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Esperienze

Sono uno psicologo clinico e sessuologo, specializzato nel trattamento dei disturbi sessuali, delle problematiche relazionali, dei disturbi d’ansia e delle fobie specifiche. Lavoro per aiutare le persone a comprendersi meglio e superare le difficoltà che incontrano nelle loro relazioni o nel rapporto con il proprio corpo e la propria mente.

Sebbene la psicoterapia cognitivo-comportamentale rappresenti il nucleo della mia formazione, negli anni ho integrato anche altri approcci basati su evidenze scientifiche. Questo mi consente di utilizzare una "cassetta degli attrezzi" ampia e flessibile, con strumenti che scelgo e adatto in base alla persona che ho davanti, ai suoi bisogni, alle sue risorse e alla fase del percorso in cui ci troviamo.

Credo fermamente che non esista un unico modo di lavorare valido per tutti. Ogni individuo ha una storia unica e necessita di un intervento costruito su misura, calibrato sulle sue caratteristiche e sul suo funzionamento psicologico.

I percorsi che propongo si fondano su un approccio collaborativo, in cui terapeuta e paziente sono alleati nel cambiamento. Come psicologo, metto a disposizione la mia competenza sui processi mentali e sul funzionamento della mente; la persona che si rivolge a me, invece, porta con sé una conoscenza profonda della propria storia e del proprio mondo interiore. È dall’incontro tra questi due saperi – il mio e il suo – che nasce un lavoro terapeutico realmente efficace, orientato a obiettivi condivisi e significativi.

Ricevo a Firenze, presso il Centro Il Ponte, e online, per informazioni inviare un messaggio su WhatsApp +39 375 784 1966

Altro Su di me

Approccio terapeutico

Psicoterapia cognitivo comportamentale

Aree di competenza principali:

  • Psicologia cognitiva
  • Sessuologia

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Prestazioni e prezzi

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    Da 70 €

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Centro Integrato di Sessuologia Clinica IL PONTE
Centro Integrato di Sessuologia Clinica IL PONTE

Via Scipione Ammirato 37, Firenze 50136

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Francesco Lobriglio

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5 recensioni

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  • K

    Kiviola

    È riuscito ad aiutarmi dove altri non sono riusciti. Un professionista serio, umano e disponibile. Lo consiglio perché se è riuscito ad aiutarmi, considerate tutte le mie barriere vuol dire che è davvero un terapeuta eccezionale. Tante volte l’ho fatto
    Impazzire, ma non ha demorso e alla fine sono riuscita a fare un cambiamento che mi sembrava impossibile!
    Grazie di cuore

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  • G

    Gianluca Didino

    Ho contattato il dottor Lobriglio perché volevo capire meglio certi blocchi della sfera intima. Nonostante non mi sia mai trovato bene con terapeuti cognitivo-comportamentali, ho trovato il suo approccio creativo ed estremamente utile nel trasformare in profondità la mia risposta a determinate situazioni. La terapia è stata efficace e mirata. Lo consiglio vivamente soprattutto a chi è in cerca di un intervento pratico che produca cambiamenti reali in un tempo non troppo lungo.

     • Consulenza online • colloquio sessuologico  • 

  • L

    LT

    Con il dott Lobriglio mi sono sentito, sin da subito, a mio agio a parlare di argomenti che spesso fan paura. Ho avuto modo di poter approfondire l'educazione sessuale, alla base per poter cambiare mindset e capire determinate risposte del nostro corpo. I miglioramenti sin sono notati sin da subito. Lo consiglio vivamente.

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  • A

    Anonimo

    Ho prenotato perché avevo molte incertezze e non sapevo da dove iniziare. Mi sono sentita subito ascoltata e non giudicata. Il dott. ha spiegato con parole semplici come lavoreremo e quali saranno i prossimi step. Uscendo ho avuto più chiarezza su cosa osservare durante la settimana. Questo approccio pratico mi ha messo a mio agio. Consigliato

     • Centro Integrato di Sessuologia Clinica IL PONTE • colloquio sessuologico  • 

  • M

    MP

    Mi sono rivolto al dottore perché vivevo con tanta ansia i momenti intimi, che spesso mi portavano a evitare del tutto certe situazioni. Sin dalla prima seduta mi sono sentito accolto, senza pressioni o giudizi. Dopo aver capito da cosa dipendeva l’ansia abbiamo lavorato con esercizi pratici tra una seduta e l’altra. Oggi riesco a vivere la sessualità con più serenità dopo tanti anni e gliene sarò sempre grato.

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Risposte ai pazienti

ha risposto a 23 domande da parte di pazienti di MioDottore

Buongiorno. Sono una ragazza di 21 anni e sto da qualche mese con un ragazzo di 22. Siamo entrambi v

Buongiorno. Sono una ragazza di 21 anni e sto da qualche mese con un ragazzo di 22. Siamo entrambi vergini, motivo per cui non siamo mai arrivati alla penetrazione. Sento di non vivere i miei rapporti con lui in modo sereno al 100%. Da un lato vorrei lasciarmi andare di più e per quello che provo per lui, mi piacerebbe andare oltre. Tuttavia, ho paura di come possa andare, essendo entrambi inesperti e, inoltre, anche durante i nostri rapporti senza penetrazione non sono mai completamente rilassata ed eccitata. Vorrei un consiglio per capire come dovrei superare questa paura e poter godere a pieno dei nostri momenti assieme.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Francesco Lobriglio

Buongiorno. Da come si descrive, non mi sembra affatto “bloccata” in senso patologico, ma alle prese con qualcosa di molto comune: il punto di incontro (a volte faticoso) tra desiderio e paura, soprattutto quando si tratta delle prime esperienze e quando la penetrazione assume, nella mente, il valore di “grande passo”.

In ottica cognitivo–comportamentale, questo è un meccanismo abbastanza chiaro:
mentre vive l’intimità, una parte di lei non sta semplicemente “sentendo il corpo”, ma osserva e valuta: “sarò pronta?”, “come andrà quando faremo davvero l’amore?”, “e se facciamo qualcosa di sbagliato?”, “e se non provo quello che dovrei provare?”.

Questi pensieri non sono sbagliati in sé, ma quando diventano molto presenti durante il contatto, finiscono per spostare l’attenzione dalla sensazione al controllo. Il risultato è che il corpo fa fatica ad attivare una eccitazione piena: non perché manchi il sentimento o l’attrazione, ma perché una parte della mente è occupata a “monitorare” e a tenere le mani sul freno.

È importante anche un altro punto: nella nostra cultura il primo rapporto viene spesso caricato di significati (deve essere speciale, perfetto, indimenticabile), come se la penetrazione fosse una sorta di “esame” da superare. Questo può creare un’aspettativa implicita del tipo: “se lo faccio, deve andare bene”. Quando questa aspettativa si somma alla paura di sbagliare, è naturale che il corpo si irrigidisca.

In una situazione come la sua, la domanda, più utile che può farsi non è “come supero la paura per fare il passo?”, ma “di che cosa ho bisogno, oggi, per sentirmi davvero al sicuro e più tranquilla nell’intimità con lui?”.

Se con il passare dei mesi dovesse accorgersi che la paura rimane molto alta, che la tensione aumenta o che inizia a evitare l’intimità per timore di dover “andare oltre”, potrebbe essere utile un breve confronto con uno/a psicologo/a o sessuologo/a clinico/a.


Buongiorno, premetto che sto provando ad organizzarmi per farmi seguire da uno specialista. Il mio m

Buongiorno, premetto che sto provando ad organizzarmi per farmi seguire da uno specialista. Il mio mondo è crollato da un momento all’altro. Ho 37 anni, sono incinta del mio primo figlio e sono al sesto mese. Un mese fa improvvisamente è morta mia madre, una settimana prima del matrimonio di mio fratello. È stato uno shock perché una donna di 66 anni senza malattie in una settimana un malore l’ha portata via. Ora vivo nel terrore, ho paura di tutto di perdere un mio caro, di restare sola, di morire io stessa. Ho paura di programmare qualcosa perché mi domando continuamente “ma se non ci sarò” o “se succede un’altra disgrazia” che senso ha progettare la vita se tutto si può distruggere così. Non riesco più a pregare, a credere. Ci sono giorni dove riesco a distrarmi e se mi rendo conto di star vivendo un momento spensierato mi sento in colpa verso mia madre, perché non posso provare piacere in questo momento ma dovrei provare solo dolore. Mi sento persa, cerco di farmi forza per il bambino ma a volte vedo solo nero e scenari apocalittici che mi portano tanto sconforto.

RISPOSTA DEL DOTTORE:

Dott. Francesco Lobriglio

Buongiorno,da ciò che scrive emerge con molta chiarezza quanto l’evento che ha vissuto sia stato traumatico: una perdita improvvisa, inaspettata, in un momento della vita già molto delicato come la gravidanza. Non è “solo” un lutto, è qualcosa che ha spezzato di colpo il senso di continuità e sicurezza su cui si appoggiava.

Dal modo in cui descrive le sue giornate si vede come la mente sia entrata in una sorta di modalità d’allarme: paura che possa morire lei, paura di perdere altri affetti, difficoltà a progettare perché ogni volta che pensa al futuro arriva il pensiero “e se non ci sarò?” o “e se succede un’altra disgrazia?”. In un’ottica cognitivo-comportamentale, questo è il cuore del meccanismo ansioso: l’evento improvviso ha fatto saltare l’idea implicita che “le cose gravi non succedono proprio a me, all’improvviso”, e ora il cervello tende a sovrastimare il pericolo e a vedere ovunque la possibilità di una catastrofe.

Si nota anche un’altra componente importante: l’intolleranza dell’incertezza. Il fatto che tutto sia cambiato in una settimana sembra aver reso quasi insopportabile l’idea che il futuro non sia controllabile. Da qui il blocco sulla progettualità: “che senso ha programmare, se può crollare tutto?”. A livello emotivo, è come se la scelta fosse fra due estremi: o fingere che non sia successo niente, o vivere solo nel timore che accada di nuovo qualcosa di irreparabile.

Accanto alla paura c’è poi la colpa, rivolta soprattutto verso sua madre: quando nota di riuscire a distrarsi o a vivere un momento più leggero, scatta il pensiero “non posso provare piacere, dovrei provare solo dolore”. È come se esistesse una regola interna del tipo: “se sto un po’ meglio è come se la stessi tradendo”. Questo porta a vivere i pochi momenti di sollievo non come risorse, ma come qualcosa di sbagliato, e la riporta di nuovo nel dolore e nello sconforto. In termini cognitivi, è una forma di “lealtà nel dolore”: il lutto viene tenuto vivo non solo nei ricordi, ma anche attraverso il divieto di stare un po’ meglio.

Tutto questo insieme crea un circolo che si autoalimenta:
– l’evento traumatico ha acceso l’allarme (“può succedere di nuovo in qualsiasi momento”);
– i pensieri catastrofici (“se faccio progetti, poi succede qualcosa”, “se sto bene vuol dire che non soffro abbastanza”) amplificano quell’allarme;
– per cercare una forma di controllo ci si blocca, si evita di guardare avanti, ci si nega occasioni di benessere;
– questo, però, conferma alla mente l’idea che il mondo sia solo pericoloso e che sia vietato permettersi qualsiasi spazio di sollievo, mantenendo alta l’ansia e la sofferenza.

Un percorso con uno specialista, soprattutto con un approccio cognitivo-comportamentale, può aiutarla proprio a mettere a fuoco questo meccanismo. Da un lato, dando un nome a ciò che prova (lutto acuto, paura, senso di colpa) e distinguendo tra il dolore inevitabile per la perdita e quella parte di sofferenza che nasce da regole interne rigide (“non posso stare bene”, “non posso fidarmi del futuro”). Dall’altro, lavorando gradualmente sui pensieri che alimentano l’ansia e la colpa: non per convincerla che “va tutto bene”, ma per aiutarla a costruire un rapporto più flessibile con l’incertezza e con l’idea di poter tornare, lentamente, a progettare qualcosa senza sentirsi in errore o irrispettosa verso sua madre.

In questo senso, la terapia diventa uno spazio in cui esplorare come la morte improvvisa di sua madre ha cambiato il modo di guardare il mondo (“tutto è pericoloso”, “niente è stabile”) e come queste convinzioni stanno influenzando la gravidanza, il legame con il bambino che porta in grembo, la possibilità di pensare al futuro. Non è un lavoro dove le si chiede di “lasciare andare” sua madre o di smettere di soffrire, ma di trovare una forma diversa di legame con lei che non passi solo attraverso la paura e il sacrificio di ogni gioia.


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