Domande del paziente (85)

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Ciao, ti ringrazio per aver condiviso una situazione così dolorosa e complessa. Dalle tue parole mi arrivano bene la sofferenza, la confusione e la fatica emotiva. Innanzitutto voglio sottolineare che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buon pomeriggio carissima, ti ringrazio per aver scritto e per aver condiviso un’esperienza così dolorosa. Posso solo immaginare quanto l’incontro con il tuo ex, e soprattutto il suo comportamento di evitamento,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buongiorno carissima, ti ringrazio per aver scritto con tanta apertura e onestà. Leggendo le tue parole si percepisce chiaramente quanto dolore, vergogna e senso di inadeguatezza ti siano stati caricati... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Caro ragazzo, buongiorno. Ti ringrazio davvero per aver scritto con tanta sincerità. Quello che porti è delicato e capisco quanto possa essere fonte di confusione, vergogna e sofferenza, soprattutto alla... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buongiorno gentile ragazza, ti ringrazio per aver condiviso una parte così delicata e profonda della tua vita. Da quello che racconti, posso solo immaginare quanto questa fase sia emotivamente faticosa:... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buonasera gentile ragazza, grazie per la profondità con cui hai raccontato la situazione, hai fatto bene a condividerla. Si percepisce quanto tu abbia investito in questa relazione con consapevolezza,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buongiorno gentile utente, hai fatto bene a scrivere su questa piattaforma le tue preoccupazioni. Ricevere una proposta di tesi da parte di un professore, soprattutto in un contesto che ti ha coinvolto... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Cara ragazza buongiorno. Mi dispiace molto leggere la tua sofferenza, dalle tue parole ho sentito bene la tua fatica. Da quello che racconti emerge una forte ambivalenza: da una parte parole importanti,... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Cara ragazza buongiorno, mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Prima di tutto, voglio sottolineare che quello che stai sentendo è legittimo. La fatica che senti è comprensibile, e il fatto che... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buongiorno carissima, hai fatto bene a condividere le tue riflessioni; sì, quello che scrivi è interessante e molto chiaro. Mi colpisce in particolare la distinzione che fai tra ciò che provi e il significato... Altro


    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buonasera gentile utente, mi dispiace sentire quanto questo momento sia intenso e faticoso per te. Da come lo descrivi, sembra che dopo la seduta si siano attivate molte emozioni tutte insieme, e questo... Altro


    Io prendo effexor da 180 la sprichiatra del CSM alla prima visita mi a segnato questo anche perché per dormire mi era stato dato 10 anni fa il rinotril 40 gocce prima di andare a dormire e 20 di lormetezapan, (e sono risulta al depakin che mi fa un effetto che no fa aumentare la rabbia e la forza mi fa alzare un frigorifero pieno con due motori e poter rimetterlo apposto mi da una forza sovrumana che con un calcio mi fa scappare una parente con i doppi mettono non mi fa sentire dolore e poi passa la parte fi paranoiai tutto mi spaventa che mi sento inn ierivolo e finché non mi arrabbio di nuovo panni fino al esterno per il terrore e salto al minimo scricchiolio dei mobili o di ciò che sento e piangere ora e poi mi arrangio e divento io pericolosa e forte da stritokare la mano a chi mi saluta o mi si rompono bicchieri in mano quel farmaco che mi ha dato la psichiatra può farmi lo stesso effetto ? Visto che era la prima visita e andava di corsa che da un ora e arrivata in ritardi 30 minuti è doveva vedere un paziente per lei 18 e dei miei problemi non mi ha fatto spiegare cosa mi angoscia

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Gentile utente, da ciò che descrivi emergono vissuti e comportamenti che sembrano molto intensi e difficili da gestire, con momenti in cui senti di perdere il controllo delle tue reazioni e della tua attivazione emotiva.
    In queste situazioni, soprattutto considerando la terapia farmacologica in corso, è importante non attendere ma confrontarsi al più presto con lo psichiatra o il servizio che ti ha in carico, per una rivalutazione complessiva della situazione clinica e della terapia.
    Online non è possibile valutare in modo adeguato ciò che stai vivendo, ma è importante che tu possa essere seguita direttamente da un professionista che conosce la tua storia e può monitorare da vicino questi cambiamenti.
    Se in questo momento senti di essere molto attivata o in difficoltà nel gestire le tue reazioni, ti invito a contattare subito il tuo servizio di riferimento o, se necessario, un servizio di urgenza.
    Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia


    Salve ho iniziato da poco una terapia di tipo schema therapy con l'obiettivo di uscire dai miei schemi psicologici radicali dopo aver affrontato CCT, soffro di umore tendente al basso con stati depressivi ed ansia generalizzata, difficolta a socializzare,autostima bassa, mancanza di motivazione, procrastinazione, ecc. Vorrei però provare ad iniziare un percorso
    parallelo di trattamento di adhd con un altro/a terapeuta, perchè la mancanza di motivazione mi sta creando gravi ripercussioni. La mia attuale terapeuta non si occupa di adhd. Ma non so neanche, se i miei gravi problemi motivazionali siano legati al disturbo adhd o come conseguenza di anni ed anni di montagne russe di stati emotivi. Ho effettuato già in passato un test adhd, ma non ho potuto avere la conferma di disturbo, perché né io né i miei parenti hanno ricordi precisi sulla mia prima infanzia, perciò il test(ufficiale) è risultato poter corrispondere alla diagnosi di adhd senza però conferma definitiva. Non mi interessa nenache avere conferma, ma curare il sintomo, vorrei che qualcuno mi aiutasse a migliorare la motivazione e intraprendere un percorso di costanza. È possibile che il disturbo motivazionale sia solo conseguenza di stati depressivi e quindi riuscirei ad uscirne anche solo con la schema therapy oppure avrei bisogno di un trattamento specifico? E se si, al trattamento di adhd specifico, potrei fare due psicoterapie contemporaneamente e che tipo di psicoterapia per adhd? Grazie per la vostra risposta

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buongiorno gentile utente, grazie per aver condiviso la tua esperienza.
    Dalle tue parole mi arriva la preoccupazione che deriva dalla difficoltà con la motivazione e le incertezze riguardo alla diagnosi di ADHD.
    Parlando della tua domanda sull'ADHD e sulla motivazione, è importante considerare che la motivazione e l'incapacità di mantenerla costante possono derivare da vari fattori. Sebbene i sintomi dell'ADHD possano sicuramente influenzare la tua capacità di concentrarti e agire in modo costante, a volte questi stessi sintomi si sovrappongono a quelli di altre difficoltà emotive come la depressione o l'ansia generalizzata, che puoi affrontare attraverso la tua attuale Schema Therapy.
    Il rischio di identificarsi troppo con la diagnosi è qualcosa che dovremmo sempre tenere a mente. A volte, concentrarsi troppo su etichette come ADHD o depressione può portare a sentirsi "intrappolati" in un insieme di sintomi, senza vedere che questi sono solo aspetti parziali della propria esperienza. In questo senso, la psicoterapia sistemica può essere un'alternativa interessante, poiché non si concentra solo sui sintomi individuali, ma su come questi si manifestano in un contesto relazionale più ampio. Ti invito a considerare come le tue difficoltà motivazionali possano essere anche il risultato di dinamiche familiari, sociali o altre interazioni che influenzano il tuo comportamento. A volte, cambiare il quadro di riferimento in cui vediamo il problema (non solo dal punto di vista dei sintomi individuali, ma anche da quello delle relazioni e degli ambienti in cui viviamo) può fare una grande differenza.
    La terapia sistemica ti aiuterebbe a esplorare come le tue difficoltà possano essere influenzate dalle relazioni che hai, non solo con te stesso, ma anche con gli altri. Si tratta di un'opportunità per analizzare come i tuoi schemi di comportamento (come la procrastinazione e la difficoltà di mantenere la motivazione) si possano intrecciare con aspetti più ampi della tua vita: come ti vedi rispetto agli altri, cosa ti aspetti dalle relazioni, come i tuoi modelli di interazione potrebbero alimentare certi stati d'animo o comportamenti.
    In sostanza, piuttosto che limitarti a cercare di trattare esclusivamente i sintomi di ADHD o di depressione, potrebbe essere utile guardare il problema da una prospettiva più globale, comprendendo come tutto ciò che ti accade nel contesto delle tue relazioni possa influenzare la tua motivazione e la tua capacità di agire.
    Infine, se hai già intrapreso un percorso con Schema Therapy e hai trovato che ti aiuta a esplorare i tuoi schemi emotivi e comportamentali, potrebbe essere utile continuare su questa strada. La Schema Therapy può affrontare le cause sottostanti dei tuoi problemi di motivazione, come la bassa autostima o la difficoltà di affrontare le emozioni. Se senti che l'ADHD è un fattore importante, puoi sicuramente integrare un approccio focalizzato sulla motivazione e sulle difficoltà pratiche legate all'ADHD. A seconda della tua situazione, una psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) o un approccio mirato all'ADHD potrebbe aiutarti a concentrarti su strategie pratiche per migliorare la costanza e l'autodisciplina. La chiave è non fissarsi solo sul sintomo, ma provare a vedere cosa c'è dietro, nel contesto delle tue relazioni e delle tue esperienze più ampie.
    Se hai bisogno di ulteriori chiarimenti, magari sulla terapia sistemica, o vuoi discutere più a fondo, sono qui per offrirti il mio supporto!
    Un caro saluto, Dott.ssa Arianna Broglia.


    Buongiorno, sono una ragazza di 27 anni e sono fidanzata con un ragazzo di 25 anni da ormai quasi 3 anni.
    Vi scrivo in seguito a un episodio avvenuto ieri sera che mi ha mandata abbastanza in crisi.
    Eravamo a letto, io ero buttata sopra di lui e stavo guardando il cellulare, ho fatto una battuta davvero di cattivo gusto sul fatto di andare a letto con un altro ragazzo, me ne stavo pentendo già mentre la facevo ma non so spiegarvi perchè ma mi piace stuzzicarlo e infastidirlo per ottenere attenzioni (questo da sempre).
    Lui, che era sotto di me sul letto, ha reagito dandomi uno schiaffetto sul viso in segno di rimprovero. Non era forte però l'ho sentito e il gesto in se mi ha fatta infuriare.
    So per certo che non era sua intenzione farmi del male, quando litighiamo non ha mai nemmeno accennato a segni di violenza anzi, solitamente sono io quella che sbrocca di più (mai fisicamente).
    Però lui ha sempre avuto questo vizio di dare queste schiaffette sul viso per rimprovero, non lo fa sempre ma ogni tanto capita.
    Mi sento ancora più stupida perchè sono io la prima a farlo.. nel senso che anch'io per scherzo o per rimprovero a volte gli do questi buffetti sul viso.
    Però ieri, siccome l'ho sentito, mi sono preoccupata.
    E' secondo voi un campanello allarmante?
    Quando gli ho fatto notare che non mi piace, per l'ennesima volta, che mi aveva fatto male e dicendogli più volte che è scemo, lui ha detto che io sono scema a fare battute del genere, che gli schiaffetti li do anch'io e che era uno schiaffetto e non uno schiaffo.
    Ho tenuto il muso per tutta le sera e tutta la notte, lui è molto affettuoso e ha cercato più volte le coccole che io non gli ho fatto.
    Questa mattina gli ho detto che avrebbe dovuto chiedermi scusa e lui l'ha fatto ma ha ribadito nuovamente che non era uno schiaffo e mi ha chiesto di chiedergli scusa per la battuta che ho fatto.
    Scusatemi se mi sono dilungata ma ci penso da tutto il giorno e non so come analizzare la situazione.
    Sto esagerando io?
    Grazie mille sin da ora

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Gentile ragazza, buongiorno. Hai fatto bene a condividere con noi quello che è successo. Innanzitutto, voglio dirti che mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Dalle tue parole arriva chiaramente il turbamento che provi, e ti assicuro che non stai esagerando.
    Anche se il gesto di lui non sembrava intenzionato a farti del male, il fatto che ti abbia schiaffeggiata, anche se leggermente, ti ha comunque ferita e fatto sentire a disagio. Questo è un sentimento che va rispettato. Non importa quanto piccolo o "leggero" possa sembrare il gesto, se tu ti sei sentita turbata, è fondamentale che lui riconosca il malessere che ne è derivato.
    Ogni coppia ha le proprie dinamiche, e se il suo modo di reagire con "schiaffetti" o "buffetti" ti ha turbato, è essenziale che lui capisca quanto quel gesto ti abbia ferita e non minimizzi il tuo disagio. Quando una persona ti fa notare che qualcosa non ti è piaciuto, è importante che l'altro partner lo prenda sul serio, invece di ridurre la situazione a un "schiaffetto" o a un "non era forte". La dinamica rischia di diventare un gioco di chi ha "ragione" o "torto", ma la realtà è che ciò che conta è come vi sentite entrambi riguardo al comportamento dell'altro. Le emozioni sono valide e il rispetto per i confini emotivi e fisici di ciascuno è essenziale in ogni relazione.
    Inoltre, l'atteggiamento che il tuo ragazzo ha avuto quando gli hai fatto notare il tuo malessere, sminuendo il gesto e chiedendo scuse per la battuta che avevi fatto, potrebbe essere un segnale che ha difficoltà ad assumersi pienamente la responsabilità delle sue azioni. Questo potrebbe influire sulla qualità della comunicazione e del rispetto reciproco nella vostra relazione. Anche il fatto che ti abbia chiesto scusa ma poi abbia continuato a minimizzare la gravità del gesto con lo "schiaffetto" potrebbe non essere solo una questione di incomprensione, ma una dinamica più profonda. È fondamentale che entrambi siate in grado di ascoltarvi e rispettarvi. Se ti senti turbata, è essenziale che il tuo ragazzo riconosca il tuo stato d'animo senza cercare di "giustificarsi" continuamente. Questo potrebbe essere un campanello d'allarme per possibili dinamiche violente, anche se inizialmente possono sembrare piccoli gesti. Non significa che la relazione debba finire, ma è importante riflettere su come evitare che comportamenti come questi diventino una normalità. È fondamentale che entrambi rispettiate i confini fisici ed emotivi dell'altro, e che la comunicazione tra di voi sia aperta e rispettosa.
    In conclusione, non stai esagerando. Hai il diritto di sentirti rispettata e di chiedere che le tue emozioni vengano prese sul serio, senza essere minimizzate. Potresti provare a parlare con lui in un momento tranquillo, spiegando come ti sei sentita non solo per il gesto, ma anche per la sua reazione quando hai cercato di chiarire la situazione. Questo tipo di comunicazione è essenziale per la crescita della relazione e per il rispetto reciproco.
    Se senti che ci sono dinamiche che si ripetono, potrebbe essere utile riflettere insieme su come affrontare certe situazioni in modo più sano e rispettoso. Potresti anche considerare l'idea di un percorso di terapia di coppia, oppure un percorso individuale per esplorare più a fondo le tue emozioni e i tuoi confini.
    Se senti il bisogno di un ulteriore confronto, puoi contattarmi. Sarò felice di darti il supporto che posso e che meriti.
    Un caro saluto, Dott.ssa Arianna Broglia


    Buonasera dottore, le scrivo perché vorrei parlarle di una situazione che mi sta creando molta ansia. Da mesi sto cercando di convincere mia madre a farmi studiare scienze umane, ma lei è contraria perché ritiene il percorso troppo difficile per me e che non sarei in grado di affrontarlo. Questa situazione mi sta pesando molto, soprattutto perché ora sono iscritta a un indirizzo che non mi interessa minimamente e nemmeno la classe mi piace. Mi sento bloccata e non so come andare avanti. Nonostante la mia psicologa ne ha parlato già con mia madre, ma lei non vuole sentire ragioni. Ho paura per il mio futuro, di non trovare lavoro e di rimanere senza soldi. Il mio sogno è diventare psicologa e acculturarmi, e questa situazione mi deprime tantissimo. Sono sicura che verrò bocciata, e mia madre continua a ripetermi che mi boccerebbero anche a scienze umane. Inoltre, quando sono triste ho pensieri negativi come: pensieri di suicidio o farmi del male.
    Come posso affrontare questa situazione? Quali alternative ho per il mio futuro?

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Gentile ragazza, ti ringrazio per aver condiviso qualcosa di così importante e delicato. Da quello che scrivi si sente quanto tu ti senta triste, frustrata e forse anche un po’ sola in questa situazione.
    Immagino quanto possa essere doloroso desiderare con convinzione un percorso e sentirsi dire, proprio da una persona così importante come tua madre, che non saresti in grado di affrontarlo. Parole di questo tipo, soprattutto se ripetute nel tempo, possono pesare molto e influenzare anche il modo in cui inizi a vedere te stessa e le tue capacità.
    Il tuo desiderio di studiare scienze umane e diventare psicologa parla di una parte di te viva, curiosa e motivata, ed è importante darle spazio e ascolto. Allo stesso tempo, capisco quanto possa essere difficile continuare a stare in un contesto scolastico che non senti tuo.
    Mi viene però una domanda importante: la tua psicologa è al corrente di quanto stai soffrendo in questo momento, in particolare dei pensieri di farti del male o di suicidio che hai descritto? È fondamentale che lei lo sappia, perché questi pensieri non vanno affrontati da sola e meritano tutta l’attenzione e la cura possibile.
    Per quanto riguarda la scuola e il futuro, può essere utile continuare a lavorare insieme alla tua psicologa per trovare modi diversi di coinvolgere tua madre, ma anche per rafforzare dentro di te la fiducia nelle tue capacità. Inoltre, è importante ricordare che il percorso per diventare psicologa non dipende esclusivamente dalla scuola superiore: esistono più strade per arrivare all’università e costruire il tuo progetto.
    In questo momento, però, la cosa più importante sei tu e il tuo benessere. Se i pensieri negativi dovessero intensificarsi, ti invito davvero a parlarne subito con la tua psicologa o con un adulto di fiducia. Non sei sbagliata a desiderare un futuro che senti tuo, e non devi affrontare tutto questo da sola.
    Se senti il bisogno di un ulteriore confronto, contattami pure! Sarò felice di darti il supporto che posso. Capisco che trovare un professionista con cui sentirsi a proprio agio non sia sempre facile, soprattutto quando si vivono momenti di difficoltà. Se dovessi sentire che la tua psicologa non riesce a darti il supporto che ti serve, ti incoraggio a parlarne con lei. A volte, è utile esprimere apertamente come ci si sente riguardo alla terapia per cercare insieme nuove modalità di supporto. E, se senti che non stai trovando quello che ti serve, non c’è nulla di male nel cercare un’altra strada.
    Ti auguro di trovare la forza e il supporto che meriti. Non sei sola in tutto questo.
    Un caro saluto, Dott.ssa Arianna Broglia


    Salve, scrivo per cercare di capire come vede, dall’esterno, la mia situazione un professionista.
    Premetto che sono single, sono un ragazzo, ho 25 anni, esattamente come la ragazza di cui parlerò.
    Un paio di mesi fa incontrai questa ragazza in una discoteca fuori dalla mia città, dove io lavoro. Era lì con dei suoi amici per puro caso.
    Durante la serata non ci siamo mai parlati nonostante sapevamo entrambi chi eravamo, ovvero che ci vedevamo tantissime volte in altri locali della nostra città ma non ci siamo mai parlati.
    Io l’ho sempre conosciuta, per le voci che giravano, come una alla ricerca costante di lusso, hype social e soldi. Come una che era uscita da 2 anni da una relazione di 5vanni tossica, con il suo ex che la comandava, manipolava, ricattava ecc. (lei stessa mi racconterà tutto ciò in seguito)
    Dopo la serata lei inizia a seguirmi su qualsiasi social e mi scrive; curioso che mi scrisse inizialmente per risolvere un problema sentimentale che aveva con un suo amico e mi volesse parlare come se ci conoscessimo da sempre.
    La aiutai, in quanto il suo amico era anche mio, ma nei giorni successivi lei tornò molto insistente nel cercarmi.
    Per farla breve, nel giro di una settimana inizia una frequentazione importante. Ci scriviamo dal buongiorno alla buonanotte ogni giorno. Complimenti su complimenti, parole dolci, chiamate infinite per farci compagnia di notte ecc. Tutto perfetto e magico.
    Dopo 2 settimane cosi, si fida anche di salire in auto con me (e dico “si fida” perchè non sale mai con nessun ragazzo per paura di eventuali “secondi fini”) per andare a ballare insieme. È una passione che abbiamo entrambi, ci piace e abbiamo le rispettive compagnie di amici che condividono con noi tutto questo. Ci andiamo 4 volte a settimana, giusto per far capire la frequenza.
    Continua tutto così per circa 1 mese. Sembra tutto perfetto, ripeto, lei mi sta vicina, si affida totalmente a me, comincio ad andare in casa sua, usciamo anche da soli svariate volte, ci scriviamo sempre h24, ci baciamo appassionatamente e dopo una serata abbiamo pure avuto un rapporto sessuale che si è poi ripetuto in altre svariate occasioni durante il giorno normalmente.
    Un sera, di punto in bianco, andiamo in un evento da soli e comincia a ignorarmi parecchio; flirta con svariati ragazzi, si lascia spalpazzare, sparisce lasciandomi da solo per poi riapparire dopo un po’ di tempo con un ragazzo a mano, parla e balla poco con me.
    La cosa si ripete per le successive serate (almeno 4/5) finchè io le comincio a chiedere spiegazioni a riguardo, del tipo: spiegami perchè mi dici che sono “la tua luce”, “il ragazzo che non ha mai avuto” e poi quando entriamo in un locale ultimamente cerchi altri e mi ignori, mi sento leggermente sfruttato e non un amico.
    Da quella mia richiesta di spiegazioni, ha iniziato a vedere tutto quello che le dicessi come un attacco ed una privazione della sua libertà. Ha cominciato a dirmi di non comportarmi cosi perchè le stavo facendo rivivere l’incubo dell’ex.
    Siamo solo amici, è vero, ma il fatto che ci stiamo sentendo e che ti porti io in un locale presuppone che tu voglia stare con me; non che io ti porti e poi tu faccia quello che vuoi, parere mio eh.
    Le incomprensioni continuano praticamente ad ogni serata perchè le ho dato spesso dell’incoerente e della persona poco rispettosa; finchè lei arriva al punto di dirmi: “senti io sono fatta cosi; quando andiamo a ballare un po’ mi annoio e ricerco dell’adrenalina, io ferma a ballare non ci sto. Ho bisogno di attenzioni, di essere sempre al centro e di sentirmi adorata. Per questo vado anche da altri ragazzi a fare magari dei complimenti o a mostrarmi, solamente perchè ho bisogno di farmi vedere e di validazione”.
    Comprendo la cosa e inizio un po’ a confrontarmi con i miei amici, mossa maledetta perchè lei ha cominciato a ribaltarmi l’accusa di incoerenza contro di me, per il fatto che giro con amici a loro volta incoerenti, sfruttatori ecc ecc.
    Va avanti in qualche modo tutto cosi, fino all’altro ieri: dopo una settimana di litigi (sempre riguardanti il fatto che lei si sente oppressa, limitata da me e in dovere di spiegare ogni suo comportamento), mi scrive: “senti, vieni alla serata di stasera? Ho bisogno assoluto della tua presenza. Senza di te non vado. A me di ignorarti a tratti, come abbiamo fatto questa settimana passata, non piace. Quindi vieni che andiamo insieme se vuoi, ti aspetto”.
    Decido di andare.
    Completamente a caso, a metà serata comincia a isolarsi e a schifarmi in tutto quello che io faccia o dica; non c’era nessun motivo, eravamo molto tranquilli e felici, secondo me. arriva, proprio vicino a dove eravamo, un ragazzo con la quale lei si sente e conosce da anni; immediatamente cominciano a limonare e stare vicinissimi e abbracciati. E lei stava lì con lui abbracciata (guardandomi) proprio mentre io ero rimasto a qualche metro da loro, con un amico incontrato lì. Non tornerà mai più con me, continueranno a baciarsi per tutta la sera e alla fine andrà a casa con lui mano nella mano, SENZA NEMMENO SALUTARMI (ma incrociando gli sguardi mi ha detto “cosa vuoi?” in modo un po’ arrogante). E sottolineo che è quest’ultima parte ad avermi infastidito parecchio, non il fatto che si sia baciata quell’altro (è single e lo può fare).
    Ora è proprio da 3 giorni che sembra sparita totalmente. Non mi scrive. Non mi risponde a messaggi (normalissimi che ci mandavamo sempre). Non mi risponde alle chiamate. Non risponde ai miei amici. Però le storie instagram me le guarda e continua a pubblicare regolarmente anche lei. Quindi che devo fare ora? Le ho scritto proprio il giorno dopo: “ciao, come stai? Perchè non mi hai salutata ieri sera? È successo qualcosa?”.
    Che devo fare? Devo insistere? io ho bisogno di spiegazioni. Sto piangendo da giorni e ho perso pure l’appetito dimagrendo 5kg.
    Molti mi suggeriscono il silenzio ma non ci riesco. Devo sentire la sua voce, i suoi pensieri, cosa effettivamente è successo. Perchè giuro non riesco a comprendere.
    Odio il ghosting. Lei l’ha messo in pratica varie volte dopo i litigi con me ed io con lei 1 volta. Ma dopo 1 giorno ci chiarivamo ed era tutto ok. Ora il fatto che siano già 3 giorni di no contact mi preoccupa parecchio. io non voglio e non la devo perdere così; se lei mi spiegasse e volesse allontanarsi almeno lo saprei e se ne potrebbe parlare. Ma volatilizzarsi cosi dal nulla pur mantenendo una presenza social costante, mi fa male malissimo.
    Chiudo dicendo che non ho mai avuto l’intenzione di volerla come fidanzata eh; questo gliel’ho sempre detto e pure lei nei miei confronti. Semplicemente un’amicizia profondissima e anche un po’ intima quasi da fratello e sorella capito?
    Lei mi ha sempre detto “quello che siamo noi, lo sappiamo solo noi”.
    Questo deve essere chiaro ed è fondamentale secondo me.
    In attesa di una risposta, grazie

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Ciao carissimo, innanzitutto voglio dirti che mi dispiace molto per quello che stai vivendo. Dalle tue parole arriva in modo molto chiaro la sofferenza che stai provando in questo momento, insieme a rabbia, confusione e anche un forte senso di perdita e disorientamento rispetto a ciò che è successo. Il fatto che tu abbia deciso di scrivere qui e mettere in ordine quello che stai vivendo è già un modo importante di provare a dare senso a una situazione che senti molto carica emotivamente.
    Da quello che racconti, sembra che la relazione con questa ragazza si sia sviluppata in modo molto intenso e rapido, con una forte componente emotiva, di vicinanza e di aspettative implicite, ma anche con dinamiche di alternanza tra avvicinamento e distanza, chiarezza e ambiguità, che possono facilmente generare confusione e sofferenza.
    In particolare, il tema del “ghosting” o dell’allontanamento improvviso senza spiegazioni può essere vissuto in modo molto doloroso, perché lascia l’altra persona in una condizione di incertezza e mancanza di significato rispetto a ciò che è accaduto. È comprensibile che questo alimenti il bisogno di risposte e di chiarezza.
    Allo stesso tempo, è importante tenere presente che ciascuno di noi ha modalità diverse di vivere i legami, i confini e la gestione della distanza nelle relazioni, e che questo può portare a incomprensioni anche molto forti, soprattutto quando il legame è intenso ma non pienamente definito.
    Per quanto riguarda il bisogno di spiegazioni e il desiderio di contattarla ancora, è comprensibile dal punto di vista emotivo, ma a volte l’insistenza nel cercare una risposta può non portare alla chiarezza sperata, e rischiare invece di aumentare la sofferenza e il senso di frustrazione.
    Vorrei anche sottolineare che il “ghosting”, indipendentemente dalle dinamiche relazionali che lo precedono, riguarda comunque una modalità dell’altro di gestire la distanza e la comunicazione, è molto dolorosa ma non è sotto il tuo controllo.
    Rispetto a questo, può essere utile non solo interrogarsi su cosa sia accaduto con lei, ma anche su cosa questa esperienza attivi in te: che significato ha per te sentirti escluso o non considerato? Che idea hai di cosa dovrebbe essere una relazione “chiara” o “giusta”? E cosa rappresenta per te il bisogno così forte di spiegazioni in questo momento?
    Quando una situazione genera un impatto emotivo così intenso (come il calo dell’appetito e la sofferenza prolungata che descrivi), può essere utile uno spazio di terapia, in cui poter elaborare non solo l’evento in sé, ma anche il modo in cui vivi i legami, le aspettative e le rotture relazionali. Un percorso può aiutare a dare significato a queste esperienze e a comprendere meglio i propri modelli relazionali. Se lo desideri, contattami, mi troverai felice di aiutarti.
    Un abbraccio, se vuoi. Dott.ssa Arianna Broglia


    Ho una preoccupazione che mi assilla tanto .
    Mamma si era appena fatta la doccia e si era asciugata le parti intime. Siccome lei ha una difficoltà mi ha chiesto di aiutarla e cosi ho fatto.
    Adesso ho costantemente il pensiero che io abbia toccato i suoi vestiti precedentemente toccati da lei , ho paura che dopo magari andando in bagno mi sia mischiata qualcosa anche avendo lavato le mani.
    So che è strana la cosa

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buongiorno gentile utente, hai fatto bene a condividere con noi questo tuo vissuto; mi dispiace per questa situazione faticosa, da ciò che descrivi sembra che in questo momento tu stia vivendo un pensiero molto intrusivo e ripetitivo legato al timore di una possibile contaminazione, pur mantenendo una parte di te consapevole che razionalmente la situazione non sembra giustificare questa preoccupazione.
    Questi pensieri possono diventare particolarmente persistenti e generare un bisogno di controllo o di rassicurazione, che però tende a non risolversi completamente, ma anzi a riattivarsi nel tempo.
    Non posso naturalmente dirti cosa sia accaduto o meno nella situazione concreta, ma può essere utile osservare come questo tipo di esperienza si organizza: il dubbio si attiva, cresce l’ansia, si cercano conferme o rassicurazioni, ma la sensazione di incertezza tende a ripresentarsi.
    Da un punto di vista sistemico, può essere interessante anche chiedersi in quali momenti della vita questi vissuti si attivano con più facilità e che significato assumono per te in questo periodo.
    Se questi pensieri stanno diventando frequenti o fonte di sofferenza, potrebbe essere utile intraprendere un percorso psicologico, anche ad orientamento sistemico, per poter esplorare in modo più approfondito questi meccanismi dentro la tua storia personale e relazionale, e dare loro un significato che possa aiutarti a ridurre il loro impatto nella vita quotidiana. Se lo desideri, io sono disponibile.
    Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia


    Solitudine a 29 anni
    Buongiorno dottori, o 29 anni e sono un impiegato. Scrivo perchè vivo una situazione molto dolorosa che non mi fa sta facendo vivere. È da qualche mese che mi sento solo, ho qualche amico sparso, cerco di inserirmi in gruppi, partecipare ad associazioni, corsi, insomma ci metto tutta la forza di volontà ma nonostante questo non riesco a creare dei legami che siano veri e duraturi. A volte mi viene voglia di mollare. Mi guardo intorno e sui social e vedo solo persone con grandi gruppi di amici che si divertono sempre e io invece qui da soli. Eppure sono una persona che davvero avrebbe molto da offrire, sono empatico e sensibile e ascolto volentieri le persone. Mi chiedo come è possibile che io sia cosi solo. Sto insieme ad un ragazzo ma penso che la nostra storia sia finita e questo mi genera ancora piu malessere. Intanto il tempo passa, ho 29 anni, tra 10 anni ne avrò 40 e muoio con questa ansia del tempo che corre troppo veloce, sto bruciando gli anni migliori della mia vita stando in solitudine quando dovrei essere fuori a divertirmi a bere con grandi compagnie o comunque un gruppetto di amici che mi capiscono. Per me una sera dopo lavoro passata senza amici o con legami/relazioni è una sera persa. Ho il terrore che arrivi il weekend e non sapere cosa fare sapendo che tutti sono fuori da qualche parte. Lo so che ci vuole tempo per costruire relazioni durature e per inserirsi nei gruppi, ci sto mettendo tutta la mia forza di volontà. Non ho aggiunto che io convivo con il mio compagno da poco e peggiore decisione non potevo prendere visto che la nostra storia sta finendo. Se vivessi in centro città sarebbe migliore perché cosi potrei essere comodo per conoscere molte piu persone. Mi sembra come se poche persone sappiano quello che sono e quello che ho da offrire e questo è tremendo, soffro molto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Gentile ragazzo buongiorno. dalle tue parole arriva molta sofferenza e un senso di solitudine che stai vivendo in modo davvero faticoso, e questo merita innanzitutto ascolto e attenzione.
    Mi colpisce come tu stia facendo diversi tentativi concreti per costruire nuove connessioni (gruppi, corsi, associazioni), ma allo stesso tempo sembri vivere con molta frustrazione il fatto che questi non si stiano trasformando nei legami che desideri. Questo può essere molto doloroso, soprattutto quando c’è un forte bisogno di appartenenza e riconoscimento.

    Rispetto a ciò che racconti sui social, è importante ricordare che spesso mostrano solo parti selezionate e idealizzate della vita degli altri. Questo può facilmente amplificare la sensazione di essere “fuori tempo” o in una posizione diversa rispetto agli altri, anche quando la realtà è molto più complessa e meno lineare di come appare.

    Mi ha colpito anche il modo in cui descrivi il tempo (“tra 10 anni avrò 40 anni”, “sto bruciando gli anni migliori”): sembra che ci sia una forte pressione interna rispetto a come “dovrebbe essere” la tua vita a questa età. Per questo mi verrebbe da chiederti: da dove arriva questa idea di come si debbano vivere i 29 anni?
    Rispetto alla relazione con il tuo compagno, mi sembra che anche questo sia un nodo molto importante in questo momento. Quando dici che pensi che la vostra storia sia finita, mi viene da chiederti: cosa ti fa sentire che sia arrivata al termine? Ci sono stati cambiamenti o eventi specifici che ti hanno portato a questa sensazione? E ancora, Che spazio ha, oggi, il dialogo tra voi due su quello che state vivendo? Riesci a condividere con lui questi vissuti o li stai tenendo principalmente dentro di te?
    Da un punto di vista sistemico, può essere utile provare a osservare non solo “la mancanza di legami”, ma anche quali modalità relazionali, aspettative e significati stai portando dentro le relazioni che incontri: che tipo di posto senti di occupare nei gruppi? Che ruolo tendi ad assumere quando conosci nuove persone? E che idea hai di cosa dovrebbe succedere perché un legame diventi “vero”?
    A volte, quando questi vissuti diventano così centrali e dolorosi, può essere utile uno spazio di terapia in cui poterli esplorare con più calma e profondità, per dare senso a queste esperienze e ai modelli relazionali che si ripetono. Un lavoro in ottica sistemica potrebbe aiutarti proprio a leggere queste dinamiche dentro la tua storia e nelle tue relazioni significative, aprendo anche possibilità nuove di significato e di movimento.
    Sono tante le domande che, come vedi, mi verrebbe da porti per aiutarti a esplorare meglio questo momento. Per questo ti suggerirei la possibilità di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta, anche ad orientamento sistemico, proprio per avere uno spazio in cui dare senso a ciò che stai vivendo, alle tue relazioni e ai significati che attribuisci a queste esperienze. Se vuoi, puoi contattarmi, sono disponibile. Non sei solo.
    Un caro saluto, dott.ssa Arianna Broglia


    Salve. Io e il mio ragazzo stiamo insieme da due anni e mezzo, ma ora per la seconda volta ha provato a chiudere la nostra relazione. Questo è avvenuto entrambe le volte dopo un momento di incomprensione in cui diceva di sentirsi giudicato. Il fatto è che non sa darmi motivazioni “concrete” e molte cose che dice appaiono discordanti (“dobbiamo pensare al futuro perché è ora..”, “non so cosa voglio dal futuro”, poi mi parla di figli). Ha preso una settimana di tempo per riflettere su di noi, tempo che forse sta giovando più a me che a lui nonostante mi pesi non sentirlo. Mi sento positiva e sento che mi ama, magari meno di prima ma, attenendomi ai fatti più che alle sue parole (e paure), non vedo un vero distacco. Forse mi sto sbagliando.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buonasera cara ragazza, hai fatto bene a condividere questa situazione.
    Dalle tue parole mi arriva soprattutto molta confusione e il tentativo di orientarti tra ciò che lui dice e ciò che invece senti nella relazione. Mi sembra che tu stia cercando di dare un senso a messaggi ambivalenti: da una parte la vicinanza, il legame, i progetti accennati; dall’altra il bisogno di allontanarsi e il sentirsi giudicato.
    A volte, quando una persona fatica a capire cosa prova o cosa desidera, può esprimersi in modo contraddittorio senza che questo significhi necessariamente assenza di sentimento. Le sue oscillazioni sembrano parlare più di una difficoltà nel reggere certe emozioni o nel sentirsi in discussione, che di una scelta chiara e stabile.
    Mi colpisce però anche il tuo posto dentro questa dinamica: sei in una fase di attesa, di sospensione, in cui stai cercando di capire cosa significhi tutto questo a partire soprattutto dai suoi movimenti e dalle sue parole. Mi chiedo come sia per te restare in questa incertezza, e che effetto abbia sul tuo modo di sentire la relazione. Dici: “mi sento positiva e sento che mi ama”, ma anche “forse mi sto sbagliando”. Come se fossi contemporaneamente in contatto con ciò che percepisci e anche in una posizione di auto-svalutazione di quella stessa percezione. Forse questa settimana può essere utile non solo per capire cosa vuole lui, ma anche per osservare cosa succede a te dentro questa distanza: cosa ti aiuta a reggere l’attesa, cosa ti fa sentire più sicura e cosa invece ti mette in una posizione di dipendenza dall’interpretazione di lui.
    Più che cercare subito una risposta definitiva sul “mi ama o non mi ama”, può essere importante capire che posto hai tu dentro questa relazione mentre è attraversata da questa incertezza, e se questo posto è per te sostenibile. Se vuoi contattami: possiamo esplorare tutto questo insieme, nello spazio sicuro di un percorso psicologico.
    Ti auguro una buona serata, dott.ssa Arianna Broglia


    Non so più cosa fare....
    Sono una donna di 30 anni e sono stanca....
    Voi penserete che mi stia riferendo ad un determinato periodo della mia vita, ebbene qui si parla di anni. Dall'età di 14 anni soffro d'ansia che si manifesta nel corpo con sudorazioni fredde, nausea, borborigmi, meteorismo, tremori e forte senso di vergogna. Nel corso del tempo ho fatto 4 anni di psicoterapia di tipo psicodinamico, 2 anni di psicoterapia sistemico-relazionale, 3 anni di psicoterapia della gestalt, 1 anno di psicoterapia cognitivo comportamentale. Ho provato la mindfullness, ho provato a scrivere un diario, ho provato infiniti psicofarmaci (si, di mia spontanea volontà mi sono rivolta ad uno psichiatra), ho provato a stare a contatto con le mie paure ma sono finita per ammalarmi ancora di più. Sono seguiti pensieri suicidi (da quando avevo 14 anni), nel 2025 ingerisco un bel po di pillole, volevo solo spegnere il cervello, al mio risveglio sento scosse in tutto il corpo e spasmi muscolari, lo riferisco a mia madre, la corsa in ospedale e il primo ricovero (in sicilia), il secondo a distanza di qualche mese (Milano). Infinite diagnosi ricevute ed io che ho sempre più voglia di sparire, mollare tutto e stare da sola.
    Il mio corpo e la mia mente si rifiutano di sopportare altro dolore, sono satura, avete presente quando si fa un trapianto e il corpo lo rigetta?
    Ecco, io credo di essere diventata intollerante e allergica ad ogni forma di dolore, la solitudine è il mio rifugio ma anche la mia condanna.
    Credevo che l'amore potesse curarmi ma mi sbagliavo, da mesi ho intrapreso una relazione con il ragazzo più buono di questo mondo ma ho commesso un grosso errore, per la prima volta mi sono lasciata andare all'amore e adesso ne pago le conseguenze......
    Non ho i soldi a sufficienza per permettermi un altro percorso di psicoterapia, ma devo assolutamente andare dallo psichiatra e aiutarmi con i farmaci, l'unica mia vera salvezza, lo so che è triste dirlo, ma solo così riconosco di poter andare avanti.
    Vi chiederete come mai tutti questi anni di psicoterapia non hanno sortito alcun effetto positivo su di me? Ho preso consapevolezza che io non voglio cambiare (mi è stato detto più volte in terapia), è questa trappola mentale che mi porta ad avere pensieri suicidi: Non vuoi cambiare, ti piace soffrire, tanto vale morire e cancellare tutto, porre fine a tutto questo schifo.

    La cosa che più di tutte mi fa male è che in 30 anni di vita non sono mai riuscita a fidarmi davvero di nessuno, e non lo dico tanto per ma è la verità.
    Non ce la faccio a ri-raccontarmi da capo, fa troppo male.....per questo non ce la faccio più ad andare avanti.
    Sono davvero stanca.....non ce la faccio....è tutto così pesante e difficile nella mia testa. Non me la sento di continuare ad andare avanti, io non riesco a reagire, ad essere costante, ad avere forza di volontà, quello in cui sono brava è riuscire ad annientarmi, a fare la vittima come tutti mi hanno sempre detto.

    RISPOSTA DEL DOTTORE:

    Dott.ssa Arianna Broglia

    Buonasera carissima, hai fatto bene a scrivere i tuoi pensieri. Nel leggerti mi è arrivata soprattutto tanta fatica, pesantezza e solitudine. Mi ha colpita molto quando dici: “ho preso consapevolezza che io non voglio cambiare”. Più che prenderla come una verità assoluta su di te, mi verrebbe da chiedermi cosa significhi davvero, per te, “stare bene” e quanto il cambiamento possa essere vissuto anche come qualcosa di molto spaventoso. A volte quello che chiamiamo “non voler cambiare” non coincide necessariamente con il desiderio di soffrire, ma può avere a che fare con quanto il dolore, pur facendo stare male, sia diventato nel tempo anche un modo per proteggersi, sopravvivere o tenere insieme qualcosa di molto profondo.
    Mi ha colpito anche il modo in cui parli di te stessa: “ti piace soffrire”, “fare la vittima”. Le sento come parole molto dure e giudicanti verso di te. Nel tuo messaggio io non leggo una persona che sceglie volontariamente di stare male, ma una persona estremamente stanca, sopraffatta e probabilmente sola da molto tempo dentro questa sofferenza.
    Quando dici che la solitudine è sia il tuo rifugio sia la tua condanna, secondo me tocchi qualcosa di molto importante: sembra esserci insieme un bisogno di protezione e una grande difficoltà a fidarti davvero dell’altro, forse proprio perché affidarsi espone anche al rischio di soffrire.
    E forse anche questa relazione, che descrivi con tanto affetto, ha mosso qualcosa di molto vulnerabile dentro di te. Non perché l’amore “faccia male” in sé, ma perché lasciarsi andare quando si ha una storia di sofferenza così lunga può fare molta paura.
    Mi sembra importante che tu possa trovare uno spazio in cui non sentirti ancora una volta sbagliata o da correggere, ma compresa nel modo in cui hai imparato, nel tempo, a proteggerti dal dolore.
    Se senti che può esserti utile, puoi anche contattarmi in privato per chiedermi informazioni o capire se posso esserti d’aiuto in un eventuale percorso.
    Un caro saluto, buona serata. Dott.ssa Arianna Broglia


Domande più frequenti

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