Dott.ssa
Giuseppina Fiorillo
Psicologa
·
Psicologa clinica
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Napoli 1 indirizzo
Esperienze
Sono Psicologa Clinica dello Sviluppo, iscritta all’Albo degli Psicologi, e mi occupo di psicologia clinica dell’età evolutiva, accompagnando bambini, adolescenti e famiglie nei momenti di difficoltà emotiva, comportamentale, scolastica e relazionale.
La mia formazione è specificamente orientata all’età evolutiva. Ho frequentato diversi Master nell’ambito della psicopatologia dell’infanzia (0-6 anni), dei disturbi dell’età evolutiva secondo un approccio cognitivo-comportamentale e dei disturbi del neurosviluppo.
Nel corso della mia esperienza professionale ho lavorato con bambini e adolescenti con differenti difficoltà, maturando esperienza anche nell’ambito della psicologia scolastica e nel lavoro con adolescenti con sindrome doppia.
Mi occupo in particolare di: disturbi d’ansia e difficoltà emotive; depressione e difficoltà dell’umore; disturbi del neurosviluppo; ADHD; disturbi specifici dell’apprendimento (DSA); disturbi dello spettro dell’autismo e sindrome di Asperger; disabilità intellettiva; disturbo ossessivo-compulsivo; disturbi del comportamento alimentare; disturbi della condotta e difficoltà comportamentali; difficoltà scolastiche; autostima e autoefficacia; supporto e parent training per i genitori.
Ritengo fondamentale considerare il bambino e l’adolescente all’interno del proprio contesto di vita. Per questo, nel percorso psicologico pongo particolare attenzione non solo alle caratteristiche individuali, ma anche alle dinamiche familiari, scolastiche e relazionali. Il lavoro con i genitori rappresenta una parte importante del mio intervento: attraverso il parent training è possibile fornire strumenti concreti per comprendere meglio le difficoltà del proprio figlio, migliorare la relazione e affrontare in modo più efficace le situazioni problematiche della quotidianità.
Il mio obiettivo è creare uno spazio di ascolto e di supporto in cui bambini, adolescenti e genitori possano sentirsi accolti, compresi e accompagnati nella costruzione di nuove strategie e risorse.
Ricevo online, offrendo consulenze e percorsi rivolti all’età evolutiva, agli adolescenti e ai genitori.
Aree di competenza principali:
- Psicologia dell'età evolutiva
Principali patologie trattate
- Disturbo Ossessivo Compulsivo
- Ansia
- Disturbi del Comportamento
- Disturbi alimentari
- Depressione
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ha risposto a 4 domande da parte di pazienti di MioDottore
Buongiorno Mio figlio 13enne manifesta ansia al momento di andare a letto. Di giorno tutto tranquil
Buongiorno
Mio figlio 13enne manifesta ansia al momento di andare a letto.
Di giorno tutto tranquillo, ha amici, gioca a pallone, poi la sera dice di avvertire un nodo in gola che non lo fa respirare bene..
Per tutta l'estate è stato bene, potrebbe essere l'idea che inizia la scuola?
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, sì, è possibile che l’avvicinarsi dell’inizio della scuola stia contribuendo a questa manifestazione di ansia. A volte, soprattutto negli adolescenti, l’ansia non viene percepita inizialmente come una preoccupazione vera e propria, ma può manifestarsi attraverso sensazioni fisiche, come il nodo alla gola, la sensazione di non riuscire a respirare bene o una maggiore difficoltà a rilassarsi.
Il fatto che durante il giorno sia sereno, abbia amici, giochi a calcio e durante l’estate non abbia avuto questo tipo di difficoltà è sicuramente un elemento positivo. Allo stesso tempo, sarebbe utile capire meglio cosa succede proprio nel momento in cui va a letto: quali pensieri gli vengono, se è preoccupato per il rientro a scuola, per i compagni, per lo studio o per qualche cambiamento, oppure se la sensazione compare apparentemente senza un pensiero preciso.
Cercherei quindi di parlarne con lui con tranquillità, senza suggerirgli necessariamente che “è l’ansia” e senza concentrarsi troppo sul sintomo fisico. Potreste chiedergli, per esempio: “Ho notato che ultimamente la sera fai più fatica a stare tranquillo. C’è qualcosa che ti preoccupa pensando a domani o alla scuola?”
È importante anche osservare quanto il sintomo sia frequente e intenso e se interferisce con il sonno, con la scuola o con le sue attività quotidiane. Se la sensazione di difficoltà respiratoria o di nodo alla gola dovesse essere importante, comparire anche durante il giorno o presentarsi indipendentemente dalle situazioni emotive, sarebbe comunque opportuno confrontarsi anche con il pediatra, così da escludere una causa fisica.
Se invece il fenomeno è circoscritto alla sera e sembra collegato all’aumento delle preoccupazioni in vista del rientro, possiamo approfondire cosa rappresenta per lui questo momento di passaggio e aiutarlo a ritrovare gradualmente un senso di sicurezza.
Cordiali Saluti
Buongiorno..ho da chiederle un consiglio che sta influenzando molto la nostra famiglia.. Mio figlio
Buongiorno..ho da chiederle un consiglio che sta influenzando molto la nostra famiglia..
Mio figlio ha 10 anni,bambino sano, mai avuto problemi ..caratterialmente seppur è sensibile, è Comunque un bambino “tosto” nel senso che con la sorellina litiga, ha scatti d’ira, seppur in altri contesti timido.. ma nel contesto scolastico va tutto bene..e socializza con i suoi amici della sua età.
Ma .é da prima della fine della scuola che ha degli atteggiamenti non piacevoli..mi spiego..fa dei movimenti ripetitivi tipo tic (schiocco dita,mani nel naso, o altro..)
Inizialmente pensavo ad una fase e infatti x quanto riguarda lo schiocco di dita o altro si é fermato..apparte le dita nel naso ma ci stiamo lavorando!
il problema più grave é un altro..
Abbiamo notato che lo fa quando é da solo (o se anche c è qualcuno lui pensa che non viene visto ) di mettersi le dita in gola..non per provare a vomitare..ma le mette in gola..aveva smesso per un periodo ma in questi giorni lo sta rifacendo..in bagno da solo,o anche mentre siamo lontani da lui..quando lo noto (di nascosto ) si inventa che é stressato..altre volte k lo fa per sentire la “consistenza”..dice che sono pensieri intrusivi che non riesce a fermare..io non so più come affrontare la cosa..ho provato con le buone (chiedendo di dirmelo quando lo sentiva che lo aiutano ma é durato poco)ma ora inizio a non riuscire più..
Ho sentito una signora che fa psicomotricità (x altri motivi) ma prima di ottobre non lo vede.
Ma a lui in realtà che figura serve?dove posso portarlo?
Chiedo scusa x il lungo messaggio, spero di essere stata chiara..
Grazie mille
RISPOSTA DEL DOTTORE:
Buongiorno, capisco la sua preoccupazione, soprattutto perché si tratta di un comportamento che sembra essere diventato più frequente e che in questo momento non sapete bene come interpretare.
Da quello che descrive non è possibile stabilire a distanza se si tratti di un tic, di un comportamento legato all'ansia, di un comportamento di tipo compulsivo o di altro. Il fatto che nel tempo siano comparsi comportamenti ripetitivi diversi, alcuni dei quali poi si sono ridotti, è comunque un elemento che vale la pena approfondire.
In particolare, mi soffermerei sul comportamento di mettere le dita in gola e su ciò che suo figlio riferisce quando dice di avere dei “pensieri intrusivi che non riesce a fermare”. Sarebbe importante capire cosa avverte prima di farlo, cosa pensa in quel momento, che sensazione prova mentre lo fa e cosa succede dopo. Anche il fatto che lo faccia soprattutto quando pensa di non essere visto può essere un'informazione importante, senza però significare necessariamente che ci sia qualcosa di “grave” che sta nascondendo.
Per questo motivo, prima della psicomotricità, le consiglierei una valutazione con uno psicologo/psicoterapeuta dell'età evolutiva che abbia esperienza di ansia, comportamenti ossessivo-compulsivi e tic. In base a ciò che emergerà dalla valutazione, potrà poi essere eventualmente utile coinvolgere anche il neuropsichiatra infantile o il pediatra.
Nel frattempo cercherei di evitare di rimproverarlo, controllarlo continuamente o chiedergli ripetutamente di smettere. Anche se è comprensibile farlo quando si è preoccupati, un'eccessiva attenzione sul comportamento può aumentarne la salienza e, in alcuni casi, alimentare il circolo di ansia e controllo.
Piuttosto, quando riuscite a parlarne in un momento tranquillo, potete comunicargli che avete notato che a volte sente il bisogno di fare questa cosa e che non siete arrabbiati con lui, ma volete capire insieme che cosa gli succede. L'obiettivo iniziale non è costringerlo a smettere, ma comprendere la funzione del comportamento.
Dato che mettere le dita in gola può comunque provocare irritazioni o altri problemi fisici, se il comportamento diventa molto frequente, provoca conati/vomito, dolore, lesioni o difficoltà respiratorie, ne parlerei anche con il pediatra senza aspettare la valutazione psicologica.
Non mi sembra quindi necessario allarmarsi, ma sicuramente è un comportamento che merita di essere valutato con attenzione, soprattutto perché sta iniziando a incidere sulla serenità della famiglia.
Cordiali saluti
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