Ciao a tutti e grazie in anticipo per le risposte che spero di ricevere, vi scrivo perché ho bisogno

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Ciao a tutti e grazie in anticipo per le risposte che spero di ricevere, vi scrivo perché ho bisogno di un aiuto urgente nel capire una dinamica relazionale che mi sta facendo stare davvero male e mi sta scatenando ansia intensa e crisi. So che non dovrei provare a capire e smembrare le vicende ma mi è impossibile non farlo in questo momento. Mi sono lasciata a giugno 2025 con il mio ex (relazione di circa 5 anni). Negli ultimi mesi eravamo a distanza e la relazione era diventata faticosa. Lui ha da sempre un profilo molto ansioso (soprattutto legato al sonno e al “controllo” emotivo: chiamate serali, bisogno di sapere che io sto bene, ecc.). Io invece, lo riconosco, ero insicura e molto legata a lui, anche perché rappresentava una base emotiva stabile nella mia vita. Dopo la rottura, è successo questo: per mesi lui è ricomparso a ondate perchè viviamo in due paesi diversi quindi chiamate ogni mese praticamente dicendo che voleva venire a trovarmi, ed io puntualmente ogni volta non mi trovavo lì. Ogni volta con frasi molto forti (“ti penso sempre”, “sei la numero uno nel mio cuore”, “forse ti amo ancora”, “se fossimo nella stessa città sarebbe diverso”, “ci rivedremo”...) però senza mai fare un passo coerente verso un ritorno reale. A volte diceva anche cose tipo “se son rose fioriranno” o “siamo forti”, ma allo stesso tempo continuava a mantenere tutto vago e aperto. Recentemente ci siamo rivisti nella nostra città per Natale e c’è stata una grandissima intimità e complicità (anche sessuale). Il punto è che, mentre mi diceva cose molto molto molto intense e “da coppia”, facendo accenni a piani futuri, facendomi sentire davvero l'unica possibile, lui mi ha anche raccontato che stava uscendo con un’altra/altre ragazza/e e che l’aveva portata in posti e anche in una casa dove poi ci sono stata io (anzi l'ho dedotto e lui lo ha confermato senza molti problemi, convinto che anche mi frequenti con altre persone). Mi ha detto che “non gli piace”, che gli “mette tristezza”, che “non ci è andato a letto”, ma subito dopo ho visto segnali che mi fanno pensare il contrario, so che la vede ora che io sono tornata nel paese dove lavoro. Inoltre ha pubblicato una storia su Instagram con me e il mio cane quando eravamo insieme (lui non posta mai), e io ho avuto la sensazione che fosse un messaggio ambiguo verso qualcuno. Dopo che ci siamo visti, lui mi ha chiamata il giorno dopo solo per dirmi: “sono stato bene, ti voglio bene, stai bene?”, come se stesse “chiudendo bene” e mettendosi a posto la coscienza. E io da quel momento sono crollata: mi sento usata, confusa e umiliata, perché nella mia testa è impossibile che una persona ti dica “io ti amo ancora” con quella intensità e poi subito dopo si comporti come se nulla fosse, o esca con un’altra. La scusa che trova è principlamente che sa che deve lavorare su di se e le sue ansie e che questa distanza fisica tra noi gli riaccenderebbe ogni paranoia che ha e ha avuto. Io ora non capisco se:
• lui mi vuole davvero ma è evitante/immaturo e usa “altre” come anestetico e fuga dal vuoto (sono patetica, lo so)
• oppure se sta volutamente tenendo un piede in due scarpe e usa me come porto sicuro/validazione/sesso quando gli serve... (plausibile, purtroppo) ma non ci sarebbe bisogno di dirmi grandi parole a quel punto
• oppure se è semplicemente egoista e cerca di non passare per “cattivo” lasciandomi un ricordo dolce, mentre si costruisce altro (io credo che sia questa, perchè riconosce il mio valore e lo dice, dice che sono la donna perfetta, affascinante e bla bla bla).
Quello che mi sta distruggendo è l’incoerenza: parole molto grandi + comportamenti che sembrano l’opposto. Io mi sto sentendo sporca e stupida per avergli dato accesso e per aver creduto alle parole, e allo stesso tempo ho una dipendenza emotiva fortissima: il cervello non smette di cercare “la spiegazione”. Le domande su cui vi chiedo un parere (anche duro ma onesto) sono:
1. Che lettura è più plausibile di questo comportamento? Che cosa potrebbe volere da me davvero, psicologicamente?
2. È possibile che una persona provi affetto vero e insieme si comporti così (cioè parole intime + uscire con altre) oppure questo è un pattern manipolatorio/di controllo emotivo? Credo di avere già le risposte ma non voglio credere che sia così onestamente
3. Se io voglio uscire da questo loop, qual è il confine più efficace e più sano da mettere (silenzio totale, blocco, messaggio finale, ecc.)?
4. Come faccio a “disintossicarmi” da questa dinamica senza restare intrappolata nell’attesa o nel bisogno di confronto?
Io non sto chiedendo “la verità assoluta su lui” (so che non potete leggergli la mente), ma ho bisogno di un’interpretazione plausibile e soprattutto di capire cosa fare io, perché in questo momento devo imepgnarmi nelle mie cose ma non riesco perchè queste domande mi annebbiano la mente. Ho pensato anche di cercare un altro confronto telefonico con lui, ma so che significherebbe ridargli un accesso e soddisfazione che non si merita.
Dott.ssa Mariella Schwederski
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Seriate
Buongiorno, grazie per essersi affidata a noi.
Come ha saputo delineare molto bene, non esiste una risposta univoca alle domande che ha posto: le relazioni sono complesse e la loro “analisi” merita tempo e il giusto spazio.
È comunque riuscita a porsi domande molto importanti sul suo funzionamento, come: “Come faccio a…?” oppure “È possibile che una persona provi un affetto sincero e allo stesso tempo si comporti così?”.
Si tratta di riflessioni preziose, che all’interno di un percorso di psicoterapia potrebbero essere esplorate e approfondite con calma.
Accompagnata da un professionista in grado di mantenere la necessaria distanza emotiva dalla situazione, potrebbe osservare come si muove all’interno delle relazioni, che cosa la porta a legarsi proprio a questa persona e quali meccanismi relazionali tende ad attivare quando vive una frequentazione.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Mariella

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Dott.ssa Rossella Lupo
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Gambettola
Gentile utente, tra le parole che lei ha utilizzato per descrivere questa situazione ambigua, credo sia importante la frase: soprattutto capire cosa fare io. Questa è la domanda importante da porsi: spostare lo sguardo su se stessa, accogliere il momento di ambiguità nel miglior modo possibile e prendersi cura dei suoi bisogni profondi. E' solo su se stessa che può agire. Credo sia opportuno cercare un valido sostegno psicologico.
Le auguro il meglio.
Salve, mi spiace per la sofferenza che sta affrontando. Come ha sapientemente scritto nessuno può fare interpretazioni sul comportamento del suo ex partner senza parlare con lui.
Chiede come uscire da questo loop, credo che una cosa importante sia spostare il focus da lui a se stessa. Ritengo le sarebbe utile intraprendere un percorso terapeutico per concentrarsi su qual è la lettura che si può dare del Suo (di lei che ci scrive) comportamento? Cosa vuole psicologicamente da questa persona e cosa intende quando parla di una propria dipendenza emotiva fortissima? Come mai sta affrontando in questo modo questa separazione e cos'ha significato questa storia e la sua fine per lei? Questi sono solo alcuni spunti che a mio avviso vale la pena approfondire per affrontare nel miglior modo possibile questa spiacevole esperienza.
Cordiali saluti
Dott. Simone Feriti
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Bergamo
Buongiorno, la ringrazio per la condivisione. Le domande che pone sono molto profonde e difficilmente esauribili in un semplice testo.
Premetto che mettendomi nei suoi panni comprendo come si sente, anche io sarei molto confuso.
Mi chiedo qual è il significato dietro questa ricerca di senso. Perchè si sta aggrovigliando intorno ad avere una risposta che nessuno può darle.
Forse ottenere una risposta potrebbe, nella sua lettura, aiutarla a soffrire di meno, ma così facendo non fa altro che stare a contatto con una parte di sé che soffre per l’idea di essere stata usata e umiliate.
Le pongo io una domanda: Ma lei che relazione vuole? Vuole rimanere legata ad una persona che agisce in quel modo? Vuole una persona che le dice delle cose molto intime e poi se ne va? Vuole che in una relazione si possano frequentare altre persone?
Forse darei proprio più importanza a cosa vuole lei, perchè è anche il modo per uscire dal loop dei pensieri.
Le consiglio però di prendere in considerazione l’avvio di un percorso terapeutico, per aiutarla a gestire la sofferenza, ridurre la ruminazione e concentrarsi sui suoi bisogni.
Cordiali saluti
Dott. Gian Piero Grandi
Analista clinico, Psicoterapeuta, Psicologo
Torino
Gentile utente grazie per la tua domanda. La situazione che racconti è molto frequente nel lavoro clinico che svolgo. Purtroppo non ci è dato sapere o capire perché lui si comporta in un modo piuttosto che in altro. Obiettivo è capire cosa è importante per noi e come ci fanno stare i suoi comportamenti. Dobbiamo trovare la forza di lavorare sulle nostre emozioni, riconoscerle e non adottare sempre gli stessi comportamenti. Sono convinto che un buon lavoro di psicoterapia individuale potrà essere per te un valido strumento per superare questa situazione difficile. Cordialmente Gian Piero dott Grandi
Dott. Matteo Acquati
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Monza
Buongiorno, comprendo le tue difficoltà in questa situazione. Quello che stai vivendo somiglia molto a un conflitto tra credenze e realtà: la tua mente cerca di conciliare l’immagine di una persona che ti ama (le sue parole) con quella di una persona che ti ferisce (i suoi fatti), e questo divario genera un'ansia che il cervello tenta di placare cercando spiegazioni logiche. È possibile che lui non stia mentendo nel momento in cui dice di provare affetto, ma che stia agendo per regolare le proprie emozioni: usare parole intense e cercare la tua vicinanza potrebbe essere il suo modo per gestire l’ansia della perdita o il bisogno di sentirsi ancora "scelto", senza però avere la capacità di tradurre quei sentimenti in un impegno coerente. Più che un piano manipolatorio deliberato, potremmo trovarci di fronte a un'incapacità di gestire la solitudine e la distanza, che lo spinge a cercare rassicurazione in te e distrazione altrove, in un circolo che però alimenta la tua dipendenza emotiva. Per uscire da questo loop, potrebbe essere utile spostare il focus all'osservazione dei costi emotivi che questa dinamica ha su di te. Mettere un confine, che sia il silenzio o una distanza protettiva, può servire a interrompere il flusso di stimoli contraddittori che ti mantengono in uno stato di allerta costante. Potresti provare a chiederti di cosa avresti bisogno oggi per sentire di avere di nuovo il controllo sulla tua serenità, a prescindere da ciò che lui dice o fa.
Un saluto,
Dott. Matteo Acquati
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una situazione così dolorosa e complessa. Provo a risponderle in modo chiaro e onesto, tenendo insieme il piano psicologico e quello pratico, senza “psicologizzare troppo” ma restando ancorati ai fatti.

Un punto fermo iniziale: ciò che la sta facendo stare male non è la mancanza di una “spiegazione giusta”, ma l’incoerenza ripetuta tra parole e comportamenti. E l’incoerenza, nelle relazioni, è uno dei fattori più potenti nel generare ansia, dipendenza emotiva e confusione mentale.

1. Qual è la lettura più plausibile del suo comportamento?

Dalle informazioni che porta, la lettura più realistica non è “o ti ama davvero o ti sta usando”, ma qualcosa di più scomodo:
questa persona prova affetto, attaccamento e bisogno di lei, ma non è in grado (o disposto) a scegliere, rinunciare e assumersi una responsabilità relazionale.

Lei descrive un profilo ansioso, con forte bisogno di regolazione emotiva esterna. In questo senso:

lei rappresenta una base sicura, una figura che calma, conferma valore, dà intimità e continuità;

le altre frequentazioni sembrano avere la funzione di anestetico, distrazione dal vuoto, tentativo di “andare avanti” senza davvero elaborare.

Il punto cruciale però è questo: capire il “perché” non cambia il “come”. Qualunque sia la spiegazione interna, il risultato è che lui mantiene un legame che lo nutre emotivamente, lasciando lei in uno stato di sospensione dolorosa.

2. È possibile provare affetto vero e comportarsi così?

Sì, è possibile. Ma è importante aggiungere una cosa fondamentale:
provare affetto non equivale a saper amare in modo sano.

Qui non emergono segnali di una manipolazione fredda e calcolata, ma di una immaturità affettiva e di una difficoltà a tollerare la perdita, unite a un forte egocentrismo emotivo.
Questo non rende il comportamento meno dannoso. Anzi, spesso è proprio questa ambiguità (“ti amo ma non scelgo”) a creare legami più dipendenti.

Le parole intense non sono necessariamente false, ma sono scollegate da un comportamento coerente, e questo le rende inaffidabili sul piano relazionale.

3. Qual è il confine più efficace per uscirne?

Il confine più sano non è quello che “gli fa capire”, ma quello che protegge lei.

Nella maggior parte di situazioni come questa:

ulteriori confronti non chiariscono, ma riattivano il legame;

i “messaggi finali” spesso diventano nuovi agganci;

il silenzio intermittente mantiene l’attesa.

Il confine più efficace, anche se il più difficile, è una interruzione netta e coerente dei contatti, almeno per un tempo sufficiente a far scendere l’attivazione emotiva (blocco incluso, se necessario). Non come punizione, ma come cura.

4. Come “disintossicarsi” dalla dinamica?

Quello che sta vivendo ha le caratteristiche di una dipendenza relazionale: il cervello cerca spiegazioni perché in realtà sta cercando una dose di sollievo.

Alcuni punti chiave:

accettare che non esiste una risposta che la farà stare meglio;

spostare il focus da “chi è lui” a “cosa fa a me questa relazione”;

tollerare il vuoto iniziale senza riempirlo subito con chiarimenti o controlli;

contenere l’accesso agli stimoli (social, ricordi, contatti).

Il dolore che sente ora non è perché “è stata stupida”, ma perché si è esposta emotivamente in modo autentico con qualcuno che non era capace di fare lo stesso.

In conclusione: non è tanto importante stabilire se lui sia evitante, confuso o egoista. È importante riconoscere che questa relazione, così com’è, la sta disorganizzando e ferendo, e che uscire dal loop richiede un confine chiaro e un lavoro su di sé, non su di lui.

Vista l’intensità dell’ansia, della ruminazione e della dipendenza emotiva che descrive, un percorso con uno specialista è fortemente consigliabile, per aiutarla a elaborare la rottura, sciogliere il legame e ritrovare stabilità emotiva.

Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Dott.ssa Roberta Ristagno
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Foligno
Buonasera, le domande che lei pone possono essere considerate forse un’unica domanda: vorrei porre la sua attenzione sul fatto che cercare di decifrare pensieri, intenzioni o “verità” dell’altro è un vicolo cieco che alimenta dipendenza e ansia: l’unico dato clinicamente rilevante è l’incoerenza tra parole e comportamenti e l’effetto destabilizzante che questa ha su di lei. A mio parere, il focus va spostato da chi è lui e che cosa lui vuole davvero ad un altro punto: che cosa questa dinamica attiva in lei e perché ne resta così agganciata, lavorando su confini, autostima e regolazione emotiva. In questo senso, intraprendere un percorso psicoterapeutico è fortemente indicato per interrompere un circolo che si ripete e che crea soferenza, recuperare (o costruire) la sua centratura e tutelare la tua salute emotiva. Auguri!
Dott. Diego Ferrara
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Quarto
Buongiorno,

è innegabile che questo rapporto sia cambiato anche per la distanza venutasi a creare tra di voi. Lei molto probabilmente ha bisogno di una persona presente nella sua vita, che la faccia sentire bene e al sicuro cosa che non accade più con questa persona. L'elaborazione della fine di una relazione è sempre un qualcosa di doloroso e richiede del tempo. Qualora sentisse il bisogno di snocciolare punto su punto quanto accaduto le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico al fine di poter rivedere la situazione da angolazioni differenti cercando col tempo di recuperare lucidità tornando cosi a vivere serenamente.

Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Dr. Marco Feola
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Capua
Gentile utente, le dinamiche da lei raccontate manifestano uno stress comprensibile dettato dalla situazione che sta vivendo. Certamente questo tipo di condizione porta a stati d'animo, emozioni e vissuti spiacevoli, ma, proprio per questa loro natura intensa, possono risultare anche occasione di cambiamento, soprattutto di conoscenza e crescita personale. Sono uno psicoterapeuta cognitivo-interpersonale, mi occupo di dinamiche relazionali e personali. Se lei volesse, mi piacerebbe approfondire la sua storia, avrei diverse domande da porle. Prenderebbe in considerazione l'ipotesi di un primo colloquio conoscitivo conoscitivo gratuito (anche online)? Se la risposta è "si", non esiti a contattarmi, resto a sua disposizione.
Un saluto.
Dottor Marco Feola
Buongiorno, a volte usiamo tanto tempo e tante energie ad analizzare le intenzioni degli altri, quando le relazioni si basano su azioni e comportamenti reciproci. Più che chiederci se una persona ci ama, dovremmo chiederci cosa significa per quella persona amare e che capacità ha di trasformare il suo sentimento in comportamenti. Ho sentito tante persone affermare di amare qualcuno, mentre mettevano in atto comportamenti che con l'amore non avevano niente a che fare (come violenze fisiche o psicologiche, in casi estremi).
Dott.ssa Marzia Sellini
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Brescia
Buongiorno,
credo che per disintossicarti, tu abbia bisogno di un aiuto professionale, per capire e amare te stessa prima dell'altro.
Un cordiale saluto
Dott.ssa Marzia Sellini
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Bruino
Buonasera,
da ciò che descrive emerge una dinamica molto confondente e dolorosa, in cui parole molto intense non sono accompagnate da comportamenti coerenti. Questa incoerenza è spesso ciò che genera maggiore ansia e dipendenza emotiva, perché mantiene aperta la speranza senza offrire una reale sicurezza.
Indipendentemente da ciò che lui possa provare, il punto centrale è il Suo benessere: una relazione (o ex relazione) che alterna vicinanza e distanza tende a mantenere l’altra persona in uno stato di attesa e sofferenza.
Se desidera uscire da questo loop, il confine più efficace è ridurre in modo chiaro l’accesso emotivo: limitare o interrompere i contatti, evitare confronti chiarificatori che spesso riattivano la confusione, e riportare l’attenzione su di sé e sulla propria vita.
Capire fino in fondo le motivazioni dell’altro non è necessario per proteggersi. A volte è più sano smettere di cercare risposte e iniziare a prendersi cura dell’effetto che questa dinamica ha su di noi.
Un caro saluto!
Dott.ssa Cinzia Pirrotta
Dott.ssa Arianna Broglia
Psicologo, Psicoterapeuta
Parma
Ciao, ti ringrazio per aver condiviso una situazione così dolorosa e complessa. Dalle tue parole mi arrivano bene la sofferenza, la confusione e la fatica emotiva. Innanzitutto voglio sottolineare che non c’è nulla di patetico in questo, anche perché, forse c'è ancora un sentimento verso questa persona? Quando l’affetto non è del tutto spento e il legame resta aperto e ambiguo, orientarsi diventa molto più faticoso e il dolore può intensificarsi.
Colpisce il contrasto tra le parole molto intense che ricevi e i comportamenti che descrivi: questo tipo di incoerenza può creare un forte aggancio emotivo e rendere difficile prendere distanza, anche quando una parte di te sente che così stai male. Più che cercare “la spiegazione giusta” su di lui, potrebbe essere importante fermarsi su cosa questa dinamica sta producendo dentro di te e su quali confini ti servirebbero oggi per proteggerti. Posso solo immaginare il tuo bisogno di chiarezza e di confronto, ma allo stesso tempo riconosci tu stessa che ogni nuovo contatto rischia di riattivare il loop in cui sei già intrappolata. Se senti che questa situazione ti sta togliendo energie, concentrazione e serenità, un percorso terapeutico potrebbe aiutarti a fare ordine, a comprendere meglio ciò che ti tiene legata a questa relazione e a ritrovare un senso di stabilità interna, indipendentemente da lui. Farlo da sole può essere molto complesso, per questo, se vuoi, possiamo lavorarci insieme (anche online). Possiamo esplorare insieme queste dinamiche e trovare la strada per ritrovare il tuo benessere.
Un abbraccio, se lo vuoi. Dott.ssa Arianna Broglia
 Antonia Sasso
Psicoterapeuta
Roma
Gentile signora probabilmente sta vivendo in una relazione tossica e deve pian piano lavorare su di sè per poter gestire meglio il tutto. Provi a valutare l'inizio di un percorso che possa renderla più consapevole. Le lascio la mia mail: antoniasasso1@gmail.com. Ho lo studio a Roma Nord e lavoro on line. Saluti. Dott.ssa Sasso
Dott.ssa Lina Isardi
Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo
Firenze
Si ricordi sempre che ha diritto ad avere un panino intero e che non deve accontentarsi delle briciole. Spero di essere stata chiara senza troppi discorsi. Le consiglio tuttavia di fare qualche colloquio con una psicoterapeuta per riuscire a vivere la sua affettività in maniera libera e non di dipendenza. Se ha bisogno mi può contattare anche on line. La saluto cordialmente. Lina Isardi
Dott. Emiliano Perulli
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Lecce
Gentile,
quello che descrive è una situazione emotivamente molto intensa, in cui parole, gesti e comportamenti del suo ex partner sembrano muoversi in direzioni diverse. È comprensibile che questo generi confusione, ansia e un forte bisogno di trovare un senso, perché quando una relazione si chiude ma rimane aperto un canale affettivo così ambivalente, diventa difficile capire cosa appartenga ai propri bisogni e cosa invece alla dinamica con l’altra persona.
In questi casi non si tratta tanto di stabilire ‘cosa vuole davvero lui’, quanto di comprendere che effetto ha su di lei questa alternanza tra vicinanza e distanza, tra parole molto coinvolgenti e comportamenti che vanno in un’altra direzione. È proprio questa incoerenza a creare il loop mentale che descrive, perché lascia aperta la possibilità di interpretare ogni gesto come un segnale.
Un percorso psicoterapeutico può aiutarla a esplorare con più chiarezza cosa succede dentro di lei in queste oscillazioni, quali bisogni si attivano, quali confini sente di non riuscire a mantenere e come proteggersi senza sentirsi sbagliata o eccessiva. L’obiettivo non è capire ‘chi ha ragione’, ma darle uno spazio sicuro per ritrovare stabilità e uscire da una dinamica che oggi le sta togliendo energia e lucidità
Dott.ssa Gabriella Elmo
Psicoterapeuta, Psicologo, Psicologo clinico
Roma
buonasera penso sia necessario fare un pò di chiarezza dentro se stessa a prescindere dal comportamento di questa persona. Lei deve continuare a vivere la sua vita non facendo troppo affidamento su quest'uomo. può darsi che sia manipolatorio nei Suoi confronti e lo fa per non perderLa, ma non mi sembra onestamente pronto a prendersi la responsabilità del vostro rapporto pienamente. Penso egli sia una personalità narcisistica e sicuramente con tali persone non si è mai a proprio agio, e non credo sia saggio fare dipendere il suo umore dai comportamenti o dalle parole dell'altro. Le consiglio di concentrarsi di più sulla Sua vita e di non cedere alle lusinghe di quest'uomo che un minuto prima La fa stare bene e poi La porta a disperarsi. Cordiali saluti dott.ssa G.Elmo
Salve, ti propongo la mia prospettiva.
Quello che ti sta facendo soffrire non è tanto lui in sé, ma la distanza tra ciò che dice e ciò che fa. Quando siete insieme lui è coinvolto, affettuoso, intenso, e in quei momenti probabilmente è sincero. Il problema è che quell’intensità non si traduce in una scelta stabile. Finito il momento emotivo, lui torna a tenersi libero, a frequentare altre persone, a non assumersi una direzione chiara.
Questo non significa necessariamente che ti stia manipolando in modo consapevole. È più probabile che sia una persona ambivalente: cerca vicinanza quando sente mancanza o solitudine, ma quando la relazione potrebbe tornare reale e impegnativa si ritira. In questo modo mantiene te come luogo emotivamente sicuro, senza rinunciare ad altre possibilità. Per lui può esserci affetto vero; per te però questo tipo di affetto diventa destabilizzante, perché tu vivi il legame come continuità e coerenza.
Il punto centrale è che questa dinamica crea dipendenza emotiva. Non perché tu sia debole, ma perché l’alternanza tra vicinanza intensa e distanza improvvisa tiene il tuo sistema emotivo in allerta: ogni volta speri che quella volta sia quella definitiva, e quando non lo è crolli. La mente allora cerca spiegazioni per ridurre il dolore, ma in realtà continua solo a restare agganciata.
La domanda più utile non è capire cosa prova lui, ma osservare cosa succede a te quando entri in contatto con lui: ansia, confusione, senso di umiliazione, difficoltà a concentrarti sulla tua vita. Questo è già un indicatore importante.
Se vuoi uscire dal loop, il confine più sano non è un ultimo chiarimento, perché il chiarimento riattiverebbe la stessa dinamica. È una distanza reale, almeno per un periodo, che permetta al tuo sistema emotivo di calmarsi. All’inizio sembra una perdita enorme, ma spesso è più simile a un’astinenza: quando l’intermittenza finisce, la mente smette lentamente di cercare spiegazioni.

In sintesi: lui probabilmente ti vuole bene, ma non ti sta scegliendo davvero. E restare in attesa di una scelta che non arriva ti sta facendo perdere equilibrio. Uscirne non significa negare ciò che c’è stato, ma proteggere la parte di te che oggi sta soffrendo.
Dott. Salvatore Augello
Psicologo, Psicologo clinico, Psicoterapeuta
Palermo
Ciao, capisco benissimo perché ti stia “annebbiando” la mente: quando parole enormi convivono con comportamenti che le smentiscono, il cervello va in modalità investigatore per trovare coerenza. È una reazione normale, non sei stupida né “sporca”. Sei ferita e stai cercando di rimettere ordine.
Quello che posso dirti, in modo onesto, è che la lettura più plausibile non sta in una sola etichetta (“evitante”, “manipolatore”, ecc.), ma in una dinamica: lui tiene aperto un canale emotivo molto potente con te, perché gli fa bene, gli dà identità, conforto, desiderio, familiarità. E allo stesso tempo non sceglie, non si espone, non costruisce. Questo produce esattamente l’effetto che stai vivendo tu: speranza, intimità, poi vuoto e umiliazione.
È possibile provare affetto vero e comportarsi così? Sì, purtroppo sì. L’affetto non garantisce maturità, responsabilità o coerenza. Ci sono persone che possono essere sinceramente tenere a parole e, nello stesso tempo, usare la relazione come “regolatore” quando fa comodo, senza assumersi il costo della scelta. Non serve che sia un “cattivo” per farti male. Basta che metta il suo bisogno di stare bene sopra il tuo bisogno di chiarezza e protezione.
La cosa che ti aiuta a uscire dal loop è spostare il criterio di verità dalle parole ai fatti. E i fatti, per ora, dicono: ti cerca a ondate, vive il contatto come qualcosa di intensissimo quando ci siete, ma non si muove verso un ritorno reale ed esclusivo. Il resto sono interpretazioni che lui può sempre rimescolare.
Se tu desideri una relazione vera, la strada più sana è un confine netto: o c’è una scelta chiara e coerente, oppure tu ti togli. Non “lo punisci”: ti proteggi. In pratica, il confine più efficace di solito è questo: un unico messaggio breve, senza accuse, in cui dici cosa ti serve e cosa non accetterai più. Tipo: “Io con te non riesco a stare nel vago. Se vuoi ricostruire, serve una scelta chiara e coerenza. Altrimenti per me è meglio chiudere i contatti.” Fine. E poi lo segui davvero: niente chiamate, niente “un ultimo confronto”, niente spiragli. Se lasci spiragli, il tuo sistema nervoso si riattacca.
Silenzio totale o blocco? Dipende da quanto sei “dipendente” oggi. Se ogni notifica ti sballa e ti riapre la ferita, il blocco o almeno il silenziamento totale e l’uscita dai social (mute, unfollow) è una cura, non una scenata. Se invece riesci a reggere, può bastare il no contact senza blocco. Ma la regola è una: deve impedirti di ricadere nell’attesa.
Per “disintossicarti” davvero, prova a trattarla come una dipendenza affettiva, non come un problema di logica. La logica la hai già, è il corpo che si aggancia. Aiuta molto:
togliere gli stimoli: chat, foto, profili, storie. Non “per dimenticare”, ma per ridurre i picchi.
darti un tempo deciso: 30 giorni di no contact, senza eccezioni. Dopo 30 giorni decidi di nuovo, ma da una mente più calma.
quando parte la ruminazione, scrivi tutto in un foglio e poi chiudi. Non serve convincerti, serve scaricare e interrompere.
riempire le fasce orarie più rischiose con cose fisiche e sociali, anche piccole. Il cervello si disintossica anche con il corpo.
parlarne in terapia non per capire lui, ma per lavorare sul tuo gancio: l’attesa, l’idealizzazione, la paura del vuoto.
Sulla telefonata “per chiarire”: capisco la tentazione, ma molto spesso è benzina. Perché lui può dirti ancora parole belle, tu ti calmi per qualche ora o giorno, e poi torna l’ambiguità. Non è chiarezza, è sedazione.
Se ti va, sul mio profilo trovi come lavoro con dipendenza affettiva, confini e rotture con ambivalenza, e puoi valutare un confronto per costruire un piano concreto e rispettoso di te.

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