Salve, sono una ragazza di 22 anni recentemente, grazie all’aiuto del mio ragazzo che mi ha aperto g

24 risposte
Salve, sono una ragazza di 22 anni recentemente, grazie all’aiuto del mio ragazzo che mi ha aperto gli occhi sul mio carattere, mi rendo conto di avere degli atteggiamenti del tutto scorretti dei confronti delle persone, specialmente quelli più stretti a me (come la famiglia o il mio ragazzo).
Assumo costantemente un atteggiamento scontroso, specialmente a casa nella mia routine, come se avessi sempre il “broncio”, e quando avviene una piccola, cosa, anche la più banale, che mi irrita rispondo subito male (a volte anche sminuendo l’altra persona).
Ho sempre avuto un carattere forte, però mi rendo conto che col tempo questo modo di fare così duro e freddo è diventato parte della mia routine assumendo costantemente il controllo nel quotidiano, giustamente mi rendo conto che questo ferisce chi mi circonda e ogni volta provo a trattenermi ma senza risultati.
(Es: il mio ragazzo non ricorda mai le strade della nostra città, e a me questa cosa infastidisce e ogni volta prendo questa cosa esageratamente e tendo a sminuirlo senza ragione).
Nel momento in cui avviene non ci faccio caso, per me è normale, poi quando me lo fanno presente realizzo e mi mortifico.
È come se fossi costantemente nervosa, arrabbiata e fredda, in aggiunta a ciò tendo ad essere come affettuosa di mio, non esprimo mai i miei sentimenti e questo mi rende sempre più gelida esternamente ma anche internamente.
Mi sento una mina pronta ad esplodere.
Dott.ssa Beatrice Verzeletti
Psicologo, Psicologo clinico, Professional counselor
Curno
Buongiorno, sarebbe opportuno approfondire la situazione che descrive partendo da come lei si sente nei vari contesti che si trova a vivere, come sperimenta e affronta le diverse situazioni di vita, quali sono le modalità in cui si rapporta con l'altro e se queste cambiano a seconda dei vari fattori interni ed esterni che intervengono (come si sente nella relazione con l'altro, come percepisce il comportamento dell'altro nei suoi confronti, quali emozioni prova prima-durante-dopo verso sé stessa e verso gli altri, quali sono le situazioni in cui si "attiva" maggiormente e molti altri elementi importanti). Il fatto di mettersi in discussione, riportando il desiderio di essere più consapevole di queste situazioni, è già un ottimo punto di partenza che la potrà aiutare se deciderà di intraprendere un percorso di supporto che le permetta di far emergere il suo sentire, gestendo in maniera più efficace e serena per lei l'interazione con l'altro, migliorando anche la sua qualità di vita e il grado di soddisfazione personale. Se dovesse decidere di intraprendere un percorso di questo tipo, io sono a disposizione!

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Dott.ssa Nicole Crivaro
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
cara, 22 anni sono una bella età, l'età in cui ci si muove sempre di più nel mondo con maggiore consapevolezza di esso e di come noi funzioniamo, di come comportiamo nelle relazioni e di cosa conta davvero per noi nella vita. e anche degli aspetti di noi che non ci piacciono per le conseguenze cha hanno su di noi e sulle relazioni per noi importanti.
Dal tuo racconto emerge una voglia di cambiamento.. trattenersi dal mettere in atto un comportamento che sì non ci piace ma che è automatico, immediato, e scatta come una molla nelle relazioni, non è una strada ancora percorribile. Questa capacità verrà dopo. Bisogna fare un pezzetto prima, fondamentale per lavorare in questa direzione.

E' il pezzo della consapevolezza che tu attualmente hai, anche grazie al tuo ragazzo che ti ha fatto notare questo tuo comportamento- spero nei modi e tempi giusti per te, sempre con rispetto.
Il fatto che tu stia acquisendo questa consapevolezza non è scontato, anzi! Denota capacità di mettersi in discussione, riflettere su di sè, e notare quali sono le situazioni che più ci fanno arrabbiare, innervosire. Rappresenta una grande opportunità e una ottima base da cui partire per iniziare un percorso psicologico.
Evidentemente, questa modalità che ti rendi conto di mettere in atto nelle relazioni è l'unica che conosci, che hai appreso sin da piccola, o che hai imparato da qualcuno.. ma sai anche che ti è servita per andare avanti nel tuo contesto di vita, familiare e non. Hai imparato che funziona e continui a usarla in automatico.
Il fatto che tu rifletta su come ti comporti ti perfette di fermarti, guardare cosa ti succede, quando ti succede, e poi decidere come comportanti in modo diverso se questo modo brusco e freddo non ti piace.

Una modalità di questo tipo si può certamente modificare, ma richiede tempo. è stata utilizzata per tanti anni, e ci vuole tempo perchè si capisca come disinnescare questa mina. ci vuole pazienza, e fiducia.

Ti auguro di trovare il professionista più compatibile con te, in bocca al lupo e buon lavoro! Ne varrà la pena, fidati. e affidati alla persona giusta per te
Dott.ssa Chiara Arapi
Psicologo, Psicologo clinico
Teramo
Salve,
la ringrazio per aver condiviso con tanta onestà e profondità ciò che sta vivendo. Le sue parole restituiscono una grande capacità di riflessione e un desiderio autentico di comprendere meglio se stessa e il proprio modo di stare in relazione con gli altri.
Quello che descrive (l’irritabilità costante, la difficoltà a trattenere reazioni brusche, il senso di colpa che arriva solo dopo) può diventare molto faticoso da sostenere, sia per sé che per chi le sta vicino. Ma è importante sottolineare che dietro questi comportamenti non c’è una mancanza di sensibilità, quanto piuttosto una tensione interiore che sembra essere presente da tempo e che forse non ha ancora trovato uno spazio per essere compresa ed elaborata.
Spesso, quando ci si accorge di assumere atteggiamenti duri o freddi soprattutto con le persone più vicine, può esserci dentro una parte che fatica ad affidarsi, a mostrarsi vulnerabile o ad abbassare le difese. È come se si vivesse in un costante stato di allerta, che prende il sopravvento nei gesti e nelle parole prima ancora che ci si possa fermare a riflettere.
Il fatto che lei riconosca tutto questo, che ne sia dispiaciuta, che si interroghi e voglia cambiare, è già un segnale molto importante. È il primo passo verso una trasformazione più profonda. Ma, come lei stessa ha intuito, trattenersi razionalmente non è sempre sufficiente: spesso serve uno spazio più ampio e accogliente in cui poter dare un nome e un senso a quello che si prova.
In tal senso, potrebbe essere molto utile iniziare un percorso di supporto psicologico, in cui esplorare con calma e rispetto le sue emozioni, i pensieri ricorrenti, le abitudini che si sono consolidate nel tempo. L’obiettivo non è “correggersi”, ma comprendersi meglio, imparare a riconoscere cosa accade dentro di sé prima che si manifesti fuori, e trovare modi nuovi, più autentici e meno dolorosi, per stare nelle relazioni.

Si dia tempo, si tratti con gentilezza. Ciò che oggi le crea sofferenza può diventare la porta d’ingresso per una nuova consapevolezza, più profonda e più libera.
Un caro saluto.
Dott.ssa Valentina Perlongo
Psicologo, Psicologo clinico
Carmignano
salve, comprendo la tua difficoltà nel gestire questi spiacevoli sentimenti nei tuoi riguardi. Immagino che questi vissuti di rabbia e irritabilità incidano molto sulla tua vita, non solo nei rapporti con gli altri, ma anche con l'idea che ti stai costruendo di te stessa. Sembri alternare momenti di alta frustrazione e scatti d'ira a momenti di rammarico e disagio. Potresti lavorare su ciò che ha scatenato questa tua rabbia..quando è cominciata? puoi legarla ad un evento specifico? Spero che tu possa trovare la tua strada e una persona/professionista che ti supporti in questo tuo percorso. Cerca di non esplodere nel frattempo, ma datti spesso dei piccoli momenti di sfogo tutto per te, che sia pianto, attività fisica, qualcosa che riesca a liberare un pò il peso che senti.
Dott.ssa Francesca Coretti
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Milano
Buongiorno,
questa sua sensazione di sentirsi "una mina pronta ad esplodere" suggerisce un insieme di emozioni che beneficerebbero di uno spazio adeguato per essere comprese ed elaborate. Potrebbe essere utile esplorare le radici di questa irritabilità costante e della difficoltà nell'esprimere sentimenti positivi. Le consiglierei di rivolgersi a un professionista per comprendere cosa alimenta queste reazioni.
Un cordiale saluto
Francesca Coretti
Dott.ssa Francesca Lupo
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
Buonasera, grazie per il messaggio.
Ho capito, ciò di cui parla sembrerebbe farla sentire in un modo piuttosto negativo e si sta rendendo conto che non sia più funzionale, né per sé e né per chi le sta accanto.
Può essere che stia arrivando una fase in cui si senta di dover chiarire degli aspetti di sé. In questo modo potrebbe individuare strategie adeguate e che le permettano di avere anche un'adeguata gestione della sua sfera emotiva, aspetto molto importante sia dal punto di vista personale che interpersonale.
A volte, come nel suo caso, ciò che abbiamo messo in atto, fino ad un certo punto, si rivela non più adeguato ed è necessario rintracciare metodi utili e più funzionali.
Grazie ancora, resto a disposizione.
Buona serata e buon tempo.
Dott.ssa Silvia Parisi
Psicoterapeuta, Psicologo, Sessuologo
Torino
Cara ragazza,

innanzitutto, voglio dirti che è già un grande passo quello che hai fatto: osservare te stessa con sincerità, accogliere le parole di chi ti è vicino e metterti in discussione richiede coraggio, maturità e sensibilità.

Ciò che descrivi – questo senso di freddezza, nervosismo costante, la difficoltà a gestire le emozioni e la tendenza a reagire in modo impulsivo e sminuente – potrebbe avere radici più profonde, spesso legate a esperienze passate, al modello di relazione appreso o a strategie di difesa che si sono consolidate nel tempo per proteggerti, magari inconsapevolmente. A volte, infatti, atteggiamenti come il broncio costante, la rabbia trattenuta, l'irritazione per piccole cose o la difficoltà ad essere affettuosi non sono semplicemente "caratteriali", ma rappresentano modalità con cui la nostra mente cerca di affrontare emozioni complesse come la paura del rifiuto, la vulnerabilità, l’insicurezza, o il bisogno di controllo.

Il fatto che tu riesca a riconoscere questi comportamenti, che ti dispiaccia far soffrire le persone che ami e che tu voglia cambiare, è un punto di partenza preziosissimo. Ma spesso, da soli, è difficile riuscire a rompere questi schemi, anche quando si è ben consapevoli della loro esistenza.

Per questo motivo, sarebbe davvero utile e consigliato intraprendere un percorso con uno specialista: uno spazio sicuro e non giudicante in cui esplorare ciò che senti, capirne le origini e imparare a esprimere le tue emozioni in modo sano e costruttivo. Il cambiamento è possibile, e meriti di vivere relazioni più serene e appaganti, a partire da quella con te stessa.

DOTTORESSA SILVIA PARISI
PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SESSUOLOGA
Buongiorno, porta una tematica interessante e anche piuttosto diffusa. Nei momenti in cui lei sente, oppure gli altri le fanno notare, che le sue reazioni sono spropositate rispetto alla situazione che le scaturisce, è molto probabile che lei stia in realtà reagendo a qualcosa di molto più profondo. Probabilmente da qualche parte c'è un bisogno importante che non è corrisposto. Ad esempio, una persona stanca di essere sempre autonoma e su cui tutti fanno affidamento, potrebbe notevolmente arrabbiarsi davanti al proprio partner che non ricorda le strade: potrebbe essere letta come un'ulteriore conferma che nelle relazioni non ci si può appoggiare e affidare, quando magari si desidera tanto farlo con il proprio ragazzo.
Sono esempi casuali che mi vengono in mente, ovviamente non riferiti alla sua situazione specifica, non conoscendola. Ma spero la possano aiutare a comprendere cosa intendo dicendo che possono essere reazioni legate a qualcosa di più profondo e non solo la semplice circostanza.
Può provare a rileggere il nervosismo, la rabbia e la freddezza che sente in certi momenti in quest'ottica. Questo è molto spesso il lavoro che si fa con uno psicologo: ridare significato a reazioni a prima vista molto casuali e di difficile comprensione.
Mi auguro che possa prendere contatto con i suoi bisogni profondi e sentirsi un po' meno mina esplosiva. Un caro saluto

Dott.ssa Antonella Bellanzon
Psicologo, Psicologo clinico
Massa
Il fatto che tu ti renda conto degli atteggiamenti sbagliati, che tu voglia migliorare, e che tu provi dispiacere per come ferisci gli altri è davvero importante. Chi è davvero “freddo” o “cattivo” non si pone nemmeno questi problemi. Il tuo cuore, anche se adesso ti sembra chiuso, in realtà sta urlando di voler cambiare.
Quando dici “è diventato parte della mia routine”, è molto significativo. Sembra che tu abbia sviluppato una sorta di “pilota automatico emotivo” che scatta senza che tu riesca a controllarlo. Questo succede spesso a chi è cresciuto in ambienti dove magari la durezza, l’auto-protezione o l’irritazione erano risposte “normali” alle difficoltà. Non so se è il tuo caso, ma queste modalità si imparano, si ripetono, e a un certo punto diventano quasi invisibili finché qualcuno, come il tuo ragazzo, ce le fa notare.
Considera un percorso psicologico. Davvero, anche poche sedute con una persona esperta possono fare una differenza enorme. Non perché tu sia “rotta” da aggiustare, ma perché meriti di capire da dove arriva questo tuo dolore sotto la rabbia, e come liberartene piano piano.
Se vuoi, possiamo lavorarci insieme, posso aiutarti a esplorare meglio le emozioni, suggerirti esercizi pratici, o semplicemente ascoltarti quando hai bisogno di sfogarti
Dott.ssa Antonella Bellanzon
Dott.ssa Sara Verdoliva
Psicologo, Psicologo clinico
Caserta
Ciao, grazie per esserti raccontata.
Riconoscere certi meccanismi, soprattutto quando sono radicati e fanno parte della nostra quotidianità, non è affatto semplice. Hai mostrato una forte empatia nel renderti conto di come alcuni tuoi atteggiamenti possano ferire chi ti sta vicino, pur non rispecchiando fino in fondo ciò che provi realmente. È come se ti fossi costruita una corazza che, da un lato, ti protegge, ma dall’altro rischia di tenerti a distanza dagli altri e anche da te stessa. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a esplorare l’origine di queste reazioni, le emozioni che le attivano, e a trovare modalità nuove e più funzionali per gestirle. Tempo e pazienza sono aspetti fondamentali, ma con il giusto supporto il cambiamento è possibile. La motivazione che stai già mostrando è un ottimo punto di partenza per intraprendere questo percorso.
Dott.ssa Teresa Schillaci
Psicologo, Psicologo clinico
Catania
Carissima,
sembra che lei stia già facendo un bel percorso di consapevolezza. A 22 anni non è scontato sapersi mettere così in gioco. Grazie per aver condiviso tutto ciò!
Queste sue emozioni che la fanno sentire come se stesse per esplodere in ogni momento, indicano che probabilmente hanno bisogno di ascolto. Ciò che mi arriva da queste sue parole è questo profondo bisogno, come se facendosi sentire in maniera così forte, lei possa meglio ascoltarle. Mi permetto di descriverglielo in altre parole: è come se ci fosse un tappo che comprime tutte queste sue emozioni e in questo modo la pressione si fa sempre più forte e il rischio è che esplodano (forse lei stessa non sa in che modo potrebbero farlo e questo potrebbe portarla a cercare di assumere maggior controllo). Scendendo ancora più in un esempio pratico: come se avesse una bottiglia di coca-cola chiusa e la agitasse (in questo caso, lei sarebbe la bottiglia di coca-cola - scusi il paragone -, le emozioni sarebbero la coca-cola e ciò che la agita sono le esperienze interne ed esterne). Il rischio che ne deriva, immagina bene quale sia.
Esempi a parte, quando non ascoltiamo adeguatamente le nostre emozioni e i nostri sentimenti, succede che questi "urlano" sempre più forte per farsi ascoltare. Come fanno ad urlare? Intensificandosi sempre più.
Se un bambino piccolo ha fame e il genitore non lo comprende ai primi segnali, il bambino piange, urla.. per farsi sentire. Allo stesso modo, un semplice sentirsi in disaccordo, o non ascoltati, alla lunga può trasformarsi in grande fastidio e irritabilità nei confronti dell'altro. Quando abbiamo un particolare bisogno o ci aspettiamo qualcosa da chi abbiamo accanto e non sembra essere compreso e accolto, possiamo indisporci e mettere in atto dei comportamenti che servono a proteggere la nostra parte fragile e ferita.
Questo avviene mettendo distanza dagli altri, in particolare molto spesso dalla nostra famiglia, da chi viviamo nel quotidiano, dalle persone con cui abbiamo più confidenza e che amiamo di più.
Alla fine ci rendiamo conto che tutto ciò fa male. Quando mettiamo dei muri e ci mettiamo sulla difensiva nei confronti di chi amiamo, ci isoliamo e soffriamo.
Nonostante sia un modo che adottiamo istintivamente per proteggerci, questo non lo esula dalla sofferenza. Lì per lì scegliamo ciò che può apparentemente ferire di meno; una questione di costi-benefici automatica. Tuttavia, poi, la consapevolezza di aver ferito chi non avremmo voluto ferire, può gravare sul nostro sentire, nonostante i nostri validi bisogni e motivazioni che ci hanno spinto a farlo.
Ciò che posso consigliarle è di parlare. Trovi un suo modo di parlare di ciò che sente alle persone a lei vicine. Quando sta per chiudersi, si fermi un attimo per riflettere sulle sue sensazioni, sul suo sentire, sui suoi bisogni e sulle possibili alternative che può mettere in atto, in una posizione di apertura. Il dialogo è molto importante è può creare quei ponti, quelle connessioni che ci liberano dalla sofferenza e ci permettono di comprendere meglio noi stessi e gli altri.
Mi vengono in mente tante cose, ma sarebbe un discorso troppo lungo da fare qui.

Resto a disposizione nel caso in cui abbia desiderio di parlarne e le consiglio, a prescindere da chi scelga, di tenere in considerazione l'idea di intraprendere un percorso psicologico che possa sostenerla in questo suo desiderio di maggiore consapevolezza e migliore relazionalità, e che possa supportarla in questa esplorazione. Che possa essere un magnifico viaggio all'interno del suo mondo interiore.

Le auguro ogni bene!
Dott.ssa Teresa Schillaci
Dott.ssa Rossella Carrara
Psicologo, Psicologo clinico
Bergamo
Buongiorno, le consiglio un percorso psicologico che l'aiuti a capire le origini della sua rabbia, per poterla guidi trattare. Cordiali saluti.
Carissima, a volte quando non siamo molto in contatto con le nostre emozioni loro prendono il sopravvento se non le sappiamo riconoscere e gestire quando compaiono. Le emozioni però sono molto importanti, ciascuna di essa quando arriva ci porta un messaggio per questo è importante imparare ad ascoltarle e comprendere ciò che ci stanno dicendo. A volte delle emozioni del passato possono riemergere in situazioni o in modi che noi non ci aspettiamo, se non sono state bene elaborate. Prova ad andare a fondo di quella rabbia o nervosismo, prova a vedere quale parte di te tocca per accenderti cosi e cerca di comprenderlo.
Un abbraccio
Dott. Andrea Boggero
Psicologo, Psicologo clinico
Genova
La ringrazio per essersi aperta con tanta sincerità. Le sue parole esprimono una consapevolezza preziosa e, soprattutto, una volontà autentica di cambiare, che è il primo e più importante passo in un percorso di crescita personale. Non è facile ammettere che certi atteggiamenti possono ferire gli altri, così come non è semplice affrontare le parti di sé che fanno più fatica a venire comprese o regolate. Eppure, proprio questo suo riconoscere, questo suo “vedersi”, è già un segno di forza e maturità. Ciò che descrive può essere il risultato di schemi comportamentali che, nel tempo, si sono rafforzati fino a diventare automatici. In un’ottica cognitivo-comportamentale, ci concentriamo molto su come pensieri, emozioni e comportamenti siano connessi. Il suo atteggiamento scontroso o distaccato, per esempio, potrebbe essere alimentato da pensieri rigidi o da aspettative elevate, sia verso sé stessa che verso gli altri. Quando questi pensieri vengono attivati (magari da una piccola frustrazione o da un evento che contrasta con le sue aspettative) è possibile che emergano irritazione, rabbia o impazienza. Queste emozioni, se non riconosciute in tempo, possono portare a reazioni impulsive, come risposte dure, sminuenti o fredde. Il fatto che lei dica “nel momento non me ne accorgo” è assolutamente comprensibile. Le reazioni impulsive hanno spesso questa caratteristica: sono rapide, automatiche e ci sembrano giustificate, finché non ci fermiamo a rifletterci a mente lucida. La buona notizia è che, con un lavoro mirato, è possibile imparare a “intercettare” questi automatismi, a riconoscerli sul nascere e a sostituirli con modalità di risposta più consapevoli e funzionali. La sensazione di “essere una mina pronta a esplodere” merita ascolto. Spesso questo stato di tensione costante può derivare da un accumulo di emozioni non espresse o non elaborate, come frustrazione, rabbia, senso di inadeguatezza o anche solo stanchezza mentale. Lei accenna anche a una certa difficoltà nell’esprimere affetto o emozioni positive, che potrebbe essere collegata a un’abitudine a “trattenere” per non mostrarsi vulnerabile o per mantenere il controllo. In realtà, la vera forza non sta nel chiudersi, ma nel permettersi di essere autentici e vicini, anche nei momenti più difficili. In terapia cognitivo-comportamentale, si lavora proprio su questi aspetti: si impara a riconoscere i pensieri automatici che alimentano certi comportamenti, si esplorano le emozioni sottostanti e si costruiscono strategie pratiche per affrontare le situazioni in modo più equilibrato. Ad esempio, tecniche di regolazione emotiva, assertività o mindfulness possono essere molto utili per prendere consapevolezza del proprio stato interno prima che diventi esplosivo, e per imparare a comunicare in modo più efficace e rispettoso dei propri bisogni e di quelli degli altri. Lei sta già facendo qualcosa di molto importante: osservare sé stessa con onestà e desiderare un cambiamento non per obbligo, ma perché si rende conto dell’impatto che ha sulle persone che ama e su sé stessa. Il suo desiderio di non ferire, di migliorare, di non vivere più come “gelida esternamente ma anche internamente”, è profondamente umano e rappresenta un punto di partenza su cui si può costruire un percorso molto significativo. Non si giudichi con durezza. Il cambiamento richiede tempo, pazienza e (soprattutto) gentilezza verso sé stessi. Merita di vivere relazioni più serene, e soprattutto di sentirsi bene con la persona che è, in tutte le sue sfumature, anche quelle che oggi la fanno soffrire. Resto a disposizione. Dott. Andrea Boggero
Dott.ssa Ambra Bottari
Psicologo, Psicologo clinico
Milano
Capisco che ti senta intrappolata in un ciclo di nervosismo e reazioni scontrose, soprattutto con le persone a te più vicine. Questo comportamento può derivare da una difficoltà a gestire lo stress o le emozioni, e il fatto che tu te ne renda conto è un primo passo importante. È normale che, quando ci sentiamo sopraffatti o in difesa, reagiamo in modo automatico senza riflettere. Un percorso psicologico potrebbe aiutarti a esplorare queste dinamiche e a trovare modi più sani per esprimere te stessa e gestire le frustrazioni. Lavorare su questi aspetti potrebbe anche portarti a sentirti più serena e a migliorare la tua relazione con gli altri.
Dott.ssa Lavinia Stefanini
Psicologo, Psicologo clinico
Roma
Buongiorno, la consapevolezza di aspetti di sé che ci feriscono o feriscono gli altri, determinando in noi disagio per la difficoltà nel modificarli, è un punto di partenza fondamentale. Questo apre alla possibilità di chiedere aiuto ad una figura esterna, in particolare penso che iniziare un percorso psicologico possa aiutare enormemente proprio per lavorare sulla modifica di aspetti di sé che non piacciono o non fanno stare bene.
Da come scrive lei, prova sentimenti negativi come il sentirsi sempre nervosa, arrabbiata e fredda, "una mina pronta ad esplodere", proprio per questo il mio consiglio è proprio quello di valutare la possibilità di iniziare un percorso psicologico che possa aiutarla a non sentirsi più in questo modo.
Resto a disposizione, le auguro una buona giornata
Hai imparato, nel tempo, a costruirti delle difese per sentirti protetta, per avere il controllo e non farti troppo male. È come se avessi creato una specie di “corazza” per affrontare il mondo. Ma ora inizi a renderti conto che quel modo di fare, che un tempo ti serviva, sta iniziando a pesarti… e a compromettere le relazioni più importanti per te.
Questi comportamenti non definiscono chi sei nel profondo. Sono schemi che hai assorbito, forse per affrontare ferite, delusioni o mancanze che ti hanno segnata. A volte si impara che “se resto fredda o dura, nessuno potrà ferirmi davvero”. E quel meccanismo continua a funzionare anche quando non serve più, quando magari ci sarebbe spazio per qualcosa di più autentico e morbido.
Quello che senti, quella tensione costante, quel senso di nervosismo e quella rabbia che ti porti dentro… non sono strani o incomprensibili. Possono essere segnali di uno stress emotivo cronicizzato, o di un sistema nervoso che è rimasto troppo a lungo in stato d’allerta. In queste condizioni, anche un piccolo evento può scatenare reazioni forti e sproporzionate.
Ti propongo un piccolo esercizio: nei prossimi giorni, prova a cogliere il momento in cui il fastidio inizia a salire, anche solo leggermente. E lì, senza giudicarti, fermati un secondo e nota mentalmente: “Ok, sto iniziando a innervosirmi. Sento il fastidio crescere. Non ho ancora risposto, ma lo sento dentro.”
Anche se sembra una cosa semplice, questo passaggio può aiutarti a prendere consapevolezza prima che la reazione prenda il sopravvento.
Dopo, se ti va, puoi appuntarti cosa è successo: cosa ti ha fatto scattare? Come hai reagito? Come ti sei sentita subito dopo? A rileggerlo, magari dopo qualche giorno, potresti iniziare a notare delle ricorrenze, dei fili comuni… magari legati a insicurezze, a bisogni non ascoltati, o a vecchie ferite.
E infine: se senti che da sola fai fatica a gestire tutto questo, una psicoterapia può essere un alleato prezioso. Ti aiuta a capire da dove nascono certi meccanismi e ti accompagna, passo dopo passo, a costruire un modo nuovo, più vero, di stare con gli altri e con te stessa. Il cambiamento che desideri parte da lì, e non devi farlo da sola.
Dott. Niccolò Orsi Bandini
Psicologo, Psicologo clinico
Bologna
Gentile utente, la ringrazio per aver condiviso la sua esperienza e suoi dubbi.
gestire le nostre emozioni e farle fluire non è sempre facile, in particolare l'irritazione e la rabbia spesso ci spaventano, cerchiamo di sopprimerle e finiamo in un circolo vizioso di scoppi incontrollati e sensi di colpa.
La voglio rassicurare sul fatto che anche queste emozioni sono parte di noi, non sono "sbagliate" e si presentano per un motivo, non accettarsi può però, nel tempo, portare a vergognarsi di sè stessi e pensare che si ha un brutto carattere o si è "scontrosi" senza motivo, distanziandosi dal proprio sentire e sentendosi costantemente attaccati.
E' molto positivo che lei riesca ad avere un rapporto costruttivo col suo ragazzo, è sempre importante avere persone nella propria vita che possano aiutarci a prendere visione del nostro mondo interiore con pazienza e comprensione.

Potrebbe valutare di confrontarsi con un professionista che la aiuti ad esplorare le radici di questa sua problematica, in un ambiente che le permetta di aprirsi coi suoi tempi e senza giudizio. Sta già dimostrando molto coraggio e consapevolezza nel condividere quello che prova, che è il primo passo per un cambiamento che la porti ad essere più soddisfatta di sè stessa e delle sue relazioni.
Un caro saluto, dott. Niccolò Orsi Bandini.
Dott.ssa Benedetta Marra
Psicologo, Psicologo clinico
Firenze
Ciao! Mi incuriosisce molto la tua metafora della mina pronta ad esplodere...
Le situazioni che descrivi sono complesse e non sarebbe esaustiva una risposta di poche righe, mi viene da rimandarti una riflessione: sotto la rabbia "esplosiva" c'è sempre paura e/o tristezza, e la rabbia è un modo reattivo per non stare in contatto con queste emozioni. Se ti fermi un attimo a ripensare all'esempio del tuo ragazzo che non ricorda le strade, cos'è che ti spaventa e/o ti rattrista?
Dott. Francesco Damiano Logiudice
Psicologo, Psicoterapeuta, Psicologo clinico
Roma
Salve, mi spiace molto per la situazione che descrive poichè comprendo il disagio che può sperimentare e quanto sia impattante sulla sua vita quotidiana. Ritengo fondamentale che lei possa richiedere un consulto psicologico al fine di esplorare la situazione con ulteriori dettagli, elaborare pensieri e vissuti emotivi connessi e trovare strategie utili per fronteggiare i momenti particolarmente problematici onde evitare che la situazione possa irrigidirsi ulteriormente.
Credo che un consulto con un terapeuta cognitivo comportamentale possa aiutarla ad identificare quei pensieri rigidi, disfunzionali e maladattivi che le impediscono il benessere desiderato mantenendo la sofferenza in atto e possa soprattutto aiutarla a parlare con se stessa utilizzando parole più costruttive.
Credo che anche un approccio EMDR possa esserle utile al fine di rielaborare il materiale traumatico connesso ad eventi del passato che possono aver contribuito alla genesi della sofferenza attuale.
Resto a disposizione, anche online.
Cordialmente, dott FDL
Dott.ssa Tania Zedda
Psicologo, Psicologo clinico
Quartu Sant'Elena
È già un grande passo accorgersi di certi meccanismi e volerli cambiare. Quello che descrivi sembra legato a reazioni automatiche che ormai si sono consolidate nel tempo. Grazie per aver condiviso tutto questo con tanta sincerità. Spesso dietro la rabbia o l’irritazione ci sono pensieri automatici, aspettative o emozioni non espresse, come frustrazione o bisogno di controllo. In terapia si può lavorare proprio su questo: imparare a riconoscere quei pensieri e capire cosa li attiva, per poi trovare modi più efficaci di gestire le emozioni e comunicare con gli altri. Il cambiamento è possibile, un passo alla volta.
E cosa significa per te dire di avere sempre avuto un carattere forte?
E cosa è per te, allora, essere debole?
Già solo porti queste domande è un atto di grande maturità.
Il fatto che tu sia arrivata esplicitare queste consapevolezze è un primo importantissimo passo.

Con il tempo hai sviluppato dei meccanismi di protezione che, molto probabilmente, in passato ti sono stati utili per proteggerti, magari da delusioni, mancanze affettive o esperienze in cui sei stata costretta a “reggere”, a non mostrare vulnerabilità, a tenere tutto sotto controllo. È così che hai imparato a essere “forte”.
Ma è una cosa che a un certo punto può iniziare a pesare.

Il fatto che tu ora percepisca questo funzionamento quasi come una gabbia, significa che senti la necessità di cambiare schema e la spinta a costruire un nuovo equilibrio.
Quella “mina pronta ad esplodere” di cui parli può avere diverse radici: stress accumulato, emozioni non contattate o inespresse, difficoltà nel riconoscere i propri bisogni e nel comunicarli.
Mi da l'idea come se fossi sempre in uno stato di allerta, anche quando non c’è pericolo. E questo può generare frustrazione e il senso di freddezza, dentro e fuori.

Mi ha colpito molto una tua frase:
“Nel momento in cui avviene non ci faccio caso, per me è normale, poi quando me lo fanno presente realizzo e mi mortifico.”
Mi sembra una dinamica in cui hai imparato a comportarti così per necessità. Ma non significa che sei destinata a rimanere così.
Anzi, il fatto che te ne accorgi e provi dispiacere è un segnale importante: ti stai comunicando che hai bisogno di trovare un modo diverso di stare nel mondo, più libero, più in linea con la persona che sei ora e la vita che hai.
Forse oggi, quelle stesse difese che un tempo ti hanno protetta, ti stanno anche limitando. E magari sotto questa “forza” si nasconde una forma di dolore che non ha ancora avuto pieno spazio per emergere.

Mi rendo conto che non è facile e immediato cambiare prospettiva quando sei stata abituata a leggere e reagire alla realtà in un certo modo.
Cerca di cogliere i segnali che precedono le reazioni impulsive, imparare a riconoscerti è già un modo per tornare in contatto con te.
Potresti provare a scrivere, creare un diario emotivo, a cui dedicarti anche solo per qualche minuto al giorno. Mettere nero su bianco le emozioni (e non i pensieri razionali!) potrebbe aiutarti a darle un nome, riconoscerle e quindi gestirle.

Valuta anche l’idea di un percorso psicologico.
Uno spazio protetto e accogliente in cui esplorare le radici profonde di questo tuo modo di reagire e scoprire che puoi, con delicatezza, trasformarlo.
Non si tratta di cambiare te stessa o di essere meno forte, ma di riappropriarti di parti di te che forse sono rimaste in ombra troppo a lungo: la tenerezza, la fragilità, la voglia di lasciarsi andare senza sentirsi esposti o in pericolo.

Infine, voglio dirti che NON sei meno forte perché ti metti in discussione o accogli la consapevolezza di aver bisogno di lavorare su alcuni tuoi funzionamenti.
Anzi, è indice anche di grande maturità, cura e amore per te stessa!
Dott.ssa Jasmine Andreozzi
Psicologo, Psicologo clinico
Capriate San Gervasio
Buongirono , la ringrazio per le informazioni che ha fornito. Le consiglio un percorso psicologico per capire insieme allo psicologo da dove deriva questo comportamento per poi trovare dei metodi per gestirlo meglio.
Rimango a sua disposizione,
dottoressa Andreozzi Jasmine
Dott.ssa Arianna De Vivo
Psicologo, Psicologo clinico
Napoli
Salve, da ciò che lei ha descritto la sua potrebbe essere una forma altamente difensiva a seguito di qualcosa che può, precedentemente, averla ferita molto. Infatti lei sisente sempre nervosa, arrabbiata e fredda, quindi il fatto che lei esploda nei confronti delle persone della sua vita è un modo che ha di canalizzare la sua rabbia, è un modo di espressione dei suoi sentimenti ed emozioni che non riesce a far fuoriuscire diversamente. Ovviamente tutto ciò che le sto rispondendo è un'ipotesi basata sul breve racconto che ha fatto, ma ciò che posso consigliarle è di iniziare un suo percorso psicologico, terapeutico, in modo da poter entrare nel suo mondo emotivo e poter così iniziare a comunicare a se stessa e agli altri come effettivamente si sente.

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