Ciao a tutti e grazie in anticipo per le risposte che spero di ricevere, vi scrivo perché ho bisogno
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Ciao a tutti e grazie in anticipo per le risposte che spero di ricevere, vi scrivo perché ho bisogno di un aiuto urgente nel capire una dinamica relazionale che mi sta facendo stare davvero male e mi sta scatenando ansia intensa e crisi. So che non dovrei provare a capire e smembrare le vicende ma mi è impossibile non farlo in questo momento. Mi sono lasciata a giugno 2025 con il mio ex (relazione di circa 5 anni). Negli ultimi mesi eravamo a distanza e la relazione era diventata faticosa. Lui ha da sempre un profilo molto ansioso (soprattutto legato al sonno e al “controllo” emotivo: chiamate serali, bisogno di sapere che io sto bene, ecc.). Io invece, lo riconosco, ero insicura e molto legata a lui, anche perché rappresentava una base emotiva stabile nella mia vita. Dopo la rottura, è successo questo: per mesi lui è ricomparso a ondate perchè viviamo in due paesi diversi quindi chiamate ogni mese praticamente dicendo che voleva venire a trovarmi, ed io puntualmente ogni volta non mi trovavo lì. Ogni volta con frasi molto forti (“ti penso sempre”, “sei la numero uno nel mio cuore”, “forse ti amo ancora”, “se fossimo nella stessa città sarebbe diverso”, “ci rivedremo”...) però senza mai fare un passo coerente verso un ritorno reale. A volte diceva anche cose tipo “se son rose fioriranno” o “siamo forti”, ma allo stesso tempo continuava a mantenere tutto vago e aperto. Recentemente ci siamo rivisti nella nostra città per Natale e c’è stata una grandissima intimità e complicità (anche sessuale). Il punto è che, mentre mi diceva cose molto molto molto intense e “da coppia”, facendo accenni a piani futuri, facendomi sentire davvero l'unica possibile, lui mi ha anche raccontato che stava uscendo con un’altra/altre ragazza/e e che l’aveva portata in posti e anche in una casa dove poi ci sono stata io (anzi l'ho dedotto e lui lo ha confermato senza molti problemi, convinto che anche mi frequenti con altre persone). Mi ha detto che “non gli piace”, che gli “mette tristezza”, che “non ci è andato a letto”, ma subito dopo ho visto segnali che mi fanno pensare il contrario, so che la vede ora che io sono tornata nel paese dove lavoro. Inoltre ha pubblicato una storia su Instagram con me e il mio cane quando eravamo insieme (lui non posta mai), e io ho avuto la sensazione che fosse un messaggio ambiguo verso qualcuno. Dopo che ci siamo visti, lui mi ha chiamata il giorno dopo solo per dirmi: “sono stato bene, ti voglio bene, stai bene?”, come se stesse “chiudendo bene” e mettendosi a posto la coscienza. E io da quel momento sono crollata: mi sento usata, confusa e umiliata, perché nella mia testa è impossibile che una persona ti dica “io ti amo ancora” con quella intensità e poi subito dopo si comporti come se nulla fosse, o esca con un’altra. La scusa che trova è principlamente che sa che deve lavorare su di se e le sue ansie e che questa distanza fisica tra noi gli riaccenderebbe ogni paranoia che ha e ha avuto. Io ora non capisco se:
• lui mi vuole davvero ma è evitante/immaturo e usa “altre” come anestetico e fuga dal vuoto (sono patetica, lo so)
• oppure se sta volutamente tenendo un piede in due scarpe e usa me come porto sicuro/validazione/sesso quando gli serve... (plausibile, purtroppo) ma non ci sarebbe bisogno di dirmi grandi parole a quel punto
• oppure se è semplicemente egoista e cerca di non passare per “cattivo” lasciandomi un ricordo dolce, mentre si costruisce altro (io credo che sia questa, perchè riconosce il mio valore e lo dice, dice che sono la donna perfetta, affascinante e bla bla bla).
Quello che mi sta distruggendo è l’incoerenza: parole molto grandi + comportamenti che sembrano l’opposto. Io mi sto sentendo sporca e stupida per avergli dato accesso e per aver creduto alle parole, e allo stesso tempo ho una dipendenza emotiva fortissima: il cervello non smette di cercare “la spiegazione”. Le domande su cui vi chiedo un parere (anche duro ma onesto) sono:
1. Che lettura è più plausibile di questo comportamento? Che cosa potrebbe volere da me davvero, psicologicamente?
2. È possibile che una persona provi affetto vero e insieme si comporti così (cioè parole intime + uscire con altre) oppure questo è un pattern manipolatorio/di controllo emotivo? Credo di avere già le risposte ma non voglio credere che sia così onestamente
3. Se io voglio uscire da questo loop, qual è il confine più efficace e più sano da mettere (silenzio totale, blocco, messaggio finale, ecc.)?
4. Come faccio a “disintossicarmi” da questa dinamica senza restare intrappolata nell’attesa o nel bisogno di confronto?
Io non sto chiedendo “la verità assoluta su lui” (so che non potete leggergli la mente), ma ho bisogno di un’interpretazione plausibile e soprattutto di capire cosa fare io, perché in questo momento devo imepgnarmi nelle mie cose ma non riesco perchè queste domande mi annebbiano la mente. Ho pensato anche di cercare un altro confronto telefonico con lui, ma so che significherebbe ridargli un accesso e soddisfazione che non si merita.
• lui mi vuole davvero ma è evitante/immaturo e usa “altre” come anestetico e fuga dal vuoto (sono patetica, lo so)
• oppure se sta volutamente tenendo un piede in due scarpe e usa me come porto sicuro/validazione/sesso quando gli serve... (plausibile, purtroppo) ma non ci sarebbe bisogno di dirmi grandi parole a quel punto
• oppure se è semplicemente egoista e cerca di non passare per “cattivo” lasciandomi un ricordo dolce, mentre si costruisce altro (io credo che sia questa, perchè riconosce il mio valore e lo dice, dice che sono la donna perfetta, affascinante e bla bla bla).
Quello che mi sta distruggendo è l’incoerenza: parole molto grandi + comportamenti che sembrano l’opposto. Io mi sto sentendo sporca e stupida per avergli dato accesso e per aver creduto alle parole, e allo stesso tempo ho una dipendenza emotiva fortissima: il cervello non smette di cercare “la spiegazione”. Le domande su cui vi chiedo un parere (anche duro ma onesto) sono:
1. Che lettura è più plausibile di questo comportamento? Che cosa potrebbe volere da me davvero, psicologicamente?
2. È possibile che una persona provi affetto vero e insieme si comporti così (cioè parole intime + uscire con altre) oppure questo è un pattern manipolatorio/di controllo emotivo? Credo di avere già le risposte ma non voglio credere che sia così onestamente
3. Se io voglio uscire da questo loop, qual è il confine più efficace e più sano da mettere (silenzio totale, blocco, messaggio finale, ecc.)?
4. Come faccio a “disintossicarmi” da questa dinamica senza restare intrappolata nell’attesa o nel bisogno di confronto?
Io non sto chiedendo “la verità assoluta su lui” (so che non potete leggergli la mente), ma ho bisogno di un’interpretazione plausibile e soprattutto di capire cosa fare io, perché in questo momento devo imepgnarmi nelle mie cose ma non riesco perchè queste domande mi annebbiano la mente. Ho pensato anche di cercare un altro confronto telefonico con lui, ma so che significherebbe ridargli un accesso e soddisfazione che non si merita.
Buongiorno, grazie per essersi affidata a noi.
Come ha saputo delineare molto bene, non esiste una risposta univoca alle domande che ha posto: le relazioni sono complesse e la loro “analisi” merita tempo e il giusto spazio.
È comunque riuscita a porsi domande molto importanti sul suo funzionamento, come: “Come faccio a…?” oppure “È possibile che una persona provi un affetto sincero e allo stesso tempo si comporti così?”.
Si tratta di riflessioni preziose, che all’interno di un percorso di psicoterapia potrebbero essere esplorate e approfondite con calma.
Accompagnata da un professionista in grado di mantenere la necessaria distanza emotiva dalla situazione, potrebbe osservare come si muove all’interno delle relazioni, che cosa la porta a legarsi proprio a questa persona e quali meccanismi relazionali tende ad attivare quando vive una frequentazione.
Le auguro il meglio.
Dott.ssa Mariella
Come ha saputo delineare molto bene, non esiste una risposta univoca alle domande che ha posto: le relazioni sono complesse e la loro “analisi” merita tempo e il giusto spazio.
È comunque riuscita a porsi domande molto importanti sul suo funzionamento, come: “Come faccio a…?” oppure “È possibile che una persona provi un affetto sincero e allo stesso tempo si comporti così?”.
Si tratta di riflessioni preziose, che all’interno di un percorso di psicoterapia potrebbero essere esplorate e approfondite con calma.
Accompagnata da un professionista in grado di mantenere la necessaria distanza emotiva dalla situazione, potrebbe osservare come si muove all’interno delle relazioni, che cosa la porta a legarsi proprio a questa persona e quali meccanismi relazionali tende ad attivare quando vive una frequentazione.
Le auguro il meglio.
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Gentile utente, tra le parole che lei ha utilizzato per descrivere questa situazione ambigua, credo sia importante la frase: soprattutto capire cosa fare io. Questa è la domanda importante da porsi: spostare lo sguardo su se stessa, accogliere il momento di ambiguità nel miglior modo possibile e prendersi cura dei suoi bisogni profondi. E' solo su se stessa che può agire. Credo sia opportuno cercare un valido sostegno psicologico.
Le auguro il meglio.
Le auguro il meglio.
Salve, mi spiace per la sofferenza che sta affrontando. Come ha sapientemente scritto nessuno può fare interpretazioni sul comportamento del suo ex partner senza parlare con lui.
Chiede come uscire da questo loop, credo che una cosa importante sia spostare il focus da lui a se stessa. Ritengo le sarebbe utile intraprendere un percorso terapeutico per concentrarsi su qual è la lettura che si può dare del Suo (di lei che ci scrive) comportamento? Cosa vuole psicologicamente da questa persona e cosa intende quando parla di una propria dipendenza emotiva fortissima? Come mai sta affrontando in questo modo questa separazione e cos'ha significato questa storia e la sua fine per lei? Questi sono solo alcuni spunti che a mio avviso vale la pena approfondire per affrontare nel miglior modo possibile questa spiacevole esperienza.
Cordiali saluti
Chiede come uscire da questo loop, credo che una cosa importante sia spostare il focus da lui a se stessa. Ritengo le sarebbe utile intraprendere un percorso terapeutico per concentrarsi su qual è la lettura che si può dare del Suo (di lei che ci scrive) comportamento? Cosa vuole psicologicamente da questa persona e cosa intende quando parla di una propria dipendenza emotiva fortissima? Come mai sta affrontando in questo modo questa separazione e cos'ha significato questa storia e la sua fine per lei? Questi sono solo alcuni spunti che a mio avviso vale la pena approfondire per affrontare nel miglior modo possibile questa spiacevole esperienza.
Cordiali saluti
Buongiorno, la ringrazio per la condivisione. Le domande che pone sono molto profonde e difficilmente esauribili in un semplice testo.
Premetto che mettendomi nei suoi panni comprendo come si sente, anche io sarei molto confuso.
Mi chiedo qual è il significato dietro questa ricerca di senso. Perchè si sta aggrovigliando intorno ad avere una risposta che nessuno può darle.
Forse ottenere una risposta potrebbe, nella sua lettura, aiutarla a soffrire di meno, ma così facendo non fa altro che stare a contatto con una parte di sé che soffre per l’idea di essere stata usata e umiliate.
Le pongo io una domanda: Ma lei che relazione vuole? Vuole rimanere legata ad una persona che agisce in quel modo? Vuole una persona che le dice delle cose molto intime e poi se ne va? Vuole che in una relazione si possano frequentare altre persone?
Forse darei proprio più importanza a cosa vuole lei, perchè è anche il modo per uscire dal loop dei pensieri.
Le consiglio però di prendere in considerazione l’avvio di un percorso terapeutico, per aiutarla a gestire la sofferenza, ridurre la ruminazione e concentrarsi sui suoi bisogni.
Cordiali saluti
Premetto che mettendomi nei suoi panni comprendo come si sente, anche io sarei molto confuso.
Mi chiedo qual è il significato dietro questa ricerca di senso. Perchè si sta aggrovigliando intorno ad avere una risposta che nessuno può darle.
Forse ottenere una risposta potrebbe, nella sua lettura, aiutarla a soffrire di meno, ma così facendo non fa altro che stare a contatto con una parte di sé che soffre per l’idea di essere stata usata e umiliate.
Le pongo io una domanda: Ma lei che relazione vuole? Vuole rimanere legata ad una persona che agisce in quel modo? Vuole una persona che le dice delle cose molto intime e poi se ne va? Vuole che in una relazione si possano frequentare altre persone?
Forse darei proprio più importanza a cosa vuole lei, perchè è anche il modo per uscire dal loop dei pensieri.
Le consiglio però di prendere in considerazione l’avvio di un percorso terapeutico, per aiutarla a gestire la sofferenza, ridurre la ruminazione e concentrarsi sui suoi bisogni.
Cordiali saluti
Gentile utente grazie per la tua domanda. La situazione che racconti è molto frequente nel lavoro clinico che svolgo. Purtroppo non ci è dato sapere o capire perché lui si comporta in un modo piuttosto che in altro. Obiettivo è capire cosa è importante per noi e come ci fanno stare i suoi comportamenti. Dobbiamo trovare la forza di lavorare sulle nostre emozioni, riconoscerle e non adottare sempre gli stessi comportamenti. Sono convinto che un buon lavoro di psicoterapia individuale potrà essere per te un valido strumento per superare questa situazione difficile. Cordialmente Gian Piero dott Grandi
Buongiorno, comprendo le tue difficoltà in questa situazione. Quello che stai vivendo somiglia molto a un conflitto tra credenze e realtà: la tua mente cerca di conciliare l’immagine di una persona che ti ama (le sue parole) con quella di una persona che ti ferisce (i suoi fatti), e questo divario genera un'ansia che il cervello tenta di placare cercando spiegazioni logiche. È possibile che lui non stia mentendo nel momento in cui dice di provare affetto, ma che stia agendo per regolare le proprie emozioni: usare parole intense e cercare la tua vicinanza potrebbe essere il suo modo per gestire l’ansia della perdita o il bisogno di sentirsi ancora "scelto", senza però avere la capacità di tradurre quei sentimenti in un impegno coerente. Più che un piano manipolatorio deliberato, potremmo trovarci di fronte a un'incapacità di gestire la solitudine e la distanza, che lo spinge a cercare rassicurazione in te e distrazione altrove, in un circolo che però alimenta la tua dipendenza emotiva. Per uscire da questo loop, potrebbe essere utile spostare il focus all'osservazione dei costi emotivi che questa dinamica ha su di te. Mettere un confine, che sia il silenzio o una distanza protettiva, può servire a interrompere il flusso di stimoli contraddittori che ti mantengono in uno stato di allerta costante. Potresti provare a chiederti di cosa avresti bisogno oggi per sentire di avere di nuovo il controllo sulla tua serenità, a prescindere da ciò che lui dice o fa.
Un saluto,
Dott. Matteo Acquati
Un saluto,
Dott. Matteo Acquati
Gentile utente,
grazie per aver condiviso una situazione così dolorosa e complessa. Provo a risponderle in modo chiaro e onesto, tenendo insieme il piano psicologico e quello pratico, senza “psicologizzare troppo” ma restando ancorati ai fatti.
Un punto fermo iniziale: ciò che la sta facendo stare male non è la mancanza di una “spiegazione giusta”, ma l’incoerenza ripetuta tra parole e comportamenti. E l’incoerenza, nelle relazioni, è uno dei fattori più potenti nel generare ansia, dipendenza emotiva e confusione mentale.
1. Qual è la lettura più plausibile del suo comportamento?
Dalle informazioni che porta, la lettura più realistica non è “o ti ama davvero o ti sta usando”, ma qualcosa di più scomodo:
questa persona prova affetto, attaccamento e bisogno di lei, ma non è in grado (o disposto) a scegliere, rinunciare e assumersi una responsabilità relazionale.
Lei descrive un profilo ansioso, con forte bisogno di regolazione emotiva esterna. In questo senso:
lei rappresenta una base sicura, una figura che calma, conferma valore, dà intimità e continuità;
le altre frequentazioni sembrano avere la funzione di anestetico, distrazione dal vuoto, tentativo di “andare avanti” senza davvero elaborare.
Il punto cruciale però è questo: capire il “perché” non cambia il “come”. Qualunque sia la spiegazione interna, il risultato è che lui mantiene un legame che lo nutre emotivamente, lasciando lei in uno stato di sospensione dolorosa.
2. È possibile provare affetto vero e comportarsi così?
Sì, è possibile. Ma è importante aggiungere una cosa fondamentale:
provare affetto non equivale a saper amare in modo sano.
Qui non emergono segnali di una manipolazione fredda e calcolata, ma di una immaturità affettiva e di una difficoltà a tollerare la perdita, unite a un forte egocentrismo emotivo.
Questo non rende il comportamento meno dannoso. Anzi, spesso è proprio questa ambiguità (“ti amo ma non scelgo”) a creare legami più dipendenti.
Le parole intense non sono necessariamente false, ma sono scollegate da un comportamento coerente, e questo le rende inaffidabili sul piano relazionale.
3. Qual è il confine più efficace per uscirne?
Il confine più sano non è quello che “gli fa capire”, ma quello che protegge lei.
Nella maggior parte di situazioni come questa:
ulteriori confronti non chiariscono, ma riattivano il legame;
i “messaggi finali” spesso diventano nuovi agganci;
il silenzio intermittente mantiene l’attesa.
Il confine più efficace, anche se il più difficile, è una interruzione netta e coerente dei contatti, almeno per un tempo sufficiente a far scendere l’attivazione emotiva (blocco incluso, se necessario). Non come punizione, ma come cura.
4. Come “disintossicarsi” dalla dinamica?
Quello che sta vivendo ha le caratteristiche di una dipendenza relazionale: il cervello cerca spiegazioni perché in realtà sta cercando una dose di sollievo.
Alcuni punti chiave:
accettare che non esiste una risposta che la farà stare meglio;
spostare il focus da “chi è lui” a “cosa fa a me questa relazione”;
tollerare il vuoto iniziale senza riempirlo subito con chiarimenti o controlli;
contenere l’accesso agli stimoli (social, ricordi, contatti).
Il dolore che sente ora non è perché “è stata stupida”, ma perché si è esposta emotivamente in modo autentico con qualcuno che non era capace di fare lo stesso.
In conclusione: non è tanto importante stabilire se lui sia evitante, confuso o egoista. È importante riconoscere che questa relazione, così com’è, la sta disorganizzando e ferendo, e che uscire dal loop richiede un confine chiaro e un lavoro su di sé, non su di lui.
Vista l’intensità dell’ansia, della ruminazione e della dipendenza emotiva che descrive, un percorso con uno specialista è fortemente consigliabile, per aiutarla a elaborare la rottura, sciogliere il legame e ritrovare stabilità emotiva.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
grazie per aver condiviso una situazione così dolorosa e complessa. Provo a risponderle in modo chiaro e onesto, tenendo insieme il piano psicologico e quello pratico, senza “psicologizzare troppo” ma restando ancorati ai fatti.
Un punto fermo iniziale: ciò che la sta facendo stare male non è la mancanza di una “spiegazione giusta”, ma l’incoerenza ripetuta tra parole e comportamenti. E l’incoerenza, nelle relazioni, è uno dei fattori più potenti nel generare ansia, dipendenza emotiva e confusione mentale.
1. Qual è la lettura più plausibile del suo comportamento?
Dalle informazioni che porta, la lettura più realistica non è “o ti ama davvero o ti sta usando”, ma qualcosa di più scomodo:
questa persona prova affetto, attaccamento e bisogno di lei, ma non è in grado (o disposto) a scegliere, rinunciare e assumersi una responsabilità relazionale.
Lei descrive un profilo ansioso, con forte bisogno di regolazione emotiva esterna. In questo senso:
lei rappresenta una base sicura, una figura che calma, conferma valore, dà intimità e continuità;
le altre frequentazioni sembrano avere la funzione di anestetico, distrazione dal vuoto, tentativo di “andare avanti” senza davvero elaborare.
Il punto cruciale però è questo: capire il “perché” non cambia il “come”. Qualunque sia la spiegazione interna, il risultato è che lui mantiene un legame che lo nutre emotivamente, lasciando lei in uno stato di sospensione dolorosa.
2. È possibile provare affetto vero e comportarsi così?
Sì, è possibile. Ma è importante aggiungere una cosa fondamentale:
provare affetto non equivale a saper amare in modo sano.
Qui non emergono segnali di una manipolazione fredda e calcolata, ma di una immaturità affettiva e di una difficoltà a tollerare la perdita, unite a un forte egocentrismo emotivo.
Questo non rende il comportamento meno dannoso. Anzi, spesso è proprio questa ambiguità (“ti amo ma non scelgo”) a creare legami più dipendenti.
Le parole intense non sono necessariamente false, ma sono scollegate da un comportamento coerente, e questo le rende inaffidabili sul piano relazionale.
3. Qual è il confine più efficace per uscirne?
Il confine più sano non è quello che “gli fa capire”, ma quello che protegge lei.
Nella maggior parte di situazioni come questa:
ulteriori confronti non chiariscono, ma riattivano il legame;
i “messaggi finali” spesso diventano nuovi agganci;
il silenzio intermittente mantiene l’attesa.
Il confine più efficace, anche se il più difficile, è una interruzione netta e coerente dei contatti, almeno per un tempo sufficiente a far scendere l’attivazione emotiva (blocco incluso, se necessario). Non come punizione, ma come cura.
4. Come “disintossicarsi” dalla dinamica?
Quello che sta vivendo ha le caratteristiche di una dipendenza relazionale: il cervello cerca spiegazioni perché in realtà sta cercando una dose di sollievo.
Alcuni punti chiave:
accettare che non esiste una risposta che la farà stare meglio;
spostare il focus da “chi è lui” a “cosa fa a me questa relazione”;
tollerare il vuoto iniziale senza riempirlo subito con chiarimenti o controlli;
contenere l’accesso agli stimoli (social, ricordi, contatti).
Il dolore che sente ora non è perché “è stata stupida”, ma perché si è esposta emotivamente in modo autentico con qualcuno che non era capace di fare lo stesso.
In conclusione: non è tanto importante stabilire se lui sia evitante, confuso o egoista. È importante riconoscere che questa relazione, così com’è, la sta disorganizzando e ferendo, e che uscire dal loop richiede un confine chiaro e un lavoro su di sé, non su di lui.
Vista l’intensità dell’ansia, della ruminazione e della dipendenza emotiva che descrive, un percorso con uno specialista è fortemente consigliabile, per aiutarla a elaborare la rottura, sciogliere il legame e ritrovare stabilità emotiva.
Un caro saluto,
Dottoressa Silvia Parisi
Psicologa – Psicoterapeuta – Sessuologa
Buonasera, le domande che lei pone possono essere considerate forse un’unica domanda: vorrei porre la sua attenzione sul fatto che cercare di decifrare pensieri, intenzioni o “verità” dell’altro è un vicolo cieco che alimenta dipendenza e ansia: l’unico dato clinicamente rilevante è l’incoerenza tra parole e comportamenti e l’effetto destabilizzante che questa ha su di lei. A mio parere, il focus va spostato da chi è lui e che cosa lui vuole davvero ad un altro punto: che cosa questa dinamica attiva in lei e perché ne resta così agganciata, lavorando su confini, autostima e regolazione emotiva. In questo senso, intraprendere un percorso psicoterapeutico è fortemente indicato per interrompere un circolo che si ripete e che crea soferenza, recuperare (o costruire) la sua centratura e tutelare la tua salute emotiva. Auguri!
Buongiorno,
è innegabile che questo rapporto sia cambiato anche per la distanza venutasi a creare tra di voi. Lei molto probabilmente ha bisogno di una persona presente nella sua vita, che la faccia sentire bene e al sicuro cosa che non accade più con questa persona. L'elaborazione della fine di una relazione è sempre un qualcosa di doloroso e richiede del tempo. Qualora sentisse il bisogno di snocciolare punto su punto quanto accaduto le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico al fine di poter rivedere la situazione da angolazioni differenti cercando col tempo di recuperare lucidità tornando cosi a vivere serenamente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
è innegabile che questo rapporto sia cambiato anche per la distanza venutasi a creare tra di voi. Lei molto probabilmente ha bisogno di una persona presente nella sua vita, che la faccia sentire bene e al sicuro cosa che non accade più con questa persona. L'elaborazione della fine di una relazione è sempre un qualcosa di doloroso e richiede del tempo. Qualora sentisse il bisogno di snocciolare punto su punto quanto accaduto le consiglierei di intraprendere un percorso psicologico al fine di poter rivedere la situazione da angolazioni differenti cercando col tempo di recuperare lucidità tornando cosi a vivere serenamente.
Cordiali Saluti
Dott. Diego Ferrara
Gentile utente, le dinamiche da lei raccontate manifestano uno stress comprensibile dettato dalla situazione che sta vivendo. Certamente questo tipo di condizione porta a stati d'animo, emozioni e vissuti spiacevoli, ma, proprio per questa loro natura intensa, possono risultare anche occasione di cambiamento, soprattutto di conoscenza e crescita personale. Sono uno psicoterapeuta cognitivo-interpersonale, mi occupo di dinamiche relazionali e personali. Se lei volesse, mi piacerebbe approfondire la sua storia, avrei diverse domande da porle. Prenderebbe in considerazione l'ipotesi di un primo colloquio conoscitivo conoscitivo gratuito (anche online)? Se la risposta è "si", non esiti a contattarmi, resto a sua disposizione.
Un saluto.
Dottor Marco Feola
Un saluto.
Dottor Marco Feola
Buongiorno, a volte usiamo tanto tempo e tante energie ad analizzare le intenzioni degli altri, quando le relazioni si basano su azioni e comportamenti reciproci. Più che chiederci se una persona ci ama, dovremmo chiederci cosa significa per quella persona amare e che capacità ha di trasformare il suo sentimento in comportamenti. Ho sentito tante persone affermare di amare qualcuno, mentre mettevano in atto comportamenti che con l'amore non avevano niente a che fare (come violenze fisiche o psicologiche, in casi estremi).
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