facevo la doccia e poi facevo i servizi e me ne andavo alle 9 con lei dove lavora o da mia suocera a stare a casa sua in compagnia. Per colpa dell'ansia tornata ho sballato totalmente i miei orari del sonno a cui ora mi sono abituata ma mi pesa questa nuova routine ovvero 22.30/6.30 quando va via il mio compagno fuori paese e sto con lui al telefono fino a quando non arriva. Lo facevo anche prima ma dopo mi riaddormentavo e mi svegliavo più tardi quindi avevo la giornata più "corta". Ora la giornata dale 6 30 mi sembra lunghissima,anche se riesco a stare da sola a casa,mi lavo,faccio i servizi...alle 9 lo stesso vado via da mia suocera e andiamo a fare commissioni ecc. Sto meglio si perché mi sono abituata alla nuova routine ma in realtà questa routine mi pesa perché la mattina presto faccio tutto e poi non so più che fare e vado via,le mie giornate non sono produttive. Comè potuto accadere questo? Da cosa dipende? È normale che svegliandomi presto,facendo tutto entro le 9 e non avere nulla da fare vado via da casa perché mi scoccio? Le mie giornate sono monotone,prima tra palestra mente piena stavo bene...da quando è successo altro che la mia mente è vuota e si focalizza sul peggio. Io ho bisogno di tornare come prima per stare più tempo a casa...anche mangiare sola o uscire più tardi da casa invece di fuggire anche se sto meglio riesco a gestire e stare sola fino alle 9...come posso superare? Non riesco nemmeno a svegliarmi più tardi ma vorrei perché poi durante la giornata mi viene sonno. Questi pomeriggi sto a casa e aspetto il mio compagno ma lo faccio sempre con ansia anche se sto meglio però voglio per forza tornare a prima del divorzio,quando stavo veramente bene. Ho paura di non superare. Grazie in anticipo, saluti

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, da ciò che descrive sembra che il divorzio dei Suoi genitori e i cambiamenti nella routine abbiano riattivato un’ansia già presente in passato. In questi casi può succedere che la mente inizi a temere soprattutto i momenti di solitudine e che si cerchi sollievo uscendo di casa o stando con qualcuno, ma questo nel tempo può mantenere il problema.
    Il fatto che prima stesse meglio con giornate più strutturate non è insolito: quando la mente è più vuota, può concentrarsi maggiormente su sintomi e paure. Proprio perché desidera tornare a sentirsi più libera e serena anche da sola, un supporto psicologico potrebbe aiutarLa a lavorare su ansia, panico e bisogno di fuga, soprattutto considerando che in passato Le è già stato utile.
    Le auguro una buona serata.


    Domande su psicoterapia

    Buongiorno,
    sono passati 7 mesi da quando ho tradito la mia ragazza. Non voglio scuse e non voglio cercare alibi. Ho baciato un'altra ragazza durante una serata, per pochi secondi ma abbastanza da rovinare tutto. Erano quasi 3 anni che stavo con la mia ragazza, indescrivibili. Venivo da una relazione lunga 8 anni in cui non mi ci trovavo più. Dopo un po' ho trovato lei, quello che ho provato in questi ultimi 3 anni non so neanche come descriverlo. Non sono mai stato cosi affettuoso con una persona, non ho mai dato così tanto amore... Lei con me era dolcissima, ogni volta che mi guardava sorrideva. Solo a ripensarci sto male. Ho rovinato tutto. Stavamo passando un periodo di crisi dato da alcune incomprensioni e dalla distanza. Sarei dovuto andare per lavoro da lei per 6 mesi, ma lei mi aveva comunicato che non ci sarebbe stata. Pochi mesi prima avevamo avuto una discussione in cui si era lamentata della persona che ero e del tipo di uomo che lei avrebbe voluto accanto. Mi aveva fatto venire i dubbi. Io avevo forse vissuto un'altra relazione? la situazione sembrava essere rientrata, ne avevamo parlato e lei mi aveva confessato di aver esagerato un po'. Probabilemente non l'avevo ancora superata. Prima di partire ho avuto paura, non volevo più andare. Sarei dovuto andare dall'altra parte del mondo, da solo. Non era come l'avevo immaginata. Stavo lasciando il lavoro, la famiglia, gli amici... Per provare ad avvicinarmi, per provare a fare quel passetto in più verso di lei. Ma lei era corsa dall'altra parte. Pochi giorni prima della partenza ho baciato questa ragazza conosciuta durante una serata. Rappresentava il rimanere lì, completamente diversa rispetto a lei. Era forse la mia risposta nel non voler andare. Quando ci siamo visti ho dovuto dirglielo. Appena arrivato, mi ha completamente spiazzato. Lei era disposta a rimanere, a venirmi incontro perchè aveva visto quanti passi avessi fatto verso di lei in questo tempo. Era disposta a cambiare le cose che non andavano, pur di stare con me. Io non sono riuscito a non dirglielo, mi sarei sentito troppo in colpa. Lei avrebbe cambiato tutto per me ed io avevo calpestato la sua fiducia. Bene. Sono passati 6 mesi di distanza, in cui abbiamo cercato di parlare provando a sistemare. Mancavano 10 giorni al mio rientro, ci saremmo visti. Avremmo trovato quella normalità, io e lei. Invece lei mi ha detto che mi odia, non vuole più vedermi e che le ho rovinato la vita. Io mi sento uno schifo, mi sento in colpa. Mi sento colui che ha rovinato tutto. Non riesco a pensare al fatto che ho rovinato tutto e che ho rovinato una persona. Mi ha detto che sta prendendo antidepressivi. Piango solo al pensiero. Non volevo farle del male. Non a lei. Non ci sentiamo più da una decina di giorni, vorrei scriverle perchè sto veramente male. Io pensavo che potessimo superarla insieme, ne eravamo capaci. Invece ho paura a scriverle o a vederla. Ho paura di incrociare quello sguardo e non vedere piu quel sorriso. Ma trovare solo odio. Disprezzo. Mi sento un verme. Ho rovinato tutto perchè non sono stato all'altezza. Vi prego ditemi come fare perchè io non riesco ad andare avanti con questo odio nei miei confronti. Ho paura nel scriverle, perchè magari lei sta meglio ora senza di me. Non voglio causarle altro dolore, non se lo merita. Preferisco stare peggio io se lei può stare meglio.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, da ciò che scrive emerge una sofferenza emotiva molto intensa, con forte senso di colpa, autosvalutazione e difficoltà a perdonarsi. Dopo una rottura è frequente vivere dolore, rimorso e bisogno di “riparare”, ma questo non significa che debba continuare a punirsi senza fine. Quando il senso di colpa diventa pervasivo e blocca la possibilità di andare avanti, è importante prendersene cura in modo serio.
    Scriverle ora potrebbe non essere la scelta più utile, soprattutto se teme di riaprire una ferita o di cercare sollievo immediato attraverso il contatto. In questa fase può essere più importante comprendere ciò che è accaduto, assumersi la responsabilità del gesto senza ridurre tutta la Sua identità a quell’errore.
    Se questa condizione di tristezza, colpa e malessere sta diventando stabile o sta interferendo con il sonno, il lavoro, la quotidianità o la capacità di funzionare, è opportuno chiedere un aiuto psicologico. Un percorso può aiutarLa a elaborare quanto accaduto, contenere l’odio verso se stesso e ritrovare un equilibrio più sano.
    Le auguro una buona serata.


    Scusate il post lungo. Ho 27 anni e non ho mai avuto una relazione.
    L'unica volta in cui ho baciato una ragazza è stata quando avevo 14 anni, provando una forte eccitazione tanto che mi vergognavo pure ad uscire dalla stanza perché avevo il pene in erezione.
    A lungo andare ho scoperto - qui sorge il dubbio - di rimanere attratto da tutti i bei ragazzi: ogni qualvolta ne resto attratto sento un magone sul petto, una sorta di calore, ansia, batticuore e mi dico "ma che succede? perché con le ragazze non mi succede? Sono gay!".
    Mi è capitato all'università di infatuarmi di due ragazze però non sentivo l'esigenza di fidanzarmi né avere un rapporto sessuale (in generale non la sento mai con nessuna persona) però mi è capitato anche di provare forti erezioni accanto ad una qualche amica dopo aver stretto forte confidenza oppure cercarne il contatto fisico, la vicinanza.
    Ora sono nella situazione in cui penso che queste reazioni siano false e che sia un gay represso. Una volta ad un matrimonio di un mio amico - complice un bicchiere di troppo - corsi verso una 35enne che si stava strusciando con un un tipo e iniziai a ballare anch'io con lei con conseguente mia reazione/erezione. Dovetti però andare via perché scoprii che c'era il suo fidanzato.
    Però ripeto, pur vedendo bellissime ragazze, non sento quell'attenzione estetica/fisica che sento quando vedo un bel ragazzo.
    Una cosa che invece mi ricordo dall'adolescenza, quando avevo 12 anni, è che rimasi quasi incantato dalle gambe in collant della mia professoressa di italiano 40enne dell'epoca. Collego quella scoperta poi allo sviluppo del mio feticismo verso i collant.
    Infatti amo molto massaggiare e se una ragazza mi chiede un massaggio ai piedi glielo faccio ma dovrei controllarmi perché il rischio di eccitarmi sarebbe molto alto.
    Lato masturbazione ho provato qualsiasi cosa senza problemi. Se immagino un rapporto sessuale con un uomo però non provo alcun tipo di reazione, mentre con una donna qualcosina cambia.
    Mi è capitata una cosa strana recentemente ad una festa: a primo impatto non ho provato attrazione verso ragazze, ma ho trovato belli e attraenti alcuni ragazzi. Durante la festa una mia amica mi ha presentato una sua amica più grande di me e non so come, data la mia timidezza, le ho proposto di andare a ballare verso il centro della pista. Durante, è come se ho avvertito una sorta di erezione lì sotto e non me l'aspettavo.
    L'altra notte, pensando ad una scena dove io che massaggio i piedi in collant di una ragazza, mi sono eccitato tantissimo e questa cosa mi è capitata anche dal vivo tanto che poi mi masturbai in bagno.
    L'unica cosa è che se immagino una scena di sesso tra me e un ragazzo che mi ha colpito non riesco mai ad eccitarmi, ma nemmeno un accenno di erezione manco a guardare un porno gay con due bei ragazzi.

    Onestamente non so più cosa pensare, non è questione di etichette, solo per capire. Mi piacerebbe ricevere da voi un parere.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Da ciò che descrive, non è possibile trarre conclusioni certe sul Suo orientamento sessuale basandosi solo su singoli episodi di eccitazione, fantasie, preferenze estetiche o reazioni corporee. L’orientamento sessuale riguarda un pattern relativamente stabile di attrazione emotiva, romantica e/o sessuale, e non coincide sempre in modo lineare con l’attivazione fisica momentanea.
    Inoltre, l’erezione può comparire in contesti diversi ed essere influenzata da vicinanza, contatto, fantasia, novità, ansia o specifici stimoli erotici, senza rappresentare da sola una “prova” definitiva dell’orientamento.
    Più che cercare di forzare una definizione immediata, potrebbe essere utile comprendere con maggiore calma il significato che queste esperienze hanno per Lei, distinguendo attrazione estetica, coinvolgimento affettivo, desiderio sessuale e vissuti d’ansia. In questi casi un supporto psicologico può aiutarLa a esplorare il tema in modo serio, non giudicante e senza etichette imposte.
    Le auguro una buona serata.


    Ho 18 anni, sono completamente perso, a livello lavorativo, relazionare, familiare, insomma diciamo tutto.
    Però è da un po’ di tempo che ho un peso dentro che non so come risolvere e cioè che non so cosa fare della mia vita, so che se trovassi la mia passione farei di tutto per eccellere però purtroppo tutto mi annoia, mi sembra brutto, inutile, limitante, privo di possibilità di crescita.
    Cerco questa scintilla per dare un senso alla mia vita, per trasformarla in una attività, che è una cosa che sogno da parecchio tempo, ma comunque niente da fare.
    Ora sono in una fase molto brutta anche con il mio attuale lavoro, c’è un bruttissimo rapporto tra me, i colleghi e il capo. Non so veramente cosa fare, sembra un periodo infinito e dove non ho scelta, anche per le strette opportunità che ho date dal fatto che non ho conseguito il diploma ma bensì ho una qualifica professionale.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, a 18 anni può accadere di vivere una fase di forte disorientamento, soprattutto quando si sente pressione sul lavoro, nelle relazioni e nel rapporto con il proprio futuro. Il fatto di non aver ancora trovato “la propria strada” non significa che non esista, né che ci sia qualcosa che non va in Lei: in molti casi, quando si attraversa un periodo di stress prolungato, è più difficile sentire motivazione, interesse e progettualità.
    Da ciò che scrive, il tema non sembra essere solo “quale lavoro fare”, ma anche il peso emotivo con cui sta vivendo questa fase. Per questo motivo, più che cercare subito una soluzione definitiva, potrebbe esserLe utile fermarsi e comprendere meglio cosa La sta bloccando, quali risorse ha e quali possibilità concrete può costruire da qui. Quando il malessere dura nel tempo e si accompagna a senso di vuoto, fatica e demotivazione, è importante non restare soli.
    Un supporto psicologico può aiutarLa a rimettere ordine, a leggere con maggiore chiarezza questo momento e a costruire passi realistici verso il Suo futuro, senza sentirsi definito solo dalle difficoltà attuali.
    Le auguro una buona serata.


    Buongiorno, sono una ragazza di 25 anni. Ultimamente sto vivendo un periodo di stress e ansia dovuto al fatto che non ho mai cose da fare, specialmente nel weekend.
    Ho i miei amici, pochi ma buoni ma li ho. Il problema é dato dal fatto che non ho una compagnia con cui uscire: tutti I miei amici Hanno qualche altro gruppetto con cui solitamente escono, oppure escono con I propri partner e le loro compagnie.
    Io sono fidanzata ma il mio compagno lavora nel weekend perció non organizziamo mai niente di che.
    Questa situazione mi sta creando disagio perché vorrei vivermi la mia gioventú di piú, divertirmi, fare delle belle uscite in compagnia, e invece mi ritrovo a fare una vita da sessantenne con mia mamma.
    Tutto ció mi crea disagio perché poi mi viene da pensare che io non abbia una compagnia perché sono sbagliata Io, o perché non sono abbastanza intraprendente o non abbia abbastanza amici e automaticamente mi viene da pensare che io sia sfigata.
    Mi sono domandata perché io possa essere finita in questa situazione e probabilmente é perché ho vissuto un anno fuorisede e i miei amici si sono creati i propri equilibri e le proprie compagnie. Oppure questa sensazione potrebbe essere dovuta al fatto che non sto lavorando ne studiando al momento e quindi mi ritrovo a passare tutte le giornate a casa (spero quindi appena inizieró a lavorare di non sentirmi piú cosí).
    Peró insomma mi sento molto appiattita e ho paura che questa situazione con il passare del tempo non possa che peggiorare. Vorrei anche solo cercare di cambiare il mio pensiero a riguardo per vivermela meglio e accettare che ci siano periodi piú piatti rispetto ad altri, senza vivere con l'ansia e la fomo che mi perseguita.
    Grazie per le vostre eventuali risposte.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, da ciò che scrive non emerge affatto che ci sia qualcosa di sbagliato in Lei. È comprensibile che una fase più vuota, con poco studio o lavoro e meno occasioni sociali, possa aumentare ansia, confronto con gli altri e paura di “restare indietro”.
    In momenti come questi, il rischio è interpretare la situazione come un proprio fallimento personale, quando invece può trattarsi di un periodo transitorio, faticoso ma non definitivo. Più che giudicarsi, potrebbe esserLe utile comprendere meglio cosa questa fase stia smuovendo dentro di Lei e come ritrovare gradualmente equilibrio e iniziativa.
    Se sente che questo disagio sta diventando pesante o persistente, un supporto psicologico può aiutarLa a lavorare su ansia, FOMO e autosvalutazione.
    Le auguro una buona serata.


    Sono una ragazza di 28 anni e sto attraversando un periodo difficile. Di recente ho chiuso una frequentazione, ormai circa due mesi fa, anche se l’ultimo contatto è avvenuto circa un mese fa e sto ancora molto male, ho paura di non riuscire a superarla.
    La frequentazione è durata circa 3 mesi e mezzo, anche se gli ultimi due mesi è stata una frequentazione a distanza, per dei miei motivi personali.
    Il motivo del mio malessere deriva dal fatto che a me lui piaceva molto e mi ero molto affezionata. Lui via messaggio era sempre presente, ci sentivamo ogni giorno e mi ascoltava anche quando parlavo di momenti stressanti. Di presenza siamo usciti circa dieci volte, durante il mese di frequentazione di presenza. A me sembrava davvero un bel rapporto, ci sentivamo ogni giorno e lui mi dava attenzioni, dimostrava molto interesse nel conoscermi.
    Il fatto è che mentre io avevo chiarito che volevo che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione, lui probabilmente non ha mai voluto una relazione, ma solo una frequentazione così, senza nessun impegno. Mi fa rabbia il fatto che parlandone lui mi aveva detto che anche lui voleva che al momento giusto la cosa si evolvesse in una relazione.
    Alla fine è stato lui ad allontanarsi, proprio quando dopo due mesi era arrivato il momento di rivedersi. Ha accampato scuse, dicendo che aveva bisogno di più tempo per capire, di non essere affidabile emotivamente, di non riuscire a lasciarsi andare (non gli piaceva sbilanciarsi) ma non prendendo mai realmente le distanze, dicendo di non volersi allontanare, ma di volerla vivere con leggerezza, senza farsi troppi problemi al momento. Ha preso come scusa anche il fatto di essersi lasciato non molto tempo fa. Quindi alla fine l’ho chiusa io, perché non volevo starci di nuovo male e avevo paura che lui effettivamente non stesse prendendo le cose seriamente.
    Lui ha provato a ricontattarmi via messaggio, ma io sono stata molto fredda.
    Il problema è che tutt’ora non riesco a superarla. Non riesco a superarla perché mi sembrava che potesse nascerne davvero un bel rapporto. Non capisco se il problema fosse il fatto che non gli piacevo abbastanza, anche se tra noi c’era molta chimica, o se effettivamente lui aveva bisogno di più tempo per via della precedente relazione. O se effettivamente non volesse impegnarsi.
    Ho paura di non incontrare mai nessuno che mi ami, perché lui è stata la mia prima “relazione” e nonostante io non mi consideri brutta credo di non piacere in fondo a nessuno, perché non ricevo molta considerazione maschile, o comunque non da qualcuno che mi interessi. Sono sempre stata un po’ introversa, ma non credo sia questo il problema. Non so come superare questa fase. Vorrei conoscere nuove persone ma ho paura di rimanere di nuovo delusa.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, mi dispiace per questo suo vissuto e La ringrazio intanto di aver condiviso parte della Sua storia. Da ciò che descrive, il dolore che sta vivendo non è affatto “esagerato”: anche una frequentazione di pochi mesi può lasciare un segno molto forte, soprattutto quando c’è stato coinvolgimento emotivo, continuità nel contatto e tanta incertezza su ciò che l’altro provasse davvero. Dopo una chiusura, tristezza, rabbia, dubbi e paura di non riuscire ad andare avanti sono reazioni frequenti.
    Il punto, forse, non è capire con certezza se lui non fosse abbastanza preso, se avesse bisogno di più tempo o se non volesse impegnarsi: probabilmente solo lui potrebbe rispondere fino in fondo. Più utile può essere riconoscere che questa ambivalenza La ha fatta soffrire e La sta lasciando ancora oggi in sospeso. Quando una relazione resta poco chiara, l’incertezza tende infatti ad alimentare il rimuginio e a rendere più difficile il distacco.
    Non c’è nulla di sbagliato neppure nel fatto che Lei tema di non incontrare qualcuno che La ami: spesso, dopo una delusione, si riattivano insicurezze profonde sul proprio valore. Se però sente che questa fase La blocca o La fa stare molto male, un sostegno psicologico può aiutarLa a elaborare meglio questa esperienza e a ritrovare maggiore fiducia nelle relazioni.
    Le auguro una buona giornata.


    Buon pomeriggio
    Una ragazza, amica e collega, con la quale c'era molto contatto fisico ,quasi intimo, mi ha raccontato una menzogna.
    Per Pasquetta è uscita con dei suoi amici maschi, è andata a ballare ed ha preso l'influenza.
    I giorni seguenti a lavoro stava male, non dormiva la notte e si lamentava.
    Le chiedevo se era stata da qualche parte, se aveva preso freddo così per aiutarla e capire... Ha negato tutto ed ha detto anche che quel giorno era stata a casa e non capiva come poteva aver preso l'influenza.
    Venerdì scorso ho scoperto proprio la verità, gliel'ho detto e lei ha visualizzato e non ha risposto.
    Chiaramente ha contagiato anche me perché in quei giorni le sono stato vicino (purtroppo).
    Oggi a lavoro, silenzio totale, zero parole.
    Come dovrei comportarmi?
    Cosa devo pensare?
    Sicuramente credo che non abbia interesse altrimenti non si sarebbe comportata e non si comporterebbe così.
    Grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, capisco il disagio che questa situazione può averle creato. Al di là dell’influenza in sé, ciò che sembra averla colpita di più è la sensazione di poca trasparenza e il cambiamento improvviso nel rapporto.
    Più che chiedersi subito se lei abbia o meno interesse, può essere utile attenersi ai fatti: le ha detto una cosa non vera, poi ha evitato il confronto e oggi mantiene distanza. Quando in un rapporto mancano chiarezza e comunicazione aperta, è comprensibile sentirsi delusi e confusi. Le relazioni sane si basano anche su rispetto, sincerità e confini chiari.
    In questo momento, probabilmente la cosa più utile è non inseguire spiegazioni a tutti i costi e mantenere un atteggiamento corretto ma più distaccato sul lavoro, osservando se sarà lei eventualmente a riaprire il dialogo in modo maturo. Se questa situazione le sta creando molta amarezza o continua a farla rimuginare, anche un sostegno psicologico può aiutarla a comprendere meglio ciò che prova e come tutelarsi nelle relazioni.
    Le auguro una buona giornata.


    Il mio ragazzo fuma e lo facevamo anche insieme e io sono incinta di 26 settimane quindi dalla scoperta cambio vita lui diceva di volere il bambino e che era contento ma poi ha cominciato a vivere per strada e io sono stata con lui a causa di vari litigi con nostre famiglie fin che ho potuto poi sono tornata da mio padre e mi ha accusata di averlo lasciato solo e che se non fossi andata con lui mi avrebbe lasciata.. non si fa sentire per settimane e mi ha contattata dopo 15 giorni per chiedere della gravidanza alla mia risposta "stiamo bene" non ha risposto ed è scomparso di nuovo.. senza lui soffro ma dovrà capire in qualche modo gli errori che sta commettendo è che è lui a lasciarmi sola e a non aiutarmi su nulla.. l' unica cosa che ha fatto mi ha accompagnato una volta a una visita e poi si è messo anche ad urlare per poi andare via però poi dice che non vede l'ora di vedere il figlio e che ci ama e poi di nuovo scappa..mi confonde

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, mi dispiace per questo suo vissuto e La ringrazio intanto di aver condiviso parte della Sua storia. Da ciò che descrive emerge una situazione molto faticosa e confusiva, in cui alle parole del Suo compagno non sembrano corrispondere comportamenti stabili e concreti. In gravidanza, essere lasciata sola, minacciata di abbandono, cercata a intermittenza e coinvolta in litigi può avere un impatto emotivo importante. La violenza nelle relazioni non è solo fisica: può includere anche controllo, minacce e instabilità emotiva.
    Più che chiedersi se Lui La ami davvero, forse oggi è importante chiedersi quanto questa relazione La stia facendo stare male e quanto sia protettiva per Lei in questo momento. La gravidanza può essere anche una fase in cui dinamiche relazionali problematiche iniziano o peggiorano, ed è bene non sottovalutarlo.
    Può essere utile parlarne quanto prima con persone di fiducia e con i professionisti che La seguono in gravidanza, oltre a valutare un sostegno psicologico. Se dovessero esserci minacce, aggressività o timore per la Sua sicurezza, è importante chiedere subito aiuto ai servizi competenti.
    Le auguro una buona giornata.


    Sono al primo anno fuori corso di giurisprudenza. Ho sempre fatto tutti gli esami in regola ma da un anno quasi studio con difficoltà e lentezza. Amo la mia facoltà e non vedo l’ora di iniziare a lavorare, ma mi sento bloccata. Come posso risolvere questa situazione?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, il fatto di essere andata bene fino a poco tempo fa fa pensare che non manchino capacità o motivazione, ma che si sia creato un blocco legato forse a stanchezza, pressione o paura di non rendere più come prima. Quando lo studio rallenta, spesso si entra in un circolo in cui più ci si sente indietro, più si fa fatica a concentrarsi. Più che chiedersi “perché non riesco più?”, può esserLe utile osservare come studia ora: tempi, ansia, perfezionismo, stanchezza mentale, paura dell’esame. A volte non serve studiare di più, ma studiare in modo più sostenibile e realistico. Se questa fase dura da mesi e La fa sentire bloccata, un sostegno psicologico può aiutarLa a capire meglio cosa si è inceppato e a ritrovare fiducia e continuità.
    Le auguro una buona serata.


    Domande su consulenza psicologica

    Salve,
    scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.

    Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
    Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
    Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
    Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
    Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
    Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, da ciò che descrive i Suoi dubbi non sembrano autosabotaggio, ma una reazione comprensibile dopo tradimenti, ambiguità e rotture ripetute. La fiducia non si ricostruisce perché l’altro torna improvvisamente molto presente: ha bisogno di tempo, coerenza e continuità nei comportamenti. Più che chiedersi se debba “fidarsi subito”, può osservare se nel tempo Lui riesce davvero a essere trasparente, stabile e responsabile. Il disagio che sente non va zittito: può essere un segnale di protezione, non un ostacolo. In una situazione così delicata, un sostegno psicologico individuale o di coppia potrebbe aiutarLa a capire se sta ricostruendo qualcosa di solido o solo tornando dentro una dinamica che l’ha già ferita.
    Le auguro una buona serata.


    Buongiorno,
    devo iniziare una terapia di coppia e non so valutare la differenza tra i vari specialisti né tra i diversi approcci.

    Sono sicuramente molto confuso nell'avvicinarmi a un sistema che non conosco e che ha una grande varietà di scuole di pensiero diverse. Solo su Wikipedia vengono indicati 8 orientamenti teorici principali più altri secondari. Ho iniziato a informarmi ma non sono in grado di scegliere quale scuola di pensiero sarebbe più efficace o attualmente reputata valida o adatta al mio scopo.

    Sempre secondo Wikipedia: “la legge … non fornisce una definizione univoca del termine psicoterapia, dei suoi contenuti, delle metodologie o dell’ambito di applicazione teorico-clinico” e ancora “l’assenza di una definizione esplicita lascia spazio ad ambiguità interpretative, che si riflettono sia nel dibattito scientifico sia nella prassi clinica. In quest’ultima, infatti, il termine psicoterapia può assumere significati non sempre univoci”. Anche questo mi lascia perplesso.

    Mi immagino di ricevere risposte come: “scegli uno specialista e se vedi che non funziona cambia” ma mi sembra assurdo scegliere a caso e troppo laborioso passare da uno all’altro finché non trovo quello giusto. Porterebbe inoltre al rischio di scegliere chi mi dice quello che voglio sentirmi dire. E trattandosi di terapia di coppia la cosa potrebbe non andare bene solo a uno dei due, al ché l’altro si sentirebbe legittimato a dirgli “non stai ascoltando quello che ti viene detto, non ti impegni”.

    Per esempio leggo in un intervento di un terapeuta: "non posso che raccomandarle un percorso di psicoterapia analitica junghiana" che mi sembra proporre un percorso estremamente specifico, probabilmente quello si cui si occupa chi l'ha scritto.
    Non so se devo rivolgermi di preferenza a uno psicoterapeuta o se anche uno psicologo va bene. Leggo nei curricula frasi come “credo in un approccio xxx, in un percorso yyy, in una terapia zzz” e sono confuso da un linguaggio in cui alcuni professionisti credono (come se stessimo parlando di religione?) in una cosa e la scrivono esplicitamente lasciandomi immaginare che così facendo si differenziano da altri professionisti che in quelle cose non credono e agiscono diversamente.

    Ho letto altresì che il diverso orientamento teorico non cambia l’efficacia della terapia ma non sono convinto di ciò. E’ chiaro che la bravura di un terapista non dipende dal sesso o dall’età ma mi dico anche che non può essere indifferente.

    Ho ricevuto alcuni contatti da una terapeuta (non la conosco, né lei conosce il nostro caso). Ha consigliato dei colleghi che stima del suo stesso indirizzo ma questo non risolve i miei dubbi sulle metodologie. Mi ha anche stupito che una delle poche informazioni che ha offerto sia l’età del terapista.

    Nella zona in cui vivo ci sono centinaia di terapisti (molti anche molto giovani) e i loro curricula sono difficili da interpretare. Come scegliere?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, in una situazione come la Sua è comprensibile sentirsi confusi: l’offerta è molto ampia e, per chi si avvicina per la prima volta, orientarsi non è semplice. Più che cercare l’orientamento “perfetto” in astratto, può essere utile scegliere un professionista che lavori specificamente con le coppie e con cui entrambi vi sentiate ascoltati in modo equilibrato. Anche la chiarezza nel spiegare metodo, obiettivi e modalità di lavoro può essere un buon criterio. Spesso, infatti, non conta solo l’approccio teorico, ma anche la qualità della relazione che si crea nel percorso. Se questa scelta vi sta mettendo in difficoltà, può essere utile confrontarsi direttamente con un professionista esperto in terapia di coppia e iniziare da lì un supporto psicologico adeguato.
    Le auguro una buona giornata.


    Buongiorno, la relazione con il mio compagno è in difficoltà per via della sua tendenza a rientrare ubriaco.
    Una volta al mese circa capita che dopo essere uscito con gli amici del calcio rientri a casa ubriaco, a me questo turba perchè sono astemia e non mi piace vederlo ubriaco.
    Mi ha promesso che non avrebbe più guidato ubriaco, ma mi chiede di concedergli quest'uscita mensile per divertirsi.
    Considerando che i suoi amici li vede ogni giorno per una birra al circolo, questa sua richiesta è normale o sono io esagerata?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno, non mi sembra una questione di essere “esagerata”, ma di un limite che per Lei ha un peso reale. Se una volta al mese rientra ubriaco e questa cosa La turba, il problema non è solo quanto spesso accada, ma il significato che ha nella vostra relazione e il senso di sicurezza che Le toglie. Il fatto che abbia già promesso di non guidare ubriaco fa pensare che anche lui riconosca che ci sia un aspetto problematico. Più che chiedersi chi dei due abbia ragione, forse può domandarsi se questo compromesso oggi sia davvero sostenibile per Lei. Se questo tema continua a creare tensione nella coppia, un supporto psicologico può aiutarvi a chiarire meglio bisogni, limiti e modalità di convivenza.
    Le auguro una buona giornata.


    Gravidanza voluta, sposati. Da quando ho scoperto la gravidanza oscillo in continuazione fra continuare o meno. adoro la mia vita di ora, non riesco a provare gioia anche xallattamento o bambini piccoli, neanche pensando di annunciare la gravidanza...avevo fissato ivg ma annullata, dopo 1 giorno ci sto ripensando, mio marito propende per continuare ma rispetta la mia scelta, come prendere una decisione definitiva?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno. In una situazione così delicata, l’ambivalenza può essere comprensibile e non va letta come confusione “sbagliata”, ma come segnale di quanto questa decisione sia emotivamente importante per Lei. Più che cercare subito una risposta definitiva, può essere utile provare a distinguere ciò che desidera davvero Lei da paure, pressioni o aspettative esterne. Un supporto psicologico, o anche un colloquio consultoriale, potrebbe aiutarLa a fare maggiore chiarezza e a prendere una decisione più consapevole.
    Le auguro una buona giornata.


    Vorrei sapere che tipo di persona è una che scrive: " se vuoi fare... allora salgo"....ovviamente è un ragazzo e si riferisce al sesso...perché uno si dovrebbe porre in questo modo...?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera. Una frase del genere può far pensare a una modalità piuttosto diretta, centrata soprattutto sul piano sessuale e forse poco attenta alla qualità del contatto, al contesto o alla sensibilità dell’altra persona. Non basta però una singola frase per definire davvero “che tipo di persona sia”: può indicare superficialità, impulsività, scarso tatto o semplicemente un modo molto esplicito di porsi. Il punto più importante, però, è come questa modalità fa sentire Lei: se la fa sentire usata, messa a disagio o poco considerata, è un segnale da non ignorare. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
    Le auguro una buona serata.


    Buongiorno Dottori, racconto brevemente la mia ultima esperienza con una persona conosciuta da poco. Ci incontriamo, ci piacciamo, decidiamo che la nostra relazione debba essere solo di natura fisica. Ci vediamo, proviamo ad avere un rapporto ma durante quest'ultimo mi rendo conto di avere molto dolore ( è un qualcosa che mi capita quando mi sento tesa ma poi si risolve) per cui gli chiedo di fermarsi. Lui lo fa ma la reazione che ne segue è del tutto inaspettata: Si innervosisce, si arrabbia, mi dice che l'ho messo in una situazione di disagio e imbarazzo che non sa come gestire perchè essendo il nostro rapporto di natura sessuale,non avrebbe saputo cosa fare con una donna in casa tutta la serata ( cito testualmente). Inoltre mi dice che sono stata egoista e scorretta a non dichiarare prima di avere talvolta dei dolori nei rapporti, perche sapendolo, lui avrebbe potuto decidere se fosse il caso di vedersi o meno.. Decisamente agghiacciata, chiamo un taxi per andar via e nel mentre lui stava gia organizzando il resto della serata con un amico..mi chiede quando ci vuole perche il taxi arrivi, gli dico una decina di minuti.. mi chiede di dargli il telefono cosi che lui potesse controllare in quanto sarebbe arrivato. Ovviamente glielo nego e lui mi dice " me lo neghi perche secondo me non hai mai chiamato il taxi"... Vado via.. non mi sono mai sentita cosi umiliata, in imbarazzo e in preda alla vergogna in tutta la mia vita. Cosa può spingere una persona a comportarsi in questo modo? Grazie per i vostri pareri.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera. Da ciò che racconta, la reazione di questa persona appare poco rispettosa e scarsamente empatica. Il fatto che Lei abbia espresso un dolore e chiesto di fermarsi avrebbe richiesto ascolto, comprensione e rispetto, non rabbia, colpevolizzazione o umiliazione. Più che interrogarsi su cosa lo abbia spinto a comportarsi così, può essere importante riconoscere che ciò che ha vissuto è stato svalutante e che il disagio che prova è comprensibile. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
    Le auguro una buona serata.


    Buongiorno.dottore scrivo per 1 consiglio,mio figlio affetto da schizzofrenia da anni. Non ha molta cognizione del tempo e del cmportamento verso altri...io vivo con mio compagno. E mio figlio con la moglie...io collaboro molto con loro sia per le cure che per altro..il problema che mio compagno non vuole capire la mia situazione...e non accetta che mio figlio venga spesso da me.. senza avvertire.dice che io l'ho abituato male..e si arrabbia anche con lui...non capisce cosa vuol dire combattere con un paziente con questa patologia.. cosa posso fare? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buongiorno. Mi dispiace per questo suo vissuto e La ringrazio intanto di aver condiviso parte della Sua esperienza. Da ciò che racconta, sembra che Lei si trovi a sostenere un carico emotivo molto importante, dovendo da una parte prendersi cura di Suo figlio e dall’altra gestire l’incomprensione del Suo compagno. In situazioni come questa può essere utile cercare un confronto calmo con il partner, aiutandolo a comprendere meglio che alcune difficoltà di comportamento di Suo figlio non dipendono da “cattive abitudini”, ma dalla sofferenza legata alla patologia. Allo stesso tempo, può essere importante provare a definire insieme modalità più chiare di gestione e convivenza, per ridurre tensioni e incomprensioni. Se sente il bisogno di un supporto psicologico, individuale o di coppia, può valutare di prenotare con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
    Le auguro una buona giornata.


    Salve , ho un grosso problema (per me ovviamente). Da qualche giorno a questa parte all’improvviso sento di provare qualcosa in più per il mio migliore amico, siamo amici da quasi 10 anni circa, appena conosciuto lo vedevo in maniera diversa, forse mi piaceva ma poi questa cosa subito è cambiata perché lui si era lasciato da poco dopo una lunga storia io anche in quel momento ho avuto dei problemi abbastanza seri con il ragazzo con cui stavo a quel tempo e quindi siamo diventati molto amici lui mi è sempre stato vicino. Lui ha iniziato a divertirsi e andare a letto con tante ragazze perché voleva dimenticare la sua storia e stare bene, nel frattempo io mi sono fidanzata , lui ha iniziato una frequentazione con una ragazza che tutt’oggi sta con lui. Lui è sempre stato presente nella mia vita, magari capitava che non lo sentivo per settimane e poi stavamo ore al telefono per parlare oppure passava a trovarmi a lavoro ,fatto sta che non ci siamo mai staccati . Poi io mi sono lasciata dopo 3 anni e lui mi é stato vicinissimo , ci sentivamo tutti i giorni . É capitato in questi anni che ci siamo baciati e siamo andati a letto insieme , l’anno scorso é venuto a dormire a casa mia perché i miei non c’erano e mi ha tenuta stretta tutta la notte, nonostante ci fosse sempre questa sua fidanzata ma che lui in realtà ha voluto tenere solo perché dopo anni che andavano a letto insieme era arrivato il momento di fare un passo in più ma che non avrebbe dovuto fare a mio parere perché comunque lui l’ha tradita sia con me e anche in altre situazioni. Ad oggi la situazione è questa: lui convive con questa ragazza ma vuole andare via da quella casa ma non ha il coraggio di chiudere quella porta e farla soffrire ma lui sa che è l’unica cosa giusta da fare. Io ultimamente ho smesso di prendere un contraccettivo e avevo gli ormoni a palla allora mi è venuta di fare l’amore con lui e gliel’ho fatto capire, lui ovviamente ha detto subito vediamoci ma poi tra una cosa e l’altra non siamo riusciti e al momento non ne abbiamo più parlato, però in tutto ciò in questi anni lui mi ha sempre chiamata tutti giorni , appena esce da lavoro lui mi chiama , non credo sia normale avendo una fidanzata lui vuole sempre sapere tutto di me. Però io da qualche giorno a questa parte mi sento strana ed è come se mi stessi svegliando da un sonno, forse provo qualcosa per lui, ma poi penso che per come è fatto non potrei mai stare con lui, c’è chi pensa che lui sia innamorato di me ma che non ha il coraggio di dirlo, io quando sento questa cosa rido perché penso a tutte le cavolate che mi racconta e che fa con altre ragazze quindi penso che sia impossibile che sia innamorato di me. Ora io spero che sia solo un momento questo per me e che mi passi , anche perché non voglio perderlo, però mi chiedo come può essere che da un momento all’altro mi sta succedendo questa cosa??? Io ero convinta che lui non piacesse come fidanzato. C’è una mia amica che mi dice sempre fatela finita e sposatevi e basta perché è evidente che lui sia innamorato di te e anche gli estranei spesso mi hanno chiesto perché evidentemente hanno notato dall’esterno qualcosa di più ma io ci ho sempre riso su perché per me era impensabile dicevo con affetto ovviamente ma che è uno particolare figurati, ma lui obiettivamente è una presenza costante nella mia vita sempre . Che faccio ? Che mi succede?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera. Da ciò che racconta, sembra che questo vissuto non nasca davvero “all’improvviso”, ma da una relazione molto lunga, intensa e ambigua, in cui amicizia, vicinanza emotiva e coinvolgimento fisico si sono intrecciati nel tempo. È quindi comprensibile che oggi Lei possa sentirsi confusa e iniziare a guardare questo legame in modo diverso. Più che chiedersi subito se lui sia innamorato o meno, potrebbe esserLe utile soffermarsi su ciò che prova Lei e su quanto questa situazione, così com’è, Le faccia bene o La mantenga invece in una condizione di incertezza. Il fatto che lui sia già impegnato e che il rapporto con lei sia poco chiaro rende ancora più importante fare ordine dentro di sé prima di muoversi. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
    Le auguro una buona serata.


    Buonasera dottore, le volevo parlare di una cosa: questo mese ho iniziato ad allenarmi ,nella mia camera, tramite un app e da quando mi alleno mi fisso molto. Se mangio qualcosa fuori dal solito mi sembra di aver rovinato tutto, mi parte l’ansia e mi chiedo se sto sbagliando tutto, se vanifico l’allenamento. Inoltre, quando mangio dolci mi viene la nausea. Questi pensieri sul cibo e sull’allenamento mi vengono ogni giorno e mi pesano. Non so se è normale o se mi sto fissando troppo. Mi date un parere? Grazie.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera, da ciò che descrive non parlerei di un semplice allenarsi, ma di un rapporto che sta diventando piuttosto rigido con cibo e attività fisica: il sentirsi in colpa se mangia qualcosa “fuori dal solito”, l’ansia di aver rovinato tutto e i pensieri quotidiani su cibo e allenamento sono aspetti che possono meritare attenzione, perché la preoccupazione costante per il cibo, il controllo e l’esercizio rientra tra i segnali che vale la pena non sottovalutare. Il fatto che questi pensieri Le pesino ogni giorno fa pensare che non si tratti solo di “essere motivata”, ma di qualcosa che sta iniziando a incidere sul Suo benessere emotivo. Anche la nausea associata ai dolci merita ascolto, soprattutto se si accompagna a ansia, senso di colpa o paura di vanificare l’allenamento. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
    Le auguro una buona serata.


    Salve, sto attraversando un periodo molto complicato con il mio compagno io ho quasi 36 anni lui quasi 33
    Il problema è che tra
    Me e lui c’è un grosso ostacolo il suo lavoro
    Fa il cuoco ma ora si è preso come responsabile troppe responsabilità troppe pressioni e mancanza di presenza con me nella sua relazione,io non lo vedo quasi mai parla sempre di lavoro secondo me ha una dipendenza di lavoro pensa troppo a soldi lavoro anche con me pensa sempre al lavoro non si svaga mai io sinceramente sto davvero male negli ultimi mesi ho iniziato a essere nervosa piangere non avere appetito non ho fame in 4 mesi ho perso 8 chili …. Io gliel’ho parlato ma lui mi dice non può fare altrimenti perché è responsabile ed ha più impegni e impicci … lui l’anno scorso mi fece capire che sarebbe andata bene la nostra relazione che ci sarebbe stato ma non c è più presenza solo una volta a settimana se non cambiano un po’ le cose…. Io non ce la fo più …. Lui mi dice son periodi ma sti periodi son mesi non giorni…. Ma poi anche quando è con me lo chiamano sempre al telefono per problemi mi lascia sola ha da chattare col telefono É davvero diventata pesante la cosa…. Ma la cosa più assurda che quel giorno che stiamo insieme non prende mai iniziative di nulla dice É sempre stanco morto massimo due volte al mese mi porta a mangiare fuori e basta…. Io sono molto confusa non so cosa fare ho bisogno di un consiglio grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera. Da ciò che racconta, sembra che oggi nella relazione Lei stia vivendo un forte senso di solitudine, frustrazione e trascuratezza. Al di là del fatto che il lavoro del Suo compagno sia davvero molto impegnativo, il punto è che questa situazione da tempo sta avendo un peso concreto sul Suo benessere emotivo e anche fisico. Quando una persona arriva a sentirsi così svuotata, nervosa, triste e a perdere appetito, è importante non minimizzare ciò che sta accadendo. Più che chiedersi solo se lui lavori troppo, può essere utile domandarsi se questa relazione, così com’è ora, stia ancora rispondendo ai Suoi bisogni affettivi fondamentali. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, individuale o di coppia, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
    Le auguro una buona serata.


    Buongiorno sono in una relazione da oltre 20 anni tra fidanzamento, convivenza e matrimonio con la nascita di un figlio ormai grande...la nostra storia è come quella di tanti, alti e bassi, caratterizzata ad intermittenza da assenze più o meno lunghe (fino a oltre 4 anni) di intimità e quasi totale assenza di dialogo, ma andiamo avanti...
    Tempo addietro scopro dalle sue ricerche Google che ha guardato molto materiale su come riconoscere l'interesse di una donna, cose da dire ad una donna, segnali per capire se piaci ad una donna...ci sono state ricerche per regali da fare ad una collega di lavoro, ci sono state molte ricerche su alberghi e motel nella città vicino alla nostra, quello che mi ha scioccato sono molte informazioni prese su vari tipi di preservativi che noi non usiamo da almeno un decennio...(Alla mia richiesta di chiarimento mi è stato detto fossero per un collega, il regalo e l' albergo mentre sulle altre ricerche dice che c' è stato un momento in cui pensava che una collega stesse flirtando con lui e voleva capire e poi si sono chiariti) Ora io ovviamente non gli credo, anche soprattutto dopo aver trovato una chat nascosta da impronta digitale, chat che mi ha fatto leggere e fino a quel punto assolutamente innocua a meno che non siano stati cancellati dei messaggi...ma se innocua perché nascondere?????
    Pochi giorni dopo aver effettuato le ricerche per gli alberghi e motel mi dice che probabilmente faranno una cena tra colleghi proprio in quella città...
    Non sono più riuscita a trattenermi e ho detto che sapevo di tutte le sue ricerche e ha liquidato tutto appunto come ho spiegato poco sopra, che alcune erano ricerche per un collega e altre per potersi chiarire con questa donna presumibilmente interessata a lui ... ripeto io non riesco a credergli, non mi ha tradita e di questo sono certa, se non cose di poco conto, ma quello che mi fa male è pensare che stesse pianificando di poterlo fare, che l' interesse non fosse di una donna verso di lui ma di lui verso questa donna che poi alla fine deve avergli dato il benservito...oppure tutto non è andato avanti perché io ho scoperto....ora io vorrei superare questa cosa, mi sento una pazza a volte per dare così tanto peso a qualcosa che poi in fine non è successo ma più ci penso più lo sento comunque un tradimento...in cosa sbaglio? Riuscirò mai a superare? Ci sono molti altri dettagli meno importanti in questa storia che però sommati al tutto mi fanno sentire ancora più male, lui mi fa sentire spesso sbagliata, sottolineando talvolta dei miei comportamenti io non so che fare, non vorrei buttare alle ortiche una storia che comunque fa parte di me da più di metà della mia vita, ma con questo logorio sento di non poter andare avanti per molto, ho bisogno di superare questa cosa, sarà possibile con una persona che non comunica ed evita l'argomento?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott. Giulio Blasilli

    Buonasera. Da ciò che racconta, il punto non sembra essere solo capire se ci sia stato o meno un tradimento concreto, ma il fatto che dentro di Lei si sia incrinata profondamente la fiducia. Quando in una relazione mancano dialogo, intimità e chiarezza, anche elementi non definitivi possono assumere un peso molto doloroso e lasciare una ferita reale. Non mi sembra che Lei stia “sbagliando” nel dare importanza a ciò che ha scoperto: il problema, semmai, è che oggi si trova sola a reggere dubbi, sospetti e sofferenza senza un confronto davvero aperto. Superare questa situazione può essere possibile, ma difficilmente se l’argomento continua a essere evitato o minimizzato. Se questa situazione dovesse pesarLe o destabilizzarLa, può valutare un supporto psicologico, individuale o di coppia, con me o con il professionista che ritiene più adatto a Lei.
    Le auguro una buona serata.


Domande più frequenti

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