Salve, sto provando ad introdurre i cibi fermentati nella mia dieta nelle ultime settimane a livello
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Salve, sto provando ad introdurre i cibi fermentati nella mia dieta nelle ultime settimane a livello quotidiano (prima era molto più saltuario), ma negli ultimi giorni ho avuto problemi di sbalzi di temperatura e un episodio di aftosi. Cercando su internet si parla di intolleranza all'istamina. Quello che volevo capire è quali sono le controindicazione riguardo ai cibi fermentati? che tipo di alternanza è consigliata per evitare episodi come quello descritto?
Salve,
È importante chiarire che non solo i cibi fermentati sono ricchi di istamina: esistono molte altre categorie di alimenti che naturalmente contengono livelli più elevati di istamina o che ne favoriscono la liberazione.
Allo stesso tempo, non è detto che episodi come l’aftosi siano necessariamente collegati all’istamina. Spesso questi segnali indicano un equilibrio intestinale non ottimale: il fatto che lei non tolleri bene i fermentati può esserne una conferma, perché quando il microbiota è più sensibile, l’introduzione quotidiana di alimenti fermentati può accentuare alcuni sintomi.
In questi casi è possibile lavorare sul benessere intestinale attraverso diversi approcci, tra cui anche un protocollo a ridotta istamina, ma non è l’unica strada. La scelta dipende sempre dall’anamnesi completa, dalla storia clinica e dalla risposta individuale.
È fondamentale non intraprendere una dieta a bassa istamina senza supervisione professionale.
Si tratta di un’alimentazione che non può essere mantenuta a lungo senza controllo, perché rischia di diventare troppo restrittiva e controproducente.
Se desidera capire quale percorso sia più adatto alla sua situazione e come gestire correttamente l’introduzione dei fermentati, può contattarmi in privato per un supporto personalizzato.
Dott.ssa Giada Gattari
È importante chiarire che non solo i cibi fermentati sono ricchi di istamina: esistono molte altre categorie di alimenti che naturalmente contengono livelli più elevati di istamina o che ne favoriscono la liberazione.
Allo stesso tempo, non è detto che episodi come l’aftosi siano necessariamente collegati all’istamina. Spesso questi segnali indicano un equilibrio intestinale non ottimale: il fatto che lei non tolleri bene i fermentati può esserne una conferma, perché quando il microbiota è più sensibile, l’introduzione quotidiana di alimenti fermentati può accentuare alcuni sintomi.
In questi casi è possibile lavorare sul benessere intestinale attraverso diversi approcci, tra cui anche un protocollo a ridotta istamina, ma non è l’unica strada. La scelta dipende sempre dall’anamnesi completa, dalla storia clinica e dalla risposta individuale.
È fondamentale non intraprendere una dieta a bassa istamina senza supervisione professionale.
Si tratta di un’alimentazione che non può essere mantenuta a lungo senza controllo, perché rischia di diventare troppo restrittiva e controproducente.
Se desidera capire quale percorso sia più adatto alla sua situazione e come gestire correttamente l’introduzione dei fermentati, può contattarmi in privato per un supporto personalizzato.
Dott.ssa Giada Gattari
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Buongiorno,
i cibi fermentati possono essere utili per il microbiota intestinale, ma in alcune persone possono dare sintomi legati a una maggiore sensibilità all’Istamina.
Alimenti fermentati come:
kefir, yogurt, kombucha;
crauti;
formaggi stagionati;
aceto e alcuni insaccati
possono contenere quantità elevate di istamina.
I sintomi possono includere:
gonfiore;
rossori;
mal di testa;
afte;
sensazione di caldo o sbalzi di temperatura.
Non significa necessariamente “intolleranza all’istamina”, ma può esserci una sensibilità individuale o un eccesso introdotto troppo rapidamente.
Il consiglio è:
introdurre questi alimenti gradualmente;
non consumarne molti contemporaneamente;
alternarli durante la settimana;
osservare la tolleranza personale.
Spesso è la quantità totale e la frequenza a fare la differenza.
Distinti saluti,
Dr Luca Agostini
i cibi fermentati possono essere utili per il microbiota intestinale, ma in alcune persone possono dare sintomi legati a una maggiore sensibilità all’Istamina.
Alimenti fermentati come:
kefir, yogurt, kombucha;
crauti;
formaggi stagionati;
aceto e alcuni insaccati
possono contenere quantità elevate di istamina.
I sintomi possono includere:
gonfiore;
rossori;
mal di testa;
afte;
sensazione di caldo o sbalzi di temperatura.
Non significa necessariamente “intolleranza all’istamina”, ma può esserci una sensibilità individuale o un eccesso introdotto troppo rapidamente.
Il consiglio è:
introdurre questi alimenti gradualmente;
non consumarne molti contemporaneamente;
alternarli durante la settimana;
osservare la tolleranza personale.
Spesso è la quantità totale e la frequenza a fare la differenza.
Distinti saluti,
Dr Luca Agostini
Salve. Ha fatto bene a osservare il collegamento temporale tra l’aumento del consumo di cibi fermentati e i sintomi comparsi negli ultimi giorni. Non significa automaticamente che ci sia una vera “intolleranza all’istamina”, ma in alcune persone un’introduzione molto frequente o abbondante di alimenti fermentati può effettivamente favorire sintomi legati a un eccesso di istamina o a una ridotta capacità individuale di degradarla.
I cibi fermentati, infatti, pur avendo potenziali benefici sul microbiota intestinale, possono contenere quantità variabili di istamina e altre ammine biogene, soprattutto prodotti come kefir, kombucha, crauti, salsa di soia, formaggi stagionati o alcuni fermentati vegetali. La tolleranza però è molto soggettiva: ci sono persone che li consumano quotidianamente senza problemi e altre che, soprattutto in periodi di stress, infiammazione, alterazioni intestinali o stanchezza, diventano più sensibili.
Gli sbalzi di temperatura e l’aftosi non sono sintomi specifici di intolleranza all’istamina, ma possono comparire in contesti infiammatori o di maggiore attivazione immunitaria, quindi il fatto che lei abbia notato questa associazione merita attenzione senza però trarre conclusioni affrettate.
Più che eliminare completamente i fermentati, spesso è utile fare un passo indietro e reintrodurli con gradualità: ad esempio non tutti i giorni, iniziando con piccole quantità e variando le fonti, osservando la propria risposta individuale. Anche il “carico totale” di istamina della giornata può fare la differenza, soprattutto se nello stesso periodo sono presenti altri alimenti ricchi di istamina o fattori predisponenti come stress, poco sonno o disturbi gastrointestinali.
Il consiglio è di evitare il “fai da te” basato solo sulle informazioni trovate online, perché il rischio è eliminare molti alimenti utili senza una reale necessità. Se i sintomi dovessero ripresentarsi o diventare frequenti, potrebbe essere utile approfondire con un professionista per valutare il quadro nel suo insieme e capire se si tratta davvero di una sensibilità all’istamina o di altro!
I cibi fermentati, infatti, pur avendo potenziali benefici sul microbiota intestinale, possono contenere quantità variabili di istamina e altre ammine biogene, soprattutto prodotti come kefir, kombucha, crauti, salsa di soia, formaggi stagionati o alcuni fermentati vegetali. La tolleranza però è molto soggettiva: ci sono persone che li consumano quotidianamente senza problemi e altre che, soprattutto in periodi di stress, infiammazione, alterazioni intestinali o stanchezza, diventano più sensibili.
Gli sbalzi di temperatura e l’aftosi non sono sintomi specifici di intolleranza all’istamina, ma possono comparire in contesti infiammatori o di maggiore attivazione immunitaria, quindi il fatto che lei abbia notato questa associazione merita attenzione senza però trarre conclusioni affrettate.
Più che eliminare completamente i fermentati, spesso è utile fare un passo indietro e reintrodurli con gradualità: ad esempio non tutti i giorni, iniziando con piccole quantità e variando le fonti, osservando la propria risposta individuale. Anche il “carico totale” di istamina della giornata può fare la differenza, soprattutto se nello stesso periodo sono presenti altri alimenti ricchi di istamina o fattori predisponenti come stress, poco sonno o disturbi gastrointestinali.
Il consiglio è di evitare il “fai da te” basato solo sulle informazioni trovate online, perché il rischio è eliminare molti alimenti utili senza una reale necessità. Se i sintomi dovessero ripresentarsi o diventare frequenti, potrebbe essere utile approfondire con un professionista per valutare il quadro nel suo insieme e capire se si tratta davvero di una sensibilità all’istamina o di altro!
Buonasera,
I cibi fermentati possono essere utili in una dieta equilibrata, ma in alcune persone possono favorire sintomi compatibili con una ridotta tolleranza all’istamina, perché durante fermentazione e maturazione l’istamina tende ad aumentare; per questo gli alimenti più spesso chiamati in causa sono yogurt e kefir, crauti, kimchi, miso, tempeh, salsa di soia, aceto e alcuni formaggi stagionati.
Le controindicazioni, quindi, non riguardano tutti in modo uguale: il problema è soprattutto individuale e dipende dalla soglia di tolleranza. In presenza di disturbi come vampate, sbalzi di temperatura, cefalea, prurito, orticaria, disturbi gastrointestinali o aftosi ricorrenti dopo questi alimenti, ha senso sospendere temporaneamente i fermentati più “forti” e valutare se i sintomi si riducono.
Come alternanza pratica, in genere è preferibile non introdurre tutti i fermentati ogni giorno e non sommarli nello stesso pasto. Meglio partire con piccole quantità, scegliere un solo alimento fermentato alla volta, consumarlo 2-3 volte a settimana e osservare la risposta per alcuni giorni; se compaiono sintomi, conviene ridurre frequenza e porzione, oppure orientarsi verso alimenti più freschi e meno ricchi di istamina, che in genere risultano meglio tollerati.
Nel suo caso, visto l’episodio di aftosi e gli sbalzi di temperatura, le consiglierei di non fare esperimenti “a occhio”, ma di impostare una prova guidata con un diario alimentare e una rotazione personalizzata dei cibi fermentati e degli altri alimenti potenzialmente istamino-liberatori. Una valutazione nutrizionale può aiutare a capire la soglia individuale, distinguere un semplice eccesso di fermentati da un sospetto quadro di intolleranza all’istamina e costruire un’alimentazione varia senza rinunce inutili.
Un cordiale saluto,
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
I cibi fermentati possono essere utili in una dieta equilibrata, ma in alcune persone possono favorire sintomi compatibili con una ridotta tolleranza all’istamina, perché durante fermentazione e maturazione l’istamina tende ad aumentare; per questo gli alimenti più spesso chiamati in causa sono yogurt e kefir, crauti, kimchi, miso, tempeh, salsa di soia, aceto e alcuni formaggi stagionati.
Le controindicazioni, quindi, non riguardano tutti in modo uguale: il problema è soprattutto individuale e dipende dalla soglia di tolleranza. In presenza di disturbi come vampate, sbalzi di temperatura, cefalea, prurito, orticaria, disturbi gastrointestinali o aftosi ricorrenti dopo questi alimenti, ha senso sospendere temporaneamente i fermentati più “forti” e valutare se i sintomi si riducono.
Come alternanza pratica, in genere è preferibile non introdurre tutti i fermentati ogni giorno e non sommarli nello stesso pasto. Meglio partire con piccole quantità, scegliere un solo alimento fermentato alla volta, consumarlo 2-3 volte a settimana e osservare la risposta per alcuni giorni; se compaiono sintomi, conviene ridurre frequenza e porzione, oppure orientarsi verso alimenti più freschi e meno ricchi di istamina, che in genere risultano meglio tollerati.
Nel suo caso, visto l’episodio di aftosi e gli sbalzi di temperatura, le consiglierei di non fare esperimenti “a occhio”, ma di impostare una prova guidata con un diario alimentare e una rotazione personalizzata dei cibi fermentati e degli altri alimenti potenzialmente istamino-liberatori. Una valutazione nutrizionale può aiutare a capire la soglia individuale, distinguere un semplice eccesso di fermentati da un sospetto quadro di intolleranza all’istamina e costruire un’alimentazione varia senza rinunce inutili.
Un cordiale saluto,
Dott. Riccardo Pambira
Biologo nutrizionista
Chinesiologo delle attività motorie preventive e adattate
Buongiorno, i cibi fermentati possono essere utili per alcune persone, ma non sono sempre ben tollerati, soprattutto se introdotti rapidamente o in quantità elevate.
Molti alimenti fermentati (kefir, kombucha, crauti, formaggi stagionati, salsa di soia, ecc.) sono ricchi di istamina o possono favorirne il rilascio. In soggetti predisposti questo può associarsi a sintomi come: rossore o vampate, cefalea, disturbi gastrointestinali, prurito, afte o fastidi mucosi (più aspecifici)
Tuttavia, parlare di vera intolleranza all'istamina richiede cautela: i sintomi sono molto variabili e non esiste un test diagnostico semplice e definitivo. Cosa fare: ridurre temporaneamente la quantità di fermentati, reintrodurli gradualmente, uno alla volta, evitare di consumarne molti diversi nello stesso giorno, osservare se esiste una relazione costante tra alimento e sintomi: non è necessario consumarli quotidianamente per avere benefici.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordiali saluti
Dott. Gianluca de Franchis
Dottore in Dietologia e Dietetica Applicata a Palermo e Bagheria
Molti alimenti fermentati (kefir, kombucha, crauti, formaggi stagionati, salsa di soia, ecc.) sono ricchi di istamina o possono favorirne il rilascio. In soggetti predisposti questo può associarsi a sintomi come: rossore o vampate, cefalea, disturbi gastrointestinali, prurito, afte o fastidi mucosi (più aspecifici)
Tuttavia, parlare di vera intolleranza all'istamina richiede cautela: i sintomi sono molto variabili e non esiste un test diagnostico semplice e definitivo. Cosa fare: ridurre temporaneamente la quantità di fermentati, reintrodurli gradualmente, uno alla volta, evitare di consumarne molti diversi nello stesso giorno, osservare se esiste una relazione costante tra alimento e sintomi: non è necessario consumarli quotidianamente per avere benefici.
Resto a disposizione per eventuali chiarimenti.
Cordiali saluti
Dott. Gianluca de Franchis
Dottore in Dietologia e Dietetica Applicata a Palermo e Bagheria
Buongiorno, i cibi fermentati possono apportare benefici all'intestino ma in alcuni soggetti possono anche effettivamente aumentare l'introduzione di istamina o favorirne il rilascio.
Sintomi come vampate, sbalzi di temperatura, cefalea o tachicardia potrebbero comparire in soggetti predisposti, ma non sono sufficienti da soli a diagnosticare una vera intolleranza da istamina.
Quel che può provare a fare è: ridurre temporaneamente la frequenza e quantità dei prodotti fermentati, reintrodurli gradualmente cercando di osservare se esistono trigger specifici.
Se i sintomi dovessero ripetersi è consigliabile una valutazione allergologica per escludere anche eventuali altre cause.
Sintomi come vampate, sbalzi di temperatura, cefalea o tachicardia potrebbero comparire in soggetti predisposti, ma non sono sufficienti da soli a diagnosticare una vera intolleranza da istamina.
Quel che può provare a fare è: ridurre temporaneamente la frequenza e quantità dei prodotti fermentati, reintrodurli gradualmente cercando di osservare se esistono trigger specifici.
Se i sintomi dovessero ripetersi è consigliabile una valutazione allergologica per escludere anche eventuali altre cause.
Salve
I cibi fermentati possono avere effetti positivi sul microbiota intestinale, ma in alcune persone possono dare disturbi, soprattutto se introdotti rapidamente o in quantità elevate. Molti alimenti fermentati (come kefir, kombucha, crauti, formaggi stagionati, salsa di soia ecc.) sono infatti ricchi di istamina o possono favorirne il rilascio.
Sintomi come rossori, mal di testa, sbalzi di temperatura, gonfiore o afte non indicano automaticamente un’intolleranza all’istamina, ma possono essere un segnale da approfondire, soprattutto se associati al consumo frequente di questi alimenti.
In genere consiglio di:
introdurre i fermentati gradualmente;
variare le fonti senza consumarli tutti i giorni in grandi quantità;
osservare eventuali correlazioni tra sintomi e specifici alimenti;
evitare il “fai da te” diagnostico basato solo sulle informazioni online.
Se i sintomi persistono o si ripetono, può essere utile una valutazione professionale per capire se si tratta realmente di sensibilità all’istamina o di altro
I cibi fermentati possono avere effetti positivi sul microbiota intestinale, ma in alcune persone possono dare disturbi, soprattutto se introdotti rapidamente o in quantità elevate. Molti alimenti fermentati (come kefir, kombucha, crauti, formaggi stagionati, salsa di soia ecc.) sono infatti ricchi di istamina o possono favorirne il rilascio.
Sintomi come rossori, mal di testa, sbalzi di temperatura, gonfiore o afte non indicano automaticamente un’intolleranza all’istamina, ma possono essere un segnale da approfondire, soprattutto se associati al consumo frequente di questi alimenti.
In genere consiglio di:
introdurre i fermentati gradualmente;
variare le fonti senza consumarli tutti i giorni in grandi quantità;
osservare eventuali correlazioni tra sintomi e specifici alimenti;
evitare il “fai da te” diagnostico basato solo sulle informazioni online.
Se i sintomi persistono o si ripetono, può essere utile una valutazione professionale per capire se si tratta realmente di sensibilità all’istamina o di altro
Buongiorno, i cibi fermentati possono essere inseriti nell’alimentazione, ma non è detto che siano adatti a tutti quotidianamente o in grandi quantità, soprattutto se prima il consumo era saltuario.
Alcuni fermentati possono contenere istamina o altre amine biogene e, in persone predisposte, contribuire a sintomi come gonfiore, cefalea, rossori, prurito o disturbi gastrointestinali. Tuttavia, non è possibile attribuire con certezza i sintomi descritti all’istamina senza una valutazione adeguata.
Inoltre, molti fermentati come crauti, kimchi, miso o salsa di soia possono essere ricchi di sale, quindi è bene non eccedere con frequenza e quantità. Può essere utile anche fare attenzione al tipo di fermentato scelto: yogurt o kefir al naturale hanno caratteristiche diverse rispetto a kimchi, crauti, miso o salsa di soia. È inoltre importante leggere sempre le etichette, preferendo prodotti semplici, senza zuccheri aggiunti e con un contenuto di sale non eccessivo.
Il consiglio è di introdurli gradualmente, partendo da piccole porzioni e da un solo alimento fermentato alla volta, ad esempio 2-3 volte a settimana, valutando la tolleranza individuale.
Se i sintomi persistono o si ripresentano, è meglio confrontarsi con il medico e/o con un professionista della nutrizione, evitando eliminazioni fai da te troppo restrittive. In sintesi, i fermentati possono essere utili, ma vanno inseriti con criterio, attenzione alla quantità, alla qualità del prodotto scelto e alla risposta personale.
Alcuni fermentati possono contenere istamina o altre amine biogene e, in persone predisposte, contribuire a sintomi come gonfiore, cefalea, rossori, prurito o disturbi gastrointestinali. Tuttavia, non è possibile attribuire con certezza i sintomi descritti all’istamina senza una valutazione adeguata.
Inoltre, molti fermentati come crauti, kimchi, miso o salsa di soia possono essere ricchi di sale, quindi è bene non eccedere con frequenza e quantità. Può essere utile anche fare attenzione al tipo di fermentato scelto: yogurt o kefir al naturale hanno caratteristiche diverse rispetto a kimchi, crauti, miso o salsa di soia. È inoltre importante leggere sempre le etichette, preferendo prodotti semplici, senza zuccheri aggiunti e con un contenuto di sale non eccessivo.
Il consiglio è di introdurli gradualmente, partendo da piccole porzioni e da un solo alimento fermentato alla volta, ad esempio 2-3 volte a settimana, valutando la tolleranza individuale.
Se i sintomi persistono o si ripresentano, è meglio confrontarsi con il medico e/o con un professionista della nutrizione, evitando eliminazioni fai da te troppo restrittive. In sintesi, i fermentati possono essere utili, ma vanno inseriti con criterio, attenzione alla quantità, alla qualità del prodotto scelto e alla risposta personale.
Per evitare ulteriori episodi l'ideale sarebbe un'introduzione graduale (piccole dosi una volta alla settimana) valutando come reagisce il corpo e aumentare piano piano la frequenza fino alla dose tollerata. Per non andare in accumulo bisogna consumare un alimento fermentato al giorno e non consumare altri alimenti ricchi di istamina o istamina-liberatori.
In ogni caso visto i sintomi l'ideale sarebbe farsi seguire da un professionista specializzato, inoltre consiglio di eseguire degli esami specifici per verificare se è presente una disbiosi intestinale / SIBO.
In ogni caso visto i sintomi l'ideale sarebbe farsi seguire da un professionista specializzato, inoltre consiglio di eseguire degli esami specifici per verificare se è presente una disbiosi intestinale / SIBO.
Buonasera,
i cibi fermentati possono essere un’aggiunta interessante all’alimentazione, ma non è detto che siano ben tollerati da tutti. Alcuni di questi alimenti contengono quantità variabili di istamina e, nei soggetti più sensibili, possono contribuire alla comparsa di sintomi come mal di testa, rossori, disturbi gastrointestinali o altri sintomi aspecifici.
Detto questo, collegare con certezza sbalzi di temperatura o afte all’assunzione di cibi fermentati non è semplice, soprattutto sulla base di un singolo episodio.
In genere consiglio di introdurre questi alimenti gradualmente e in piccole quantità, osservando la propria tolleranza individuale, piuttosto che consumarne grandi quantità tutti i giorni. Se nota una relazione costante tra l’assunzione e la comparsa dei sintomi, può essere utile approfondire la questione con il medico o con uno specialista.
i cibi fermentati possono essere un’aggiunta interessante all’alimentazione, ma non è detto che siano ben tollerati da tutti. Alcuni di questi alimenti contengono quantità variabili di istamina e, nei soggetti più sensibili, possono contribuire alla comparsa di sintomi come mal di testa, rossori, disturbi gastrointestinali o altri sintomi aspecifici.
Detto questo, collegare con certezza sbalzi di temperatura o afte all’assunzione di cibi fermentati non è semplice, soprattutto sulla base di un singolo episodio.
In genere consiglio di introdurre questi alimenti gradualmente e in piccole quantità, osservando la propria tolleranza individuale, piuttosto che consumarne grandi quantità tutti i giorni. Se nota una relazione costante tra l’assunzione e la comparsa dei sintomi, può essere utile approfondire la questione con il medico o con uno specialista.
Salve, i cibi fermentati possono rientrare in un’alimentazione equilibrata, ma non sono indispensabili e non tutti li tollerano bene, soprattutto se introdotti tutti i giorni o in quantità elevate.
Alcuni fermentati possono contenere quantità variabili di istamina o altre sostanze che, in persone sensibili, possono favorire sintomi come gonfiore, mal di testa, fastidi gastrointestinali o altri disturbi. Tuttavia non si può parlare di intolleranza all’istamina solo da questi episodi: servirebbe una valutazione più completa.
Le consiglierei di sospenderli per qualche giorno e poi reintrodurli gradualmente, uno alla volta, in piccole quantità e non necessariamente tutti i giorni, osservando la risposta del corpo. Se i sintomi si ripetono o compaiono manifestazioni importanti, è opportuno parlarne con il medico.
Cordiali saluti,
Dott. Gabriel Russo – Dietista
Alcuni fermentati possono contenere quantità variabili di istamina o altre sostanze che, in persone sensibili, possono favorire sintomi come gonfiore, mal di testa, fastidi gastrointestinali o altri disturbi. Tuttavia non si può parlare di intolleranza all’istamina solo da questi episodi: servirebbe una valutazione più completa.
Le consiglierei di sospenderli per qualche giorno e poi reintrodurli gradualmente, uno alla volta, in piccole quantità e non necessariamente tutti i giorni, osservando la risposta del corpo. Se i sintomi si ripetono o compaiono manifestazioni importanti, è opportuno parlarne con il medico.
Cordiali saluti,
Dott. Gabriel Russo – Dietista
Salve, la reintroduzione può essere distribuita ad esempio un alimento che contiene istamina o rilascia istamina ogni 48 ore in modo da non fare accumulo, quindi ad esempio un alimento il lunedì, mercoledì e venerdì; senza caricare troppo e in piccole quantitativi per capire il livello di tollerabilità
Buongiorno,
i cibi fermentati, di per sè sono consigliati e benefici per la salute intestinale ma, anche se non presentasse patologie o allergie, l'introduzione di questi alimenti andrebbe fatta gradualmente poichè il microbiota intestinale deve adeguarsi.
Nel caso in cui siano presenti alcuni tipi di patologie o allergie, non sempre gli alimenti fermentati sono consigliati proprio per l'alto contenuto in istamina. Dal momento che ha riportato sintomatologie (anche se non è certo che dipenda dagli alimenti fermentati), potrebbe inserire gradualmente questi alimenti nei suoi pasti ma, nel caso in cui notasse che i sintomi dovessero persistere, indagherei per capire se sia presente istaminosi (in questo caso, gli alimenti fermentati sarebbero da limitare al minimo o evitare).
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Riminucci
i cibi fermentati, di per sè sono consigliati e benefici per la salute intestinale ma, anche se non presentasse patologie o allergie, l'introduzione di questi alimenti andrebbe fatta gradualmente poichè il microbiota intestinale deve adeguarsi.
Nel caso in cui siano presenti alcuni tipi di patologie o allergie, non sempre gli alimenti fermentati sono consigliati proprio per l'alto contenuto in istamina. Dal momento che ha riportato sintomatologie (anche se non è certo che dipenda dagli alimenti fermentati), potrebbe inserire gradualmente questi alimenti nei suoi pasti ma, nel caso in cui notasse che i sintomi dovessero persistere, indagherei per capire se sia presente istaminosi (in questo caso, gli alimenti fermentati sarebbero da limitare al minimo o evitare).
Cordiali saluti,
Dott.ssa Simona Riminucci
In effetti i cibi fermentati, a fronte di numerosi benefici che derivano dal loro uso, presentano però alcune controindicazioni relative a casi specifici. Uno di questi è l'alto contenuto di istamina, che deriva dalla degradazione fermentativa dell'aminoacido istidina. In persone particolarmente sensibili all'istamina (emicranie, allergie, infiammazioni croniche subcliniche, ecc) questo può essere un problema. E comunque un'altra ammina, la tiramina, è presente in quantità nei cibi fermentati, ed è controindicata per chi assume farmaci antidepressivi IMAO, in quanto la tiramina ne inibisce l'azione.
Un'altra controindicazione è legata alla notevole presenza in questi alimenti di carboidrati a corta catena (FODMAP) i quali in soggetti predisposti possono interagire negativamente sulla flora batterica intestinale, il microbiota, provocando crampi e imponente meteorismo. Spesso questa controindicazione riguarda persone la cui alimentazione è troppo ricca di carboidrati amidacei, ovvero farinacei.
Un altro parametro che può diventare critico in certi casi è la notevole presenza di batteri vivi in questi alimenti. Ciò ha effetti benefici, ma in certi pazienti con problemi intestinali, questo aumento di batteri vivi nel tenue può alterare la flora batterica normale creando uno stato di disbiosi (SIBO), cui consegue aumento della produzione di gas che resta intrappolato nel tenue e provoca gonfiori addominali molto fastidiosi e dolorosi.
Per chi invece soffre di gastriti, ulcere o reflusso gastro-esofageo, questi alimenti solitamente piuttosto ricchi di acidi, potrebbe esserci una recrudescenza dei sintomi.
Nel suo caso direi che ci sono segnali di scarsa tolleranza di questi alimenti; probabilmente potrebbe continuare ad usarli sporadicamente come faceva prima, o magari usare quelli che le sembra tollerare meglio.
Un'altra controindicazione è legata alla notevole presenza in questi alimenti di carboidrati a corta catena (FODMAP) i quali in soggetti predisposti possono interagire negativamente sulla flora batterica intestinale, il microbiota, provocando crampi e imponente meteorismo. Spesso questa controindicazione riguarda persone la cui alimentazione è troppo ricca di carboidrati amidacei, ovvero farinacei.
Un altro parametro che può diventare critico in certi casi è la notevole presenza di batteri vivi in questi alimenti. Ciò ha effetti benefici, ma in certi pazienti con problemi intestinali, questo aumento di batteri vivi nel tenue può alterare la flora batterica normale creando uno stato di disbiosi (SIBO), cui consegue aumento della produzione di gas che resta intrappolato nel tenue e provoca gonfiori addominali molto fastidiosi e dolorosi.
Per chi invece soffre di gastriti, ulcere o reflusso gastro-esofageo, questi alimenti solitamente piuttosto ricchi di acidi, potrebbe esserci una recrudescenza dei sintomi.
Nel suo caso direi che ci sono segnali di scarsa tolleranza di questi alimenti; probabilmente potrebbe continuare ad usarli sporadicamente come faceva prima, o magari usare quelli che le sembra tollerare meglio.
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